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Archive for the ‘Reggio Calabria & dintorni’ Category

 

Risultati immagini per reggio calabria

 

 

Sulle strade rifiuti e buche pericolose

Come infiorate marce e fetose

Prodotti tipici del primo cittadino

Che indossa la fascia come fosse Arlecchino.

Cercano attenti gli incola affranti

Ma nulla appare da tempi inquietanti

Nulla si vede

La ciurma è stanca

Nulla si vede

La lena manca.

Sotto la tolda sta il sindaco-burattino

Che taglia nastri

Per camuffare il suo declino.

“A C Q U A ” ! si grida

Eccola, appare.

No. Solo un miraggio raro che presto scompare.

Quel dì che il liquido chiaro

Dai rubinetti sgorgherà

Una stella cometa l’annunzierà

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Poco dopo le nove di stamani 3 novembre 2018 mi trovo a passare per Via Firenze e all’incrocio appena sopra la Via Paolo Pellicano, cioè centro città, vedo questo segnale

Sopra una profonda  buca qualche cittadino benpensante avrà pensato di avvisare i passanti ad evitare tragedie come quelle delle quali la cronaca ci dà conto quotidianamente. L’iniziativa trova apprezzamento da coloro che occasionalmente o dimoranti frequentano la zona. Dopo pochi minuti, sono di ritorno e, guarda guarda, la Polizia Municipale è sul posto. Sono favorevolmente sorpresa, così la buca sarà rimediata e il pericolo scongiurato. Ahimè no, le forze preposte al decoro cittadino rimuovono la croce e la buca rimane lì.

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Occhi bassi e bocca chiusa

Piccolo è il numero di persone che vedono con i loro occhi e pensano con le loro menti.
(Albert Einstein)

 

L’altra sera su canale 5 è andata in onda la replica di Solo, la fiction ambientata a Gioia Tauro che tratta dei traffici internazionali di droga gestiti dalla mafia, e ancora una volta è andata in onda la menzogna : mai, infatti, il termine fiction, finzione appunto, è stato più appropriato. Ancora una volta si racconta un Sud falso e mendace : si fa dire ad una giovane ragazza che deve sottostare alle regole dei familiari secondo le quali la femmina calabrese deve tenere gli occhi bassi e la bocca chiusa. Finiamola una buona volta di dire scempiaggini. Da sempre considero la televisione una scatola tonta, come ho sempre detto e predicato ai miei figli sin dalla loro nascita. Il fatto è però che questa maledetta scatola tonta fa opinione e diffonde notizie false in tutte le salse condite da ignoranza e turpiloquio.I cosiddetti mass media sono ormai da alcuni decenni conformati, omogeneizzati , allineati e coperti; quelli che dovevano essere i mezzi di informazione rispondono alla legge del “comunicatore unico” . come  felicemente li ha definiti Maria Giovanna Maglie, giornalista per fortuna indipendente, purtroppo come pochi. Quando si dice di Calabria, si antepone il termine ‘ndrangheta, quando si dice di donna calabrese, si antepone il termine sottomissione e omertà. Quando invece la cronaca di tutti i giorni racconta di efferati fatti delittuosi senza delimitazioni geografiche in tutta la penisola e spesso, molto spesso, l’omertà regna sovrana in ogni dove: qualcuno mi spieghi, per favore, perchè quando un delitto accade in Calabria si collega ipso facto alla ‘ndrangheta e perchè quando si racconta di donne, in qualche modo coinvolte, le calabresi vengono discriminate come persone subalterne al maschio di turno. E’ ora di finirla con stereotipi e pregiudizi, alimentati purtroppo anche e soprattutto dagli stessi calabresi, che ci siamo autoconvinti di quanto ci hanno raccontato e continuano a raccontarci. Per usare un termine di tendenza qui si tratta di razzismo, di genere, contro le donne calabresi, e di coordinate geografiche, contro il Sud in generale.

