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Archive for novembre 2014

Sale “La febbre del sabato sera”

Giusy Versace e Raimondo Todaro

Giusy Versace e Raimondo Todaro

 

 

Sulla pista di bBallando con le Stelle, il fortunato programma di RaiUno, splende la Stella Reggina. Giusy Versace è tra le Cinque Stelle finaliste. Stasera tante emozioni familiari a sorpresa e Giusy si è ritrovata all’improvviso come partner il fratello ; insieme hanno dato esempio di forza e affetti che vanno aldilà di ogni situazione e si rafforzano per affrontare disagi e disgrazie  che arrivano quando meno te lo aspetti a sconvolgere la tua  vita. Non deve essere certamente facile ritrovarsi in un attimo senza gambe e ricominciare daccapo; come se nulla fosse ? Giammai! Dietro il sorriso e la leggerezza di Giusy quanta sofferenza, quante lacrime, quanto dolore ! E quanta determinazione, volontà, caparbietà! Avere una famiglia, e un fratello, che ti stanno vicino con amore incondizionato certamente è stato ed è tuttora un aspetto di fondamentale  importanza per affrontare e vincere sfide impossibili, come quelle nelle quali ama cimentarsi Giusy. Brava, bravissima. Grazie.

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” …..prendere per il cielo il suo cervello”

non è francescoFare una recensione dell’ultima fatica di Antonio Socci, “Non è Francesco” (Mondadori settembre 2014) non è facile, e secondo me sarebbe riduttivo cercare una sintesi  in poche righe. Socci, scrittore cattolico per eccellenza sostiene la tesi, per dirla in parole povere, che il conclave e l’elezione di Papa Bergoglio sono  illegittimi perchè non si sono svolti secondo  le regole che la Chiesa si è data, che  le dimissioni di Papa Ratzinger  di fatto sono anomale perchè riguardano solo il ministero e non il ruolo, cioè lo status di Pontefice, e dunque l’unico Pontefice, allo stato attuale, è Papa Benedetto, le cui dimissioni, peraltro, restano avvolte nel mistero-in uno dei tanti misteri dolorosi, e Bergoglio farebbe meglio a tornare umilmente alla sua Argentina. In estrema sintesi questo il succo delle quasi 300 pagine del saggio  che documenta, cita, riporta scritti e situazioni densi di particolari. Socci accoglie inizialmente con  entusiasmo  l’elezione di Papa Francesco, con la speranza che il nuovo  Pontefice avrebbe colto il “bisogno di far accendere una luce per una generazione che è stata gettata nel nichilismo, che non sa più nemmeno distinguere il Bene dal Male perchè le hanno insegnato che non esistono e che ognuno può fare quello che gli pare”. Poi però osservando e riflettendo su  detti e fatti del Papa, si rende conto che non è tutto oro quello che luccica e, passando in rassegna passato e presente della Chiesa e di Bergoglio Papa Vescovo e Cardinale, deve suo malgrado constatare che molte affermazioni di  Papa Francesco contrastano con la dottrina  cristiana nelle sue fondamenta  e si dimostrano compiacenti con mode, tendenze e ideologie dominanti superficiali  che esaltano il relativismo come valore assoluto.

