Il sindaco di Capo d’ Orlando distrugge con la piccozza una targa commemorativa di Garibaldi. Notizia, questa, che guadagna molti titoli su testate nazionali, solo perchè è stata ripresa dal ” The Times” di Londra ,sul quale il corrispondente da Roma, Richard Own scrive un pezzo dal titolo “ Sicilian majior takes a hammer to Garibaldi the revolutionary hero”. All’ unanimità la stampa italiana descrive il gesto quale oltraggio al Risorgimento e all’ Unità d’ Italia. Sgombrando subito il campo da ogni eventuale equivoco, dico subito che approvo il gesto del sindaco Sindoni e propongo di eliminare dalla toponomastica dei luoghi dell’ Italia meridionale tutti i riferimenti a persone e fatti che enfatizzino l’ unificazione nazionale.
Per amore della verità storica bisogna dire che nel 1715 entra sulla scena politica del nostro Paese una donna intelligente, volitiva e politicamente scaltra, Elisabetta Farnese erede del Ducato di Parma e Piacenza che sposa il re spagnolo Filippo V, vedovo e malandato. Elisabetta , con una politica accorta riesce nel 1735 a veder insediato sul trono di Napoli il primogenito Carlo III ( che regnerà fino al 1759, anno in cui diviene re di Spagna). Nasce così un regno autonomo e indipendente da potenze straniere, il Regno di Napoli e Sicilia, che sarebbe poi stato chiamato Regno delle Due Sicilie. Ha così inizio la dinastia dei Borboni di Napoli, una casata che, pur essendo una costola dei Borboni di Francia e derivando da quelli di Spagna, ha una matrice italiana proprio in Elisabetta, e nel tempo diviene italianissima tanto che i suoi re amano esprimersi in dialetto napoletano e conducono per 126 anni, fino al 1861, una politica sganciata completamente dalle potenze d’ oltralpe tutelando gli interessi economici del nuovo Regno, soprattutto per quanto riguarda l’ estrazione dello zolfo e le saline in Sicilia, l’ industria del Baco da seta in Calabria, e quant’ altro.
Quando Francia e Inghilterra, facendo leva sui rapporti cordiali con il conte piemontese Camillo Benso di Cavour, fanno spirare sui nostri luoghi il vento risorgimentalista con il miraggio della realizzazione di un ideale Stato unitario repubblicano e democratico, il popolo meridionale sensibile, generoso, idealista, crede nell’ idea, la sposa totalmente e vi si impegna con tutte le proprie forze fino all’ estremo sacrificio. Strumento efficace della rivolta contro il governo borbonico è il comandante nizzardo Giuseppe Garibaldi, che diviene l’ emblema, il simbolo della tanto vagheggiata unità. Certo Garibaldi svolge molto bene il suo compito, come esprime bene il vocabolo ” obbedisco” , estrema efficace sintesi del ruolo svolto dal comandante nell’ avventura relativa al Risorgimento e consegnerà al re Vittorio Emanuele II di Savoia, dinastia non italiana, nello storico incontro di Teano il Meridione conquistato con la spedizione dei MIlle.
Giunti con notevole spargimento di sangue all’ unificazione politica si tratta ora di organizzare il nuovo Stato nazionale e a questo punto diverse sono le proposte avanzate. Tra tutte è quantomai interessante sottolineare quelle avanzate dal lombardo Carlo Cattaneo, da Vincenzo Gioberti, esponente dello stato Pontificio e dal napoletano, quindi meridionalissimo, Carlo Pisacane, i quali, tutti e tre proponevano una struttura federalista che avrebbe rispettato e tutelato le diverse etnie con relative tradizioni, usi, civiltà, culture, interessi economici e ambientali. Niente di tutto questo, la scelta imposta in maniera autoritaria è per uno stato dalla forma centralizzata e da quel momento inizia con crudeltà e forocia la vera e propria colonizzazione del meridione, che viene scippato di tutte le sue ricchezze e ridotto a bacino di servitù nei confronti del settentrione cancellandone perfino la storia per anestetizzare cervelli e cosciemze. Pure il nome ci hanno rubato. Italia, infatti, era l’ antico nome della nostra terra, nella quale in tempi remoti, si era stabilito un re di nome Italo. Infatti, la denominazione Italia oggi viene considerata di origine lombarda.
Per meglio rendere l’ idea dei crimini politici commessi in questa fase ai danni delle popolazioni meridionali basti fare riferimento alla vicenda di Domenico e Stefano Romeo da S. Stefano in Aspromonte. Domenico, funzionario di dogana del Governo borbonico, partecipa ai moti del 1821, dei quali conserverà sul cuore la bandiera tricolore ,che farà sventolare il 29 agosto 1847 sulla piazza del Paese chiamando a raccolta gli insorti, che avrebbero dovuto marciare alla volta di Napoli. L’ insurrezione saà repressa e Domenico Romeo che aveva contatti con esponenti mazziniani anche fuori della nostra penisola, decapitato. Tormentata anche la vicenda umana di Stefano Romeo, medico che spende tutta la sua vita nall’ impegno politico. Riparato in esilio in Turchia per sfuggire alla morte dopo il fallimento dei moti del 2 settembre 1847, continuerà a finanziari i patrioti. Rientrato in Italia, sarà eletto al Parlamento della Repubblica italiana; incarico dal quale ben presto si dimetterà, comunicando la sofferta decisione ai propri elettori con manifesti nei qualòi motivava il suo gesto con la forte delusione ricevuta da parte del Governo centrale che aveva puntualmente disatteso gli impegni assunti.”...perchè voi sapete che i Ministeri nascono e muoiono in Italia fuori del Parlamento. Ho fede indiscussa nei progressi della civiltà, di cui è fine fondamentale la libertà, ma quella che ora ne porta il nome è fatta per calmare le idee popolari, per far vedere che libertà significa arbitrio, favoritismo e strumento di fortune giganti, sbocciate dal nulla, di un tratto sulla rea zolla di imposte vecchie e nuove e sempre rinascenti”.
Sin dal 1860 il Governo, dunque, sfrutterà sempre di più il nostro territorio, dandoci come contentino le briciole che d’ altra parte noi abbiamo dimostrato di gradire oltremodo, senza essere capici di reagire. O per meglio dire un sussulto c’è stato con i fatti , squisitamente popolari e spontanei ,di Reggio del 1970, e in quell’ occasione il Governo invia a Reggio Calabria, addirittura i carri armati. A mio avviso proprio in quegli anni si sarebbe dovuto organizzare un movimento che avesse come obiettivo la secessione da uno Stato traditore e falso. Per queste azioni c’ è sempre tempo, però ci dovremmo dare da fare per riacquistare la nostra libertà, autonomia e indipendenza fieri come siamo di antichi e profondi valori come attestano le parole importanti di Don Sturzo : “Lasciate che noi del meridione possiamo amministrarci da soli, da noi designare il nostro indirizzo finanziario, distribuire i nostri tributi, assumere la responsabilità delle nostre opere, trovare l’ iniziativa dei rimedi ai nostri mali; non siamo pupilli, non abbiamo bisogno della tutela interessata del nord; e uniti nell’ affetto di fratelli e nell’ unità del regime, non nella uniformità dell’ amministrazione, seguiremo ognuno la nostra via economica , amministrativa e morale nell’ esplicazione della nostra vita”.
Dovremmo svegliarci dalla catalessi ipnotica nella quale siamo sempre più precipitati da 150 anni in avanti e nella quale ci crogioliamo, e adottare queste parole come manifesto del nostro fare.
