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Posts Tagged ‘Aspromonte’

 

 

 

Eh sì sono proprio razzista, senza se e senza ma. E sono pure orgogliosa di esserlo. Sono abituata per dna e per formazione a dare il giusto peso alle parole e ad usarle nel loro significato autentico lontano da luoghi comuni e frasi fatte, che spesso vengono proferite in automatico senza pensare e senza  capire manco ciò che si dice. Sono di carattere libero e ribelle alle imposizioni e alle manipolazioni e non appartengo a nessuna parrocchia, laica o religiosa che  sia. Mi è capitato di nascere  e vivere in un territorio splendido come è il mio Aspromonte Calabrese, che ha subito crimini pesantissimi dalla cosiddetta unificazione della penisola, che ha soppresso nel sangue il Regno Borbonico delle Due Sicilie , indiscussa potenza mondiale, depredato dai barbari ignoranti invidiosi che popolavano il settentrione del paese, che si sono arricchiti sulle spalle di noi terroni, i veri Italiani, perchè Italia si chiamò originariamente proprio la Calabria, in onore del Re Italo che ivi sbarcò proveniente dalla Grecia, come racconta anche Aristotele :”Divenne re dell’Enotria un certo Italo, dal quale si sarebbero chiamati, cambiando nome, Itali invece che Enotri. Dicono anche che questo Italo abbia trascinato gli enotri, da nomadi che erano, in agricoltori e che abbia anche dato ad essi altre leggi, e per primo istituito i sissizi. Per questa ragione ancora oggi alcune delle popolazioni che discendono da lui praticano i sissizi e osservano alcune sue leggi .” (     Politica ).

Per quanto mi riguarda considero l’appartenenza al mio territorio, la cui storia è stata ed è  continuamente stravolta, un valore aggiunto fondamentale,  e,  dunque, anche per questo sono razzista, ovvio.

Sono razzista anche nei confronti di un Paese, il mio, nel quale purtroppo non mi riconosco, perchè il mio Stato, quella Istituzione, massima espressione della Democrazia, lo Stato che dovrebbe tutelarmi, difendermi, fornirmi, in cambio delle tasse salatissime  che pago regolarmente, i servizi essenziali relativi alla Difesa, alla Salute e all’Istruzione, questo Stato, dunque è diventato oramai da troppo tempo la mia controparte dalla quale devo, o dovrei, difendermi. A questo proposito viene prepotentemente in mente Kafka, perchè io sono costretta a vivere il paradosso che il “mio” Stato è per me un vero e proprio campo di concentramento. E dunque io sono razzista nei confronti del mio Stato, i cui tentacoli mi ghermiscono ogni giorno come quelli di una piovra famelica.  Che ho scritto, campo di concentramento ? Ahimè quanto pesa il mio fardello! Tutti i giorni a destra e a manca  i colpi di un  martello pneumatico insistente e senza soluzione di continuità scandiscono calendari infiniti per celebrare il ricordo delle atrocità dell’olocausto, dei campi di concentramento, delle lotte cosiddette partigiane, e chi più ne ha più ne metta, naturalmente a senso unico.  Contemporaneamente,sotto gli occhi di tutti si sta svolgendo, orami da più di un decennio, un olocausto indegno, infame, peggiore dell’olocausto, perchè nei campi di concentramento il boia è il nemico, qui e mi riferisco all’ignobile tratta di persone mai raccontata dalla storia dell’umanità, qui, intorno al fenomeno dei cosiddetti migranti, il boia è l’amico, è l’amico che ti fa pagare a caro prezzo per andare verso il paradiso terrestre, che poi spesso è rappresentato dai fondali del Mediterraneo, quella parte del Mare Nostrum già nei secoli veicolo di comunicazione di risorse, merci  e cultura e oggi diventato Mare Mortuum.Io voglio bene all’essere umano di qualsiasi colore e a qualsiasi etnia appartenga, e proprio per questo ci si dovrebbe adoperare a dare alle popolazioni dei paesi di origine le giuste informazioni. perchè di fatto succede che le persone vengono illuse che nel famoso Occidente ci sia l’eldorado, per raggiungere il quale servono soldi; allora ci si procura il necessario a costo di vendere i propri beni, si pagano gli scafisti e si parte, chi ha la fortuna di arrivare in Libia, viene messo in carcere perchè il paese contempla il reato di clandestinità, ma se si paga si esce dal carcere. e allora spesso ci si deve rivolgere ancora ai parenti dalla madre patria per recuperare le somme necessarie, grazie alle quali,attraverso le imbarcazioni delle cosiddette ONG solidali, finanziate dal pubblico e dal privato, se non perisci annegato arrivi Italia. Qui vieni smistato nei vari centri di accoglienza, che, in cambio di laute sovvenzioni di denaro pubblico umiliano l’individuo con trattamenti indecorosi , per cui ci ritroviamo con esseri umani, privilegiati legalmente, che fanno la pipì e la cacca dove capita, laddove ai superstiti italiani (?) viene comminata una bella multa se il nostro cane fa la pipì per strada. E i cosiddetti italiani ? possono crepare, e  devono, per legge, essere solidali  Sono in molti a speculare su questa situazione con la complicità  dei Governi di turno e della Santa Chiesa Cattolica :la politica attraverso i canali istituzionali e la Chiesa Universale con i suoi missionari sparpagliati in tutto il mondo, dovrebbero operare nei paesi d’origine dei popoli dei migranti per informare sulla realtà e dissuaderli dal partire verso la sofferenza e spesso la morte. Se c’è bisogno, poi, l’aiuto va fatto in casa loro, spendendo molto meno, creando meno frustrazioni, evitando una tratta ignobile e criminosa, valorizzando quel che resta degli indigeni italiani. Per questo io sono razzista e cattiva.

