Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for maggio 2010

Giovane squalo vittorioso al Giro

https://i1.wp.com/i.telegraph.co.uk/telegraph/multimedia/archive/01635/vincenzo-nibali_1635546c.jpg

Vincenzo Nibali :

lo Stretto indispensabile per una grande vittoria

Read Full Post »

https://i0.wp.com/giotto.ibs.it/cop/copj13.asp

“Io sarei vissuto onesto, se mi avessero lasciato in pace”.

Questa affermazione è di Pasquale Cavalcante, brigante di Corleto Perticara, in Provincia di Potenza; pronunciata l’ 1 di agosto del 1863, prima di essere giustiziato dall’esercito della guardia risorgimentale. Il suo reato, quello di  essere stato sergente di Francesco II, il Borbone, per il quale è stato deriso, ingiuriato, maltrattato, sputato, lacerato …prima di essere ucciso.

Leggere l’ultima fatica di Pino Aprile ,” Terroni”, edizioni Piemme-2010, è come ricevere un forte pugno nello stomaco : rimani stordita. Per la verità devo dire che, forse per una dote o un vizio di natura, forse per la formazione ricevuta prima e poi cercata con insistente e  spesso scomoda ostinazione, personalmente mi sono ben presto convinta di avere subito un oltraggio vigliacco, di essere stata scippata selvaggiamente, di essere stata abusata nel mio sacro diritto alla libertà vera da coloro che qualcuno mi aveva insegnato  a chiamare fratelli, i fratelli del Nord per capirci. Il mio disagio vive e si nutre nel passato e si alimenta con nuova linfa sempre fresca e fertile nel presente, qui e ora , mentre vivo una condizione nella quale la rabbia maggiore proviene dagli insulti che  quotidianamente attentano il mio vivere come i tentacoli di una piovra e che mi inducono a percepire lo Stato come la mia controparte dalla quale mi devo difendere, quando piuttosto esso, lo Stato appunto, dovrebbe essere la mia massima espressione e preposto alla mia sicurezza e alla mia difesa. Uno Stato nemico che non appena una città accenna una protesta sacrosanta non sa fare altro di meglio che mandare i carri armati, come succede a Reggio Calabria nel 1970.  Non potevo però immaginare quanti e quali reati siano stati  perpetrati e commessi con incredibile crudeltà e ferocia da quei miei fratelli; reati, naturalmente impuniti, perchè legalizzati da abusi di potere istituzionalizzati. Pino Aprile scrive che i crimini compiuti dagli eserciti risorgimantalisti per conquistare la penisola all’Unità sono stati  stermini di massa di proporzioni superiori a quelle dell’Olocausto voluti per arricchire il povero e depresso Nord con l’impoverimento del Sud. Quei crimini delittuosi e quelle stragi sono continuati ininterrottamente sia con l’operato infausto di tutti gli addetti alla cura della cosa pubblica, sia settentrionali che meridionali, sia con la mistificazione dei testi scolastici che raccontano una storia completamente inventata avallata da docenti altrettanto ipocriti e ignoranti. Non mi  dilungo sui contenuti perchè il libro va certamente letto; voglio soltanto mettere l’accento su alcuni aspetti che ritengo particolarmente importanti e che andrebbero approfonditi.

L’autore fa una lunga dissertazione sulla mafia e sui delitti da essa compiuti, tra cui quelli di Falcone e Borsellino. Fermo restando che mafia e comportamenti mafiosi, ormai purtroppo diffusi a tutte le latitudini del nostro pianeta, sono da condannare senza se e senza ma, bisogna avere l’onestà di  cercare  aldilà dell’ovvietà ed è abbastanza facile intuire che anche se la mafia è stata ed è lo strumento finale di molti reati, spesso i mandanti possono far parte di realtà istituzionali.  E non è un caso che molti crimini e molte, troppe stragi rimangano nel nostro Paese avvolte nel mistero. La realtà si conosce, tutti sanno, magari ce la raccontano con romanzi e film, ma di ufficiale niente; ogni tanto, come in questi giorni, viene fuori qualche affermazione più decisa, da parte degli addetti, e riemergono le ” famose menti raffinate” ,  ma poi tutto si infrange contro il muro di omertà legalizzato.

Altro aspetto da sollineare il riferimento costante alle politiche antimeridionaliste dei politici attuali, in primo piano Tremonti, Gelmini e La Lega : io non voglio giustificare nessuno perchè secondo un principio giurisprudenziale ” ignorantia non excusat”, ma questa ultima generazione porta sulle spalle tutti gli errori del passato e ci vorrebbe un’ Illuminazione soprannaturale per farli ragionare .