Papa Francesco

Papa Francesco

Papa Benedetto, dunque, non si è dimesso da Pontefice ma solo dall’esercizio del ministero papale, e la figura di un Papa “emerito” è assolutamente senza senso per cui Ratzinger è l’unico ad essere legittimato, qui e ora, al ruolo di Papa,laddove  Francesco  cercherebbe l’encomio facile dei media e delle lobby laiciste strizzando l’occhio all’Islam, mentre nulla fa di concreto per la tanto annunciata pulizia negli organismi ecclesiastici, valga per tutti la situazione della Banca vaticana, lo IOR, al centro di molti “affari”, diciamo, discutibili. Socci rimprovera a Bergoglio la mancanza di rigore dottrinale, per cui raccogliendo il suggerimento  del cardinale brasiliano  Joao Braz de Aviz ha disposto il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, colpevoli di celebrare liturgie secondo riti antichi nel rispetto  di una grande fedeltà alla Chiesa,  e, contemporaneamente, Papa Bergoglio,  accetta dialoghi secondo l’assioma ” come se Dio non esistesse” assecondando la teoria del pensiero incompleto o aperto. Bergoglio come  donna Prassede, di  manzoniana memoria, fa un errore gravissimo perchè “prende per cielo il suo cervello”  senza alcuna remora, ma  con l’ignoranza della verità e, dunque,  disconoscendo il vero. Spazia Socci in lungo e in largo e fa riferimenti a fatti, situazioni, avvenimenti importanti, come il Terzo Segreto di Fatima, mai reso di dominio pubblico e che direbbe molto sullo stato attuale della Chiesa Cattolica. Il libro è da leggere e magari da rileggere per assimilare meglio il contenuto  anche se ci sono parecchie ripetizioni, che, secondo me, sono relative alla sofferenza dell’autore.

Antonio Socci

Antonio Socci

Ci vuole certamente, grande forza d’animo e determinazione, infatti, per uno scrittore di profonda fede cattolica come Socci, ad essere così critico nei confronti di fatti  a lui , e a noi, contemporanei; una cosa è ricercare e scrivere su un periodo già passato alla storia come fa, per esempio, e sempre per restare in ambito cattolico, Manlio Simonetti nel volume “Il vangelo e la storia” del 2010, nel quale narra la corruzione e le beghe interne alla Chiesa tra i secoli I-IV , perchè si può fare con lo sguardo distaccato di chi cerca la verità con un certo disincanto; altra cosa, invece è scrivere di fatti, comportamenti, vicende contemporanei nei quali si è coinvolti direttamente , sia per convinzioni profonde personali sia per professione. Socci è, infatti, profondamente cattolico e di mestiere fa il  giornalista  scrittore ed è coinvolto in prima persona in quello che qui scrive; e ci vuole coraggio, grande coraggio. Dalle pagine emerge da parte dell’autore un’ammirazione sconfinata per Papa Benedetto XVI, sia per la cultura immensa che per il rigore morale, grande rispetto comunque  per Papa Bergoglio e la sofferenza di chi, secondo me, non avrebbe mai voluto scrivere cose che la ricerca della verità gli ha in qualche modo imposto. Leale e onesto Socci, fino alle estreme conseguenze senza se e senza ma.

A margine di queste considerazioni sul  libro devo dire che io, come sa bene chi mi conosce da vicino, non mi sono entusiasmata all’elezione alla soglia pontificia di Bergoglio. Premesso che il mio atteggiamento è sempre e comunque di attesa, considerando fattore fondamentale delle mie riflessioni il beneficio del dubbio, a pelle la figura di Papa Francesco mi ha lasciata perplessa : ho avuto la sensazione che fosse un’operazione di facciata per ripulire l’immagine della chiesa tormentata da mille problemi. Ho sospeso, però, il giudizio  aspettando i fatti: perchè sto aspettando, ormai da troppo tempo, la verità su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori; perchè  non riesco a capire a cosa serva alla Chiesa una banca, chiamata IOR, perchè , perchè, perchè non accetto il forte potere che il Vaticano esercita nella politica italiana, senza alcun rispetto per la dignità della persona umana,  ignorando il principio  “libera Chiesa in libero stato”, quel vaticano che ha ” il migliore e più efficace servizio segreto del mondo” come sostiene Simon Wisenthal ; e l’elenco delle aspettative potrebbe continuare a lungo. I fatti che sono scaturiti da Papa Bergoglio, dal furbetto sguardo gesuitico, hanno, però,  confermato la mia prima impressione : valga per tutti la visita papale a Lampedusa; noi stiamo vivendo, secondo me, la più grande tratta di schiavi della storia umana con la complicità dei governicchi italiani e della Chiesa. Molte delle persone che partono da paesi terzi per altri lidi in cerca di miglior fortuna, vengono illuse, e adescate, e pagano fior di quattrini per essere spesso buttate letteralmente a mare. Compito della politica italiana e soprattutto della Chiesa, che è universale ( ? )  dovrebbe essere quello di informare nei paesi di origine sulla verità dei fatti e ove necessario, portare aiuti in quei luoghi, mentre invece si  continua colpevolmente  ad ignorare che gli indigeni italiani sono massacrati e il popolo allogeno privilegiato in una situazione di esasperazione sociale al limite della sopravvivenza. Una Chiesa ipocrita, bigotta che tradisce il Vangelo cristiano quotidianamente. ” Per la maggior gloria di Dio”, secondo i principi di Sant’Ignazio di Loyola fondatore dell’Ordine dei Gesuiti, al quale appartiene Papa Francesco.

