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Archive for marzo 2012

Da oggi questo sasso è un blog a impatto zero!

Partecipando alla lodevole iniziativa ambientalista promossa da DoveConviene.it, il sito che aggrega tutti i volantini promozionali e li rende consultabili online, ho permesso ad un nuovo albero di vedere la luce in una zona boschiva a rischio di desertificazione.

L’iniziativa è molto semplice: per ogni blog che aderisce al progetto DoveConviene pianta un albero la cui produzione di ossigeno andrà a compensare le emissioni di anidride carbonica prodotte dal mio sito.

Forse non tutti sanno che in media un sito internet si fa carico ogni anno dell’emissione di 3,6 kg di CO2, a fronte di ciò invece un albero è in grado di assorbirne fino a 5 kg all’anno. Il bilancio finale è a favore dell’ossigeno, il mio blog ne guadagna, l’ambiente ne guadagna e con lui tutti noi.

DoveConviene tramite l’attività di distribuzione di volantini in formato elettronico si sta facendo portavoce di una nuova tendenza mirata alla diminuzione dell’utilizzo e spreco di carta per scopi pubblicitari. Tutti i più popolari e diffusi volantini, come quelli di

Ikea
Mercatone Uno
Mondo Convenienza

sono ora disponibili anche online, consultabili al pc ma anche tramite apposite applicazioni per iPhone, iPad e Android.

I volantini inoltre sono facilmente consultabili, eccone degli esempi:

Darty -> http://www.doveconviene.it/volantino/darty
Prenatal -> http://www.doveconviene.it/volantino/prenatal
Acqua e Sapone -> http://www.doveconviene.it/volantino/acqua-e-sapone

In 12 mesi di attività sono stati già piantati più di 1.000 alberi, ma l’iniziativa non si ferma qui e per i prossimi mesi la sfida lanciata è ancora più ardua: piantare altri 1000 alberi entro la fine di agosto. Se l’intento riuscirà altri alberi verranno aggiunti al computo totale come premio alla zelanza dei blogger italiani. Perciò partecipiamo tutti numerosi!

Per chi vuole approfondire nel dettaglio sull’iniziativa vi invitiamo a visitare http://www.iplantatree.org/project/7

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UNA SERATA DIVERSA IN UN NUOVO MONDO COLTURALE CHE CAMBIA nel  50 compleanno del  Dottor Marco Ferrazzoli

Marco Ferrazzoli

 

 

 

 

DVB Vincenzo De Benedetto. In una cornice tanto insolita quanto particolarmente interessante e suggestiva Marco Ferrazzoli ha riunito gli  amici per ricordare il giorno del suo cinquantesimo compleanno, il 18 marzo 2012.

Ad ospitarci il  MUSEO “VENANZO CROCETTI” sulla Via Cassia 492 Roma

Questa struttura, forse  non conosciuta come meriterebbe,  ma  di notevole rilievo nel mondo dell’arte moderna, offre una accoglienza diversa da altre entità museali come ad esempio l’intrattenimento tra amici uniti da comuni interessi. In una architettura semplice e lineare, raccoglie una produzione artistica di Vincenzo Crocetti scultore ( 1913-2003 ) ospitando un numero rilevante di opere in bronzo.

Queste sono disposte su due piani, in locali adatti, oltre che a spazi espositivi anche  a conferenze, contenenti anche la sua bottega di artista, fucina delle sue opere, con relative attrezzature da cui si legge come lavorava l’artista. In questo suggestivo interno di un mondo plastico sono evidenti le visioni dei bozzetti e delle opere rimaste incompiute su grandi e piccole “anime” .

Alla visione di tale produzione la mente del visitatore si apre, sogna, vaga nella fantasia della creatività per tuffarsi nella realtà produttiva di Crocetti.

· La Fondazione  detiene una elevata produzione risultante nell’arco temporale della vita dell’artista . Si tratta di una raccolta di 90 sculture in bronzo una di marmo- disegni e dipinti su tela (1930 al 1998). Si riportano anche alcuni capolavori ospiti lungo il percorso di varia natura essi vengono indicati nella guida del museo.

