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Archive for marzo 2018

 

Si presenta puntualissimo, alle 21 come da programma, sera di giovedi 15 marzo, inizia infilando un motivo dopo l’altro e il Palazzetto trema sin da subito, la febbre sale ; sentimenti ed emozioni si susseguono senza soluzione di continuità. Ci si sente rapiti, ipnotizzati da una forza irresistibile che l’eterno ragazzo della canzone italiana trasmette con energia e passione. Gianni Morandi incanta, rapisce, seduce il numeroso pubblico attento e partecipe che canta all’unisono con lui, e con la sua band, un gruppo di artisti tutti bravissimi: Mattia Bigi al basso, Lele Leonardi e Elia Garutti alla chitarra, Alessandro Magri alle tastiere, Simone D’Eusanio al violino, Francesco Montisano al sax, Lisa Manara, Augusta Trebeschi e Moris Pradella ai cori,  e l’impressionante batterista Alberto Paderni che ha diffuso percussioni fantastiche; un insieme armonioso in una  cornice scenografica suggestiva grazie all’impegno pregevole  dei tecnici di suono e luci.

Corre da maratoneta,  quale d’altronde è non solo in senso figurato, anche sul palcoscenico, senza risparmiarsi , con grande rispetto del variegato  pubblico, trasversale testimone di diverse generazioni, che apprezza e ricambia, e il cuore e l’anima che mette nel suo cantare arrivano al cuore e all’anima senza se e senza ma, in un susseguirsi di motivi che hanno segnato molti momenti della tua vita e canzoni nuove altrettanto belle e dense di significato.

Canta  Gianni, senza una pausa, senza un attimo di respiro, decine e decine di pezzi, oltre quaranta;  xcanta l’amore e  canta anche la guerra  sulle note dell’ormai celeberrima  C’era un ragazzo che come me…, canta il quotidiano con le note di Uno su mille, canta il sociale con Si può dare di più.  Canta l’amore, dunque, argomento per antonomasia : da La Fisarmonica, a Ritornerò in ginocchio da te, da Scende la pioggia a Un grande prato verde, da Occhi di ragazza a Innamorato, da Grazie perchè a Dobbiamo fare luce e tanto tanto altro. Rende onore e merito, Gianni, agli autori che si sono spesi per lui : da Elisa a Fossati, da Ligabue a Sangiorgi passando per Meta, che insieme ad altri artisti importanti hanno collaborato al suo ultimo recente album ” D’amore e d’autore”. Non si ferma un istante, e,  in barba a chi a 70 anni si sente vecchio, il Morandi da Monghidoro grida a pieni polmoni il suo amore per la vita

 

innamorato 
come forse tu ancora non lo sai 
innamorato della vita 
di questa avventura 
così vorrei che non finisse mai 
che non finisse mai…

e poi, ancora, questo bolognese che canta Napoli con  Caruso di  Dalla, rende omaggio alla città che lo ospita attaccando  Calabrisella mia, naturalmente in dialetto originale

e l’incantesimo che coinvolge artista e  pubblico è magico e vorresti non uscirne mai.

Grazie Gianni, Reggio Calabria ti saluta con affetto, continua così, alla prossima.

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Nella giornata del Pi Greco, voglio rendere onore al merito  di una mia cara amica : non sara mica un caso che Maria Intagliata di  Siracusa,  docente di  matematica, rappresenta, secondo me, la più alta espressione della scienza, cosiddetta, esatta. Riesce, infatti, a riunire in una sinfonia armoniosa matematica, filosofia, poesia, storia e quant’altro,  nella scia della tradizione più aulica e sofisticata della città siciliana. Gusto estetico del bello naturale e  artistico e vena poetica sensibile e irresistibile si coniugano in un concerto  quantomai piacevole di sentimenti ed opinioni.

Si è dilettata, dunque, Maria Intagliata da Siracusa a mettere in versi il Pi greco, mica cosa da poco :  è una poesia scritta con le prime 999 cifre del pi greco, nella quale ogni parola ha un numero di lettere corrispondente alla cifra del pi greco in quella posizione. A corredo non mancano le note esplicative con riferimenti dettagliati alla tradizione scientifico-letteraria-filosofica, da Archimede, Platone, Plutarco, a Talete, Keplero, Diofanto e tanto tanto altro, a testimoniare, quasi mai se ne sentisse il bisogno, l’immensa cultura e la genialità dell’autrice.

