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Archive for the ‘Poesie Filastrocche e simili’ Category

 

 

Nella giornata del Pi Greco, voglio rendere onore al merito  di una mia cara amica : non sara mica un caso che Maria Intagliata di  Siracusa,  docente di  matematica, rappresenta, secondo me, la più alta espressione della scienza, cosiddetta, esatta. Riesce, infatti, a riunire in una sinfonia armoniosa matematica, filosofia, poesia, storia e quant’altro,  nella scia della tradizione più aulica e sofisticata della città siciliana. Gusto estetico del bello naturale e  artistico e vena poetica sensibile e irresistibile si coniugano in un concerto  quantomai piacevole di sentimenti ed opinioni.

Si è dilettata, dunque, Maria Intagliata da Siracusa a mettere in versi il Pi greco, mica cosa da poco :  è una poesia scritta con le prime 999 cifre del pi greco, nella quale ogni parola ha un numero di lettere corrispondente alla cifra del pi greco in quella posizione. A corredo non mancano le note esplicative con riferimenti dettagliati alla tradizione scientifico-letteraria-filosofica, da Archimede, Platone, Plutarco, a Talete, Keplero, Diofanto e tanto tanto altro, a testimoniare, quasi mai se ne sentisse il bisogno, l’immensa cultura e la genialità dell’autrice.

Poesia, ode, ballata, che magari si può pure mettere in musica e cantare.-  Mimma Suraci

Eccola

 

