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Archive for gennaio 2009

esterne302021053001203657_big La foto, scattata dall%u2019Osservatorio Astronomico dei Cimini di Paolo Candy, mostra la cometa Lulin C/2007 N3, scoperta nel 2007 da un team di astronomi di Taiwan. La chioma è verde, e si manifesta come una stella evanescente. Nell’immagine si vedono chiaramente il nucleo brillantissimo avvolto da una chioma verde-azzurro e poi le due code: la prima più lunga e sottile (di ioni gassosi) e di colore azzurro; la seconda di polveri, più corposa e rosata. La cometa il 24 febbraio sarà a circa 40 milioni di chilometri dalla Terra e dovrebbe essere visibile a occhio nudo.  – da Repubblica.it

Dalle stelle….alle stalle.

La cometa porta bene, se poi  è verde, il colore della speranza,  il buon auspicio è ancora più forte. Forse  è riflettendo su questi assunti  che il Veltro(ni)  italiano cerca di comporre “l’ ambientale”  sui tasti di  un piano verde?

Un’ ambizione sfrenata : non sarà  piuttosto “il canto del cigno” ?   Purtroppo non ha ancora capito  che per lui ci sono  solo le note della  “Messa da requiem”. Chiedo scusa alla cometa per l’ accostamento, ma naturalmente  si tratta di antitesi. Come dire dalle stelle alle stalle, appunto.

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per dire… che vado via

Ciao Mino

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https://i2.wp.com/farm3.static.flickr.com/2389/2085475717_1fb40186c7_o.jpghttps://i2.wp.com/www.doublexx.co.uk/assets/images/reggina_crest.jpgDopo aver sudato faticosamente 16 camicie per azzeccare il 13, la Reggina si tiene ben stretto questo risultato come talismano che per paura di perdere la salvezza le ha fatto perdere dignità, onore e faccia.

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LUCA UBALDESCHI su La Stampa del 23 gennaio 2009

Ora che il palco davanti al Campidoglio di Washington è stato smontato e Barack Obama non si muove più sul pavimento della pista da ballo, ma su quello – assai più scivoloso – dello Studio Ovale, la giornata in cui ha giurato il 44° presidente degli Stati Uniti lascia in eredità il suo significato storico e il valore simbolico di alcuni momenti della cerimonia. Un puzzle di immagini e frasi in cui Veronica Berlusconi vede una lezione per il nostro Paese, per il nostro modo di fare politica, seguendo il filo di un ragionamento che dagli Stati Uniti arriva a una critica del Partito democratico di Walter Veltroni. Da osservatrice attenta, la moglie del premier è rimasta colpita dall’idea di una Nazione unita, dalla volontà di inclusione sottolineata dal neo-presidente, da quella parola – «insieme» – ripetuta quasi fosse un mantra. «Certo – è stato il suo commento dopo la lettura dei giornali -, è vero che c’è una forte componente retorica, che alcuni passaggi possono apparire ridondanti, ma anche gli apparenti eccessi servono a sottolineare che in quel momento il Paese si ritrova compatto, condivide un patrimonio di valori più importante dell’appartenenza a schieramenti politici diversi».

E’ chiaro che la figura di Barack Obama contribuisce in maniera decisiva a creare un clima di questo tipo, e non soltanto per la straordinaria novità di vedere un uomo di colore seduto sulla poltrona più importante del mondo. «Le centinaia di migliaia di persone accorse a Washington lo guardavano con un’espressione sognante, perché in un momento di grave crisi come questo Obama rappresenta la grande speranza e anche da un punto di vista fisico non potrebbe incarnarla meglio. E’ un bell’uomo, è giovane, è sano, ha una splendida famiglia. Insomma, è perfetto per dare fiducia alle attese degli americani. D’altronde, viviamo nella società dell’immagine e anche questo aspetto conterà qualcosa, no?». Vero, ma è evidente che per Veronica Berlusconi conta molto di più la capacità di Barack Obama di coinvolgere anche chi non sta dalla sua parte. La moglie del Cavaliere è convinta che il ringraziamento durante la cerimonia a George W. Bush sia stato qualcosa di più di un gesto formale. Così come era rimasta colpita «da quanto accaduto a novembre, la notte dopo il voto, quando il senatore repubblicano John McCain non solo aveva riconosciuto la vittoria di Obama, ma si era subito preoccupato di rivolgersi a lui chiamandolo “il mio presidente” e assicurandogli la disponibilità a lavorare insieme.

