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Archive for the ‘Salute’ Category

Acta est fabula

Lo spettacolo è finito ( Augusto  )

Noli tu quaedam referenti credere semper: exigua est tribuenda fides, qui multa locuntur (Catone)
Non credere sempre a chi ti dà notizie: bisogna avere poca fiducia in chi parla molto

 

Favete linguis! (Orazio)
State zitti!

 

 

Ho conosciuto il silenzio
delle stelle e del mare,
il silenzio dei boschi prima che
sorga il vento di primavera.
Il silenzio di un grande amore,
il silenzio di una profonda pace dell’anima
Il silenzio tra padre e figlio
e il silenzio dei vecchi carichi di saggezza
(Edgar Lee Masters)

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Scrivevo cuore con la q quaderno con la g quand’ero piccolino così

 

 

 

 

Cantava Celentano qualche decennio fa; adesso, anzi ormai da qualche tempo,  quel “piccolino” è cresciuto, si è laureato e insegna. Insegna? Beh , vediamo un pò cosa.

Il mio primo figlio si era assentato qualche giorno da scuola, terza elementare, per l’intervento di appendicite, e al rientro, mi aveva sollecitato ad aiutarlo a prendere i compiti assegnati durante la sua assenza e io, diligentemente, appoggiata al davanzale della finestra del corridoio adiacente l’aula,  stavo copiando gli esercizi dal quaderno di un suo compagno, quindi sentivo la lezione della maestra di italiano  : ” ragazzi adesso io scrivo alla lavagna alcune parole, delle quali voi dovete fare l’accrescitivo, facendo attenzione che una di queste parole fa l’accrescitivo in forma irregolare”. la classe si mette al lavoro e, concluso l’esercizio, si procede alla sua correzione. Tra le parole indicate dall’insegnante c’era pure “stella”, sulla quale la maestra si sofferma, spiegando che l’accrescitivo fa “stellone” e non stellona, come era stato scritto dagli alunni. Pomeriggio, a casa, guardo il quaderno di mio figlio , dove c’è la correzione da stellona a stellone e cerco di fargli capire che pure gli insegnanti possono sbagliare e che quella sua maestra doveva pure avere un grande “stellone” per essere considerata una tra i migliori insegnati dell’Istituto: e figuriamoci gli altri allora!….

 

Qualche anno dopo l’insegnante di quinta elementare della mia terzogenita corregge il libro dove era stato scritto che l’auto della polizia procedeva a sirene “spiegate”  in “spietate”: Proprio spietata questa insegnate, pur bravissima anch’ella, naturalmente.

Per arrivare in terza liceo classico, dove la titolatissima insegnate di greco invita la classe a fare un riepilogo dei pronomi di greco e  sollecita i suoi studenti a dire a quale pronome corrisponde il vocabolo “es” che era semplicemente l’indicazione di “esempio” per la frase successiva.

 

Sono solo alcune delle, purtroppo, tantissime perle,  esperienze dirette mie, sulle quali potrei scrivere un libro; i miei figli adesso viaggiano intorno ai trenta o giù di lì, quindi questi episodi risalgono all’incirca ad alcuni decenni fa.

“Una zebra a pois
me l’ha data tempo fa
uno strano marajah
vecchio amico di papà
una zebra a pois”

la  zebra del maragià, resa famosa  da Mina era a pois,

adesso ne  arriva agli onori della cronaca un’altra, la  zeb(b)ra, solo perchè qualcuno ha reso noto l’errore di una insegnate che corregge l’alunno, il quale aveva scritto bene, zebra appunto,  errore che, tra l’altro, il dirigente ha cercato di giustificare come peccato veniale.  Per dire che purtroppo l’ignoranza a scuola dilaga  straripando; spesso poi la classe docente è supponente e arrogante, chiusa al dialogo con la famiglia, quando poi a promuovere e a bocciare sono proprio, spesso, i genitori come risulta da molte ricerche effettuate negli anni da Confindustria. Quella degli insegnanti è una vera e propria casta che si ritiene depositaria della verità esercitando un potere abusivo; naturalmente con le debite eccezioni.