Pi greco in versi    
3. 1 4 1 5 9
Sei,o cara e amata geometria,
2 6 5 3 5 8
la poesia amica, del verso sinfonia.
9 7 9
Proprietà antiche, costruite
3 2 3 8
con la dea fantasia,
4 6 2 6
sono eterne, se legate 5
4 3 3
alla tua via.
8 3 2 7 9
Creature, per il geniale Archimede,
5 0 2 8 8
forme di bellezza sensuale,
4 1 9 7
note a platonici seguaci(1)
1 6 9
e tenaci inventori: 10
3 9 9
dei magnifici sognatori
3 7 5
dal talento soave.
1 0 5 8 2 0 9
O dolce richiamo, tu, Sirenetta,(2)
7 4 9
incanto dell’ infuriato
4 4 5
mare, dove zitta, 15
(1 ) La scuola platonica attribuiva enorme importanza alla geometria. L’ ordine geometrico-matematico che
c’è nelle cose è il frutto del primo incontro con l’ intelligibile: è la prima universale espressione della
presenza di Dio nel mondo. “Dio geometrizza sempre”(Platone).
(2) Archimede: “viveva continuamente incantato da questa, che potremmo chiamare una Sirena a lui
familiare e domestica, al punto da scordarsi persino di mangiare e di curare il proprio corpo”.
(Plutarco, Vite Parallele, Marcello 17, 11) .
2
9 2 3 0 7
custodivi il tuo segreto(3).
8 1 6 4 0 6
Parabole e cerchi, rari frutti
2 8 6
di fantasia ardita,
2 0 8 9
si osculano(4) distrutti.
9 8 6
Archimede, maestoso, scruta: 20
2 8 0 3 4 8
la battigia, dal mare sbattuta,
2 5 3 4
li rende all’ onde:
2 1 1 7 0 6
se c’è risacca marina,
7 9 8
invitto, domattina risponde(5).
2 1 4 8 0 8
Se l’ arte, attività preziosa, 25
6 5 1 3 2 8
rivela forme a chi la intuisce,
2 3 0 6 6 4 7
su voi figure: cerchi,coni,spirali,
0 9 3 8
Archimede non fallisce.
4 4 6 0 9
Dona rare, nobili soluzioni,
5 5 0 5 8
leggi, conti, reali emozioni. 30
2 2 3 1 7 2
Ed il suo é bisogno di
5 3 5 9
unire, per genio, geometria
(3) La Sirena , che incanta Archimede, custodisce i segreti della Geometria.
(4) Due coniche si osculano se hanno in un punto un contatto del secondo ordine (tripunto).
(5) L’ autrice immagina Archimede mentre traccia figure sulla sabbia , in riva al mare.
La risacca , però, cancella tutto e la parabola e il cerchio , quasi come due amanti, sorpresi dalla forza
delle onde, dopo l’ ultimo bacio, a lei cedono, distrutti (cancellati). Archimede, tuttavia non demorde e
riproverà domattina a rispondere, disegnando nuove figure, al richiamo della Sirena.
3
4 0 8 1 2
nota, euclidea, a te,
8 4 8
poderosa, leva, gloriosa.(6)
1 1 1 7 4 5
O c’ è superbo eroe greco 35
0 2 8 4 1 0 2
di maggiore fama a te
7 0 1 9
sovrano, o Archimede,
3 8 5
mio venerato amico?
2 1 1 0 5 5
Né c’ è altro genio
5 9 6
delle geometrie:(7) nessun 40
4 4 6 2 2
tale vide meglio di te
9 4 8
simmetrie(8), dove mantiene
9 5 4 9
razionale forma ogni quoziente
3 0 3 8
che ivi perviene.
1 9 6 4 4
L’ analitica tratta bene assi 45
2 8 8 1 0 9
di Cartesio, francese e inventore
(6) Archimede , per gli importantissimi risultati ottenuti in matematica , attraverso la fisica, si può
considerare uno dei più grandi fisici teorici . Lo stesso Plutarco afferma: “Persuaso che l’attività di
uno che costruisce delle macchine, come di qualsiasi altra arte che si rivolge a un’utilità immediata, è
ignobile e grossolana, rivolse le sue cure più ambiziose soltanto a studi la cui bellezza ed astrazione
non sono contaminate da esigenze di ordine materiale..”
(Plutarco, Vita di Marcello).
(7) “In tutta la geometria non è dato incontrare argomenti più difficili e profondi di quelli affrontati da
Archimede, espressi in termini più semplici e puri”( Plutarco, Vita di Marcello).
(8) Nella lettera introduttiva al libro primo di Sfera e Cilindro, Archimede si compiace per il fatto di aver
