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Archive for luglio 2010

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IL PASQUINO DI PRENESTE 30 anni di satira in versi

PIERLUIGI

PIERLUIGI”: e scorrendo le pagine con grande sorpresa leggo: CICCIO FRANCO E COMPANY; mi incuriosisce la nota; e mi soffermo con attenzione nella lettura del tema MEZZOGIORNO de FOCO scritto in dialetto romanesco costituito da 12

Quartine (pag 40 de testo Pierluigi IL PASQUINO DE PENESTRE 30 ANNI DI SATIRA IN VERSI-pubblicato in Palestrina da ITL)

Dalla lettura del testo si nota la personalità dell’autore che rimane nell’anonimità, e simpatizza per l’ideologia verso sinistra, ma nel pieno rispetto si riscontra anche l’onestà del poeta narratore della vita, degli avvenimenti che avvengono in Italia e nel suo paese nel versante dei Castelli Romani. Ma si può dire che rispecchia una Italia condizionata. Il poeta satirico paragona all’epoca.  Il sindaco Battaglia e a Fornari  SUO Sindaco Locale?In che cosa consiste la bontà del pezzo che si riporta.Esso ha interessato anche la diversa cultura del Sud che vede ste bravate.

Come un intervento di quattro balordi che non fanno un gregge. Il poeta conosceva la problematica di Palestrina ma non quella reggina- che abbeverata dalle acque rosse (PSI-PCI PSDI CGL ) faceva della mischia un gran miscuglio.

Caro Pierluigi le cose non  stanno cosi- Ma in quello ch tu dici non è tutto sbagliato!

La stampa ha infettato tutta la verità NON ERA PER IL PENNACCHIO.IL CAMPANILE E IL

RESTO   ma era LA NOSTRA NOBILTà IN TUTTO IL CONTESTO

Oggi con i documenti in mano- io solo- non faccio che un reclamo a tutta la nazione e a tutti i poveri figli bonaccioni- Lasciati indietro ciò che vanno fatto- non ricordate niente der passatoPierliugi vi ricorda :

Ve vojo fa capì che all’uguajanza

Nun ce s’arriva co la babilonia,

dovete trasformalla sta colonia

co’ sacrificio e co’ granne costanza

ed io vi dico

Cacciati i vecchi e rinnovati tutti

Solo così potete riscattare i morti

Che ancor oggi non risultano risorti.

Sta a  vo’ giovan  raccolti per studiar

Meglio dell’ avventura e risolve nel tempo

la sventura

M E Z Z O G I O R N O   DI    F O C O

A vorte l’omo perde la raggione                                             Dovete annà raminghi 3) come ‘r sordo

E se fa commanna come ‘n fanello;                                        e nu’ve domannate ando ‘sta scritto

Solo pe ‘n capoloco de reggione                                             sto governo sempre più balordo

Saria capace d’ammazza er fratello                                        che vo’ la pelle e ve se venne er fritto.

Io me domanno si co’ ste bravate                                            Ma voi jannate bene a sta maniera

Er tacco po’ rivà sin ‘ar gambale                                            come ‘na crasse ce nun ‘vo comquista

E se scordamo co’ ste baricate                                                 siete la ciurma che batte bandiera

La vera piaca d’er meridionale                                               sopra la nave der capitalista.

So’ spalleggiati pe’ crea’ buriana                                            Ve vojo fa capì che all’ugujanza

Proprio  da chi commanna e fa la legge                                  nun ce s’arriva co’ la babilonia,

d’accordo a certi fiji de puttana 1)                                          dovete trasformalla sta colonia

quattro balordi che non fanno gregge                                     co, sacrificio e con granne costanza.

Er sinnaco commanna la.. battaja                                           A quele tere de tante casate

E spera presto che guercisse n’occhio                                     dovete annacce sopra a lavoralle,

armeno arissomija a quer pidocchio                                        e quando che verranno a reclamalle

che sur canale ce fa la canaja 2)                                             je chiederete a chi l’hanno rubate.

Andò c0è povertà coll’ignoranza                                          E quanno che ve chiama l’industriale

Vordì che c’è la cappa padronale                                         dovete sostenella sta ragione

Questo tereno indove la maggioranza                                     diteje che c’è pure  er meridione

Ce trova l’espressione elettorale.                                         Indove poi investillo er capitale.

Quando se scenne en piazza fiji mia                                    Solo facenno questa fiji mia

Tocca rivennicà cose concrete                                            mettemo fine a tanta emigrazione,

e allora si succede er parapija                                           tenemo arriunita la famija

co’ la raggione je risponderete.                                        E dimo basta a ogni speculazione.

