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Archive for aprile 2013

Margaret Theacher

Margaret Theacher

Quando muore una persona spesso si è portati a celebrarne la vita e, se si tratta di personaggio pubblico, può accadere che venga portato sugli altari chi in vita veniva sepolto da polveri di fango.
Per Margaret Thatcher, mancata in questi giorni, c’è stato più equilibrio.
Certamente nella sua lunga vita pubblica questa grande statista non si è mai preoccupata di catturare simpatie, ma ha raccolto molti consensi tanto da ricoprire il ruolo di Primo Ministro del Regno Unito per più di undici lunghi anni dal 1979 al 1990, dopo aver svolto incarichi di vari livelli nel Partito Conservatore. Non ha mai guardato in faccia nessuno , neppure la Sovrana Elisabetta , andando avanti nelle sue idee, mai rigide su concetti economici e sociali ormai superati, ma proponendo e attuando riforme liberiste secondo le richieste dei tempi. Sempre temuta e rispettata si è battuta con forza vincente a tutela dell’identità e dei principi socio-economici-politici del suo Paese rifiutando l’euro, e il Trattato di Maastricht.
Lungi da me in questa sede prendere in considerazione la funzione politica svolta da Margaret Thatcher, che è stata molto complessa e articolata con interventi spesso molto forti sia nei rapporti internazionali sia all’interno del suo Paese con provvedimenti anche impopolari. Ciò che mi piace mettere in evidenza è il senso di appartenenza e la determinazione con i quali da Primo Ministro si è imposta e ha lottato per affermare le sue idee traducendole in fatti con lungimiranza politica acuta. “ Rivoglio indietro i miei soldi” , ad esempio, è una sua frase pronunciata con grande senso dello stato nel Congresso Europeo di Fontainebleu del 1984 per chiedere la restituzione del contributo versato in sostegno del settore agricolo, al quale il Regno Unito non era interessato. Cosa ottenuta, naturalmente.
Il fatto di essere sempre temuta e rispettata da tutti le ha fatto guadagnare diversi appellativi : da “Thatcher ruba latte”, quando si è vista costretta a razionare il latte nei nidi d’infanzia a quello più famoso e popolare di “ iron Lady” , “ lady di ferro”, affibbiatole da un giornale sovietico in seguito ad un suo discorso molto duro verso la Russia.
Di vasta cultura scientifica e giuridica, attenta all’evoluzione delle teorie ecomiche elaborate dai suoi conterranei Smith e Keynes e a quelle più avanzate di Friedman e Hayek è stata capace di affermare le sue idee con decisioni autonome da qualsiasi condizionamento rifuggendo da qualsivoglia compromesso, senza tralasciare l’aspetto, secondo me fondamentale, che il Regno Unito non ha una Costituzione, ma la sua democrazia antichissima, che sffonda le sue radici nella Magna Charta Libertatum del1215 , si regge su regole convenzionali.
Secondo me la forza e l’accortezza politica di questa donna sta nel suo modo di vivere : Margaret Theatcher ha coniugato benissimo la sua vita pubblica con il suo privato femminile nel quotidiano cosiddetto “normale”di moglie e di madre sensibile alle istanze sociali del tempo, e accompagnata da una raffinata ed elegante ricchezza religiosa vissuta senza ostentazione e ipocrisia, ma con naturale disinvoltura come emerge da questo suo pensiero pronunziato nel suo discorso di insediamento a Downing Street nel 1979

“ Dove c’è discordia, che si possa portare armonia.
Dove c’è errore, che si porti la verità.
Dove c’è dubbio, che si porti la fede.
E dove c’è disperazione, che si possa portare la speranza”
Parole che richiamano in modo chiaro e immediato la famosa Preghiera Semplice di San Francesco d’Assisi.
A margine di queste brevi riflessioni non posso trascurare di mettere in evidenza il fatto che ai funerali della Signora Theatcher mancasse la Germania di Angela Merkel , la quale forse cerca di emulare la Lady di ferro senza riuscirci proprio. Anzi viene proprio da dire un angelo caduto in basso.

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San Francesco

San Francesco

Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace:
Dove c’è odio io porti l’amore.
Dove c’è offesa io porti il perdono.
Dove c’è discordia io porti l’unione.
Dove c’è errore io porti la verità.
Dove c’è dubbio io porti la fede.
Dove c’è disperazione io porti la speranza.
Dove ci sono le tenebre io porti la tua luce.
Dove c’è tristezza io porti la gioia.
O Divino Maestro, che io non cerchi tanto
di essere consolato quanto di consolare,
Di essere compreso quanto di comprendere,
Di essere amato quanto di amare.
Infatti: dando si riceve.
Dimenticandosi si trova comprensione.
Perdonando si è perdonati.
Morendo si risuscita alla vita eterna.

