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Archive for the ‘Poesie Filastrocche e simili’ Category

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.

 

 

Fratelli d’Italia,
L’Italia s’è desta;
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma;
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme;
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci;
L’unione e l’amore
Rivelano ai popoli
Le vie del Signore.
Giuriamo far libero
Il suolo natio:
Uniti, per Dio,
Chi vincer ci può?

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L’Italia chiamò.

 

Dall’Alpe a Sicilia,
Dovunque è Legnano;
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core e la mano;
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla;
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute;
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia
E il sangue Polacco
Bevé col Cosacco,
Ma il cor le bruciò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L’Italia chiamò. 

 

 Goffredo Mameli

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Che dice la pioggerellina di marzo ?

di marzo, che picchia argentina
sui tegoli vecchi
del tetto, sui bruscoli secchi
dell’orto, sul fico e sul moro
ornati di gèmmule d’oro?
Passata è l’uggiosa invernata,
passata, passata!
Di fuor dalla nuvola nera,
di fuor dalla nuvola bigia
che in cielo si pigia
domani uscirà Primavera
guernita di gemme e di gale,
di lucido sole,
di fresche viole,
di primule rosse, di battiti d’aie,
di nidi,
di gridi
di rondini, ed anche
di stelle di mandorlo, bianche… –
Ciò dice la pioggerellina
di marzo che picchia argentina
sui tegoli vecchi
del tetto, sui bruscoli secchi
dell’orto, sul fico e sul moro
ornati di gèmmule d’oro.
Ciò canta, ciò dice;
e il cuor che l’ascolta è felice.

Angelo Silvio Novaro

Vento di marzo

C’è un signore che va a spasso
con la mazza e l’occhialino,
lo accompagna passo passo
Marzo allegro e birichino;
e ad un tratto (oh, che monello!)
manda in aria il suo cappello.
Sciorinato li sull’aia
vede un candido bucato;
lo contempla la massaia
con lo sguardo pia beato,
ma di Marzo il venticello
le fa un tiro da monello.
l ragazzi, sulla piazza
stan giocando in lieti crocchi,
ad un tratto, infuria; impazza;
han la polvere negli occhi:
cos’è stato? È sempre quello,
è di Marzo il venticello.
Poveretta quella donna!
non sa dove riparare:
poveretta! La sua gonna
è una vela in alto mare
e, di Marzo, il venticello
pia che mai fa il pazzerello.
Raggi d’oro e nuvolette
cielo azzurro a pecorine,
pruni in fiore, nuove erbette,
bucanevi e pratoline;
sole, pioggia e venticello:
ecco Marzo pazzerello.

Rosalia Calleri

Marzo

Marzo: nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua
torna a chiovere, schiove,
ride ‘o sole cu ll’acqua.Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera,
mo d’’o vierno ‘e tempesta,
mo n’aria ‘e Primmavera.N’ auciello freddigliuso
aspetta ch’esce ‘o sole,
ncopp’’o tturreno nfuso
suspireno ‘e vviole.Catarì!…Che buo’ cchiù?
Ntiénneme, core mio!
Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu,
e st’ auciello songo
Salvatore Di Giacomo
Primavera
Un sentore di viole…
ecco marzo pazzerello

piedi nudi e giubberello
ricci al vento e viso al sole.

È una gioia rivederlo;
e se a tratti si fa mesto,
pur si rasserena presto
e fischietta come un merlo.

Diego Valeri

Gioia di marzo
Fresca gioia, l’erba nasce
così lustra e cosi breve
dove il sol ruppe la neve
e l’agnello se ne pasce.
Anche l’acqua ch’era ghiaccio
s’incammina dentro il fosso
con un po’ di cielo in dosso,
mormorando: -Se ti piaccio,
vieni a bermi cosi pura
pria che tocchi la pianura.
L’alberello di cotogno
apre gli occhi e guarda il mondo
e nel rivo vispo e fondo
getta l’ultimo suo sogno;
poi, toccato dal Signore,
sui rametti più lontani,
come dentro esili mani,
posa un candido suo fiore
cosi allegro che la gente
dentro l’anima lo sente.
Renzo Pezzani