Quello dell’insegnante che dovrebbe essere una vera e propria missione, un mestiere nobile, efficace, per trasmettere  saperi alle generazioni future, insieme a modelli di vita e di virtù,  è diventato spesso un’accozzaglia di gente ignorante in parcheggi abusivi, senza alcun controllo e sotto tutela sindacale a prescindere.

Lode, onore  e gloria ai miei insegnanti di liceo,a cavallo degli anni sessanta del secolo scorso, severi, competenti  e bravissimi.

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Prendi tre giovani donne laureate in farmacia e con un impegno lavorativo importante in terra calabra che decidono di esportare la loro esperienza. La decisione non è semplice, ma le nostre vogliono tentare un’avventura sui generis e il rischio per loro rappresenta una sfida, un valore aggiunto sul quale fare riferimento per realizzare l’affascinante sogno. Avviati i motori, dunque, si mettono in movimento e, dopo attente analisi territoriali e sociali decidono di realizzare una farmacia in una zona particolarmente degradata che risponde alle coordinate geografiche di Zingonia di Verdellino, territorio in provincia di Bergamo, cioè nel profondo nord. Una zona particolarmente difficile, definita da qualcuno “terra di nessuno” da qualche altro “landa di desertificazione umana” , e pure ” la vera Scampia”, nonostante il luogo fosse nato dall’idea dell’indigeno Zingone che avrebbe voluto realizzare “la città ideale”. E della scenografia suggestiva, rappresentata da Ermanno Olmi nel suo famoso film “l’albero degli zoccoli” , ambientato proprio in quei luoghi, oggi, purtroppo,  non sopravvive neppure uno sbiadito ricordo.La Farmacia Europa si colloca in un territorio che comprende i Comuni  principali di Ciserano e Verdellino, e molti altri Comuni  più piccoli . Ci sono, poi, diversi elementi qualificanti che rendono la  scelta del luogo piuttosto interessante: da quelle parti, infatti, insiste  l’importante area industriale ciseranese, le scuole, il centro sportivo SportPiù, le strutture relative alll’Atalanta, squadra di calcio  che milita con onore nella Serie A, e altre realtà di servizi. Inoltre l’area sulla quale è caduta la scelta di questa struttura sanitaria,  la Farmacia Europea appunto, si trova tra due importanti poli sanitari: Habilita di Ciserano, il primo centro iperbarico d’Europa, e il policlinico San Marco di Osio Sotto, realtà d’eccellenza del territorio bergamasco.

 

Le tre eroine rispondono al nome di Francesca Poeta, Antonella Cartisano e Cristiana Spinzia;  conosco personalmente solo Francesca  e, anche se non ci frequentiamo assiduamente, la stimo per la serietà che mette in tutto quello che fa, per l’amore incondizionato nei confronti della famiglia d’origine, del marito e delle tre splendide ragazze, e l’apprezzo per la discrezione e la competenza che sottendono il suo stile di vita.

L’idea delle tre Dottoresse, dunque, si è concretizzata con l’apertura nei giorni scorsi, proprio il 29 ottobre 2017, di una farmacia attrezzatissima per soddisfare l’esigenza di un territorio molto vasto, un locale, la Farmacia Europea, che tiene conto delle esigenze dei cittadini di tutte le  età : io sono certa che la professionalità indiscussa, la determinazione e la vitalità, accompagnate dal valore aggiunto della regginità calabrese contribuiranno in maniera sostanziale a far rifiorire un luogo bello e in parte degradato. In bocca al lupo, ragazze, che il vostro sogno cammini sulle vostre belle gambe a passo spedito. Ad maiora semper. A te Francesca un abbraccio particolare con tanto  affetto. I miei auguri vanno estesi anche alle  famiglie,  a tuo marito Basilio Lucisano, con la sua mamma Maria, a tuo fratello Stefano Poeta, agronomo, fiore all’occhiello dell’eccellenza reggina nel mondo, e alla cara mamma Rosa, con la quale abbiamo condiviso, da ragazze, piacevoli momenti paesani di svago.