Poesia, ode, ballata, che magari si può pure mettere in musica e cantare.-  Mimma Suraci

Eccola

 

Pi greco in versi    
3. 1 4 1 5 9
Sei,o cara e amata geometria,
2 6 5 3 5 8
la poesia amica, del verso sinfonia.
9 7 9
Proprietà antiche, costruite
3 2 3 8
con la dea fantasia,
4 6 2 6
sono eterne, se legate 5
4 3 3
alla tua via.
8 3 2 7 9
Creature, per il geniale Archimede,
5 0 2 8 8
forme di bellezza sensuale,
4 1 9 7
note a platonici seguaci(1)
1 6 9
e tenaci inventori: 10
3 9 9
dei magnifici sognatori
3 7 5
dal talento soave.
1 0 5 8 2 0 9
O dolce richiamo, tu, Sirenetta,(2)
7 4 9
incanto dell’ infuriato
4 4 5
mare, dove zitta, 15
(1 ) La scuola platonica attribuiva enorme importanza alla geometria. L’ ordine geometrico-matematico che
c’è nelle cose è il frutto del primo incontro con l’ intelligibile: è la prima universale espressione della
presenza di Dio nel mondo. “Dio geometrizza sempre”(Platone).
(2) Archimede: “viveva continuamente incantato da questa, che potremmo chiamare una Sirena a lui
familiare e domestica, al punto da scordarsi persino di mangiare e di curare il proprio corpo”.
(Plutarco, Vite Parallele, Marcello 17, 11) .
2
9 2 3 0 7
custodivi il tuo segreto(3).
8 1 6 4 0 6
Parabole e cerchi, rari frutti
2 8 6
di fantasia ardita,
2 0 8 9
si osculano(4) distrutti.
9 8 6
Archimede, maestoso, scruta: 20
2 8 0 3 4 8
la battigia, dal mare sbattuta,
2 5 3 4
li rende all’ onde:
2 1 1 7 0 6
se c’è risacca marina,
7 9 8
invitto, domattina risponde(5).
2 1 4 8 0 8
Se l’ arte, attività preziosa, 25
6 5 1 3 2 8
rivela forme a chi la intuisce,
2 3 0 6 6 4 7
su voi figure: cerchi,coni,spirali,
0 9 3 8
Archimede non fallisce.
4 4 6 0 9
Dona rare, nobili soluzioni,
5 5 0 5 8
leggi, conti, reali emozioni. 30
2 2 3 1 7 2
Ed il suo é bisogno di
5 3 5 9
unire, per genio, geometria
(3) La Sirena , che incanta Archimede, custodisce i segreti della Geometria.
(4) Due coniche si osculano se hanno in un punto un contatto del secondo ordine (tripunto).
(5) L’ autrice immagina Archimede mentre traccia figure sulla sabbia , in riva al mare.
La risacca , però, cancella tutto e la parabola e il cerchio , quasi come due amanti, sorpresi dalla forza
delle onde, dopo l’ ultimo bacio, a lei cedono, distrutti (cancellati). Archimede, tuttavia non demorde e
riproverà domattina a rispondere, disegnando nuove figure, al richiamo della Sirena.
3
4 0 8 1 2
nota, euclidea, a te,
8 4 8
poderosa, leva, gloriosa.(6)
1 1 1 7 4 5
O c’ è superbo eroe greco 35
0 2 8 4 1 0 2
di maggiore fama a te
7 0 1 9
sovrano, o Archimede,
3 8 5
mio venerato amico?
2 1 1 0 5 5
Né c’ è altro genio
5 9 6
delle geometrie:(7) nessun 40
4 4 6 2 2
tale vide meglio di te
9 4 8
simmetrie(8), dove mantiene
9 5 4 9
razionale forma ogni quoziente
3 0 3 8
che ivi perviene.
1 9 6 4 4
L’ analitica tratta bene assi 45
2 8 8 1 0 9
di Cartesio, francese e inventore
(6) Archimede , per gli importantissimi risultati ottenuti in matematica , attraverso la fisica, si può
considerare uno dei più grandi fisici teorici . Lo stesso Plutarco afferma: “Persuaso che l’attività di
uno che costruisce delle macchine, come di qualsiasi altra arte che si rivolge a un’utilità immediata, è
ignobile e grossolana, rivolse le sue cure più ambiziose soltanto a studi la cui bellezza ed astrazione
non sono contaminate da esigenze di ordine materiale..”
(Plutarco, Vita di Marcello).
(7) “In tutta la geometria non è dato incontrare argomenti più difficili e profondi di quelli affrontati da
Archimede, espressi in termini più semplici e puri”( Plutarco, Vita di Marcello).
(8) Nella lettera introduttiva al libro primo di Sfera e Cilindro, Archimede si compiace per il fatto di aver