La siepe s’è desta

Nei boschi, da sera a mattina,
si schiudono fresche sorprese:
leggero sui prati cammina
Marzo, incantevole mese.
È già non più sonnolento
il rio, né risuona si dura
la terra: nel tiepido vento
già verzica la verzura.
Ancora non c’è l’usignolo
ricolmo di note e di trilli,
ma lungo le prode e nel brolo
già fremono e ciarlano i grilli.
E, guarda, la siepe s’è desta
coperta di fiori, odorosa:
il pesco s’ammanta di festa
schiudendo i suoi petali rosa.
C’è pioggia, c’è vento, c’è sole:
è marzo, ogni cosa ha un incanto;
è marzo, che piange e non vuole,
che mostra il sorriso tra il pianto.

Alfred De Musset

Marzo

Ecco Marzo, il terzo mese,
che, scrollando i folli ricci,
un pò matto e un pò cortese
fa le smorfie ed i capricci.
Tutto nervi e argento vivo,
muta umore ogni momento
ed annunzia il proprio arrivo
con la grandine e col vento.
Fischia e morde, piange e ride,
ed ingemma il colle e il prato
mentre,ancora, il vento stride..
Ma l’inverno è terminato,
Quanta luce nel creato,
dopo i tuoni e la bufera!
marzo è il paggio scapigliato
della dolce primavera

Pasquale Ruocco

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O natura, o natura,

perché non rendi poi

quel che prometti allor? perché di tanto

inganni i figli tuoi?

 

Un proverbio che viene ripetuto all’infinito recita che “historia est magistra vitae”;  ma, secondo me, si tratta di un vero e proprio paradosso, un luogo comune, un mantra che viene ripetuto in automatico, se è vero, come lo è, che studiare la storia non serve proprio a nulla. Questa mia considerazione scaturisce dall’osservazione e riflessione su diversi fenomeni socio-culturali che ormai da tempo caratterizzano i comportamenti umani, in particolare la mia attenzione è rivolta, nella fattispecie, all’ambiente e alle sue sfaccettature. Orbene, per dire di ambiente prendo come punto di riferimento il cosiddetto diluvio universale, evento descritto e celebrato in vario modo e in vari tempi da moltissime narrazioni : dalla Genesi di Eridu , testo sumerico databile tra il quarto/quinto secolo a.C. , all’epopea di Gilgamesh, dagli Anunnaki alla Bibbia, tutte le religioni raccontano con dettagli particolareggiati di un evento alluvionale disastroso,  di estinzioni di specie animali, di fenomeni ambientali e climatici estremi con ecatombe di intere popolazioni. La storia narra di glaciazioni e di esseri umani che si spostano periodicamente secondo la variabilità del clima e delle condizioni di vita, di terremoti e maremoti e di eruzioni vulcaniche e di scomparse di antiche ed avanzate civiltà.

Natura, dunque, madre e matrigna.

Nell’antichità molti di questi fenomeni disastrosi venivano ricondotti ora all’ira degli Dei, ora a vendetta  di un Dio offeso nei suoi Comandamenti.

Oggi, nel mondo progredito del terzo millennio, pare abbiamo dimenticato che la natura sia un organismo in continua evoluzione, in perenne trasformazione, un corpo dinamico, con dei cicli spesso imprevedibili, del quale l’essere umano è una creatura. E preferiamo pensare il mondo naturale statico, piatto ubbidiente ai comandi dell’uomo, che si tira fuori dal contesto ambientale, quasi fosse un essere soprannaturale. Ogni variazione pur minima richiede una spiegazione plausibile e capro espiatorio è proprio l’uomo con il suo agire sconsiderato. Secondo me stiamo esagerando; fermo restando il fatto che l’essere umano è parte integrante dell’ambiente che lo ospita, fermo restando il fatto che l’essere umano deve rispettare il proprio habitat e utilizzare per questo tutti gli strumenti a sua disposizione. Mi riferisco all’uso di materiali ecologici , alla messa al bando di tutti i prodotti inquinanti sia nel settore biologico che nel campo botanico e a tutte le misure che possano rendere la vita sul pianeta più umana.