Un discorso a parte, poi, bisognerebbe fare per il settore bancario, alimentato dalla raccolta cospicua  operata  nel meridione per  realizzare investimenti e speculazioni al nord. Questa è una realtà forse fin troppo evidente per essere vista. Una realtà esattamente capovolta rispetto a quanto predica Bossi e che nessuno, proprio nessuno, osa ribattere. Forse per non commettere un reato di lesa maestà  e continuare nella sopraffazione ed espoliazione economico -finanziaria ?

Sul pregiudizio del Nord progredito e del Sud arretrato e sporco, avrei molto da dire; sono presuntuosamente convinta che la nostra innegabile superiorità culturale  faccia paura a quelli del settentrione, che  vendono bene la propria immagine, salvo poi a ritrovarti in locali offerti come ristoranti nella civilissima Valle d’Aosta, vere e proprie cloache, dove il puzzo si sente a un chilometro e  preferisci digiunare. Sfido chiunque a trovare un luogo simile da Napoli in giù.

Altro tasto dolente, la giustizia ; un settore, a mio avviso, trascurato da Aprile, e che è responsabile della maggior parte dei disastri del nostro Paese. Circa un secolo fa uno straniero, tale Norman Douglas nel suo libro Vecchia Calabria  fa una dissertazione spregiudicata ed approfondita  sul settore giudiziario, calabrese e italiano che definisce una burla e una farsa : che però fanno piangere ! Come dire di un male endemico difficile da curare.

Io sono nata, cresciuta e vissuta nel Sud;  impegno e serietà sono state  sempre le linee guida sia nella mia vita privata che in quella lavorativa. Non sono mai scesa a compromessi, ho lottato sempre da sola contro abusi ed ingiustizie e penso che dovremmo rompere ogni indugio, svegliarci dall’anestesia con la quale ci hanno cloroformizzato, prendere come modello magari quella Grande Anima di Gandhi  e separarci. Proprio così : io penso che noi dovremmo secedere, riprenderci la nostra Italia, quella vera siamo noi, e con le nostre risorse, sulle nostre gambe, realizzare con l’ ostinazione e la testardaggine che ci sono proprie,  i nostri sogni, che appartengono alla nostra tradizione e fanno parte della nostra storia migliore, quella vera, appunto.

Read Full Post »

Karol Wojtyla santo a prescindere


https://i0.wp.com/giotto.ibs.it/cop/copj13.asp

Per evitare condizionamenti interpretrativi preferisco cercare notizie di prima mano; cioè di una persona privilegio gli scritti propri, narrazioni, poesie,saggi e anche autobiografie, per farmi un’idea mia, scevra da influenze altre. Papa Wojtyla è però una Persona troppo importante e purtroppo ormai assente fisicamente, quindi consegnato alla storia; per cui la  curiosità che mi spinge a cercare e ricercare le verità profonde mi ha sollecitato a leggere due libri che lo riguardano e che sono usciti a breve distanza l’uno dall’altro per cogliere  meglio il significato storico sulla scena mondiale di un Uomo vero testimone di Gesù e simbolo autentico di un cristianesimo rivoluzionario. Uno dei due scritti è “ I segreti di Karol Wojtyla di Amtonio Socci. Ho avvertito subito il coinvolgimento dell’autore, che si sofferma e narra la grande spiritualità di un Papa eccezionale e della sua grande fede che lo portava a vivere dimensioni metafisiche di misticismo mai ostentate, anzi nascoste con estrema riservatezza e riserbo. Secondo me Socci  non dice  in proposito tutto quello che sa e mi dispiace non si sia soffermato sulla figura di Wanda Poltawska, una donna importante nella vita di Wojtyla.Il libro mi ha preso moltissimo, anche se lo trovo un pò confusionario, e in questo  senso  potrei definirlo un libro parlato: ma se quando si conversa passare agevolmente da un argomento all’altro può essere interessante e piacevole, quando si legge è piuttosto preferibile maggior rigore nell’esposizione, trattando gli argomenti in maniera più organica ed asaustiva, evitando rinvii a ulteriori particolari.A margine di questa lettura non posso evitare un appunto all’autore : in due passaggi Socci afferma un cambiamento della storia. Cita Carlo Cardia : ” Oggi di può dire che Giovanni Paolo II è stato il pontefice più legato alla sua nazione, la Polonia, e quello che più ha contribuito a cambiare la storia del mondo”.( pag. 111 ).  E  Socci stesso: ” per intuire pallidamente il senso di questa misteriosa – arma – che cambia la storia…. ( pag. 203 ). La storia però non può essere cambiata perchè è la successione di fatti, eventi, situazioni, che si sono verificati, che sono avvenuti già; la storia è dunque la narrazione a posteriori di ciò che è accaduto. Non esiste una storia confezionata sulla quale si possa intervenire. La storia è, invece, quello che già  “è stato”. Con riferimento alla figura straordinaria di Karol Wojtyla molti, anche persone di cultura, hanno affermato che ” ha cambiato la storia“; secondo me sarebbe esatto dire che Giovanni Paolo II ” ha fatto la storia”.