 

 

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“Il tamburo nel cuore, la puzza delle pecore sulla giacca”

Il Cavaliere di Gran Croce Avvocato Aldo Porceli ringrazia il Prof. Giuseppe Bombino

Il Cavaliere di Gran Croce Avvocato Aldo Porceli ringrazia il Prof. Giuseppe Bombino

Sin da piccolo con il rosario in mano calca i sentieri di quel sistema montuoso misterioso e fantastico, ammaliante, duro e delicato, deciso e incerto, brusco e quantomai accogliente, che risponde al nome di Aspromonte. Sistema, perché di fatto non c’è un monte che svetta al di sopra in maniera decisa, ma è costituito da un insieme di monti che si svolgono come le pagine di un libro, che racchiudono una storia eccezionale. Perché l’Aspromonte è eccezionale sin dalle origini ,quando emerge, orizzontalmente e verticalmente, propaggine del sistema alpino, dal mare oceanico, che lo custodiva . Eccezionale perché conserva, tutela e rigenera in un ambiente abitativo naturalmente prezioso, elementi di flora e fauna risalenti ad epoche ormai scomparse come la felce contemporanea dei dinosauri e lo scoiattolo nero. E il legno, il famoso faggio che vegeta nei suoi boschi aldilà di ogni spiegazione scientifica attuale. Una montagna, l’Aspromonte , al culto mariano per vocazione originaria che porta scolpita nella roccia la M, perché la montagna, e in particolare “questa” montagna  è donna nel cui utero i monaci bizantini hanno allocato il santuario ad ella dedicato, Polsi, grembo tra le acque del torrente legate alle fasi della luna, le cui immagini sono richiamate nella famosa croce di ferro custodita nel santuario , la cui storia mista a leggenda affascina generazioni e generazioni sempre nel culto della Madonna mutuata dalla pagana dea Demetra.

