La tavola dispendiosa rende la casa povera. I proverbi non nascono per caso e anche se capita di trovarvi affermazioni completamente opposte, un fondo di verità c’è in ognuno di essi. la società moderna, dalla rivoluzione industriale in poi, si è sviluppata sull’ asse produzione-consumo. Bisogna produrre sempre più per tendere alla piena occupazione e, dunque, bisogna consumare sempre più. Anche grandi economisti, come Keynes per esempio, hanno elaborato teorie che esaltano il processo produttivo di beni e servizi, sia dal privato che da parte dell’ organizzazione statale anche per stimolare gli investimenti. Io però penso che l’ economia anche in quella parte specifica di mercato, faccia parte di un processo dinamico e vada, perciò , considerata relativamente alle dimensioni spazio-temporali; anche in questo campo non esistono realtà assolute. Voglio dire che, secondo me, si è abusato sia nel produrre che nel consumare, per cui siamo arrivati al punto che ci ritroviamo a comprare oggetti inutili, che talvolta buttiamo senza mai farne uso. Un discorso più complesso va fatto per quanto riguarda il settore alimentare; mentre da un lato le organizzazioni preposte alla salute pubblica promuovono iniziative per combattere l’ obesità, dall’ altro lato sembra tutto ruoti attorno a tavole imbandite di piatti luculliani. Ricorrenze civili e religiose, individuali e collettive si risolvono con banchetti sontuosi, le sagre popolano piccoli e grandi centri e spesso anche in ambito familiare si deborda con frigoriferi traboccanti e pranzi opulenti. In questi giorni le più importanti testate giornalistiche hanno dato ampio spazio alla notizia “allarmante” di un forte calo nei consumi. Secondo me il proverbio che ricordo all’ inizio è appropriato per il momento che stiamo vivendo ed è forse giunto il momento di prendere coscienza che un sistema così asfittico prima o poi scoppia. Dovremmo cambiare stili di vita, dare più spazio a lavori come la cura dell’ ambiente, l’ allevamento di animali in condizioni igieniche che tutelino e rispettino le bestie, la sicurezza, i trasporti, il turismo intelligente,la cultura. Proprio la cultura è. a mio avviso, il valore fondamentale dal quale discendono tutti gli altri ed è quello del quale si avverte maggiormente la carenza nel mometo attuale. Perchè non investire molto di più nella scuola, dunque, restituendole dignità e autorevolezza con edifici adeguati e docenti preparati e seri ? Saziando l’ intelletto potremmo rivalutare il cibo frugale, che ci fornirebbe rinnovate energie ormai dimenticate. Sarebbero così rispettati anche i parametri keynesiani.