Governatore Scopelliti rilanci la Calabria o lasci
La «luna di miele di Giuseppe Scopelliti – notava ieri sul nostro giornale Bruno Gemelli – è finita». Per tante ragioni, che Gemelli ha spiegato in modo lucido, e soprattutto per una: l’uscita di scena del governo Berlusconi cambia tutto nella politica italiana, cambia anche i rapporti di forza nelle province estreme dell’impero e dunque in Calabria.
In che senso? Nel senso che saltano tutti gli automatismi, e si disgregano le rendite di posizione. Non serve più a niente aver vinto le elezioni regionali, dopo aver vinto due volte quelle al Comune di Reggio, e aver portato il proprio partito a rovesciare decine di giunte di sinistra, nelle città più importanti e in molte province: “game over”, si riparte da zero. Ora contano solo due cose: i problemi concreti e le proprie idee politiche (relative ai problemi concreti). Anche il carisma è tutto da ricostruire, quello conquistato sin qui sul campo è andato “fuori corso”, vale quanto le lire. Questo succede a sinistra come a destra, riguarda tutti, ma riguarda soprattutto Scopelliti non solo perché è lui il governatore, ma perché, attualmente, è l’unico leader politico effettivo presente nella nostra regione.
Naturalmente a noi interessa relativamente il futuro personale di Giuseppe Scopelliti. Ci interessa però una cosa: in quali condizioni la Calabria affronterà questa fase politica, nella quale si deciderà quasi tutto sull’Italia dei prossimi dieci anni, su come si distribuiranno le risorse, su come si stabiliranno i rapporti sociali e su quale filo di equilibrio regolerà la convivenza tra Nord e Sud. Proviamo a spiegarci meglio: se la Calabria non riesce a sedersi al tavolo di negoziato nazionale nel quale si deciderà chi dovrà pagare di più e chi meno e dove saranno collocati gli investimenti per la ripresa economica, e se non riesce, a quel tavolo, ad imporre le sue ragioni, la Calabria è spacciata, è destinata, per almeno un decennio, a proseguire la sua corsa verso la povertà e verso la disperazione sociale.
Perciò ci rivolgiamo al presidente Scopelliti e in modo assolutamente semplice e sincero gli rivolgiamo un appello: Presidente, metti da parte ogni calcolo di tattica politica, ogni interesse personale, ma anche ogni moderazione e ogni prudenza, e scendi, con furia, sul campo della battaglia politica. Al tavolo nazionale presentati con piglio e rabbia, fai pesare le ingiustizie di questi cent’anni e anche dei 130 anni precedenti, batti cassa, e chiedi un impegno gigantesco,politico e finanziario, del governo per salvare il Sud, e la Calabria e per farli diventare il volano della ripresa.

Le sirene dello Stretto Ermonde Leone
Spiega ai romani, e ai milanesi, che il Sud non è il problema ma è la soluzione del problema. Che la ripresa e il rinnovamento del paese non possono partire né da Monza né da Roma – perché Monza e Roma non hanno lo spazio, la forza, e tantomeno la capacità politica per diventare locomotiva – ma possono partite solo dal Sud (e dal Sud del Sud, cioè dalla Calabria) perché il Sud ha spazi enormi di ripresa, e ha voglia di ripresa, e ha la forza che serve. Non solo di ripresa economica, ma di ripresa civile: l’Italia ha un enorme bisogno di modernizzazione, ma per modernizzazione si intende aumento dei diritti e del peso della gente, del popolo, e non diminuzione dei diritti e della democrazia, e il Sud – che di questi diritti ha beneficiato, finora, ben poco – è il luogo dal quale questa modernizzazione può partire. Il Sud, caro presidente, è diventato non solo un “territorio” ma una entità politica autonoma e decisiva.
Se la sente, presidente, di prendere di petto la questione, di alzare la voce, di entrare, se serve, in conflitto anche con pezzi del suo schieramento politico, e di guidare una vera e propria rivolta del Mezzogiorno?
Se non se la sente – glielo diciamo senza cattiveria, senza giubilo, ma con stima e sincerità – è meglio che si faccia da parte, che rinunci, perché un “obiettivo intermedio” – tra vittoria e sconfitta, fra ripresa e declino, tra modernità e reazione – non esiste più.
Se la Calabria non inizia subito la sua rimonta politica, e introno a questa rimonta costruisce una nuova classe dirigente, la Calabria finirà nel dramma sociale. Nessuno sa quale può essere lo sbocco dell dramma sociale, dove possono portare la ribellione, la protesa, la furia del popolo. La Calabria è sempre stata un regione tranquilla, mansueta: però nell’ultimo secolo e mezzo, in due o tre occasioni, ha fatto vedere quanto è capace di esprimere la sua rabbia, quando non vede all’orizzonte nessuna speranza.
