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Archive for the ‘Salute’ Category

 

 

 

 

 

 

 

 

Ingredienti

600 gr di ceci

90 ml di succo di limone

semi di cumino tritati

2 cucchiai di olio di oliva

90 ml di tahina*

Preparazione

mettere a bagno i ceci in acqua per una notte, la mattina successiva cuocerli

pesarne 600 grammi e frullarli insieme agli altri ingredienti

Versare la crema ottenuta in un piatto fondo di portata e completare a piacere con ciuffetti prezzemolo, una manciata di ceci e fave. A piacere si possono accompagnare verdure varie. Nei paesi arabi l’hummus si accompagna con  la focaccia e con il pane azzimo e  degustato in mille modi. Ci si può sbizzarrire con la fantasia.

  • La tahina è una crema molto usata in Medio Oriente che si trova nei negozi specializzati, e si può fare in casa così

prendere 100 gr si semi di sesamo e tostarli a fuoco lento  oppure in forno a 150° per 10 minuti facendo attenzione a non esagerare altrimenti diventano amari, quindi frullarli insieme ad un pò di sale  e olio di semi di sesamo q.b fino ad ottenere una crema fluida, che si spalma anche direttamente sul pane

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paura

 

 

La Paura andò al mercato

e un crauto comprò;

tornò a casa,

accese il fuoco,

mise l’acqua

 e il crauto vi buttò.

A poco a poco,

l’acqua evaporò

e il crauto un bond diventò.

 

chaplin3

 

La Paura digiunò,

Coraggio diventò

e per questo votò NO

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Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!» [Henry David Thoreau]

 

 

La libertà che ti uccide

Cosa spinge un ragazzo ad affrontare imprese estreme,anzi impossibili.

Un vero e proprio pugno nello stomaco. Diverse volte sono stata tentata di abbandonare la lettura di questo libro, che trovavo inutile e, in un certo senso noiosa, anche perchè lo stile dell’autore non è dei miei preferiti.  Poi, però quella solita sfida per la quale devo   portare a termine un lavoro comunque iniziato, e la curiosità che mi stimola e cercare il perchè di tutto, mi hanno fatto continuare; ma fa male, sì questa storia vera mi ha fatto sentire male. Spesso quando leggo un libro mi capita di immedesimarmi in qualcuno dei suoi personaggi, e qui ho sofferto insieme a Chris il suo dramma, umano, esistenziale, fisico e morale. Ahimè.chris

Un giovane che ama la montagna, che ha imparato a conoscere sin da piccolo nelle arrampicate con il suo papà. Buona famiglia della borghesia  americana, deve ubbidire, come si conviene, a completare gli studi, che alterna con periodi di escursioni estreme in luoghi quasi inaccessibili, che per Chris assumono un fascino inquietante. Le escursioni si susseguono e ormai in solitario per vivere lontano dalla società consumistica, a contatto della natura, della quale il giovane si sente parte integrante fino al midollo, e cerca il percorso sempre più difficile liberandosi via via della zavorra della vita quotidiana. Alterna periodi di stasi adattandosi, nel luoghi che incontra sulla sua strada, a fare qualsiasi lavoro per procurarsi strumenti indispensabili per le arrampicate e un pò di cibo, il minimo indispensabile perchè cerca di alimentarsi con prodotti spontanei che reperisce lungo i sentieri e per i quali si è fatto una discreta cultura scientifica. Abbandona, dunque, strada facendo, l’automobile, il telefono, la bussola e vuole riuscire a cavarsela da solo. Purtroppo, dopo lunghe sofferenze muore in totale solitudine al riparo in un vecchio autobus abbandonato. Kraukauer si sente particolarmente attratto da questa storia, anche perchè pure lui ama la montagna e le escursioni estreme, con tutti i relativi rischi, e ricostruisce la storia con riferimenti ad altre simili; rivive e fa rivivere al lettore la vita tormentata di questo giovane che cerca e spera di trovare nella realizzazione delle scalate impossibile la sua vera identità, la sua affermazione come persona senza se e senza ma, aldilà di ogni ragionevole dubbio. Viene fuori il ritratto di un ragazzo riservato, intelligente, preparato, buono, educato, che suscita simpatia nelle persone che incontra nel suo percorso e con molte delle quali rimane in contatto epistolare, anche se discontinuo a causa del suo peregrinare. Secondo l’autore la morte può essere sopraggiunta per avvelenamento di alcun semi che a poco a poco portano alla morte e sui quali Chris probabilmente non era abbastanza informato o avrà confuso con altri commestibili. E però se avesse avuto con sé anche solo la bussola avrebbe capito che poco lontano dal luogo in cui si trovava c’era la via della salvezza e invece ha potuto solo annotare sulle pagine sgualcite degli inseparabili, quelli sì insieme alla chitarra,, libri che aveva portato gelosamente con sé, in qualche modo la sua sofferenza.nelle-terre-estreme

