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Archive for novembre 2008

Ieri una giornata tempestosa con fortissime raffiche di vento, che facevano tremare la casa, pioggia  e grandine; stamani il sereno. Come dire

– LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Giacomo Leopardi

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L’artigiano a mirar l’umido cielo,
Con l’opra in man, cantando,
Fassi in su l’uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell’acqua
Della novella piova;
E l’erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.

Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo a’ suoi studi intende?
O torna all’opre? o cosa nova imprende?
Quando de’ mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.

O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E’ diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D’alcun dolor: beata
Se te d’ogni dolor morte risana.

a proposito di vento poi….

BLOWIN’ IN THE WIND

Parole e musica di Bob Dylan (1962)

Traduzione di Mogol

Quante le strade che un uomo farà
e quando fermarsi potrà?
Quanti mari un gabbiano dovrà attraversar
per giungere e per riposar?
Quando tutta la gente del mondo riavrà
per sempre la sua libertà?
Risposta non c’è, o forse chi lo sa,
caduta nel vento sarà.
Quando dal mare un’onda verrà
che i monti lavare potrà?
Quante volte un uomo dovrà litigar
sapendo che è inutile odiar?
E poi quante persone dovranno morir
perché siamo in troppi a morir?
Risposta non c’è, o forse chi lo sa,
caduta nel vento sarà.
Quanti cannoni dovranno sparar
e quando la pace verrà?
Quanti bimbi innocenti dovranno morir
e senza sapere il perché?
Quanto giovane sangue versato sarà
finché un’alba nuova verrà?
Risposta non c’è, o forse chi lo sa,
caduta nel vento sarà.

Traduzione letterale

Quante strade deve percorrere un uomo
prima che tu possa chiamarlo uomo?
E quanti mari deve navigare una bianca colomba
prima di dormire sulla sabbia?
E quante volte devono volare le palle di cannone
prima di essere proibite per sempre?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quanti anni può esistere una montagna
prima di essere erosa dal mare?
E quanti anni possono gli uomini esistere
prima di essere lasciati liberi?
E quante volte può un uomo volgere lo sguardo
e fingere di non vedere?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quante volte deve un uomo guardare in alto
prima di poter vedere il cielo?
E quanti orecchi deve avere un uomo
prima di poter sentire gli altri che piangono?
E quante morti ci vorranno prima che lui sappia
che troppi sono morti?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.

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No, io non ce l’ ho con Bruno Vespa, perchè mai. il fatto è che  la mia natura non mi impedisce di notare ciò che mi accade intorno, forse ho troppo spirito critico, ma come si fa ad ignorare un’ evidenza così marcata ? Diciamo che il Vespa attuale a me non piace : è troppo mellifluo, parla con la voce impastata e spesso non si capisce quello che dice, e poi invita sempre le stesse persone che dicono le solite solfe; preferisco Mentana, vivace, vario e raffinato. L’ altra sera trattavano entrambi lo stesso argomento, per la cronaca la famosa strage di Erba  con relativo processo; quando Matrix va in pubblicità mi sintonizzo su raiuno giusto in tempo per sentire Vespa che , commentando l’unica testimonianza  ,quella del  Signor Frigerio miracolosamente scampato alla morte che parla con un filo di voce flebile per le sue condizioni fisiche,  Vespa dunque, invita a considerare ciò che il Frigerio , con ” Voce Stentorea” ha detto. Ma come , Vespa attribuisce a Frigerio addirittura la voce di un tenore !…so bene che un lapsus può capitare a tutti e a chiunque e che Vespa è un essere umano, ma forse ha bisogno un periodo di riposo. Stare troppo in video fa male, come l’ abuso di ogni cosa.

A proposito di vespe, ricordiamo Esopo

LE VESPE, LE PERNICI E IL CONTADINO

Vespe e pernici, afflitte dalla sete, andarono da un contadino a chiedergli da bere, promettendo che, in cambio l’acqua, gli avrebbero resi questi servizi: le pernici, di zappargli la vigna, e le vespe, di tener lontani i ladri con i loro pungiglioni, facendovi la guardia tutt’attorno.Il contadino rispose: “Ma io ho due buoi, che non promettono nulla e mi fanno tutto; dunque è meglio che dia da bere a loro che a voi”.