trovato “simmetrie” per varie figure: simmetrie di cui nessuno dei suoi predecessori si era accorto. Il
termine usato da Archimede, etimologicamente significa commensurabilità. “Simmetria”, per
Archimede vuol dire che, ad esempio, per due figure come la sfera e il cerchio massimo , che sono
commensurabili, si ha che il loro rapporto si esprime mediante piccoli numeri interi(4:1) . In questo
caso per Archimede c’é simmetria tra la superficie della sfera e il cerchio massimo.
4
7 5 6
superbo, genio severo,
6 5 9
attivo, sommo pensatore.
3 3 4 4 6
Dài tre assi allo spazio
1 2 8 4 7
e ti definirà come sistema 50
5 6 4 8
anche questo, così accadeva
2 3 3 7 8
di già con ascissa-ordinata,
6 7
coppia fissata!
8 3 1 6
Pitagora con i fedeli
5 2 7 1 2
amici(9) ed Euclide, a te, 55
0 1 9 0 9
o Archimede, cedettero
1 4 5 6
i loro unici tesori.
4 8 5 6
Così, affidata quell’ antica
6 9 2 3
nobile geometria al tuo
4 6 0 3 4 8
solo valore, con vera passione, 60
6 1 0 4 5
vedevi i tuoi onori
4 3 2 6
nell’ era di Gerone.
6 4 8
Vivevi come sognando
2 1 3 3 9
se i due, tre postulati
(9) La scuola Pitagorica diffuse l’ autorevole insegnamento del maestro, considerato quasi come un Dio ,in
tutto il mondo ellenico e nella Magna Grecia.
5
3 6 0 7
per validi assiomi 70
2 6 0 2 4 9
tu ponevi ai tuoi enunciati.
1 4 1 2 7
E così a te bastava ,
3 7 2 4 5
per ragioni di vero amore,
8 7 0 0 6
rimanere assente, mentre
6 0 6 3 1 5
creavi eliche, pur a mente. 75
5 8 8 1 7
Amene fantasie oniriche d’ eccelsa
4 8 8 1 5
arte eccitano prodighe i sogni
2 0 9
di Archimede.
2 0 9 6 2 8
Il Siracusan sfiora il dileggio,
2 9 2 5 4
in visibilio , se trova leve 80
0 9 1 7
bisognose d’ appoggi,
1 5 3 6 4
o forze per dosare pesi
3 6 7
del regale spregio.(10)
8 9 2 5
Siracusa riverisce il sommo
9 0 3 6 0 0
cittadino con elogio. 85
1 1 3 3 0 5 3 0 5
E a chi, per onore del regno
(10) Si vuole fare riferimento alla celebre frase di Archimede:”Datemi un punto d’ appoggio e solleverò il
mondo” (Simplicio, VI sec. d.C) e al suo noto principio fisico. Questo gli permise di scoprire l’inganno
(regale spregio), fatto a Gerone con la corona composta da oro e argento , piuttosto che da solo oro,
come richiesto dal tiranno. Di tale episodio abbiamo la testimonianza di Vitruvio
(I sec. a. C.De Architectura, IX , 3, p. 198).
6
4 8 8
dell’ eternità stupisce,
2 0 4 6 6
va reso grande lustro.
5 2 1 3 8
Tessi, tu, i bei successi
4 1 4 6
pure a nome nostro, 90
9 5 1 9
geometria, figlia d’ Archimede!
4 1 5 1 1 6
Dona i sogni e i frutti,
0 9 4 3 3 0 5
ereditati solo dal suo amore
7 2 7 0 3 6
paterno, ai giovani, che negano
5 7 5
tutti, eccetto pochi, 95
9 5 9
interesse verso proprietà
1 9
e postulati.(11)
5 3 0 9
Sommo con Archimede
2 1 8 6
ed i geometri regali
1 1 7 3
c’è Euclide che 100
8 1 9
apprezza i razionali(12).
3 2 6 1 1 7
Per il valore e l’ ingegno
9 3 1 0 5
imponenti son i sommi
(11) Viene lamentato l’ attuale scarso interesse dei giovani studenti allo studio della geometria , il cui
apprendimento risulta pertanto difficoltoso . A livello didattico, questo è uno dei problemi più difficili
nell’ insegnamento della matematica, soprattutto negli istituti tecnici.
(12) Si fa riferimento agli Elementi di Euclide, opera in cui il grande geometra è alle prese con rapporti e
proporzioni.
7
1 1 8 5
e i prudenti figli
4 8 0 7
dell’ elegante armonia, 105
4 4 6
cara agli amanti
2 3 7 9
di una superna geometria.
9 6
Fragorosi plausi
2 7 4 9
si offrano agli immortali
5 6 7
genii, stirpe estrosa, 110
3 5 1 8 8
del saper l’ esigente virtuosa.
5 7 5
Dimmi, Euclide sommo,
2 7 2 4 8
il segreto di così perfetta
9 1 2 2 7
geometria e se la governò,
