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Archive for maggio 2012

Ho letto Sua Santità il bel libro di Gianluigi Nuzzi sulle “Carte Segrete di Benedetto XVI“. L’ho letto tutto d’un fiato: il lavoro è pregevole, la lettura  scorrevole, il linguaggio chiaro e comprensibile anche ai non addetti, e ha richiesto sicuramente all’autore sforzi importanti e notevoli rischi, e coraggio, tanto coraggio per entrare nelle segrete stanze benedette dello Stato Vaticano. Il lavoro di Nuzzi non mi ha stupito e la conclusione della lettura ha generato in me una sensazione di grande sconcerto: per quanti sforzi faccia, infatti, personalmente non riesco a capire la reazione ufficiale dello Stato della Chiesa. Come se indicando un colpevole si eliminassero i fatti accaduti realmente. Ho usato la parola colpevole: ma di cosa? Vero o presunto che sia stato Paolo Gabriele a fornire i documenti a Nuzzi non capisco quale reato abbia commesso e di quale peccato possa essere chiamato a rendere conto. I fatti descritti da Nuzzi sono quasi tutte cose note già da tempo e dei quali la stampa aveva informato. L’autore di “Sua Santità” ha dato un crisma di ufficialità raccogliendo in maniera organica documenti originali che non possono lasciare dubbi. Forse che il Vaticano possa pensare di lavarsi la coscienza perseguitando come capro espiatorio questo e quello giusto per ingannare ipocritamente i seguaci in buona fede? Cadono sul patibolo, per un verso o per l’altro, il “cameriere“, Paolo Gabriele e il banchiere Gotti Tedeschi, in attesa di altri ricercati. Non serve una preparazione particolare, basta leggere con solo un pò di attenzione la storia, quella più antica e quella attuale, per essere coscienti che il Vaticano ha usato il potere temporale per affermare nel mondo il suo prestigio come Stato Sovrano Assoluto, mentre al suo interno è dilaniato da vere e proprie faide per avere il controllo dei diversi potentati, senza dire di corruzioni e reati diversi, tra i quali emerge con disgusto la pedofilia, la gestioni di fondi con una istituzione bancaria, lo IOR, molto discussa, e il silenzio omertoso  su gravi fatti criminosi, Emanuela Orlandi, de Pedis, e quant’altro, nascosti, tutti, in un pozzo malsano. Naturalmente la collocazione dello Stato cattolico in Italia e l’incapacità dei politici italiani ha permesso che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana si ingerisse negli affari italiani condizionando la politica della penisola con buona pace della concezione “libera Chiesa in libero Stato“, un sogno di libertà che per l’Italia rimane un miraggio.

Il mio sconcerto aumenta perchè non riesco a capire come faccia la Chiesa e per essa, naturalmente, Sua Santità e i suoi collaboratori, a non capire che è sbagliato perseverare in errori e peccati gravissimi, mortali (questi sì) cercando di continuare a nascondere ipocritamente la verità. Ma la Chiesa non ha il compito precipuo di cercare e predicare il Verbo, la Verità, il Vangelo? E nel libro di Nuzzi nemmeno una parola di spiritualità e di cristianesimo, ma solo affari e interessi.

I media di questi giorni, allineati e coperti, si scagliano ad otto colonne sul corvo e sulla talpa, due animali che nell’immaginario collettivo richiamano eventi negativi, come dire che siamo sempre alla ricerca del mostro da sbattere in prima pagina, ignorando il principio del beneficio del dubbio, del garantismo, del rispetto della dignità della persona umana, sempre e comunque e privilegiando la confusione e il capovolgimento dei fatti, per cui spesso la vittima diventa carnefice e il carnefice viene esaltato come vittima.

La Chiesa ha, secondo me, tradito il messaggio di Gesù Cristo preferendo Mammona e seminando zizzania.E il Papa dovrebbe avere il coraggio di recitare un grande mea culpa, invitare alla conversione moltissimi ecclesiatici, spogliare la Chiesa di tutti i beni materiali, eliminare le ambizioni personali, abolire le gerarchie clericali e trovare una dimensione di umiltà e forza con le quali operare una rivoluzione profonda nei comportamenti e dare scandalo: di umanità e non di perversione.