In questo suo ultimo viaggio Chris non aveva avvisato la famiglia, con la quale ha voluto tagliare ogni rapporto confidando solo  alla sorellina, alla quale è legatissimo, la sua intenzione di partire all’avventura. Per quale motivo ? Perchè in suo percorso nella natura precedente, in un centro abitato dove si è fermato a soggiornare per qualche giorno, ha appreso che il suo papà prima di divorziare dalla prima moglie aveva avuto una doppia vita, tanto che lui Chris, ha un fratello coetaneo avuto dal suo babbo con la prima compagna. Questo fatto fa esplodere nel giovane un senso di indignazione e di rabbia e di umiliazione nei confronti di entrambi i genitori, non tanto per la storia in se stessa, quanto e soprattutto per il fatto che avrebbe voluto, preteso, e dovuto esserne messo a conoscenza direttamente dai propri genitori. Parte verso l’ignoto, quindi, il giovane Chis, nascondendosi spesso, forse anche da se stesso, con un nome falso, per cercare la libertà, libertà dal giogo degli stereotipi di una cosiddetta civiltà avanzata, dagli orpelli di una famiglia dalla quale si sente tradito, e  che come una zavorra esistenziale  pesano sulle spalle e sull’anima. Perchè qualsiasi sia la verità è mille volte meglio delle bugie meschine e miserabili che offendono la dignità della persona umana. Si sente tradito Chris nei suoi affetti più cari senza alcuna  possibilità di riscatto ; tradito e ferito nei suoi sentimenti più nobili e profondi e intimi. Deve arrivare in cima Chris per  sentirsi finalmente libero e felice, deve realizzare questo sogno con il quale purificherà il suo spirito dalle ingiustizie patite. E purtroppo, vi rimane impigliato, tradito anche da madre natura. Eppure ci aveva creduto, e vi si era affidato completamente  con la certezza che quella madre non l’avrebbe mai ingannato. Senza speranza ?

 

Inevitabile, allora, il richiamo al solito ed eterno conflitto generazionale  e al disagio vissuto spesso in famiglia, esaltato da molti autori e in maniera magistrale da Kafka con la Metamorfosi, per il quale molti giovani, in un modo o nell’altro rinunziano alla vita.

 

 

 

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Caino e Abele

 

 

 

Il bollettino di guerra è inarrestabile, giorno dopo giorno si sgrana dolorosamente il rosario dei morti ammazzati : il Nostro Mare, quel Mediterraneo che ha visto nascere le antiche e migliori civiltà, è diventato il mare degli orrori, della morte, fossa comune di esseri umani senza volto e senza identità. Uomini , donne, bambini  in balia di persone senza scrupoli che in nome del dio Mammona lucrano spietatamente sulla vita di intere popolazioni con la complicità di Governi, politici e politicanti di mestiere dell’evoluto e avanzato Occidente e della Chiesa Cattolica  cosiddetta Universale. Signori, costoro, che si riempiono la bocca di chiacchiere in un giro vorticoso di soldi, sporchi- sporchissimi- sudici,cercando di giustificare la propria coscienza mentre dalle onde si elevano grida di disperazione. I Caini di turno, coloro che illudono le genti a lasciare i propri luoghi di appartenenza imponendo un prezzo notevole come pizzo, coloro che trasportano, che incarcerano, che torturano, che uccidono centinaia di migliaia di esseri umani che sono tanti, troppi, però non si toccano : NESSUNO TOCCHI CAINO.