Madonna Di Polsi

L’ acqua, altro elemento caratteristico, che, limpida e cristallina sgorga e zampilla tra valli e rocce, da Pietra Cappa a Pentedattilo, il borgo divenuto centro artistico culturale di risonanza internazionale. L’acqua, che, spontaneamente, seguendo i movimenti naturali delle montagne si raccoglie e si disperde come il lago Costantino, che ora appare nella sua eloquente bellezza per poi scomparire, lasciando i suoi fondali asciutti e rigogliosi in cicli ripetitivi, quasi a voler sfuggire alla monotonia di un paesaggio sempre uguale. Montagna da raccontare, da vivere, da rispettare; e nello snodo del racconto è sempre testimone ineguagliabile Corrado Alvaro, vate   dell’unicità di questi luoghi che, figlio della cultura greca di cui era intriso, è sempre più che mai attuale, in un eterno presente che non conosce tempo, ma solo spazio, lo spazio dell’infinita immensità in cui il sistema montuoso si erge maestoso e vigile a protezione delle sue valli e dei suoi abitanti. Cresciuto abbeverandosi alle fonti di acqua  chiara e alla cultura contadina  selvaggiamente pura e ancestrale dei pastori , il tamburo dei quali batte sempre nel suo cuore mentre la puzza delle capre irrora la giacca dell’abito ora formale per i riti istituzionali, il  Prof. Giuseppe Bombino, Docente e Ricercatore, Presidente del Parco Nazionale d’Aspromonte e  Coordinatore di Federparchi Calabria e anche Membro dell’Osservatorio Unesco, incanta i Cavalieri del Santo Sepolcro, in una riunione per l’occasione aperta anche ai non affiliati nella sede storica di Via Aschenez, Sabato  4 marzo con una dissertazione su “L’Aspromonte : natura e spiritualità di una montagna al centro del Mediterraneo “.

Demetra

Centro, il Mare Nostrum, dal quale molte risorse, uniche e specifiche, si diffondono nell’altrove italiano ed europeo, delle quali altri Paesi e soprattutto la Germania della Signora Merkel dovrebbe tenere conto. Centro del Mediterraneo, dunque, l’Aspromonte, che dovrebbe costituire il fulcro, il nucleo, il volano della neonata Città Metropolitana, nei cui programmi e nelle cui progettualità, purtroppo, la nostra montagna entra solo in maniera marginale. I cavalieri e tutti i presenti ascoltano e partecipano con grande interesse rimanendo comunque desiderosi di altri racconti sulla storia di questi luoghi dell’anima per conoscere meglio la profondità dei suoi anfratti e dei suoi sconfinati siti. Grazie Prof. Bombino, alla prossima.

 

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aspromonte

Un amico che potrei definire “speciale” se ne è andato dopo una brutta malattia che lo ha fatto molto soffrire e definire Vincenzo amico non è proprio esatto perchè non ci frequentavamo assiduamente, cosa che invece avveniva tra lui e mio marito. Dopo aver girato in lungo e largo, Vincenzo si era fermato dalle nostre parti e nel cuore del mio amatissimo Aspromonte ha messo su una fattoria. Abbiamo cresciuto i nostri  tre figli con la carne e, in alcuni periodi, con il latte freschissimo degli animali che lui allevava e abbiamo gustato sempre i latticini da lui prodotti. Che dire di quest’uomo; a me riusciva difficile conversare con lui perchè era piuttosto presuntuoso, ma anch’io lo sono, e parlava sempre con voce bassissima, per cui faticavo ad ascoltare le sue parole. Onesto, leale e sincero, ospitale e rispettoso delle amicizie; sempre.Ogni tanto capitava di andare a fare colazione con la sua ricotta accompagnata dal siero e dal pane biscottato, e dall’immancabile bicchiere di buon rosso; e un mattino di primavera Vincenzo ti fa  una sorpresa  che non avresti mai immaginato: mentre eravamo, un gruppo di amici, seduti con lui sulle panche  intorno al tavolo di legno della sua aia  conversando del più e del meno, prendendo spunto da una frase di qualcuno cita un verso della Divina Commedia e, vedendo il nostro piacevole stupore, continua e  continua con naturale affabulazione.Io penso la conoscesse proprio tutta e,ciò che maggiormente mi ha impressionato, Vincenzo aveva comprensione del testo, altrochè analisi testuale e commenti di critici letterari! Ricordando questo episodio non posso fare a meno di pensare a Benigni e al suo modo di strapazzare  in maniera sguaiata Dante. Mai volgare Vincenzo, che ha calcato il palcoscenico della vita sui Piani della mia Montagna. Mi piace ricordarlo così con un abbraccio a  Gaetano mio marito che piange, in questi giorni, la perdita di un caro amico.

