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Sofia ( Goggia )

A lezione da Sofia : tutti in piedi 

 

Ho trascorso questa  notte in bianco, di proposito, per vedere la discesa libera delle Olimpiadi in Corea. Sono, almeno mentalmente oramai, sportiva e mi piacciono le competizioni sane, ragion per cui, quando posso guardo e partecipo. Mi poteva sfuggire, dunque, un’occasione ghiotta come quella della notte scorsa ?   anche perchè ero in buona compagnia, tenuto conto che mia figlia doveva seguire la gara per lavoro .

Le gare di Sofia, Goggia naturalmente, sono sempre imprevedibili e, perciò, al cardiopalma, perchè quando è in pista dà tutta se stessa seguendo il suo istinto. Nella discesa di stanotte ha lavorato di cesello con tecnica indiscutibile, cuore e  passione, da vero fenomeno, aldilà di ogni ragionevole dubbio, costruendo un’impresa colossale, mai prima riuscita ad una sciatrice italiana.  Ho vissuto la competizione con brividi , con una tensione emotiva enorme che mi trascinava nell’altrove, fuori dal tempo e dallo spazio. Sofia Goggia è una ragazza giovane, bella, spontanea, che esprime senza remore e con estrema lucidità i propri sentimenti, le proprie sensazioni,  che partecipa ai suoi intelocutori e ai suoi fans con analisi puntuali della sua corsa e dei suoi stati d’animo. Stupisce molti, poi, il rapporto amicale tra Sofia e la brava sciatrice statunitense, altro comportamento esemplare perchè essere sportivi significa proprio questo : essere rivali non significa essere nemici. A farlo, in maniera disarmante una giovane ragazza di 25 anni, altrochè! Da brividi. Grazie Sofia, sei fantastica.

Stamattina, il secondo appuntamento con Sofia, per la premiazione: che gioia, che emozione : guardava e riguardava la medaglia d’oro pesante, pesantissimo, che le avvevano messo al collo, come a voler imprimerla bene nella memoria in ogni suo angolino mentre lacrime di emozione le bagnavano il viso pulito. Quelle lacrime, che ai primi accordi, diventano parole, per cantare a squarciagola, l’inno, senza mancare una sillaba. Da brivido. Grazie Sofia, sei fantastica.

Lungi da me l’idea di contaminare Sofia e la sua impresa, con un accostamento improprio, ma il mio tuffo nella quotidianità , mio malgrado, mi ha sollecitato delle considerazioni. Mentre Sofia nella lontana Corea corre, rischiando di rompersi l’osso del collo, per raggiungere la gloria personale e per regalare all’Italia un oro mai visto, in quella stessa Italia , in contemporanea quindi, i teatranti della politica fanno a gara nel  blaterare parole senza senso . I parlamentari cosiddetti italiani, conoscono l’inno del proprio Paese, ne conoscono le parole, che Sofia  canta  con orgoglio davanti al mondo intero? Quei politici, nominati in qualche modo, spesso abusivo, rappresentanti del popolo, cosiddetto sovrano, sentono anche una  pur minima percentuale dell’orgoglio di Sofia di essere italiani? non dovrebbero dimostrare questo orgoglio lavorando con fierezza e impegno nel proprio ruolo? non dovrebbero aprire ogni incontro cantando a squarciagola, come Sofia, l’Inno Nazionale, del quale, sono sicura, la maggior parte di loro, non conosce le parole ? Da brividi, di rabbia questa volta, e di scoramento. Dalle stelle di Sofia alle stalle di una politica-mangiatoia petulante, ciarlona, menzognera, spesso delinquenziale e criminale. Eh sì che me lo avevano detto e scritto e cantato in tutte le salse, da Dante a Machiavelli, da Manzoni a Panfilo Gentile, giusto per fare solo qualche nome tra tanti e tanti che nel tempo hanno fotografato i malesseri endemici di questo bel paese, ma vivere i gravi disagi e constatare le porcherie di una classe dirigente ( ? ) inadeguata e incompetente sulla propria pelle è diverso, anche perchè ti fa prendere consapevolezza che la storia è un mero esercizio mnemonico -didattico e non va attualizzata, non sia mai signori, vuoi per ignoranza, vuoi per scelta suicida.

