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Scrivere a caldo dopo aver visto con pathos una brutta partita della squadra del cuore non è proprio il massimo del piacere, ma ormai sono convinta : la Reggina è malata: si è così immedesimata nell’ aria di crisi economico sociale che si respira nel mondo che si è ammalata di depressione, nonostante il nostro territorio in verità abbia risentito solo marginalmente della cosiddetta crisi, per il semplice fatto che la nostra è una economia di servizi piuttosto che industriale. In questo senso possiamo dirci privilegiati e dovremmo utilizzarne le opportunità in maniera proficua.La Reggina, dunque, è malata, perchè, di fatto, io continuo a vedere la stessa squadra della stagione passata; anche se molti giocatori sono cambiati, la musica è sempre la stessa: sembrano tutti stanchi, calcolatori piuttosto che calciatori, speranzosi che la propria presunta superiorità tecnica e lo stellone alla fine facciano il miracolo. Come è successo a Cesena, che un colpo di fortuna ci ha permesso di rubare 3 punti; come è accaduto oggi al Granillo che un analogo colpo di fortuna ci ha permesso di racimolarne uno. Però applaudiamo il manierismo di Brienza, che si sente autorizzato ad effettuare finezze di calcio stratosferico, mentre noi siamo umani. I nostri ragazzi, a mio avviso, dovrebbero fare un bagno di umiltà, e scendere in campo per giocare con l’anima e con la rabbia sana che serve per affrontare sfide importanti, con convinzione e con la consapevolezza che per realizzare i sogni bisogna crederci e che i nostri sogni camminano sulle nostre gambe: non è importante se non siamo grandi, importante è stare sempre tutti insieme per potere scalare anche le montagne più alte. Bisogna crederci, ma la depressione è una brutta malattia per la quale urge la terapia di un medico molto bravo, che corra al capezzale della mia Reggina.