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Melissa bassi

Mi chiamo Melissa, cosa succede?

 

il cielo oggi piange :

 

una scheggia impazzita

 

ha ucciso una stella

 

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il saliscendi di Giufà

Checchè se ne dica io rimango della convinzione che la crisi che attanaglia l’Europa sia legata all’introduzione dell’euro. la scelta della moneta unica è stata approssimativa e penalizzante per alcuni paesi che si sono sacrificati pur di entrare a far parte del Grande Progetto. L’Italia è uno di questi: il nostro bel paese con vocazione suicida ha accettato una convertibilità da lira in euro assurda. E’ sotto gli occhi di tutti i cittadini cosiddetti normali, quelli che vivono il quotidiano che, mentre le somme che vengono percepite da un’attività dipendente, che riguarda la maggior parte degli italiani, viene calcolata tuttora, dopo oltre un decennio, nelle vecchie lire, gli importi  che escono per la vita di tutti i giorni, comprese imposte e tasse, vengono calcolati nella nuova moneta europea. All’errore iniziale si è aggiunto l’allegria euforica, o per meglio dire la cecità totale della classe politica di non provvedere a controlli indispensabili sui prezzi, ma qui il discorso è inutile perchè sono state proprio le istituzioni ad “approfittare”  imponendo balzelli proibitivi.

Certo l’analisi della cosiddetta crisi non è così semplice; secondo me la società moderna industriale  ha assunto come sistema di sviluppo l’asse produzione-consumo per cui bisogna produrre beni che devono essere consumati per mantenere il  livello di produzione. Di  questo sistema fanno parte anche il mercato del lavoro e quello speculativo finanziario, per cui quando scoppia il bubbone saltano i livelli di ocuupazione -disoccupazione e le borse azionarie impazziscono spingendo i paesi ad economia più forte, come la Germania per esempio, a fare il bello e il brutto tempo, mentre l’Italia si adatta ad assumere un ruolo di satellite servile e ossequioso agli altrui diktat.

Facendo un’analisi più antropologica, io penso che l’uomo moderno abbia perduto di vista il significato della propria esistenza, cioè l’esigenza, il bisogno, di condurre una vita dignitosa nel rispetto e nella cura di se stesso e dei suoi affetti, e si sia dedicato al culto delle cose,  per cui ci siamo ritrovati in una società senza soggetti, nella quale l’individuo, assediato dal terrorismo dei mass media, si   preoccupa del saliscendi dello spread e trascura le meraviglie, lo stupore  del suo mondo interiore e dell’ altrove a lui prossimo, costituito di natura ed esseri viventi.

Avere l’armadio pieno di vestiti e non sapere cosa indossare, avere centinaia di scarpe tanto da doversi  procurare una casa attrezzata allo scopo, accumulare ricchezze infinite, frequentare suite da migliaia e migliaia di euro a notte e poi mettersi a posto la coscienza facendo beneficenza o urlando contro tutto e contro il nulla.

E poi, ancora, combattere tutti i giorni contro uno Stato che viene percepito come una controparte dalla quale doversi difendere, quando esso, lo Stato, dovrebbe essere la massima espressione del cittadino: il più grave insulto che si debba sostenere qui e ora.

E il cittadino  sta a guardare, incapace di reagire, impotente, come l’Ulisse di Joyce, preferisce fare da spettatore, senza infamia e senza dolo.

Io non sono nichilista e spero, credo che la cultura possa essere la chiave di volta per liberarci dalla zavorra che ci carica di pesi insostenibili, e per farci  percepire la luce dei frammenti, dei particolari, delle sfumature di un universo pieno di energia, di quell’universo del quale l’uomo è parte integrante, soggetto attivo.

Viene così fuori l’Ulisse di Dante, trasgressivo e operoso, avido di conoscere e industrioso, protagonista del proprio destino, promto a fronteggiare qualsiasi pericolo, disposto ad affrontare rischi e imprevisti fidando nelle forze proprie e del suoi intimi.