Gesti che fanno aumentare la statura di un uomo politico, ma soprattutto sono un grande messaggio indirizzato ai cittadini. Altro che l’Italia…». Volontà di dialogare e di collaborare per trovare soluzioni condivise alle emergenze. Ecco che cosa manca al nostro Paese, ecco la colpa di centrodestra e centrosinistra, che «restano invischiati nel gioco dell’uno contro l’altro, senza pensare all’interesse comune, generale, superiore». Questione annosa, certo. Un nodo irrisolto per il quale Veronica Berlusconi – confermando l’indipendenza di giudizio che le è riconosciuta – non ha paura di attribuire le responsabilità, chiamando in causa sia la maggioranza guidata dal marito che (anzi, soprattutto) l’opposizione. «C’è un problema di maturità – è il ragionamento della first lady -, di non riuscire a rendersi conto che un politico dovrebbe guardare a orizzonti più ambiziosi, di lungo respiro, non soltanto a cercare vantaggi immediati, ma poco utili alla crescita del Paese. Perché in democrazia le elezioni sono una tappa del percorso, non il giudizio dell’Apocalisse». Ma c’è dell’altro, c’è il fatto che «oggi in Italia manca un’opposizione. Dov’è? Chi la fa? Si è inaridita e questo non è un bene neppure per il governo. Un’opposizione forte costringerebbe la maggioranza a sforzarsi di essere migliore, a misurarsi su un livello di confronto politico più alto. Non c’entra essere di destra o di sinistra, il punto è che ciò sarebbe di aiuto al Paese. Invece la maggioranza pensa a sfruttare il fatto di avere un avversario debole, non a elevare la coscienza collettiva». Per chiudere con una battuta: «E mio marito governerà ancora per dieci anni».

Nelle sue riflessioni Veronica Berlusconi sottolinea sempre di parlare in termini di idee, di non essere un’addetta ai lavori. Di fronte a una condanna dell’opposizione, però, è evidente che si debba chiamare in causa Walter Veltroni. La moglie del Cavaliere confida la sua delusione per come (non) si è sviluppato il progetto del Pd e quindi per il suo leader. «Mi era parsa un’idea interessante, mi era piaciuto il discorso che il segretario aveva fatto a Torino per lanciare la sua sfida, ma ora tutto questo mi sembra andato perduto». La storia delle ultime settimane, con un Pd fiaccato da liti e contrapposizioni interne, è sfociata in un risultato: Veltroni – quello stesso Veltroni che in un’intervista si era augurato un’ipotetica collaborazione proprio con Veronica Berlusconi – «è scomparso dalla scena e non vedo qualcun altro capace di prenderne il posto e di impugnare saldamente il timone del Pd». D’Alema? Soru? I nomi che rimbalzano sulle pagine dei quotidiani non la convincono. Non è una questione di qualità delle persone, piuttosto riterrebbe utile «una figura nuova, giovane, capace di diventare leader». Identikit che al momento resta senza nome. C’è anche un problema di proposta politica, perché al cospetto di una crisi economica tanto grave la moglie del Cavaliere si sarebbe aspettata di vedere un’opposizione più capace di imporre argomenti forti e di indirizzare il dibattito. La recessione è d’altronde un tema che la preoccupa molto, e non da oggi. E’ rimasta colpita, nei giorni scorsi, nell’ascoltare alla radio Giuliano Ferrara parlare dei tanti giovani che si affacciano al mondo del lavoro e che per trovare un’occupazione devono spesso ripiegare su un impiego part-time e 500 euro al mese. Ha sorriso, ripensando a pochi mesi fa, quando «si era parlato di “bamboccioni” (copyright l’ex ministro Padoa-Schioppa, ndr). Ma come fanno a lasciare la casa dei genitori, a costruirsi una vita, se queste sono le possibilità che gli vengono offerte? Hanno diritto ad avere un’altra speranza».

