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Archive for luglio 2013

Il Papa assume la calabrese che odia la Calabria

Francesca Immacolata Chaoqui

Francesca Immacolata Chaoqui

Scappare dal piccolo paese dove è nata 30 anni fa, del quale non vuole ricordare neppure il nome, non deve essere stato facile per una ragazza cresciuta con il credo della donna sottomessa alla prepotenza dell’uomo. Certo in pochi anni la giovane ne ha fatto di strada nei circuiti che contano, se, esercitando il mestiere di lobbista, si occupa di pubbliche relazioni per Ernst & Young Italia, e risulta molto bene introdotta negli ambienti chic di Roma Capitale. Pare faccia, tra l’altro, parte di “Vedrò”, il think net che fa capo alla famiglia di Gianni ed Enrico Letta e che, testuale dal sito, recita: «E’ nato per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori, ma possibili, per il Paese».Vanta anche molte amicizie influenti, tra cui Mario Sechi, già direttore de Il Tempo e candidato non eletto con Scelta Civica, Ernesto Carbone e Alessandro Proto, ed è sposata con Claudio Lanino, esperto informatico che lavora nella città del Vaticano. Insomma un palmares importante grazie al quale la diretta interessata si sente probabilmente autorizzata a parlare a ruota libera, se è vero, come lo è che certa Francesca Immacolata Chaoqui, questo il nome del personaggio di cui qui si sta dicendo, in occasione della barbara uccisione di Fabiana Luzzi, la ragazzina appena quindicenne di Corigliano Calabro, si è sentita in dovere di prendere carta e penna e scrivere al Corriere della Sera una lettera densa di pregiudizi, falsità e insulti, arrogandosi il diritto di abusare del pensiero di Fabiana attribuendole considerazioni sue non della ragazzina e illustrando una Calabria che può esistere solo in una mente contorta, o forse la Francesca Immacolata ha voluto esercitare il suo mestiere su se stessa per amplificare la propria immagine, facendo leva sul fatto che a dir male della Calabria torna comodo soprattutto in certi ambienti radical-chic, anche se verrebbe da pensare che forse da ragazza ella stessa abbia vissuto in un ambiente frustrante, dal quale è “ scappata”, come dice testualmente. Certo è che la manager ha raccontato una Calabria assolutamente inesistente, sia oggi che nel passato, e qualche tentativo successivo di scuse è completamente mal riuscito perché ha ribadito paro paro tutto ciò che prima aveva affermato. E poi queste scuse “ a richiesta” hanno un amaro sapore di ipocrisia. Le reazioni, comunque, non si sono fatte sentire e, in proposito, valga per tutte il pezzo che il  direttore Peppe Caridi ha pubblicato su Strettoweb, http://www.strettoweb.com/2013/05/francesca-vergognati-la-calabria-e-un-passo-indietro-per-colpa-di-quelli-come-te/74974/, ma l’effetto più significativo è arrivato da parte del Pontefice : Sua Santità, dopo essersi recato a Lampedusa ad accogliere i migranti, ha voluto dare un segnale ancora più incisivo assumendone uno di essi alle proprie dipendenze. Che poi questo qualcuno si chiami Francesca, ,verrebbe da dire nomen omen, Immacolata Chaoqui, che abbia già un’occupazione ben remunerata, che frequenti salotti ricercati, beh questa è forse un’altra storia. Francesca è di fatto scappata dal suo paesello originario, San Sosti in provincia di Cosenza, e il Papa l’ha voluta accogliere tra le sue braccia misericordiose. Ma Papa Francesco ha assunto la migrante o la lobbista? Ha voluto fare carità, oppure ha voluto realizzare un’operazione di facciata? Ci sembra difficile con un tale maquillage operare quella trasformazione radicale, profonda, sofferta e integrale di cui oggi il Vaticano e la Chiesa avrebbero assolutamente bisogno. Anche perchè Francesca è stata assunta in Vaticano come “membro della neonata Commissione referente sulle finanze vaticane che si occuperà di raccogliere informazioni e riferire al Papa la “verità” sui “problemi organizzativi ed economici della Santa Sede“. Insomma, è diventata anche esperta contabile. “Per la maggior gloria di Dio” direbbe Sant’Ignazio di Loyola, il fondatore dell’Ordine dei Gesuiti.

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Questa frase è falsa

La Cosa paradossale

la Cosa è così paradossale, secondo me, che avevo deciso di non darle alcuna importanza, ma, dal momento che è montato un vero e proprio casus belli, non posso ignorarla.

Dunque, dicevo la Cosa. Oggetto e soggetto : l’accostamento fatto  da un politico, di nome Calderoli, tra un animale, nella fattispecie l’Orango, e un Ministro, tale Kienge.

Sono d’uopo delle premesse, che nel caso della Cosa, sono fondamentali.

Calderoli e tutto il popolo politico della Lega Nord non perdono occasione per lanciare gratuitamente insulti, vilipendi densi di falsità e menzogne nei confronti del Meridione  italiano e dei meridionali italiani, in ciò supportati da qualche nota penna, come quella di Vittorio Feltri  che infilza a raffica notizie errate e ingannevoli nei riguardi del Sud e dei suoi cittadini. Il tutto nell’indifferenza generale, tranne qualche voce sporadica come quella autorevole di Piero Sansonetti, anzi nel tacito plauso, spesso anche degli stessi meridionali.Quando, invece, per dovere di cronaca e per rispetto della verità storica, si dovrebbero chiedere a gran voce le dimissioni di tutto l’apparato leghista.