In questo contesto, dunque, bisognerebbe rivedere proprio lo stile di vita e, invece di rincorrere lo spread e le oscillazioni di borsa, pensare in maniera più “elementare” all’uomo e ai suoi bisogni primari. Alcuni in questo senso parlano di decrescita; a me questo termine non piace perchè è negativo; e comincio proprio dalla parola “crisi” : questo termine, così abusato in questo periodo, viene dal greco Krisis/krino  e significa separare, giudicare, valutare, scegliere; significato positivo, dunque, per un nuovo autentico sviluppo, che può significare un ridimensionamento radicale dei canoni di vita imposti da distorsioni e speculazioni economiche, finanziarie e di mezzi di informazione superficiali e inadeguati, incapaci di cogliere i veri bisogni dell’uomo.

L’individuo attuale preferisce mimetizzarsi nella società quasi pauroso di affermare la propria identità, ignorando quanto ci hanno detto molti saggi, tra i quali

Socrate : Γνῶθι σεαυτόν, gnôthi seautón;

San Paolo: E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente;

Sant’Agostino: in te ipsum redi;

Cartesio: cogito ero sum;

I have a dream: Martin Luther King;

conosci te stesso, quindi, per cogliere l’anima dell’universo, per strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza, tenendo sempre presente che i nostri sogni camminano sulle nostre gambe.

A corredo degli stimoli filosofico-sociali, come chiaro esempio di come si possa diventare ed essere liberi come individui e come paese si erge la maestosa figura di Gandhi, modello attuale per una economia che faccia leva sulle risorse endogene, sia umane che materiali, del territorio di appartenenza per rivendicare con forza, coraggio e orgoglio la propria identità, senza se e senza ma. E per quanto riguardo l’immediato credo proprio che dovremmo avere il coraggio di riprenderci la nostra cara lira.

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Dopo mesi di tira e molla, anche grazie alla richiesta delle autorita’ Usa e all’autocensura adottata dal alcune riviste mediche, ‘Science‘ si appresta a pubblicare i segreti della versione dell’influenza aviaria H5N1, modificata in laboratorio per essere piu’ letale. Quella che secondo alcuni virologi e’ “la ricetta ideale per i terroristi”. E’ quanto rivela la Cnn.

LO STUDIO – Lo studio e’ stato sviluppato da un ricercatore olandese, Ron Fouchier dell’Erasmus Medical Center. finanziata dagli Usa. A difendere la scelta di pubblicare i dati della super-aviaria il dottor Anthony Fauci del National Institute of Health Usa, secondo il quale la pubblicazione dei risultati dello studio “aiutera’ a proteggerci e a verificare quale risposta saremo in grado di dare in caso di mutazione spontanea”.

 

UN INCUBO – Sul fronte opposto in molti ritengono che rendere noti i segreti “ci portera’ piu’ vicini ad un incubo”: “Stiamo giocando con il fuoco”, ha detto il dottor Thomas Inslesby del Center for Biosecurity di Pittsburgh. “Se il virus mutato dovesse uscire dai laboratori, per un caso o per dolo, “potrebbe minacciare la vita di centinaia di migliaia di essere umani”.

NATO PER LA RICERCA – Secondo quanto riferisce Nature, si tratta di un ibrido di un virus influenzale umano, ovvero l’H1N1, responsabile dell’influenza suina del 2009 e dell’aviaria H5N1. La sua nascita è sperimentale, in quanto gli scienziati che l’hanno creato sperano di comprendere come l’influenza aviaria potrebbe trasmettersi all’uomo diventando pandemica. L’ibrido contiene il gene dell’emoagglutinina (HA) presente nel virus H5N1 modificato in quattro punti e i geni di H1N1.