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Reggio lungomare_3Ahi serva Italia, di dolore ostello

Sono trascorsi ormai alcuni anni da quando il mio primogenito mi ha regalato questo spazio dove poter espimere le mie idee. Ho voluto chiamare “Il  Sasso ” il mio blog perchè amo le pietre, le considero testimoni importanti del  passato e capaci, con l’energia di cui sono cariche di stimolare idee e fatti concreti.L’immagine poi che associo alla parola sasso è quella del lancio e lanciare il sasso è segno di dinamismo e forza, dunque bisogno vitale di movimento, di fare, di operare. Su queste dimensioni ho vissuto e di tanto in tanto mi piace affidare al vento  le mie riflessioni, anche se quando in giro c’è troppa confusione forse preferisco appartarmi e scegliere il silenzio. C’è però nella mia anima una molla che talora scatta in maniera prepotente e allora sono costretta a manifestare i miei sentimenti e le mie emozioni.

Ho cercato di vivere sempre su quelle che qualcuno ha definito le ali di sempre, cioè il bello, il giusto e il vero, tre dimensioni nelle quali il privato più intimo e personale si intreccia con il socio-culturale pubblico.

Certo sin da ragazzina ho cominciato ad avvertire qualche disagio : forse da quando ad appena cinque anni ho perduto all’improvviso il mio caro papà e ho visto mia madre lottare quotidianamente per la sopravvivenza di tre donne, due delle quali bimbette, e a poco a poco è cominciata a venir fuori la mia rabbia, prima in maniera inconscia, poi in modo più consapevole. E ho lottato : in famiglia contrastando gli ostacoli di alcuni parenti ( serpenti? ), a scuola contestando a livello personale quando mi sentivo non capita o maltrattata, e decidendo contro l’omologazione di massa di essere l’unico alunno presente in tutto il Liceo in occasione di scioperi da me non condivisi. Ho lottato sul posto di lavoro impegnandomi sempre con la massima serietà senza timore di mandare a quel paese chi in qualche modo mi ostacolava.

Sono stata coinvolta anche nel settore associativo tenendo sempre presente l’esigenza di chiarezza  e rispetto. Proprio il rispetto è, secondo me, il valore del quale avverto particolarmente la mancanza. E mi ritrovo a sentirmi in certo senso fuori luogo in una società come quella attuale occidentale e nella fattispecie italiana nella quale emerge la prepotenza e la prevaricazione degli uni sugli altri. E spesso mi viene la tentazione di rintanarmi nella mia montagna, in quell’Aspromonte fantastico nel quale sono le mie origini, isolandomi dal resto del mondo. Poi, però non lo faccio forse perchè avverto ancora quella dimensione che Aristotele ha chiamato l’animalità sociale dell’uomno, destinato a vivere tra i suoi simili. E allora riguardo al passato che noi cerchiamo di celebrare o di rinnegare secondo la convenienza dell’occasione. E penso per esempio alla polis, città indicata in tutte le salse come modello di democrazia, che però di fatto era una città governata da pochi indigeni benestanti maschi. E penso per esempio alla figura rivoluzioria di Gesù Cristo, tradito dalla Chiesa sin dai primi secoli e via via nel tempo con corruzione e scandalosi misteri, per i quali già San Paolo era intervenuto esortando i Romani a “non conformatevi ai mali del secolo, ma trasformatevi rinnovando le vostre menti”. E penso per esempio a Dante costretto all’esilio dalla sua amata Firenze  che colloca nell’Inferno politici , laici ed  ecclesiastici, comunque potenti, piangendo la sua  e nostra penisola “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello! ”  E penso, per esempio a Machiavelli che con il suo Principe mette a nudo la vera essenza del politico disposto a qualsiasi compromesso e crimine pur di raggiungere e mantenere il potere.E penso ancora, per esempio a Manzoni che narra il calvario della povera gente e i soprusi e la corruzione dei potenti. E l’elenco potrebbe continuare all’infinito. E mi chiedo perchè non abbiamo imparato nulla dal nostro passato se adesso, qui e ora, ci ritroviamo a vivere situazioni analoghe ; per cui mi viene da sconfessare un vecchio adagio secondo il quale  “historia magistra vitae” . O non conosciamo la storia oppure il malessere sta nell’uomo, nella intrinseca  condizione umana che lo rende “homo homini lupus”   a prescindere, sempre e comunque. Cosa fare, dunque, a questo punto ? Sedersi sulla sponda del fiume e stare a guardare l’acqua che scorre in attesa di scorgere il cadavere del nemico, come recita un proverbio orientale oppure alzare lo sguardo verso l’orizzonte per scrutare l’Infinito? Io ho sempre preferito la seconda via e ho combattuto le mie battaglie spesso da sola : amo andare controvento e mi piacciono le sfide cercando di evitare le manipolazioni più o meno occulte. Non mi ssono mai sentita una suffragetta, mi sono sempre dissociata dalla festa della donna e dai movimenti femministi e sono contraria alle quote rosa; e allo stesso modo mi dissocio dai movimenti omosessuali : tutto ciò per il semplice motivo che secondo me il rispetto deve essere inteso verso l’individuo e al primo posto nella società dovrebbe emergere il rispetto per la dignità della persona umana  chiunque ella sia  senza alcuna distinzione  di razza, religione, sesso e quant’altro.

