Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for ottobre 2016

 

2016_squadra_antimafia8_thumb400x275

 

di Tari Romeo-Pare proprio che De Silva abbia nel DNA i geni delinquenziali, e l’avere scoperto di essere figlio del boss Ulisse Mazzeo certamente non serve a placare le sue inquietudini, anzi dopo aver verificato la veridicità delle proprie origini, trova ancora stimoli a continuare la propria “mission” barcamenandosi tra famiglie di mafia, forze dell’ordine e poteri istituzionali anche quelli occulti che operano nell’ombra, come i servizi segreti, anche  quelli deviati. i commerci tra droghe e uranio impoverito fanno da sfondo all’attività della Squadra della Duomo, mentre la Rachele Ragno ormai rimasta sola, cerca nel trafficante, appartenente al mondo dei colletti bianchi, Torrisi, non avvezzo all’uso delle armi e agli agguati con inevitabili sparatorie,  l’ultimo baluardo alla propria supremazia tra le famiglie di mafia, per buona parte decimate, sempre più determinata a concludere l’affare della vita. Altro motivo che sottende l’ottava stagione di Squadra Antimafia, è la ricerca del cosiddetto tesoro di Rosy Abate, ricerca affidata all’agente Rosalia Bertinelli, la quale si appassiona al caso nutrendo seri dubbi sulla morte di Rosy. E mentre continua le indagini, cercando aiuto anche dalla madre detenuta per mafia  nelle carceri di Catania scopre qualcosa di sensazionale : guarda un pò che lei, proprio lei, la poliziotta in prima linea Rosalia, che si è dissociata e ha preso drastiche posizioni nei confronti della propria famiglia,guarda un pò che proprio lei sia in qualche modo sorella proprio di Rosy Abate, per la quale, nonostante tutto nutre, sin dall’inizio, un sentimento misto di tenerezza e commiserazione pur non avendola mai incontrata di persona. Sarà il richiamo del sangue ? Rivedremo Rosy Abate, dunque, e magari nella puntata di venerdì 28 ottobre ?

 

Read Full Post »

Venerdì 21 ottobre la settima puntata

squadra

 

di Tari Romeo-Nelle lunghe stagioni di Squadra Antimafia Valsecchi ci ha fatto vedere di tutto e ci ha preparato ad ogni sorpresa, ma il fatto che De Silva fosse figlio di Ulisse Mazzeo non l’avrebbe immaginato nemmeno lo spettatore più fantasioso. Ebbene sì, pare proprio sia così. Il boss sfugge alla morte uccidendo il suo sicario, del quale mutua l’identità e dopo aver lasciato il suo bimbo piccoletto alla caritatevoli cure  delle suore, scappa; dopo decenni e varie peregrinazioni in giro per il mondo rientra in Sicilia per vendicare i torti subiti .De Silva, d’altra parte, è il personaggio sicuramente più contorto della fortunata fiction : c’è dappertutto e non si capisce bene come si muova tra interessi privati e intrighi mafioso-politici, tra i quali riesce a barcamenarsi salvandosi spesso per il rotto della cuffia e lastricando il suo passaggio con una serie infinita di assassinii. Anche lui emotivamente coinvolto nel rapporto con la figlia che vive in un paese lontano ignara degli affari sporchi  del padre; padre e figlio hanno sicuramente in comune almeno due aspetti : il sentimento di affetto nei confronti della propria famiglia, che emerge e sottende come un filo conduttore la loro esistenza e la facilità di usare il grilletto con estrema fredda  spregiudicatezza senza scrupoli di sorta.  Accanto alle due brave Anna Cantalupo ( Daniela Marra ) e Rosalia Bertinelli ( Silvia D’Amico ), due altri agenti nuovi come Giano Settembrini (Davide  Iacopini) e Carlo Nigro ( Giulio Berruti ), anche se animati da buone intenzioni,  con le loro commistioni tra vita privata e professionale rendono difficile l’operato della Duomo, che conserva dalle stagioni precedenti pochi punti di riferimento, tra i quali è importante la figura del saggio  Vito Sciuto ( Dino Abbrescia ). Piace ma non appassiona l’ottava stagione della Squadra , per la quale si sente l’usura del tempo. E mancano forse dettagli su Rosy Abate e Domenico Calcaterra, due personaggi chiave molto amati dal pubblico di questa fiction e  sui quali persiste un pesante velo di mistero.

Read Full Post »

Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate e non pecore matte”……

 

Stanotte ho avuto gli incubi. Complice un insolente  raffreddore ho dormito poco e male mentre si alternavano al mio capezzale alcuni cantastorie che facevano di tutto per addormentarmi, senza riuscirvi, però, questa volta.

dante

Mi trovavo in un teatro seduta tra altri spettatori, quando sul palcoscenico bardato di rosso si presentano :  il