La Chiesa Universale, quella Chiesa che si sporca con atti e misfatti di reati ignobili, come la pedofilia, e sfoggia lussi e lustri scandalosi e misteri dolorosi, che tradiscono il messaggio evangelico stia zitta almeno e non cerchi di dare lezione ad altri , di nessun tipo e in nessun campo : la Chiesa, questa Chiesa lussuriosa e lasciva, ha rubato il mio Dio.

Sara

 

E il rosario si sgrana con immenso dolore in Italia, con morti ammazzati con inaudita ferocia. Li chiamano femminicidi, ma a me questo termine orribile puzza di ipocrisia. Si tratta di delitti di una ferocia crudele, terribile, insana, efferata, sanguinaria, angosciosa, mostruosa. Giorno dopo giorno. Senza tregua. NESSUNO TOCCHI CAINO. Si impone quindi l’interrogatorio di garanzia : quando il reo confesso fornisce dettagli inequivocabili sul crimine commesso, che senso ha l’interrogatorio di garanzia ? Andrebbe CONDANNATO A MORTE per direttissima, senza se e senza ma. Certo si richiede la massima professionalità da parte degli inquirenti e dei giudici, ma se l’assassino confessa fornendo elementi certi e indubitabili, che significato ha istruire processi infiniti che spesso si risolvono generosamente nei confronti del colpevole, il quale poi avrà modo di reiterare il reato?  Eppure avevo pensato di vivere in uno Stato di diritto, che tutela la vita dei suoi cittadini !.. Io però non mi sento sicura manco dentro casa : lo Stato, il mio Stato, cioè la Istituzione che dovrebbe essere la mia massima espressione, mi ha tradito, abbandonato, violentato. Sapevo che la mia libertà finisce dove comincia quella dell’altro, degli altri. Io invece mi sento in gabbia, con i tentacoli di una piovra che mi ghermiscono senza pietà.NESSUNO TOCCHI CAINO.E mentre si assiste inermi a questi eccidi vengo martellata 24 ore su 24 da fiumi di parole per  una cosiddetta riforma costituzionale; e a me le Costituzioni non piacciono a prescindere: ritengo che un Paese civile non abbia bisogno di leggi e di così tante leggi per il vivere civile. Già Platone, in tempi sicuramente non sospetti nel De Republica sostiene che il paese che ha bisogno di tante leggi, è come se non ne avesse alcuna. E l’italia di oggi ha fin troppe leggi, codici, codicilli, impedimenti dirimenti e quant’altro che rendono quantomai inutile la Carta Costituzionale, che è un totem, un vero e proprio feticcio usato ora da questo ora da quello a convenienza.

In questo contesto socialmente malato capita spesso che nell’immaginario collettivo vengano capovolti i termini reali, per cui la vittima diventa colpevole e il colpevole vittima, con buona pace degli pseudomoralisti di turno che biascicano a vuoto parole senza senso, e senza rispetto per la dignità della persona umana.

Abbiamo sacrificato l’identità di popolo sull’altare  del Villaggio Globale e  abbiamo massificato l’istruzione per meglio manipolare genti a tutte le latitudini e tuttora però nel nostro Bel Paese continuiamo a litigare su quisquilie di parti e di partiti, strumenti,noi, ormai inermi, di trappole insidiose guidate da demoplutocrazie massonico- giudaiche e giudaico-massoniche. NESSUNO TOCCHI CAINO

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Il 2 aprile del 2005 avevo scritto questa breve riflessione che riporto integralmente

 

