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Archive for gennaio 2013

borsa-milano_messaggio-irriverentePiazza Affari chiude la sua giornata in modo del tutto inaspettato facendo parlare questa volta non tanto per i segni negativi o positivi dei titoli azionari che in modo convulso hanno agitato una “tranquilla” giornata di borsa. Palazzo Mezzanotte, il palazzo simbolo di tutti gli affari, alle ore 18.30 è diventato in pochi istanti per la prima volta nella sua storia il protagonista di un momento che sicuramente farà discutere. Un “commando” di giovani comunicatori in incognito ha infatti trasformato la facciata del palazzo, utilizzando un sistema di video proiezione unico nel suo genere, in una enorme slot machine, sulla quale si poteva ammirare un messaggio dai toni estremamente irriverenti: “Affaristi, banchieri, finanzieri: una volta tanto giocate con i vostri soldi!”.

L’operazione è stata “rivendicata” da Paddy Power, noto bookmaker e operatore di gaming online di origine irlandese che opera dallo scorso maggio anche sul territorio italiano con regolare licenza AAMS. Paddy Power non è nuovo ad iniziative dal tono estremanente clamorose: da ricordare nel passato non troppo recente, alcune azioni come l’ambush marketing di Nicholas Bendtner agli Europei di Calcio 2012 o la gigantesca insegna in stile Hollywood Sign eretta in occasione della famosa corsa di cavalli di Cheltenham o per restare nel nostro territorio il recentissimo Justice Pay out applicato in occasione della partita Catania-Juventus.

L’iniziativa a Piazza Affari ha rappresentato anche il lancio ufficiale in Italia del casinò online Paddy Power.

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A margine delle festività natalizie una riflessione a 360°

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Ogni tanto ho bisogno di un periodo sabbatico, che qui e ora è coinciso con le festività di Natale e Anno Nuovo. Sabbatico in quanto ho l’esigenza di stare un pò su me stessa, in silenzio, cercando di ascoltare e capire la mia anima. Poi, certo, proprio in questi giorni  la mia casa e la mia mente  si affollano di andirivieni senza trascurare la visita di qualche influenza tempestosa; cose  che comunque occupano i miei spazi più o meno piacevolmente.

“Auguri, ma contesto il capodanno. Tu che ne pensi? Non ti sembra un pò forzata questa festa?”. Questo bel messaggio che la notte di San Silvestro mi è giunto da parte di una amica carissima si inserisce perfettamente nelle mie riflessioni. Perchè probabilmente si tratta proprio di una forzatura voler entrare nella scansione spazio-temporale come rappresentazione sociale. L’uomo ha circoscritto i ritmi della natura, nei calendari, assumendo come riferimento i cicli della luna e del sole per motivi comvenzionali. In proposito è particolarmente significativo il pensiero di Sant’Agostino quando afferma

“Che cos’è il tempo? Se non me lo chiedi lo so; ma se invece mi chiedi che cosa sia il tempo, non so rispondere.

Sono quelle domande che rimangono comunque senza risposte, ma che trovano riscontro nell’esaltazione festosa che cerca di dimenticare i malesseri del passato, remoto e prossimo, con la speranza in un futuro che deve essere sempre migliore. A voler essere certosini,  più o meno tutte le festività rientrano nelle convenzioni sociali; anche il Natale, ricorrenza molto sentita nella maggior parte del mondo, con la nascita di Cristo, ricorda e festeggia la nascita di ogni bambino in ogni tempo e in ogni luogo. Questa descrizione è però alquanto semplicistica; perchè di fatto il natale è una festa pagana antichissima con la quale l’uomo festeggiava la “nascita” del sole, e, quindi, il risveglio della natura, dopo il solstizio d’inverno.Il Cristianesimo, poi, ha fatto coincidere con la festa del sole la nascita di Gesù, di cui però non si conoscono i dati certi  relativi sia al giorno che all’anno nei quali è giunto sulla terra.

Tutto torna, dunque, e anche la necessità dell’umanità di scandire le dimensioni dei fenomeni fisici con riflessioni filosofiche e teologiche non scevre da esternazioni festivaliere. Solennità religiose, civili, familiari, sociali per onorare le divinità che sin dai tempi più antichi si celebravano con danze, canti, convivi e quant’altro.

Il Natale è tuttora la festività più intima che vede spesso riunita tutta la famiglia per onorare una tradizione ormai consolidata nel tempo, appunto.