trovato “simmetrie” per varie figure: simmetrie di cui nessuno dei suoi predecessori si era accorto. Il
termine usato da Archimede, etimologicamente significa commensurabilità. “Simmetria”, per
Archimede vuol dire che, ad esempio, per due figure come la sfera e il cerchio massimo , che sono
commensurabili, si ha che il loro rapporto si esprime mediante piccoli numeri interi(4:1) . In questo
caso per Archimede c’é simmetria tra la superficie della sfera e il cerchio massimo.
4
7 5 6
superbo, genio severo,
6 5 9
attivo, sommo pensatore.
3 3 4 4 6
Dài tre assi allo spazio
1 2 8 4 7
e ti definirà come sistema 50
5 6 4 8
anche questo, così accadeva
2 3 3 7 8
di già con ascissa-ordinata,
6 7
coppia fissata!
8 3 1 6
Pitagora con i fedeli
5 2 7 1 2
amici(9) ed Euclide, a te, 55
0 1 9 0 9
o Archimede, cedettero
1 4 5 6
i loro unici tesori.
4 8 5 6
Così, affidata quell’ antica
6 9 2 3
nobile geometria al tuo
4 6 0 3 4 8
solo valore, con vera passione, 60
6 1 0 4 5
vedevi i tuoi onori
4 3 2 6
nell’ era di Gerone.
6 4 8
Vivevi come sognando
2 1 3 3 9
se i due, tre postulati
(9) La scuola Pitagorica diffuse l’ autorevole insegnamento del maestro, considerato quasi come un Dio ,in
tutto il mondo ellenico e nella Magna Grecia.
5
3 6 0 7
per validi assiomi 70
2 6 0 2 4 9
tu ponevi ai tuoi enunciati.
1 4 1 2 7
E così a te bastava ,
3 7 2 4 5
per ragioni di vero amore,
8 7 0 0 6
rimanere assente, mentre
6 0 6 3 1 5
creavi eliche, pur a mente. 75
5 8 8 1 7
Amene fantasie oniriche d’ eccelsa
4 8 8 1 5
arte eccitano prodighe i sogni
2 0 9
di Archimede.
2 0 9 6 2 8
Il Siracusan sfiora il dileggio,
2 9 2 5 4
in visibilio , se trova leve 80
0 9 1 7
bisognose d’ appoggi,
1 5 3 6 4
o forze per dosare pesi
3 6 7
del regale spregio.(10)
8 9 2 5
Siracusa riverisce il sommo
9 0 3 6 0 0
cittadino con elogio. 85
1 1 3 3 0 5 3 0 5
E a chi, per onore del regno
(10) Si vuole fare riferimento alla celebre frase di Archimede:”Datemi un punto d’ appoggio e solleverò il
mondo” (Simplicio, VI sec. d.C) e al suo noto principio fisico. Questo gli permise di scoprire l’inganno
(regale spregio), fatto a Gerone con la corona composta da oro e argento , piuttosto che da solo oro,
come richiesto dal tiranno. Di tale episodio abbiamo la testimonianza di Vitruvio
(I sec. a. C.De Architectura, IX , 3, p. 198).
6
4 8 8
dell’ eternità stupisce,
2 0 4 6 6
va reso grande lustro.
5 2 1 3 8
Tessi, tu, i bei successi
4 1 4 6
pure a nome nostro, 90
9 5 1 9
geometria, figlia d’ Archimede!
4 1 5 1 1 6
Dona i sogni e i frutti,
0 9 4 3 3 0 5
ereditati solo dal suo amore
7 2 7 0 3 6
paterno, ai giovani, che negano
5 7 5
tutti, eccetto pochi, 95
9 5 9
interesse verso proprietà
1 9
e postulati.(11)
5 3 0 9
Sommo con Archimede
2 1 8 6
ed i geometri regali
1 1 7 3
c’è Euclide che 100
8 1 9
apprezza i razionali(12).
3 2 6 1 1 7
Per il valore e l’ ingegno
9 3 1 0 5
imponenti son i sommi
(11) Viene lamentato l’ attuale scarso interesse dei giovani studenti allo studio della geometria , il cui
apprendimento risulta pertanto difficoltoso . A livello didattico, questo è uno dei problemi più difficili
nell’ insegnamento della matematica, soprattutto negli istituti tecnici.
(12) Si fa riferimento agli Elementi di Euclide, opera in cui il grande geometra è alle prese con rapporti e
proporzioni.
7
1 1 8 5
e i prudenti figli
4 8 0 7
dell’ elegante armonia, 105
4 4 6
cara agli amanti
2 3 7 9
di una superna geometria.
9 6
Fragorosi plausi
2 7 4 9
si offrano agli immortali
5 6 7
genii, stirpe estrosa, 110
3 5 1 8 8
del saper l’ esigente virtuosa.
5 7 5
Dimmi, Euclide sommo,
2 7 2 4 8
il segreto di così perfetta