https://i0.wp.com/giotto.ibs.it/cop/copj13.aspL’altro libro  è “ Karol e Wanda” scritto a quattro mani da Giacomo Galeazzi e Francesco Grignetti, giornalisti a La Stampa.  E’ uno scritto  molto interessante, che ripercorre  con rigore scientifico la storia di un’amicizia importante quale è stata quella tra karol Wojtyla e Wanda Poltawska, donna-polacca- medicopsichiatradifamainternazionale- sposa – madre , impegnata nel sociale, la cui famiglia ha rappresentato quegli affetti stretti che erano stati strappati a Papa Wojtyla troppo presto.  Gli autori raccontano il sodalizio passando attraverso diverse  “rivoluzioni” :  il ’68 in Polonia e fuori, la grave malattia di Wanda con guarigione impetrata attraverso Padre Pio, il Pontificato, Solidarnosc, l’attentato del 13 maggio 1983 e via via fino alla scomparsa di Giovanni Paolo II. Fondamentale , secondo me, in questo lavoro è l’aver messo in risalto l’attenzione di Papa Wojtyla nei confronti di Gandhi a dimostrazione della considerazione che l’ecumenismo è un valore importante, che Papa Wojtyla ha sempre sostenuto e difeso. Gandhi, poi, è una figura al di fuori di ogni latitudine, un modello di impegno a difesa della dignità della persona umana e di tutti i valori che ad essa dignità fanno riferimento sia in campo sociale che politico; in questo senso vanno considerate le sollecitazioni in ambito economico intese alla valorizzazione delle risorse locali  per rendere il proprio territorio libero da condizionamenti esterni e autosufficiente. Non è un caso, dunque, che gli insegnamenti di Gandhi, non per caso identificato come la Grande Anima, siano ripresi da molte  scuole economiche attuali per  esaltare, anche e soprattutto oggi, il ruolo delle risorse territoriali.  Wanda Poltawska, quindi, questa donna molto determinata e diretta, che ha accompagnato con autorevolezza e discrezione il Papa nella sua avventura terrena è stata nascosta dalla Istituzione Ecclesistica perchè ritenuta scomoda e adesso si avanza anche il timore che la storia di questa  amicizia possa addirittura inficiare il percorso di beatificazione del Papa.

Secondo me questo importante aspetto della vita di Karol Wojtyla potrebbe e dovrebbe soltanto accelerare il processo;  e comunque a me non serve il crisma di santità espresso dalla Santa Chiesa perchè Wojtyla è Santo a prescindere.

Un libro da leggere.

Read Full Post »

https://i1.wp.com/www.tvoggisalerno.it/Upload/papa_woitila.jpg

Karol  Wojtyla

18 maggio 1920

“Davanti alla maestà dei monti, siamo spinti ad instaurare un rapporto più rispettoso con la natura. Allo stesso tempo, resi più coscienti del valore del cosmo, siamo stimolati a meditare sulla gravità delle tante profanazioni dell’ambiente perpetrate spesso con inammissibile leggerezza. L’uomo contemporaneo, quando si lascia affascinare da falsi miti, perde di vista le ricchezze e le speranze di vita racchiuse nel creato, mirabile dono della Provvidenza divina per l’intera umanità.”      Giovanni Palo II

Grazie

Read Full Post »

https://i1.wp.com/www.pezcyclingnews.com/photos/races08/tdf08/preview-nibali.jpg

Vincenzo Nibali

Lo ” squalo dello Stretto” pedala con le pinne nel  (mare) cuneese e conquista la maglia rosa in un Giro che preferisce l’ estero al Meridione italiano. Strappato a sorpresa all’ultimo momento agli “ozi” di Messina, la sua città, mentre si preparava al Tour, dà una risposta entusiasta. Bravo Vincenzo, vai avanti così, a rappresentare i valori del Sud.