Note:Foglio apparso il 18 ottobre 1970 in c.rso Pierluigi. Tratta del Mezzogiorno, dei moti di reggio. Paragona Battaglia, sindaco di Reggio a Dayan. Risponde all’autoritarismo di Fornari

1) Ciccio Franco e company

2) Moshe Dayan, sul canale di Suez

3) Dovete emigrare, senza sapere per quale motivo

SI riporta il pezzo a testimonianza della serietà di quei fatti da cui scaturisce un frammento di storia della repubblica Italiana.

Anche se il regime dell’epoca l’ha riferita in modo distorto, falso, tendenzioso offensivo nei confronti di una Provincia e del Sud, si fa osservare tale comportamento di autoritarismo verso un popolo ossequioso a lle leggi della Repubblica italiana ma non contracambiando rispettosamente

Un comportamento verso il suo suddito

Oggi si chiede a quel suddito bistrattato sapersi guadagnare quel rispetto che mancato dai loro stessi condottieri  a cui un tempo erano  riverenziali, Non inchinatevi-, non la raccomandazione ma nel diritto della presentazione, dell’onesta, capacità , preparazione, dell’intraprendenza della creatività che caratterizza ogni uomo dare la dignità al reggino anche in casa propria.

Vincendo De Benedetto

Reggino di Roma

A TE devo risponne per dir de cose der presente e der passato

Come pure della tua ideologia

Su sto  Mezzoirno di foco

Er Perluigi non avea ragione

Perchè manca da consoscenza  ai fatti

L’imparcatura è onesta e vera

Ma a stampa der tempo povera e insencera

Er povero Luigi fe’ il suo dovere

Di scrittore onesto e benpesante

Partecipe a storia dell’Italia

Con dati lochi eventi e fatti.

Grazie Pasquino di Preneste per aver

ricordato a questa >Italia di ciò che tu riporti.

Oggi la toa storia con verità, concetti e detti

io racconterò ai mei concittadini veri reggini.

La tua onestà è sincera, ma.. CICCIO E’, NON FU

come tu pensi e hai detto,anzi l’hai descritto male ,

perché nel “49 era finita a guerra, ero ragazzo

attento e volenteroso e assiem a Lui coi strill

olio petrolio e acqua minerale gridavamo

bella  Reggio se’ a Capitale ***

Non son fascista nè nazionalista

Son  italiano che vivo alla giornata

Rispettanno te e anche la chiesa della Roma tu’

Come tu cantasti i politici de  Palestrina

Io canterò alla mia bella perdente

politica reggina

Rimarrai grande nella storia per la tua poesia

E anche pulizia ,in mezzo ar mondo

Di spazzatura pieno che sempre

più aumenta il suo fetore.

Da ricerche effettuate risulta che in quell’anno    novembre 1949  (è periodo scolastico)  Il comune di Catanzaro aveva dato incarico di Consulenza per conoscere il parere giuridico sulle Regioni.

E sul Capoluogo così si risponde:

Concludo.

a)che il Capoluogo tradizionale della regione calabrese è Catanzaro

b)che la Costituzione ha fatto riferimento a questo capoluogo tradizionale ed esso non potrebbe essere mutato dal legislatore ordinario;

c)che, anche a voler disattendere le precedenti proposizioni , la determinazione del Capoluogo non potrebbe essere contenuta in una legge ordinaria  bensì nello statuto Regionale:

d)che sussistono decisive considerazioni per evitare di fissare altrove il capoluogo stesso.

Con viva Cordialità

A.     SORRENTINO

Per copia  conforme ad uso amministrativo. Il Segretario generale f.to A Pelaggi.

Visto- il Presidente f.to F. Bisantis

Dal 1949 al 1970  I politici reggini  quali atti hanno studiato, ricercato, trasferiti Uffici, attenzione al problema?

Solo gli studenti reggini protestavano per aver saputo questa notizia che oggi si riscontra era la CONSULENZA RICH

Premesso quanto avanti riportato sta a dimostrare l’interesse degli italiani e del mondo intero (USA)

Verso una rivolta ritenuta dai governanti balorda, impopolare, per un pennacchio.

Il regime del 1970 di Centro Sinistradominava l’Italia asuo piacimento tenedo il Sud in uno stato di abbandono, di servilismo, di mancanza di emancipazione

Perliugi da Palestrina conosceva in modo superficiale la storia del Sud e in particolare quella reggina.

La stampa tendenziosa e priva di scrupoli ha presentato questo evento secondo le finalità dei governanti.