Fra le opere spiccano i capolavori come Gazzella ferita e Fanciulla al Fiume entrambe del ’34 Ragazza seduta del ’46, Bozzetto per la porta di san Pietro in Vaticano del ’58, Modella in riposo ’64, La Maddalena del 1973/76,  Modella che riordina i capelli dell’85,  Maternità del 98. Il Museo si articola su due piani con cinque sale di esposizione permanente e una sala conferenze che ospita anche mostre temporanee . Nell’interrato il Maestro aveva allestito una Cappella corredata da statue e bassorilievi marmorei tra i quali  spiccano  i candelabri e un Crocifisso, naturalmente opera dell’artista, la cui produzione è di una bellezza lineare, leggibile, piacevole e attenta con rifinute di pregio nei minimi particolari.

Il numerosissimo pubblico ha ammirato queste raffinate bellezze estetiche offerte dallaraffinata  sensibilità culturale di Marco.

Di fatto Marco e la sua gentile consorte con questa iniziativa ludico-culturale ci hanno sbalordito per la novità del saluto augurale.

La sorpresa continua con uno spettacolo ricco d ricordi, di ideali, di storia e fantasia con l’animazione da parte del Trio  “NAPOLINCANTO” di  Gianni Aversano, Domenico De Luca e Ferdinando Piscopo, che hanno coinvolto nella loro esibizione anche il pubblico presente con divertimento generale.

Tutti i presenti, infatti, hanno partecipato sentendosi coinvolti dalla musicalità della intramontabile canzone napoletana ricca di nostalgia, dialetto e passionalità di una terra unica e affascinante.

A completare l’Agape un brindisi nel giardino museale in onore del festeggiato. Tutti gli invitati hanno rinnovato i voti augurali al Dott. Marco Ferrazzoli, ringraziandolo insieme alla moglie per aver fatto assaporare agli amici una nuova forma d’incontro conviviale.

Il mio auspicio è che questo modo di festeggiare possa diventare una  delle forme  alternative ( soprattutto alle grandi abbuffate pesanti e indigeste ) privilegiando il benessere psicofisico e che il bel Museo Crocetti possa essere inserito nei percorsi didattici e non solo della Capitale.

Intanto rinnovo i miei migliori auguri al Dottor Ferrazzoli, responsabile dell’Ufficio stampa del CNR e autore, tra l’altro, del bel volume su Guareschi Non solo Don Camillo.

Ospito volentieri il post del professore De Benedetto e  anch’io, da questo blog, formulo i migliori e più sentiti auguri  al Dott. Ferrazzoli

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Le antiche origini della Pasqua nei culti primaverili in onore della Dea  Eostre

L’Equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei due momenti dell’anno in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio (la parola equinozio deriva dal latino “aequus nox”, notte uguale).

Astronomicamente l’equinozio di primavera (chiamato anche Vernale) è il momento in cui il sole si trova al di sopra dell’equatore celeste.

L’Equinozio d’autunno segna l’inizio della metà oscura dell’anno e quello di primavera l’esatto opposto: è l’inizio della metà luminosa, quando le ore di luce superano le ore di buio. E’ il primo giorno della primavera, la stagione della rinascita, associata presso varie culture a concetti come fertilità, resurrezione, inizio.

Le antiche tradizioni ci offrono infatti tutta una serie di miti legati alla primavera, che hanno al loro centro l’idea di un sacrificio a cui succede una rinascita.

Un mito che mostra bene l’idea di un sacrificio e di una successiva rinascita è quello frigio di Attis e Cibele: Attis, bellissimo giovane nato dal sangue della dea Cibele e da questa amato, voleva abbandonarla per sposare una donna mortale. Cibele lo fece impazzire ed egli si evirò morendo dissanguato. Dal suo sangue nacquero viole e mammole. Gli dei, non potendolo resuscitare, lo trasformarono in un pino sempreverde.

Dopo l’Equinozio, si svolgevano nel mondo ellenico le Adonìe, feste della resurrezione di Adone, bellissimo giovane amato dalla dea Afrodite che venne ucciso da un cinghiale (forse il dio Ares ingelosito).