9 1 2 2 7
geometria e se la governò,
9 3 8
incurante del concreto, 115
1 8 3 0
l’ infinito Dio.
1 1 9 4 9
C’è pervenuto come Archimede
1 2 9 8
e il contenuto mirabile
3 3 6 7
del suo “Metodo”(13)fossero
3 3 6 2 4
già ben dotati di viva 120
4 0 6 5 6
fama presso Greci, popoli
6 4 3 0 8 6
votati alla sua creativa chiama(14).
(13) In tale metodo sono le basi del calcolo infinitesimale.
(14) E’ noto come Archimede si ponesse in contatto con i matematici alessandrini, ai quali sottoponeva,
8
0 2 1 3 9 4 9
Fu l’era testimone dell’ Ottocento
4 6 3 9
come orbata del postulato
5 2 2 4 7
greco:(15) lo si vide tradito 125
3 7 1 9 0 7
dal Riemann a personale diniego.
0 2 1 7 9
Ma d’ Euclide Archimede
8 6 0 9
venerava quella geometria:
4 3 7 0
arte dei teoremi,
2 7 7 0
di assiomi armonia. 130
5 3 9 2 1
Dante per redimersi si é
7 1 7
indotto a scalare
6 2 9
gironi da peccatore
3 1 7 6 7
fra i cattivi demoni banditi,
5 2 3 8
senza il Dio Creatore. 135
4 6 7
Dell’ egizio Tolomeo,
4 8 1 8
noto geografo e geometra,
4 6 7
come dimora stabilì
6 6 9
immota bolgia sospirosa,(16)
mettendoli spesso in difficoltà, risoluzioni di problemi, di cui egli possedeva già la soluzione.
“Per quanto uno cerchi, non potrebbe arrivare mai da solo alle dimostrazioni che egli dà; eppure, appena
le ha apprese da lui, ha la sensazione che sarebbe riuscito egli pure a trovarle, tanto è liscia e rapida la
strada per cui conduce a ciò che vuole dimostrare”. ( Plutarco, Vita di Marcello).
(15) Si tratta del quinto postulato di Euclide sulle rette parallele, dalla cui negazione sono nate le geometrie
non euclidee, tra cui quella di Riemann.
9
4 0 5
buio Limbo. 140
1 3 2 0 0 0 5 6
E gli si offrì valido
8 1 2 7 1 4
servizio e fu Euclide a dire:
5 2 6 3 5 6
“certo, mi presto” all’abile egizio.(17)
0 8 2 7 7 8
Elementi di Euclide, Conoidi, Sferoidi,
5 7 7 1 3
opere supreme, vennero a noi; 145
4 2 7 5 7
doti di passata , ricca eredità
7 8 9
vestono accurata modernità.(18)
6 0 9 1 7
Vivete, Archimede e Euclide
3 6
con Talete.
3 7 1 7 8
All’ odierno e fragile universo 150
7
parlate!
2 1 4 6 8
Ma i suoi valori riposano
4 4 0 9
come vele ammainate
0 1 2 2 4 9
e si fa(19) vera idolatria
(16) Le anime del Limbo, private della speranza di ascendere ( immota si riferisce qui a dimora) al
Paradiso, sospireranno in eterno.
(17) Il riferimento è al IV canto dell’ Inferno , in cui Dante incontra , nel primo cerchio o Limbo, gli
Scienziati. Insieme a Talete ci sono , oltre a Zenone: Euclide e Tolomeo . Quest’ ultimo , grande
astronomo e matematico , doveva essere certamente a conoscenza delle opere di Euclide. Basti pensare
al suo famoso teorema sul quadrangolo inscritto in un cerchio. Stranamente Dante non si ricorda di
Archimede.
(18) E` nota a tutti la “modernità” di Archimede e “la sua duplice attività matematica, nello spirito del
rigore e in quello della spregiudicata ricerca. Coloro che ( gli anti-archimedei del Rinascimento)
aprirono la strada alla creazione del calcolo infinitesimale, ripercorsero inconsapevolmente le strade
aperte da Archimede stesso. Questi nella sua duplice attività matematica, si erge quindi come figura
dominante, ed il suo nome è legato alla rinascita della scienza moderna. (Attilio Frajese )
10
5 3 4
agire per loro, 155
3 0 1 4 6
con l’ arte innata
5 4 9
della pura geometria.
5 8 5 3
Molto sapiente, della sua
7 1 0 5 0 7
scienza è padre, Galileo.
9 2 2 7
Ingegnoso, ma ad Euclide, 160
9 6 8
Archimede, Talete, Pitagora,
9 2 5
riverente, li lesse,
8 9
stregato realmente(20).
2 3 5 4
Tu sai, padre caro,
2 0 1 9 9
se l’armoniosa geometria 165
5 6 1 1
della natura c’é
2 1 2 9