Per non dire, poi, degli alberi : se mi permetto, eludendo il troppo lungo iter per avere le autorizzazioni istituzionali, se mi permetto, dicevo, di abbattere un albero vecchio e  pericolante su un terreno di mia proprietà, rischio la prigione, mentre se un albero vecchio e pericolante cade causando la morte, qualcuno va al creatore, come ci raccontano le cronache del quotidiano.  Gli alberi andrebbero allocati con cura tenendo conto della natura del terreno e della specie arborea, e poi, a maturazione, la pianta andrebbe sostituita con nuovi virgulti e il legno utilizzato per i diversi usi. Però adesso sull’ambiente si specula lucrando. Est modus in rebus, certi sunt fines quos ultra citraque nequit consistere rectum“. Ci vuole equilibrio e raziocinio :se si arriva a dire che la tosatura delle pecore è un atto di violenza sulla bestiola, allora non mi taglio più manco un capello perchè mi violento, e mentre da un lato pretendiamo di proteggere i bambini da ogni atto di maltrattamento, spesso togliendoli ai legittimi e giusti genitori, poi li mandiamo allo sbaraglio, abusando di loro, come succede in questi giorni con la giovane “ecologista” svedese, usata per lucrare in un  gioco di interessi politici- sociali vergognoso, tra un coro unanime omogeneizzato di ipocrisia e bigottismo. Ridurre i cambiamenti climatici a manifestazioni inquinanti è quanto di peggio potesse generare una società ignorante, anestetizzata, che ha rinunziato a pensare abbandonandosi alle manipolazioni speculative di massa di turno.

Storia universale

In principio la Terra era tutta sbagliata,
renderla più abitabile fu una bella faticata.
Per passare i fiumi non c’erano ponti.
Non c’erano sentieri per salire sui monti.

Ti volevi sedere?
Neanche l’ombra di un panchetto.
Cascavi dal sonno?
Non esisteva il letto.

Per non pungersi i piedi, né scarpe né stivali.
Se ci vedevi poco non trovavi gli occhiali.
Per fare una partita non c’erano palloni:
mancava la pentola e il fuoco per cuocere i maccheroni.

Anzi a guardare bene mancava anche la pasta.
Non c’era nulla di niente.
Zero via zero, e basta.

C’erano solo gli uomini, con due braccia per lavorare
e agli errori più grossi si poté rimediare.
Da correggere, però, ne restano ancora tanti:
rimboccatevi le maniche, c’è lavoro per tutti quanti.

Gianni Rodari

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Risultati immagini per reggio calabria

 

 

Sulle strade rifiuti e buche pericolose

Come infiorate marce e fetose

Prodotti tipici del primo cittadino

Che indossa la fascia come fosse Arlecchino.

Cercano attenti gli incola affranti

Ma nulla appare da tempi inquietanti

Nulla si vede

La ciurma è stanca

Nulla si vede

La lena manca.

Sotto la tolda sta il sindaco-burattino

Che taglia nastri

Per camuffare il suo declino.

“A C Q U A ” ! si grida

Eccola, appare.

No. Solo un miraggio raro che presto scompare.

Quel dì che il liquido chiaro

Dai rubinetti sgorgherà

Una stella cometa l’annunzierà

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Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

 

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate
fredda, dei morti.

Giovanni Pascoli

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Nella giornata del Pi Greco, voglio rendere onore al merito  di una mia cara amica : non sara mica un caso che Maria Intagliata di  Siracusa,  docente di  matematica, rappresenta, secondo me, la più alta espressione della scienza, cosiddetta, esatta. Riesce, infatti, a riunire in una sinfonia armoniosa matematica, filosofia, poesia, storia e quant’altro,  nella scia della tradizione più aulica e sofisticata della città siciliana. Gusto estetico del bello naturale e  artistico e vena poetica sensibile e irresistibile si coniugano in un concerto  quantomai piacevole di sentimenti ed opinioni.