Non un solo politico è stato inviato per constatare la situazione degli avvenimenti di un popolo in rivolta

DAL VERBALE della Riunione del 13.2.1971 si evince la cessione del Capoluogo a CATANZARO senza alcuna opposizione dei presenti- dico alcuna, a detto incontro solo Reale si è dichiarato insoddisfatto: Lo stavano a menare due consiglieri regionali

Questa e la cessione, la donazione del Capoluogo al gran rispettabile paese di Catanzaro

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14 luglio 1970 : 40 anni fa

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14 luglio 1789   :

presa della Bastiglia, il famoso carcere di Parigi ad opera degli insorti durante  la                      Rivoluzione Francese

14 luglio 1970, due secoli dopo :

scoppia   la rivolta di popolo per il capoluogo a Reggio Calabria, città che lo Stato democratico italiano okkupa con i carri armati soffocando i moti nel sangue.

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come dire

secedere per vivere

Il Sud non ha più memoria…come si può chiederla al Nord? PDF Stampa E-mail
Domenica 11 Luglio 2010 17:44
calabria2

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di Josephine Condemi – Angelo Panebianco è professore al’Università di Bologna, ha fatto un sacco di ricerca in America, etc. etc.

Scrive qualche editoriale sul “Corriere”. Ieri ho avuto occasione di leggerne uno, “Le tante bugie tra

Nord e Sud”, occhiello “Vizi e pregiudizi contro lo sviluppo”.

Come me, migliaia di altri lettori di corriere.it, visto che l’articolo figurava il secondo più letto della giornata.

Ebbene, in quest’articolo, di fatto si cercava di smontare alcuni pregiudizi per superare la divisione Nord/Sud: per il Sud, quella della “teoria del colonialismo interno”,  contenente “qualche verità e molte bugie” (di più non si spiega) che avrebbe dato origine alla “sindrome da risarcimento che ha determinato un colossale trasferimento di risorse pubbliche da Nord a Sud”. Una sindrome che però “ha portato solo disastri” , e giù il solito elenco tra corruzione, parassitismo, burocrazia elefantiaca etc etc.

E il prof. si meraviglia come “nonostante ciò, la sindrome da risarcimento sono tuttora vive, influenzano i comportamenti di molti meridionali”.

Per il Nord, il prof. cerca di smontare il pregiudizio secondo il quale il Sud sarebbe solo una palla al piede per lo sviluppo poiché “è falso che il Nord non pagherebbe alti prezzi facendo a meno del Sud”. E continua, lapalissiano: “Quantomeno, amputata del Sud, l’Italia subirebbe un drastico declassamento in Europa, cesserebbe di essere uno dei 4 grandi stati europei”.

“E’ comunque ovvio che il Nord possiede le carte migliori. E’ un’asimmetria di cui le classi dirigenti del Mezzogiorno devono tenere conto.”

La soluzione? Il prof. propone due vie, o quella brasiliana (smettere di lagnarsi inaugurando vere politiche di sviluppo) o quella slovacca (dove, chiedi che ti chiedi, minacciarono la secessione, accolta dai cechi)

E, ovviamente, il prof. spera che si arrivi alla soluzione brasiliana (chissà perché, lo spiegherò più avanti).

Questo l’articolo. “La memoria è di parte, come è parziale lo sguardo su cui si fonda”, ha scritto Walter Barberis, su “Il bisogno di patria”…

Per rispondere al prof. Panebianco, mi servirò di alcuni dati e ricerche tratti dal libro “Terroni” di Pino Aprile.

Cominciamo dalla “teoria del colonialismo interno”:  noi italiani non sappiamo fare i conti con la nostra storia. E’ successo con il fascismo e il post-fascismo (quindi la Resistenza con tutti gli annessi e connessi), è successo con l’Unità d’Italia e il Risorgimento.

Ora, che ci piaccia o no, l’unità fu fatta ai danni delle regioni meridionali. Visto che la storia è scritta dai vincitori, non ci piace ricordare che nel periodo pre-unitario al Sud erano sviluppatissime le piantagioni di agrumi, baco da seta, ulivi, zucchero di canna, piantagioni che vennero spazzate via dopo l’Unità per una serie di interventi economici mirati a sostenere le industrie del Nord.

Non ci piace ricordare che esistevano nel periodo pre-unitario industrie anche al sud (in Calabria avevamo il centro siderurgico di Mongiana, apprezzato in tutto il mondo, fatto chiudere per poi fare costruire le acciaierie di Terni). Né ci piace ricordare come queste realtà industriali fallirono: per mancanza di commesse statali, perché ritenute “obsolete”…perché erano a Sud.