Questo articolo mi ha fatto venire la pelle d’oca. Veramente. Non so e non voglio sapere se Sansonetti svolga in questo caso un ruolo politico di parte. Personalmente gli riconosco onestà intellettuale e coraggio e, pur non condividendo le sue posizioni politiche, mi ritrovo spesso con le sue opinioni leali e coraggiose. Leggendo quest’articolo mi sono venuti sul serio i brividi, perchè mi sono sentita toccata nei miei sentimenti di calabrese e meridionale e partecipe di quella rabbia accumulata nel tempo, ormai secolare, che deve esprimersi ormai magari in modo rivoluzionario e decisivo. Avevo sperato che Scopelliti fosse l’uomo nuovo, anche perchè essendo giovane e motivato potrebbe evere l’entusiasmo necessario per porsi in maniera prepotente ,intransigente e anche trasgressiva, rispetto ai canoni ipocriti dell’inciucio all’italiana, per affermare il nostro territorio, quello meridionale, il primo italiano per storia, cultura e risorse. Non vorrei che si lasciasse ammaliare dal canto delle sirene, che dalle nostre parti hanno trovato sempre un habitat favorevole, piombando in un’estasi estranea alla realtà. Carpe diem,bisogna cogliere l’attimo senza indugi e rompere gli ormeggi perchè il tempo scorre velocemente; occorre guardare avanti, e io sono sempre pronta a fare la mia parte per fare esplodere la rabbia che mi ribolle dentro.
Le sirene dello stretto
26/08/08
Arriverà un’alba,
i cui colori saranno tenui
come lo scorrere della notte
senza nuvole.
Che sia come il canto delle sirene?
Pericolosamente incantevole…
Ho trovato questi versi per caso in Fotolog non so chi li abbia scritti ma mi piacciono e sono appropriati al post



RIPERCORRERE GLI ERRORI DEI POLITICI DEGLI ANNI ‘70 CHE HANNO
DONATO IL CAPOLUOGO A CATANZARO. (Verbale 13 febbraio 1971)
Da molto tempo vado ripetendo che Reggio avrebbe potuto godere di benefici e di finanziamenti e di altre agevolazioni. Per esempio, sui poteva profittare della simpatia e del riguardo del mondo berlusconiano che ha fatto dimostrazione di magnanimità verso il Sud.
E’ mio convincimento che tutto ciò rientrava in un disegno politico di interessata accondiscendenza della Lega.
Il Sud rimasto dormiente non ha dimostrato una vivace opposizione, forse perchè confidava in Berlusconi – “padrino” in senso onesto della città di Reggio – essendo stata la città sempre un serbatoio elettorale con simpatie destrorse.
Forse è mancata questa presa di posizione, in quanto non esistono uomini politici di rilievo del Sud continentale in particolare della Provincia di Reggio che potessero opporsi agli eleganti ed impomatati onorevoli leghisti con la cravatta verde.
In venti anni non si è pensato di “costruire” un uomo politico di Reggio, della Calabria, del SUD.
Possiamo fare una battuta: non li “mettono” in televisione perchè inesistenti in quanto vengono considerati onorevoli di necessità.
Manca una lungimiranza politica di conoscenza di organismi internazionali, di relazioni tra stati e governi locali, l’inserimento della dinamica del mondo economico finanziario, l’importanza della televisione, i cui servizi vengono diffusi a 300 Km di distanza circa; manca in sostanza un pò di tutto.
Cari signori, pur condividendo certi vostri atteggiamenti, altri di diversa natura ed importanza più basilari indicano le carenze di un territorio non supportato da interventi locali. Ciò si riscontra nel disinteresse, nella preparazione politica, nell’unità, nel cooperativismo, nella managerialità, nella conoscenza delle lingue, etc.
Il Presidente Scopelliti in città gode stima, con quanti ho parlato tutti declamavano la sua persona tanto che dopo la sua elezione mi sono complimentato del successo, sperando che non si limitasse a chiudere ospedali e inaugurare strade anche se necessario, ma che proiettasse l’attenzione nella preparazione dei giovani che in Calabria e in Reggio sono allo sbando, anzi riferisco che delle personalità nel campo scientifico si sono trasferiti a decine in altre città.
Che depauperamento! Il Sud si impoverisce: forse qualche emigrante lo voleva far ricco con le sue micro-rimesse, ma esso intanto, è diventato 20 volte più povero rispetto agli anni ‘70.
