Si parla e si discute, in questi giorni, del ritorno del grembiule a scuola. Finalmente, era proprio ora ! Non sono il tipo che rimpiange i tempi passati, ritengo, però, necessario accompagnare la forma alla sostanza; e l’ immagine, l’ aspetto, il modo di porsi di una persona è già un biglietto di presentazione importante.
Se si entra in un’ aula,oggi, si vede di tutto e di più e trovo quanto mai sconveniente andare a scuola con la pancia di fuori, con decoltèes generosi, con jeans sfilacciati, con pettinature eccessive o con maquillages pesantissimi e tacchi vertiginosi. Il discorso vale sia per gli studenti che per i docenti, molti dei quali fanno sfoggio di toilettes assolutamente fuori luogo. Sono consapevole che la facciata non basta per salvare una scuola ormai allo sfacelo completo e sui contenuti si dovrebbe fare un’ operazione rigorosa e audace.
Mi rendo conto, nello stesso tempo, che delle regole sull’ abbigliamento possano servire come messaggio per ridare ai soggetti del settore scolastico un segnale di dignitoso rispetto verso se stessi e verso gli altri. Perché, a mio avviso, nella società attuale mancano, appunto, i soggetti e questa caratteristica emerge prepotentemente nella scuola, dove i soggetti protagonisti dovrebbero essere discenti e docenti, quindi persone, titolari di diritti e di doveri; mentre, piuttosto, l’ attenzione si è spostata sempre più nel tempo sugli oggetti, cioè programmi, progetti, adempimenti burocratico-amministrativi da espletare in un periodo predeterminato.
A questo proposito condivido quanto dice Massimo Borghesi nel libro “ Il soggetto assente” : l’ educatore dovrebbe essere un testimone ; “ senza perdersi nei dettagli, gli educatori devono mostrare i punti alti della tradizione, narrarli,fissarli come luoghi della memoria, alba di redenzione. Così si contribuisce a formare personalità e a porre le premesse di una civiltà”. Per non parlare,poi, dei linguaggi volgari e scurrili di alcuni insegnanti, che molto spesso rappresentano modelli negativi per i ragazzi. La scuola dovrebbe preparare i giovani ad affrontare la realtà, ad essere capaci di operare le scelte che quotidianamente la vita propone, dovrebbe aiutarli a conoscere se stessi.
Ben venga, dunque, il benedetto grembiule,il cui significato può andare molto aldilà dell’ apparente ordine estetico, altro aspetto oggi trascurato; grembiule che può rientrare pure sotto forma di divisa,gonna o pantaloni e maglietta-felpa, naturalmente anche per gli insegnanti.
IL Grembiule nalla scuola dell’obligo è gisto, solo al nord è andato in disuso per motivi che sappiamo, anzi tutto per civetteria la moda griffata e poi con gli anni e venuta la moda sconcia e trasandata. Ora abbiamo sfiorato il limite del buon senso, pantaloni strappati scuciti vecchi e rotti costano di Più che un paio di pantaloni normali. Non si poteva andare a vanti così, prima o poi bisognava predere dei provvedimenti drastici, siamo conosciuti all’estero come i più eleganti e inventori di moda, im questi anni non mi ha dato questa impressione. Trovo giusto che il grembiule si porti fino alla terza media tutti indistintamente senza discriminazioni modello unico lungo fino sl ginocchio. Leggevo sui giornali che qualche maestro aveva fatto richiesta per introdure il grembiule, proproi per qusta moda sconcia, l’idea sempre bocciata perche qualche genitore riusciva ametewre i pali tra le ruote, la scusa era sempre la stessa: non c’è una circolare dal provveditorato agli studi.
Ora c’è Vediamo. anche alle medie il grembiule no divisa non tutti possono permettersela, in oltre per molti sarà anche l’ultimo anno di studi.