Grazie ancora Sofia, per la lezione di impegno, pulizia, coraggio e orgoglio italiano che hai dato a chi si erge a tutore della res publica, anche, se come dice il proverbio, “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”

 

 

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Peppe Caridi-Il Ponte sullo Stretto entra a gamba tesa nella campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 4 marzo e a Messina si ricompatta il Fronte del No che comprende grillini, comunisti e il Sindaco Accorinti. Ma la loro è un’inutile battaglia di retroguardia

BALLOTTAGGI: ACCORINTI (NO PONTE) VINCE A MESSINAIl Ponte sullo Stretto si farà o no? Decideranno gli elettori: non ci sono molti dubbi. Le elezioni politiche del 4 Marzo sono diventate una sorta di Referendum sulla grande opera dello Stretto, per cui i tempi sono maturi grazie alla ripresa economica nazionale e internazionale e alle infrastrutture di collegamenti già completate negli ultimi anni (vedi la nuova A2 – Autostrada del Mediterraneo, che ha archiviato la vecchia problematica A3, grazie ai fondi della legge obiettivo n° 443 del 2001 approvata esclusivamente grazie al progetto del Ponte). Alla faccia di chi dice che per il Ponte si sono spesi tanti soldi inutili: nonostante la Grande Opera ancora non ci sia, soltanto l’idea di realizzarlo ha già portato grandi benefici al territorio calabrese e siciliano. Benefici evidenti sotto gli occhi di tutti, ogni giorno (e non stiamo parlando delle mulattiere grilline).

berlusconi-ponteChe poi la cosa più assurda è che sia un 81enne milanese, in un’intervista a Tele Lombardia (!) a rilanciare il progetto del Ponte sullo Stretto: Berlusconi è, è stato e probabilmente sarà il politico che più di tutti si è battuto e si sta battendo per realizzare il Ponte sullo Stretto, strategico per lo sviluppo di Calabria, Sicilia e di tutto il Meridione (quindi anche dell’Italia). E’ una cosa assurda non certo per l’indiscutibile spessore umano e politico del Cavaliere, quanto per il fatto che non ci siano altri politici, magari più giovani, magari più meridionali, ad interessarsi così tanto al Ponte. Non l’ha fatto Renzi (almeno non con convinzione); non l’ha fatto la Meloni; non l’ha fatto Salvini. E tutti gli altri continuano a portare avanti un’inutile battaglia di retroguardia.

berlusconi a palermo regionali sicilia

LaPresse/Guglielmo Mangiapane

Così l’annuncio di Berlusconi, che l’intenzione di realizzare il Ponte l’ha dimostrata con i fatti e non solo a parole, ha ricompattato il fronte del No: GrilliniComunisti Accorinti. Ed è proprio per la sinistra al Governo che il progetto s’è arenato. Era, infatti, il 27 marzo 2006 quando il Governo Berlusconi, dopo appena quattro anni di lavoro in cui erano stati superati tutti gli step burocratici e amministrativi (approvazione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, OK dagli advisor del Cipe, bando di gara internazionale per la selezione del General Contractor ecc. ecc.) firmava ufficialmente il contratto di assegnazione alla cordata che aveva vinto il bando pubblico. Ma dopo pochi mesi il centro/sinistra di Romano Prodi vinceva le elezioni con uno scarto di appena 25.000 voti (19 milioni contro 18 milioni e 975 mila) e la prima cosa che faceva era proprio quella di affossare il progetto con il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi che addirittura nel giorno del giuramento annunciava “Il Ponte non lo faremo mai“. Il 25 ottobre 2007 il Governo veniva però sconfitto in aula sull’emendamento che doveva sciogliere la Società Stretto di Messina S.p.A.. Nel 2008 Berlusconi torna a vincere le elezioni e la macchina per il Ponte si mette nuovamente in moto: a Cannitello iniziano i lavori e viene completata in pochissimo tempo la variante ferroviaria propedeutica ai collegamenti con il Ponte, poi sale lo spread e le note manovre di palazzo consegnano l’Italia ai burocrati guidati da Mario Monti che accantona tutto. Il Ponte sullo Stretto? Neanche a pensarci! Piuttosto commissariamo il Comune di Reggio Calabria, al Sud non servono strade e ferrovie, è il posto in cui far fare carriera ai nostri colleghi.

domenica del corriere ponte strettoOggi siamo qui, dopo 4 governi non eletti dal popolo, e finalmente la gente ha una nuova occasione per ribadire ciò che dal territorio ha sempre provato a testimoniare dentro le urne. Il Ponte lo vogliono la stragrande maggioranza di messinesi, reggini, siciliani, calabresi, meridionali e italiani. Il problema è che nel 2018 ancora questo Ponte non ci sia, quando in tutto il Mondo, anche in Paesi che consideriamo “in via di sviluppo”, sono collegate terre ben più distanti.

