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Archive for marzo 2017

Ὦ Ξεῖν’, εἰ τύ γε πλεῖς ποτὶ καλλίχορον Μιτυλάναν
τᾶν Σαπφοῦς χαρίτων ἄνθος ἐωαυσόμενος,
εἰπειν, ὡς Μούσαισι φίλαν τήνα τε Λοκρὶς γᾶ
τίκτε μ’ ἴσαν χὤς μοι τοὔνομα Νοσσίς, ἴθι.

Straniero, se navigando ti recherai a Mitilene dai bei cori,
per cogliervi il fior fiore delle grazie di Saffo,
dì che fui cara alle Muse, e la terra Locrese mi generò.
Il mio nome, ricordalo, è Nosside. Ora va’!

Da “I 12 Epigrammi di Nosside

 

Locri Epizefiri è una ridente  località in provincia di Reggio Calabria, nucleo importante della cultura magnogreca, della quale custodisce importanti vestigia, testimoni di quella cultura classica e umanistica, nel significato più profondo di questo termine, che abbraccia  tutte le scienze che concorrono alla formazione e ai saperi dell’uomo, dalla letteratura all’astronomia, dalle scienze matematiche e fisiche alla filosofia,  che sono tuttora  orgoglio della cittadina e dei suoi indigeni. Nonostante il sito sia trascurato dai circuiti del settore turistico, intenditori e appassionati di nicchia amano respirare l’aura magica di questo luogo, che emana il respiro universale di un’anima  senza tempo.

Ora avviene che Locri assurge alla prima pagina della  cronaca di tutti i media per una scritta,  apparsa su alcuni muri perimetrali di fabbricati  significativi in quanto sedi di organismi istituzionali, che descrive Don Ciotti come SBIRRO. Parola offensiva ? pare di sì se  subito si invoca la ‘ndrangheta in un coro unanime che implora inchieste, indagini, processi per identificare i mafiosi di turno ai quali comminare punizioni esemplari. E naturalmente non si perde l’occasione per  allestire l’ennesima manifestazione.  Mentre invece sarebbe imperativo categorico cogliere il grido, l’urlo disperato di un popolo civile, quel popolo veramente “per bene” che chiede giustizia e legalità aldilà dei luoghi comuni e dei preconcetti e degli stereotipi. È proprio la società civile, quella 2 per bene ” che grida e che urla a chi invece è sordo e cieco. A chi è sordo per esempio come il Presidente Mattarella, che invece di fare, chiacchiera con discorsi retorici che ormai non incantano più; a chi è sordo e cieco come Don Ciotti, il quale, a parte i suoi scheletri nell’armadio  come si può leggere qui di seguito,      http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1379573/-Non-lavoro-piu-in-nero-per-te—Don-Ciotti-lo-prende-a-ceffoni.html             http://www.liberoquotidiano.it/gallery/1379572/La-lettera-di-scuse-di-Don-Ciotti-al-ragazzo-che-ha-picchiato.html,

non dovrebbe mettere piede dalle nostre parti , lui che ha definito Reggio Calabria e Messina due cloache; un prete, che, eretto a paladino antimafia, rappresenta, invece, quanto di peggio la società possa offrire al giorno d’oggi. Cosa fa l’antimafia ? magari forse persegue le persone oneste e indifese e tutela con complicità e collusione  i grossi delinquenti. E a delinquere ormai da tempo sono proprio le Istituzioni, è proprio lo Stato, l’organismo che dovrebbe tutelare, proteggere, curare il proprio popolo, del quale è, o meglio, dovrebbe essere la massima espressione, che invece aggredisce come i tentacoli di una piovra inferocita con vessazioni di ogni tipo; e, per questo, viene percepito, esso Stato,  come la controparte dalla quale bisogna difendersi. La mafia per eccellenza, oggi, dunque, è proprio lo Stato, il Caino dal quale non ci si può salvare. È proprio triste che a dire queste cose con la sua solita enfasi e vivacità sia un personaggio come Vittorio Sgarbi, che, più calabrese di tanti locresi, a Linea Notte di lunedi 20 marzo ha fatto sentire la sua voce fuori dal coro omogeneizzato degli accademici di turno che cercavano di surclassarlo con malcelata stizza e atteggiamenti ironici, che nascondono l’incapacità di discutere nel merito.

 

Da segnalare nella stessa trasmissione l’esperto di turno che facendo riferimento all’Inghilterra afferma che questo paese   con la Brexit ha abbandonato l’euro: il poveraccio non sa neppure che l’Inghilterra l’euro non l’ha mai adottato. L’ignoranza impera in lungo e in largo soprattutto nella scatola tonta televisiva che con buona pace di tutti i benpensanti, continua a manipolare l’opinione pubblica, con presunzione, aggressività e tracotanza inaudite.