LEGGI ANCHE: “Così si diffonde l’Hiv”

SI TRASMETTE CON LO STARNUTO – Il virus è stato creato dall’esperto d’influenza Yoshihiro Kawaoka. La chimera dimostra che bastano 4 mutazioni su HA dell’aviaria per renderla trasmissibile da uomo a uomo attraverso goccioline e quindi per innescare una potenziale pandemia. L’aviaria è l’influenza “peggiore” in quanto quando il virus dell’aviaria è passata dagli uccelli all’uomo, le conseguenze sono sempre state molto gravi.

IL PROCESSO DI CREAZIONE – Per fortuna dell’umanità intera si è trattato di casi isolati. H5N1 non ha la facoltà di trasmettersi tra gli esseri umani perché lo starnuto semplicemente non è adatto. Kawaoka ha creato diverse versioni del virus dell’aviaria inducendo mutazioni casuali. A quel punto ha creato diversi virus “ibridi” con il frutto delle mutazioni precedenti. Infine ha isolato l’ibrido capace di trasmettersi da furetto a furetto attraverso gli starnuti.

LEGGI ANCHE: La cyber guerra segreta sotto i nostri occhi

UNA LUNGA PARTENOGENESI – La storia non è del tutto nuova. Ne avevamo parlato nel dicembre 2011, riferendo di un laboratorio olandese che aveva realizzato una versione mutata dell’influenza aviaria in grado di trasmettersi, a differenza dal virus originale, anche da uomo a uomo. Il laboratorio aveva assicurato che avrebbe mantenuto il virus sotto strettissime misure di sicurezza. Per sicurezza un’agenzia governativa Usa aveva fatto sapere a Science e Nature, due delle più importanti pubblicazioni scientifiche al mondo, che sarebbe stato meglio non scendere in dettagli al momento di spiegare l’esperimento. Non si sa mai.

giornalettismo.com

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Il maso chiuso dei cattolici