9 3 8
incurante del concreto, 115
1 8 3 0
l’ infinito Dio.
1 1 9 4 9
C’è pervenuto come Archimede
1 2 9 8
e il contenuto mirabile
3 3 6 7
del suo “Metodo”(13)fossero
3 3 6 2 4
già ben dotati di viva 120
4 0 6 5 6
fama presso Greci, popoli
6 4 3 0 8 6
votati alla sua creativa chiama(14).
(13) In tale metodo sono le basi del calcolo infinitesimale.
(14) E’ noto come Archimede si ponesse in contatto con i matematici alessandrini, ai quali sottoponeva,
8
0 2 1 3 9 4 9
Fu l’era testimone dell’ Ottocento
4 6 3 9
come orbata del postulato
5 2 2 4 7
greco:(15) lo si vide tradito 125
3 7 1 9 0 7
dal Riemann a personale diniego.
0 2 1 7 9
Ma d’ Euclide Archimede
8 6 0 9
venerava quella geometria:
4 3 7 0
arte dei teoremi,
2 7 7 0
di assiomi armonia. 130
5 3 9 2 1
Dante per redimersi si é
7 1 7
indotto a scalare
6 2 9
gironi da peccatore
3 1 7 6 7
fra i cattivi demoni banditi,
5 2 3 8
senza il Dio Creatore. 135
4 6 7
Dell’ egizio Tolomeo,
4 8 1 8
noto geografo e geometra,
4 6 7
come dimora stabilì
6 6 9
immota bolgia sospirosa,(16)
mettendoli spesso in difficoltà, risoluzioni di problemi, di cui egli possedeva già la soluzione.
“Per quanto uno cerchi, non potrebbe arrivare mai da solo alle dimostrazioni che egli dà; eppure, appena
le ha apprese da lui, ha la sensazione che sarebbe riuscito egli pure a trovarle, tanto è liscia e rapida la
strada per cui conduce a ciò che vuole dimostrare”. ( Plutarco, Vita di Marcello).
(15) Si tratta del quinto postulato di Euclide sulle rette parallele, dalla cui negazione sono nate le geometrie
non euclidee, tra cui quella di Riemann.
9
4 0 5
buio Limbo. 140
1 3 2 0 0 0 5 6
E gli si offrì valido
8 1 2 7 1 4
servizio e fu Euclide a dire:
5 2 6 3 5 6
“certo, mi presto” all’abile egizio.(17)
0 8 2 7 7 8
Elementi di Euclide, Conoidi, Sferoidi,
5 7 7 1 3
opere supreme, vennero a noi; 145
4 2 7 5 7
doti di passata , ricca eredità
7 8 9
vestono accurata modernità.(18)
6 0 9 1 7
Vivete, Archimede e Euclide
3 6
con Talete.
3 7 1 7 8
All’ odierno e fragile universo 150
7
parlate!
2 1 4 6 8
Ma i suoi valori riposano
4 4 0 9
come vele ammainate
0 1 2 2 4 9
e si fa(19) vera idolatria
(16) Le anime del Limbo, private della speranza di ascendere ( immota si riferisce qui a dimora) al
Paradiso, sospireranno in eterno.
(17) Il riferimento è al IV canto dell’ Inferno , in cui Dante incontra , nel primo cerchio o Limbo, gli
Scienziati. Insieme a Talete ci sono , oltre a Zenone: Euclide e Tolomeo . Quest’ ultimo , grande
astronomo e matematico , doveva essere certamente a conoscenza delle opere di Euclide. Basti pensare
al suo famoso teorema sul quadrangolo inscritto in un cerchio. Stranamente Dante non si ricorda di
Archimede.
(18) E` nota a tutti la “modernità” di Archimede e “la sua duplice attività matematica, nello spirito del
rigore e in quello della spregiudicata ricerca. Coloro che ( gli anti-archimedei del Rinascimento)
aprirono la strada alla creazione del calcolo infinitesimale, ripercorsero inconsapevolmente le strade
aperte da Archimede stesso. Questi nella sua duplice attività matematica, si erge quindi come figura
dominante, ed il suo nome è legato alla rinascita della scienza moderna. (Attilio Frajese )
10
5 3 4
agire per loro, 155
3 0 1 4 6
con l’ arte innata
5 4 9
della pura geometria.
5 8 5 3
Molto sapiente, della sua
7 1 0 5 0 7
scienza è padre, Galileo.
9 2 2 7
Ingegnoso, ma ad Euclide, 160
9 6 8
Archimede, Talete, Pitagora,
9 2 5
riverente, li lesse,
8 9
stregato realmente(20).
2 3 5 4
Tu sai, padre caro,
2 0 1 9 9
se l’armoniosa geometria 165
5 6 1 1
della natura c’é
2 1 2 9
ed è in Archimede(21).
0 2 1 9 6