wojtyla

Ogni parola è un seme: l’ultimo libro di Susanna Tamaro uscito in questi giorni è un canto alla vita, dove si intrecciano riflessioni sul mondo naturale della fauna e della flora,del quale l’ essere umano è parte integrante.
“ Spesso mi chiedo come si possa definire il nostro tempo,se c’è un fattore che lo unifica e lo contraddistingue. Sicuramente è un’ epoca di grande complessità e di grosse contraddizioni. Viviamo,infatti, nell’ età del massimo benessere e della tangibile insoddisfazione,dell’ estrema sicurezza e delle incontrollabili paure,delle sofisticatissime comunicazioni planetarie e della totale incapacità delle persone di comunicare tra loro. Un tempo di grandi inquietudini spirituali e di agghiaccianti fanatismi. Se devo però immaginare un fattore evidente,fisico, che distingue i nostri giorni e lega insieme tutte queste contraddizioni,lo identifico nella presenza ossessiva e tirannica del rumore,disarmonia sonora alla quale gli esseri umani sono ormai totalmente assuefatti…….. Il silenzio è morto e,scomparendo,ha trascinato con sé tutto ciò che costituisce il fondamento dell’ essere umano. Senza silenzio non posso conoscermi, non posso conoscere l’altro,non posso conoscere il misterioso destino che ci lega. Senza silenzio non riesco a mettermi in ascolto. Senza ascolto non posso attingere alla fonte della sapienza…..Immagino le notti dei primordi,spezzate solo da rumori ,urla, latrati, e,poi, all’ improvviso, quel suono piccolo,fragile,strano,che non si era mai sentito prima. La prima parola dell’ uomo. Ogni parola è un seme. E come il seme,quando è fecondo,contiene in sé il proprio nutrimento. Da troppo tempo le nostre parole,le parole degli uomini,non sanno più radicarsi . Girano stancamente senza trovare il terreno che permette loro, nel chiacchiericcio ormai cosmico che ci avvolge,di aprirsi un varco. Uno spiraglio di senso,di verità, di fondamento. Sono tante,troppe, sempre più inutili. Ci parliamo continuamente,pur con i mezzi tecnologicamente più avanzati, per non dirci  niente. Anzi, più discorsi facciamo,più difficoltà abbiamo a comprenderci. Parliamo e parliamo,senza mai essere sfiorati dal dubbio che la parola,per esistere davvero,deve essere nutrita dall’ ascolto…. Sì, ogni parola è un seme,e il cuore dell’ uomo il luogo in cui si deve posare. E’ lì ,dentro di noi, che deve mettere radici, spezzare il tegumento dell’ indifferenza,crescere,innalzarsi, verso il cielo,trasformandoci in creature colme di sapienza “.

Ho sentito il bisogno di condividere con voi questa pagina,il cui contenuto trova ulteriori conferme proprio in questi giorni da due fatti di cronaca importanti : la vicenda di Terri Schiavo,questa donna muta,che ha trasmesso a tutto il mondo la sua sofferenza,intorno alla quale una fitta ragnatela di parole montava un caso mediatico rilevante; l’ autorevole figura di Papa Wojtyla capace di comunicare,giocoforza e suo malgrado,anche senza parlare,con il silenzio. Certamente non è un caso che il Pontefice sia onorato,stimato e rispettato  da tutti e in tutto il mondo,indipendentemente dal credo religioso e politico : un comunicatore straordinario ed esaltante , che è riuscito,inconsciamente, con un appello silenzioso e quantomai significativo, a radunare intorno a sé, zittiti e attoniti, i parolai della politica italiana ,risparmiandoci  un ulteriore indecoroso spettacolo di parole vuote e senza senso di chiusura della campagna elettorale.
La parola,che per il suo significato intrinseco, dovrebbe essere utilizzata per un confronto in parallelo può diventare mezzo di prevaricazione,di aggressività e di abuso,confermando il detto “ ne uccide più la lingua che la spada “.

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L’Emmaus di Peppina : storia vera