Si è dilettata, dunque, Maria Intagliata da Siracusa a mettere in versi il Pi greco, mica cosa da poco :  è una poesia scritta con le prime 999 cifre del pi greco, nella quale ogni parola ha un numero di lettere corrispondente alla cifra del pi greco in quella posizione. A corredo non mancano le note esplicative con riferimenti dettagliati alla tradizione scientifico-letteraria-filosofica, da Archimede, Platone, Plutarco, a Talete, Keplero, Diofanto e tanto tanto altro, a testimoniare, quasi mai se ne sentisse il bisogno, l’immensa cultura e la genialità dell’autrice.

Poesia, ode, ballata, che magari si può pure mettere in musica e cantare.-  Mimma Suraci

Eccola

 

Pi greco in versi    
3. 1 4 1 5 9
Sei,o cara e amata geometria,
2 6 5 3 5 8
la poesia amica, del verso sinfonia.
9 7 9
Proprietà antiche, costruite
3 2 3 8
con la dea fantasia,
4 6 2 6
sono eterne, se legate 5
4 3 3
alla tua via.
8 3 2 7 9
Creature, per il geniale Archimede,
5 0 2 8 8
forme di bellezza sensuale,
4 1 9 7
note a platonici seguaci(1)
1 6 9
e tenaci inventori: 10
3 9 9
dei magnifici sognatori
3 7 5
dal talento soave.
1 0 5 8 2 0 9
O dolce richiamo, tu, Sirenetta,(2)
7 4 9
incanto dell’ infuriato
4 4 5
mare, dove zitta, 15
(1 ) La scuola platonica attribuiva enorme importanza alla geometria. L’ ordine geometrico-matematico che
c’è nelle cose è il frutto del primo incontro con l’ intelligibile: è la prima universale espressione della
presenza di Dio nel mondo. “Dio geometrizza sempre”(Platone).
(2) Archimede: “viveva continuamente incantato da questa, che potremmo chiamare una Sirena a lui
familiare e domestica, al punto da scordarsi persino di mangiare e di curare il proprio corpo”.
(Plutarco, Vite Parallele, Marcello 17, 11) .
2
9 2 3 0 7
custodivi il tuo segreto(3).
8 1 6 4 0 6
Parabole e cerchi, rari frutti
2 8 6
di fantasia ardita,
2 0 8 9
si osculano(4) distrutti.
9 8 6
Archimede, maestoso, scruta: 20
2 8 0 3 4 8
la battigia, dal mare sbattuta,
2 5 3 4
li rende all’ onde:
2 1 1 7 0 6
se c’è risacca marina,
7 9 8
invitto, domattina risponde(5).
2 1 4 8 0 8
Se l’ arte, attività preziosa, 25
6 5 1 3 2 8
rivela forme a chi la intuisce,
2 3 0 6 6 4 7
su voi figure: cerchi,coni,spirali,
0 9 3 8
Archimede non fallisce.
4 4 6 0 9
Dona rare, nobili soluzioni,
5 5 0 5 8
leggi, conti, reali emozioni. 30
2 2 3 1 7 2
Ed il suo é bisogno di
5 3 5 9
unire, per genio, geometria
(3) La Sirena , che incanta Archimede, custodisce i segreti della Geometria.
(4) Due coniche si osculano se hanno in un punto un contatto del secondo ordine (tripunto).
(5) L’ autrice immagina Archimede mentre traccia figure sulla sabbia , in riva al mare.
La risacca , però, cancella tutto e la parabola e il cerchio , quasi come due amanti, sorpresi dalla forza
delle onde, dopo l’ ultimo bacio, a lei cedono, distrutti (cancellati). Archimede, tuttavia non demorde e
riproverà domattina a rispondere, disegnando nuove figure, al richiamo della Sirena.
3
4 0 8 1 2
nota, euclidea, a te,
8 4 8
poderosa, leva, gloriosa.(6)
1 1 1 7 4 5
O c’ è superbo eroe greco 35
0 2 8 4 1 0 2
di maggiore fama a te
7 0 1 9
sovrano, o Archimede,
3 8 5
mio venerato amico?