Tu, o astronomo pisano,
0 8 6 4 0 3 4 4
scrutavi stelle, dive del buio ciel,
1 8 1 5
e passaggi d’astri. 170
(19) sta per “viene considerata”
(20)Galileo considera Archimede “suo maestro”.
(21) Le simmetrie osservate da Archimede lo indussero sicuramente a dedurre una certa semplicità delle
leggi geometriche. Dopo tanti secoli questa fiducia nella semplicità della geometria, rivolta ai
fenomeni fisici, si ritrova in Galileo. Questi la dichiara apertamente, dicendo che “l’ Universo è scritto
in lingua matematica e i suoi caratteri sono le figure geometriche”( Saggiatore, VI, 232).
11
9 8 1 3 6
Copernico seguisti e con dolore
2 9 7
la rotazione negasti.
7 4 7
Nasceva, dopo, Keplero,
7 1 3 0 9 9
legando a tre magnifici enunciati
6 0 5 1 8
teorie nuove d’ intender 175
7 0 7
ellissi, pianeti(22).
2 1 1 3 4
Se c’è chi loda
9 9
originali inventori,
9 9
musicisti, pensatori,
9 9
encomierà, vedendolo(23) 180
8 3 7
provetto, chi inventò
2 9 7
il “diofanteo oggetto”.
8 0 4 9
Lodevole pure Archimede!
9 5 1 0 5
Tracciava corde e archi,
9 7 3 1 7
inventava formule per i teoremi 185
3 2 8 1 6
con le parabole e cerchi.
0 9 6
Calcolava volumi
3 1 8 5 9
con i cilindri, sfere inscritte(24).
(22)Il riferimento è alle tre leggi di Keplero.
(23) Si allude a Diofanto, il matematico dell’ analisi indeterminata , che da lui prende il nome di analisi
diofantea.
(24) Si fa riferimento al volume della sfera inscritta in un cilindro equilatero.
12
5 0 2 4 4 5
Diede le vele alla bella
9 4 5 5
Syrakosja, nave lesta, amica 190
3 4 6 9
che fugò flotte sconfitte.
0 8 3 0 2 6
Sappiamo che si viveva
4 2 5 2 2
come in ansia se tu,
3 0 8 2 5
mia Siracusa, in balia
3 3 4 4 6
del tuo mare, davi immani 195
8 5 0 3 5 2 6
ostilità, fatte per astio ai Romani.
1 9 3 1 1 8
E Archimede non s’ é mostrato
8 1 7
inadatto a reagire.
1 0 1 000 3 1 3 7 8
E s’ era a suo istinto attivato
3 8 7 5
per cacciare lontano, vinto, 200
2 8 8 6
il marinaro esercito romano.
5 8 7
Lotta Siracusa strenua.
5 3 3 2 0 8
Dalle sue vie di Neapolis,
3 8 1 4
che trabocca d’ arte
2 0 6 1 7 1 7
di popoli d’ eroiche e antiche 205
7 6 6 9
imprese, emerge nobile, Archimede,
“Molte e mirabili furono le scoperte che egli fece; ma sulla tomba pregò, si dice, gli amici e i parenti
di mettergli, dopo morto, un cilindro con dentro una sfera, e quale iscrizione la proporzione
dell’eccedenza del solido contenente rispetto al contenuto”. (Plutarco, Vita di Marcello)
13
1 4 7 3 0 3 5
e dona, conscio del suo genio,
9 8
originali sorprese.
2 5 3 4 9 0
Di tutti noi gode devozione,
4 2 8 7
atto di doveroso encomio 210
5 5 4 6
verso quell’ eroe eterno,
8 7
ideatore superno.
3 1 1 5 9
Non c’è altro esponente
5 6 2 8
umano, uguale al sapiente
6 3 8
Nostro, che rinneghi 215
8 2 3 5
talmente il suo rango(25).
3 7 8
Nel trovare inatteso,
7 5 9
superbo esito, richiesto
3 7 5 1 9
dal tiranno, fuori s’avventava
5 7 7 8
senza vestiti, urlando vilipeso. 220
1 8 5 7
A Siracusa venne valente
7 8 0
Soldato, Marcello.
5 3 2 1 7
Cercò del re o tiranno,
1 2 2 6 8 0
e fu un grande flagello.
(25) Archimede , scoperto l ’ inganno fatto a Gerone , entusiasmato dal risultato conseguito, , uscì
dal bagno, mostrandosi nudo per strada, incurante della gente, e gridando : “ εύρηκα, εύρηκα”.
14
6 6 1 3 00
Sapere comune è che 225
1 9 2 7
d’ Archimede si vedesse
8
ignorato.
7 6 6
Causata enorme offesa,
1 1 1 9 5
c’è l’impudente sorte(26).
9 0 9 2
Siracusan, immortale tu 230
1 6 4 2 0
e sempre solo tu,
1 9…
o Archimede!…..
Maria Intagliata
(26) Il destino sfrontato, incurante della grandezza di Archimede , lo uccide, ma non per mano di Marcello.