Oggi il quadro politico è molto chiaro: il centro/destra (ma soltanto se è a trazione Berlusconi e Forza Italia) il Ponte lo vuole fortemente e l’ha già dimostrato con i fatti quando è stato al governo. Al Centro/Sinistra c’è Renzi con il Pd che, seppur in modo ancora non troppo convinto, al Ponte strizza l’occhio. L’ex premier l’ha sostenuto più volte, ma ha incontrato le resistenze di Delrio e di una classe dirigente che ha preferito dirottare fondi e investimenti sempre sulle Regioni del Nord. Dove l’alta velocità ferroviaria (realizzata, anche questa, guarda caso, da Berlusconi!) ha dato grande vigore ai territori ed è stata il vero e proprio traino per uscire fuori dalla crisi.

Poi c’è l’inutile fronte del No che combatte una battaglia di retroguardia: Accorintigrillini comunisti. A Messina si sono risvegliati. Accorinti non è mai stato tanto attivo nell’amministrare la città quanto non lo sia in questi giorni per dire “No” al Ponte.

ponte-sullo-stretto-di-messinaIeri la candidata del Movimento 5 Stelle all’uninominale di Messina Grazia D’Angelo s’è lasciata andare ad una delle castronerie più clamorose del la storia del Movimento (e dalle scie chimiche ai vaccini, dal wi-fi all’uscita dall’euro ce ne voleva per scalare questa classifica tragi-comica!), dicendo che “realizzare il Ponte sullo Stretto è anti-economico considerando che il tempo di ritorno del denaro sarebbe stimato in 600 anni“. L’avrà letto su Wikipedia?

A seguirla a ruota oggi i comunisti di “Liberi e Uguali“: hanno abbandonato il Pd perchè “la sinistra è un’altra cosa“, perchè “Renzi ci ha tradito“. Eh già, abbiamo i novelli nostalgici di Stalin combattere ancora per far tornare l’uomo nelle Caverne. Epifani a Messina stamattina ha ribadito “se continuiamo a parlare di ponte prendiamo in giro i cittadini“, ignorando che proprio il Ponte prevede l’arrivo dell’alta velocità fin in Sicilia (assolutamente necessaria, e propedeutica al Ponte, ma che senza Ponte difficilmente si potrà mai realizzare), e che proprio il Ponte (probabilmente SOLO il Ponte) potrà innescare un boom economico che, a catena, garantirebbe il funzionamento, e anzi il rilancio, di tutte le altre infrastrutture del territorio.

ponte-stretto-14Il candidato del Pd Pietro Navarra, già rettore dell’Università, è stato chiarissimo con il suo Sì al Ponte. Quindi non è una questione di ideologie politiche o di coalizioni. Abbiamo due partiti (Forza Italia nel centro/destra, il Partito Democratico nel centro/sinistra) che il Ponte lo vogliono fare. Certo, Forza Italia con più convinzione. Ma finalmente anche il Pd sembra essersi aperto allo sviluppo. Tutti gli altri, invece, o hanno altre priorità o sono barricati su un ideologico “No” di retroguardia.

Ai cittadini la parola, il risultato del 4 marzo sarà fondamentale per scrivere una nuova pagina positiva nella travagliata storia di questo benedettissimo Ponte, o per affossarlo definitivamente.

BALLOTTAGGI: ACCORINTI (NO PONTE) VINCE A MESSINAE’ importante che tutti gli elettori, nel momento in cui entreranno nell’urna e decideranno dove mettere la loro preferenza, riflettano bene sul fatto che negli ultimi cinque anni a tutti i livelli il territorio è stato governato dai No Ponte, sia a livello nazionale che a livello locale. Cinque anni di politica No Ponte cos’ha portato a questo territorio? Ci avevano raccontato che avevano le alternative, la flotta dello Stretto, le opere propedeutiche, le piccole cose, le strade, le ferrovie. Invece il Ponte non c’è e tutto il resto funziona sempre peggio, persino le strade del centro città sono impraticabili con buche diventate voragini. Se invece ci fosse il Ponte, sarebbe naturale che le ripercussioni su tutto il territorio sarebbero straordinarie sotto tutti i profili. Vogliamo darci una scossa e cambiare, o ci sta bene questo sottosviluppo e accettiamo la mediocrità a cui i vari AccorintiFalcomatàCrocettaOliverioBianchi e Delrio ci hanno fatto precipitare?