Read Full Post »

https://i0.wp.com/www.vincenzo-guerrazzi.org/img-index/bUste-720x576.jpg

Vincenzo Guerrazzi , artista poliedrico

di Vincenzo Guerrazzi

Caro Garibaldi, sono seduto ai piedi del tuo monumento e guardo il mare. Sento l’orologio che suona da una vicina chiesa. Mi giro e vedo una coppietta. Sono abbracciati stretti e i loro occhi fissano la tua faccia coperta dalla polvere e corrosa dal salino. Ingannasti i meridionali quando partisti da questo scoglio al servizio degli interessi inglesi contro quelli francesi per il dominio del Mediterraneo. Il padrone, caro Garibaldi, non ha nazionalità, per cui francese, inglese o subaudo, “il selvaggio” è costretto a vivere sempre una vita di stenti e ad essere bastonato, angariato e rapinato.
Vedi, caro Garibaldi, i meridionali erano convinti che andassi a liberarli. Da chi, e perchè? Loro non sapevano e non sanno nulla dei giochi, di questi giochi. Comunque, la spedizione se non l’avessi fatta tu di certo l’avrebbe fatta un altro. Volevi, volevate l’unità del Paese. Ma quale unità? Il Sud, tutti i Sud del mondo, di questo cazzo di mondo, non è stato mai riconosciuto, non sono stai mai riconosciuti, se non per spolparli, massacrarli di lavoro e poi umiliarli come uomini nani.
II paradosso è che i depositi bancari meridionali, voglio dire, le varie casse rurali, banche di Sicilia e di Napoli, Cassa del Mezzogiorno, ecc., hanno fi­nanziato lo sviluppo e l’industrializzazione del Nord. La primavera dell’unità d’Italia ha portato al meridionale un sor­riso atroce, di stenti e di mise­ria, di massacri, di nobili più arroganti e di mafie più potenti. Questo il popolo leghista lo sa?
Tu sei un Eroe Nazionale perché hai ser­vito la borghesia nazionale, la quale, per riconoscenza ti ha mandato in pensione a Ca­prera, e memore dei servizi che gli hai reso ti mandava ogni tanto fanciullette a trastullarti.
Ora sei qui, sullo scoglio di Quarto, guardi il mare e non ti lamenti. A Caprera ti la­mentavi spesso, scrivevi lettere indignate ai prefetti, ma solo perché le fanciulle (oggi chiamate escort come la vecchia automobile degli Sessanta), non erano di tuo gra­dimento. Amore senile e ancel­lare, mio povero eroe. Da coerente puttaniere quale sei sempre stato ti scopavi le contadinelle da Teano in giù. Il tuo uccello l’hai saziato. Tutti i potenti e anche gli eroi hanno il chiodo fisso: saziare questo cazzo di uccello. Lasciamo andare perché il discorso diventerebbe molto difficile.
Vedi, caro Garibaldi, non pensare che ti dico queste cose per offenderti, non è nella mia inten­zione, ma non voglio nemmeno venerarti: te le dico perché sono cose vere che pochi conoscono e le nascondono perché non hanno il coraggio… anche i rivoluzionari del Sessantanove che per ipocrisia lo chiamano Sessantotto. Sono quei vecchi ex giovani che hanno fatto la Guerra di Crimea, insomma
I militonti. L’eroe non può avere macchie, mio caro Garibaldi.
Mi guardi dall’alto come una montagna guarda un piccolo ruscello che scorre ai suoi piedi. Ho l’impressione di sentire la tua voce con un accento insolito. Hai forse nostalgia dei passati amori o è forse un senso di pentimento? Qui, d’estate, in questa piccola spiaggia sotto i tuoi piedi, vengono a bagnarsi molti meridionali del mondo. Nessuno ti guarda più, ci hanno fotto l’abitudine anche quelli dalla pelle colorata. Qui, in questa città con lo scoglio di Quarto di meridionali del mondo ce ne sono tanti, ed ancora più nella città di Cavour. E gente che vorrebbe tornare dov’è nata. Partirebbe anche d’inverno con il freddo e il mare grosso. Ma non può perché nel Sud del mondo l’aria non è più calda come lo era un tempo. La temperatura del meridione del pianeta si è abbassata.
Caro Garibaldi, il nostro mondo oggi è pieno di cose grandi e sublimi e fare una scelta è tanto difficile. Vedessi quante cose ci sono e quante contadinelle con le tette che si chiamano escort. E poi quanti teatri e macchine volanti ma il Sud è sempre quello. L’unità del Paese per la gente del Sud è stata solo fenomeno nervoso, del tutto privo di contenuti, per niente chiaro. La morte nel meridione si aggira ancora adesso, specie nei bambini, con gli stessi abiti del tuo tempo: stracci multicolori. Vedo che continui a fissarmi con il viso alterato non è il caso, io cerco solo parlarti, dire le cose che nessuno ti ha mai detto.
Ma a cosa serve parlare a un monumento?
Sei qui in piedi, col tuo sguardo impo­nente e un po’ mitico. Vedo che taci e non rispondi. Ti chiedo solo la chiave. La chiave del­l’unità. Se me la dai la porto al Presidente e al popolo della Lega. Vedo ancora che non ri­spondi, che sciocco! Tu non hai aperto con la chiare, tu hai sfondato la porta e hai rotto la serratura. Sono centocinquat’anni che i meridionali cercano un falegname per ripararla. Non ne hanno ancora trovato uno.