2 1 1 0 5 5
Né c’ è altro genio
5 9 6
delle geometrie:(7) nessun 40
4 4 6 2 2
tale vide meglio di te
9 4 8
simmetrie(8), dove mantiene
9 5 4 9
razionale forma ogni quoziente
3 0 3 8
che ivi perviene.
1 9 6 4 4
L’ analitica tratta bene assi 45
2 8 8 1 0 9
di Cartesio, francese e inventore
(6) Archimede , per gli importantissimi risultati ottenuti in matematica , attraverso la fisica, si può
considerare uno dei più grandi fisici teorici . Lo stesso Plutarco afferma: “Persuaso che l’attività di
uno che costruisce delle macchine, come di qualsiasi altra arte che si rivolge a un’utilità immediata, è
ignobile e grossolana, rivolse le sue cure più ambiziose soltanto a studi la cui bellezza ed astrazione
non sono contaminate da esigenze di ordine materiale..”
(Plutarco, Vita di Marcello).
(7) “In tutta la geometria non è dato incontrare argomenti più difficili e profondi di quelli affrontati da
Archimede, espressi in termini più semplici e puri”( Plutarco, Vita di Marcello).
(8) Nella lettera introduttiva al libro primo di Sfera e Cilindro, Archimede si compiace per il fatto di aver
trovato “simmetrie” per varie figure: simmetrie di cui nessuno dei suoi predecessori si era accorto. Il
termine usato da Archimede, etimologicamente significa commensurabilità. “Simmetria”, per
Archimede vuol dire che, ad esempio, per due figure come la sfera e il cerchio massimo , che sono
commensurabili, si ha che il loro rapporto si esprime mediante piccoli numeri interi(4:1) . In questo
caso per Archimede c’é simmetria tra la superficie della sfera e il cerchio massimo.
4
7 5 6
superbo, genio severo,
6 5 9
attivo, sommo pensatore.
3 3 4 4 6
Dài tre assi allo spazio
1 2 8 4 7
e ti definirà come sistema 50
5 6 4 8
anche questo, così accadeva
2 3 3 7 8
di già con ascissa-ordinata,
6 7
coppia fissata!
8 3 1 6
Pitagora con i fedeli
5 2 7 1 2
amici(9) ed Euclide, a te, 55
0 1 9 0 9
o Archimede, cedettero
1 4 5 6
i loro unici tesori.
4 8 5 6
Così, affidata quell’ antica
6 9 2 3
nobile geometria al tuo
4 6 0 3 4 8
solo valore, con vera passione, 60
6 1 0 4 5
vedevi i tuoi onori
4 3 2 6
nell’ era di Gerone.
6 4 8
Vivevi come sognando
2 1 3 3 9
se i due, tre postulati
(9) La scuola Pitagorica diffuse l’ autorevole insegnamento del maestro, considerato quasi come un Dio ,in
tutto il mondo ellenico e nella Magna Grecia.
5
3 6 0 7
per validi assiomi 70
2 6 0 2 4 9
tu ponevi ai tuoi enunciati.
1 4 1 2 7
E così a te bastava ,
3 7 2 4 5
per ragioni di vero amore,
8 7 0 0 6
rimanere assente, mentre
6 0 6 3 1 5
creavi eliche, pur a mente. 75
5 8 8 1 7
Amene fantasie oniriche d’ eccelsa
4 8 8 1 5
arte eccitano prodighe i sogni
2 0 9
di Archimede.
2 0 9 6 2 8
Il Siracusan sfiora il dileggio,
2 9 2 5 4
in visibilio , se trova leve 80
0 9 1 7
bisognose d’ appoggi,
1 5 3 6 4
o forze per dosare pesi
3 6 7
del regale spregio.(10)
8 9 2 5
Siracusa riverisce il sommo
9 0 3 6 0 0
cittadino con elogio. 85
1 1 3 3 0 5 3 0 5
E a chi, per onore del regno
(10) Si vuole fare riferimento alla celebre frase di Archimede:”Datemi un punto d’ appoggio e solleverò il
mondo” (Simplicio, VI sec. d.C) e al suo noto principio fisico. Questo gli permise di scoprire l’inganno