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Di Vincenzo De Benedetto

In detta ricorrenza gli abitanti ricordano di aver dedicato in suo onore il quartiere per  “l’ Apostolo delle genti”,  dottore della chiesa, maestro di eloquenza. I fedeli si pregiano di considerarlo quale primo apostolo venuto in Italia,  sbarcato sul lembo di Calamizzi.

Egli nominò il I° Vescovo di Reggio, di nome Stefano. Da  qui si avviò  la prima comunità cristiana in Italia.

Immagine di San Paolo

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REGGIO CALABRIA

Reggio  Calabria racconta  la storia  sconosciuta di un vecchio quartiere ove una zanpillante e sculturata fontana dava vita, gioia, ritrovo e riposo per l’uomo e per le bestie.

Della storia del quartiere rimane, solamente nel Santuario, qualche figura e bassorilievo la cui arte proviene dalla Roma dei Cesari.

Il 17 Aprile 2014 in Reggio Calabria si è tenuto un insolito momento culturale nella cornice di un quartiere, un tempo zona bucolica e oggi molto popolato, il cui nome assunto: San Paolo alla Rotonda, proviene dalla intitolazione della chiesa all’Apostolo delle genti.

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Alla presenza di una folta partecipazione degli abitanti, vi è stata la posa di una targa ricordo in onore del pioniere, Cav. Antonino De Benedetto.

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L’occasione è stata quella della presentazione del libro, “Due anni sul Carso”, scritto da un soldato – appunto Antonino De Benedetto – durante la guerra del 1915-’18.

Attraverso il suo diario, sul quale riporta momenti di solitudine, di patriottismo, di sofferenze, di abnegazione, il giovane autore ventenne, rende testimonianza di un momento storico importante nel nuovo assetto Europeo, che si realizzerà con la II guerra mondiale.

Al De Benedetto, nel 1970 veniva conferita l’onoreficienza di Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto.

Per la complessità delle attività svolte dall’autore gli venivano conferite   onorevoli definizioni, a pochi attribuite all’epoca; infatti veniva definito “esperto nell’arte muraria” in una missiva dell’allora Parroco di Mosorrofa,  Rev. Antonio  Caridi, negli anni Trenta.  Egli aveva svolto il suo lavoro in numerosi cantieri: Cardeto, Mosorrofa, Gallina, Pavigliana, Santa Domenica sul versante Straorino, Ortì, Costruzioni in Reggio città, nella ricostruzione di Cassino, Roma e persino  dell’Austria (vedi foto).

Il rientro dall’Austria in Italia avviene alla fine  della guerra nel1945. Egli  rientra con i risparmi in marchi di 5 anni di lavoro ma, purtroppo in Italia,  senza alcun valore. Infatti, il frutto della sua attività lavorativa venne vanificato dai Trattati di guerra. Delusione, rabbia, amarezza  pervasero un padre di cinque figli.

Coraggiosamente, però, continua nel suo lavoro affermandosi nelle successive tappe della vita.

Oggi in questa opulenta società, che corre velocemente, nessuno rivolge attenzione a quanti si sono sacrificati sugli altari della patria e sui cantieri o nelle officine, nei porti o nelle miniere, in quanto gli input televisivi dei media  hanno capovolto il modo di vivere e le coscienze.