ed è in Archimede(21).
0 2 1 9 6
Tu, o astronomo pisano,
0 8 6 4 0 3 4 4
scrutavi stelle, dive del buio ciel,
1 8 1 5
e passaggi d’astri. 170
(19) sta per “viene considerata”
(20)Galileo considera Archimede “suo maestro”.
(21) Le simmetrie osservate da Archimede lo indussero sicuramente a dedurre una certa semplicità delle
leggi geometriche. Dopo tanti secoli questa fiducia nella semplicità della geometria, rivolta ai
fenomeni fisici, si ritrova in Galileo. Questi la dichiara apertamente, dicendo che “l’ Universo è scritto
in lingua matematica e i suoi caratteri sono le figure geometriche”( Saggiatore, VI, 232).
11
9 8 1 3 6
Copernico seguisti e con dolore
2 9 7
la rotazione negasti.
7 4 7
Nasceva, dopo, Keplero,
7 1 3 0 9 9
legando a tre magnifici enunciati
6 0 5 1 8
teorie nuove d’ intender 175
7 0 7
ellissi, pianeti(22).
2 1 1 3 4
Se c’è chi loda
9 9
originali inventori,
9 9
musicisti, pensatori,
9 9
encomierà, vedendolo(23) 180
8 3 7
provetto, chi inventò
2 9 7
il “diofanteo oggetto”.
8 0 4 9
Lodevole pure Archimede!
9 5 1 0 5
Tracciava corde e archi,
9 7 3 1 7
inventava formule per i teoremi 185
3 2 8 1 6
con le parabole e cerchi.
0 9 6
Calcolava volumi
3 1 8 5 9
con i cilindri, sfere inscritte(24).
(22)Il riferimento è alle tre leggi di Keplero.
(23) Si allude a Diofanto, il matematico dell’ analisi indeterminata , che da lui prende il nome di analisi
diofantea.
(24) Si fa riferimento al volume della sfera inscritta in un cilindro equilatero.
12
5 0 2 4 4 5
Diede le vele alla bella
9 4 5 5
Syrakosja, nave lesta, amica 190
3 4 6 9
che fugò flotte sconfitte.
0 8 3 0 2 6
Sappiamo che si viveva
4 2 5 2 2
come in ansia se tu,
3 0 8 2 5
mia Siracusa, in balia
3 3 4 4 6
del tuo mare, davi immani 195
8 5 0 3 5 2 6
ostilità, fatte per astio ai Romani.
1 9 3 1 1 8
E Archimede non s’ é mostrato
8 1 7
inadatto a reagire.
1 0 1 000 3 1 3 7 8
E s’ era a suo istinto attivato
3 8 7 5
per cacciare lontano, vinto, 200
2 8 8 6
il marinaro esercito romano.
5 8 7
Lotta Siracusa strenua.
5 3 3 2 0 8
Dalle sue vie di Neapolis,
3 8 1 4
che trabocca d’ arte
2 0 6 1 7 1 7
di popoli d’ eroiche e antiche 205
7 6 6 9
imprese, emerge nobile, Archimede,
“Molte e mirabili furono le scoperte che egli fece; ma sulla tomba pregò, si dice, gli amici e i parenti
di mettergli, dopo morto, un cilindro con dentro una sfera, e quale iscrizione la proporzione
dell’eccedenza del solido contenente rispetto al contenuto”. (Plutarco, Vita di Marcello)
13
1 4 7 3 0 3 5
e dona, conscio del suo genio,
9 8
originali sorprese.
2 5 3 4 9 0
Di tutti noi gode devozione,
4 2 8 7
atto di doveroso encomio 210
5 5 4 6
verso quell’ eroe eterno,
8 7
ideatore superno.
3 1 1 5 9
Non c’è altro esponente
5 6 2 8
umano, uguale al sapiente
6 3 8
Nostro, che rinneghi 215
8 2 3 5
talmente il suo rango(25).
3 7 8
Nel trovare inatteso,
7 5 9
superbo esito, richiesto
3 7 5 1 9
dal tiranno, fuori s’avventava
5 7 7 8
senza vestiti, urlando vilipeso. 220
1 8 5 7
A Siracusa venne valente
7 8 0
Soldato, Marcello.
5 3 2 1 7
Cercò del re o tiranno,
1 2 2 6 8 0
e fu un grande flagello.
(25) Archimede , scoperto l ’ inganno fatto a Gerone , entusiasmato dal risultato conseguito, , uscì
dal bagno, mostrandosi nudo per strada, incurante della gente, e gridando : “ εύρηκα, εύρηκα”.
14
6 6 1 3 00
Sapere comune è che 225
1 9 2 7
d’ Archimede si vedesse
8
ignorato.
7 6 6
Causata enorme offesa,
1 1 1 9 5
c’è l’impudente sorte(26).
9 0 9 2
Siracusan, immortale tu 230
1 6 4 2 0
e sempre solo tu,
1 9…
o Archimede!…..
Maria Intagliata
(26) Il destino sfrontato, incurante della grandezza di Archimede , lo uccide, ma non per mano di Marcello.

