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Archive for novembre 2012

Rosy Abate e Domenico Calcaterra

Gli ultimi 100 minuti , della fiction e di durata della trasmissione

di Tari Romeo. Ieri sera è calato il sipario sulla quarta serie della fortunata fiction mandata in onda da Mediaset du Canale 5.  Che dire ?

L’interesse e la curiosità per la trama complicata e in parte avvincente ha tenuto con il fiato sospeso il nutrito pubblico che ha seguito le vicende tormentate dei bravi  protagonisti. La prima impressione è  che i troppi morti ammazzati dalle mani spietate della mafia lasciano sul campo una squadra di polizia antimafia incapace di concludere le azioni in maniera efficace.

Emerge la figura negativa di Rozy Abate che in un modo o nell’altro riesce a farla franca e a impadronirsi di  un sacco di soldi senza fare nulla. Certo bisognava dare un senso di continuità per la serie successiva, la quinta, che è già in lavorazione, per cui la Rosy non poteva sicuramente scomparire dalla scena.

Un’altra considerazione, secondo me, riguarda il rapporto tra Rosy e Claudia , il commissario che deve perseguirla, ma che nello stesso tempo spera sempre, tuttavia, in un recupero della criminale implacabile.  Da parte sua Rosy ha una sorta di venerazione nei confronti del commissario Mares, che cerca a modo suo  di emulare al contrario, forse per dimostrare la sua determinazione e il suo carattere forte e, trovandosi invischiata in una brutta storia di mafia, non trova la via della redenzione, e insiste con estrema crudeltà per soddisfare  il  bisogno di conferme sulla sua persona  “rubando” gli uomini di Claudia, prima coinvolgendo  Di Meo, dal quale ha l’adorato figlioletto, che però abbandona per fuggire ancora all’estero e poi seducendo i Calcaterra. Il rapporto contrastato tra l’Abate e i poliziotti della Squadra antimafia Duomo di Paelermo  che la devono fermare trova conferma anche nel fatto che la giovane mafiosa affida proprio  prima alla Mares e poi a Calcaterra il suo bimbo.

Il finale non poteva non essere in sintonia con la storia, per cui rimangono molti interrogativi senza risposta.

Chi, per esempio, arriva  primo a liberare Calcaterra, in extremis naturalmente, da sicura morte ? E se fosse prorpio Claudia Mares ? E la storia come continua ? E se Rosy avesse  da Calcaterra un altro figlio, che sarebbe , quindi, fratello della bimba della Mares?

Adesso dovremo aspettare un pò per sapere qualcosa di più.

Alla prossima, da Catania, teatro della quinta serie.

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Da alcune settimane nella mia città, Reggio di Calabria, si respira un’aria diversa; le sue strade, infatti, tutte, finalmente senza alcuna distinzione tra centro e periferia, sono inondate da una fragranza nuova:  sarà l’ultima nuance della famosa tipica Calabresella?  Il profumo intenso è forte e diffuso dappertutto tanto che spesso nei posti dove l’accumulo è più corposo  inebria, stordisce e provoca un senso di soffocamento  per cui conviene uscire di casa con la mascherina per non rischiare intossicazioni.

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Metodo Zamboni sulla sclerosi multipla

Nicoletta Mantovani è felice, si sente rinata. Come ha dichiarato al settimanale Gente si è affidata al metodo  Zamboni e ha sconfitto la sclerosi multipla, malattia degenerativa disabilitante che la affiggeva da molti anni.

Nell’estate scorsa è partita la sperimentazione nazionale che vede coinvolti 19 centri di ricerca in 10 regioni, capofila l’ospedale universitario di Ferrara con i primi 60 pazienti.

Possiamo dire che la sigla  “Brave Dreams” , racchiude la sintesi di questo importante progetto di ricerca  : letteralmente, infatti, significa Sogni Coraggiosi, ma BRA.VE DR.E.A.M.S è l’abbreviazione di BRAin VEnous DRainage Exploited Against Multiple Sclerosis, che, tradotto dall’inglese, significa sfruttare il drenaggio venoso contro la Sclerosi Multipla.

Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta con l’aiuto di Daniela Mattalia  su  Panorama

” E se bastasse riaprire una vena ? “: liberare i vasi sanguigni ostruiti, secondo l’ipotesi di un medico di Ferrara, potrebbe eliminare i sintomi di questa grave malattia. I neurologi restano cauti, tuttavia alcuni pazienti, che si sono operati, dicono che funziona.

La chiamano liberazione. Il termine, in realtà di origine idraulica, lo utilizzano i chirurghi vascolari per indicare

un vaso sanguigno ostruito che va, appunto, liberato. Per loro, i malati di sclerosi multipla, ha però una valenza potente: significa la speranza di liberarsi, con un’operazione chirurgica, del bastone che li aiuta a camminare, della perdita di sensibilità agli arti, della difficoltà di parlare o deglutire, della paura di non sapere che cosa porterà il domani.

L’intervento è l’angioplastica per riaprire le vene del collo e del torace che fanno defluire il sangue dal cervello al cuore: se sono ristrette, il sangue ristagna nell’area cerebrale. L’altra parola chiave è «metodo Zamboni»: chi ha la sclerosi multipla sa perfettamente cos’è e dopo che ne ha parlato una puntata delle Iene la notizia ha innescato enormi aspettative. Riaprire le vene potrebbe forse ridurre o eliminare gran parte dei sintomi della malattia. Che, per ora, non ha cause accertate né una cura risolutiva.

Cosa c’entrano queste vene con la sclerosi multipla? Secondo Paolo Zamboni, chirurgo vascolare e direttore del Centro di malattie vascolari all’Università di Ferrara, c’entrano eccome. Insieme a un neurologo di Bologna, Fabrizio Salvi, ha visto che i malati di sclerosi spesso hanno un restringimento delle giugulari e di una vena del torace che si chiama azygos; e questa stenosi pare legata alla sclerosi a placche, peggiorandone i sintomi e l’evoluzione.

Sta di fatto che Zamboni, in una sperimentazione del 2007, ha operato a Ferrara 65 malati di sclerosi multipla con questa anomalia delle vene, il cui termine tecnico è «insufficienza venosa cerebrospinale cronica » (in sigla, Ccsvi). I risultati, presentati nel 2009, hanno fatto il giro di mezzo mondo, ne ha parlato anche il New York Times, e oggi, dopo un anno in cui il metodo Zamboni ha sollevato controversie, dubbi, interesse, si parte con una serie di sperimentazioni pubbliche per vedere se la correlazione fra vene ostruite e sclerosi esiste, e se riaprirle con l’angioplastica è utile.

Zamboni preferisce non parlare, si è impegnato in una sorta di silenzio stampa «almeno per un po’». E la posizione del ministero resta cauta: «La teoria di Zamboni va approfondita» è, in sintesi, il messaggio. A spiegare che cosa  succederà adesso è Augusto Zeppi, vicepresidente della Fondazione Hilarescere (che con l’Università di Ferrara sostiene le ricerche di Zamboni e Salvi). Le indagini avviate, chiarisce, sono più di una.

Quella principale è uno studio epidemiologico su 1.500 pazienti (con 800 volontari sani di controllo) organizzato dall’Aism, l’Associazione italiana sclerosi multipla; dovrà stabilire se la stenosi delle vene è legata alla malattia e si concluderà il prossimo giugno. Un secondo studio, con lo stesso obiettivo, avverrà in Toscana. A interessare di più i malati, perché c’è la possibilità di essere operati, sono però altre due sperimentazioni: nelle Marche riceveranno l’angioplastica 250 pazienti con restringimento venoso; una metà subito, l’altra dopo sei mesi. E in una decina di ospedali italiani partirà uno studio multicentrico (la «lista Zamboni») per il quale si aspetta l’ok del comitato etico dell’Università di Ferrara.