C’è nella parabola di Comunione e Liberazione, nella crisi d’immagine e di senso in cui è precipitata, qualcosa in cui si rispecchia un nodo storico cruciale dell’intero cattolicesimo italiano. Germogliata dal tronco inesausto della fede cristiana, alimentata e cresciuta per la speranza che questa ancora e sempre continua a recare con sé, Cl si è trovata a un tratto a dover fare i conti con la politica. Checché se ne dica e se ne pensi da parte delle anime belle che immaginano il mondo secondo quanto è prescritto dai principi, il destino della politica, la sua vocazione, sono iscritte nel Dna stesso del cristianesimo. Non si combatte impunemente per due, tre secoli l’impero romano; non si decide di uscire dalla dimensione della setta e dell’etnicità per diventare un’istituzione universale; non si decide di stare nella storia e di cimentarsi con il secolo ad ogni istante, sotto ogni cielo e in ogni ambito, senza fare i conti con la politica. Senza essere obbligati a entrare nella sua dimensione. La scommessa cristiana, in modo specialissimo quella cattolica, è stata però quella di entrarvi senza perdervisi. Fare politica sì, ma salvando l’anima. Una scommessa quanto mai rischiosa, come si capisce. Alla quale, poi, qui da noi se n’è aggiunta un’altra, non meno impegnativa: divenire parte politica, e addirittura governare lo Stato, l’Italia appunto, alla cui nascita si era stati tuttavia avversi, e alla cui stessa vita e modi d’essere si era sempre guardato senza troppa simpatia. È così che nella formazione del cattolicesimo politico italiano più che in quello di altri Paesi si sono iscritti due tratti tipici: l’orgoglio di un’identità diversa, e un intimo desiderio di rivalsa. Due tratti tipici che la vicinanza della Santa Sede non poteva che rafforzare, e che erano destinati a divenire due tentazioni permanenti: la tentazione della separatezza e quella dell’egemonismo. Apparentemente contrastanti. In realtà l’una la faccia dell’altra: come ha mostrato a suo tempo, in modo paradigmatico la parabola, per esempio, di certa sinistra cattolica, ma non solo. E trattandosi tra l’altro di tentazioni inevitabili per qualunque movimento a sfondo religioso costretto a muoversi in una società ultra secolarizzata, sentita perciò come totalmente ostile. Comunione e Liberazione ha comunque incarnato entrambe le tentazioni in modo esemplare: la separatezza e l’egemonismo. Animatrice di mille iniziative e proposte lodevoli ma sempre più autoreferenziale, essa ha finito per rappresentare una sorta di «maso chiuso» cattolico piantato nel bel mezzo della società italiana (oltre che forse della stessa Chiesa). Con la quale società italiana essa ha avuto rapporti, naturalmente: rapporti assai vari e anche intensi, ma sempre più percependosi e mirando ad essere una potenza autosufficiente, mossa da una continua volontà di espansione. Ha un bel dire oggi don Carrón, il suo capo spirituale, che a peccare – cioè a commettere i gravi reati a sfondo finanziario per cui alcuni noti esponenti ciellini sono attualmente indagati in Lombardia – sono stati sempre e solo i singoli. È vero, ovviamente. Ma è solo una parte della verità. L’altra parte è che quei peccati in tanto sono stati resi possibili in quanto i loro sospetti autori appartenevano a Cl, e come tali erano universalmente noti; che come appartenenti a Cl essi erano inseriti nell’ampia rete di relazioni facenti capo ad essa; e che da venti anni, infine – fattore assolutamente decisivo per chiunque non voglia mentire a se stesso – Comunione e Liberazione è parte di fatto ma a pieno titolo della maggioranza di governo della Regione Lombardia, e come tale notoriamente padrona assoluta del settore della sanità. Nella sanità lombarda da vent’anni non si muove foglia che Cl non voglia. Tutto questo (sempre che non riguardi il codice penale) si chiama per l’appunto egemonismo e bisogno spasmodico di far valere la propria identità. È, come l’ho chiamata, la sindrome del «maso chiuso», che ben lungi dal riguardare solo Cl riguarda però, più o meno, l’intero cattolicesimo politico italiano. Ed è tale sindrome che a mio avviso costituisce oggi il principale ostacolo a che il cattolicesimo politico stesso riacquisti nella Penisola un ruolo effettivo di primo piano. Il voto propriamente cattolico, infatti, riguarda attualmente non più di un dieci per cento circa dell’elettorato. Il che vuol dire che qualunque iniziativa di quel campo che voglia mirare in alto ha la vitale necessità di coinvolgere forze diverse. Deve superare ogni egemonismo, spogliarsi di ogni abito di autosufficienza culturale, bensì avviare un dialogo alla pari con identità differenti dalla propria, insieme alle quali cercare significativi punti di convergenza. Ha bisogno in sostanza di riconoscersi in una autentica prospettiva federativa offerta in modo non strumentale a forze politiche d’ispirazione non cattolica (che siano di destra o di sinistra non cambia la natura del problema). Ha bisogno, sia pure in condizioni oggi diversissime, del realismo e del coraggio di cui seppe dare prova De Gasperi nel 1947-48, allorché mise insieme una coalizione di forze diverse, e la mantenne pure dopo la vittoria del 18 aprile, a dispetto dei fremiti egemonici e delle rivendicazioni identitarie di molti dei suoi. L’alternativa è il ghetto di un’autosufficienza magniloquente, ma in realtà sempre più insignificante e sempre più esposta a ogni degenerazione.

C’è nella parabola di Comunione e Liberazione, nella crisi d’immagine e di senso in cui è precipitata, qualcosa in cui si rispecchia un nodo storico cruciale dell’intero cattolicesimo italiano.
Germogliata dal tronco inesausto della fede cristiana, alimentata e cresciuta per la speranza che questa ancora e sempre continua a recare con sé, Cl si è trovata a un tratto a dover fare i conti con la politica. Checché se ne dica e se ne pensi da parte delle anime belle che immaginano il mondo secondo quanto è prescritto dai principi, il destino della politica, la sua vocazione, sono iscritte nel Dna stesso del cristianesimo. Non si combatte impunemente per due, tre secoli l’impero romano; non si decide di uscire dalla dimensione della setta e dell’etnicità per diventare un’istituzione universale; non si decide di stare nella storia e di cimentarsi con il secolo ad ogni istante, sotto ogni cielo e in ogni ambito, senza fare i conti con la politica. Senza essere obbligati a entrare nella sua dimensione.