La favola va bene per certi uomini rovinosi che, promettendo di aiutarci, ci recano gravi danni.

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Prendi l’ indigenza delle strutture scolastiche, aggiungi lo sfascio totale della scuola : il risultato è la morte violenta, bianca, di uno studente non ancora diciottenne, il ferimento grave di altri suoi compagni e il trauma generale.Nella “civilissima” ( si fa per dire naturalmente) città di Torino. Senza parole.

Sulla morte di Kahlil Gibran
Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
E lui disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?

Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.

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https://i0.wp.com/www.meteoweb.it/images/usa5.jpgCome e perché il pensatore calabrese, di otto secoli fa, Gioacchino da Fiore è diventato ispiratore del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America

Gianfranco Manfredi – Gazzetta del Sud – L’ha citato tre volte nel corso della sua vittoriosa campagna elettorale. Ne ha parlato durante discorsi ufficiali in diverse città, cogliendo di sorpresa cronisti e commentatori. Tre richiami espliciti nei quali non ha esitato a definirlo «maestro della civiltà contemporanea» e «ispiratore di un mondo più giusto». Barack Obama – oltre che il presidente, l’incarnazione della Nuova America – colloca, insomma, tra i suoi punti di riferimento ideali l’abate calabrese Gioacchino da Fiore, figura complessa e affascinante del medioevo italiano. Lo ripropone agli USA. E al mondo. Il leader della più grande potenza del terzo millennio indica tra le sue figura-guida un pensatore vissuto in povertà nella Sila del 1200.
Ma com’è che Obama, giovane uomo politico colto, brillante e informato ma di formazione classicamente americana, è entrato in contatto col pensiero di questo mistico ch e non si può certo definire popolare anche se Dante l’ha immortalato fra i beati sapienti nel canto XII del Paradiso («E lucemi da lato / il calabrese abate Gioacchino / di spirito profetico dotato»)? E perché è rimasto colpito da uno dei maestri dell’utopia medioevale? (altro…)

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https://i1.wp.com/www.emigrati.it/sgf/Ville/BALCONCnicoletti.jpg

Balconcino di casa Nicoletti

Ma perché il primo presidente afro-americano è stato conquistato dalle idee del pensatore florense? Quali aspetti del pensiero gioachimita l’hanno ammaliato, tanto da eleggere l’Abate silano tra le icone della sua concezione del mondo?
Sognatore di una civiltà cristiana più giusta, più equa, Gioacchino Da Fiore era un uomo del XII secolo ma straordinariamente proiettato nel futuro: superava di gran lunga il cristianesimo medioevale, irretito nella temporalità, ed invocava un nuovo ordine, di carità e letizia, aperto verso il futuro: l’età dello spirito contrapposta a quella del ferro e della spada. E Obama, che come Gioacchino propugna una svolta della Storia, “adotta” il mistico calabrese che propugnava “l’Età dello Spirito”, successiva a conflitti, guerre, povertà e corruzione: l’annuncio, insomma, di un periodo di purezza, pace, giustizia e felicità.
E proprio questo futuro di concordia, questa profezia di speranza per una nuova era ritorna nella visione di Obama che insiste su un praticabile («we can») cambiamento radicale nell’America e nel mondo del dopo-Bush. Cambiamento, si badi bene, non rivoluzione: perché Gioacchino è stato uomo del cambiamento anche estremo, ma pur sempre nel solco della chiesa. In odore di eresia furono, più che le sue teorie, le errate interpretazioni della sua dottrina e l’attribuzione di false profezie ed opinioni teologiche.  (altro…)

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GIOACCHINO DA FIORE Il monaco e teologo del XII secolo citato da Barack Obama durante la sua campagna elettorale

Gioacchino da Fiore, chi era costui? Barack Obama lo ha citato per ben tre volte durante la sua campagna elettorale. Cogliendo di sorpresa un po’ tutti i cronisti. “Il calavrese abate Giovacchino di spirito profetico dotato”, ricordato da Dante nel XII canto del Paradiso, è un teologo vissuto tra il 1130 e il 1202,  venerato come beato dalla Chiesa Cattolica.