Rimane in questo quadro la più importate iniziativa di Antonino, il suo primo atto di acquisto di una proprietà,  primo impegno giovanile con lo Stato, redatto dal notaio Putortì. Atto sottoscritto l’8 agosto 1922, in cui viene riportato il nome del sito “Roda o Santa Caterinella ed anche Fornaci”.

Atto dell’8 Agosto 1922, n°24911 (archivio notarile 1950)

In tale data acquista un fazzoletto di suolo per costruire una sua casetta, un nido per vivere fino alla fine dei suoi giorni unitamente alla moglie Annunziata Ferrante di Arasì, con la quale condivise i dolori e i piaceri della famiglia in formazione, che vide la nascita di sei figli e una lunga vita fino a quasi 100 anni.

Egli rientrava dall’Austria dove aveva soggiornato in qualità di lavoratore nelle costruzioni di strade e ponti. Là trova accoglienza, stima e attenzione di quelle popolazioni assieme ai suoi amici di Laganadi, Botte di Eremo, Pellaro, Santa Caterina, Reggio, ed altri emigranti della provincia.

Anche in quella circostanza il suo comportamento è di aiuto ai diversi compaesani, rivelandosi sin dalla giovane età come una sorta di maestro, non di scuola ma nell’arte muraria. Tra i suoi discepoli si ricordano Gino Zumbo, Carmelo Suraci, Nino Ferrante, i fratelli Ubaldino e tanti altri, i quali hanno sempre riconosciuto in lui qualità superiori e per questo era diventato un simbolo di riverenza, stima, gratitudine affetto e quanto altro di sincerità e spontaneità potevano offrire al loro “mastro”.

Scan_Pic0040VIVACITA’ DEMOGRAFICA DELLA  “ROTONDA”.

Si esamina ora la dinamica culturale ed umana della “Rotonda”, quale sito di insediamento della famiglia De Benedetto nel 1922. Oggi questo riferimento/incontro potrebbe sembrare l’esaltazione della personalità di Antonino, soggetto della presente targa ricordo. Ma essa non vuole rappresentare solamente chi ha dato avvio alla urbanizzazione, ma si cerca di lasciare ai posteri la storia di detto rione, che ha vissuto momenti culturali e aggregativi il cui merito si attribuisce al sacerdote della Parrocchia S. Paolo e all’impegno degli abitanti del luogo, che si sono dedicati alla costruzione del “Piccolo Museo San. Paolo”, alla casa parrocchiale, concludendo queste peculiarità nelle bellezze artistiche dell’unico monumento di arte moderna, la chiesa di San Paolo, con gli affreschi ed i mosaici di vari artisti, tra cui spicca il nome di P. Panetta, autore di bellissimi bassorilievi  nell’abside del Santuario, che rappresentano “la moltiplicazione dei pani”. Inoltre, rivive nella balaustra la storia della Eucarestia. Le numerose sculture bronzee unite alle pitture, oltre che esaltare il momento artistico, rappresentano per gli scultori ed artisti reggini l’apogeo dell’arte con gustoe attenzione.

La chiesa allo stato rudimentale, sorta negli anni Trenta, veniva affidata al sacerdote Don Rocco Trapani e successivamente al mecenate, sacerdote e santo uomo, don Francesco Gangemi.

Egli dedicò l’intera vita e il suo patrimonio culturale ed economico alla realizzazione delle bellezze del tempio, abbellito di opere d’arte di indubbio gusto artistico.

Se è scarsa la riconoscenza dell’uomo, grande è il merito di chi, silenziosamente, ha impiegato una vita per rendere fertile la sua missione sacerdotale.

Non si può far a meno di ricordare l’oratorio, non salesiano ma paolino, sorto subito dopo la guerra, punto di incontro di giochi in pochissimo spazio, che però era sufficiente per vedere noi ragazzi rincorrere ed imparare cose ancora sconosciute: per es., il pallone!…

Non solo giochi, ma anche momenti culturali nel cortile e all’interno di qualche piccola stanza, dove i giovani preparavano le rappresentazioni teatrali, quali Pulcinella ed Arlecchino, la Fata ed il Carabiniere, ed anche opere più impegnative, quali “Gli spettri” di Ibsen (ricordo alcuni degli interpreti: Assumma, Filocamo)  e dove, nello stesso tempo, i giovani più istruiti impartivano semplici ma fondamentali lezioni del Vangelo di Cristo, non tralasciando però la lezione della bontà nel ricordo di un grande personaggio, il prof.  Mimmo Filocamo, persona che io e tanti altri portiamo in ricordo nei nostri cuori per ciò che ha dato alla società del tempo disinteressatamente.