Non ci piace ricordare i massacri dell’esercito piemontese, venuto per la “liberazione”, e le fosse comuni che si scoprono (una, 24 metri per 12, sotto la scuola media di Gaeta) si fanno prontamente richiudere per non suscitare scandalo (in quel caso erano  già 2000 le salme riesumate).

Non ci piace ricordare che almeno 41 paesi furono distrutti (e non si sa quanti cancellati dalla carta geografica).

Non ci piace ricordare che quando l’esercito garibaldino si sciolse con la promessa dell’immissione nel reparto nazionale, solo i settentrionali furono ammessi, perché i meridionali erano “più interessati al bottino” (dopo che le scorrerie le avevano fatte tutti quanti).

Non ci piace ricordare che dopo la conquista, nella cassa comune della neonata Italia il Sud contribuì con il 60% dei soldi, la Lombardia con l’1e qualcosa, il  Piemonte con il 4%  e più della metà del debito complessivo….

Non ci piace ricordare che i piemontesi fecero leggi come considerare armi anche gli attrezzi da lavoro dei contadini, il divieto di prendere cibo dai paesi vicini, di andare nei boschi e di portare viveri fuori dalle mura del comune…e i contadini, con che “campavano”?

Non ci piace ricordare che il Banco di Napoli non potè espandersi nel resto d’Italia (al contrario della banche settentrionali), e che quando nacque la Banca d’Italia furono distribuite 20.000 azioni al Sud  contro le 280.000 al Nord.

Non ci piace ricordare. La “sindrome da risarcimento” di cui parla il prof., in realtà, è partita da Nord. Qui al Sud, non abbiamo più memoria. Non sappiamo cosa è successo. Ci hanno convinti di essere “da meno”, che tanto non cambierà mai niente, e ci siamo convinti.

E’  arrivata la Prima Guerra Mondiale, abbiamo dato il più alto contributo di sangue e incassato il 7,4% di spese per i rifornimenti alle forze armate contro il 92,6% del nord. E’ arrivato il fascismo,  c’è stata la bonifica delle paludi pontine per darle ai settentrionali, c’è stata l’imposizione di produrre grano che ha dato il colpo di grazia a qualsiasi tentativo di ricominciare a produrre altro. Dopo la seconda guerra mondiale, il Sud,  campo di battaglia dal ’43, non è stato ritenuto “consono ” perché troppo malridotto per investire i soldi del piano Marshall, (investiti al Nord, avrebbero reso di più e in minor tempo, e così è stato fatto)…. arriva  la diaspora emigratoria. E non ci piace ricordare quanto le rimesse degli emigrati meridionali abbiano fatto per l’economia del Paese (nonostante non avessero avuto nessuna agevolazione prima di partire).

Si è creata la Cassa del Mezzogiorno, la tanto vituperata Cassa del Mezzogiorno… si calcola che si sono spesi in quegli anni tra lo 0,5 e lo 0,7% del pil. Oggi, senza la Cassa, si spende in interventi per il Sud lo 0,8.  E cosa si costruiva di così “straordinario ” in quegli anni al Sud?  strade, acquedotti, reti elettriche, scuole, ospedali…

Perché, meno sussidi, strade, aeroporti, uguale: meno concorrenza al nord, che però deve impiegare i propri capitali all’estero (siamo il paese che paradossalmente esporta contemporaneamente manodopera e capitali).

La “sindrome da risarcimento”, in realtà, per volontà dei governanti, si è trasformata in sussidiarietà… durante la crisi petrolifera del ’73, si decise che i finanziamenti dovessero essere erogati, anziché agli investimenti industriali, come sostegno al reddito delle persone (era il periodo della ristrutturazione delle industrie). Da lì, l’incremento del debito pubblico,  con il Sud che continua a svolgere l’oramai atavico ruolo di “consumatore di beni” e il Nord che, come creditore dello Stato, incassa il 90% degli interessi.

E’ un problema di storia. E la storia, ripeto, è scritta dai vincitori.

Non è che, come scrive il prof., la “sindrome da risarcimento influenza i comportamenti dei meridionali”… noi non sappiamo nemmeno di dover essere risarciti!

Se qualcosa sta cambiando, è perché se da 15 anni, sempre più forte, si grida al “terrone inefficiente, viziato, sostenuto dallo Stato perché pigro o incapace di fare da sé”, allora qualche domanda qualcuno che non si ritiene così deficiente,  incomincia a porsela…

Per quanto riguarda i pregiudizi del Nord, mi sembra che il prof. sia un po’ più mellifluo… Dopo aver soltanto accennato alla falsità relativa alla diminuzione dei prezzi in una ipotetica secessione del Sud (perché in effetti ci sono a monte una serie di tecnicismi di natura economica), la perla di saggezza è che, tolto il Sud, si avrebbe meno territorio, quindi, meno (cosa? Prestigio? Potere?) rispetto alla altre nazioni in Europa.