Piedi nudi

Un giorno come tanti altri. Peppina sente un leggero tocco alla porta sempre aperta della sua casetta  in campagna dove vive  con le due bimbe dopo la morte improvvisa di Giovanni. Sbarca il lunario a fatica con i pochi proventi della terra, e con grande dignità vuole che le sue figlie crescano senza privazioni. Si affaccia al corridoio d’ingresso e vede sulla soglia un viandante che le chiede qualcosa, qualsiasi cosa. Peppina non si meraviglia, spesso capitano da quelle parti zingari o pellegrini in cerca di cibarie  e lei risponde generosamente con quello che ha. Adesso dispone solo di olio di produzione propria, lo dice al viandante e guardandolo nota che la persona che ha di fronte ha i piedi scalzi pulitissimi e ne rimane sorpresa ; per arrivare alla porta di casa bisogna comunque fare un tratto di strada sterrata con erbe varie il cui calpestio  deve giocoforza lasciare un segno sui piedi nudi. Va a prendere la bottiglia di olio e quando torna, sulla soglia non c’è più nessuno e chiama, cerca, fa un pezzo di strada, nulla; chiede ai vicini se un viandante in cerca è passato anche da loro, come sempre capita, ma nulla.Razionale e pratica, Peppina non gioca con la fantasia, una vita costellata da mille difficoltà sempre vissute con grande semplicità e concretezza, deve fare i conti con un  quotidiano che non lascia spazio a digressioni e fronzoli di sorta. Credente non praticante, lontana da bigottismi e ipocrisie, è consapevole che quel giorno Cristo è andato a trovarla e ne sentirà per sempre la vicinanza speciale.

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Lo sfruttamento più o meno brutale del corpo della donna, comunque la si voglia mettere, è all’origine della genitorialità omo o etero che ad essa ricorre. Ed è questo il punto eticamente inaccettabile. Che nessuna idea astratta di libertà, nessuna concezione dei diritti può cancellare” ( Ritanna Armeni)

maternità

Avevo pensato di non commentare quanto sta succedendo nel mio Paese sulle cosiddette Unioni Civili, ma la motivazione è troppo forte per far finta di niente. Innanzitutto premetto che a me non interessa quello che gli altri fanno della propria vita, non entro nel merito; personalmente rispetto l’altro in quanto persona come lo sono io. Punto e basta. Anzi no, perchè, proprio per il grande rispetto che ho nei confronti di tutte le persone, non potrò mai capire perchè una persona omosessuale debba dichiararsi (preferisco esprimermi in italiano) come tale, perchè se serve il patentino  dovrebbe farlo pure il cosiddetto  etero. Come non capirò mai  le manifestazioni, spesso oscene, che gli omosessuali organizzano per rivendicare i propri diritti ; trascurando il fatto che la piazza nella quale io manifesto è il mio quotidiano, e per questa ragione non partecipo mai a cortei e simili, mi chiedo  che bisogno c’è di andare per le strade in atteggiamenti carnascialeschi, come se l’essere omosessuale  desse la patente per trasgredire, e  rendesse invulnerabili e privilegiati. Perchè c’è una bella differenza tra il riconoscimento dei diritti  e la rivendicazione di privilegi.  La legge, allora. Prima di tutto un pò di chiarezza : la legge, della quale si discute in questi giorni è riservata agli omosessuali, perchè per le persone etero “c’è il matrimonio” ; conosco molte coppie etero che per avere figli ricorrono a metodi alternativi a quelli naturali, perchè discriminarli ? perchè considerare gli omosessuali dei privilegiati ? in questo senso ci penserà il magistrato di turno alla prima occasione a mettere le cose a posto. Il nocciolo della questione, secondo me, è soprattutto un altro, a valere sugli omosessuali e sugli etero, senza distinzione.  Per avere un figlio in presenza di difficoltà naturali bisogna comprare l’ ovulo o il seme, effettuare l’inseminazione artificiale, affittare un utero; si tratta di una vera e propria operazione commerciale con al centro il corpo della donna, che per soldi vende se stessa. Il giro di affari è notevole perchè naturalmente bisogna retribuire le persone che forniscono  “la merce” e  anche i laboratori che curano tutto il processo, laddove ci sono tanti bimbi purtroppo abbandonati che chiedono disperatamente una famiglia, non sono nostri figli pure quelli ? La donna, dunque, mette a disposizione il proprio corpo in cambio di soldi : e le femministe dove sono ? dove sono tutte le donne che sventolavano, e continuano a sventolare sconnessamente, la bandiera della dignità della persona umana ? la donna usata come oggetto per soddisfare smanie di protagonismo contro natura, ahimè che pena. Senza dire delle implicazioni relative al fatto che con prepotenza inaudita si generano vite il cui futuro è comunque confuso ed esposto a problemi di salute e psicofisici. Se il nascituro, durante la sua esistenza, ad esempio, ha necessità di individuare la persona con il dna o il midollo compatibile ? e se ci si innamora tra fratelli ?  Sono infiniti i motivi che dimostrano quanto questa scelta sia scellerata.A conforto dei miei pensieri valgano  per tutti quanto espresso da due donne : una femminista lesbica al di sopra di ogni sospetto qual è Camille Paglia, americana antropologa, sociologa, saggista, atea, modello di libertà dell’eterno femminino.