Adone era in realtà il dio assiro-babilonese Tammuz, a cui i fedeli si rivolgevano chiamandolo “Adon” (Signore). Egli dimorava sei mesi all’anno negli inferi, come il sole quando si trova al di sotto dell’equatore celeste (autunno e inverno). Si festeggiava a primavera la sua risalita alla luce quando si ricongiungeva alla dea Ishtar, l’equivalente dell’Afrodite greca. Allo stesso modo si festeggiava Persefone che ritorna nel mondo dopo aver trascorso sei mesi nel regno dei morti.

Tutti questi miti ci mostrano l’unione di un simbolismo celeste (il cammino del sole nel cielo) e un simbolismo terrestre (il risveglio della Natura) in cui riecheggia il tema del matrimonio fra una divinità maschile, celeste o solare, ed una femminile, legata alla terra o alla luna. La primavera era infatti la stagione degli  accoppiamenti rituali, delle nozze sacre in cui il Dio e la Dea (personificati spesso da un sacerdote e da una sacerdotessa) si accoppiavano per propiziare la fertilità.

Venivano accesi dei fuochi rituali sulle colline e, secondo la tradizione, che peraltro è rimasta ancora oggi nel folklore europeo, più a lungo rimanevano accesi, più fruttifera sarebbe stata la terra.

Questi riti avevano un particolare valore soprattutto nel paganesimo dell’area mediterranea dove già all’equinozio il ritorno della bella stagione e il rinnovarsi della natura è evidente. Per i popoli nordici, come i Celti,la ricorrenza primaverile più importante era Beltane che si celebrava nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio.

Come molte delle antiche festività pagane, anche l’Equinozio di Primavera fu cristianizzato: la prima domenica dopo la prima luna piena che segue l’Equinozio (data fissata nel IV°secolo D.C.),  i cristiani celebrano la Pasqua commemorando la resurrezione di Cristo avvenuta proprio durante la festività ebraica così denominata che ricorda l’esodo del popolo di Israele dall’Egitto.

Ma nei simboli e nelle tradizioni collegate a questa festa sono evidenti i ricordi di  altre e ben più antiche festività poi cancellate dal Cristianesimo con una vera e propria opera di sincretismo.

Il termine “Easter” con cui in inglese si designa la Pasqua ci riporta ad una antica divinità pagana dei popoli nordici, la dea Eostre, assimilabile a Venere, Afrodite e Ishtar, la quale presiedeva ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi.

I popoli Celti denominavano l’equinozio di Primavera   “Eostur-Monath” e successivamente  “Ostara”.

Il nome sembrerebbe provenire da aus o aes e cioè Est, e infatti si tratta di una divinità legata al sole nascente e al suo calore. E del resto il tema dei fuochi e del ritorno dell’astro sarà un tema ricorrente nel prosieguo delle tradizioni pasquali.

A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità e animale sacro in molte tradizioni. I Britanni associavano la lepre alle divinità della luna e della caccia e i Celti la consideravano un animale divinatorio.

Si dice che i disegni sulla superficie della luna piena raffigurino una lepre, ricordo questo dell’associazione dell’animale con divinità lunari. Questa raffigurazione della “lepre nella luna” appare nelle tradizioni cinesi, europee, africane e indiane. Nella tradizione buddhista le leggende narrano di come una lepre si sacrificasse per nutrire il Buddha affamato, balzando nel fuoco. In segno di gratitudine il Buddha impresse l’immagine dell’animale sulla luna. In Cina la lepre lunare ha un pestello ed un mortaio con cui prepara un elisir di immortalità. Gli Indiani Algonchini adoravano la Grande Lepre che si diceva avesse creato la Terra. Nell’antica Europa i Norvegesi rappresentavano le Divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne. Anche la Dea Freya aveva come inservienti delle lepri e la stessa Dea Eostre era raffigurata con una testa di lepre.

La lepre di Eostre, che deponeva l’uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell’anno, è diventata l’odierno coniglio di Pasqua che porta in dono le uova, altro simbolo di fertilità.

Così le uova pasquali si ricollegano alle tradizioni pagane in cui si celebrava il ritorno della dea andando a scambiarsi uova “sacre” sotto l’albero ritenuto “magico” del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.