Preciso  anche che a me le nomine di alcuni ministri mi hanno lasciato perplessa, non per questioni di razza o di etnia ma perchè personalmente ritengo che persone come, ad esempio, la Idem, la Kienge, la Lorenzin, non abbiano le competenze necessarie per svolgere il ruolo richiesto dagli incarichi loro assegnati dal Presidente del Consiglio Letta.

Ma questa è un’altra storia, che non influisce sull’argomento che qui e ora voglio evidenziare.

Detto questo, accade, dunque, che la scintilla scoppi quando viene toccata un ministro solo perchè si tratta di persona straniera e di colore. Eppure gli accostamenti tra persone ed animali sono all’ordine del giorno : tra familiari, tra amici e nel mondo politico. Solo qualche esempio : Bossi-cane, Calderoli-maiale, Berlusconi-caimano.

Secondo me si è montato un caso sull’ipocrisia buonista, sull’atteggiamento servile dell’Italia nei confronti dello straniero, su un malinteso senso dell’accoglienza e dell’educazione. E si finisce per danneggiare lo stesso ministro in questione facendolo sentire diverso e viziandolo. Come si fa con Balotelli, un campioncino calcistico che non può essere fischiato neppure quando gioca male perchè si grida al razzismo, e anzi  si esalta oltremisura  perdonadogli gli eccessi che ai giocatori di pelle chiara vengono contestati. Che non ci sia in Italia un razzismo all’incontrario?

Il rispetto della dignità della persona umana non conosce confini delle dimensioni spazio-tempo, non conosce latitudini nè longitudini, e dovrebbe sottendere ogni considerazione che riguardi l’essere umano in quanto individuo unico e irripetibile, in quanto persona.

Per questo personalmente dissento anche dell’iniziativa del Comune di Roccella Jonica che addirittura dà la cittadinanza onoraria al Minitro Kienge e mi chiedo perchè non abbia fatto una cosa simile quando in ballo c’erano politici italiani; e certamente non condivido le considerazioni che in proposito esprime l’Onorevole Gianni Nucera : cone cittadina italiana io mi sono sentita offesa innumerevoli volte dagli esponenti della Lega, dov’era lei Onorevole?   ” Ne uccide più la lingua che la spada” : contro gli italiani si possono pepretare i peggiori crimini, guai a fare un commento ad uno straniero. E’ questa la regola da osservare?

Più che terra di approdo a me l’Italia appare come terra di conquista e vorrei che i politici italiani, che dovrebbero rappresentare anche me, si prodigassero per arginare la tratta di schiavi, perchè di questo si tratta : gente, tanta gente, che viene illusa con il miraggio dell’eldorado-Italia, spogliata dei propri beni  e anche data letteralmente in pasto ai pesci dai trafficanti internazionali.

Aveva proprio ragione  il Sommo Poeta:

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!”

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foto di Peppe Caridi

 

L’altra sera a Puntonotte, la trasmissione di approfondimento di Canale 5 si è assistito ad uno spettacolo indecente e osceno. Il tandem Salvini-Feltri blaterava con le ormai  solite  e stantie balle sul fatto che il Sud in Italia pesi sulle finanze del Nord. A tenere testa ai due un Sansonetti fermo, deciso e risoluto a fare chiarezza. Salvini porta avanti i suoi soliti discorsi sostenendo che se ogni regione potesse usufruire delle tasse che i suoi cittadini pagano le tre  “super” regioni del Nord starebbero benissimo : e si parla naturalmente della famosissima Salerno-Reggio Calabria. In proposito Sansonetti fa notare che i lavori dell’autostrada meridionale li fa l’Impregilo che paga le tasse su quei lavori in Lombardia, fa notare che Riva ,l’imprenditore dell’Ilva, è lombardo e in Lombardia ha il domicilio fiscale.E’ , di fatto il Nord, dunque, che vive sulla groppa del Sud e non viceversa.  Feltri continua dicendo che in Lombardia è da ben 35 anni che non si costruiscono autostrade e Sansonetti ribadisce che se si fossero fatte, quelle arterie, allora, oggi il sud si troverebbe nella stessa situazione lombarda. Sansonetti fa notare ancora che in Germania, dopo la caduta del Muro, avvenuta nel 1989-24 anni orsono, per portare l’Est ai parametri del Nord, si è sostenuta una spesa superiore di ben 180 volte  all’impegno dello Stato italiano verso il meridione e   che in Italia in 150 anni di cosiddetta unificazione è mancato il coraggio di fare una cosa del genere. La chicca del vittorioso giunge  naturalmente alla fine, quando, ormai a corto di argomenti, Feltri si rifugia in una  topica colossale affermando che sono i calabresi a non volere l’autostrada per problemi sociali, perchè, come gli avrebbero detto i suoi informatori, da quelle parti c’è la ‘ndrangheta.

Queste sono lezioni di”come ti trasformo la storia a mio uso e consumo”

Vigliacco, il Feltri,  perchè afferma il falso con la consapevolezza che di falsità si tratta. Il fatto è che quando si predicano a ripetizione, queste mendacità e corbellerie finiscono per diventare verità anche, purtroppo, per alcuni meridionali stessi con i paraocchi che sparano a zero  sul proprio territorio e sul proprio ambiente socio-economico-antropologico.

Io da razzista-terrona non voglio i barbari in casa mia e insisto nel dire che noi, quelli del Sud, i veri Italiani, ci dovremmo staccare dai virus lego-nordisti e annientarli senza pietà, rendendoci autonomi con la secessione.

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