 

 

Corruzione, mafia, delinquenza, collusioni e connivenze spopolano in ogni settore; cinema, televisione, cultura, moda, economia, per non dire della politica e dell’omertà della Chiesa e dello Stato. Ancora aspettiamo la verità sui fatti di Emanuela Orlandi e di tutte le altre persone coinvolte; a tal proposito la lettura del libro “La mafioneria è uno stato perfetto” di Massimo  Festa e Claudio Eminenti mi ha fatto star male anche fisicamente. Quanti fatti delittuosi, quante stragi rimangono avvolti nel mistero con la complice omertà degli organi della politica, della cosiddetta giustizia, dello stato, di quello stato che dovrebbe tutelarmi e proteggermi e invece mi aggredisce come i tentacoli di una piovra delittuosa e omertosa! Per noi calabresi reggini basterebbe ricordare i fatti del 1970 e dintorni, quando una protesta civile e democratica viene soffocata nel sangue proprio dallo stato -canaglia, come documenta aldilà di ogni ragionevole dubbio il film  “Liberarsi, figli di un Dio minore” capolavoro del regista Reggino di Taurianova Salvatore Romano. Lo studio, non quello distorto dalle narrazioni accademiche, ma della  storia dei fatti realmente accaduti nel passato più o meno vicino e/o lontano non dovrebbe limitarsi ad un esercizio mnemonico-didattico, ma dovrebbe essere da noi  utilizzato per capire meglio i tempi attuali e non ripetere gli errori già commessi. E con buona pace di tutti i detrattori i calabresi tutti uomini e donne possono far leva su un valore aggiunto ineguagliabile, qual è, appunto, proprio la calabresità.

 

 

 

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Alessandro Speradio-Quello che i miei occhi hanno potuto vedere in questi ultimi due giorni a memoria non ricordo mai di averlo vissuto, non riesco a dare una logica spiegazione ma posso capirlo,vedere famiglie intere mescolarsi tra decine e decine e decine di migliaia di persone che festanti e deliranti festeggiavano il passaggio della squadra del Cosenza per le vie cittadine sfoggiando magliette e sventolando bandiere di ogni tipo e grandezza,  rigorosamente colorati di ROSSO E BLU “la maglia del COSENZA CALCIO” ma quello che più mi ha colpito,è vedere la mia città solitamente ordinata ,composta, più delle volte anche sonnolenta,aprirsi tutto d’un tratto alla gioia e felicità collettiva contagiando tifosi e non, ad un unico e grande abbraccio alla squadra che meritatamente ha conquistato la serie B, ma soprattutto alzare tutti insieme un grido così forte che ha raggiunto l’animo e i cuori di ognuno di noi, facendo scivolare dalle nostre guance quelle lacrime che da tempo aspettavano di essere liberate…che dire, COSENZA questi due giorni ha espresso il meglio di se stessa , la grande bellezza si è espressa in tutta la interezza che insieme al suo POPOLO ha scritto una pagina di STORIA indelebile x gli anni a venire. GRAZIE COSENZA

Ponte di Calatrava

 

Questa città, credimi, ha vissuto anni bui, ma negli ultimi otto anni è riuscita ad alzare la testa grazie ad un Sindaco anche se criticato da minoranza che poco conta,a ritornare ed essere città pilota x l’intero meridione sia dal punto di vista urbanistico che x la qualità della vita. Oggi è un piacere camminare per le vie cittadine pulite, ordinate e arredate , per non parlare del verde curato in ogni suo angolo o spazio piccolo o grande che esso sia ,il corso principale è diventato un museo all’aperto che ospita opere e sculture dei più famosi artisti con sedute comode e ombreggiate che ti permettono di ammirare con calma e stupore la bellezza di queste opere, poi le piazze rinnovate e rifatte per ospitare e aggregare giovani , anziani e famiglie senza  parlare del nostro gioiello “la Cosenza Antica” vivibile in tutte le sue epoche di Storia che detta il tempo alla Cosenza nuova che si eleva alla modernità con il ponte di Calatrava, il planetario, ed altre opere che non sto qui ad elencarti, pero’ devo dirti che a breve partiranno la costruzione della metro che collegherà il centro città con il polo universitario, la costruzione del nuovo parco viale del benessere che taglia in due la città diventando un nuovo polmone di verde che si va ad aggiungere agli altri esistenti,in più la chicca: i nostri due fiumi dalla confluenza in poi diventeranno navigabili per una decina di km dando la possibilità ai cittadini di vivere il lungo fiume e lo stesso con attività sportive e ricreative con anfiteatro e aree attrezzate a verde che diventeranno complementari all’opera di Calatrava, ah dimenticavo la costruzione dell’ovovia panoramica che collegherà la Citta’ bassa fin su al Castello Svevo…..

 

Empire State Building

Insomma sembra fantasia ma è realtà che noi viviamo giorno dopo giorno con i cantieri aperti …tre anni io dico anche quattro ma poi il volto urbanistico sarà completato in tutta la sua bellezza …..ecco perchè i Cosentini si sono risvegliati da un lungo torpore ecco perchè siamo ritornati a vivere e ad essere e sentirci partecipi ad ogni cosa di importante che avviene nella nostra città.