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Peppino Sindaco Bambino

Racconto Breve di Carmela Suraci 

Peppino è un bambino sempre pulito e ordinato, la sua mamma lo fa vestire come un piccolo Lord, ha capelli neri, lisci e un po’ lunghetti, sempre lucidi e ordinati. La sua famiglia, sempre attenta, lo incoraggia, anzi lo sprona, affinché si prepari perché crescendo dovrà fare grandi cose.
Ma Peppino ha un grande sogno, vorrebbe poter trascorrere un intero anno a giocare in quei giardinetti dove ci sono delle giostrine e si vedono sempre tanti bambini, ma a lui quei divertimenti sono proibiti perché la sua mamma pensa che si sporcherebbe e non sarebbe più tanto bello ed elegante.
Una notte Peppino sogna una bimba bellissima che gli dice di essere una fata-bambina e può esaudire ogni suo desiderio. Peppino non sa se è sveglio o se sogna ancora, ma esprime il suo desiderio: “Voglio essere il capo della città più bella del mondo per poterla riempire di tante giostrine”. Detto fatto, al suo risveglio si ritrova a capo di una città bellissima, anche se un po’ malridotta, ma questo a lui non importa. Comincia subito a darsi da fare e cerca spazi liberi dove pote mettere piccole giostre e giardini dove i bambini possano andare a passeggiare e a giocare con lui. I giorni però passano e bambini con i quali giocare non se ne vedono e Peppino comincia a chiedersi perché. Una notte però nei suoi sogni ritorna quella piccola fata, che non appare più così splendente, ha i capelli arruffati e sporchi, le mani e il vestitino sporchi e il viso triste. Peppino le chiede perché non si sta realizzando a pieno il suo sogno e la fata gli spiega che i bambini di quella città non possono uscire di casa perché se si sporcano quando rientrano non si possono lavare perché dai rubinetti non scorre più acqua, non possono uscire perché le strade della città sono piene di buche e di pozzanghere fangose. poi ci sono gli alberi che sono divenuti pericolosi perché cadono e rischiano di far male a chi ci sta sotto e la città è piena di sconosciuti che potrebbero far loro del male.Inoltre, gli altri bambini non sono fortunati come lui, si sentono deboli e stanchi perché è da molto tempo che fanno un’alimentazione strana, mangiano sempre pasta bollita e insalata di quella già lavata nelle buste dei supermercati; niente frutta, niente carne e niente pesce perché, dicono le mamme, è difficile pulire la cucina.
Peppino diventa molto, molto triste e non sa come fare a riparare a tutto ciò, purtroppo però lui è solo un bambino, forse un po’ viziato,ma sempre un bambino.

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“La nave è ormai in preda al cuoco di bordo e ciò che trasmette al microfono del comandante non è più la rotta, ma ciò che mangeremo domani”   

                                                                                         Kierkegaard

 

 

 