                                                                                                                            San Francesco d’Assisi

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“Che cos’è il tempo? Se non me lo chiedi lo so; ma se invece mi chiedi che cosa sia il tempo, non so rispondere.”

Questo pensiero di Sant’Agostino mi torna spesso in mente quando rifletto sul mio essere qui e ora. Aldilà della sua accezione climatica più diffusa, la dimensione tempo, insieme allo spazio, sottende l’esistenza dell’essere umano facendone la  scansione nel quotidiano. Sono, dunque, consapevole di vivere un tempo strano e straordinario caratterizzato da eventi storici importanti per l’intera umanità. Facendo riferimento al tempo attuale è certamente strano e straordinario il tempo che vede le dimissioni di un Pontefice, caso rarissimo nella storia della Chiesa e l’elezione immediata del Nuovo Papa. Che non sia un segno di un rinnovamento importante? Senza lasciarmi affascinare dai pur significativi gesti di Papa Francesco, e rifuggendo dai facili entusiasmi, io spero che questo Papa, forte di una profonda preparazione culturale e teologica ignaziana, per la maggior gloria di Dio, operi una rivoluzione radicale nei misteri occulti del Vaticano : cominciando dal caso di Emanuela Orlandi, passando per lo IOR, la banca d’affari  sporchi, la pedofilia di molti religiosi e quant’altro oscura e tradisce il messaggio evangelico. Che dopo una lunga e tormentata Quaresima siano maturi i tempi per una autentica Pasqua di Resurrezione nel segno dell’autenticità cristologica?

Papa Francesco

Papa Francesco

Tempo strano e straordinario anche per la organizzazione politica dello Stato italiano, i cui rappresentanti annaspano in un pantano dal quale non riescono a tirarsi fuori. E qui emerge “l’uomo senza qualità “ di Musil  avviluppato in una rete intricata della quale non trova il bandolo. I politici del nostro bel Paese non conoscono la storia e per effimero  tornaconto personale si prostuiscono allo straniero. Il fatto che la penisola italiana occupi uno spazio strategicamente importante al centro del Mar Mediterraneo stuzzica gli appetiti di potenze straniere che ne vogliono fare  proprio uso e consumo sfruttando la cecità dei politici di casa nostra per destabilizzarne il sistema.

Due virus

Due virus

Se mala cupidigia vi guida, uomini siate, e non pecore matte, sì che il Giudeo di voi tra voi non rida”! ( Dante, paradiso,V 73-81 ) In Italia da più di un anno si susseguono veri e propri colpi  di Stato sulla pelle del popolo che vede traditi i risultati elettorali mentre gli interessi di caste e sette finanziarie di oscure  e subdole appartenenze okkupano tutti gli spazi.

L'Italia commissariata

L’Italia commissariata

Che dire ? Non resterebbe che dimettersi da cittadini per non subire le violenze di un sistema politico mafioso che vessa la gente per la goduria di pochi. Io però devo vivere il mio tempo e il mio spazio qui e ora. Quindi, forse non è un caso che questo tempo strano e straordinario sia segnato dall’impronta di due artisti, due uomini diversississimi ma entrambi colti, spregiudicati e raffinati , scanzonati, che  hanno accompagnato nel vissuto diverse generazioni   con le loro canzoni.

Enzo Jannacci e Franco Califano

Enzo Jannacci e Franco Califano

Dire con leggerezza cose profonde non è facile ed è una dote che hanno avuto sia Jannacci che Califano. Di Enzo Jannacci mi piace ricordare questo passo di una sua intervista dove emerge la sensibilità di un animo nobile, che ha cercato di rianimare la gente sia con il suo mestiere di medico che con quello di cantautore fuori dal coro.

“Ho visto la sua carezza e, per quanto mi riguarda, ho visto Gesù. Ero piccolo, mi trovavo su un tram, c’era un signore che era talmente stanco che il braccio gli cadeva, una, due, tre volte. Portava gli occhiali, di quelli da vista, ma da povero, di quelli che non sono stati valutati da un oculista e neanche un ottico. Un povero operaio stanco. Gli caddero quegli occhiali e non sapevo se raccoglierglieli o meno, così nell’esitazione sono andato oltre, attratto dal tranviere che era alla guida. Quando mi sono girato quell’uomo aveva di nuovo gli occhiali ed era sveglio. Insomma, aveva un’altra faccia, come se avesse ricevuto una carezza, rincuorato. Amo credere che sia stato Lui. Altri penseranno diversamente, ma io ci credo molto. Lo cerco, parlo con Dio e non ho bisogno di dirgli nulla perché sa già cosa faccio e cosa farò, dove finirò… sa già tutto.”

«In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».

E di Califano basta la frase “ non escludo il ritorno” per coglierne l’ironia irriverente

Due uomini autentici, loro sì.

E che il futuro sia migliore.

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