elementare watson !…….

condivido completamente e Berlusconi dovrebbe fare tesoro di queste idee

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img_00882Continua il dibattito sulla Centrale a carbone di Saline. Oggi pubblichiamo una riflessione di Rita Spanò, ex docente del liceo classico “Campanella”. Ha ripreso vigore in questi giorni il dibattito sulla Centrale a Saline , anche attraverso la costituzione di comitati che già nel nome dichiarano la volontà di vedere “chiaro” e “trasparente” in una vicenda che si trascina da più di un anno, da quando, cioè, una società svizzera, la SEI, dichiarò l’intenzione di impiantare nel vicino centro ionico una centrale elettrica a carbone. Nell’immaginario collettivo locale Saline, con le sue superstiti arrugginite ciminiere della Liquichimica, è assurta a simbolo di un passato di scelte politiche strumentali e funeste che provocarono scempio del territorio, calpestando anche i sogni di chi si vide spogliato della dignità di lavoratore per diventare cassintegrato a vita. Con il passare degli anni Saline ha visto, intanto, le sue splendide coste invase da colate di cemento che sono servite per un turismo stagionale e locale che poco o nulla ha avuto di sviluppo turistico. Non si è sottratta al degrado ambientale, comune purtroppo a realtà a noi vicine, che fanno sì che un cassonetto dei rifiuti diventi punto di riferimento e conferimento per materiali di risulta, copertoni, rifiuti ingombranti. Un anno addietro le venne prospettata la possibilità di diventare sede di una Centrale elettrica a carbone con la promessa di un numero rilevante di posti di lavoro nella fase di realizzazione e di attività. Prima ancora che si conoscessero le caratteristiche delle nuove centrali, operative nei Paesi scandinavi da un decennio, si agitò, con toni simili a quelli che furono dell’opposizione alle centrali elettriche nucleari, lo spettro dell’inquinamento di una zona a “vocazione turistica”, si raccolsero firme tra la popolazione locale per dire un deciso “no” alla Centrale. Nella questione intervennero Provincia e Regione per promettere il finanziamento di iniziative alternative che dovrebbero, taumaturgicamente, compensare un disinteresse pluridecennale. Col passare dei mesi si fa strada sulla stampa locale l’opinione di chi vede nella centrale una irripetibile occasione di occupazione a breve e a lungo termine . Negli ultimi giorni, nell’imminenza di decisioni “romane”, con la costituzione di nuovi comitati a Motta e a Saline, il dibattito si riaccende lasciando nel cittadino comune un dubbio: hanno ragione gli “esperti” che prospettano l’inquinamento ambientale e la distruzione di fauna terrestre e marittima o gli “esperti” che prevedono sviluppo occupazionale, progresso sociale e riqualificazione ambientale? Come comune cittadina (un po’ paesana per essere nata a Motta) mi sento smarrita perché la storia di questo Paese ci ha insegnato ad essere sempre diffidenti. Mi sento come i contadini di Seminara nella recente fiction “Artemisia Sanchez” ispirata al romanzo storico del dott. Santo Giuffré, assessore alla Provincia: non capivano se convenisse continuare a raccogliere le olive da terra per produrre scadente olio da lampada destinato alle esportazioni o passare a raccoglierle con le scale per produrre olio di qualità introducendo i tappeti alla francese. La ricerca storica scrupolosamente condotta da Giuffrè ci ha fatto capire che a fine Settecento nell’allora ricca e splendida Seminara si scontravano occultamente sulla pelle dei poveracci, ignoranti e strumentalizzati, interessi di principi, signori e gerarchie. Due secoli e più sembrano passati invano dalle nostre parti. Eppure “Historia docet”, la storia insegna o ,meglio, potrebbe insegnare, ma solo che la si voglia ascoltare. Quando le decisioni importanti saranno prese, come da dovere istituzionale, da forze politiche responsabili e interessate solo al bene comune e che non abbiano bisogno di Comitati che chiedano trasparenza e chiarezza? P.S. Un consiglio a tutti : parlare più cautamente di “vocazione turistica” dei nostri territori per non essere colti di sorpresa da eventuali risultati di indagini in corso di Procuratori che si dichiarano convinti, sulla stampa locale e nazionale, che sui fondali dei nostri mari giacciono rifiuti tossici dannosi per la salute e l’ambiente. Sin qui la professoressa Spanò che sponsorizza la centrale usando toni culturali e civili. Torna alla carica invece con toni aggressivi al limite dell’insulto (“santoni di ogni risma”, “cecità”, “vergognosa propaganda verdastra”) Giovanni Alvaro, ex comunista ed ex sindacalista della Cgl e attuale esponente regionale del Nuovo Psi che è schierato per il “sì” alla centrale. In questa sua riflessione sostiene che «la centrale è un’occasione anche contro la recessione», in sintonia con «l’approvazione del pacchetto anticrisi varato dal governo Berlusconi». Per Alvaro «è sconcertante che si rifiuti un investimento privato di 1 miliardo e 300 milioni di euro per la costruzione della centrale a carbone in quel di Saline Joniche. Tale rifiuto non è espresso solo dalle normali e tradizionali vestali del “no” che, a prescindere, sono sempre contro, ma esso è espresso dalla Giunta regionale Loiero che così facendo condanna una delle zone più degradate della Calabria a mantenere il proprio sottosviluppo e continuare con la propria endemica miseria». Per Alvaro la centrale non è inquinante: «Si tratta – dice – di utilizzare il modernissimo sistema produttivo dell’energia dal carbone che viene impiegato in Giappone».