Io sono Pamela

Io sono Pamela.

 

Sono Pamela, ho diciotto anni e amo la vita, forse anche troppo. Sono una ragazza normale con una famiglia normale. Non so come e perchè ho seguito il consiglio di un amico e ho provato quella cosa la prima volta;mi dicevano che avrei potuto volare, sentirmi veramente  libera, evanescente e onnipotente, e sono entrata in quel vortice pensando di provare sempre l’ebbrezza di quando vado a cavallo. Perchè amo la vita e desidero cavalcarla, volando aldilà dell’altrove infinito. Ahimè però, il tempo passa e mi accorgo che i voli che posso e devo fare sono altri e quindi decido di intraprendere un percorso per liberarmi mentalmente e fisicamente da quella cosa che mi sta rubando l’anima. Voglio studiare, voglio fare la criminologa per aiutare tutti e soprattutto le donne e le  ragazze, perchè più indifese, a lottare contro ogni tipo di violenza. Quando i miei amici mi dicono che loro conoscono un metodo che accelera la mia uscita dal tunnel, io ci credo perchè mi assicurano che dalle loro parti funziona benissimo;  mi fido perchè in Italia forse si parla troppo contro l’invasione selvaggia da parte dei nostri fratelli di colore, e questi amici nigeriani sembrano proprio sinceri; li seguo e obbedisco ciecamente ai loro comandi, anche quando li vedo tagliarmi il corpo a pezzi, vivisezionarmi dalla testa ai piedi, anche quando vedo il mio cuore pulsare nelle loro mani. Rientra tutto nella mia purificazione; è così, loro mi hanno garantito che poi il mio corpo tornerà a ricomporsi come prima, senza il tarlo di quella cosa, così potrò finalmente volare lassù, lassù, sempre più su. I miei amici mi hanno detto così e io ci ho creduto  perchè volevo, voglio con tutto il mio “cuore” riappropriarmi della mia vita. Ciao.

Peppe Caridi-Reggio Calabria, le terribili immagini foto e video dell’incendio di stamattina a San Ferdinando: una giovane nigeriana è morta carbonizzata, altri feriti gravi

incendio tendopoli san ferdinando (4)

E c’è chi ancora ci parla di “integrazione”, nel “Giorno della Memoria” in cui dovremmo ricordare le vittime dell’Olocausto affinchè qualcosa del genere non si verifichi mai più. Almeno Hitler, nella sua follia assassina e criminale, era coerente e non mascherava le sue intenzioni dietro ipocriti annunci sul multiculturalismo, sull’integrazione e sulla solidarietà.

Quello che è successo stamattina nella tendopoli di San Ferdinando è grave, gravissimo. Perchè era già successo tra 2016 e 2017, due volte, che il fuoco divampasse tra le baracche della Piana provocando diversi feriti. E stavolta c’è scappato anche il morto, una donna nigeriana di appena 30 anni. Si chiamava Amine, il cadavere è stato ritrovato carbonizzato in una delle baracche ridotte in cenere dal fuoco. Amine si trovava lì per raccogliere agrumi e guadagnarsi qualche euro necessario alla sopravvivenza. Era venuta in Italia sognando un futuro migliore, attratta con l’inganno. Certamente non sapeva di andare incontro ad un destino così crudele. Non sapeva di trovare ghetti e campi di concentramento in un Paese come l’Italia. Altre due donne sono gravemente ferite con pesantissime ustioni, ricoverate all’Ospedale di Polistena. In questi momenti staranno sognando la loro casa, rimpiangendo la scelta di aver mollato tutto inseguendo false speranze.