A pelle questo Papa, Bergoglio, non mi è piaciuto sin da subito, gli ho visto uno sguardo furbastro.Ho letto molto di quanto viene scritto su questo papato, sicuramente anomalo mentre i misteri vaticanensi si infittiscono sempre più. Le cosiddette dimissioni di Ratzinger e l’elezione di Bergoglio nascondono, secondo me, molte verità non dette.Qui e ora non intendo fare una ricerca anamnestica su fatti e misfatti relativi all’impero papale, dentro e fuori le mura del Vaticano perchè non ne ho i mezzi ; faccio solo delle considerazioni da popolana sic et simpliciter, che vede la Chiesa come una enorme impalcatura  costruita sulla figura di Gesù Cristo, mutuando da altri miti e credenze precedenti storie e personaggi spesso deificati, che la Chiesa ha usurpato adattandoli ad un calendario cosiddetto ecclesiastico per fare proseliti e nutrire il popolo dei fedeli, impressionandolo spesso con la minaccia delle punizioni di un Dio giudice severo su parametri umani. Nasce così e via via si ingrandisce un popolo spesso bigotto che si deve barcamenare tra pentimenti e confessioni per guadagnare la beatitudine eterna. Lungi da me fare un processo alle intenzioni di chi crede in Dio e ne onora il figlio Gesù, non è, questo, un mio pensiero, anzi! Mi pongo con molto rispetto nei confronti di chi si nutre di una fede cieca e illimitata e la mia inquieta ricerca del soprannaturale metafisico  si rammarica di non poter avere assiomatiche certezze. Ritengo semplicemente che una cosa è la fede, altra cosa è seguire i dettami, le regole imposte dalla Chiesa temporale. La fede, infatti, è un convincimento intimo e profondo, che riguarda l’animo umano; laddove le leggi ecclesiastiche riguardano comportamenti esteriori stabiliti dagli umani di turno. Umani,nel senso di persone capaci di intendere e di volere, perchè in quanto ad umanità come valore, gli addetti  alle sacre cose lasciano molto a desiderare, e molto spesso non hanno dato e non danno un buon esempio. Senza andare lontano basta e avanza leggere  di Manlio Simonetti  “Il Vangelo e la Storia” , uno scritto, libero da qualsiasi condizionamento confessionale, risultato di ben cinquanta anni di studio e ricerche certosine,che documenta i travagli religiosi, politici e sociali del cristianesimo dei primi secoli. Per non dire delle gerarchie ecclesiastiche, luoghi, da sempre e tuttora, di lotte intestine spietate. E sì che Geù Cristo ha mandato in giro per il mondo gli apostoli, che sarebbero i vescovi dell’ordinamento ecclesiale, ai quali si sono aggiunti in ausilio i sacerdoti. Se così è, come raccontano i fatti, che senso hanno le alte gerarchie, se non quello di acquisizione di poteri sempre più forti nei diversi settori delle società? Perchè la Chiesa, istituzione “squisitamente” spirituale,  deve avere uno Stato laico, il Vaticano?Perchè deve possedere beni immobili e finanziari? Perchè il Papa deve essere Capo di Stato e non solo e solamente pastore di anime ? Perchè i prelati, dai semplici preti agli uomini delle alte sfere godono di impunità incredibili? Misteri, fatti e misfatti, reati gravissimi, compiuti da uomini di chiesa, pur se raggiungono talora un clamore mediatico, poi vengono edulcorati e nel tempo affievoliti fino alla loro scomparsa come non fossero mai stati commessi, laddove il  credente-praticante, come un misero tapin, viene costretto a colpevolizzarsi e  confessare un innocente pensierino per guadagnarsi la vita eterna. E questo Papa Bergoglio?  Perchè lo chiamano Francesco e basta? mi sa tanto di una operazione mediatica, ahimè! Perchè prima di entrare a piè pari, nella vita politica italiana, non fa pulizia nelle sue stanze? Perchè  non caccia via dal tempio i Farisei ? perchè non dice la verità su Emanuela Orlandi  e le altre ragazze scomparse nel nulla evangelico? Perchè se una persona contrae più matrimoni civili e nessuno come sacramento, di fronte alla Chiesa è immacolato ? che legge morale è questa ? per non dire degli scandali della Sacra Rota! Perchè in Italia il Papato come una longa manus  gestisce beni e servizi e condiziona politica ed economia  entrando in ogni dove? E il famoso principio “libera Chiesa in libero Stato” che fine ha fatto nel nostro Paese? Forse un ripassino tra il pensiero di Kierkegaard e quello di Kant sarebbe opportuno di tanto in tanto. Alzare gli occhi ad accorgersi che c’è il cielo, anche quello stellato , e sentire nell’anima  l’imperativo categorico della cosiddetta legge morale, possono tornare utili a tutti e anche e soprattutto a  quel clero che si è consacrato a Mammona.  Ahimè, la Chiesa mi ha rubato il mio Dio!