Leggendo quel periodo, mi stavo sentendo male. Ecco perché, poi, la “sindrome da risarcimento”…altro che sindrome!!!! Se è solo perché siamo un “pezzo di terra in più” che dovremmo rimanere attaccati (anzi, che loro dovrebbero tollerarci), vuol dire che davvero non è cambiato niente da 150 anni, perché il messaggio non passa. Perché la storia è scritta dai vincitori. E il prof. (ho controllato dopo aver letto l’articolo) è di Bologna. “La dotta”, ma in Emilia Romagna (sono del Sud, ma un po’ di geografia la ricordo, poi c’è Internet….).

Questa “ovvietà” per cui il Nord possiede “ le carte migliori”, prendiamola come ovvietà, ma chiediamoci da dove venga, altrimenti si rischia davvero di cadere nel “non sono come noi” che è all’origine di ogni tipo di razzismo.

Per quanto riguarda le due soluzioni, ovvio che il prof. propenda per quella brasiliana! Se scegliessimo (ma è abbastanza utopica come soluzione, ed è volgare rispondere con la stessa moneta) quella slovacca, i “fratelli” del Nord perderebbero il “pezzo di terra” di cui sopra…

Senza considerare che questo “chiedere di più” francamente io non l’ho notato. Chiedere sempre di più a chi? Alle Ferrovie dello Stato che ci hanno completamente cancellato dal piano di infrastrutture? Al balletto di governi che annunciano e non realizzano?

Per fare industria al Sud oggi si deve pagare di più l’energia elettrica, perfino se prodotta in impianti del Sud (ma gli impianti si possano fermare senza preavviso per insufficienza della rete); si  deve accettare che il credito bancario sia del 30% in più con tempi di lavorazione più lenti e i mutui abbiano un sovrattasso di 3 punti; che collegamenti e trasporti incidano di più per arretratezza della rete viaria ed inesistenza di quella ferroviaria. E poi, solo poi, si aggiunge il pizzo (la mafia è complice e sodale di un sistema come questo, ma non è la madre di tutte le disgrazie del Sud, come vorrebbero farci credere per scaricarsi di dosso le responsabilità.)

Questo è proprio il punto. Al Sud abbiamo il 30% in meno di infrastrutture. Se chiediamo di essere messi al passo, chiediamo di più, perché siamo destinati al meno.

Meno male.

PS: l’articolo di Panebianco è scomparso oggi dalla homepage di corriere.it…si può trovarlo in “editoriali”….esigenze di redazione, sicuramente