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Acta est fabula

Lo spettacolo è finito ( Augusto  )

Noli tu quaedam referenti credere semper: exigua est tribuenda fides, qui multa locuntur (Catone)
Non credere sempre a chi ti dà notizie: bisogna avere poca fiducia in chi parla molto

 

Favete linguis! (Orazio)
State zitti!

 

 

Ho conosciuto il silenzio
delle stelle e del mare,
il silenzio dei boschi prima che
sorga il vento di primavera.
Il silenzio di un grande amore,
il silenzio di una profonda pace dell’anima
Il silenzio tra padre e figlio
e il silenzio dei vecchi carichi di saggezza
(Edgar Lee Masters)

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A lume spento

Rendi forti i vecchi sogni

Perché questo nostro mondo non perda coraggio

A lume spento

Canzone

Ama il tuo sogno
ogni inferiore amore disprezzando,
ama il vento
ed accorgiti qui
che solo i sogni possono esistere veramente,
perciò in sogno a raggiungerti m’avvio.

 

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Seuls les enfants savent aimer

 

 

Bruno Caliciuri, chi è costui?

Mimma Suraci-La vita ti riserva sempre delle sorprese, alcune belle, come questa. La storia di Bruno Caliciuri è infatti una piacevole e gradita risonanza che richiama sentimenti ed emozioni spesso trascurati dal frastuono  frenetico del quotidiano. Fermiamoci, dunque, per assaporare una delicata  pagina  di poesia.

Oggi, 8 gennaio 2018. L’Independant dedica un titolo in prima e una intera pagina al famoso  cantante  francese Calì, nome d’arte proprio di Bruno Caliciuri, il cui nonno, Giuseppe, fratello di Teresa, la mamma di mio marito, dal paese d’origine, S. Stefano in Aspromonte, dopo diverse peripezie in giro per il mondo, approda in Francia e si stabilisce con l’amata sposa spagnola, a Vernet les Bains in Occitania. In questi giorni ricorre il triste anniversario della morte della giovane mamma, che aveva appena compiuto 33 anni il 3 di gennaio, quando il piccolo Bruno aveva appena sei anni. Il bimbo porterà sempre nel cuore la ferita incisa dalla   perdita della mamma e adesso, affermato cantautore con ben 7 album pubblicati, ha voluto raccontare nel romanzo Seuls les enfants savent aimer , la sofferenza di lui bambino nei  terribili 8 mesi succedutisi alla morte della mamma.  Un racconto intenso e delicato che inizia, dunque, il 7 di gennaio, la data in cui la mamma viene sepolta. Quante cose avrebbe voluto dire alla mamma, quante volte avrebbe voluto rifugiarsi tra le sue braccia, quanti se, quanti ma, quante domande senza risposte!

Un cantautore genuino e profondo, idilliaco e spregiudicato, impegnato e sentimentale; nelle sue canzoni Bruno, con tratto leggero  e deciso, lontano da pietismi e vittimismi, tocca, canta, grida, urla, con sensibilità infinita e straordinaria  passione, inquietudini e turbamenti,malinconie e tenerezza,  gioie e felicità in una esplosione emotiva sofisticata  che va direttamente al cuore di chi ascolta che si sente coinvolto e protagonista.

