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Archive for the ‘Reggio Calabria & dintorni’ Category

Ὦ Ξεῖν’, εἰ τύ γε πλεῖς ποτὶ καλλίχορον Μιτυλάναν
τᾶν Σαπφοῦς χαρίτων ἄνθος ἐωαυσόμενος,
εἰπειν, ὡς Μούσαισι φίλαν τήνα τε Λοκρὶς γᾶ
τίκτε μ’ ἴσαν χὤς μοι τοὔνομα Νοσσίς, ἴθι.

Straniero, se navigando ti recherai a Mitilene dai bei cori,
per cogliervi il fior fiore delle grazie di Saffo,
dì che fui cara alle Muse, e la terra Locrese mi generò.
Il mio nome, ricordalo, è Nosside. Ora va’!

Da “I 12 Epigrammi di Nosside

 

Locri Epizefiri è una ridente  località in provincia di Reggio Calabria, nucleo importante della cultura magnogreca, della quale custodisce importanti vestigia, testimoni di quella cultura classica e umanistica, nel significato più profondo di questo termine, che abbraccia  tutte le scienze che concorrono alla formazione e ai saperi dell’uomo, dalla letteratura all’astronomia, dalle scienze matematiche e fisiche alla filosofia,  che sono tuttora  orgoglio della cittadina e dei suoi indigeni. Nonostante il sito sia trascurato dai circuiti del settore turistico, intenditori e appassionati di nicchia amano respirare l’aura magica di questo luogo, che emana il respiro universale di un’anima  senza tempo.

Ora avviene che Locri assurge alla prima pagina della  cronaca di tutti i media per una scritta,  apparsa su alcuni muri perimetrali di fabbricati  significativi in quanto sedi di organismi istituzionali, che descrive Don Ciotti come SBIRRO. Parola offensiva ? pare di sì se  subito si invoca la ‘ndrangheta in un coro unanime che implora inchieste, indagini, processi per identificare i mafiosi di turno ai quali comminare punizioni esemplari. E naturalmente non si perde l’occasione per  allestire l’ennesima manifestazione.  Mentre invece sarebbe imperativo categorico cogliere il grido, l’urlo disperato di un popolo civile, quel popolo veramente “per bene” che chiede giustizia e legalità aldilà dei luoghi comuni e dei preconcetti e degli stereotipi. È proprio la società civile, quella 2 per bene ” che grida e che urla a chi invece è sordo e cieco. A chi è sordo per esempio come il Presidente Mattarella, che invece di fare, chiacchiera con discorsi retorici che ormai non incantano più; a chi è sordo e cieco come Don Ciotti, il quale, a parte i suoi scheletri nell’armadio  come si può leggere qui di seguito,      http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1379573/-Non-lavoro-piu-in-nero-per-te—Don-Ciotti-lo-prende-a-ceffoni.html             http://www.liberoquotidiano.it/gallery/1379572/La-lettera-di-scuse-di-Don-Ciotti-al-ragazzo-che-ha-picchiato.html,

non dovrebbe mettere piede dalle nostre parti , lui che ha definito Reggio Calabria e Messina due cloache; un prete, che, eretto a paladino antimafia, rappresenta, invece, quanto di peggio la società possa offrire al giorno d’oggi. Cosa fa l’antimafia ? magari forse persegue le persone oneste e indifese e tutela con complicità e collusione  i grossi delinquenti. E a delinquere ormai da tempo sono proprio le Istituzioni, è proprio lo Stato, l’organismo che dovrebbe tutelare, proteggere, curare il proprio popolo, del quale è, o meglio, dovrebbe essere la massima espressione, che invece aggredisce come i tentacoli di una piovra inferocita con vessazioni di ogni tipo; e, per questo, viene percepito, esso Stato,  come la controparte dalla quale bisogna difendersi. La mafia per eccellenza, oggi, dunque, è proprio lo Stato, il Caino dal quale non ci si può salvare. È proprio triste che a dire queste cose con la sua solita enfasi e vivacità sia un personaggio come Vittorio Sgarbi, che, più calabrese di tanti locresi, a Linea Notte di lunedi 20 marzo ha fatto sentire la sua voce fuori dal coro omogeneizzato degli accademici di turno che cercavano di surclassarlo con malcelata stizza e atteggiamenti ironici, che nascondono l’incapacità di discutere nel merito.