E l’uovo non è scelto a caso ma è da sempre simbolo di vita, di creazione, di  rinascita.

Per il primitivo raccoglitore e cacciatore la primavera portava gli uccelli a deporre le proprie uova e dunque ad avere un nuovo sostentamento dopo l’austerità dell’inverno.

E la nascita del mondo da un uovo cosmico è un’idea universalmente diffusa che veniva celebrata presso molte civiltà alla festa equinoziale di primavera, quando la natura risorge.

Infatti in numerose mitologie un uovo primordiale, embrione e germe di vita, è il primo essere ad emergere dal Caos: è l'”Uovo del mondo” covato da una Grande Dea e dischiuso dal Dio Sole. Un mito dell’India narra che nella notte dei tempi tutto era immerso nelle tenebre e sepolto in un sonno profondo. L’Assoluto volle creare il cosmo dalla propria sostanza, così creò le acque e vi depose a galleggiare un uovo splendente il quale generò al proprio interno Brahma, il Creatore, che divise poi l’uovo stesso in due parti, formando la terra e il cielo.

Ostara, l’Equinozio di Primavera, è anche il momento dell’incontro della Dea e del Dio fanciulli e della loro danza. E’ infatti per tutti il momento in cui si esce dall’interiorità del lungo inverno e avviene il primo incontro con l’Altro, con l’avventura e la magia della scoperta di ciò che non è noi, con l’innamoramento e la trasformazione.
E’ il primo incrociarsi degli sguardi, il sorriso che scaturisce, la luce di quello che è già un nuovo mondo.

E’ il momento adatto per aprirsi ai sentimenti e viverli nella loro totalità, per rinascere con la Natura e fondersi con la Madre Terra, celebrarla e gioire della Vita che sboccia e si manifesta in tutte le sue forme.

Se vogliamo celebrare l’Equinozio, possiamo farlo con semplici azioni, ricordando che la Primavera ci porta verso il mondo e l’azione concreta in esso. Possiamo ad esempio, in sintonia con l’energia di Oestara:

Svuotare i cassetti, eliminando tutto ciò che non serve e che fa ristagnare l’energia nella stanza.
Camminare nella natura per riconoscere i cambiamenti della Terra mentre si risveglia.
Circondarsi di fiori per ricordare la nostra appartenenza alla natura.
Stendere sulla tavola una tovaglia verde e candele color pastello.
Piantare dei semi in giardino o nei vasi: prendersi l’impegno di crescere le piantine con amore.
Aprire le finestre all’aria di primavera.
Imparare a creare qualcosa con le mani.
Fare un cerchio di arance che rappresentino il sole, pensando a tutto quello che il sole ci dona.
Dipingere delle uova con i simboli del sole e della luna o con delle qualità e di seguito mangiarle per incorporare l’energia del simbolo. Queste uova sono “semi spirituali” che vengono piantati al nostro interno e che germoglieranno durante l’anno.
Meditare sull’immagine dei semi.
Meditare sugli inizi, sull’aria, sull’alba.
Regalare alla Terra del miele, un cristallo o una monetina.
Comprare un libro su una materia completamente nuova che ci affascina e leggerlo.
Fare qualcosa di nuovo, di mai fatto prima …
Aspettare l’alba davanti ad un piccolo falò con amici.

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Comitini

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci voleva una giornalista, tale Rachel Donadio, a rendere celebre un ridente paesino siciliano dell’agrigentino, Comitini appunto, indicato, nientepopodimeno che sul New York Times, come modello degli sprechi all’italiana. Questi i reati contestati a questa piccola comunità : il fatto di avere circa 65 dipendenti comunali cioè più o meno uno su quattordici abitanti e il fatto clamoroso di avere destinato 35.000 euro per mandare in crociera vecchi e bambini. naturalmente non poteva mancare lo zampino di Gian Antonio Stella che non perde occasione per denigrare comunque le realtà del Sud. Ma che male c’è ? che c’è di male nei fatti citati ? Se il Comune di Comitini senza rubare nulla a nessuno riesce ad occupare 65 persone e a consentire loro di vivere dignitosamente, che male c’è? La Donadio perchè non guarda in casa sua dove il comune di New York conta un dipendente su 4 cittadini residenti?