Il libro è un inno alla mamma, sotteso dalla  colonna sonora della stessa delicata sensibilità di una intelligenza emotiva vivace e appassionata che accompagna tutte le sue canzoni.

Solo i bambini sanno amare: il romanzo di Bruno Caliciuri, in arte Calì,  dato alle stampe uscirà a giorni per i tipi di Cherche Midi e si annuncia già un successo

 

“L’enfance et ses blessures, sous la plume de Cali.

Seuls les enfants savent aimer.
Seuls les enfants aperçoivent l’amour au loin, qui arrive de toute sa lenteur, de toute sa douceur, pour venir nous consumer.
Seuls les enfants embrassent le désespoir vertigineux de la solitude quand l’amour s’en va.
Seuls les enfants meurent d’amour.
Seuls les enfants jouent leur coeur à chaque instant, à chaque souffle.
À chaque seconde le coeur d’un enfant explose.
Tu me manques à crever, maman.
Jusqu’à quand vas-tu mourir ?”

Avevo da pochi giorni festeggiato i miei 5 anni, quando quel maledetto mattino del 27 agosto in due ore si portò via il mio papà, sulle cui ginocchia la sera prima avevo giocato a cavalluccio. Rabbia e ribellione sono in me esplose contro il mondo intero, e la ferita sanguina tuttora. La mente razionale di un bambino non può capire l’evento misterioso della morte che va contro ogni logica umana e molte mie espressioni e comportamenti  nell’immediatezza successiva sono stati  un pericolo per me e  per le persone che mi stavano accanto. A poco a poco, crescendo ho dovuto accettare anch’io, gioco forza, la legge incomprensibile  della vita cercando e ricercando con coraggio, forza e saggezza  una certa serenità per elaborare il mio dolore. Condivido, dunque, con intensa partecipazione i sentimenti dell’autore. Bravo Bruno Caliciuri, narratore, poeta, cantore di sentimenti ed emozioni universali.

 

 

In conclusione mi piace richiamare la canzone che porta lo stesso titolo del libro. grazie Calì e ad majora semper

Seuls les enfants savent aimer
La neige est tombée cette nuit
La neige c’est l’or des tout petits
Et l’école sera fermée
Seuls les enfants savent aimer
À la fenêtre j’ai chaud au ventre
La neige n’a pas été touchée
Dehors la rue qui se tait
Seuls les enfants savent aimer
Je passerai te prendre
Nous irons emmitouflés
Marcher sur la neige les premiers
Seuls les enfants savent aimer
Nous marcherons main dans la main
Nous marcherons vers la forêt
Et mon gant sur ton gant de laine
Nous soufflerons de la fumée
Nous ne parlerons pas
La neige craquera sous nos pas
Tes joues roses tes lèvres gelées
Seuls les enfants savent aimer
Mon ventre brûlera de te serrer trop fort
De là-haut le village
Est une vieille dame qui dort
La neige est tombée cette nuit
La neige c’est l’or des tout petits
Et l’école sera fermée
Seuls les enfants savent aimer
Compositori: Bruno CALICIURI

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NATALE

di Giuseppe Ungaretti

 

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Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Napoli, il 26 dicembre 1916

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La mia terra

Ti sento nel sussurro delle onde marine

ti vedo ma mi sei lontana

mi accogli ma ti sento fredda

la lontananza mi ha fatto perdere

il calore e la sensisività dei tuoi colori

mi allontano, e vedo che m’insegui ancora

ma il mio cuore ormai è lontano da Te

forse un giorno mi accoglierai e sarò tuo.