Sebbene sia sconosciuto ai più, Gioacchino da Fiore è una figura complessa e affascinante. Ma parlare di filosofia e teologia è sempre rischioso e poco corretto nei confronti di chi legge. Meglio affidarsi alle spiegazioni degli esperti.

Il francescano Raniero Cantalamessa spiegava nel 2002: “La storia sacra ha tre fasi. Nella prima, l´Antico Testamento, si è rivelato il Padre. Nella seconda, il Nuovo Testamento, si è rivelato il Cristo. Ora siamo nella terza fase, quando lo Spirito Santo brilla in tutta la sua luce e anima l´esperienza della Chiesa. Proprio questo, infatti, Gioacchino profetizzò: la venuta di una terza e ultima età del mondo, quella dello Spirito Santo. Con una nuova Chiesa tutta spirituale, tollerante, libera, ecumenica. Che prende il posto della vecchia Chiesa dogmatica, gerarchica, troppo materiale”.

Il pensiero di Gioacchino da Fiore ebbe  un momento di rinnovata popolarità con il Concilio Vaticano II (1962–65) e l’invocazione da parte di Giovanni XXIII di “una nuova Pentecoste”. Le correnti progressiste della Chiesa hanno

Il teologo gesuita e poi cardinale Henri De Lubac dedicò negli anni Settanta al monaco calabrese due volumi, uno dei quali rimasto incompiuto, su La posterità spirituale di Gioacchino da Fiore. De Lubac sostiene che Giocacchiano abbia fortemente influenzato Hegel e Marx.

Hanno detto

Franco Cardini, medievalista
“Può apparire un po’ sorprendente che Barack Obama citi Gioacchino Da Fiore, dal momento che non è tra i rappresentanti della letteratura mistica e utopistica tra i più noti in america. Tuttavia Obama conosce il pensatore medioevale calabrese proprio grazie alla sua formazione religiosa. L’America è un paese in gran parte protestante, in cui ci sono molte sette a carattere apocalittico, che oggi si definirebbero fondamentaliste. Molte di queste sette hanno carattere millenaristico e certamente Gioacchino Da Fiore è un rappresentante importante di quel mondo medioevale che faceva riferimento a correnti profetistiche ed escatologiche. Gioacchino Da Fiore, un pensatore che è stato molto usato dai principali esponenti della Riforma come Lutero e Calvino.

Gianni Vattimo, filosofo
“Gioacchino da Fiore dovrebbe essere l’ispiratore della nostra cultura. E’ stato il teorico della terza epoca del cristianesimo, quella dello spirito, in cui si legge e si interpreta la Sacra Scrittura attraverso i significati e dove l’etica non ha più il carattere punitivo e rigido dell’età del Padre. Può essere considerato l’anticipatore di Lutero. Sono contento che Obama abbia citato Gioacchino da Fiore e spero ancora di più che vinca le elezioni. Il pensiero di Gioacchino da Fiore può essere accostato a quello della società comunista ma forse Obama non arriverebbe a questo. Sicuramente lui o qualcuno dei suoi consiglieri sono stati astuti, tanto da guadagnarsi l’appoggio di quella parte di opinione pubblica democratica tendenzialmente di sinistra.