 

 

“Tutte le chiese, tutte le comunità religiose mancano del contrassegno più importante della Verità. Essendo fondate su una fede rivelata ed essendo perciò legate ad una serie di specifici eventi storici, sono prive di validità universale. E’ sostanzialmente inutile ricercare tra le varie tradizioni religiose quale sia la religione vera: quel che importa è agire bene. Compiere il Bene, la Virtù, per amore del Bene stesso relativizza non tanto la verità bensì l’esistenza delle singole comunità religiose, le quali si presentano ormai più come un ostacolo che come una via al conseguimento dell’unica religione morale,la sola davvero uguale per tutti.”  Kant

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Vulgus vult decipi, ergo decipiatur

 

 

 

 

Sono geneticamente una persona libera, o almeno cerco di esserlo in una società, come quella attuale, che ha fatto della manipolazione di massa la sua caratteristica, anzi la sua arma principale. Libera, curiosa e ribelle, cerco di oppormi ad ogni tipo di condizionamento e a ricercare sempre e comunque la verità, ad ogni costo,e la ricerca del vero, del giusto e del bello è stata sempre il filo conduttore della mia vita e mi ha accompagnato nelle scelte del quotidiano, secondo canoni personalissimi, cercando di sfuggire all’omologazione e alla massificazione sociale che vuole gli individui allineati e coperti, esseri amorfi da plasmare dai burattinai di turno a proprio uso e consumo.

Quindi per quanto mi riguarda, dal momento che rifuggo da qualsiasi forma di ipocrisia e compromessi, non  frequento le persone che non mi piacciono.

Oggi al tempo dei network questa affermazione vale pure per le frequentazioni on line.

Proprio per questo motivo io non “frequento” il sindaco della mia città,

Non l’ho votato perchè lo ritengo da sempre inadeguato ad amministrare Reggio Di Calabria;devo, nonostante tutto, riconoscerlo come sindaco perchè è stato eletto, più o meno democraticamente, ma non mi sognerei mai di scrivere o di commentare nelle sue pagine sul web, perchè, ai miei occhi rappresenta la supponenza, la maleducazione, l’arroganza, la falsità, la menzogna e la mancanza di rispetto che il primo cittadino ha nei confronti della gente reggina, anche dei suoi elettori naturalmente.

Non mi era mai, e dico mai, capitato di dover contare ben 12, diconsi dodici, giorni nel mese di agosto, con i ruibinetti di casa asciutti completamente, e per tutti i  restanti giorni di agosto e luglio con  l’acqua ” a scomparsa”, che appare e poi scompare magicamente che è una meraviglia. Una meraviglia!. E’ una meraviglia non solo il fatto che l’acqua, un bene, anzi un bisogno, fondamentale, manchi , è una meraviglia il fatto che l’amministrazione non si ponga manco alla lontana la domanda  se sia doveroso informare la cittadinanza sui perchè e il per come il servizio sia deficitario e sui tempi eventuali di risoluzione del problema e magari sui tempi dell’erogazione. Meraviglia delle meraviglie?  no, è un diritto del Sindaco di Reggio Calabria e dei suoi collaboratori trattare la gente come “volgo” , da utilizzare alla bisogna manipolando l’opinione pubblica secondo i manuali di psicologia sociale, secondo la filosofia delle scuole settarie sinistrorse per le quali ” il popolo vuole essere ingannato, allora sia ingannato“. In questa situazione tristissima che vede la mia città in coma, e non solo per l’acqua, altra considerazione tristissima è l’omertà del popolo di sinistra, proprio quel “volgo” di cardinalizia memoria cinquecentesca, che ancora e sempre non riesce ad essere obiettivo e con partigianeria sfacciata e insolente giustifica e inonda di silenzi assordanti il mal governo del proprio beniamino.

 

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La preghiera del pane

Amate il pane
cuore della casa,
profumo della mensa,
gioia del focolare.

Rispettate il pane:
sudore della fronte,
orgoglio del lavoro,
poema di sacrificio.