strill.it

Vizi e pregiudizi contro lo sviluppo

Le tante bugie tra Nord e Sud

Vizi e pregiudizi contro lo sviluppo

Le tante bugie tra Nord e Sud

Non si verrà mai a capo della divisione Nord/Sud se non si aggrediranno certe costruzioni ideologiche che funzionano da schermo, che impediscono di vedere la realtà, e di fatto la legittimano e la perpetuano. Mi riferisco, in primo luogo, a quella «teoria del colonialismo interno» abbeverandosi alla quale sono cresciute intere generazioni di meridionali. È la teoria secondo cui, dall’Unità in poi, il Sud sarebbe stato vittima della colonizzazione, con annesso sfruttamento, del Nord. Come tutte le costruzioni ideologiche, la teoria mescola qualche verità e molte bugie. Essa ha dato luogo a una «sindrome da risarcimento» che ha legittimato per decenni un colossale trasferimento di risorse pubbliche dal Nord al Sud. Poco male se si fosse trattato di una «bugia utile», se fosse servita a colmare il divario, a creare nel Sud le condizioni per uno sviluppo economico auto-sostenuto. Ma quella strada ha portato solo a disastri: dilatazione della intermediazione politica, gonfiamento dei ceti politico- burocratici, parassitismo, corruzione, alimentazione della criminalità. Il contrario di ciò che serve allo sviluppo. Ma, nonostante l’evidenza, teoria del colonialismo interno e sindrome da risarcimento sono tuttora vive, influenzano gli atteggiamenti e i comportamenti di molti meridionali. Quale altra fonte di legittimazione potrebbe avere, ad esempio, la ventilata Lega del Sud?
ventilata Lega del Sud? Anche al Nord, naturalmente, abbondano stereotipi e costruzioni ideologiche. Nella diffusa idea che il Sud sia solo una palla al piede per lo sviluppo del Nord convivono verità (sull’oggettivo costo del Sud) e bugie. È falso che il Nord non pagherebbe alti prezzi facendo a meno del Sud. Amputata del Sud, quanto meno, l’Italia subirebbe un drastico declassamento in Europa, cesserebbe di essere uno dei quattro grandi Stati europei. È comunque ovvio che il Nord possiede le carte migliori. È un’asimmetria di cui le classi dirigenti del Mezzogiorno devono tener conto.
Il Sud ha di fronte due strade: la via «brasiliana» e la via «slovacca». Esistono certe interessanti analogie fra la storia dell’America Latina e quella del Sud d’Italia. Per un lungo periodo, le classi dirigenti latinoamericane coltivarono nei confronti degli Stati Uniti lo stesso atteggiamento di molti meridionali italiani nei confronti del nostro Nord. Attribuendo all’imperialismo yankee la causa del proprio sottosviluppo i latinoamericani si autoassolvevano da ogni responsabilità e, con i loro comportamenti, perpetuavano il sottosviluppo. Poi in alcuni Paesi (Brasile, Cile ed altri), le classi dirigenti si sono rinnovate rimuovendo alcuni degli antichi vizi. Anziché continuare ad imputare ad altri la colpa delle proprie disgrazie hanno inaugurato vere politiche di sviluppo che hanno dato in brevissimo tempo grandi frutti. Abbandonare la sciagurata teoria del colonialismo interno è necessario perché il Sud possa cominciare a seguirne le orme.
In alternativa, il Sud può scegliere la via slovacca. La Slovacchia era la parte più povera della Cecoslovacchia. Gli slovacchi tirarono troppo la corda, pretesero troppe risorse. Minacciarono anche la secessione. I cechi risposero: accomodatevi. E secessione fu. Sarebbe assai più utile per il Sud, e per l’Italia tutta, se il Mezzogiorno (magari sfruttando l’occasione del varo del federalismo fiscale) si decidesse ad imboccare la via brasiliana.

Angelo Panebianco

SGUARDI- IPOTESI- TEOREMI-ENTI VIRTUOSI-

Caro autore  A. Panebianco, m’inserisco nel tuo articolo riportato sul Sasso di Mimma Surace per capire il discorso  da te condotto di non facile “lettura”  Vizi e pregiudizi contro lo sviluppo- Le tante bugie tra Nord e Sud;

Premesso che la dott/ssa Surace con la sua lezione sul meridione e meridionalismo ha istruito anche me che sono un po’ ignorante. e tanti altri italiani, che disconoscono la storia  della bella Italia.

L’Italia oggi è una Repubblica che va dal passo di Cadibona  al Quarnaro con la cinta delle Alpi

M A C O  N G R A N P E L E R E C A G I U’  delle sue isole, dei suoi arcipelaghi e annessi.

Si disquisisce su  ipotesi , Teoremi non equivalenti   alle forme di vita che   vivono gli italiani per il momento.

Non interessa né la teoria della Slovacchia né quella Brasiliana; nel 2006 una mia visita nella foresta amazzonica per l’inaugurazione della Missione San Pio da Pietrelcina Missionario nel Mondo mi ha fatto conoscere  quella realtà culturale , sociale ,povera, in evoluzione che non rispecchia il nostro modo di vivere, produttivo, economico sociale, tecnologico ecc— anche se è una nazione che merita attenzione e rispetto.

Noi italiani non abbiamo bisogno di modelli, di stereotipi  di vita o trasformazione- Abbiamo la nostra cultura, il nostro mondo tecnologico, scientifico e letterario  ed è spiacevole constatare che i settentrionali non conoscono i meridionali e viceversa, dovrebbe esistere una reciprocità interculturale,

Dante ha unito i vari stati italiani cercando di dare una eguale spiritualità ma… ancora non si è riusciti nell’intento di avere lo stesso godimento spirituale e materiale pur essendo tutti italiani.

Stimo Bossi però non condivido la sua politica anche se egli ha un elettorato che lo segue

ed esige forme di vita e comportamenti non realizzabili , sia per la conformazione orografica  della penisola Italia, sia per la sua storia e la varietà  della sua popolazione, sia per la fratellanza di tutti i vecchi stati che ci unisce nella Patria Italia oggi Repubblica Italiana

Vincenzo de benedetto

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Data:
domenica 11 luglio 2010
Ora:
18.00 – 20.00
Luogo:
Reggio Calabria, Corso Garibaldi (da P.zza Camagna) e Via Marina

https://i1.wp.com/29.media.tumblr.com/tumblr_kscbarvAp31qz5vmco1_400.jpg

Iniziativa rinviata a data da destinarsi

Descrizione

Scendiamo “in piazza” per distribuire i volantini di sensibilizzazione contro la pubblicità e la comunicazione offensiva per le donne, nell’ambito della campagna “Immagini amiche” promossa dall’UDI nazionale alla quale ha aderito l’UDI Le Orme di Reggio Calabria.

