Treviso…Milano
quale “ndrangheta” in queste civilissime realtà ?
BLITZ NEL LABORATORIO LAGER, OPERAIO PRECIPITA DAL SOFFITTO
Aveva tentato di nascondersi per non essere scoperto. Condizioni limite in un’azienda gestita da cinesi in un ex allevamento di maiali

Giavera del Montello – Quando nel cuore di stanotte è scattato il blitz e le forze dell’ordine sono andate a bussare, da dentro hanno sbarrato i portoni. Solo dopo alcuni minuti sono venuti ad aprire.
E proprio mentre la polizia stava per entrare, si è sentito un tonfo.
Dal soffitto è precipitato uno degli operai che aveva tentato di nascondersi per non essere visto. È stata chiamata l’ambulanza ed è stato portato via.
Ora si trova ricoverato all’Ospedale di Montebelluna e fa i conti con svariate gravi fratture in diverse parti del corpo. Quando ha tentato di nascondersi evidentemente ha messo un piede in fallo ed il controsoffitto in polistirolo è franato sotto il suo peso.
Erano saliti in uno spazio adibito ad abitazione, con camere simili a loculi, per non farsi vedere.
Il fuggi fuggi con le forze dell’ordine che erano sul punto di sfondare il portone e la fretta non hanno pagato: questa volta poteva scapparci il morto. Il laboratorio controllato stanotte, “Confezioni Che Zhadodi”, è un ex allevamento di maiali adattato a laboratorio tessile ed anche a posto in cui vivere, ovviamente in condizioni limite.
Si trova in via Porcu 7 a Giavera del Montello, in un posto estremamente isolato. È un lager dove si lavorava in condizioni disumane senza nessuna sosta. Dentro c’erano 17 lavoratori cinesi, 8 dei quali clandestini (una donna tra i clandestini è stata arrestata perché non aveva ottemperato all’obbligo di lasciare l’Italia). Nessuno è risultato essere in regola.
La titolare dell’azienda, C.Z., ha guardato bene dal farsi trovare. È stata comunque denunciata per aver impiegato lavoratori privi del permesso di soggiorno e favorito la permanenza di clandestini nel territorio nazionale. Al laboratorio sono stati posti i sigilli. Durante il controllo sono state trovate etichette di marchi molto conosciuti, tra cui anche Geox, Stefanel, Moschino, Red Valentino.

Da capire se si tratti di merce contraffatta oppure originale. Evidentemente, anche nel caso in cui si dovesse trattare di merce originale, la commessa potrebbe essere avvenuta con le case madri all’oscuro di tutto. Quasi sicuramente ci sono stati vari passaggi e ora si sta indagando sui committenti diretti della titolare del laboratorio.
Sono in corso accertamenti su sei aziende con le quali è comprovato ci siano stati contatti; sono di Arcade, Cornuda, Rosà, Candelù e Paderno del Grappa.

L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Treviso e dal Reparto Prevenzione Crimine di Padova, in collaborazione con il personale dell’Ispettorato del Lavoro, dei Vigili del Fuoco di Treviso e della guardia di Finanza di Montebelluna. Tutto era partito grazie alla segnalazione da parte della Polizia Locale di Giavera del Montello.
Matteo Ceron


Nell’immagine più in alto, fotogramma di un video della polizia: è il cinese caduto dal soffitto. Scendendo tre immagini del controllo ed alcune delle etichette ritrovate all’interno del laboratorio
www.oggitreviso.it
L’albergo in un tombino
per i cinesi clandestini

Per bloccare la via d´uscita esterna, un tombino sulla pubblica via, hanno dovuto piazzarci sopra le ruote della volante. Dopo un giorno e mezzo di appostamenti, gli agenti hanno fatto irruzione nel grande appartamento al primo piano e nel magazzino dismesso del seminterrato, per toccare con mano quanto gli inquilini di questo appartamento di via MacMahon, tra la Bovisa e la Chinatown milanese, andavano denunciando da settimane. Cinesi stipati come topi a dormire in loculi, sessanta materassi separati da pareti di compensato, due soli sudici bagni, un cucinino con quattro bombole a gas, i fili elettrici a vista, afrori e condizioni igieniche disperate. «Alla prima scintilla – racconta un agente – qui era una strage».
L’HOTEL-BUNKER Il video | Le foto
Fantasmi che per tornare a dormire la notte dopo aver lavorato fino a 16 ore nei laboratori clandestini dovevano aspettare che qualcuno aprisse loro il portone, o la botola. Pagando pure un affitto: 100 euro al mese a coppia, 200 per portarci dentro anche i bambini o per avere il lusso di pochi metri quadrati da occupare al primo piano, quello dotato di finestre che peraltro restavano perennemente serrate. Ventotto le persone trovate dai tre equipaggi dell´Ufficio prevenzione generale della polizia all´interno di questo albergo clandestino per disperati: 12 di loro regolari, altrettanti senza alcun tipo di documento, due bimbi di undici e sei anni e due neonati. Il più piccolo di loro, 3 mesi, aveva come culla un armadio scassato. I pochi che sono riusciti a raccontare qualcosa hanno indicato un affittuario, cinese anch´egli, che periodicamente passava a riscuotere passando tra materassi, valige mezze aperte, stenditoi con i panni ad asciugare, scarpe e pacchi di riso. All´immobile sono stati messi i sigilli, in attesa di una possibile confisca.
Duro il commento del vicesindaco milanese Riccardo De Corato, da anni impegnato in una battaglia per svuotare via Paolo Sarpi e dintorni dalla presenza di commercianti e ristoratori cinesi, qui da quattro generazioni: «La scoperta dell´ennesimo appartamento-dormitorio conferma che i clandestini sono ormai uno dei business della criminalità cinese, insieme a contraffazione, gioco d´azzardo, spaccio e centri a luci rosse». E il capogruppo leghista in Comune, Matteo Salvini, aggiunge: «Al nostro numero verde sono arrivate 15 segnalazioni in tre giorni di cantine, solai e appartamenti sovraffollati. Siamo pronti alle ronde per segnalare questi casi alla polizia».