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Acta est fabula

Lo spettacolo è finito ( Augusto  )

Noli tu quaedam referenti credere semper: exigua est tribuenda fides, qui multa locuntur (Catone)
Non credere sempre a chi ti dà notizie: bisogna avere poca fiducia in chi parla molto

 

Favete linguis! (Orazio)
State zitti!

 

 

Ho conosciuto il silenzio
delle stelle e del mare,
il silenzio dei boschi prima che
sorga il vento di primavera.
Il silenzio di un grande amore,
il silenzio di una profonda pace dell’anima
Il silenzio tra padre e figlio
e il silenzio dei vecchi carichi di saggezza
(Edgar Lee Masters)

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A lume spento

Rendi forti i vecchi sogni

Perché questo nostro mondo non perda coraggio

A lume spento

Canzone

Ama il tuo sogno
ogni inferiore amore disprezzando,
ama il vento
ed accorgiti qui
che solo i sogni possono esistere veramente,
perciò in sogno a raggiungerti m’avvio.

 

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Reggio Calabria, commosso ricordo dei piccoli angeli Bruno e Rebecca morti nell’inferno degli Ospedali Riuniti tra il vituperio  del popolo social

Reggio Calabria, una testimonianza commovente e drammatica dopo le morti agli Ospedali Riuniti nel reparto di Ostetricia e Ginecologia

 

ospedale mediciScrivo queste parole dopo aver dato l’ultimo saluto alla piccola Rebecca, l’ennesima vittima dell’Ospedale Riuniti di Reggio Calabria, un piccolo angelo innocente che non ha avuto nemmeno l’opportunità di emettere il suo primo vagito per urlare al mondo “eccomi, sono arrivata!”.