La Campagna è in corso, e si concluderà il 25 novembre prossimo in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Risultati, materiali raccolti e istanze verranno quindi portati all’ONU.

Il suo obiettivo è di contrastare una pratica di comunicazione massicciamente generalizzata nei media, soprattutto visuale ma anche linguistica, che usa un unico modello stereotipato e lesivo dell’immagine femminile.

Molti comuni hanno aderito alla proposta dell’UDI (che ne sta pubblicando e aggiornando gli elenchi) e hanno adottato delibere a sostegno della moratoria della pubblicità lesiva del genere femminile. Di conseguenza, applicando la risoluzione del Parlamento europeo, non concedono spazi pubblicitari alle immagini ritenute offensive.

Nell’ambito di questa iniziativa l’UDI di Reggio Calabria ha elaborato uno SPOT già mandato in onda da RAI 3 TG regione e tuttora trasmesso dalle emittenti locali. Lo Spot ha lo scopo di segnalare come alcune forme quotidiane di comunicazione, ritenute “normali” dalla consuetudine, siano invece offensive e mortificanti perché poggiano su una disparità di relazione tra i generi, legittimando e generando violenza nei confronti delle donne, con tutti gli effetti negativi in termini di rappresentazione femminile nell’immaginario collettivo e nel senso comune.
Il corpo, e di conseguenza la figura della donna e il suo immaginario, vengono tradotti in semplici quanto logore equazioni o metafore di seduzione, e mercificati. In ogni circostanza di comunicazione, anche la più banale, il corpo e la figura della donna sono di servizio, non pensanti, non parlanti, semplici strumenti di piacere visivo, in ricorrenti posture erotiche codificate. Per la missione tecnica di vendita devono svolgere le funzioni simboliche di vampiro e di odalisca con la finalità del consumo-acquisto. Tali tecniche di suggestione ben studiate e sperimentate da specialisti hanno ormai creato un vero e proprio linguaggio sul piano percettivo e, quando manca una riflessione critica, non vengono consapevolmente avvertite perché ormai hanno dato forma a una normalità.
Esprimiamo preoccupazione, esclusivamente sul piano culturale e della implicazione sociale, al di fuori di ogni possibile moralismo che censuri la nudità e la libertà dell’eros, per ciò che stiamo trasmettendo di distorto alle giovani generazioni. Il modello unico proposto attraverso la moda, la tv, i media in generale, si traduce in modello di riferimento e ha la pretesa di dettare uno style life esclusivo elitario, dove è sottilmente implicita l’irrisione per chi non lo adotta. Un deterrente psicologico utilitaristico da cui in particolare giovani e giovanissimi vengono fortemente influenzati e condizionati.

L’obiettivo è anche sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di far nascere un’azione allargata e condivisa di opposizione e diffondere la consapevolezza che la strumentalizzazione del corpo femminile, usato come strategia privilegiata di marketing e ridotto ad oggetto di attrazione per il consumatore sulla base di un pretesto attrattivo sessuale, azzera in un colpo anni di lotte delle donne per rivendicare libertà, autodeterminazione, pari dignità e pari diritti.

Domenica 11 luglio alle ore 18 le socie dell’UDI distribuiranno volantini informativi nel centro della città. Queste sono le prime tappe di una campagna che prenderà altre forme nel corso dell’anno.

Ecco il video realizzato per la campagna contro la comunicazione offensiva per le donne:
http://www.youtube.com/watch?v=D7BdbSMGSQo

in proposito si può leggere il post

Minima Immoralia

giugno 27, 2009 di mimmasuraci
in questo stesso blog

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Lotta alla Sla: la commovente esperienza del reggino Maurizio PDF Stampa E-mail
Giovedì 24 Giugno 2010 10:07
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di Peppe Caridi –
La Sla è quella malattia che ti spegne lentamente mentre tu sei cosciente. E’ la mente che può ucciderti o farti andare avanti. Sta a te decidere: io l’ho fatto“. E’ questo lo slogan di Maurizio, un reggino che vive la tragedia della Sla. La sclerosi laterale amiotrofica, chiamata anche morbo di Lou Gehrig, è considerata una delle malattie più drammatiche da affrontare, perchè annulla le funzioni fisiche del corpo senza minimamente minare il cervello: lascia in uno stato di apatica coscienza con la mente libera di mandare al corpo qualsiasi tipo di impulso senza avere risposte.