Giovanni Sabbatucci, storico
”Appare un po’ stravagante andare a ricercare Gioacchino da Fiore per auspicare un mondo migliore, più  giusto e pacifico. ‘Non capisco perché andare a ripescare il profetismo millenarista dell’abate silano per invocare una nuova stagione dell’umanità. Forse questa citazione del personaggio ha un po’ a che fare con il gusto di Obama di atteggiarsi ad oratore, a predicatore, a sacerdote che arringa i fedeli”.
Gianni Baget Bozzo, teologo
Mi sorprende che Barack Obama citi Gioacchino da Fiore ma al tempo stesso mi interessa capire meglio perché faccia riferimento a questo pensatore. Indubbiamente è molto interessante che citi il pensatore calabrese, da sempre considerato come il portabandiera di una società più giusta e pacifica. Forse Obama, riferendosi a Gioacchino da Fiore, pensa all’apertura di un’epoca straordinaria, in cui lo spirito riuscirà a cambiare il cuore degli uomini. E’ sorprendente e al tempo stesso straordinario ed interessantissimo che Obama usi un pensatore utopico ed escatologico tra i più importanti nell’indicare la necessità di un cambiamento radicale della storia. Trovo culturalmente interessante questa citazione di Barack Obama. E’ una finezza culturale che vorrei capire meglio dal momento che Gioacchino da Fiore è considerato uno dei simboli dell’utopia cristiana.

Elio Guerriero, teologo
Il riferimento di Barack Obama al pensiero Gioacchino da Fiore va letto come un auspicio per un modo più pacifico. Evidentemente per il candidato democratico alla Casa Bianca richiamarsi al pensatore calabrese è un modo per rendere attuale l’utopia che lo spirito possa in qualche modo pervadere un modo dominato solo dalla ferrea legge dell’interesse, dall’economia e dalle guerre. Gioacchino da Fiore è stato uno dei maestri dell’utopia medioevale, sognatore di una civiltà cristiana più giusta, più equa. Gioacchino Da Fiore invocava l’età dello spirito contrapponendola a quella del ferro e della spada riprendendo la profezia di Isaia che chiedeva di mettere al bando le armi. Ecco, vedo nel richiamo a Gioacchino da Fiore fatto da Barack Obama il desiderio di un mondo più pacifico, soprattutto in cui la logica della guerra sia sempre di più sconfitta. Le citazioni di Obama sono, infine, la dimostrazione che l’utopia sorge e risorge continuamente nelle nostre società”.

Ridwan al-Sayyid, professore di Studi Islamici
E’ un personaggio non molto conosciuto: Obama deve averne sentito parlare, magari da qualcuno del suo seguito. Alla luce di quello che si sa di Gioacchino, penso che Obama potrebbe essersi ispirato a lui per tre motivi. Gioacchino da Fiore era un brillante predicatore che aveva molta influenza sulla gente, proprio come Obama che con i suoi discorsi rafforza la sua personalità. In secondo luogo, il mistico italiano si opponeva alle circostanze del suo tempo ed anche questa immagine è utile alla campagna elettorale di Obama. Infine, Obama come Gioacchino propugna una svolta della Storia: il mistico calabrese aveva diviso la storia dell’umanità in tre epoche: l’Età del Padre, terminata con la nascita di Cristo; l’Età del Figlio, che secondo un calcolo segreto è durata fino al 1260; l’Età dello Spirito Santo, preceduto da un periodo di conflitti, guerre, povertà e corruzione che annuncia un periodo di purezza, pace, giustizia e felicità. E proprio questo futuro di concordia sembra ritornare nella visione di Obama che insiste su un cambiamento radicale della situazione provocata da Bush. Dietro ai riferimenti ‘mistici’ del candidato democratico, potrebbe esserci il tentativo di giocare la carta della fede, così da far dimenticare le sue radici islamiche e affermare la propria cristianità. Ma non vedo comunque nessuna possibile influenza sulla politica estera di Obama o suoi rapporti coi paesi islamici: è solo un gioco elettorale.

Antonello Sacchetti
04/09/2008

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Cade la neve: tutt’intorno è pace


Sui campi e sulle strade;
silenziosa e lieve,
volteggiando la neve cade.
Danza la falda bianca
nell’ampio ciel scherzosa
poi sul terren si posa stanca.
In mille immote forme
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
dorme.
Tutto d’intorno è pace;
chiuso in oblio profondo
indifferente il mondo tace.

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