COSENZA TI AMO……

Mimma Suraci-Con questo articolo voglio rendere onore al merito ad una città calabrese  come Cosenza con due riflessioni dell’amico, già collega, Alessandro Speradio, cosentino purosangue, scritte in occasione della recente promozione della squadra bruzia in serie B. A margine desidero solo aggiungere che la città anticamente denominata Kossa e successivamente, intorno al 200 a.c. ,Cosenza, da consenso, ad indicare proprio la confluenza dei suoi due fiumi, Crati e Busento, è detta pure l’Atene della Calabria, per  il suo vivace fermento culturale, e la sua autonomia. Infatti è sempre la cultura il valore di riferimento di una comunità, di una città, di un popolo, con ricadute importanti in tutti i settori della vita sociale. L’entusiasmo per la promozione della squadra di calcio alla serie cadetta, va vista, secondo me, in quest’ottica:  i cosentini esultano perchè sono sereni, si sentono liberi di  condividere la loro gioia  con tutti i concittadini sparpagliati nel mondo. Io spero che anche Reggio Calabria, aldilà delle oneste rivalità di campanile,  in clima di leale competizione,  proprio facendo leva sulla cultura e sulla “calabresità” come valore aggiunto della gente calabra, possa riemergere al più presto dal periodo buio nel quale è immersa, ormai purtroppo, da qualche decennio.

Per ora il palcoscenico è tutto cosentino. Applausi, complimenti e ad majora semper.

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Le chiamano di corallo, forse perchè è un animale duro e rosso, forse, perciò, ad indicare la, diciamo così, durata e l’amore, la passione. Forse anche perchè è duro trascorrere insieme 35 anni. Ebbene sì, si tratta proprio di questo, oggi, 11 giugno dell’anno di grazia 2018, mio marito, Gaetano Caridi, e io raggiungiamo la tappa chiamata “nozze di corallo”; e  mai, fu formulata  definizione  più appropriata al vissuto  della nostra coppia. Strane coincidenze, chissà !……

 

 

 

E fu subito amore, fin dai primi di …….un settembre/Solo poche parole, sembra ieri pensandoci/Strani giochi del cuore, tu compagno di giochi/adoravi le lady, mi hai detto guardandomi

Dice la canzone. Di fatto è quasi impossibile, certo difficile vivere insieme  per due che come noi hanno un carattere forte e presuntuoso. Io cattiva, nel vero senso della parola, ribelle dalla nascita, e pure da prima, leale, anticonformista, pure irriverente, femminile, non femminista, in una società sempre purtroppo maschilista, anche e soprattutto per il comportamento della donna, che faccio fatica a combattere nonostante dispieghi tutte le mie forze. Lui, mio marito, buono,deciso, coraggioso, altruista, generoso, onesto, amico impareggiabile, padre amorevole dei gioielli di famiglia, i nostri tre  fan-ta-sti-ci figli,  partner talvolta piuttosto distratto, un pò, solo un pò, polemico e  permalosetto, rispettoso delle convenzioni sociali, portatore, spesso forse  inconsapevole, dell’impronta ” maschile”. Valore fondamentale insito nella natura di entrambi  quel principio di libertà individuale e universale che ognuno di noi  esprime e manifesta con mille sfaccettature diversificate.  Cosa poteva mai conciliare  due caratteri così diversi ? Conciliare è un termine improprio : per uno dei soliti strani giochi del destino, del caso, non so, ci siamo incontrati e innamorati aldilà di ogni ragionevole dubbio. Abbiamo vissuto una lunghissima storia, per poi incontrarci di nuovo e sempre più innamorati: per quanto mi riguarda come fosse quella strana  malattia che prende il cuore , si cronicizza e non riesci a trattare, tra  alti e bassi   Nuvole nere/nell’urlo del vento/cominci a pensare/che un fuoco si e’ spento/ma la paura che senti/lo sai che cos’e’ /E’ l’amore/e’ l’amore/tutto il freddo/tutto il caldo/che hai nel cuore/E’ l’amore/e’ l’amore/solo amore.

La risposta soffia nel vento, come dice Bob Dylan, e ti ritrovi nel vortice anche tu, insieme e talvolta soli.

Come dice la canzone

Solitudine in due e cent’anni son pochi/Se vivessi di nuovo, io te sempre risceglierei/Ed io lo rivivrei,/anch’io lo rivivrei/Ed io lo rivivrei, ed io lo rivivrei/Anch’io lo rivivrei

Spesso nelle canzoni ritrovi la scansione di alcuni momenti e sentimenti della tua vita e il ritornello ti torna in mente con prepotente forza sempre attuale. Amore canaglia,forse, che ti assale anche quando non vuoi; amore burrascoso, tempestoso e, anche per questo, animato e sempre acceso. Io insisto, sempre e comunque nel rispetto, (ovvio no ? ) delle individualità personali per quanti  anni  ancora ? cosa dici Gaetano Caridi ?