La scommessa cristiana, in modo specialissimo quella cattolica, è stata però quella di entrarvi senza perdervisi. Fare politica sì, ma salvando l’anima. Una scommessa quanto mai rischiosa, come si capisce.
Alla quale, poi, qui da noi se n’è aggiunta un’altra, non meno impegnativa: divenire parte politica, e addirittura governare lo Stato, l’Italia appunto, alla cui nascita si era stati tuttavia avversi, e alla cui stessa vita e modi d’essere si era sempre guardato senza troppa simpatia. È così che nella formazione del cattolicesimo politico italiano più che in quello di altri Paesi si sono iscritti due tratti tipici: l’orgoglio di un’identità diversa, e un intimo desiderio di rivalsa. Due tratti tipici che la vicinanza della Santa Sede non poteva che rafforzare, e che erano destinati a divenire due tentazioni permanenti: la tentazione della separatezza e quella dell’egemonismo. Apparentemente contrastanti. In realtà l’una la faccia dell’altra: come ha mostrato a suo tempo, in modo paradigmatico la parabola, per esempio, di certa sinistra cattolica, ma non solo. E trattandosi tra l’altro di tentazioni inevitabili per qualunque movimento a sfondo religioso costretto a muoversi in una società ultra secolarizzata, sentita perciò come totalmente ostile.

Comunione e Liberazione ha comunque incarnato entrambe le tentazioni in modo esemplare: la separatezza e l’egemonismo. Animatrice di mille iniziative e proposte lodevoli ma sempre più autoreferenziale, essa ha finito per rappresentare una sorta di «maso chiuso» cattolico piantato nel bel mezzo della società italiana (oltre che forse della stessa Chiesa). Con la quale società italiana essa ha avuto rapporti, naturalmente: rapporti assai vari e anche intensi, ma sempre più percependosi e mirando ad essere una potenza autosufficiente, mossa da una continua volontà di espansione. Ha un bel dire oggi don Carrón, il suo capo spirituale, che a peccare – cioè a commettere i gravi reati a sfondo finanziario per cui alcuni noti esponenti ciellini sono attualmente indagati in Lombardia – sono stati sempre e solo i singoli. È vero, ovviamente. Ma è solo una parte della verità.
L’altra parte è che quei peccati in tanto sono stati resi possibili in quanto i loro sospetti autori appartenevano a Cl, e come tali erano universalmente noti; che come appartenenti a Cl essi erano inseriti nell’ampia rete di relazioni facenti capo ad essa; e che da venti anni, infine – fattore assolutamente decisivo per chiunque non voglia mentire a se stesso – Comunione e Liberazione è parte di fatto ma a pieno titolo della maggioranza di governo della Regione Lombardia, e come tale notoriamente padrona assoluta del settore della sanità. Nella sanità lombarda da vent’anni non si muove foglia che Cl non voglia.

Tutto questo (sempre che non riguardi il codice penale) si chiama per l’appunto egemonismo e bisogno spasmodico di far valere la propria identità. È, come l’ho chiamata, la sindrome del «maso chiuso», che ben lungi dal riguardare solo Cl riguarda però, più o meno, l’intero cattolicesimo politico italiano. Ed è tale sindrome che a mio avviso costituisce oggi il principale ostacolo a che il cattolicesimo politico stesso riacquisti nella Penisola un ruolo effettivo di primo piano. Il voto propriamente cattolico, infatti, riguarda attualmente non più di un dieci per cento circa dell’elettorato. Il che vuol dire che qualunque iniziativa di quel campo che voglia mirare in alto ha la vitale necessità di coinvolgere forze diverse. Deve superare ogni egemonismo, spogliarsi di ogni abito di autosufficienza culturale, bensì avviare un dialogo alla pari con identità differenti dalla propria, insieme alle quali cercare significativi punti di convergenza. Ha bisogno in sostanza di riconoscersi in una autentica prospettiva federativa offerta in modo non strumentale a forze politiche d’ispirazione non cattolica (che siano di destra o di sinistra non cambia la natura del problema). Ha bisogno, sia pure in condizioni oggi diversissime, del realismo e del coraggio di cui seppe dare prova De Gasperi nel 1947-48, allorché mise insieme una coalizione di forze diverse, e la mantenne pure dopo la vittoria del 18 aprile, a dispetto dei fremiti egemonici e delle rivendicazioni identitarie di molti dei suoi. L’alternativa è il ghetto di un’autosufficienza magniloquente, ma in realtà sempre più insignificante e sempre più esposta a ogni degenerazione.Ernesto Galli della Loggia