Che male fa il Comune di Comitini se ha la possibilità senza rubare nulla a nessuno di offrire un’occasione di benessere psicofisico a vecchi e bambini offrendo loro una crociera? Dove sta lo spreco? Cosa vorrebbero dire forse Stella e la Donadio che sarebbe meglio destinare quelle somme a finanziare partiti e partitini o ad impinguare le casse di politicanti da strapazzo e di giornalai che blaterano chiacchierando del nulla, mentre preferiscono ignorare le notizie importanti con comportamenti spesso omertosi?

Naturalmente tutti ne parlano e sparlano come dell’argomento del giorno: e Comitini impazza nelle tv e sui giornali.

Personalmente mi auguro che Comitini, grazie alla popolarità procurata da questi eventi, ne tragga beneficio, magari  inserendosi in circuiti importanti come  meta turistica privilegiata.

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Nel nome del “Sommo Poeta”, avviata una nuova collaborazione tra istituzioni vaticane e cultura italiana

DVB Professore Vincenzo De Benedetto manda l’articolo di Antonio D’Angiò che pubblico volentieri

 

 

ROMA, giovedì, 8 marzo 2012 (ZENIT.org) – Ieri, mercoledì 7 marzo, nella sede del Palazzetto degli Anguillara in piazza Sonnino a Roma, si è tenuta la conferenza stampa del nuovo Presidente della Casa di Dante in Roma, Cardinale Gianfranco Ravasi, che ha illustrato i progetti in vista del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, che cadrà nel 2021.

La Casa di Dante in Roma, centenaria istituzione della cultura italiana (fondata nel 1913) e impegnata nello studio e nella divulgazione dell’opera di Dante, ha organizzato negli anni più di 1300 lecture dantis, cioè conferenze di studiosi (anche del calibro di Sapegno, Paratore, Petronio, Zingarelli) che hanno letto e commentato uno dei cento canti della Divina Commedia.

Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha innanzi tutto presentato e poi raccontato a una numerosa e attenta platea, i motivi della Costituzione del Comitato Scientifico Organizzativo per la realizzazione di eventi ed iniziative nell’ambito delle celebrazioni del VII centenario della morte di Dante Alighieri.

Il Comitato esprime la volontà del Vaticano di celebrare degnamente Dante come già avvenuto per il passato, ricordando a questo proposito l’enciclica di Benedetto XV del 1921 (In Praeclara Summorum), la Lettera Apostolica (Altissimi Cantus) di Paolo VI nel 1965 a conclusione del Concilio Vaticano II e infine alcuni riferimenti fatti da Benedetto XVI nella Introduzione al Cristianesimo, ma anche atti concreti come il restauro del tempietto ravennate che custodisce la tomba di Dante, oppure la donazione della corona d’alloro d’oro all’interno del battistero fiorentino.

Del Comitato fanno parte, oltre al professor Enrico Malato, il quale ha coordinato la conferenza stampa e che affiancherà Ravasi alla direzione della Casa di Dante, anche studiosi dell’Università Cattolica di Milano, dell’Università Federico II di Napoli, delle Università romane Roma 3 e LUMSSA, nonché altre istituzioni culturali come i “centri danteschi” di Ravenna e Verona.

Ravasi, molto attento alla valorizzazione della figura di Dante e delle sue opere in particolare presso i giovani e gli insegnanti, intende impegnarsi con questo comitato alla realizzazione di uno o più eventi l’anno come un percorso di avvicinamento alla preparazione del centenario, cercando altresì di fare sinergia e mettere a raccolta tutte le varie iniziative che già sono in campo sull’argomento.

Questo perché vi è un profondo interesse della Chiesa per Dante, emblema di quel patrimonio culturale e artistico necessario per tutta l’umanità, interesse che non può essere rinchiuso però solo nella dimensione accademica ma che va promosso in maniera rinnovata nel mondo dell’istruzione scolastica e in tutti i luoghi che vedono come protagoniste le giovani generazioni, sino ad arrivare agli oratori ed alla formazione catechistica.