Maurizio, però, a Reggio Calabria ha deciso di combattere e lottare contro questa grave malattia che ogni giorno di più tenta di farlo arrendere.

Ogni mattina inizia la sua “partita personale per la vita in cui ci sono giornate in cui si vince facilmente, molte altre in cui già all’alba si sta già perdendo, ma l’importante è arrivare alla sera anche solo pareggiando i conti ed “essere fieri di aver lottato“.

Maurizio ha creato il sito internet http://www.slamente.it, uno spazio dedicato alla malattia “per diffondere la conoscenza e per cercare di aiutare qualcuno che si dovesse trovare ad affrontare lo stesso problema e non sa come fare“.

Maurizio ha inoltre messo a disposizione la sua email per “informazioni e richieste d’aiuto di chiunque avrà necessita“.

E promette: “finchè mi sarà concesso, utilizzerò le mie forze per fare qualcosa di positivo“.

Un grande esempio di generosità, audacia e coraggio.

Riportiamo la sua storia direttamente da http://www.slamente.it:

“Mi chiamo Maurizio, ho 32 anni sono nato a Roma, ma attualmente vivo a Reggio Calabria, dove ho creato la mia famiglia.
Il tutto è cominciato verso la fine di Dicembre 2007, ero a lavoro, e ogni giorno mi sentivo sempre più stanco e debole, a volte camminando o correndo mi sembrava di avere un muro di fronte che mi respingeva, come nei più classici sogni.
Era il 2 Gennaio 2008, la mia camminata era spastica, i movimenti che pensavo di dare col cervello non venivano eseguiti dai miei muscoli. La mattina seguente ero peggiorato…………. a dire il vero praticamente paralizzato; immediatamente il ricovero d’urgenza, chi parlava di tumori, chi di leucemia, etc. etc. Il terrore dentro di me si faceva avanti………… da lì inizia il mio lungo calvario a 3 mesi dalla nascita di nostro figlio.
Nei primi ricoveri ed accertamenti mi avevano diagnosticato una “Mielite trasversa”, intanto le cose non andavano per niente bene, ormai camminavo a stento con le stampelle.
Mio figlio Andrea il 14 Aprile era nato, la cosa più terribile è che nella mia situazione non ho mai potuto dare nè a lui nè a mia moglie le dovute attenzioni. Anche la semplicità e la gioia di un abbraccio o di un gioco, sogno di qualsiasi padre, per me era impossile.
Dopo un ricovero a Milano, dove non sono stati in grado di fornire nessuna diagnosi, torno a Reggio dove, dopo altro ricovero si pensa ora a una “Vasculite” di forma rara, dopo alcuni terribili esami e 22 giorni di ospedale decidono di iniziare la chemioterapia.
Per 3 mesi ogni mese ricovero e chemio, che sistematicamente mi faceva stare male e peggioravo ulteriormente; al terzo mese mi rifiuto di continuare la chemio visto che il problema ora era passato anche alle mani e alle braccia, facendo presente di valutare la SLA che secondo me combaciava purtroppo con i miei sintomi.
Dopo altri accertamenti, e un calvario fatto di numerosissimi prelievi, 3 prelievi del liquor, 7 Risonanze, 1 angioTAC, 1 TAC totalbody, radiografie, biopsia arteria temporale, angiografia, 2 elettromiografie, potenziali evocati, etc… la diagnosi era …….. SLA.
Praticamente mi ero fatto con mia moglie la diagnosi da solo. Per una conferma ultimo viaggio a Roma al Gemelli dove anche loro confermano la diagnosi.
A 1 anno e 3 mesi la situazione è che non cammino quasi più, sono sulla sedia a rotelle, le braccia e le mani ancora un poco le muovo, ho difficoltà nel deglutire liquidi e un pò nel parlare, la testa ogni tanto non riesco più a reggerla.
Sono passati circa 2 anni, la testa non si regge più bene ho bisogno del poggiatesta tutto il giorno.
A fine Febbraio 2010 ricovero al centro clinico NEMO al Niguarda di Milano, effettuati i controlli di routine e fatto l’esame della deglutizione, è stato trovato un peggioramento sia nella deglutizione consigliandomi una dieta omogenea, sia nella respirazione iniziando una ventilazione notturna. Mi viene anche consigliato di mettere al più presto la PEG per la nutrizione visto il calo di peso riscontrato.
Nonostante tutto sono vivo, e combatto per me, per mio figlio e mia moglie, ma anche per gli altri”
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