Negli ultimi due mesi in Italia si è amplificato il solito teatrino politico-elettorale che vede tutti contro tutti prima del voto per poi magari vedere tutti su un solo carro a divorare le sostanze del popolo : sono proprio cannibali i nostri politici. Anche qui potrebbe soccorrerci la storia perchè già un certo Platone deplorava un paese che abbia troppe leggi perchè è come non ne avesse alcuna e sosteneva che la  democrazia, nonostante imperfetta e non immune da rischi di corruttela e malcostume, fosse comunque  il male minore per il governo di un paese. E  il bel saggio  di Panfilo Gentile “Democrazie mafiose ”  pubblicato la prima volta nel  1962  descrive benissimo i difetti del sistema democratico : come dire la perfezione non esiste.

Certo non è facile  vivere sulla propria pelle gli abusi di uno Stato che io percepisco come traditore perchè mi deruba e mi aggredisce  come i tentacoli di una piovra mentre esso Stato  dovrebbe essere la mia massima espressione  e tutelare  la mia sicurezza e la mia salute fisica e mentale fornendomi i mezzi per una  istruzione valida; beninteso servizi, questi, per i quali io cittadina pago doverosamente le tasse. Non è facile per i ventenni calabresi dover combattere la piaga del lavoro in nero. Non è facile vivere nel mio amatissimo paese dove si preferisce aprire inchieste  dopo anni di mancati controlli, dove molti crimini e stragi sono coperti da silenzi omertosi, quando basterebbe semplicemente che ognuno svolgesse con serietà il proprio mestiere. Non è facile assistere ad una giostra vorticosa, nella quale  politici affamati dilapidano incontinenti e con spavalda tracotanza le sostanze di un paese svendendolo a potenze straniere come dei  cannibali prostituiti.

Non è facile per niente.

E pensi di non andare a votare. Un pensiero che per la verità  hai molto spesso accarezzato, ma che ti fa indignare ancor di più: perchè anche con una minima percentuale di votanti, gli eletti sono comunque legittimati, perchè ti vorresti sentire cittadina attiva sempre, non solo quando devi pagare balzelli e orpelli ignominiosi, perchè hai cercato di trasmettere ai tuoi figli il bisogno di sentirsi protagonisti e non spettatori passivi,  sempre e comunque.

Dunque, cosa fai?

Tempo fa all’orizzonte politico nazionale si era affacciato un giovane sindaco, tale Matteo Renzi da Firenze, che io, convinta sostenitrice per nascita e per formazione del liberismo teorizzato da Smth, quello dello Stato come mano invisibile per intenderci, da Ricardo, da Keynes e compagnia bella, che  io, quindi, politicamente orientata  verso  una destra che in Italia purtroppo non esiste, avrei voluto votare, perchè appprezzo le sue idee politiche e il suo modo diretto di apparire e di comunicare, fattori che insieme alla giovane età ne fanno una persona politicamnete interessante.

Gli intrallazzi di Bersani e compagni me lo hanno impedito  con un regolamento beffa per le cosiddette primarie   che, secondo me, Renzi non avrebbe dovuto accettare; ma la cecità politica di questa sinistra è incomprensibile perchè, a mio avviso, con Renzi leader avrebbe avuto la maggioranza assoluta; si è trattato di un suicidio di massa. Raggiunge  poi l’apice d’idiozia politica questa sinistra con la candidatura a Reggio Calabria di quella Bindi, cariatide toscanaccia che non sa nulla di Reggio e di Calabria. Peggio di così non si può.