Onorate il pane:
gloria dei campi,
fragranza della terra,
festa della vita.

il più santo premio

Non sciupate il pane:
ricchezza della Patria,
il più soave dono di Dio,
alla fatica umana.

So di essere scomoda e di esserlo sempre stata, dipende dal mio carattere innato, ribelle ad ogni forma di costrizione. Questo blog esiste proprio per questo, per darmi l’opportunità di esprimere le mie idee fuori dal coro. Anche se faccio, gioco forza, delle lunghe pause per vari motivi, so di avere potenzialmente la possibilità di dire quello penso, finchè qualche bempensante non deciderà che sia giunta l’ora di tapparmi la bocca. Come al solito, secondo un mio vizio, comincio da lontano. da mia madre, nata nel 1901, che ha vissuto l’epoca fascista nel nostro bel Paese, in un borgo incantevole, baciato da una natura generosa, S. Stefano in Aspromonte, apprezzando la qualità di vita di quegli anni,  quando era possibile dormire con porte e finestre aperte, quando c’era un piano ambientale nazionale contro i rischi idrogeologici, quando c’era pure un piano per l’edilizia nazionale, di fatto le costruzioni di quegli anni sono le ultime ad avere un certo stile dignitoso, prima che spopolasse l’edilizia selvaggia, quando c’era un piano sanitario nazionale.Dopo di che il marasma totale culminato con la istituzione delle Regioni, enti locali dannosi, autorizzati alla corruzione legale e agli imbrogli. Mia madre, dicevo, una donna che ha sacrificato gli studi in medicina sull’altare della concordia familiare minacciata dalla rivalità tra sorelle. Mia madre, che aveva scritto una lettera a Mussolini scongiurandolo di non entrare in guerra, lettera che dopo aver tenuto in borsa per diversi giorni, ha strappato pensando che il Duce non  avrebbe mai potuto darle retta. Mussolini di fatto, ha condiviso l’entrata nel conflitto anche con i comunisti, se è vero, come lo è, che ha inviato al Cremlino un certo Togliatti, che, al riguardo, riceveva il placet dal Soviet Supremo. Poi parliamo di partigiani e di Piazzale Loreto, ahimè! come e quanto in Italia  è facile mistificare la storia e infierire con ferocia inaudita e ingiustificata !

 

 

 

 

 

 

 

E ancora devo sentire parlare di apologia del fascismo, mentre il comunismo, nonostante il fallimento nei Paesi dove il regime era al Governo, viene ancora esaltato dai cosiddetti compagni nostrani, che da veri Padri Zapata conducono una vita da radical-chic borghesi, e pensano di lavarsi la coscienza biascicando slogan e frasi fatte sugli ultimi e gli emarginati La poesia che ho riprodotto all’inizio di questo pezzo, guarda caso, è stata scritta proprio da Benito Mussolini nel mese di gennaio  1928 e diffusa nei giorni tra il 14 e 15 aprile dello stesso anno in occasione della Celebrazione Nazionale della Festa del Pane.

 

Sempre attuali,  queste parole, oggi più che mai,  tenendo conto della infima qualità del pane che arriva sulle nostre tavole tra grani esteri di dubbia origine e provenienza e farine manipolate. A me è capitato di vedere questa poesia esposta in alcune panetterie come di autore anonimo, quando io precisavo che la preghiera è opera di Mussolini, come minimo mi  guardavano storto ritenendo avessi bestemmiato, e dopo aver  cercato su internet restando senza parole. Io ho impresso queste parole su una tovaglia da tavola, specificando naturalmente, come si conviene, l’Autore, sulla quale apparecchio anche per amici comunisti, quelli della puzza sotto il naso, con somma goduria, e se il boccone va loro storto, chi se ne frega. Se, poi, per questo dovrei ” perdere” qualche cosiddetto amico, a buon rendere, dunque, vuol dire che proprio amico non era.

 

P.S. mi scuso per la qualità della foto della tovaglia. E’ la prima volta che stiro dopo molto tempo e ancora non sono perfettamente efficiente.

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