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Archive for agosto 2010

Nei giorni scorsi è mancato un fratello di  mio marito, che desidero ricordare con questa bella  poesia  di Giovanni Pascoli, che esprime con delicata sofferenza il mistero della vita.

“Il libro “

I

Sopra il leggìo di quercia è nell’altana,
aperto, il libro. Quella quercia ancora,
esercitata dalla tramontana,

viveva nella sua selva sonora;
e quel libro era antico. Eccolo: aperto,
sembra che ascolti il tarlo che lavora.

E sembra ch’uno (donde mai? non, certo,
dal tremulo uscio, cui tentenna il vento
delle montagne e il vento del deserto,

sorti d’un tratto…) sia venuto, e lento
sfogli – se n’ode il crepitar leggiero –
le carte. E l’uomo non vedo io: lo sento,

invisibile, là, come il pensiero…

II

Un uomo è là, che sfoglia dalla prima
carta all’estrema, rapido, e pian piano
va, dall’estrema, a ritrovar la prima.

E poi nell’ira del cercar suo vano
volta i fragili fogli a venti, a trenta,
a cento, con l’impazïente mano.

E poi li volge a uno a uno, lenta-
mente, esitando; ma via via più forte,
più presto, i fogli contro i fogli avventa.

Sosta… Trovò? Non gemono le porte
più, tutto oscilla in un silenzio austero.
Legge?… Un istante; e volta le contorte

pagine, e torna ad inseguire il vero.

III

E sfoglia ancora; al vespro, che da nere
nubi rosseggia; tra un errar di tuoni,
tra un alïare come di chimere.

E sfoglia ancora, mentre i padiglioni
tumidi al vento l’ombra tende, e viene
con le deserte costellazïoni

la sacra notte. Ancora e sempre: bene
io n’odo il crepito arido tra canti
lunghi nel cielo come di sirene.

Sempre. Io lo sento, tra le voci erranti,
invisibile, là, come il pensiero,
che sfoglia, avanti indietro, indietro avanti,

sotto le stelle, il libro del mistero.

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X Agosto
di G.Pascoli

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

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Ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio e audacia per proporre  in una  calda sera di agosto in riva allo stretto un evento di notevole importanza culturale. Lunedì 2 agosto nella suggestiva cornice del Chiostro di San Giorgio al Corso messo a disposizione dal Parroco don Nuccio Santoro sempre impegnato nel sociale, il Cis, Centro Internazionale Scrittori di Reggio Calabria ha offerto a un numeroso pubblico attento e partecipe, la visione del film “ Liberarsi. Figli di una rivoluzione minore” opera del regista reggino Salvatore Romano, che ha elaborato una analisi critica sofferta e profonda dei famosi Fatti di Reggio del 1970. Il film fa venire la pelle d’oca : umiltà e spietatezza, determinazione e disperazione, Stato e anti Stato, popolo e potere, anzi poteri diversi, si intrecciano per tentare di dare un significato concreto ad un fatto emblematico di quegli anni, quando una piccola colonia, quale era stata ridotta dall’unificazione risorgimentale in avanti, una città come Reggio Calabria ha osato ribellarsi contro la madrepatria, la quale, a sua volta, per sopprimere la ribellione di un popolo intero non sa fare altro che invadere la città con  i carri armati delle forze dell’ordine istituzionali. Il film è ben costruito e la storia fedele ai fatti realmente accaduti, suscita emozioni e sentimenti spesso sopiti, ma pur essendo  in un certo senso duro, il lavoro non risulta mai pesante, anzi cattura l’attenzione e stimola commenti e riflessioni quantomai attuali.Tra le infinite celebrazioni che si rincorrono per i 40 anni della Rivoluzione di Reggio Calabria questo film ne rappresenta, secondo me, il modo migliore, nel senso che è un lavoro, sicuramente faticoso e sofferto, che rifugge da ogni retorica e che pone interrogativi tuttora attuali.Il fatto poi che questo film non trovi spazio per la diffusione conferma che la storia d’italia, e per essa i suoi rappresentatanti istituzionali ancora non hanno chiuso i conti con  i  FATTI DI REGGIO. In questo senso il nostro è uno Stato Monco, che non può guardare al futuro perchè non ha il coraggio e la forza di chiudere con il passato.  Un lavoro, quello di Salvatore Romano, che cerca la verità, e ,quindi, per certi versi , scomodo,  e che anche per questo dovrebbe  essere trasmesso  pure dalla televisione, soprattutto da quella di Stato, unica emittente negli anni settanta, per cercare  di rimediare  in qualche modo ai danni, alle mistificazioni e alle falsità mandati in onda nei telegiornali dell’epoca. Nel cast anche Giacomo Battaglia nei panni di un sacerdote molto credibile. Bravo Battaglia anche se non ricopriva un ruolo comico. Presenti all’evento Battaglia  e l’insostituibile Misefari hanno offerto una parentesi leggera  quantomai gradita per allentare la tensione dopo la proiezione del film.La serata è stata presentata dalla Presidente del Centro Scrittori Rosita Loreley Borruto  con  la partecipazione di Mimmo Raffa, giornalista e attore reggino responsabile di Blu Sky cabaret.All’evento era presente anche l’attore  nostro conterraneo Paolo Fiorino .

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