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Quest’anno, inoltre, il periodo di riflessione meditativa-religiosa è stato inficiato da  una epidemia di politichese che si diffonde come un virus difficile da combattere nella nostra penisola. Tra chi sale e chi scende in campo, io che in campo ci sto sempre a giocare la partita del mio quotidiano mi sento fuori posto: mi sento tradita dallo Stato, da quello Stato che mi dovrebbe dare sicurezza, che dovrebbe essere la mia massima espressione  e che invece mi vessa come una piovra che allunga i suoi tentacoli con crudele ferocia rubandomi la vita. Andando indietro nel passato non c’è da stare allegri: Dante, il ghibellin fuggiasco, che deve scappare dalla sua amata città, Machiavelli,  Manzoni, solo per fare qualche nome, ci hanno narrato con cura la protervia e sfrontatezza dei politici italiani; per non dire della polis greca, da noi tanto esaltata come esempio di democrazia, di fatto un governo ristretto di pochi uomini ( le donne erano escluse dalla vita pubblica). Vivere sulla propria pelle le situazioni ha un effetto certamente più forte e unico, e rabbia e indignazione sono sentimenti con i quali mi sono abituata a convivere anche se non mi rassegno.Mai. E vorrei fare la rivoluzione : non quella di facciata e di parte, ma la rivoluzione della persona libera che chiede rispetto. Prima di tutto dallo Stato come istituzione nei confronti dei cittadini. Non ho mai indossato casacche di parte o di partito, sto dalla mia parte, ho rispettato sempre i rappresentanti delle istituzioni, anche quelli che non ho votato, secondo i principi della democrazia, non ho mai considerato alcuno imbecille solo perchè ha idee diverse dalle mie, anzi a me piace confrontarmi con chi la pensa diversamente. Ho studiato Scienze Politiche  perchè considero la politica come bisogno, come  ricerca del benessere, della cura della “res publica” e già un certo Aristotele definiva l’uomo animale politico. Ma il nostro bel Paese non si smentisce mai e in questo momento politico la confusione regna sovrana. I rappresentanti politici giocano a rimpiattino e al massacro, tutti contro tutti per distruggere l’avversario in una infinita guerriglia personale per accaparrarsi con la giustificazione dell’elezione un posto molto ben retribuito con denaro tolto alla cosa pubblica, e su questo punto convergono tutti , all’unanimità e  in silenzio, omertoso naturalmente; non esitando a rinnegare le proprie idee e le proprie convinzioni per demolire l’antagonista, alla faccia della democrazia, che rimane una parola vuota.

Mon mi voglio dilungare qui in una disquisizione politica, una considerazione però mi è d’obbligo sulla giustizia. Ho sempre considerato il terzo  potere, quello  giudiziario, come il potere nobile, perchè  deputato al controllo degli altri due, quello legislativo e quello esecutivo; quindi, il potere giudiziario  come puro tutore politico della cosa pubblica; e non riesco a spiegarmi il motivo per cui molti giudici abbandonino la toga per buttarsi nell’agone elettorale.

Che un paese con troppe leggi sia ingovernabile ce lo aveva già detto un certo Platone; che nell’Italia di oggi, in presenza di troppe leggi, succede che molti giudici preferiscano manifestare per le strade, conquistare una scranna ancora più visibile, partecipare a talk show, fare lezioni di legalità, mentre moltissimi casi di crimini, stragi, delitti rimangono irrisolti, coperti da misteri omertosi, ce lo dice la realtà del nostro tempo.

Non posso trascurare,in questo contesto, il mio essere meridionale di Calabria, che mi induce a riflessioni molto più articolate, per cui personalmente e in estrama sintesi, auspico l’autonomia del Mezzogiorno nel segno dell’indipendenza,  libertà e rispetto delle peculiarità territoriali.

Per quanto mi riguarda non so cosa farò il 24 del prossimo febbraio. Vorrei  dover andare in quei giorni su un’isola deserta  per avere l’alibi di non votare. Ho cercato di trasmettere ai miei figli il messaggio di sentirsi protagonisti attivi anche partecipando alle consultazioni elettorali con l’unico mezzo del voto, personale, libero e unico, per cui adesso mi trovo in difficoltà ad astenermi. Devo dire che non mi sono mai sentita rappresentata da alcuna forza politica presente nel nostro Paese e ho scelto ogni volta con grande insoddisfazione  e disagio per il meno peggio, sempre secondo il mio modo di pensare.

Serve una bussola, per non perdere l’orientamento.

Sognavo, e sogno tuttora, di vivere in un Paese libero, in cui l’iniziativa privata è favorita  e nel quale lo Stato controlla con una “mano invisibile”, quella teorizzata da Adam Smith,  che tutto si svolga nel rispetto della dignità della persona umana, senza servilismi nei confronti dello straniero, compreso lo Stato estero del Vaticano, e  con grande attenzione verso la propria identità.

E’ così difficile ? è proprio un’utopia? A me hanno insegnato che i nostri sogni camminano sulle nostre gambe. Importante è volere.