Altro filone di ricerca e approfondimento sarà quello teologico, ritenuto sino ad oggi poco attento all’opera dantesca e che dovrà unire il taglio scientifico e le moderne modalità di studio e divulgazione.

Ha portato il suo saluto alla conferenza stampa anche l’Assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma, Cecilia D’Elia, la quale ha rinnovato l’impegno nel collaborare con le Associazioni e con le realtà locali che diffondono la cultura di Dante, citando a questo proposito la prossima nuova sede del “Centro Pio Rajna” all’interno di Villa Altieri all’Esquilino e la manifestazione che si terrà nel mese di maggio a Frascati sulla forza della poesia dantesca.

Nella parte conclusiva, appassionato e coinvolgente intervento del critico d’arte Vittorio Sgarbi il quale, ricordando sia la conoscenza più che decennale con il professor Malato e con il Cardinale Ravasi che la sua ammirazione per i canti del Paradiso, ha concluso affermando che nessuna religione ha prodotto tanta cultura, in termini artistici, letterari, di opere architettoniche, quanto la religione cristiana.

Hanno fornito il loro contributo, infine, anche semplici soci della Casa di Dante e cittadini che hanno auspicato un coinvolgimento di tutti gli associati nelle iniziative di questi importanti eventi e che sia data anche adeguata copertura sui media, in particolare quelli televisivi di maggiore audience, a riprova della grande passione che suscita Dante, almeno in chi lo conosce bene.

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Nemesi storica

La giornata internazionale della donna, cosiddetta festa della donna, ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni paesi europei nel 1911 e in Italia nel 19222.

Nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda, in Germania, dal 18 al 24 agosto 1907, presenti 884 delegati di 25 nazioni – tra i quali i maggiori dirigenti marxisti del tempo, come i tedeschi Rosa Luxemburgg, Clara Zetkinn, August Bebell, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurèss – si discute sull’atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, sul colonialismoo e anche sulla questione femminile e sulla rivendicazione del voto alle donne.
Su quest’ultimo argomento il Congresso vota una risoluzione nella quale i partiti socialisti si impegnano a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne», senza «allearsi con le femministe borghesi che reclamano il diritto di suffragio, ma solo e solamente con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne». Due giorni dopo, dal 26 al 27 agosto, nella Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, nella quale si decide la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: segretaria Clara Zetkin e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (L’uguaglianza), diviene l’organo dell’Internazionale delle donne socialiste.
Non tutti condividono la decisione di escludere ogni alleanza con le «femministe borghesi»: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown , nel febbraio del 1908 scrive sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione». Il 3 maggio 1908, causa l’assenza dell’oratore, un uomo ufficialmente designato, proprio Corinne Brown è chiamata a presiedere la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, chiamata «Woman’s Day», il giorno della donna.; vi si discute, infatti, dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.
Quell’iniziativa non ha un seguito immediato, ma alla fine dell’anno il Partito socialista americano raccomanda a tutte le sezioni locali «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Nasce così negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna, da celebrare il 28 febbraio 1909.
Il lunghissimo sciopero, di circa 20.000 camiciaie newyorkesi, durato dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1909, è considerato, nel Woman’s Day di New York il successivo 27 febbraio, come una manifestazione che univa le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto femminile. Le delegate socialiste americane, forti dell’ormai consolidata affermazione della manifestazione della giornata della donna, decidono pertanto di proporre alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910 – due giorni prima dell’apertura dell’VIII Congresso dell’Internazionale socialista – di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.
Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non risulta che le 100 donne presenti in rappresentanza di 17 paesi abbiano istituito una giornata dedicata ai diritti delle donne: risulta però nel Die Gleichheit, redatto da Clara Zetkin, che una mozione per l’istituzione della Giornata internazionale della donna sia «stata assunta come risoluzione».
Mentre negli Stati Uniti continua a tenersi l’ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europei – Germania, Austria, Svizzera e Danimarca – la giornata della donna ha luogo per la prima volta il 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data viene scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848 durante la rivoluzione il re di Prussia è costretto a riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse fatte e subito dopo dimenticate, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne». In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi.
La manifestazione non ha cadenza annuale, né celebrata in tutti i paesi: in Russia si tiene per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, interrotta dalla polizia zarista. In Germania, dopo la celebrazione del 1911, è ripetuta per la prima volta l’8 marzo 1914, giorno d’inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi, mentre in Francia una manifestazione organizzata dal Partito socialista si svolge a Parigi il 9 marzo 1914.
L’8 marzo 1917
Le celebrazioni sono interrotte dalla Prima guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l’8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia) le donne della capitale guidano una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta incoraggia successive manifestazioni di protesta che portano al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato e privo anche dell’appoggio delle forze armate, così che l’8 marzo 1917 rimane nella storia a indicare l’inizio della «Rivoluzione russa di febbraio». Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista, fissa all’8 marzo la «Giornata internazionale dell’operaia».
In Italia la Giornata internazionale della donna si svolge per la prima volta nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d’Italia, il 12 marzo, in quanto prima domenica successiva all’ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni nasce il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riporta un articolo di Lenin, scomparso l’anno precedente, che ricordava l’8 marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo.
La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuiscono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciano a circolare fantasiose versioni, visioni secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, in gran parte giovani donne immigrate dall’Europa. Altre versioni citavano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857, mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti verificatesi a Chicago, a Boston o a New York.
Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni settanta e gli ottanta abbiano dimostrato l’erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media che nella propaganda delle organizzazioni sindacali.