(regale spregio), fatto a Gerone con la corona composta da oro e argento , piuttosto che da solo oro,
come richiesto dal tiranno. Di tale episodio abbiamo la testimonianza di Vitruvio
(I sec. a. C.De Architectura, IX , 3, p. 198).
6
4 8 8
dell’ eternità stupisce,
2 0 4 6 6
va reso grande lustro.
5 2 1 3 8
Tessi, tu, i bei successi
4 1 4 6
pure a nome nostro, 90
9 5 1 9
geometria, figlia d’ Archimede!
4 1 5 1 1 6
Dona i sogni e i frutti,
0 9 4 3 3 0 5
ereditati solo dal suo amore
7 2 7 0 3 6
paterno, ai giovani, che negano
5 7 5
tutti, eccetto pochi, 95
9 5 9
interesse verso proprietà
1 9
e postulati.(11)
5 3 0 9
Sommo con Archimede
2 1 8 6
ed i geometri regali
1 1 7 3
c’è Euclide che 100
8 1 9
apprezza i razionali(12).
3 2 6 1 1 7
Per il valore e l’ ingegno
9 3 1 0 5
imponenti son i sommi
(11) Viene lamentato l’ attuale scarso interesse dei giovani studenti allo studio della geometria , il cui
apprendimento risulta pertanto difficoltoso . A livello didattico, questo è uno dei problemi più difficili
nell’ insegnamento della matematica, soprattutto negli istituti tecnici.
(12) Si fa riferimento agli Elementi di Euclide, opera in cui il grande geometra è alle prese con rapporti e
proporzioni.
7
1 1 8 5
e i prudenti figli
4 8 0 7
dell’ elegante armonia, 105
4 4 6
cara agli amanti
2 3 7 9
di una superna geometria.
9 6
Fragorosi plausi
2 7 4 9
si offrano agli immortali
5 6 7
genii, stirpe estrosa, 110
3 5 1 8 8
del saper l’ esigente virtuosa.
5 7 5
Dimmi, Euclide sommo,
2 7 2 4 8
il segreto di così perfetta
9 1 2 2 7
geometria e se la governò,
9 3 8
incurante del concreto, 115
1 8 3 0
l’ infinito Dio.
1 1 9 4 9
C’è pervenuto come Archimede
1 2 9 8
e il contenuto mirabile
3 3 6 7
del suo “Metodo”(13)fossero
3 3 6 2 4
già ben dotati di viva 120
4 0 6 5 6
fama presso Greci, popoli
6 4 3 0 8 6
votati alla sua creativa chiama(14).
(13) In tale metodo sono le basi del calcolo infinitesimale.
(14) E’ noto come Archimede si ponesse in contatto con i matematici alessandrini, ai quali sottoponeva,
8
0 2 1 3 9 4 9
Fu l’era testimone dell’ Ottocento
4 6 3 9
come orbata del postulato
5 2 2 4 7
greco:(15) lo si vide tradito 125
3 7 1 9 0 7
dal Riemann a personale diniego.
0 2 1 7 9
Ma d’ Euclide Archimede
8 6 0 9
venerava quella geometria:
4 3 7 0
arte dei teoremi,
2 7 7 0
di assiomi armonia. 130
5 3 9 2 1
Dante per redimersi si é
7 1 7
indotto a scalare
6 2 9
gironi da peccatore
3 1 7 6 7
fra i cattivi demoni banditi,
5 2 3 8
senza il Dio Creatore. 135
4 6 7
Dell’ egizio Tolomeo,
4 8 1 8
noto geografo e geometra,
4 6 7
come dimora stabilì
6 6 9
immota bolgia sospirosa,(16)
mettendoli spesso in difficoltà, risoluzioni di problemi, di cui egli possedeva già la soluzione.
“Per quanto uno cerchi, non potrebbe arrivare mai da solo alle dimostrazioni che egli dà; eppure, appena
le ha apprese da lui, ha la sensazione che sarebbe riuscito egli pure a trovarle, tanto è liscia e rapida la
strada per cui conduce a ciò che vuole dimostrare”. ( Plutarco, Vita di Marcello).
(15) Si tratta del quinto postulato di Euclide sulle rette parallele, dalla cui negazione sono nate le geometrie
non euclidee, tra cui quella di Riemann.