Riguardo all’analisi economica della ricchezza NORD -CENTRO- SUD, in questi anni nessun economista reggino, nessun Ufficio tecnico esaminava il problema unitamente al reddito catastale e alla salvaguardia del patrimonio edilizio in un contesto economico futuro.
Probabilmente tali carenze non sono oggetto di attenzioni degli organismi economici della città e della Calabria. I problemi si affrontano e non si nascondono, errori di una politica suicida di attualità Berlusconiana..ma anche di remota memoria reggina degli anni ‘70.
L’intelaiatura politica del Sud mirava al raggiungimento di grandi progetti: contrariamente alle mie previsioni che al termine dell’era berlusconiana l’interesse, la simpatia verso la città reggina sarebbe finita.
Dall’articolo di Sansonetti su Calabria Ora del 22 novembre del 2011, commentato anche dalla Dott.ssa Suraci sul “Sasso”, risulta la necessità di capovolgimento reale della situazione politica fin qui predominante in Reggio ed in Calabria.
In questa regione stravolta dall’attuale dissesto geopolitico non s’intravede via di uscita in quanto non emerge, ne è stata costruita una figura politica di elevato riconoscimento
Si chiede: chi potrebbe far parte in un governo politico? Quanti uomini illustri sono disposti ad esporsi e compromettere la loro professionalità in un mondo di difficile lettura?
La messa in disparte della pedagogia quale elemento essenziale per uscire dal guado non è stata esaminata dai filosofi reggini nè degli insegnati dei licei che rimangono a guardare, allora io dico
che necessitano “uomini” (ambo sessi) di caratura, di analisi politica non partitica ma di carattere, provenienti da una scuola di formazione ricca della conoscenza della storia meridionale.
Rimango meravigliato quando un figlio di Reggio bravissimo messo a conoscenza della storia della città risponde: a scuola nessuno mai ci ha parlato di ciò o del processo storico, della storia della nostra terra.
L’economia della Calabria verrà stravolta se non si effettueranno degli interventi ordinari mirati al periodo di straordinarietà che attraversa Reggio, La Calabria Il Sud
Ma è bene, illustrissimo Presidente della Calabria Scopelliti, non chiedere un’altra CASSA PER IL MEZZOGIORNO. Le “casse” sono di sinistro auspicio, allora si devono promuovere programmi “tosti”, tempi di inizio e di fine lavori, anche con riferimento ai
costi e benefici, allo stato occupazionale nei 20 anni successivi. Non più interventi a pioggia, che bagna e distrugge tutto il Meridione, non più impianti museali che non hanno mai prodotto e i cui denari sono ritornati al Nord con grave impoverimento del Sud e con la felicità dei cassi integrati che per anni hanno goduto di tale rendita.
In questa dissertazione non interessa il futuro di GIUSEPPE SCOPELLITI PRESIDENTE DELLA CALABRIA , ma siamo interessati a conoscere le sorti dei figli della Calabria per i prossimi 20 anni ponendo tale domanda non solamente a Scopelliti, ma a tutti i politici che occupano i vari scranni, alle varie altezze.
Il (pennino, carrarmato) dorato della Suraci evidenzia con forza, lealtà, spirito reggino, sensibilità la mia posizione di natura pedagogica a volte un pò irruenta,, ma frutto di esperienze al di fuori del Sud che converge con quanto da essa supportato nei suoi scritti, convinta meridionalista reggina.
Nel citato articolo Sansonetti invita il Presidente Scopelliti “ a farsi da parte” non per dubbio sulle sue capacità bensi per attirare l’attenzione di tutte le Regioni che vedono il Sud come un peso dell’economia nazionale. Indubbiamente ci sono carenze ma anche in tutte le altre regioni si riscontrano molti reati.
Gentile presidente la situazione attuale mi ricorda quella vissuta con tanta amarezza nella circostanza storica, degli avvenimenti degli anni ’70, quando i politici reggini pur sapendo con 10 mesi di anticipo (internvento F.Gangemi, 10 Marzo 1969, Cronaca di una Rivolta di Gianfranco Merenda) del Baratto avvenuto in Roma , colloquiavano, discutevano, aizzavano, facevano da pacieri. Oggi la documentazione esistente, forse da lei mai letta non esprime parere di nobiltà ma lascia nei dimenticatoi storici i condottieri senza scarpe, lacerati, con gavetta vuota, senza carta o penna per scrivere i quali pensavano di vincere la guerra contro un esercito agguerrito, preparato sui diversi fronti della diplomazia. Fu un grande errore commesso sul campo di battaglia le loro mancate dimissionii (vedi verbale). Le REGIONI NON SI SAREBBERO REALIZZATE, il Governo avrebbe tenuto un comportamento diverso evitando i morti che ancora si ricordano.