Nel settembre del 1944 si creò a Roma l’UDI, Unione Donne in Italia, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d’Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all’ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l’8 marzo 1946 è celebrato in tutta l’Italia e vede la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un’idea di Teresa Noce[, Rita Montagnana e di Teresa Mattei.

Il 1975 è designato “Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite e l’8 marzo le organizzazioni femminili celebrano in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che ricordavano le affermazioni femminili nella società e la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell’anno anche le Nazioni Unite riconoscono nell’8 marzo la giornata dedicata alla donna.
Due anni dopo, nel dicembre 1977, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adotta una risoluzione proclamando una «giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale» da osservare dagli stati membri in un qualsiasi giorno dell’anno, in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l’Assemblea riconosce il ruolo della donna negli sforzi di pace e l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese.

Questa la narrazione dei fatti, a prescindere dai quali il mio sentire  mi porta a non celebrare questo giorno come speciale. Personalmente non sento il bisogno di essere festeggiata in una data : avverto invece fastidio e percepisco le celebrazioni dell’8 marzo come ipocrita finzione retorica. Aldilà delle leggende più o meno metropolitane che si sono costruite oscurando i fatti realmente accaduti, io mi sento speciale sempre, ogni giorno, e penso che dedicando alla donna una giornata particolare si rischia di trascurarla nel resto dell’anno. In un modo o nell’altro, poi,  anche l’uomo ha dovuto e deve lottare per il riconoscimento della sua dignità e perchè mai si è pensato di celebrare la sua festa, per esempio la giornata internazionale dell’uomo? C’è qualcosa che alle mie orecchie suona male.

A parte la mimosa, che come pianta e fiore mi piace.

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Il precario e la rivoluzione delle frequenze
Fabrizio Tamburini scopre la «vorticità» delle onde elettromagnetiche. Ma a Padova non trova la cattedra