Foto ricordo Roma Piazza San Pietro “ 80° Ammiversario della Gioventu” Da sinistra: Filocamo Domenico, Parroco                         , Sergi,De Benedetto Francesco e Filocamo padre.

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Solo oggi riscuote, il caro Mimmo, questo ricordo e riconoscenza che rimarranno nella storia della città e della Chiesa reggina, del quartiere e di quanti egli ha educato con i suoi insegnamenti e virtù (dovrebbe esistere, in casa Filocamo o in parrocchia, un quaderno della raccolta dei sassi per la costruzione della casa parrocchiale con i nomi, segnando con un doppio ++ un sasso piccolo e con  una cocula un sasso o un mattone grande:  ecco come si sono costruite la canonica e le opere parrocchiali!  Scan_Pic0050

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Un’ altra persona che bisogna ricordare, come prezioso collaboratore nella costruzione delle opere parrocchiali, è il sig. Nicola Zolea, uomo probo, onesto fino all’inverosimile, grande lavoratore e padre di sette figli. Per la sua numerosa parentela tra figli, nipoti e parenti vari era soprannominato “il Patriarca”. Don Nicola, ogni mattina, prima di andare al lavoro, assisteva alla santa messa e sbrigava alcune faccende inerenti all’attività del cantiere.  Era considerato uno degli uomini più affidali, per questo motivo il Parroco gli dava compiti di gestione dell’offerte che venivano devolute dai parrocchiani. Egli, grande atleta, dal fisico asciutto e ben proporzionato (era stato in gioventù ciclista e podista), era il maestro di attività ginnica per i ragazzi e i giovani del quartiere, per questo era benvoluto da tutti.

BREVE SPAZIO DA LASCIARE PER COMMENTO E RICORDO DEI PARENTI..

Si lascia uno spazio alla famiglia affinché i suoi insegnamenti e le sue attività sociali possano essere segnalati successivamente agli anni ’60, anni in cui lo scrivente si è allontanato dalla città di Reggio Calabria

All’epoca di quel contesto sociale anche tanti altri giovani trovano inserimento nell’Azione Cattolica, unica forma associativa del tempo, ove si costruivano le coscienze, si educavano i giovani ai sani principi e alla crescita di uomo e di cittadino.

Il mondo femminile, seppur appartato, rimaneva in forte collaborazione nella struttura rionale, anche se  con difficile inserimento nella società del tempo, a causa delle difficoltà mentali. A tale proposito si ricorda una signora, punto di riferimento dei ragazzi aspiranti, che settimanalmente forniva loro il giornalino a quanti frequentavano il gruppo degli aspiranti.

Vale la pena ricordare anche il gruppo dei ragazzi cosiddetti “vivaci”, che vivevano per motivi particolari per strada, ma che rimanevano comunque onesti e puliti. La vivacità era caratterizzata solo da qualche piccolo atto di bullismo inconscio dovuto all’ignoranza dei tempi.

Il quartiere, nella propria vivacità demografica, ha dato un’impronta sociale alla città: in quel particolare momento storico si viveva, infatti, più una vita rionale che cittadina. E questa peculiarità si notò principalmente durante il periodo della “rivolta di Reggio” (anni ’70) con la costituzione della Repubblica di Sbarre, di Santa Caterina, del Granducato del Gebbione e via di seguito.  La città del tempo con i suoi politici e amministratori  viveva processi di sviluppo, di abbellimento, di produzione, rimanendo però un po’ arretrata  rispetto al mondo che cambiava velocemente in tutti i campi dello scibile umano.

La Rotonda, mito, ricordo che viene immortalato ed esaltato, nel tentativo di farla conoscere ai posteri per le sue funzioni sociali, bucoliche e ludiche, quali punto d’incontro per molti. A tale proposito, si menziona la poesia  “Fontana la Rotonda”, ricca di commenti provenienti dal tam-tam di persone sconosciute   (vedi   Commenti sul sito web “Il  Sasso” di Minma Suraci).

Dalle cartoline d’epoca si evince la bellezza della via Reggio Campi alta, dove la frescura e l’aria pulita erano comuni denominatori per coltivare gli amori dei giovinetti reggini.

S. Paolo alla Rotonda: oasi di giochi semplici, poveri. Il quartiere viveva felicemente quei tempi remoti. Ricco di sterpi e serpi, di lattughe e di cavoli, era diventato il luogo di trasferta transumante di pecore e capre che con il loro prodotto servivano gli abitanti dell’intera città.

E poi il lattaio, il famoso camioncino Autelitano, puntuale sera e mattino, si fermava portando il prezioso alimento, di cui, però, pochi se ne servivano.

Il rione la Rotonda: ricco di glicini bianchi di festosa armonia, con il verde della pendente acacia.

Silenzio, non un rumore ma qualche canto di gallo riempiva d’allegria i dintorni.

Il quartiere la Rotonda: luogo d’incontro tra viandanti e carri tirati da robusti buoi, con ricco commercio e panieri, cesti carichi di ricche mercanzie alimentari. Anche  le bestie trovavano così riposo con un sorso di pulite acque provenienti dal lontano mulinello.

I luoghi così descritti allo stato attuale sono abbandonati, trascurati, non arredi urbani e migliorie, non un marciapiedi, non un albero piantato, una colata di cemento, in un orto botanico arruffato. Non una pista ma buche e spazzatura sono il dominio dei luoghi trascurati da sempre.

Essi non hanno goduto la protezione di alcun reggino, anche se ha ospitato gente acculturata e di talento.

Indifferenza, apatia; mentre altri rioni sono riemersi dal punto di vista urbanistico, il sito Rotonda, il Belvedere, il Tempio dello Stretto (vedi Google, Il Tempio dello Stretto sul sito  “Sasso di Mimma Suraci”, https://mimmasuraci.wordpress.com/2011/05/15/il-tempio-dello-stretto/  … dove  si eleva lo stretto a livello di letteratura   con l’elevazione a Tempio) il pinnacolo della città rimangono privi di comprensione, di attenzione se non di qualche ricordo che viene da lontano che ancora  ama quei luoghi e li ha elevati a tempio per la loro bellezza, per il loro mutevole scenario, in specie per il Tempo dello  Stretto stesso.

Si riportano le  foto e i nomi che contribuirono alla animazione e allo sviluppo del quartiere.

Il presente lavoro lascia agli esperti del territorio gli aspetti tecnici che hanno trattato la perimetrazione della circoscrizione  del Rione, di  vasta entità territoriale ma che per il nostro commento rimane “elastica”.

Va precisata la diversità culturale di rioni, quali il Trabocchetto, il fondo Versace, il Cedir, la Polveriera, San Paolo alla Rotonda, divenuto nel tempo epicentro della vita territoriale e apogeo panoramico della città.

Nel 1960 la società trova un cambiamento, oltre che industriale anche culturale: i flussi urbani, che dal contado si trasferiscono alle periferie continuando, alla maniera del pioniere, ad estendere la periferia verso la campagna, includendo nella lottizzazione la Polveriera, e successivamente i fruttiferi Giardini  Casile, e, di recente realizzazione, l’aborto architettonico del complesso d’inserimento urbanistico trasversalmente istallato verso il mare.

La nuova forma urbana non prende una forma armonica, ma una macchia che si disperde in diverse coloriture assumendo le forme più svariate, colorite ed arruffate a causa della povertà dei nuovi immigrati.

Possiamo concludere questa dissertazione con un po’ d’amarezza per come è stata trattata l’area in  questione, poco recepita dal mondo culturale e dai suoi abitanti: irrispettosi verso quella natura dell’immaginario Tempio dello Stretto.