 Vincenzo De Benedetto

 

 

Stamani, a Palazzo Alvaro, Vincenzo De Benedetto ha presentato il suo bel volume sui Fatti di Reggio del 1970 e dintorni. Ho letto il libro, so quanta fatica e impegno ha profuso l’autore in un Paese come l’Italia nel quale è difficile fare qualsiasi ricerca.Io c’ero durante i Fatti dei quali si è discusso,  e c’ero pure  stamattina e devo dire che la cornice di oggi non è stata adeguata all’evento, dal momento che l’impianto audio funzionava malissimo facendo disperdere nell’etere molto di quanto veniva detto dagli oratori di turno. Devo esprimere le mie più sentite felicitazioni al professore  De Benedetto, reggino d’origine, romano di adozione, perchè con pazienza certosina e indomabile fervore, è riuscito a scavare in una “miniera” istituzionale documenti originali che fanno fede, quasi ce ne fosse bisogno, delle storture e dei soprusi subiti da una città come Reggio Di Calabria, che ha osato ribellarsi, rivoltarsi contro le ingiustizie  dell’apparato statale cosiddetto democratico, che, invece di cercare di capire e di ascoltare, ha preferito soffocare con i carri armati e nel sangue le istanze di un intero popolo. Onore e merito, dunque, all’autore; il quale cercando di attualizzare le memoria storica, come d’altra parte, è giusto fare, insiste nel dire, confortato dall’orizzonte del suo Osservatorio Romano,  che nella nostra città mancano i manager della cosa pubblica, necessari per far emergere  Reggio dalla palude in cui si trova ormai da troppo tempo, e per frenare l’emigrazione degli indigeni. Su questo aspetto io dissento dall’opinione dell’autore, con il quale mi sono confrontata più volte : questo problema, se vogliamo considerarlo tale, non è una esclusiva della nostra città e a questo proposito mi verrebbe da dire “nemo propheta in patria”, nel senso che il fenomeno, e qui mi riferisco all’emigrazione culturale, è antico come ci racconta la storia, ed è diffuso a tutte le latitudini perchè riguarda l’uomo, in quanto essere umano; senza trascurare un altro aspetto che è pure abbastanza diffuso di una osmosi residenziale, per cui si va e si viene, oggi magari più facilmente che in passato. Sono pure convinta che a Reggio e provincia ci sono delle persone preparate, colte, serie, che lavorano con amore e passione nel quotidiano, lontano dalla luce dei riflettori pseudosociali, e dai palcoscenici illusori.  Non posso fare a meno, poi, di spendere due parole sul Signor Arillotta, che ha presentato il lavoro stamani nel salone della Provincia : non solo storico, adesso  Arillotta è pure linguista perchè ci ha tenuto a precisare la differenza tra il termine”rivolta” e quello ” ribellione”, facendo una distinzione assolutamente gratuita, perchè si erge aldisopra addirittura della Treccani: non sa il Professore-Storico che rivolta e ribellione sono sinonimi?, come si fa, con pompa cattedratica, tanto invisa a tutti e soprattutto ai giovani, a prendere queste topiche? Come si fa, ancora, a demonizzare la lettura sugli strumenti digitali in favore di quella cartacea ? Certo che è bello avere tra le mani un buon libro e sentirne l’odore e degustarne il sapore, ma, accanto, la validità della lettura digitale è fuori discussione ed altrettanto importante sia per l’immediatezza, che per comodità. i mezzi informatici sono, infatti, secondo me, una risorsa non un impedimento.

Il messaggio che, secondo me, aldilà della validità della ricerca della verità storica, emerge in maniera prepotente dalle pagine  della fatica di Vincenzo De Benedetto per le nuove generazioni è che bisogna essere sempre determinati e decisi a raggiungere gli obiettivi, i desideri, i propri sogni, che camminano sulle nostre gambe. L’autore ci ha creduto, aldilà di ogni ragionevole dubbio : aveva in mente questo libro, che per lui è come un figlio,che dopo una lunga e travagliata gestazione, è venuto, finalmente, alla luce.

I versi, densi di sentimento e passione, messi ad apertura di questo pezzo, dicono il legame affettivo dell’autore con la sua città d’origine; proprio da questo sentire nasce il bisogno irrefrenabile di cercare e raccontare la verità. Complimenti , in bocca al lupo e sempre ad maiora.

 

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Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

 

Giovanni Pascoli

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