
Ci vuole poco ad adattare un detto secondo le circostanze del momento e , nel momento attuale, secondo me,piuttosto che historia docet, è quanto mai appropriato affermare che in Italia ignorantia docet. La situazione tragica del livello culturale del nostro Paese è emersa in maniera prepotente in questi giorni con le tracce proposte agli esami di Stato. In proposito le mie considerazioni riguardano due livelli : considerando l’ analisi testuale come esercizio critico letterario di un testo anche se non so bene quando sia stato introdotta la sua applicazione nella scuola italiana, non sono un addetto tra l’ altro, ho sempre ritenuto che sia uno studio inutile e dannoso, che offende il pensiero dell’ autore. A mio avviso, infatti, un poeta o uno scrittore scrive per esprimere un bisogno personale,intimo,più o meno profondo che riguarda il suo vissuto relativo al momento in cui si esprime ; il lettore, a sua volta, ne ha una comprensione relativa al momento in cui legge. Nessuno, quindi, dovrebbe arrogarsi il diritto di vivisezionare lo scritto di un’ altra persona. La nostra scuola,ormai da diversi decenni, obbliga gli studenti ad imparare critiche di altri, gratificando chi riesce a ripeterne a pappardella il pensiero , penalizzando chi osa esprimere un parere personale; e tutto ciò a scapito del testo, che viene trascurato. E’ la diffusione del pensiero di massa,omogeneo e uniforme, conformato a canoni apparenti che abusando di un malinteso compito didattico,operano un intervento di autopsia su qualcosa di vivente, perché, sempre secondo me, lo scritto di una persona è qualcosa di vivo. Mentre però dobbiamo confrontarci con gli animalisti che si oppongono tout court alla vivisezione zoologica, nessuno alza la voce contro lo scempio che si opera quotidianamente nella scuola. E il pensiro corre, gioco forza, a “L’uomo senza qualità ” di Musil. Entrando nel merito, poi, della formulazione delle tracce, Montale si sarà sicuramente sentito male nell’ aldilà verificando a che punto sia giunto il livello di ignoranza nel suo Paese. E’ inutile anche prendere dei provvedimenti sulle singole persone, più o meno esperti retribuiti profumatamente con i soldi nostri, piuttosto si dovrebbe intervenire sull’ intero pianeta scuola. Quello emerso in occasione della maturità, non è la prima volta degli errori, è solo la punta di un iceberg, che sta affondando liquefacendosi inesorabilmente, perché i docenti di oggi sono figli dell’ ignoranza,come dice bene Roberto Alonge nel suo scritto “ Asini calzati e vestiti” e “l’ ignoranza è la notte della mente, ma una notte senza luna né stelle “ come afferma Confucio ed è “ l’ origine di tutti i mali “,come sostiene Socrate. Sempre l’ ignoranza, che ci ha nutriti e continua ad alimentarci abbondantemente ci impedisce di vedere nel medio- lungo periodo; la nostra vista corta di ignoranti ci impedisce di renderci conto che la maggior parte dei mali della nostra società discendono proprio dall’ ignoranza e da una scuola incapace di formare e di istruire, ma autoreferenziale, accartocciata su se stessa , maestra di prepotenza, prevaricazione ed arroganza, piuttosto che di sapere. Tenuto conto dello stato pietoso, drammatico e tragico in cui versa il sistema scolastico italiano, sarebbe auspicabile chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado,dall’ asilo all’ università, estrapolare dal sistema fiscale l’ importo destinato all’ istruzione così che ogni famiglia possa provvedere direttamente all’ istruzione dei propri membri. Ci vuole coraggio e audacia, i provvedimenti tampone agiscono sul sintomo non sulla causa del male e credo sia tardi per intervenire in maniera risolutiva e concreta proprio perché essendo l’ ignoranza sciagura, però volontaria,la sua presenza e diffusione sono accolte con spirito generoso e accogliente anche nei santuari preposti alla organizzazione scolastica , santuari oggi diventati non-luoghi dove regna il nulla. Non sono i nostri giovani ad essere vuoti,insignificanti, privi di valori e di cultura, siamo noi, i figli e i cultori dell’ ignoranza, ad allevarli in questa dimensione demente e farneticante.