 

Da segnalare nella stessa trasmissione l’esperto di turno che facendo riferimento all’Inghilterra afferma che questo paese   con la Brexit ha abbandonato l’euro: il poveraccio non sa neppure che l’Inghilterra l’euro non l’ha mai adottato. L’ignoranza impera in lungo e in largo soprattutto nella scatola tonta televisiva che con buona pace di tutti i benpensanti, continua a manipolare l’opinione pubblica, con presunzione, aggressività e tracotanza inaudite.

 

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“Il tamburo nel cuore, la puzza delle pecore sulla giacca”

Il Cavaliere di Gran Croce Avvocato Aldo Porceli ringrazia il Prof. Giuseppe Bombino

Il Cavaliere di Gran Croce Avvocato Aldo Porceli ringrazia il Prof. Giuseppe Bombino

Sin da piccolo con il rosario in mano calca i sentieri di quel sistema montuoso misterioso e fantastico, ammaliante, duro e delicato, deciso e incerto, brusco e quantomai accogliente, che risponde al nome di Aspromonte. Sistema, perché di fatto non c’è un monte che svetta al di sopra in maniera decisa, ma è costituito da un insieme di monti che si svolgono come le pagine di un libro, che racchiudono una storia eccezionale. Perché l’Aspromonte è eccezionale sin dalle origini ,quando emerge, orizzontalmente e verticalmente, propaggine del sistema alpino, dal mare oceanico, che lo custodiva . Eccezionale perché conserva, tutela e rigenera in un ambiente abitativo naturalmente prezioso, elementi di flora e fauna risalenti ad epoche ormai scomparse come la felce contemporanea dei dinosauri e lo scoiattolo nero. E il legno, il famoso faggio che vegeta nei suoi boschi aldilà di ogni spiegazione scientifica attuale. Una montagna, l’Aspromonte , al culto mariano per vocazione originaria che porta scolpita nella roccia la M, perché la montagna, e in particolare “questa” montagna  è donna nel cui utero i monaci bizantini hanno allocato il santuario ad ella dedicato, Polsi, grembo tra le acque del torrente legate alle fasi della luna, le cui immagini sono richiamate nella famosa croce di ferro custodita nel santuario , la cui storia mista a leggenda affascina generazioni e generazioni sempre nel culto della Madonna mutuata dalla pagana dea Demetra.

Madonna Di Polsi

L’ acqua, altro elemento caratteristico, che, limpida e cristallina sgorga e zampilla tra valli e rocce, da Pietra Cappa a Pentedattilo, il borgo divenuto centro artistico culturale di risonanza internazionale. L’acqua, che, spontaneamente, seguendo i movimenti naturali delle montagne si raccoglie e si disperde come il lago Costantino, che ora appare nella sua eloquente bellezza per poi scomparire, lasciando i suoi fondali asciutti e rigogliosi in cicli ripetitivi, quasi a voler sfuggire alla monotonia di un paesaggio sempre uguale. Montagna da raccontare, da vivere, da rispettare; e nello snodo del racconto è sempre testimone ineguagliabile Corrado Alvaro, vate   dell’unicità di questi luoghi che, figlio della cultura greca di cui era intriso, è sempre più che mai attuale, in un eterno presente che non conosce tempo, ma solo spazio, lo spazio dell’infinita immensità in cui il sistema montuoso si erge maestoso e vigile a protezione delle sue valli e dei suoi abitanti. Cresciuto abbeverandosi alle fonti di acqua  chiara e alla cultura contadina  selvaggiamente pura e ancestrale dei pastori , il tamburo dei quali batte sempre nel suo cuore mentre la puzza delle capre irrora la giacca dell’abito ora formale per i riti istituzionali, il  Prof. Giuseppe Bombino, Docente e Ricercatore, Presidente del Parco Nazionale d’Aspromonte e  Coordinatore di Federparchi Calabria e anche Membro dell’Osservatorio Unesco, incanta i Cavalieri del Santo Sepolcro, in una riunione per l’occasione aperta anche ai non affiliati nella sede storica di Via Aschenez, Sabato  4 marzo con una dissertazione su “L’Aspromonte : natura e spiritualità di una montagna al centro del Mediterraneo “.

Demetra

Centro, il Mare Nostrum, dal quale molte risorse, uniche e specifiche, si diffondono nell’altrove italiano ed europeo, delle quali altri Paesi e soprattutto la Germania della Signora Merkel dovrebbe tenere conto. Centro del Mediterraneo, dunque, l’Aspromonte, che dovrebbe costituire il fulcro, il nucleo, il volano della neonata Città Metropolitana, nei cui programmi e nelle cui progettualità, purtroppo, la nostra montagna entra solo in maniera marginale. I cavalieri e tutti i presenti ascoltano e partecipano con grande interesse rimanendo comunque desiderosi di altri racconti sulla storia di questi luoghi dell’anima per conoscere meglio la profondità dei suoi anfratti e dei suoi sconfinati siti. Grazie Prof. Bombino, alla prossima.

 

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paura

 

 

La Paura andò al mercato

e un crauto comprò;

tornò a casa,

accese il fuoco,

mise l’acqua

 e il crauto vi buttò.

A poco a poco,

l’acqua evaporò

e il crauto un bond diventò.

 

chaplin3

 

La Paura digiunò,

Coraggio diventò

e per questo votò NO

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Chi  scandalizza anche uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da sino e fosse gettato negli abissi del mare” ( Matteo 18 )

 

abusi-sessualiUn coro unanime.  Ieri, 11 settembre 2016 , molte testate nazionali e anche locali si sono scagliate con veemenza contro gli abitanti della cittadina calabrese perchè, non partecipando alla fiaccolata organizzata da forze sociali, hanno dato l’assenso alla violenza subita dalla ragazzina, oggi sedicenne, che per tre anni è stata preda di violenze fisiche e morali da un branco di giovinastri bestiali e criminali.

Un coro unanime. La popolazione ha paura, teme la mafia e non si espone, dal momento che uno del branco è figlio di un presunto mafioso, da cui l’equazione tutti i melitoti sono mafiosi.

Un coro unanime. Come dire dalle Alpi alle Piramidi, da Torino a Milano e giù al Sud passando per il centro a gridare vergogna e scandalo definendo il Sud , come fa una importante testata locale di Reggio Calabria, una terra di ignoranti, pecore e mafiosi.

Fuori dal coro. La mia è una voce fuori dal coro. Sono nata in un paese nel cuore dell’Aspromonte e ho trascorso la mia vita tra il mio bellissimo borgo e la città di Reggio Calabria, territori nei quali la cosiddetta mafia è abbastanza presente.Ho lavorato per molti anni in un grosso istituto di credito, senza mai cedere a compromessi nè sul lavoro e neanche  nella mia vita privata Ho subito anch’io qualche azione cruenta, non dal punto di vista fisico per fortuna, regolarmente denunciata alle forze dell’ordine e per mia scelta personale non ho mai partecipato a manifestazioni di piazza di alcun genere. Ho combattuto, sempre con successo, le mie battaglie, e sa solo Dio quante, da sola, senza guardare in faccia nessuno e spesso attirandomi antipatie e rancori. E chi se ne frega. Non ho mai cercato consensi o applausi, ma solo la serenità della mia coscienza.

Fuori dal coro. Considerando i fatti  che suscitano  tanto scalpore nei media si tratta di una situazione che ha visto la ragazzina di Melito di Porto Salvo violentata e abusata per tre lunghi anni: dove erano in questi anni la famiglia, le forze dell’ordine, la Chiesa , e la cosiddetta società civile ? Dove erano costoro ? Il paese è piccolo e la gente mormora, le notizie passano di voce in voce, o per meglio dire sotto-voce., molto “sotto” E solo oggi sentiamo dire all’arciprete che nel paese c’è molta prostituzione. E poi, in maniera vergognosa questa sì, qualcuno viene fuori con la fiaccolata di solidarietà alla famiglia : cose da pazzi, anzi no, siamo omologati e omogeneizzati per celebrare la morte e la sofferenza invece di cantare la vita. Ci siamo dati questo indirizzo e portiamo avanti il proposito con tutte le nostre forze, a qualsiasi costo.

Fuori dal coro. La Chiesa dicevo: la cronaca di tutti i giorni ci racconta, ormai da qualche tempo, di abusi sessuali e morali da parte di religiosi  su minorenni; fatti questi sui quali in Italia c’è il più assoluto silenzio sociale omertoso. Non vogliamo chiamare mafia tali comportamenti ? Si è mai manifestato nel nostro bel paese contro questi figuri ? E mentre negli USA si è avuto il coraggio di narrare queste situazioni oscene con il bellissimo e duro film  Il Caso spotlight, in Italia l’ipocrisia omertosa comanda con la benedizione del Vaticano. Non è mafia, no!.

Fuori dal coro. Cosa dire poi di personaggi pubblici, politici, giornalisti e altre persone di genere vario, che un giorno sì e l’altro pure si rendono protagonisti di misfatti ai danni di minorenni ? nel dimenticatoio, non chiamatela mafia, per carità! Nessuna fiaccolata, nessuno  è sceso in piazza per queste prodezze, sulle quali deve scendere velocemente un pesante sipario.

Fuori dal coro. Uno Stato, come il nostro che, come una piovra, ghermisce abusivamente il cittadino nel quotidiano con orpelli pesatissimi, rendendogli l’esistenza oltremodo difficile, non è mafioso ? Chi, come e quando, organizza, partecipa, una fiaccolata contro questo Stato ?

Fuori dal coro. Ci si adopera con ogni mezzo ad organizzare lezioni di legalità con la partecipazione dei magistrati di turno, molti dei quali amano frequentare le manifestazioni di piazza e gli studi televisivi. E’ possibile non porsi qualche domanda in merito ?

Fuori dal coro. In questa società io mi sento sbagliata. In questa società manca, secondo me, il senso comune della logica più elementare. Subisco violenza ogni volta che devo rivolgermi ad un ufficio pubblico e trovo ostacoli insormontabili per casi semplici; per non dire della scuola, dove regna sovrana l’ignoranza e la presupponenza di buona parte dei docenti. Non si tratta di comportamenti mafiosi, non sia mai. Chi mai si sogna di fare una fiaccolata o una manifestazione di piazza contro queste mafie ?

Fuori dal coro.Sì, perchè io penso che  fare il proprio dovere, nell’esercizio dei propri diritti e nello svolgimento del proprio  ruolo , sarebbe il modo migliore di combattere le mafie e le violenze di ogni tipo. I genitori in famiglia, i docenti nella scuola di ogni ordine e grado, i magistrati nelle aule dei tribunali , i politici nei loro incarichi e via dicendo soprattutto con l’esempio.

Fuori dal coro. Il problema di fondo è squisitamente culturale, ma la formazione nella società attuale è considerata fuori moda, non fa tendenza, e si preferiscono gioielli e lustrini alla fatica e al sudore del corpo e della mente. Virtù e ingegno sono vocaboli e valori sconosciuti, hanno ceduto il posto all’apparenza dell’effimero e della  superficialità.

Fuori dal coro. Io no, non ho mai partecipato e non partecipo ad alcuna fiaccolata o manifestazione che dir si voglia, che si risolvono in passerelle di personaggi in cerca di visibilità e di consenso, magari per lavarsi la coscienza per le proprie manchevolezze : io ho testimoniato, e continuo a farlo, con tutta la mia vita contro tutte le mafie e ne sono fiera, e nessuno, dico nessuno, è autorizzato a giudicare il mio comportamento, o a dirmi cosa devo fare o a d omologarmi come “pecora, ignorante e mafiosa”.

Con buona pace dei soloni di turno.

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Lei corre, Sindaco ?  -No- Allora si deve allenare

 

giusy versace

Ieri, 3 dicembre 2015, a Reggio Calabria è stata una giornata surreale : in mattinata con la “nericata” etnea, che ha coperto tutta la città di cenere nera; in serata, nella splendida cornice del Teatro Cilea esaurito in ogni ordine di posti, con  la magia di Giusy. Semplicemente emozione.  Si racconta la bella e brava Giuseppina Versace, nata e cresciuta in quel di Reggio Calabria che adesso calca palcoscenici e campi sportivi in giro per il mondo; si racconta e ricorda quel tragico 22 agosto 2005, quando in un brutto incidente sulla Salerno- Reggio Calabria perde  le gambe. Correva quel giorno Giusy per tornare nella sua città e continuerà ancora e sempre più a correre : perchè tra i dolori fisici indescrivibili e la disabilità trova il modo di reagire con determinazione, caparbietà, volontà di riappropiarsi della propria vita, che un brutto incidente aveva tentato di sopprimere. La ripresa non è per niente facile e ancora le tre magiche parole ” tacco, pianta e punta” ripetute fino allo spasimo dal suo terapista, le ronzano nelle orecchie, fino a che Giusy riprende la corsa, facendo l’impensabile.  Corre, Giusy, corre, eccome corre !Da  impegnata donna in carriera manageriale con importanti studi internazionali si cimenta adesso con successo nella corsa agonistica sulle piste di tutto il mondo; catturata da Milly Carlucci nella fortunata trasmissione “Ballando con le stelle” trova nel ballerino professionista Raimondo Todaro il partner ideale che le fa acquistare agilità e  sicurezza a tal punto da farla ballare con i tacchi. Bravissimo questo ragazzo siciliano di Catania che fa apparire naturale un impegno certamente faticoso: e le due stelle brillano insieme tanto che decidono di continuare la loro intesa professionale fuori dalla televisione, sui palcoscenici di molte città. Lo spettacolo è emotivamente forte e delicato e tocca le corde più profonde dell’animo : si racconta Giusy con le parole, che ha voluto restassero impresse  sulla carta, cosa che fa  nel suo bel libro “ Con la testa e con il cuore si va ovunque”, a testimoniare  la sua esperienza; e si racconta con la danza, volando con grazia e scioltezza insieme a Raimondo tra musiche e testi significativi, e ritmi che richiamano i diversi capitoli della sua avventura. Si racconta Giusy e racconta i suoi affetti, la sua famiglia e il suo impegno verso le persone meno  fortunate, alle quali non arriva il sostegno istituzionale e non esita a denunziare con eleganza la inadeguatezza delle strutture pubbliche verso i disabili.  E’ bravissima Giusy, è radiosa, è  vera, e tiene la scena in maniera perfetta, emana energia e forza che pare voglia trasmettere a chi la ascolta per convincere tutti che la vita è una corsa che bisogna correre senza mai fermarsi. Si racconta l’eclettica reggina che continua a fare comunque anche televisione, passando con disinvoltura da Sky  a Rete 4 e adesso a Rai2 con La Domenica Sportiva. Si racconta Giusu e punge quando,  rivolta al Sindaco di Reggio seduto in prima fila : “Sindaco, lei corre ? Alla risposta negativa del primo cittadino lei di rimando :” Allora si deve allenare”. Questa è Giusy Versace, metafora della vita. Esempio, modello, stimolo per tutti non solo per i disabili. Da una tragedia sull’asfalto autostradale di un agosto infuocato allo splendore luminoso di una stella che brilla di luce propria con la quale si adopera per  lastricare il proprio cammino, e che vuole indirizzare su chi la ascolta per scuotere l’animo umano. E’ un sussulto alla coscienza di coloro , tanti,  che si crogiolano annoiati lasciandosi vivere : una sferzata di energia dirompente che incanta e seduce. Sulle note suggestive di “Alleluia”, melodia struggente portata sul palco dal bravo Daniele Stefani,grazie Giusy

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uragano

Ciao xxxx, stamane alle 7,15, mentre percorrevo la S.P. 7 in prossimità della frazione Mannoli di S. Stefano ci siamo incontrati con “Gonzalo”, ad un certo punto mi è sembrato di entrare proprio a casa sua. Immerso tra le grigi nuvole, e illuminato dai suoi lampi, il suo ruggito era sempre più forte, ed ecco che scendeva giù quella grande goccia d’acqua freddissima che si frantumava sul mio parabrezza, istintivamente ho esclamato: heiiiiiiiiiiiii. Come se mi avesse dato ascolto, per qualche minuto silenzio e lampi tra il lontano grigiore, il grigio vicino sembrava ammutolito, e tra me e me sussurravo: e adesso che farai? Mi sono ritrovato a dialogare con esso, il suo ruggito sembrava soffocato, mi stava ascoltando? Giunto in prossimità di casa mia la goccia freddissima che si frantumava sul parabrezza, ha preso forma, era una grandinata, silenziosa e consistente, immerso tra le nubi grigio/nere, mi feci coraggio e scesi dalla macchina, apprestandomi ad aprire il cancello manualmente, sentivo che mi stava ascoltando e osservando, forse esagero nel mio racconto, ma questa è stata l’impressione. Aperto il cancello ed entrato con la macchina nel piazzale, riscendo dalla stessa e inserisco la chiave aprendo il portone, sono entrato dentro e socchiusa la porta, i ruggiti e le esplosioni erano insistenti e forti, mentre continuava a venire giù con violenza una grandinata di notevole intensità che in un batter d’occhio ha ricoperto l’intera automobile. Il tutto è durato 10 minuti, sentivo da dentro casa il suo allontanarsi in modo rapido. Riesco all’aria aperta dopo 20 minuti circa, e dietro il grigiore che si allontanava in direzione mare, compariva l’azzurro nitido e chiaro, il mio amico/nemico si stava allontanando in cerca di altre mete, tu sostieni che ritornerà, lo stesso e sarà sempre lui? “ Gonzalo”? Credimi, aspetto e seguo i tuoi studi, e le tue previsioni perché forse mi affascina la meteorologia. Volevo commentarlo nel tuo link che in questi giorni sto seguendo con molta attenzione, ma penso di inviartelo in chtt per evitare che qualcuno mi prenda per pazzo. Hahahahahaha Ciao xxxxx un abbraccio con stima e amicizia.

24/10/2014

Casualmente sono venuta a conoscenza di questa bellissima pagina scritta ormai giusto un anno fa di questi giorni  quando sul nostro territorio, di Reggio Di Calabria e dintorni, imperversava l’ uragano Gonzalo. I due  protagonisti, cioè l’autore e il destinatario, preferiscono restare nell’anonimato. Dal momento che la lettura mi ha emozionato, io la pubblico nel mio blog per poterla partecipare ad altri amici. Se gli interessati mi autorizzano, naturalmente svelerò con molto  piacere le loro identità 