Adesso basta altrimenti sai che stress.

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est modus in rebus, sunt certi denique fines, 
quos ultra citraque nequit consistere rectum" ( Orazio )

La storia è bella e affascinante, e riguarda una intera comunità.

 

Tempo fa urgeva restaurare il portone della Chiesa parrocchiale di S. Stefano in Aspromonte, il paese che mi ha dato i natali e al quale sono affezionata aldilà di ogni mero interesse . Il restauro viene affidato ad una bottega artigiana del luogo specializzata in lavori di gran pregio, che attende all’opera con massima cura dei particolari. Il portone è monumentale e  costituito da quattro parti : due battenti principali grandi e due piccoli per le porte laterali; ognuna di queste parti poi si apre a libro con giochi di incastro minuziosi e sofisticati, che l’usura del tempo e infiltrazioni d’acqua  hanno danneggiato senza intaccare, per fortuna, l’opera originale che si evidenzia di vero cesello. Nella parte interna di una delle porte principali c’è un rettangolo di carta, che porta una scritta, ripetuta anche direttamente sul legno. “Giuseppe, Giovanni e Domenico Suraci realizzano e offrono il portone in memoria del proprio padre Domenico su espressa volontà della mamma Carmela 4 Agosto 1931. ”

 

A questo punto il giovane artigiano si pone alla ricerca per sapere qualcosa di più e, chiedi di qua, domanda di là, qualche persona anziana  individua finalmente nello scritto la famiglia Suraci, proprio la mia famiglia d’origine.

 

Quando mia sorella e io siamo state messe a conoscenza del fatto, ci siamo recate presso la  bottega e con grande stupore ed  emozione abbiamo ammirato l’importante e  raffinata opera   e il messaggio in essa custodito per essere tramandato ai posteri. A questo punto è stato facile ricostruire i fatti.

 

L’attuale Chiesa parrocchiale del Paese è stata costruita nei primissimi anni trenta del secolo scorso, il 1900, e la nonna Carmela Morabito ha voluto fare omaggio del portone attraverso i figli impegnati  all’epoca in un laboratorio di falegnameria conosciuto per la raffinatezza e il pregio delle opere grazie alla competenza del maetro Domenico, mio zio, che ha fatto scuola nel territorio ai numerosi discepoli che frequentavano il laboratorio, come dimostrano le molte opere realizzate compreso il portone, del quale stiamo qui narrando la storia.

 

 

La data 4 agosto, giorno in cui  la Chiesa cattolica ricordava San Domenico,  è significativa in quanto vuole evidenziare che l’opera è dedicata al marito Domenico, nonno Suraci, da poco deceduto. Il foglietto di carta con la scritta aveva urgente bisogno anch’esso di restauro e il Parroco, nella persona del signor Pasquale Geria se ne è assunto l’incarico; con il passare dei giorni venivano, però, fuori idee diverse e piuttosto aleatorie. Il documento, perché di questo si tratta, si deve restaurare, no; va conservato in archivio cosi com’è. Insomma si dice e non si dice.  Per approfondire la situazione, chiamo via telefono il prete e chiedo un appuntamento, perché preferisco parlare de visu e non per filo; il sacerdote  mi chiede l’argomento e mi risponde con prepotente arroganza che lui sa quello che c’è da fare, per cui è inutile incontrarsi; e mentre cerco, con estrema educazione, di farmi indicare data e orario per un eventuale confronto, mi chiude il telefono in faccia blaterando e imprecando frasi incomprensibili.  Dopo di che vado in Curia a cercare  Monsignor Arcivescovo, che è fuori sede, e mi informano che per parlare con Sua Eminenza bisogna prendere appuntamento con il Segretario, nella persona del Sacerdote Francesco Siclari. Evidentemente vige un modus vivendi, una prassi ufficiale nell’ambiente religioso, perché, raggiunto al telefono, sempre con estrema cortesia, prima   mi  chiede  l’argomento, poi il mio interlocutore, il segretario,  si inerpica in un’altra discussione inutile e arzigogolata, e percepisce che avrei voglia di abbassare  la cornetta, io questa volta, ma io sono educata e civile e non ho bisogno la tutela, la copertura,  delle guarentigie ecclesiatiche, e ne vado fiera.Godo e vado fiera  della mia libertà di pensiero e di espressione con rispetto ed educazione verso tutti, valori che contraddistinguono il mio stile di vita a prescindere, sempre e comunque. Il racconto dei fatti finisce qui.