Il verbale Colombo relativo alla scelta del capoluogo, ancora a tutt’oggi non scoperto nè dagli storici nè dagli studiosi nè dai politici locali forse mancanti di esperienze di ricerca offre elementi che io ho studiato soffrendo nel leggere il comportamento di tutti i politici intervenuti in quella riunione. Colombo successivamente ha dato il “pacchetto”. Nessuno si è opposto, dico nessuno alla “donazione” di Reggio a Catanzaro, solo un grande uomo politico stimato da me negli ultimi anni di vita, l’Onorevole Reale, che si dichiarava insoddisfatto e per questo lo stavano a linciare.
Caro Presidente SCOPELLITI in questi casi conviene non guardare la propria posizione politica ma quella del suo elettorato che la stima.
In caso di errore sarà dimenticato dalla storia reggina. Quindi la segnalazione del dott. Sansonetti e della Dott.ssa Suraci che alludono a Sue eventuali dimissioni non è una richiesta peregrina ma valutata da un diverso podio di osservazione.
Per una grande REGGIO UN SCUOLA POLITICA IN CITTA’ O IN AMBITO METROPOLITANO.
Osservatorio romano dbv
Sottoscrivo in pieno il commento dell’Osservatorio Romano (dbv) a meno di 2 punti:
1.Non poteva esistere alcun disegno politico berlusconiano di aiuto verso il Sud che godesse dell’accondiscendenza della Lega Nord. La Lega nasce per difendere esclusivamente gli interessi del Nord, ignora l’unità d’Italia, ricorrenze come i 150 anni dell’unità, l’inno di Mameli, e qualsiasi segno di unità nazionale. Proprio nell’anno del 150° anniversario dell’unità nazionale gli esponenti leghisti guidati da Bossi hanno inneggiato al parlamento padano, a moti di secessione, allo spostamento dei ministeri al Nord.. tutti scenari antistorici che offendono i paladini che in passato hanno dato la vita per l’unità nazionale di un territorio falcidiato nei secoli dalle dominazioni straniere. Quindi non vedo come si potesse riporre fiducia in un governo al potere sottoposto ai dictat della Lega Nord. Dire che i voti del sud al PDL hanno significato “darsi la zappa sui piedi” è lampante e scontato, e la fiducia nel berlusconismo era infondata sin dall’inizio. Non dimentichiamo l’incredibile teatrino intorno al “ponte sullo Stretto”; più volte inneggiato da Berlusconi come “simbolo dell’operato del Governo per l’ammodernamento del Sud”. La propaganda ha toccato l’apice quando, se non fosse stato per l’attentato della statuetta a Milano, l’ex premier avrebbe dovuto effettuare il taglio del nastro per l’inizio dei lavori dell’opera più mal desiderata di tutti i tempi. Hanno tirato giù delle baracche e disboscato un’area nel versante calabrese; ecco il tutto. Soldi dello stato inutilmente spesi. Come tutte le commissioni e agenzie pagate per studi di fattibilità sul progetto del ponte. 270 milioni pubblici già spesi a vuoti, di cui 78 mila euro solo in fotocopie in un anno. Divorati da un personale di oltre 100 dipendenti che ricevevano compensi per un lavoro che non si sarebbe mai fatto. Questo è stato Berlusconi. Si guardi questo video in proposito:
http://video.corriere.it/quei-soldi-spesi-per-non-fare-ponte-stretto/017f0bfe-0155-11e1-994a-3eab7f8785af
http://www.corriere.it/politica/11_ottobre_28/le-spese-allargate-del-ponte-sullo-stretto-gian-antonio-stella_609b4f32-0126-11e1-994a-3eab7f8785af.shtml
2. La giunta Scopelliti ha lasciato in eredità un bilancio comunale disastrato.Se le cifre dovessero essere confermate o addirittura aggravarsi qualcuno dovrà prendersi delle responsabilità (oltre che lasciare qualche carica). Scopelliti stimato a Reggio? Amato dalla parte della popolazione che aspetta le notti bianche sul Corso Garibaldi e in Via Marina, oppure la passerella di Valeria Marini, sicuramente. Inoltre la reputazione di Scopelliti è macchiata da un episodio poco noto ai più: durante un Reggina – Inter al primo anno di Mourinho, lo stesso allenatore uscendo dal campo regala un crocifisso ad un disabile. L’allora sindaco ed attuale governatore della Calabria si scagliò contro Mourinho, inseguendolo fino negli spogilatoi, per insultarlo. Mourinho ebbe a dire: “Chi è questo? Ho solo regalato un simbolo di fede”.
Questo servizio descrive i debiti del comune di Reggio relativi al periodo 2006-2010: