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Archive for settembre 2016

 

Chi  scandalizza anche uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da sino e fosse gettato negli abissi del mare” ( Matteo 18 )

 

abusi-sessualiUn coro unanime.  Ieri, 11 settembre 2016 , molte testate nazionali e anche locali si sono scagliate con veemenza contro gli abitanti della cittadina calabrese perchè, non partecipando alla fiaccolata organizzata da forze sociali, hanno dato l’assenso alla violenza subita dalla ragazzina, oggi sedicenne, che per tre anni è stata preda di violenze fisiche e morali da un branco di giovinastri bestiali e criminali.

Un coro unanime. La popolazione ha paura, teme la mafia e non si espone, dal momento che uno del branco è figlio di un presunto mafioso, da cui l’equazione tutti i melitoti sono mafiosi.

Un coro unanime. Come dire dalle Alpi alle Piramidi, da Torino a Milano e giù al Sud passando per il centro a gridare vergogna e scandalo definendo il Sud , come fa una importante testata locale di Reggio Calabria, una terra di ignoranti, pecore e mafiosi.

Fuori dal coro. La mia è una voce fuori dal coro. Sono nata in un paese nel cuore dell’Aspromonte e ho trascorso la mia vita tra il mio bellissimo borgo e la città di Reggio Calabria, territori nei quali la cosiddetta mafia è abbastanza presente.Ho lavorato per molti anni in un grosso istituto di credito, senza mai cedere a compromessi nè sul lavoro e neanche  nella mia vita privata Ho subito anch’io qualche azione cruenta, non dal punto di vista fisico per fortuna, regolarmente denunciata alle forze dell’ordine e per mia scelta personale non ho mai partecipato a manifestazioni di piazza di alcun genere. Ho combattuto, sempre con successo, le mie battaglie, e sa solo Dio quante, da sola, senza guardare in faccia nessuno e spesso attirandomi antipatie e rancori. E chi se ne frega. Non ho mai cercato consensi o applausi, ma solo la serenità della mia coscienza.

Fuori dal coro. Considerando i fatti  che suscitano  tanto scalpore nei media si tratta di una situazione che ha visto la ragazzina di Melito di Porto Salvo violentata e abusata per tre lunghi anni: dove erano in questi anni la famiglia, le forze dell’ordine, la Chiesa , e la cosiddetta società civile ? Dove erano costoro ? Il paese è piccolo e la gente mormora, le notizie passano di voce in voce, o per meglio dire sotto-voce., molto “sotto” E solo oggi sentiamo dire all’arciprete che nel paese c’è molta prostituzione. E poi, in maniera vergognosa questa sì, qualcuno viene fuori con la fiaccolata di solidarietà alla famiglia : cose da pazzi, anzi no, siamo omologati e omogeneizzati per celebrare la morte e la sofferenza invece di cantare la vita. Ci siamo dati questo indirizzo e portiamo avanti il proposito con tutte le nostre forze, a qualsiasi costo.

Fuori dal coro. La Chiesa dicevo: la cronaca di tutti i giorni ci racconta, ormai da qualche tempo, di abusi sessuali e morali da parte di religiosi  su minorenni; fatti questi sui quali in Italia c’è il più assoluto silenzio sociale omertoso. Non vogliamo chiamare mafia tali comportamenti ? Si è mai manifestato nel nostro bel paese contro questi figuri ? E mentre negli USA si è avuto il coraggio di narrare queste situazioni oscene con il bellissimo e duro film  Il Caso spotlight, in Italia l’ipocrisia omertosa comanda con la benedizione del Vaticano. Non è mafia, no!.

Fuori dal coro. Cosa dire poi di personaggi pubblici, politici, giornalisti e altre persone di genere vario, che un giorno sì e l’altro pure si rendono protagonisti di misfatti ai danni di minorenni ? nel dimenticatoio, non chiamatela mafia, per carità! Nessuna fiaccolata, nessuno  è sceso in piazza per queste prodezze, sulle quali deve scendere velocemente un pesante sipario.

Fuori dal coro. Uno Stato, come il nostro che, come una piovra, ghermisce abusivamente il cittadino nel quotidiano con orpelli pesatissimi, rendendogli l’esistenza oltremodo difficile, non è mafioso ? Chi, come e quando, organizza, partecipa, una fiaccolata contro questo Stato ?

Fuori dal coro. Ci si adopera con ogni mezzo ad organizzare lezioni di legalità con la partecipazione dei magistrati di turno, molti dei quali amano frequentare le manifestazioni di piazza e gli studi televisivi. E’ possibile non porsi qualche domanda in merito ?

Fuori dal coro. In questa società io mi sento sbagliata. In questa società manca, secondo me, il senso comune della logica più elementare. Subisco violenza ogni volta che devo rivolgermi ad un ufficio pubblico e trovo ostacoli insormontabili per casi semplici; per non dire della scuola, dove regna sovrana l’ignoranza e la presupponenza di buona parte dei docenti. Non si tratta di comportamenti mafiosi, non sia mai. Chi mai si sogna di fare una fiaccolata o una manifestazione di piazza contro queste mafie ?

Fuori dal coro.Sì, perchè io penso che  fare il proprio dovere, nell’esercizio dei propri diritti e nello svolgimento del proprio  ruolo , sarebbe il modo migliore di combattere le mafie e le violenze di ogni tipo. I genitori in famiglia, i docenti nella scuola di ogni ordine e grado, i magistrati nelle aule dei tribunali , i politici nei loro incarichi e via dicendo soprattutto con l’esempio.

Fuori dal coro. Il problema di fondo è squisitamente culturale, ma la formazione nella società attuale è considerata fuori moda, non fa tendenza, e si preferiscono gioielli e lustrini alla fatica e al sudore del corpo e della mente. Virtù e ingegno sono vocaboli e valori sconosciuti, hanno ceduto il posto all’apparenza dell’effimero e della  superficialità.

Fuori dal coro. Io no, non ho mai partecipato e non partecipo ad alcuna fiaccolata o manifestazione che dir si voglia, che si risolvono in passerelle di personaggi in cerca di visibilità e di consenso, magari per lavarsi la coscienza per le proprie manchevolezze : io ho testimoniato, e continuo a farlo, con tutta la mia vita contro tutte le mafie e ne sono fiera, e nessuno, dico nessuno, è autorizzato a giudicare il mio comportamento, o a dirmi cosa devo fare o a d omologarmi come “pecora, ignorante e mafiosa”.

Con buona pace dei soloni di turno.

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Tari Romeo

 

anna cantalupo

Inizio più cruento non poteva essere di quello andato in onda su canale 5 ieri sera giovedi 8 settembre con la prima puntata  di Squadra antimafia 8. Il Boss, certo Reitani, che ritorna in Italia dopo circa  40 anni di “esilio” e per vendicarsi semina la strage : muore così subito il Commissario Tempofosco, prima che possa rendere partecipe qualcuno dei suoi più  fidati di importanti segreti di mafia a lui svelati da un anziano catanese, il quale vistosi in pericolo e non potendo e volendo  rivelare ad altri fatti scabrosi,  si uccide sparandosi in bocca. A capo della Squadra si propone con forza e riesce ad imporsi  Anna Cantalupo, al secolo l’attrice reggina Daniela Marra- protagonista principale di questa serie- con il gruppo già scelto da Tempofosco, alla cui  morte vuole rendere giustizia al più presto. Il ritmo incalzante toglie il respiro e lascia sgomenti: Rosy Abate è vittima di un attentato presso un distributore di carburante, come emerge dagli esami di laboratorio sulle arcate dentarie del cadavere altrimenti irriconoscibile, e il sempre presente De Silva viene trovato impiccato nella  cella del carcere militare dove i suoi amici dei Servizi lo avevano trasferito in seguito all’arresto operato dalla Squadra di Anna. Il bravo Valsecchi non si smentisce e il  sangue scorre in abbondanza, dunque.Ma sorgono dei dubbi e alcune domande si impongono perentoriamente : e se Rosy e De Silva non fossero morti ? Questi due personaggi sono cardini portanti di tutta la storia e non possono sparire così; d’altra parte ormai siamo abituati a vederli riapparire anche dall’oltretomba. Quella di De Silva è sicuramente una messinscena per ostacolare la ricerca  della verità sugli intrecci tra mafia e istituzioni, e sulla morte di Rosy è legittimo avanzare il beneficio del dubbio.Vedremo.

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Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!» [Henry David Thoreau]

 

 

La libertà che ti uccide

Cosa spinge un ragazzo ad affrontare imprese estreme,anzi impossibili.

Un vero e proprio pugno nello stomaco. Diverse volte sono stata tentata di abbandonare la lettura di questo libro, che trovavo inutile e, in un certo senso noiosa, anche perchè lo stile dell’autore non è dei miei preferiti.  Poi, però quella solita sfida per la quale devo   portare a termine un lavoro comunque iniziato, e la curiosità che mi stimola e cercare il perchè di tutto, mi hanno fatto continuare; ma fa male, sì questa storia vera mi ha fatto sentire male. Spesso quando leggo un libro mi capita di immedesimarmi in qualcuno dei suoi personaggi, e qui ho sofferto insieme a Chris il suo dramma, umano, esistenziale, fisico e morale. Ahimè.chris

Un giovane che ama la montagna, che ha imparato a conoscere sin da piccolo nelle arrampicate con il suo papà. Buona famiglia della borghesia  americana, deve ubbidire, come si conviene, a completare gli studi, che alterna con periodi di escursioni estreme in luoghi quasi inaccessibili, che per Chris assumono un fascino inquietante. Le escursioni si susseguono e ormai in solitario per vivere lontano dalla società consumistica, a contatto della natura, della quale il giovane si sente parte integrante fino al midollo, e cerca il percorso sempre più difficile liberandosi via via della zavorra della vita quotidiana. Alterna periodi di stasi adattandosi, nel luoghi che incontra sulla sua strada, a fare qualsiasi lavoro per procurarsi strumenti indispensabili per le arrampicate e un pò di cibo, il minimo indispensabile perchè cerca di alimentarsi con prodotti spontanei che reperisce lungo i sentieri e per i quali si è fatto una discreta cultura scientifica. Abbandona, dunque, strada facendo, l’automobile, il telefono, la bussola e vuole riuscire a cavarsela da solo. Purtroppo, dopo lunghe sofferenze muore in totale solitudine al riparo in un vecchio autobus abbandonato. Kraukauer si sente particolarmente attratto da questa storia, anche perchè pure lui ama la montagna e le escursioni estreme, con tutti i relativi rischi, e ricostruisce la storia con riferimenti ad altre simili; rivive e fa rivivere al lettore la vita tormentata di questo giovane che cerca e spera di trovare nella realizzazione delle scalate impossibile la sua vera identità, la sua affermazione come persona senza se e senza ma, aldilà di ogni ragionevole dubbio. Viene fuori il ritratto di un ragazzo riservato, intelligente, preparato, buono, educato, che suscita simpatia nelle persone che incontra nel suo percorso e con molte delle quali rimane in contatto epistolare, anche se discontinuo a causa del suo peregrinare. Secondo l’autore la morte può essere sopraggiunta per avvelenamento di alcun semi che a poco a poco portano alla morte e sui quali Chris probabilmente non era abbastanza informato o avrà confuso con altri commestibili. E però se avesse avuto con sé anche solo la bussola avrebbe capito che poco lontano dal luogo in cui si trovava c’era la via della salvezza e invece ha potuto solo annotare sulle pagine sgualcite degli inseparabili, quelli sì insieme alla chitarra,, libri che aveva portato gelosamente con sé, in qualche modo la sua sofferenza.nelle-terre-estreme

In questo suo ultimo viaggio Chris non aveva avvisato la famiglia, con la quale ha voluto tagliare ogni rapporto confidando solo  alla sorellina, alla quale è legatissimo, la sua intenzione di partire all’avventura. Per quale motivo ? Perchè in suo percorso nella natura precedente, in un centro abitato dove si è fermato a soggiornare per qualche giorno, ha appreso che il suo papà prima di divorziare dalla prima moglie aveva avuto una doppia vita, tanto che lui Chris, ha un fratello coetaneo avuto dal suo babbo con la prima compagna. Questo fatto fa esplodere nel giovane un senso di indignazione e di rabbia e di umiliazione nei confronti di entrambi i genitori, non tanto per la storia in se stessa, quanto e soprattutto per il fatto che avrebbe voluto, preteso, e dovuto esserne messo a conoscenza direttamente dai propri genitori. Parte verso l’ignoto, quindi, il giovane Chis, nascondendosi spesso, forse anche da se stesso, con un nome falso, per cercare la libertà, libertà dal giogo degli stereotipi di una cosiddetta civiltà avanzata, dagli orpelli di una famiglia dalla quale si sente tradito, e  che come una zavorra esistenziale  pesano sulle spalle e sull’anima. Perchè qualsiasi sia la verità è mille volte meglio delle bugie meschine e miserabili che offendono la dignità della persona umana. Si sente tradito Chris nei suoi affetti più cari senza alcuna  possibilità di riscatto ; tradito e ferito nei suoi sentimenti più nobili e profondi e intimi. Deve arrivare in cima Chris per  sentirsi finalmente libero e felice, deve realizzare questo sogno con il quale purificherà il suo spirito dalle ingiustizie patite. E purtroppo, vi rimane impigliato, tradito anche da madre natura. Eppure ci aveva creduto, e vi si era affidato completamente  con la certezza che quella madre non l’avrebbe mai ingannato. Senza speranza ?

 

Inevitabile, allora, il richiamo al solito ed eterno conflitto generazionale  e al disagio vissuto spesso in famiglia, esaltato da molti autori e in maniera magistrale da Kafka con la Metamorfosi, per il quale molti giovani, in un modo o nell’altro rinunziano alla vita.

 

 

 

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