 

 

Fosse stata una persona intelligente e saggia, il prete  avrebbe partecipato alla popolazione con gioia, attenzione e cura i fatti, condividendo una storia della quale gli stessi  autori, mio padre e i miei zii, hanno voluto lasciare testimonianza scritta. E comunque il foglio di carta con la scritta andava sicuramente e obbligatoriamente  restaurato e riposto con cura nel luogo dove gli autori l’avevano inserito. Come dire che il Signor Pasquale Geria ha commesso un abuso di potere, del quale deve dare conto a me a mia sorella e a tutta la comunità, perchè si tratta di fatti pubblici. C’è da dire, poi, che la Chiesa è un luogo pubblico che appartiene al territorio e a tutta la comunità, sicuramente non  al sacerdote, il quale si trova nel luogo di passaggio e dovrebbe gestire la cosa pubblica come un custode, come un  buon padre di famiglia. Altrochè. Tutti e due gli interlocutori in questa fattispecie, i Signori, si fa per dire, Sacerdoti  Geria e  Siclari, sono stati supponenti, villani, scostumati, arroganti e stupidi.  E dire che chiedevo solo, probabilmente con troppa educazione, solo un appuntamento !………

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Si presenta puntualissimo, alle 21 come da programma, sera di giovedi 15 marzo, inizia infilando un motivo dopo l’altro e il Palazzetto trema sin da subito, la febbre sale ; sentimenti ed emozioni si susseguono senza soluzione di continuità. Ci si sente rapiti, ipnotizzati da una forza irresistibile che l’eterno ragazzo della canzone italiana trasmette con energia e passione. Gianni Morandi incanta, rapisce, seduce il numeroso pubblico attento e partecipe che canta all’unisono con lui, e con la sua band, un gruppo di artisti tutti bravissimi: Mattia Bigi al basso, Lele Leonardi e Elia Garutti alla chitarra, Alessandro Magri alle tastiere, Simone D’Eusanio al violino, Francesco Montisano al sax, Lisa Manara, Augusta Trebeschi e Moris Pradella ai cori,  e l’impressionante batterista Alberto Paderni che ha diffuso percussioni fantastiche; un insieme armonioso in una  cornice scenografica suggestiva grazie all’impegno pregevole  dei tecnici di suono e luci.

Corre da maratoneta,  quale d’altronde è non solo in senso figurato, anche sul palcoscenico, senza risparmiarsi , con grande rispetto del variegato  pubblico, trasversale testimone di diverse generazioni, che apprezza e ricambia, e il cuore e l’anima che mette nel suo cantare arrivano al cuore e all’anima senza se e senza ma, in un susseguirsi di motivi che hanno segnato molti momenti della tua vita e canzoni nuove altrettanto belle e dense di significato.

Canta  Gianni, senza una pausa, senza un attimo di respiro, decine e decine di pezzi, oltre quaranta;  xcanta l’amore e  canta anche la guerra  sulle note dell’ormai celeberrima  C’era un ragazzo che come me…, canta il quotidiano con le note di Uno su mille, canta il sociale con Si può dare di più.  Canta l’amore, dunque, argomento per antonomasia : da La Fisarmonica, a Ritornerò in ginocchio da te, da Scende la pioggia a Un grande prato verde, da Occhi di ragazza a Innamorato, da Grazie perchè a Dobbiamo fare luce e tanto tanto altro. Rende onore e merito, Gianni, agli autori che si sono spesi per lui : da Elisa a Fossati, da Ligabue a Sangiorgi passando per Meta, che insieme ad altri artisti importanti hanno collaborato al suo ultimo recente album ” D’amore e d’autore”. Non si ferma un istante, e,  in barba a chi a 70 anni si sente vecchio, il Morandi da Monghidoro grida a pieni polmoni il suo amore per la vita

 

innamorato 
come forse tu ancora non lo sai 
innamorato della vita 
di questa avventura 
così vorrei che non finisse mai 
che non finisse mai…

e poi, ancora, questo bolognese che canta Napoli con  Caruso di  Dalla, rende omaggio alla città che lo ospita attaccando  Calabrisella mia, naturalmente in dialetto originale

e l’incantesimo che coinvolge artista e  pubblico è magico e vorresti non uscirne mai.

Grazie Gianni, Reggio Calabria ti saluta con affetto, continua così, alla prossima.

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