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Oggi  a ricordo del loro padre, i figli pubblicano il testo con amore

libro

Quest’anno si ricorda il centenario della prima Guerra Mondiale e quale modo migliore di farlo che diffondere il diario che  un combattente ha scritto di proprio pugno ?  Mi piace infatti onorare da queste mie pagine il reggino Cav. Antonino De Benedetto, che, sebbene non acculturato, è riuscito ad esprimere in modo efficace i mesi trascorsi al fronte. Antonino , nato a Cataforio di Reggio Calabria, dove lavora come muratore e fa parte della Banda musicale , appena ventenne, il primo gennaio  del 1917  parte per ila guerra , dove sarà impegnato con alterne vicende fino al 31 dicembre 1918. Da Reggio Calabria a Statte, nelle Puglie, a Monfalcone, in Friuli, con alcuni ritorni a casa a causa di alcuni infortuni sul campo, è una vera a propria odissea quella che emerge dagli appunti sintetici e puntuali del giovane Antonino. Sono molte le vicissitudini che deve affrontare anche nel fisico sopportando sofferenze serie come per esempio quelle causate dalla scabbia, una patologia causata dalla scarsità di igiene  che la guerra porta con sè.

La Notte non si poteva stare non si poteva rimanere ne all’impiedi ne seduti, eravamo uno sull’altro, con l’acqua che penetrava dal tetto e con cattivo odore del fiato non si poteva resistere, ne vivere.”

” La notte non ho dormito pensando la mia cara madre lontana e la mia sorellina e mi trovavo li, al buio solo, più orfano di come lo ero stato fino a quel momento, già orfano per aver perduto il padre a 13 anni, cosa potevano sapere gli uomini che governavano ??? Così è passata quella lunga notte.”

“La mattina del 27 luglio, abbiamo avuto ordine dal comandante di Battaglione di consegnare le coperte per farli disinfettare, alle ore 9 ci hanno portato a fare il bagno e avendo la biancheria addosso da un mese, dopo il bagno ci hanno consegnato la biancheria pulita.”

“La sera in libera uscita con alcuni amici calabresi di Cosenza, con un sergente maggiore e un caporale, ci siamo recati al paese e siamo entrati in una bottega per cenare –a San Martino di Trezzo sull’Adda-, ma non essendoci niente da mangiare ci abbiamo fatto fare uova bolliti e una insalata di pomodoro e cipolla, da me molto desiderata perchè era da un anno che non la mangiavo. L’Insalata, le uova, il pane ed un fiasco di vino ci venne a costare L. 7,55, tutti ci siamo meravigliati, ma non c’importava nulla, perchè eravamo in zona di guerra, siamo usciti per fare rientro e ci siamo messi a cantare.”

il 28 ottobre “….. leggevo il giornale il Resto del Carlino  che diceva che i tedeschi avevano riconquistato il loro territorio e stavano per calpestare il suolo italiano ( io non gli ho creduto ).”

” …….siamo arrivati in un paese di nome Nonantola e ci hanno fatto entrare dentro un teatro, chiusi dentro non potevamo uscire ne vedere la luce, tanto che per dormire ci siamo messo a terra. In quel momento ho fatto una riflessione, cosa ho fatto per essere trattato così ? mi sono subito ripreso- ho detto….tutto l’amor di Patria”.

Naturalmente il libro va letto tutto perchè ogni frase sottende sentimenti profondi della vita di Antonino giovanissimo che va incontro al peggiore degli ignoti, qual è la guerra, nel migliore dei modi.

Non ho voluto contaminare lo scritto con la mia interpretazione e ho lasciato parlare l’autore. Secondo  me scritti come questo dovrebbero essere testi monografici di insegnamento obbligatorio perchè dicono molto di più dei lavori degli accademici titolati di turno.

targa (2)

Ringrazio il Pof. Vincenzo De Benedetto, reggino di nascita, romano d’adozione, per avermi reso partecipe di una bella pagina di storia scritta dal papà, che tutti i figli hanno voluto ricordare anche con una bella targa apposta accanto al portone della propria abitazione di Reggio Calabria sulla Via Reggio Campi.

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