Nel frattempo il passaparola dei malati è inarrestabile. I più fortunati sono entrati nelle liste dei test clinici, molti altri (su Face-book sono 30 mila) premono affinché il governo decida di rimborsare l’intervento di angioplastica, così come avviene per altre patologie. Per ora solo qualche ospedale lo passa, a discrezione della regione. Altri ancora sono disposti a farsi operare in centri privati, a pagamento (circa 5 mila euro).

«Ho un’amica che era in sedia a rotelle, ora cammina con il bastone. Su Facebook ci sono i video di chi è stato operato» racconta Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti, malata di sclerosi da 20 anni e presidente onorario dell’Associazione Ccsvi-Sm (le sigle delle due malattie). «Io ho due vene ostruite, potrei farmi operare subito, non ho problemi economici. Ma conduco una battaglia e voglio farlo con tutti gli altri. In Italia ci sono quasi 60 mila malati, come si fa a dire aspettate un anno o due…». Se la tentazione è forte, la corsa al chirurgo è insensata. Intanto occorre diagnosticare con certezza se c’è il restringimento venoso (con l’ecocolordoppler), e dove. «È un esame che dipende molto dall’abilità di chi lo fa, gli operatori vanno addestrati. E non sempre chi opera sa farlo bene» avverte Silvia Chinellato, consigliere nazionale della Ccsvi-Sm. «Sono malata da due anni e mezzo e spero di entrare nella lista di Zamboni. Perché voglio liberarmi, certo, però in una sperimentazione pubblica. Quello che chiediamo al ministero è stabilire un codice di rimborso specifico per questo intervento nel caso della Sm, in modo da avere una casistica utile a fini statistici».

Molti neurologi (la sclerosi multipla è, in un certo senso, competenza loro) restano scettici. Altri studi (su Annals of neurology) hanno dato risultati diversi: non tutti i malati presentavano vene ostruite, e per contro le avevano anche volontari sani. Dati contestati da Zamboni, ma che hanno avuto il loro peso. «Dobbiamo avere la mente aperta, ma questo è un impazzimento collettivo» taglia corto Giancarlo Comi, direttore dell’Istituto di neurologia sperimentale al San Raffaele di Milano. «La sclerosi multipla è una malattia multifattoriale, con fattori genetici e ambientali, è escluso che alterazioni strutturali delle vene ne siano la causa. Invece adesso c’è gente che si è messa a trattare pazienti con gli stent o a fare dilatazioni dei vasi venosi a caso. È inaccettabile. Qualsiasi intervento deve avvenire nel contesto di uno studio scientifico controllato. La sicurezza del malato viene prima di tutto».

Fra i 65 pazienti trattati, tre anni fa, nell’ospedale di Ferrara (la prima sperimentazione da cui è partito tutto) c’era anche Zeppi. «Avevo una parestesia continua a mani e piedi, con varie ricadute l’anno. E due vene chiuse, una all’80 e l’altra al 60 per cento. Oggi ho recuperato gran parte dei segni della malattia e non ho più avuto ricadute. Ai malati dico: non andate a farvi sturare a pagamento dove capita. Io vi capisco, ma fate le cose per bene. È importante».

altro  sulla sclerosi qui

https://mimmasuraci.wordpress.com/2008/09/13/sclerosi-multipla-e-sclerosi-laterale-amiotrofica/

https://mimmasuraci.wordpress.com/2009/10/20/sla-avanti-nerlla-ricerca/

https://mimmasuraci.wordpress.com/2008/10/08/stefano-borgonovo-tra-fiorentina-e-milan/

https://mimmasuraci.wordpress.com/2008/10/09/lectio-magistralis-di-una-maledetta-stronza-e-di-uneroe-moderno/

https://mimmasuraci.wordpress.com/2008/09/05/lex-attaccante-di-fiorentina-e-milan-ha-scelto-di-raccontare-il-suo-dramma/