Fabrizio Tamburini

MILANO – Il mondo delle telecomunicazioni ha una fame insaziabile di frequenze, per trasmettere segnali radio, programmi tivù, sistemi di connessione wi-fi. E poi c’è l’enorme richiesta di banda per smartphone, tablet e dispositivi wireless che usiamo ogni giorno. Proviamo a pensare che cosa accadrebbe se potessimo moltiplicare per dieci i canali disponibili su una singola frequenza? Ebbene qualcuno ha scoperto che si può fare. È Fabrizio Tamburini, 48 anni, astrofisico di fama internazionale, ma ricercatore precario all’Università di Padova. La scoperta è destinata a sconvolgere il mondo delle Tlc.
«LA VORTICITA’» – Ecco quanto ci spiega: «Le onde elettromagnetiche non solo vengono individuate da una frequenza e uno stato di polarizzazione, ma sono dotate di una nuova proprietà, la vorticità». Una scoperta fatta dallo scienziato veneto studiando la rotazione dei buchi neri. Così sfruttando i diversi gradi di vorticità di un’onda è come se avessimo ulteriori canali sui quali ricevere e trasmettere informazioni, utilizzando però solo una frequenza di trasmissione. «Nel caso delle telecomunicazioni il fattore moltiplicativo dei canali è 10, ma per le trasmissioni ottiche si arriva anche a 600». La scoperta fatta da Tamburini, che a Padova coordina un team di 5 ricercatori assieme allo svedese Bo Thidé dell’Istituto di Fisica Spaziale di Uppsala, apre nuovi panorami nei sistemi di comunicazione. Non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche economico. Pensiamo infatti a cosa accadrà agli operatori telefonici che adesso pagano cifre a sette zeri per assicurarsi frequenze trasmissive. La vorticità delle onde farà diminuire i costi e aumentare le informazioni trasmesse. Ma gli impatti investono anche altre discipline scientifiche. «Dai bioensori in ambito medico, in grado di rivelare una singola molecola malata mescolata tra milioni di sane per la diagnosi precoce di tumori – spiega Filippo Romanati del gruppo di ricerca – fino al controllo delle tossine nei prodotti alimentari».
FAMIGLIA DI ORAFI – Fabrizio proviene da una famiglia di orafi che dal ‘700 intagliavano pietre per i nobili veneziani. Papà Sergio lo avrebbe voluto accanto in laboratorio, tra dischi diamantati, crogioli e bulini, per tramandare l’arte orafa dei Tamburini. Ma non è stato così. Lui curioso di scienze e fisica, nasce negli anni della conquista della Luna e si appassiona subito allo spazio. Così il sabato, il ragazzino dai capelli rossi, va dai frati francescani del convento di San Nicolò al Lido. «Seguivo lezioni di astronomia, per imparare a conoscere pianeti, stelle e galassie. Ci ho messo poco a capire che quella era la mia strada». Per lui ottenere la laurea in fisica a Padova con tanto di “magna cum laude” è stato un gioco. Poi viene chiamato in Inghilterra per il dottorato di ricerca e lì rimarrebbe, visto che gli studi di astrofisica iniziano a essere pubblicati su prestigiose riviste scientifiche. Lo chiamano già “il signore della luce”. Purtroppo nel 2003 deve rientrare a Venezia per assistere i genitori malati. Alla fine si vede costretto ad accettare una soluzione di precariato che gli offre l’Università di Padova. Ma niente posto fisso per lo scienziato che ci invidiano nel mondo, così rimane precario fino a oggi alla cifra di 1380 euro al mese. Una situazione insostenibile. Non solo per lo stipendio irrisorio viste conoscenze e competenze. Ma soprattutto perché mancano i fondi per accelerare la ricerca, che invece altri paesi sarebbero ben lieti di finanziare.

L’ESPERIMENTO A VENEZIA – Basta pensare che per realizzare il primo esperimento pubblico, tenuto lo scorso 23 luglio a Venezia, Tamburini assieme al suo gruppo di lavoro, hanno sborsato di tasca propria i 5 mila euro per costruire le antenne elicoidali necessarie ad imprimere un moto a “fusillo” all’onde stessa. Così hanno dimostrato attraverso un esperimento di trasmissione audio, la possibilità di raddoppiare i canali usando una sola frequenza. E adesso che cosa succederà? «Sto pensando mio malgrado, di accettare una delle proposte ricevute dalle Università di Vienna e Glasgow, non solo parliamo di uno stipendio iniziale cinque volte maggiore, ma loro mettono a disposizione laboratori all’avanguardia». Ancora una volta in Belpaese subirà un doppio danno. Perdere un altro dei cervelli in fuga, viste le credenziali dello scienziato. E poi lasciarsi scappare i brevetti degli studi che Fabrizio ha nel cassetto. In questi giorni il «signore della luce» medita se lasciare il Belpaese, accompagnato dai suoi tre gatti.

Umberto Torelli

corriere.it

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