Il mio è un racconto di dolore e sofferenza, che vorrei condividere con tutti i miei concittadini, soprattutto con chi ha il coraggio di commentare “i neonati muoiono, facciamocene una ragione, punto”. Perché nel 2018 io, giovane donna, ritengo che non sia affatto così e che nessuno debba poterlo neanche lontanamente pensare: i bambini hanno il diritto di vivere, di sorridere, di piangere, di conoscere tutto ciò che il mondo può offrirgli, di poter scoprire la cattiveria che ci circonda e imparare a lottare per combatterla quotidianamente. Così come i loro genitori hanno il diritto di poter festeggiare per la loro venuta al mondo anziché dover piangere e soffrire a vederli morti ancor prima di emettere un solo respiro.

Era il 24 dicembre, pomeriggio, quando il mio telefono ha iniziato a squillare. Una voce rotta mi ha informata: “Rita, Bruno non c’è più”. In pochi secondi mi sono riaffiorati nella mente tutti quei dolci e simpatici ricordi a lui legati. Le divertenti liti tra i genitori per il nome “chiamiamolo Glauco, ha tanti bei significati, vuol dire verde azzurro e deriva dalla storia di un pescatore diventato divinità del mare”, troppi però i dissensi per un nome così bello quanto insolito. “E se poi lo prendono in giro? Chiamiamolo Bruno!”. Le carezze al pancione, le tenere prese in giro: “non gli dite così che vi sente anche da là dentro e poi quando nasce riconosce le vostre voci e vi odia”. Per non parlare dei tanti sogni dei genitori, che non vedevano l’ora di conoscerlo, di toccarlo e coccolarlo e di offrirgli tutto il loro amore. Sogni però infranti.

Mentre tutti si trovavano alle prese con gli ultimi preparativi per il cenone di vigilia di Natale, io indossavo i primi jeans trovati nell’armadio e mi recavo in ospedale. Difficile trasmettere a tutti voi le sensazioni provate osservando il dolore di amici e parenti, la rabbia, la sofferenza. Il padre del piccolo Bruno che, solo dopo qualche ora dall’accaduto, ti abbraccia e afferma: “Rita, ho finito tutte le lacrime”. La sofferenza della madre, dal carattere forte e coraggioso, talmente tanto da cercare con tutte le sue forze di trattenere quelle lacrime di dolore, impossibili da fermare. Una madre che non ha nessuna colpa, ma che inevitabilmente se ne assume fin troppe: “e se avessi fatto questa cosa, se avessi fatto quest’altra”. Un dolore col quale dovranno convivere per il resto della loro vita, con un angioletto in cielo che li aiuterà ad andare avanti. Ma è anche di quello scricciolo di angelo che devo parlare, amatissimo e ben voluto, e che nessuno ha voluto lasciare solo, in quella triste e gelida camera mortuaria. Un bimbo perfetto, con quel dolce musetto e quelle guanciotte tutte da strapazzare. Un bimbo che sarebbe stato sicuramente forte e coraggioso come la mamma e altruista e genuino come il papà, un bimbo che sarebbe stato viziato da nonni e zii e che si sarebbe fatto sicuramente una marea di pianti, ma anche tantissime risate, insieme agli ‘zii acquisiti’, quegli amici speciali che diventano una seconda famiglia, amici cazzoni, dispettosi e giocherelloni. Bruno ha avuto al suo fianco tante persone speciali che lo porteranno sempre nel cuore e che ogni sera pregano per lui. E a chi dice che i bimbi muoiono e basta, vorrei raccontare il dolore provato nel dover dire ad una mamma che ha perso suo figlio, costretta a rimanere a letto a causa del brutto intervento d’urgenza al quale è stata sottoposta e durante il quale ha anche rischiato la vita, alla quale è stato quindi impedito di poter vedere suo figlio, ‘stai tranquilla, lui sa che non potevi andare. C’eravamo noi vicino a lui, non era solo. Gli abbiamo messo anche un piccolo pesciolino da portare con sé’.