E molte ore dopo il rogo nella baraccopoli si può ancora sentire l’odore acre della plastica bruciata, osserviamo pali di legno carbonizzati, pezzi di lamiera ancora fumanti. L’incendio ha cancellato oltre 200 baracche, e senza l’immediato intervento di Vigili del Fuoco e Carabinieri sarebbe andata molto molto peggio. Ma a San Ferdinando passano gli anni, passano gli incendi e nulla cambia. A San Ferdinando oggi, per l’ennesima volta, è fallita la politica dell’accoglienza che in Calabria ha trovato il pieno supporto dei governi locali, dal Presidente Regionale Mario Oliverio al Sindaco di Reggio Calabria, che è anche Sindaco della Città Metropolitana (di cui San Ferdinando fa parte), Giuseppe Falcomatà. Miopi. Silenti. Assenti. Che almeno per oggi non ci prendano in giro parlando di Auschwitz, della “Memoria”, dell’Olocausto. Perchè San Ferdinando è la nuova Auschwitz e in Calabria si sta consumando la Shoah del terzo millennio, frutto di un’altra aberrazione ideologica di governanti certamente più democratici rispetto alle dittature nazi-fasciste, ma evidentemente altrettanto miopi rispetto a ciò che stavano provocando a livello sociale e umanitario. Con l’aggravante di ergersi a paladini della solidarietà, dell’integrazione e del multiculturalismo. In realtà è il fallimento più totale di una politica aberrante e cieca. Le immagini di stamattina a San Ferdinando sono terribili, sembra un film dell’orrore che purtroppo è realtà. Oggi a Reggio Calabria nel “Giorno della Memoria”.

Bruno Calì (ciuri)

 

Seuls les enfants savent aimer

 

 

Bruno Caliciuri, chi è costui?

Mimma Suraci-La vita ti riserva sempre delle sorprese, alcune belle, come questa. La storia di Bruno Caliciuri è infatti una piacevole e gradita risonanza che richiama sentimenti ed emozioni spesso trascurati dal frastuono  frenetico del quotidiano. Fermiamoci, dunque, per assaporare una delicata  pagina  di poesia.

Oggi, 8 gennaio 2018. L’Independant dedica un titolo in prima e una intera pagina al famoso  cantante  francese Calì, nome d’arte proprio di Bruno Caliciuri, il cui nonno, Giuseppe, fratello di Teresa, la mamma di mio marito, dal paese d’origine, S. Stefano in Aspromonte, dopo diverse peripezie in giro per il mondo, approda in Francia e si stabilisce con l’amata sposa spagnola, a Vernet les Bains in Occitania. In questi giorni ricorre il triste anniversario della morte della giovane mamma, che aveva appena compiuto 33 anni il 3 di gennaio, quando il piccolo Bruno aveva appena sei anni. Il bimbo porterà sempre nel cuore la ferita incisa dalla   perdita della mamma e adesso, affermato cantautore con ben 7 album pubblicati, ha voluto raccontare nel romanzo Seuls les enfants savent aimer , la sofferenza di lui bambino nei  terribili 8 mesi succedutisi alla morte della mamma.  Un racconto intenso e delicato che inizia, dunque, il 7 di gennaio, la data in cui la mamma viene sepolta. Quante cose avrebbe voluto dire alla mamma, quante volte avrebbe voluto rifugiarsi tra le sue braccia, quanti se, quanti ma, quante domande senza risposte!

Un cantautore genuino e profondo, idilliaco e spregiudicato, impegnato e sentimentale; nelle sue canzoni Bruno, con tratto leggero  e deciso, lontano da pietismi e vittimismi, tocca, canta, grida, urla, con sensibilità infinita e straordinaria  passione, inquietudini e turbamenti,malinconie e tenerezza,  gioie e felicità in una esplosione emotiva sofisticata  che va direttamente al cuore di chi ascolta che si sente coinvolto e protagonista.

Il libro è un inno alla mamma, sotteso dalla  colonna sonora della stessa delicata sensibilità di una intelligenza emotiva vivace e appassionata che accompagna tutte le sue canzoni.

Solo i bambini sanno amare: il romanzo di Bruno Caliciuri, in arte Calì,  dato alle stampe uscirà a giorni per i tipi di Cherche Midi e si annuncia già un successo

 

“L’enfance et ses blessures, sous la plume de Cali.

Seuls les enfants savent aimer.
Seuls les enfants aperçoivent l’amour au loin, qui arrive de toute sa lenteur, de toute sa douceur, pour venir nous consumer.
Seuls les enfants embrassent le désespoir vertigineux de la solitude quand l’amour s’en va.
Seuls les enfants meurent d’amour.
Seuls les enfants jouent leur coeur à chaque instant, à chaque souffle.
À chaque seconde le coeur d’un enfant explose.
Tu me manques à crever, maman.
Jusqu’à quand vas-tu mourir ?”