Genova, 5 maggio 2010

Read Full Post »

https://i0.wp.com/www.gioiadelcolle.info/public/2007/02/Canudo1.jpg

Ricciotti Garibaldi

Non è che io ce l’abbia con Lucio Villari. Perchè mai poi ? Anzi sarei felice di apprezzare e stimare le capacità di un mio conterraneo. Il fatto è, invero, che non lo sopporto proprio: non sopporto la sua presupponenza, l’alterigia e lo sprezzo con i quali si pone nei confronti di tutti quelli che la pensano diversamente da lui. L’altro ieri sera, mercoledi 5 maggio, non avevo intenzione di guardare Porta a Porta dedicato all’Unità d’Italia temendo di addormentarmi; Vespa spesso è noioso e poi sentire  le solite tiritere dense di retoricume non è certo il massimo.  La trasmissione prendeva spunto dalla cerimonia  che si era svolta quella mattina a Genova per inaugurare le celebrazioni dell’unità italiana, appunto.  Si è discusso, quindi, anche e soprattutto, di Garibaldi, del risorgimento e, dunque del federalismo. Per quanto riguarda quest’ultimo argomento, come non mai d’attualità in questo momento storico, sono state ricordate le istanze federaliste avanzate con forza da Cattaneo e da Gioberti, trascurando, secondo me,  un particolare importante. Centocinquanta  anni fa ad auspicare per il nuovo Stato una organizzazione federalista era anche un certo Carlo Pisacane, napoletano che conosceva bene la realtà del Meridione.Perchè allora non è stata fatta quella scelta?  Certamente sarebbe stata più consona alla realtà italiana, costituita da popolazioni diversificate per cultura, tradizioni e quant’altro in un territorio quanto mai complesso e vario. Certamente avrebbe rispettato maggiormente i principi e i postulati della democrazia, come avevano già dimostrato molti modelli di Stati occidentali.  Preferendo la soluzione centralizzata, il Meridione è stato scippato delle proprie risorse, le più qualificate, all’epoca, di tutto lo stivale. E quando Roberto Castelli, citando Valerio Castronovo,  afferma che in quel periodo storico, ante risorgimentale,  gli occupati nel settore industriale erano molti di più nel mezzogiorno, piuttosto che al nord , Villari irride con sarcasmo e ironia completamente fuori posto. La sua presupponenza , irrispettosa dell’interlocutore, lo fa apparire antistorico ai miei occhi.Nel senso che lui ritiene la sua verità  assoluta  che deve essere  vangelo per tutti gli altri. E uno storico che rifiuta il confronto e che vuole imporre la sua verità ad ogni costo, fa un grave  torto ai fatti realmente accaduti. Il fondatore della storiografia, quell’Erodoto che tuttora campeggia nel campo della ricerca storica, sosteneva che è difficile raccontare la verità oggettiva, che è una e una sola, in quanto la narrazione di quella è condizionata dalle interpretazioni di chi racconta, descrive, riferisce. Personalmente sono convinta che un paese federato, soluzione peraltro auspicata anche da Garibaldi come ha precisato la nipote Anita nella trasmissione di Vespa,  avrebbe consentito ad ogni realtà territoriale di far emergere le proprie peculiarità, avrebbe stimolato i responsabili della cosa pubblica a valorizzare i propri luoghi evitando conflitti, soprusi e prevaricazioni. E non è certo Villari a poter convincermi del contario. Anita,poi, fa una affermazione importante quando dice che : “Ricciotti (figlio di Garibaldi) si indignò talmente dello sfruttamento del meridione dalla parte della nuova Italia, che andò a combattere con i briganti. Questi pochi lo sanno, io ho tutti i documenti”. Questa frase è caduta naturalmente nel vuoto più assoluto. Perchè Vespa non tratta con rigore storico i fatti risorgimentali del Meridione d’Italia ?  Che una lezione  di meridionalismo provenga da Roberto Castelli, esponente della Lega, la dice lunga sulla situazione dell’attuale politica italiana, con buona pace di tutti quelli che occupano proditoriamente i luoghi in cui la storia si insegna.

Read Full Post »

Older Posts »