L’altra, la nostra italiana purosangue Ritanna Armeni femminista anche lei, seria giornalista sempre all’avanguardia, che ribadisce il principio di libertà seppellita dallo sfruttamento del corpo femminile.  A margine di questo mio scritto riporto due articoli relativi alle due donne sopracitate.

affittasi

A proposito di libertà però  anch’io devo dichiararmi : sono costituzionalmente, cioè per DNA, contraria al matrimonio; ritengo che la scelta del partner sia un fatto esclusivamente personale e intimo, non riguarda lo Stato perchè il contratto tra due persone può essere annullato o comunque risolto, non riguarda la Chiesa che con la Sacra Rota fa e disfa a piacere  soprattutto economico. Comunque si gioca con i sentimenti dell’animo umano: qualche tempo fa un gesuita competente ( ? ) ad una mia considerazione sul tema mi diceva che  le mie idee presuppongono  una società perfetta; e mi sono sempre chiesta se ha trovato questa risposta per cavarsela per il rotto della cuffia, forse perchè non sapeva cosa dire.  E io devo dichiarare, dunque, che, nonostante le mie convinzioni, dopo aver tirato la corda per quasi tre lustri, mi sono adeguata al conformismo sociale convolando a ” giuste nozze”. Sono certa che oggi sarei più determinata a portare avanti le mie posizioni a qualsiasi costo. Sto certamente bene con mio marito, ma il dubbio che se non fossimo sposati come Dio comanda  starei ancora meglio c’è e non  ho la prova del contrario.

Comunque, aldilà di ogni appartenenza politica e di ogni credo religioso tutte le donne, e anche e soprattutto le cosiddette femministe, e perchè no anche i maschietti, dovrebbero insorgere e  ribellarsi al vergognoso mercimonio di una legge criminale: evviva quel femminismo che partorisce leggi come questa!  E che nessuno della sinistra bempensante, parli mai più di scelte etiche o morali. Mi facciano il piacere per favore e si tacciano.

 

 

 

Ecco perché con l’utero in affitto la donna è sempre sfruttata

Ritanna Armeni    LINKIESTA

C’è chi si meraviglia che molte donne di sinistra, femministe che hanno combattuto per l’emancipazione e per la liberazione del loro sesso, oggi si ritrovino a fianco di un fronte conservatore, quando non reazionario, contro la stepchild adoption o, per usare parole italiane, contro quell’articolo della legge sulle unioni civili che nelle coppie omosessuali prevede l’adozione del figlio di uno dei partner.

Eppure non c’è da meravigliarsi, perché se il fine può essere comune, non sono comuni i motivi che spingono a questa battaglia né le finalità generali.

Le femministe sono favorevoli alle unioni civili, pensano che i gay debbano avere gli stessi diritti degli eterossessuali, non difendono la famiglia “naturale” come unico luogo degli affetti e della procreazione. La loro battaglia è contro lo sfruttamento del corpo femminile che è implicito e inevitabile quando un omosessuale maschio vuole diventare padre, ma che, è bene dirselo, è diffuso e praticato soprattutto dalle coppie eteresessuali che non possono avere figli e che non vogliono rinunciare ad una genitorialità biologica. Quel bambino che l’omosessuale vuole e vuole fare adottare al suo partner e che l’eterosessuale pretende a tutti i costi con i suoi cromosomi ha comunque una madre. Una donna che per quella gravidanza è stata pagata. Lo sfruttamento più o meno brutale del suo corpo, comunque la si voglia mettere, è all’origine della genitorialità omo o etero che ad essa ricorre. Ed è questo il punto eticamente inaccettabile. Che nessuna idea astratta di libertà, nessuna concezione dei diritti può cancellare. Quale è infatti la libertà di quella donna se non quella di farsi sfruttare? E che diritti sono quelli di una genitorialità – omo o etero che sia – se essi, per essere esercitati, hanno bisogno che un essere umano femminile venda se stesso?