Condivido in buona parte l’analisi di Ernesto Galli della Loggia.  Da sottolineare la giustificazione del responsabile del movimento il quale sostiene   che a peccare sarebbero le persone e non la struttura che le supporta. Questo è un atteggiamento molto diffuso in ambito cattolico: quando emerge qualsiasi fatto negativo in ambito ecclesiale, i l cattolico si rifugia nella peggiore ipocrisia e  in un meschino  moralismo affermando che il “peccato” riguarda il singolo e non la Chiesa, che è comunque e  deve essere  al di sopra di ogni sospetto, quasi fosse un’entità astratta formata da puri angeli.

Mi permetto di dissentire quando Della Loggia suggerisce le possibilità strategiche perchè CL e il cattolicesimo italiano in generale  possano uscire dal ghetto.

Intanto nasce spontanea la riflessione che quando la corruzione e il malaffare emergono al Meridione si tratta, secondo gli illustri specialisti, come di Della Loggia, di delinquenza, criminalità organizzata e quant’altro; nella fattispecie di cui all’articolo, cioè  i presunti reati  finanziari in Lombardia, si implora l’ egemonismo e il bisogno spasmodico di far valere la propria identità, sempre con riferimento all’organizzazione ciellina e al cattolicesimo italiano.

Considerando poi la storia della Chiesa cattolica e il suo enorme potere temporale, secondo me essa ha tradito il messaggio evangelico  e ha lasciato per strade lastricate di guai l’essenza autentica del Cristianesimo. L’unico suggerimento che, a mio avviso, si potrebbe dare, qui e ora, è di recitare un sincero mea culpa e convertirsi.

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Dimettersi da cittadini?

Mi è capitato per caso di rileggere questa lettera che avevo inviato all’allora Presidente del Consiglio Berlusconi il 26 maggio 2010 e ritenendola più che mai attuale la pubblico : basta solo sostituire qualche nome.

Questa volta la indirizzo alla politica, ormai un fantasma fantomatico perchè io non ho interlocutori