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Ricevo e pubblico volentieri lo scritto del Prof Vincenzo De Benedetto, reggino DOC, romano di adozione

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Ancor per lungo tempo

Durerà la ventura della reggina sfortuna

I padri insistono nell’orror ed error commesso

caduti in pianti lacrime e dolori

nei luttuosi dì nel remoto tempo dell’anno ’70.

I FIGLI partono, non più con scatole di carton e di spaghi

pieni del salutar alimento del forno e del porcil prodotto;

ma… leggeri zaini colorati vuoti, pieni del sapere

che vanno a portar ricchezza nella terra altrui.

Diverranno i miglior di tutti: “assieme predecessor ad altri”

ma sudditi di altra terra sempre rimarranno in vita

e forse, ….in dei spiritual natali i posteri

ricorderanno che non fu la loro “patria”

E’ possibile che gli abitanti di Reggio Calabria dopo mezzo secolo di storia oscura della loro città non hanno appreso la lezione della lotta reggina con morti e lutti e le nefaste conseguenze che durarono anni ed è stato motivo dell’inizio del cambiamento e declino della prima Repubblica?

E’ possibile che nessuno storico, filosofo, pubblicista della città abbia mai fatto delle ricerche per presentare gli avvenimenti di quel periodo che non è stato oggetto di discussione nelle scuole nè di Reggio nè del resto d’ Italia lasciando l’avvenimento come un accaduto di quattro balordi come riporta ‘IL PASQUINO DI PRENESTE’.

Cari reggini in questi anni ho richiamato l’attenzione dei giovani e dei politici della città ma i miei appelli sono rimasti inascoltati, riscontrando una delusione inimmaginabile.

Niente scuola politica, niente rientro delle menti, nessun progetto di sviluppo. Prima c’era l’ignoranza dell’analfabetismo ma oggi in città sono tutti istruiti, in particolar modo della Reggina, argomento

piacevole e rispettabile… ma non meno della preparazione politico-manageriale dei giovani del Sud da me richiesta e ritenuta utile per un rilancio del Mezzogiorno.

L’ignoranza portava a chiedere il favore all’Onorevole, oggi si chiede di essere rappresentato dallo “straniero” Regionale!

Ma che volete che sappia dei vostri problemi, del vostro territorio, delle vostre necessità territoriali, della esigenza di una programmazione consona alla vostra area geografica.

Già è difficile che lo stesso reggino organizzi il suo territorio, la cui vocazione potrebbe, dovrebbe essere quella di un turismo di massa che dal 1985 predico, esalto, invoco, suggerisco, indico.

Ma… silenzio tombale su tutti i fronti: turistico, culturale e produttivo.

Le rotative reggine a Reggio e dell’intero Sud girano molto, molto lentamente.

La stampa rimane inesistente, muta.

Essa forse si limita ad arrivare a Melito e Bagnara con difficoltà di leggere, acquistare il giornale nelle edicole romane ma anche in altre città.

Quindi queste problematiche si affrontano ai tavoli di lavoro, ai convegni. E s’informa il paese Italia con le agenzie stampa, con una capillare organizzazione che la città di Reggio non ha, il che la fa

rimanere sempre nell’ombra della mediocrità, del sottosviluppo, della incapacità di qualsiasi produzione.

E’ un lamento che verrà straziato da tanti uccelli stridenti della loro bontà, dai loro voli pindarici, della loro generosità, ma fatto sta che in questa Provincia pesa un alto tasso di disoccupazione, manca completamente un mondo finanziario, tecnologia, strutture di comunicazione, manca tutto in comparazione ad altre realtà del centro nord che presentano analoghe caratteristiche e peculiarità.

Anche se si apprezza il lodevole contenuto dell’ OMAGGIO storico-letterario di Saverio Strati, in cui si intravede una fiammella accesa, ancora si è lontani da un’ alba, dal giorno chiaro.

Manca la scuola politico-manageriale a cui i giovani del sud si devono “abbeverare”, una scuola che esprima una nuova pedagogia, in un mondo che cambia velocemente.

E poi, “in loco” mancano delle personalità carismatiche che dovrebbero essere il sale delle scienze per una antropologia del Sud e una Solidarietà nazionale.

Si auspica che l’anno 2013 sia l’inizio di una rivoluzione antropologica del Sud ed un rinnovamento di tutti i quadri dell’amministrazione dello Stato, con un serio inizio dalla giustizia – con l’ampliamento degli organici dei giudici – ed eliminando istituzioni fasulle, di appoggio alla politica, i cui atti, la cui contabilità, i cui costi danneggiano il cittadino.

1 Gennaio 2013 Roma

Osservatorio romano dbv

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