 

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“Il tamburo nel cuore, la puzza delle pecore sulla giacca”

Il Cavaliere di Gran Croce Avvocato Aldo Porceli ringrazia il Prof. Giuseppe Bombino

Il Cavaliere di Gran Croce Avvocato Aldo Porceli ringrazia il Prof. Giuseppe Bombino

Sin da piccolo con il rosario in mano calca i sentieri di quel sistema montuoso misterioso e fantastico, ammaliante, duro e delicato, deciso e incerto, brusco e quantomai accogliente, che risponde al nome di Aspromonte. Sistema, perché di fatto non c’è un monte che svetta al di sopra in maniera decisa, ma è costituito da un insieme di monti che si svolgono come le pagine di un libro, che racchiudono una storia eccezionale. Perché l’Aspromonte è eccezionale sin dalle origini ,quando emerge, orizzontalmente e verticalmente, propaggine del sistema alpino, dal mare oceanico, che lo custodiva . Eccezionale perché conserva, tutela e rigenera in un ambiente abitativo naturalmente prezioso, elementi di flora e fauna risalenti ad epoche ormai scomparse come la felce contemporanea dei dinosauri e lo scoiattolo nero. E il legno, il famoso faggio che vegeta nei suoi boschi aldilà di ogni spiegazione scientifica attuale. Una montagna, l’Aspromonte , al culto mariano per vocazione originaria che porta scolpita nella roccia la M, perché la montagna, e in particolare “questa” montagna  è donna nel cui utero i monaci bizantini hanno allocato il santuario ad ella dedicato, Polsi, grembo tra le acque del torrente legate alle fasi della luna, le cui immagini sono richiamate nella famosa croce di ferro custodita nel santuario , la cui storia mista a leggenda affascina generazioni e generazioni sempre nel culto della Madonna mutuata dalla pagana dea Demetra.

Madonna Di Polsi

L’ acqua, altro elemento caratteristico, che, limpida e cristallina sgorga e zampilla tra valli e rocce, da Pietra Cappa a Pentedattilo, il borgo divenuto centro artistico culturale di risonanza internazionale. L’acqua, che, spontaneamente, seguendo i movimenti naturali delle montagne si raccoglie e si disperde come il lago Costantino, che ora appare nella sua eloquente bellezza per poi scomparire, lasciando i suoi fondali asciutti e rigogliosi in cicli ripetitivi, quasi a voler sfuggire alla monotonia di un paesaggio sempre uguale. Montagna da raccontare, da vivere, da rispettare; e nello snodo del racconto è sempre testimone ineguagliabile Corrado Alvaro, vate   dell’unicità di questi luoghi che, figlio della cultura greca di cui era intriso, è sempre più che mai attuale, in un eterno presente che non conosce tempo, ma solo spazio, lo spazio dell’infinita immensità in cui il sistema montuoso si erge maestoso e vigile a protezione delle sue valli e dei suoi abitanti. Cresciuto abbeverandosi alle fonti di acqua  chiara e alla cultura contadina  selvaggiamente pura e ancestrale dei pastori , il tamburo dei quali batte sempre nel suo cuore mentre la puzza delle capre irrora la giacca dell’abito ora formale per i riti istituzionali, il  Prof. Giuseppe Bombino, Docente e Ricercatore, Presidente del Parco Nazionale d’Aspromonte e  Coordinatore di Federparchi Calabria e anche Membro dell’Osservatorio Unesco, incanta i Cavalieri del Santo Sepolcro, in una riunione per l’occasione aperta anche ai non affiliati nella sede storica di Via Aschenez, Sabato  4 marzo con una dissertazione su “L’Aspromonte : natura e spiritualità di una montagna al centro del Mediterraneo “.

Demetra

Centro, il Mare Nostrum, dal quale molte risorse, uniche e specifiche, si diffondono nell’altrove italiano ed europeo, delle quali altri Paesi e soprattutto la Germania della Signora Merkel dovrebbe tenere conto. Centro del Mediterraneo, dunque, l’Aspromonte, che dovrebbe costituire il fulcro, il nucleo, il volano della neonata Città Metropolitana, nei cui programmi e nelle cui progettualità, purtroppo, la nostra montagna entra solo in maniera marginale. I cavalieri e tutti i presenti ascoltano e partecipano con grande interesse rimanendo comunque desiderosi di altri racconti sulla storia di questi luoghi dell’anima per conoscere meglio la profondità dei suoi anfratti e dei suoi sconfinati siti. Grazie Prof. Bombino, alla prossima.

 

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