9
4 0 5
buio Limbo. 140
1 3 2 0 0 0 5 6
E gli si offrì valido
8 1 2 7 1 4
servizio e fu Euclide a dire:
5 2 6 3 5 6
“certo, mi presto” all’abile egizio.(17)
0 8 2 7 7 8
Elementi di Euclide, Conoidi, Sferoidi,
5 7 7 1 3
opere supreme, vennero a noi; 145
4 2 7 5 7
doti di passata , ricca eredità
7 8 9
vestono accurata modernità.(18)
6 0 9 1 7
Vivete, Archimede e Euclide
3 6
con Talete.
3 7 1 7 8
All’ odierno e fragile universo 150
7
parlate!
2 1 4 6 8
Ma i suoi valori riposano
4 4 0 9
come vele ammainate
0 1 2 2 4 9
e si fa(19) vera idolatria
(16) Le anime del Limbo, private della speranza di ascendere ( immota si riferisce qui a dimora) al
Paradiso, sospireranno in eterno.
(17) Il riferimento è al IV canto dell’ Inferno , in cui Dante incontra , nel primo cerchio o Limbo, gli
Scienziati. Insieme a Talete ci sono , oltre a Zenone: Euclide e Tolomeo . Quest’ ultimo , grande
astronomo e matematico , doveva essere certamente a conoscenza delle opere di Euclide. Basti pensare
al suo famoso teorema sul quadrangolo inscritto in un cerchio. Stranamente Dante non si ricorda di
Archimede.
(18) E` nota a tutti la “modernità” di Archimede e “la sua duplice attività matematica, nello spirito del
rigore e in quello della spregiudicata ricerca. Coloro che ( gli anti-archimedei del Rinascimento)
aprirono la strada alla creazione del calcolo infinitesimale, ripercorsero inconsapevolmente le strade
aperte da Archimede stesso. Questi nella sua duplice attività matematica, si erge quindi come figura
dominante, ed il suo nome è legato alla rinascita della scienza moderna. (Attilio Frajese )
10
5 3 4
agire per loro, 155
3 0 1 4 6
con l’ arte innata
5 4 9
della pura geometria.
5 8 5 3
Molto sapiente, della sua
7 1 0 5 0 7
scienza è padre, Galileo.
9 2 2 7
Ingegnoso, ma ad Euclide, 160
9 6 8
Archimede, Talete, Pitagora,
9 2 5
riverente, li lesse,
8 9
stregato realmente(20).
2 3 5 4
Tu sai, padre caro,
2 0 1 9 9
se l’armoniosa geometria 165
5 6 1 1
della natura c’é
2 1 2 9
ed è in Archimede(21).
0 2 1 9 6
Tu, o astronomo pisano,
0 8 6 4 0 3 4 4
scrutavi stelle, dive del buio ciel,
1 8 1 5
e passaggi d’astri. 170
(19) sta per “viene considerata”
(20)Galileo considera Archimede “suo maestro”.
(21) Le simmetrie osservate da Archimede lo indussero sicuramente a dedurre una certa semplicità delle
leggi geometriche. Dopo tanti secoli questa fiducia nella semplicità della geometria, rivolta ai
fenomeni fisici, si ritrova in Galileo. Questi la dichiara apertamente, dicendo che “l’ Universo è scritto
in lingua matematica e i suoi caratteri sono le figure geometriche”( Saggiatore, VI, 232).
11
9 8 1 3 6
Copernico seguisti e con dolore
2 9 7
la rotazione negasti.
7 4 7
Nasceva, dopo, Keplero,
7 1 3 0 9 9
legando a tre magnifici enunciati
6 0 5 1 8
teorie nuove d’ intender 175
7 0 7
ellissi, pianeti(22).
2 1 1 3 4
Se c’è chi loda
9 9
originali inventori,
9 9
musicisti, pensatori,
9 9
encomierà, vedendolo(23) 180
8 3 7
provetto, chi inventò
2 9 7
il “diofanteo oggetto”.
8 0 4 9
Lodevole pure Archimede!
9 5 1 0 5
Tracciava corde e archi,
9 7 3 1 7
inventava formule per i teoremi 185
3 2 8 1 6
con le parabole e cerchi.
