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Archive for marzo 2014

Nemesi storica

La giornata internazionale della donna, cosiddetta festa della donna, ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni paesi europei nel 1911 e in Italia nel 19222.

Nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda, in Germania, dal 18 al 24 agosto 1907, presenti 884 delegati di 25 nazioni – tra i quali i maggiori dirigenti marxisti del tempo, come i tedeschi Rosa Luxemburgg, Clara Zetkinn, August Bebell, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurèss – si discute sull’atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, sul colonialismoo e anche sulla questione femminile e sulla rivendicazione del voto alle donne.
Su quest’ultimo argomento il Congresso vota una risoluzione nella quale i partiti socialisti si impegnano a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne», senza «allearsi con le femministe borghesi che reclamano il diritto di suffragio, ma solo e solamente con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne». Due giorni dopo, dal 26 al 27 agosto, nella Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, nella quale si decide la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: segretaria Clara Zetkin e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (L’uguaglianza), diviene l’organo dell’Internazionale delle donne socialiste.
Non tutti condividono la decisione di escludere ogni alleanza con le «femministe borghesi»: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown , nel febbraio del 1908 scrive sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione». Il 3 maggio 1908, causa l’assenza dell’oratore, un uomo ufficialmente designato, proprio Corinne Brown è chiamata a presiedere la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, chiamata «Woman’s Day», il giorno della donna.; vi si discute, infatti, dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.
Quell’iniziativa non ha un seguito immediato, ma alla fine dell’anno il Partito socialista americano raccomanda a tutte le sezioni locali «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Nasce così negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna, da celebrare il 28 febbraio 1909.
Il lunghissimo sciopero, di circa 20.000 camiciaie newyorkesi, durato dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1909, è considerato, nel Woman’s Day di New York il successivo 27 febbraio, come una manifestazione che univa le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto femminile. Le delegate socialiste americane, forti dell’ormai consolidata affermazione della manifestazione della giornata della donna, decidono pertanto di proporre alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910 – due giorni prima dell’apertura dell’VIII Congresso dell’Internazionale socialista – di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.
Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non risulta che le 100 donne presenti in rappresentanza di 17 paesi abbiano istituito una giornata dedicata ai diritti delle donne: risulta però nel Die Gleichheit, redatto da Clara Zetkin, che una mozione per l’istituzione della Giornata internazionale della donna sia «stata assunta come risoluzione».
Mentre negli Stati Uniti continua a tenersi l’ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europei – Germania, Austria, Svizzera e Danimarca – la giornata della donna ha luogo per la prima volta il 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data viene scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848 durante la rivoluzione il re di Prussia è costretto a riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse fatte e subito dopo dimenticate, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne». In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi.
La manifestazione non ha cadenza annuale, né celebrata in tutti i paesi: in Russia si tiene per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, interrotta dalla polizia zarista. In Germania, dopo la celebrazione del 1911, è ripetuta per la prima volta l’8 marzo 1914, giorno d’inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi, mentre in Francia una manifestazione organizzata dal Partito socialista si svolge a Parigi il 9 marzo 1914.
L’8 marzo 1917
Le celebrazioni sono interrotte dalla Prima guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l’8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia) le donne della capitale guidano una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta incoraggia successive manifestazioni di protesta che portano al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato e privo anche dell’appoggio delle forze armate, così che l’8 marzo 1917 rimane nella storia a indicare l’inizio della «Rivoluzione russa di febbraio». Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista, fissa all’8 marzo la «Giornata internazionale dell’operaia».
In Italia la Giornata internazionale della donna si svolge per la prima volta nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d’Italia, il 12 marzo, in quanto prima domenica successiva all’ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni nasce il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riporta un articolo di Lenin, scomparso l’anno precedente, che ricordava l’8 marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo.
La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuiscono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciano a circolare fantasiose versioni, visioni secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, in gran parte giovani donne immigrate dall’Europa. Altre versioni citavano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857, mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti verificatesi a Chicago, a Boston o a New York.
Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni settanta e gli ottanta abbiano dimostrato l’erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media che nella propaganda delle organizzazioni sindacali.

Nel settembre del 1944 si creò a Roma l’UDI, Unione Donne in Italia, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d’Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all’ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l’8 marzo 1946 è celebrato in tutta l’Italia e vede la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un’idea di Teresa Noce[, Rita Montagnana e di Teresa Mattei.