Dalla Gazzetta del Sud del 22 gennaio 2009

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I dodici mesi

Angelo  Silvio Novaro

Gennaio mette ai monti la parrucca.
Febbraio grandi e piccoli imbacucca.
Marzo libera il sol di prigionia.
April di bei colori gli orna la via.
Maggio vive tra musiche di uccelli.
Giugno ama i frutti appesi ai ramoscelli.
Luglio falcia le messi al solleone.
Agosto, avaro, ansando le ripone.
Settembre i dolci grappoli arrubina.
Ottobre di vendemmia empie la tina.
Novembre ammucchia aride foglie a terra.
Dicembre ammazza l’anno e lo sotterra.

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a_forattini1 di ROBERTO GERVASO – Da IlMessaggero

Nel tiro al bersaglio editoriale, Giorgio Forattini, vignettista di lungo corso, non ha rivali: ogni colpo un bestseller. Con l’ultimo, Revoluscon, edito da Mondadori, ha puntato l’arco e stecchito il meglio del peggio e il peggio del meglio del “Palazzo”. Un “Palazzo” pieno di crepe, tarme, tarli, ragnatele, ruggine e muffa. Un “Palazzo” abitato da inquilini che, con poche eccezioni, non hanno alcun titolo per occuparlo. Forattini non risparmia nessuno, sferzando impunemente vizi e vezzi, insipienze e prepotenze, menzogne e tartufismi dei rappresentanti di un popolo che li rispedirebbe volentieri a casa.
Molti lo vorrebbero morto, mentre lui, anticonformista leonino (come la sua chioma), scorbacchia usque ad effusionem sanguinis i detrattori, nostalgici di un mondo sepolto dai propri errori, archiviato dalla Storia e, dopo le ultime politiche, anche dalla cronaca. (altro…)

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