Un detto recita che ‘sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico’. E sembra proprio di parlare di diavolerie: nemmeno due mesi dopo dalla morte del piccolo Bruno, la storia si ripete. Questa volta, il 14 febbraio, mentre la gente comune pensa ai regali da scambiarsi per San Valentino, la piccola Rebecca è volata in cielo ancor prima di aprire gli occhi. Questa volta tutto è iniziato con un messaggino carico d’entusiasmo e di gioia: “Rita, zia sta partorendo”, poco dopo un audio Whatsapp “Rita, sto salendo in ospedale, non so cosa è successo, la bimba è morta!”. Gelo, ghiaccio: questa volta nessuna lacrima è riuscita a rigare il mio volto, forse perché ormai il cuore si è come pietrificato ed è sempre pronto al peggio, come prevenuto, pronto a risvegliarsi e a battere di gioia solo dopo una bella notizia, quasi incredulo che qualcosa di bello possa accadere. La storia si ripete, le persone sono diverse, ma il dolore è identico. Lacrime e sofferenza, ancora una volta. Invece di mangiare confetti rosa e festeggiare per la nascita di Rebecca, ci si ritrova tutti uniti nel dolore, indaffarati tra denunce e procedure da seguire. Il padre è una roccia e ha cercato di rimanere sempre forte e non crollare mai soprattutto al fianco di sua moglie, consapevole che per lei, che ha portato in grembo la piccola figlia per 9 mesi, il dolore è ancora più forte. La madre ha lo sguardo perso nel vuoto e un dolore nel cuore inspiegabile. La piccola Rebecca è tornata tra le braccia dei suoi amati dopo 8 giorni, perché è stata sottoposta ad autopsia: anche lei, come Bruno, è un tenerissimo angioletto, col naso del papà e quel vestito bianco principesco voluto dalla madre. Un incontro, quello tra madre e figlia, al quale tutti i medici avrebbero dovuto assistere. Un incontro durante il quale la mamma spiegava alla sua “Principessa” che non è stata colpa sua, ma di scusarla ugualmente, che ha provato a proteggerla. Una madre che ha voluto cantare la ninna nanna alla sua dolce figlia per accompagnarla nel suo sonno. Una mamma che adesso deve trovare la forza per lottare ogni giorno per rendere giustizia alla sua principessa. Oggi, l’ultimo saluto alla piccola Rebecca. Una chiesa colma di dolore e di persone che ormai non riescono più a sperare e sognare (ammesso che partorire un bambino debba essere considerato un “sogno”, ma in questa città ormai…)

Il mio racconto non è un messaggio di pietà, né un gesto di egoismo per mettere in evidenza il brutto periodo vissuto, anche perché io, seppur col cuore a pezzi, ho continuato a vivere la mia vita, seppur col pensiero fisso a queste due coppie di genitori. Il loro dolore non è minimamente immaginabile. La mia decisione di scrivere questa lettera scaturisce dall’incredibile cattiveria che ci circonda, dagli incredibili commenti letti sui social network sotto gli articoli di StrettoWeb. Probabilmente solo chi vive esperienze del genere riesce a capire cosa si prova, ma questo vorrebbe dire augurare il male a qualcuno, e non è mia abitudine farlo nemmeno con i peggiori nemici, figuriamoci con sconosciuti leoni da tastiera. A volte anche dando retta ad una 28enne qualsiasi che ha sempre sognato una famiglia numerosa e che adesso ha una fottutissima paura anche della normalità, si può provare a mettersi solo per qualche secondo nei panni degli altri e, seppur non riuscendo a provare lo stesso dolore, capire che effettivamente è accaduta una cosa grave. Molto grave.

Durante l’ultimo saluto a Rebecca, oggi, il prete ha affermato che “Reggio è una città malvagia e siamo noi a volerla così”. Non posso far altro che dire che ha pienamente ragione! Io però sono una sognatrice nata, sono una di quelle persone che, nonostante tutto il male che le circonda, crede sempre nelle favole a lieto fine. Chissà, magari un giorno i nostri figli potranno vivere in un posto meno malvagio? Chissà. Il problema reale è che prima di tutto bisogna vedere se riusciremo a metterli al mondo…

Per approfondire http://www.strettoweb.com/2018/02/reggio-calabria-ospedali-riuniti-2/662450/#eyMxQpzvCmTYZdJy.99

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