0 9 6
Calcolava volumi
3 1 8 5 9
con i cilindri, sfere inscritte(24).
(22)Il riferimento è alle tre leggi di Keplero.
(23) Si allude a Diofanto, il matematico dell’ analisi indeterminata , che da lui prende il nome di analisi
diofantea.
(24) Si fa riferimento al volume della sfera inscritta in un cilindro equilatero.
12
5 0 2 4 4 5
Diede le vele alla bella
9 4 5 5
Syrakosja, nave lesta, amica 190
3 4 6 9
che fugò flotte sconfitte.
0 8 3 0 2 6
Sappiamo che si viveva
4 2 5 2 2
come in ansia se tu,
3 0 8 2 5
mia Siracusa, in balia
3 3 4 4 6
del tuo mare, davi immani 195
8 5 0 3 5 2 6
ostilità, fatte per astio ai Romani.
1 9 3 1 1 8
E Archimede non s’ é mostrato
8 1 7
inadatto a reagire.
1 0 1 000 3 1 3 7 8
E s’ era a suo istinto attivato
3 8 7 5
per cacciare lontano, vinto, 200
2 8 8 6
il marinaro esercito romano.
5 8 7
Lotta Siracusa strenua.
5 3 3 2 0 8
Dalle sue vie di Neapolis,
3 8 1 4
che trabocca d’ arte
2 0 6 1 7 1 7
di popoli d’ eroiche e antiche 205
7 6 6 9
imprese, emerge nobile, Archimede,
“Molte e mirabili furono le scoperte che egli fece; ma sulla tomba pregò, si dice, gli amici e i parenti
di mettergli, dopo morto, un cilindro con dentro una sfera, e quale iscrizione la proporzione
dell’eccedenza del solido contenente rispetto al contenuto”. (Plutarco, Vita di Marcello)
13
1 4 7 3 0 3 5
e dona, conscio del suo genio,
9 8
originali sorprese.
2 5 3 4 9 0
Di tutti noi gode devozione,
4 2 8 7
atto di doveroso encomio 210
5 5 4 6
verso quell’ eroe eterno,
8 7
ideatore superno.
3 1 1 5 9
Non c’è altro esponente
5 6 2 8
umano, uguale al sapiente
6 3 8
Nostro, che rinneghi 215
8 2 3 5
talmente il suo rango(25).
3 7 8
Nel trovare inatteso,
7 5 9
superbo esito, richiesto
3 7 5 1 9
dal tiranno, fuori s’avventava
5 7 7 8
senza vestiti, urlando vilipeso. 220
1 8 5 7
A Siracusa venne valente
7 8 0
Soldato, Marcello.
5 3 2 1 7
Cercò del re o tiranno,
1 2 2 6 8 0
e fu un grande flagello.
(25) Archimede , scoperto l ’ inganno fatto a Gerone , entusiasmato dal risultato conseguito, , uscì
dal bagno, mostrandosi nudo per strada, incurante della gente, e gridando : “ εύρηκα, εύρηκα”.
14
6 6 1 3 00
Sapere comune è che 225
1 9 2 7
d’ Archimede si vedesse
8
ignorato.
7 6 6
Causata enorme offesa,
1 1 1 9 5
c’è l’impudente sorte(26).
9 0 9 2
Siracusan, immortale tu 230
1 6 4 2 0
e sempre solo tu,
1 9…
o Archimede!…..
Maria Intagliata
(26) Il destino sfrontato, incurante della grandezza di Archimede , lo uccide, ma non per mano di Marcello.

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Acta est fabula

Lo spettacolo è finito ( Augusto  )

Noli tu quaedam referenti credere semper: exigua est tribuenda fides, qui multa locuntur (Catone)
Non credere sempre a chi ti dà notizie: bisogna avere poca fiducia in chi parla molto

 

Favete linguis! (Orazio)
State zitti!

 

 

Ho conosciuto il silenzio
delle stelle e del mare,
il silenzio dei boschi prima che
sorga il vento di primavera.
Il silenzio di un grande amore,
il silenzio di una profonda pace dell’anima
Il silenzio tra padre e figlio
e il silenzio dei vecchi carichi di saggezza
(Edgar Lee Masters)

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