Lo sfruttamento più o meno brutale del corpo di una donna, comunque la si voglia mettere, è all’origine della genitorialità omo o etero che ad essa ricorre. Ed è questo il punto eticamente inaccettabile

Questa è la battaglia di parte consistente del mondo femminista. Che, per quanto mi riguarda, non ha nulla di difensivo o, ancor peggio, di corporativo. Non vuole cioè il potere esclusivo della madre, né la prerogativa assoluta alla procreazione. Che è grata a molti progressi della scienza e della tecnica che consentono una genitorialità più semplice e felice. Ma che non è disponibile ad essere sottomessa ad essi, ad un loro uso indiscriminato e subalterno. La scienza e la tecnologia possono suggerirci un cambiamento, farcene intravedere la possibilità, agevolarlo, ma la qualità, la finalità di questo non può che venire dalla decisione degli uomini e delle donne.

La discussione sulla gravidanza surrogata o sull’utero in affitto e le possibilità scientifiche e tecniche che esse presuppongono possono darci nuovi suggerimenti, possono consentirci di pensare un salto rispetto alla nostra concezione della famiglia, della maternità e della paternità. Un salto in avanti che ci coivolge tutti: uomini e donne etero e omosessuali. E che dovrebbe trovare istituzioni pazienti, comprensive e capaci di collaborazione, di elaborazione e di rottura. Dovremmo cominciare a pensare che la maternità e la paternità biologiche, così come la cosidetta “famiglia naturale”, possono essere affiancate da forme diverse, forse più generose e audaci nel rapporto con i piccoli della specie. Dovremmo insomma far maturare in noi una nuova genitorialità che non si rivolga solo a coloro che possiedono i nostri cromosomi, ma a chiunque abbia bisogno di essere curato, allevato e educato. Una legge che allarghi le adozioni che le renda più facili, che consenta anche agli omosessuali e ai singoli di ricorrervi, che possa essere richiesta anche dalle coppie non sposate, che sia desiderata e praticata anche da chi ha già figli naturali è un modo concreto di essere genitori fuori dalle regole della biologia e per resistere ad una tecnica che certo può cambiare molte cose ma è cieca, non conosce il limite ed è disponibile a seguire i desideri di chi ha denaro e potere.

Dovremmo far maturare in noi una nuova genitorialità che non si rivolga solo a coloro che possiedono i nostri cromosomi, ma a chiunque abbia bisogno di essere curato, allevato e educato. Una legge che allarghi le adozioni che le renda più facili, che consenta anche agli omosessuali e ai singoli di ricorrervi

Nel caso della maternità e della paternità quelli degli uomini e delle donne ricchi o benestanti che ai loro desideri non vogliono porre confini. E che in loro nome di non esitano a conderare alcune donne povere contenitori senza anima e senza relazioni, il cui unico tragico movente è il bisogno. Perché chi desidera un bambino invece che ricorrere all’utero di quelle donne non pensa di amare, allevare e curare uno dei tanti bambini che oggi arrivano disperati dai paesi distrutti dalla guerra e dalla fame? O meglio, perché le istituzioni non facilitano e non incoraggiano questi incontri, questi sentimenti, questi legami che possono nascere e crescere nel mondo che cambia. L’immigrazione – ormai chiaramente fenomeno epocale e non, come si è detto per troppo tempo, emergenza – non può essere una occasione feconda per cambiare anche qualcosa nel nostro modo di concepire la genitorialità e la cura della specie?

 

 

 

La lesbica anti-gay: Camille Paglia e il coraggio della libertà

L’ANARCA- il Blog di Giampaolo Rossi- Il Giornale

FEMMINISTA
Camille Paglia è una delle più originali pensatrici del nostro tempo. Americana di origini italiane, rappresenta una delle intelligenze più libere, contraddittorie e dissacranti della cultura contemporanea.