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Obama e famiglia

Obama ha vinto, dunque, come era nelle previsioni. L ‘America, infatti, preferisce in genere confermare con un secondo mandato il proprio presidente per dare modo di raggiungere gli obiettivi proposti per i quali quattro anni spesso sono pochi, tenendo conto che bisogna confrontarsi con ostacoli imprevisti che intralciano il percorso che a prima vista potrebbe sembrare più facile da realizzare. L’affluenza, poco più del 60% ,  è stata  in linea con la tradizione, che vede il popolo degli USA non molto coinvolto nell’agone politico  in parte  perchè  gli americani sono consapevoli di vivere in uno stato democratico che prevede l’alternanza di due grandi blocchi, quello democratico e quello repubblicano, che non si discostano poi tanto nelle grandi linee della politica interna e internazionale; anche se non bisogna trascurare il malcontento di parte della popolazione che vede la politica distante dai propri bisogni, in particolare in questo momento storico caratterizzato da problemi importanti generati da una crisi che ha avuto origine proprio nel Nuovo Continente per riversarsi poi nell’altrove e anche e soprattutto nell’Europa. Certo l’immagine dell’efficienza così cara all’America e agli americani risulta alquanto offuscata se si considera che in alcuni seggi  gli elettori hanno dovuto soffrire alcune ore di fila per poter esprimere il proprio diritto di voto; senza dire poi di eventuali brogli elettorali, secondo usi antichi, da parte di entrambi i contendenti,  che vengono raccontati dalla storia  a posteriori. In questo contesto  difficile, caratterizzato da seri problemi interni per cui  basta  pensare all’elevato tasso di disoccupazione, per non dire di Guantanamano una realtà che grida giustizia al cospetto di Dio,  e  da altrettanto gravi situazioni all’esterno con quell’intervento raccapricciante in Libia e non solo;  in questo contesto difficile, dunque, aldilà degli  entusiasmi italiani, a mio parere eccessivi, emerge in maniera prepotente il sentimento di appartenenza all’identità di un popolo il più variegato possibile , come quello statunitense, che si ritrova unito in maniera appassionata sotto una sola bandiera senza se e senza ma, e facendo leva su questo sentire Obama, simpatico con il suo fare diretto e immediato,  schietto e dinamico, grida alla speranza. Certo gli entusiasmi a posteriori appaiono esagerati, ma non per nulla riferendosi a situazioni del Nuovo Mondo si dice “la solita americanata”, anche se  gli USA  in un modo o in un altro condizionano la vita di tutto il nostro pianeta; e proprio questo orgoglio nello strapotere sollecita sentimenti  ed emozioni di tutto un popolo. ” Il meglio deve ancora venire”  è la frase che compendia il rammarico per non essere riuscito a tradurre in realtà le aspettative del suo Paese e nel contempo il credo in un futuro migliore che comprende proprio il concretizzarsi di quel dream, quel sogno da inseguire con tutte le proprie forze tutti insieme, partendo dalla famiglia, iniziale cellula di una società multietnica, nella quale convivono anime, religioni, usi, tradizioni  i più variegati del mondo. Società  intesa  come unica grande famiglia, la famiglia americana, per ricostruire con fede certa nel futuro migliore possibile.

E se a vincere fosse stato Romney, secondo me, lo spettacolo sarebbe stato simile.

Osservando poi l’immagine  dell’abbraccio sul palco di Obama con la moglie, alla quale dichiara a viva voce il suo amore, e le figlie,  e le note dell’inno nazionale  cantate con forte emozione ,  manifestazione  naturale in quel Paese,  come non confrontarmi con  l’insipienza dei politicanti di casa nostra compassati e pesanti che ipocritamente nascondono i propri affetti e che non hanno rispetto per l’Italia e per la sua gente, della quale non hanno vergogna a dir male sempre e ovunque anche fuori dai confini italiani?

Insieme si può, dunque, questa è la sfida che Obama è chiamato a cogliere per costruire  un futuro possibile per tutto l’Occidente.

In-bocca-al-lupo Presidente.

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La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.

 

                                                                                              Sant’Agostino

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