Avevo da pochi giorni festeggiato i miei 5 anni, quando quel maledetto mattino del 27 agosto in due ore si portò via il mio papà, sulle cui ginocchia la sera prima avevo giocato a cavalluccio. Rabbia e ribellione sono in me esplose contro il mondo intero, e la ferita sanguina tuttora. La mente razionale di un bambino non può capire l’evento misterioso della morte che va contro ogni logica umana e molte mie espressioni e comportamenti  nell’immediatezza successiva sono stati  un pericolo per me e  per le persone che mi stavano accanto. A poco a poco, crescendo ho dovuto accettare anch’io, gioco forza, la legge incomprensibile  della vita cercando e ricercando con coraggio, forza e saggezza  una certa serenità per elaborare il mio dolore. Condivido, dunque, con intensa partecipazione i sentimenti dell’autore. Bravo Bruno Caliciuri, narratore, poeta, cantore di sentimenti ed emozioni universali.

 

 

In conclusione mi piace richiamare la canzone che porta lo stesso titolo del libro. grazie Calì e ad majora semper

Seuls les enfants savent aimer
La neige est tombée cette nuit
La neige c’est l’or des tout petits
Et l’école sera fermée
Seuls les enfants savent aimer
À la fenêtre j’ai chaud au ventre
La neige n’a pas été touchée
Dehors la rue qui se tait
Seuls les enfants savent aimer
Je passerai te prendre
Nous irons emmitouflés
Marcher sur la neige les premiers
Seuls les enfants savent aimer
Nous marcherons main dans la main
Nous marcherons vers la forêt
Et mon gant sur ton gant de laine
Nous soufflerons de la fumée
Nous ne parlerons pas
La neige craquera sous nos pas
Tes joues roses tes lèvres gelées
Seuls les enfants savent aimer
Mon ventre brûlera de te serrer trop fort
De là-haut le village
Est une vieille dame qui dort
La neige est tombée cette nuit
La neige c’est l’or des tout petits
Et l’école sera fermée
Seuls les enfants savent aimer
Compositori: Bruno CALICIURI

Natale

NATALE

di Giuseppe Ungaretti

 

Risultati immagini per natale ungaretti

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Napoli, il 26 dicembre 1916

Naturalmente Sonia

Mantieni i tuoi pensieri positivi,
perché i tuoi pensieri diventano parole.
Mantieni le tue parole positive,
perché le tue parole diventano i tuoi comportamenti.
Mantieni i tuoi comportamenti positivi,
perché i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini.
Mantieni le tue abitudini positive,
perché le tue abitudini diventano i tuoi valori.
Mantieni i tuoi valori positivi,
perché i tuoi valori diventano il tuo destino.
(Mahatma Gandhi)

I principi morali esaltati da Gandhi, secondo me, raccontano bene lo stile di vita di Sonia Romeo, che proprio in questi giorni ha aggiunto un’altra stella al merito del suo percorso professionale, con il ruolo di Primario medico dell’INAIL, degno riconoscimento dei frutti della virtù e dell’ingegno che questa donna mette in tutto quello che fa. Figlia, con dedizione assoluta verso i genitori, sorella amorevole  e attenta sempre, moglie soave  senza riserve, madre tenera e premurosa con lieve tocco dolce; sempre affettuosa con chi le sta accanto. Medico competente in privato e sul campo di battaglia, appunto la sede Inail di Reggio Calabria, dove adesso ricopre il posto di primario. Impegnata nel sociale e nella politica del territorio, per il quale non ha esitato a mettersi in gioco, a buttarsi nella mischia: un altro aspetto che la caratterizza, infatti, è l’amore viscerale verso il suo luogo d’origine,  quel “nostro” paese unico che risponde al nome di S. Stefano in Aspromonte, fonte di gioie e dolori, come d’altra parte il rapporto con un amante sottende. La peculiarità fondamentale di Sonia sta nel fatto che a tutto quello che fa, alla sua eccezionalità, dà l’impronta della leggerezza, come se tutto fosse “naturale” : non si vanta, non si gonfia; bensì con coraggio e umiltà, camminando sulle proprie gambe, agguanta i suoi sogni, con raffinata intelligenza e sottile perspicacia. Eccellenza reggina, perla della nostra terra, che  tu, circondata dall’affetto dei tuoi cari, possa realizzarli tutti, carissima, perchè sono sicura che, lungi dal sentirti appagata, continuerai ad avanzare nella scalata al tuo Ventoux.