A proposito di candidature una oscena c’è pure dall’altra parte e mi riferisco naturalmente a quella di Scilipoti, che anche se geograficamente vicino  venendo solo dall’altra sponda dello Stretto è stato imposto dal partito che avrebbe voluto a tutti i costi candidare il Governatore Scopelliti, il quale però è rimasto  fermo nella sua idea di non farlo, con buona pace di quelli che  avevano giurato che l’avrebbe fatto  per evitare la galera, e, ob torto collo, ha dovuto ospitare il messinese.

Rosanna ScopellitiA questo punto ti rassegni mentre in testa ti frulla sempre l’idea dell’astensione. In questa ragnatela intricata di colpi sinistri  e di rimbalzi insidiosi, ad un tratto tra i rigori velenosi di un inverno tossico emerge qualcosa di nuovo: la sorpresa è piacevole e proviene da un Campo Calabro. Rosanna Scopelliti  è proprio come una rosa, nomen omen, un fiore che il papà, quel giudice Antonino Scopelliti ucciso nel 1991 da mafia e  ‘ndrangheta, aveva dovuto tenere nascosto per molti anni. E’ giovane, in gamba, seria, preparata, maturata in fretta per la tragedia che ha deturpato la sua infanzia e i suoi affetti più cari, impegnata nella lotta al crimine in prima linea già da diverso tempo.

E allora che fai?

Non si può uccidere la speranza; e ho deciso di dare il mio voto a questo giovane virgulto che dalla Calabria Reggina, quella dell’eccellenza, possa diffondere i profumi unici di Reggio e della Calabria intera ,  impregnati dei semi di   giustizia, libertà e rispetto e farne moltiplicare i germogli  nell’altrove.

Per non uccidere la speranza.