È femminista ma disprezza il femminismo contemporaneo che definisce “malato, indiscriminato e nevrotico” e lo rincorre con spietata ironia: “lasciare il sesso alle femministe è come andare in vacanza lasciando il tuo cane ad un impagliatore”.
Ammira le donne emancipate degli anni ’20 e ’30 del ‘900 “perché non attaccavano gli uomini, non li insultavano, non li ritenevano la fonte di tutti i loro problemi, mentre al giorno d’oggi le femministe incolpano gli uomini di tutto”.

DI SINISTRA
Camille Paglia è di sinistra ma riconosce che “i Democratici che pretendono di parlare ai poveri e ai diseredati, sono sempre più il partito di un’élite fatta d’intellettuali e accademici”.
Lei, icona di una cultura radical-chic che affonda nel ’68, spiega l’inutilità degli intellettuali che “con tutte le loro fantasie di sinistra, hanno poca conoscenza diretta della vita americana”.

ATEA
Camille Paglia è atea ma guai a chi le tocca il ruolo storico della religione e sopratutto del cristianesimo: “ho un rispetto enorme per la religione, che considero una fonte di valore psicologico, etico e culturale infinitamente più ricca dello sciocco e mortifero post-strutturalismo, che è diventato una religione secolarizzata”.

LESBICA
Camille Paglia è lesbica ed in molte interviste ricorda la sua attitudine giovanile transessuale, eppure ammette che “i codici morali sono la civiltà. Senza di essi saremmo sopraffatti dalla caotica barbarie del sesso, dalla tirannia della natura”.

Detesta la stupidità delle mobilitazioni gay e l’intolleranza degli omosessuali e quando le si domanda: “Perché in questi anni non c’è stato nessun leader gay lontanamente vicino alla statura di Martin Luther King?” Lei risponde: “Perché l’attivismo nero si è ispirato alla profonde tradizioni spirituali della chiesa a cui la retorica politica gay è stata ostile in maniera infantile. Stridulo, egoista e dottrinario, l’attivismo gay è completamente privo di prospettiva filosofica”.
Lei, che rivendica di essere stata la prima studentessa lesbica a fare outing all’università di Yale, riconosce che “l’omosessualità non è normale; al contrario si tratta di una sfida alla norma”.

E sulle nuove frontiere della procreazione assistita, si dice “preoccupata dalla mescolanza perniciosa tra attivismo gay e scienza che produce più propaganda che verità”.

Riconosce che la sua omosessualità e le sue tendenze transgender sono una “forma di disfunzione di genere” perché in natura “ci sono solo due sessi determinati biologicamente”; e i casi di effettiva androginia sono rarissimi, “il resto è frutto di propaganda”.

Verso quei genitori che, grazie a medici compiacenti, cambiano il sesso dei figli a fronte di comportamenti apparentemente transessuali, Camille Paglia non ammette giustificazioni: “È una forma di abuso di minori”.

Sia chiaro: per Camille Paglia, in ballo non c’è il diritto di ogni uomo o donna adulti di vivere la propria sessualità con libertà e amore; né il dovere di uno Stato di riconoscere fondamentali diritti di ogni individuo a raggiungere la propria realizzazione di sé, anche in campo affettivo o sessuale; in ballo c’è il patto mefistofelico che l’Occidente sta facendo con la Tecnica per disarticolare l’ordine naturale: “La natura esiste, piaccia o no; e nella natura, la procreazione è una sola,  regola implacabile”.

TRANSGENDER E DECLINO DELL’OCCIDENTE
Qualche mese fa, davanti alle telecamere di Roda Viva, il famoso format televisivo brasiliano di Tv Cultura, è stata ancora più chiara:  “l’aumento dell’omosessualità e del transessualismo sono un segnale del declino di una civiltà”.

Non c’è alcun giudizio morale in questa affermazione (e come potrebbe esserci?) ma un’analisi storica sull’Occidente che interpreta i segni del tempo; “a differenza delle persone che lodano il liberalismo umanitario che permette e incoraggia tutte queste possibilità transgender, io sono preoccupata di come la cultura occidentale viene definita nel mondo, perché questo fenomeno in realtà incoraggia gli irrazionali e, direi, psicotici oppositori dell’Occidente come i jihadisti dell’Isis”.

“Nulla definisce meglio la decadenza dell’Occidente che la nostra tolleranza dell’omosessualità aperta e del transessualismo”.

 

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