Primo Cantattore. Uno di questi figuri aveva le sembianze dell’attuale Presidente del Consiglio; essì che inizialmente avevo sperato che potesse essere l’uomo nuovo, libero dalla zavorra ideologica, ma già le premesse deponevano male. come fa a non sentirsi a disagio un rappresentante del popolo italiano autolegittimatosi  senza il consenso degli elettori ? la cosa puzzava già dall’inizio. Come una maschera fiorentina, discepolo del peggiore Machiavelli comincia, dunque, il prode Matteo, ad infilare una bugia dopo l’altra guadagnandosi, guarda guarda, l’appellativo del suo conterraneo Pinocchio. Aldilà di tutte le promesse svanite rapidamente  come neve al  solleone, il Nostro raggiunge lo zenit con la cosiddetta riforma costituzionale, fatta, secondo me, per prendere in giro primaditutto l’Europa, che chiede ripetutamente riforme strutturali e in seconda battuta il popolo italiano, verso il quale, è evidente, il fiorentino, nutre un totale disprezzo. perchè, di fatto, il pasticcio, che alcuni chiamano riforma, non cambia nulla, anzi peggiora la situazione già esistente: il senato rimane in maniera subdola e rimangono, stortura inaudita, i senatori a vita, che  il capo dello stato di turno usa e abusa a proprio piacimento in modo vergognoso. renziVistosi con l’acqua alla gola, il premier confessa l’errore di avere personalizzato il referendum, creando l’illusione di un ravvedimento anche se molto tardivo, e contemporaneamente gioca la carta del Ponte sullo Stretto per strappare un sì all’amico Salini. Mi dovrebbero spiegare tutti e due questi signori, cosa c’entra il Ponte con il referendum, cose da pazzi. Se Renzi volesse veramente realizzare quest’opera, dovrebbe solo fare, agire con fatti concreti, non le solite chiacchiere. e d’altra parte poi avrebbe una via dignitosa per uscire fuori dall’impasse nella quale si è cacciato, trovando il coraggio di mandare a casa la ministra Boschi, firmataria della cosiddetta riforma, nonchè menbro discutibilissimo del governo attuale, con tutte le cartacce relative alla riforma, che dovrebbe essere affidata per una nuova stesura a costituzionalisti affermati e al di sopra di ogni sospetto. Per il Ponte, diventato mobile e utilizzato alla bisogna per prendere in giro tutti, non solo i tanti favorevoli, noi, quelli del Sud, di Terronia, i veri Italiani, dovremmo insorgere, andare a legarci davanti palazzo Chigi, indipendentemente dalla propria opinione, solo e solamente per il fatto, che il Presidente del Consiglio si permette di prendere in giro la “sua”, si fa per dire naturalmente, gente.grillo

Secondo Cantattore. Accanto a lui, dunque, nella mia visione, si udivano schiamazzi e, da una criniera selvaggia, si sentiva il frinire urlato di un Grillo proprio insolente, un cantastorie ligure, che novello Garibaldi, cosa fa ?. ma sì va in Sicilia con i suoi Mille. e , mentre critica l’operato del genovese di risorgimentalista memoria, lui arringa il popolo imitando il condottiero ottocentesco con l’obiettivo di fare ancora oggi, una colonizzazione. Siamo proprio impazziti; sì perchè noi, i terroni, i veri italiani, dovremmo rimandarlo indietro a calci nel didietro invece di applaudirlo, come se fosse il salvatore della patria. Sì perchè la storia non dovrebbe essere un mero esercizio  didattico, tra l’altro in una scuola in stato comatoso, ma dovrebbe  aiutarci a non ripetere gli errori già commessi. Abituato a cambiare opinione frequentemente, i suoi proseliti accettano supinamente atteggiamenti e situazioni grottesche, secondo il principio  ” tutto va bien madama la marchesa”.

Terzo Cantattore. Per non smentire il detto ” non c’è due senza tre” tra i due sento uno sghignazzare indecente, perchè non poteva mancare il giullare di corte, un cosiddetto comico fiorentino , che mentre strapazza la Divina Commedia in maniera ignominiosa, è chiamato a prestare soccorso al conterraneo Presidente, per cui non esita a sconfessare se stesso con una faccia tosta da impudente imbroglione, ligio ai servigi del “suo ” principe, in cambio di soldini, o meglio, soldoni fumanti. Raggiunge l’apice poi il signor Benigni quando afferma che col no è peggio della  Brexit. evidentemente nella sua ignoranza non sa quello che dice, perchè l’Inghilterra dopo Brexit sta sicuramente meglio di prima. Basta imbonire le masse buttando lì a casaccio quello che capita. Chi mi conosce sa bene che a me Benigni non è mai piaciuto: non mi piace la sua “cosiddetta” comicità volgare e basata sul turpiloquio, non mi piace l’uso che fa dell’opera di Dante, che ha bisogno di rispetto e dignità, mentre il cantastorie usurpa il pensiero del Sommo Vate. E poi, proprio lui dovrebbe fare tesoro degli stimoli danteschi quando il Sommo, per bocca di Beatrice nel V canto del Paradiso, ammonisce 

“Apri la mente a quel ch’io ti paleso

e fermalvi entro; perchè non fa scienza,

sanza lo ritenere avere inteso…”

 

“…Se mala cupidigia altro vi grida,

uomini siate, e non pecore matte,

sì che ‘i Giudeo di voi tra voi non rida !….”

 

A questo punto i tre civettano con la platea frastornata che li guarda attonita e intanto   il palco si popola di figuranti, comparse e seguaci, che, tra spintoni e sgomitate cercano di guadagnare il contato con il proprio eroe e tutti insieme,  in un barlume evanescente,  sulle note  del pezzo “Libera me, Domine” dalla Messa da Requiem di Verdi, imbastiscono una danza dedicata all’Italia.

A questo punto apro gli occhi e realizzo che si era trattato solo di brutti incubi, complice la condizione precaria in cui mi trovo.

Oppure no ?

 

 

 

Read Full Post »