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Foto di Peppe Caridi

Diversi amici e conoscenti mi hanno chiesto in questi giorni chi fosse quel  barbiere mio compaesano coinvolto nei fatti del Cafè de Paris di Via Veneto. Io sono caduta dalle nuvole quando insistendo mi hanno detto che tutte le prime pagine di giornali e telegiornali sottolineavano le origini stefanite di quel signore. Mi ero in effetti distratta un tantino ma la rabbia è montata dal più profondo dell’ animo leggendo, oggi, una debole precisazione che il Figaro prestanome  non ha niente  in comune con S. Stefano in Aspromonte. Io vado orgogliosa di essere nata nel posto più bello del mondo e ringrazio Dio per questo. Il mio Paese  è un luogo incantato, nel quale il verde lussureggiante delle valli e dei monti dell’ Appennino fa da cornice a paesaggi stupendi che consentono di abbracciare in un unico sguardo perfino tre mari del Mediterraneo. Ionio, Tirreno e Adriatico  che si incontrano nello Stretto, quello Stretto definito da Diego Buda con espressione felicissima, Indispensabile. L’ Aspromonte, c’è da dire, ha un significato intrinseco importante se è vero come lo è che in una accezione dell’antica lingua greca asper sta per “bianco”, monte bianco, dunque chiaro sia per le nevi che per buona parte dell’ anno lo coprivano, sia per l’ importanza che questa montagna rappresentava nell’ immaginario storico- antropologico- geografico. Per queste inconfutabili caratteristiche, infatti, l’ Aspromonte viene celebrato anonimamente nella Chanson D’ Aspremont  come monte risolutore dei conflitti tra l’ Occidente cristiano e l’ Oriente musulmano in una canzone che nel tempo diviene poema  : il mio Monte cerniera d’ Europa, quindi, ad indicarne la posizione strategica da curare e studiare con attenzione. Successivamente Andrea da Barberino racconta dei molti eremiti, uomini di preghiera e di ricerca che sparpagliavano per i  nostri luoghi, i quali  hanno ospitato pure Papa Silvestro in fuga da Roma per sfuggire alle persecuzioni nei confronti dei cristiani. A questa leggenda che si intreccia con la storia e in particolare con la storia della Roma di Costantino risale la fondazione del santuario di Polsi, dedicato inizialmente alla croce, come indica l’ etimo della parola greca polsi. A testimoniare questi fatti esiste tuttora la grotta di San Silvestro poco distante dall’ abitato del Paese, S. Stefano in Aspromonte, appunto. Più avanti negli anni, anzi nei secoli, S. Stefano ospita alla Batia l’ importante Monastero Basiliano, San Giovanni in Castaneto, dedicato a San Giovanni decollato, punto di riferimento per un’ intera vallata che si estendeva fino a Scilla comprendendo Bagnara, Campo Calabro e zone vicine.  Nell’ Ottccento S. Stefano è antesignano per le battaglie risorgimentali, alle quali ha pagato un cospicuo tributo di sangue. Il 29 agosto 1847 sulla Piazza principale del Paese sventolava il tricolore portato sul cuore dai moti di Napoli del 1821 da un menbro della famiglia Romeo, borbonici e patrioti che con coraggio e onestà prima si impegnano sino all’ estremo sacrificio contro il governo borbonico, poi, deputati al primo Parlamento della Nazione Unita si ribellano dimettendosi e  dichiarando pubblicamente che il sud era stato tradito. Di tutti questi fatti, qui sinteticamente accennati è difficile trovare notizia. I libri scolastici ignorano  volutamente questi aspetti e bisogna cercare qualche lavoro di ricerca destinato a poche persone per averne contezza. Via via nel tempo e tuttora molti stefaniti si distinguono in tutto il mondo e  in settori di attività i più svariati per eccellenze.  Sui libri, comunque, il mio Paese viene ampiamente ricordato come patria del famoso brigante Giuseppe Musolino, la cui vicenda si è svolta nei primi decenni del secolo scorso. E’ il caso di fare dunque un pò di chiarezza. Il fenomeno del brigantaggio anche individuale non è stato circoscritto ad alcune zone della nostra penisola, briganti “importanti” ci sono stati in quegli anni  in Emilia, in Toscana e in altre regioni. Il fatto che si ricordi particolarmente il nostro Musolino forse è dato dal motivo che questo brigante è stata una figura complessa che ha intrigato gente del popolo e mezzi di informazione italiani e stranieri. Non sono così ingenua e sprovveduta da non sapere che anche nel mio paese c’ è stata ed esiste tuttora delinquenza individuale ed organizzata; so anche bene però che questi aspetti sono comuni a tutti i paesi del Meridione, di tutta l’ Italia e del mondo intero. Tutto il mondo è paese, ora più che mai dopo che abbiamo imposto il mondo come villaggio globale. I media di oggi sono pronti in maniera superficiale e rozza a demonizzare luoghi e persone solo perchè imbavagliati e offuscati da pregiudizi e preconcetti approssimativi che li rendono correi e che male fanno alla cultura di tutto il Paese Italia, e in particolare del meridione. Io sono convinta, inoltre, che il sud abbia molto da insegnare al settentrione in fatto di cultura, civiltà educazione e senso civico. Necessita, piuttosto, che noi prendiamo coscienza  per  essere  consapevoli della nostra storia e delle nostre capacità ed andarne  fieri. Il migliore modo, poi, di combattere la mafia e le mafie tutte consiste secondo me, nel fare emergere gli aspetti positivi dei territori, e i nostri luoghi in questo senso hanno molto da raccontare. Bisogna mettersi in ascolto con umiltà , pazienza, determinazione e serietà. Ma non sono forse, questi, valori fondamentali ai quali si deve ispirare tutto il settore dell’ informazione ?

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Il sindaco di Capo d’ Orlando distrugge con la piccozza una targa commemorativa di Garibaldi. Notizia, questa, che guadagna molti titoli su testate nazionali, solo perchè è stata ripresa dal ” The Times” di Londra ,sul quale il corrispondente da Roma, Richard Own scrive un pezzo dal titolo “ Sicilian majior takes a hammer to Garibaldi the revolutionary hero”. All’ unanimità la stampa italiana descrive il gesto quale oltraggio al Risorgimento e all’ Unità d’ Italia. Sgombrando subito il campo da ogni eventuale equivoco, dico subito che approvo il gesto del sindaco Sindoni e propongo di eliminare dalla toponomastica dei luoghi dell’ Italia meridionale tutti i riferimenti a persone e fatti che enfatizzino l’ unificazione nazionale. (altro…)

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