Sa Presidente , come tantissimi altri italiani, avevo salutato favorevolmente la sua discesa in campo politico perché avevo sperato che la sua estraneità a quel mondo avrebbe rotto gli equilibri dell’immobilismo del malaffare e dell’inciucio e corruttela vigente in Italia. Ahimè, però, neppure lei con i suoi collaboratori è riuscito a cambiare le cose che si possono cambiare. E che sono tante. Non è possibile che lei non si accorga che nel nostro Paese ci sono troppe leggi : come già sosteneva un certo Platone è come se non ce fosse alcuna ; si avalla di fatto il libertinaggio più assoluto. Si susseguono a ritmo sostenuto sentenze contraddittorie e il cittadino è costretto per qualsiasi cosa ad adire ( ? ) le vie legali per cercare di tutelare un proprio diritto. Io, di fatto, vengo insultata quotidianamente da cattiva amministrazione che mi aggredisce come i tentacoli di una piovra e che mi fa percepire lo Stato, il mio Stato, come una controparte dalla quale mi devo difendere, quando piuttosto esso Stato dovrebbe essere la mia massima espressione, preposto alla mia tutela e alla mia sicurezza. Uno Stato nemico, dunque, insieme al Parlamento, che fa parte del mio Stato e che mi deruba giornalmente. Nel Parlamento risiede il potere legislativo : se leggi ce ne sono fin troppe e il Parlamento non ha cosa fare, come lo dimostra il fatto dell’irrisorietà delle ore lavorative degli addetti, pagati profumatamente con i soldi dei cittadini, perché non eliminiamo il Parlamento ? O, in alternativa, siccome i parlamentari si sacrificano per il bene del Paese e considerano il loro impegno ( si fa per dire naturalmente) una missione, perché non svolgono ”a gratis” tale compito ? Altro che 5% oppure 10% : sarebbe l’ennesima presa in giro perché qualora passasse una norma del genere, in camera caritatis, poi, con il consenso di tutte le forze, ne passano altre nascoste che aumentano i privilegi e gli appannaggi, sotto altre voci, per aumenti reali. Essi sono i maggiori evasori, parassiti che vivono sulla nostra pelle e del nostro sangue. Se si riducessero le spese e gli abusi dei politici si risolverebbero la maggior parte dei problemi economici dell’Italia. Sa, Presidente, io ero convinta che lei avesse più coraggio per affrontare insieme ai suoi aiutanti le inefficienze del nostro Paese : cominciando dalla scuola che andrebbe chiusa perché è un ghetto di ignoranza e una casta di intoccabili che sulla pelle dei nostri figli rubano i loro stipendi in nome di un diritto allo studio che non esiste perché lo studio nel nostro paese è un bene di lusso insostenibile per famiglie già oberate da orpelli e tasse. Edifici scolastici fatiscenti, sedi universitarie sparpagliate e irraggiungibili sommate alla noncuranza di molti docenti allevano generazioni di ignoranti che poi portano al fallimento del paese. Con la collaborazione fattiva dei vari sindacati, altri parassiti, che piuttosto che tutelare il lavoratore si sono posti alla tutela ad oltranza del posto. Una giustizia che non funziona. Uno straniero, certo Norman Douglas, circa un secolo fa scriveva in Vecchia Calabria che la giustizia , in Calabria e in tutto il nostro Paese è una burla, una vera e propria farsa. Verrebbe da ridere se non ci fosse ,invece,da piangere ! Quanti misteri si celano negli archivi della giustizia che ci vengono raccontati magari attraverso romanzi o film, ma mai accertati giudizialmente? ! Stragi di Stato ? comunque possono essere così definiti molti crimini per il solo fatto di non essere stati risolti.

Cosa dire poi del Mezzogiorno ? lei che è uomo di cultura conosce sicuramente la vasta saggistica documentata sui crimini commessi nei confronti del meridione dai “fratelli” del Nord, dalle lotte per il risorgimento in avanti. C’è tanta letteratura sull’argomento e avrà certamente letto l’ultima fatica di Pino Aprile “ Terroni” , che dovrebbe imporre come libro di testo a tutti, ma proprio tutti, i politici. Perché con un atto di coraggio, a lei congeniale, mettendoci la faccia, come spesso fa, non chiede scusa a tutti i meridionali e non costringe i politici semplicemente “a ragionare” ? Sa, Presidente, io non ne posso più e ogni giorno che passa mi convinco sempre più che a noi , quelli del Sud, conviene separarci, conviene secedere ed amministrarci in autonomia con le nostre risorse, con i nostri soldi che vengono raccolti giù ed investiti al Nord da un sistema bancario distorto e punitivo. Noi non abbiamo bisogno di banche calate dall’alto, noi abbiamo bisogno di poter amministrare i nostri beni. Sono stati fatti scomparire le prime e gloriose banche, di Napoli e di Sicilia, in un processo di colonizzazione barbaro, mistificatorio, criminale e mentre il Nord vive sulla groppa del Sud viene rappresentata una realtà capovolta, su disposizioni di alcuni politici ignoranti o mendaci ipocriti e di molti media omologati alle peggiori falsificazioni. I media, poi ! E’ assurdo che in un paese che si dice democratico il ruolo dell’informazione debba essere demandato a realtà come Striscia la notizia e Le Jene, mentre tutte le altre testate sono allineate e coperte nella peggiore ipocrisia.

E comunque la pazienza ha un limite e il bubbone prima o poi scoppia

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