Il 1975 è designato “Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite e l’8 marzo le organizzazioni femminili celebrano in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che ricordavano le affermazioni femminili nella società e la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell’anno anche le Nazioni Unite riconoscono nell’8 marzo la giornata dedicata alla donna.
Due anni dopo, nel dicembre 1977, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adotta una risoluzione proclamando una «giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale» da osservare dagli stati membri in un qualsiasi giorno dell’anno, in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l’Assemblea riconosce il ruolo della donna negli sforzi di pace e l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese.

Questa la narrazione dei fatti, a prescindere dai quali il mio sentire  mi porta a non celebrare questo giorno come speciale. Personalmente non sento il bisogno di essere festeggiata in una data : avverto invece fastidio e percepisco le celebrazioni dell’8 marzo come ipocrita finzione retorica. Aldilà delle leggende più o meno metropolitane che si sono costruite oscurando i fatti realmente accaduti, io mi sento speciale sempre, ogni giorno, e penso che dedicando alla donna una giornata particolare si rischia di trascurarla nel resto dell’anno. In un modo o nell’altro, poi,  anche l’uomo ha dovuto e deve lottare per il riconoscimento della sua dignità e perchè mai si è pensato di celebrare la sua festa, per esempio la giornata internazione dell’uono?C’è qualcosa che alle mie orecchie suona male.

A parte la mimosa, che come pianta e fiore mi piace.

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a futura memoria”

Nicola Calipari

Nicola Calipari

Quella sera intono alle 20. 30, più o meno, ero uscita contrariata e irritata, da una riunione dell’Associazione Culturale 18 settembre 2003. Nata appunto nel 2003, l’Associazione aveva come obiettivo una vera propria rivoluzione culturale pacifica nel solco  della migliore tradizione storica per rendere più vivibile il mio Paese, Santo Stefano in Aspromonte, nel rispetto delle identità territoriali, ambientali e sociali. Mi ci ero buttata anima e corpo, come è mio costume quando credo in un’idea , anche se sin da subito avevo avvertito delle asperità. Si sa che quando ci si impegna come gruppo, bisogna rispettare le idee che non coincidono con le proprie. Qui però c’era dell’altro: c’era che il Presidente utilizzava l’associazione per fini personali con inganno, mancanza assoluta di rispetto, bugie e mendacità di ogni genere. Io che ho fatto scopo prioritario della mia vita la ricerca della verità, con rispetto, educazione e lealtà, non potevo tollerare che sotto la maschera dell’impegno per il proprio borgo, qualche altro utilizzava la buona fede mia e di tanti altri in maniera fraudolenta. Quella sera, dunque, nella riunione erano emersi questi importanti problemi e io, ancora una volta, prima ho  ribattuto secondo i principi che logica elementare, buonsenso, rispetto  e onestà richiedevano, cercando di fare ragionare  ; dopodichè ho abbandonato il gruppo consapevole che mi ero messa dietro quel capitolo della mia vita dedicato all’ associazione. Salita in auto, accendo la radio e sento la notizia dell’uccisione in Iraq di Nisola Calipari. Ci sono delle date che segnano la vita di una persona. Era, infatti, il 4 di marzo del 2005 . Il fuoco amico americano aveva ucciso un eccellente agente segreto italiano, una vera e propria esecuzione criminale eliminava il Generale Reggino Nicola Calipari, impegnato sempre in prima linea in contesti internazionali e in territori di guerra, con discrezione e serietà, lontano dai riflettori. In confronto i problemi associativi erano quisquilie, anche se questo delitto soffocato in seguito nei segreti tra stati e soprattutto sacrificato sull’altare della sudditanza del nostro Paese, servo e di dolore ostello, come diceva il Poeta, nei confronti dello straniero di turno, anche se questo delitto, dicevo, mi ha reso, se ancora fosse possibile, ancora più forte e determinata nella mia scelta di vita  in un certo senso radicale di cercare sempre e comunque la verità a qualsiasi prezzo senza se e senza ma. E’ passata molta acqua sotto i ponti, ma alcuni giorni, come il 4 di  marzo,  rimangono impressi nella mente  a futura memoria. Come colonna sonora di questa st0ria è d’obbligo “4 marzo 1943”  di Lucio Dalla.

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