Ricerca di questi giorni circa La Rotonda e la parte alta panoramica risulta regolata da una importante  Disposizione legislativa N°

Anche la fontana Della Rotonda trova un mondo culturale molto scadente, in particolar modo l’ignoranza della conoscenza dell’architettura degli anni 60, o meglio di quell’arte di quello scalpellino che faceva parlare le forme di un monumento distrutto: Fontana Alla Rotonda. (vedi collegamento GOOGLE con questo link: https://mimmasuraci.wordpress.com/2009/11/28/la-fontana-della-rotonda/, cioè “la fontana della rotonda il sasso”

Reggini, amate questo tempio unico al mondo, godetevi le bellezze di uno scenario che muta ogni giorno, del salutare clima che il Creatore ha dato. Reggini, non trascurate il bello! Questo percorso è pieno di lamenti e di dolori. Cercate di rendere fertile questo quartiere con l’intelligenza dei suoi figli; rendete agile il rientro degli emigrati affermati, ormai vecchi e non bisognosi, ma ricchi nel dare le loro esperienze di vita e professionalità acquisita .

Nel ricordo di Antonino De Benedetto, autore del libro “Due anni sul Carso” e pioniere del quartiere La Rotonda, si chiude questo epilogo, rilevando le sue qualità, che hanno onorato la città di Reggio Calabria.

Ho letto in anteprima il tuo scritto e voglio ringraziarti scrivendo qualcosa su quella rotonda di Reggio Campi e su quella semplice e nello stesso tempo nobile fontana, quella fontana che, però, sta nella mia memoria o nelle foto rimaste in giro. La ricordo come un punto di rifermento  naturale, un punto in cui potevi sentirti non solo ma vicino ad altri tuoi simili. L’avere demolito quel monumento è un atto di grave violenza alla memoria, alla cultura delle persone che, conoscendola l’amavano come qualcosa di proprio. Gli amministratori che ne hanno deciso la demolizione non hanno avuto anima e in nome di falsi principi democratici hanno usato violenza. Noi calabresi di Reggio, che di antico ci è rimasto qualche muro greco ed oggi i magnifici guerrieri greci riesumati dal fondo del mare, dovremmo preoccuparci di conservare quanto hanno realizzato i nostri genitori dopo la ricostruzione di Reggio dal terremoto. Facendo questo c’è una continuità di vita e di idee tra noi e loro e non un oblio che scade nel nulla. Ma siamo sulla china del massimo profitto che governa certe decisioni, sembra finito il senso del pudore, dell’amor proprio, dell’onore che governava la vita dei nostri avi. Patria vuole dire amare ciò che sta nella terra in cui vivi, coltivare la terra in cui vivi, farlo con amore senza usare violenza contro di essa, come oggi purtroppo accade. Tuttavia devo ammettere che il male descritto riguarda tutta l’Italia. Allora occorre agire nell’animo e nella mente dei giovani facendo un po’ di cultura che faccia loro apprezzare i valori veri della vita.

N.B.: Per la popolazione del quartiere San Paolo alla Rotonda:

18051 Aree Panoramiche di Via Reggio Campi  e di

Via Arcivescovo Tommasini-site nel Comune di Reggio Cal.

Stato del vincolo 19.2.1959

Decreto Istitutivo 9.2.1959- Dichiarazione di notevole importanza pubblica delle zone di Via Reggio campi e Via Arcivescovo Tommasini. Il MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE DI CONCERTIO CON LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI COMMISSARISATO PER IL TURISMO (2971939 n  legge 29 giugno 1939..

eleva detta area a vincolo paesaggistico

Con preghiera all’ autorità competenti, al mondo culturale delle Università agli Uffici preposti di competenza di tutela del PATRIMONIO DEMANIALE, e alla sensibilità della popolazione in quanto Il tempio non è dei politici ma è a nostra custodia e godimento

Si ringrazia per la collaborazione :

Fratelli Vincenzo e Bruno Zolea

Andrea Filocamo

Francesco Marra

Antonio Ferrante

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