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Peppe Caridi-Il Ponte sullo Stretto entra a gamba tesa nella campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 4 marzo e a Messina si ricompatta il Fronte del No che comprende grillini, comunisti e il Sindaco Accorinti. Ma la loro è un’inutile battaglia di retroguardia

BALLOTTAGGI: ACCORINTI (NO PONTE) VINCE A MESSINAIl Ponte sullo Stretto si farà o no? Decideranno gli elettori: non ci sono molti dubbi. Le elezioni politiche del 4 Marzo sono diventate una sorta di Referendum sulla grande opera dello Stretto, per cui i tempi sono maturi grazie alla ripresa economica nazionale e internazionale e alle infrastrutture di collegamenti già completate negli ultimi anni (vedi la nuova A2 – Autostrada del Mediterraneo, che ha archiviato la vecchia problematica A3, grazie ai fondi della legge obiettivo n° 443 del 2001 approvata esclusivamente grazie al progetto del Ponte). Alla faccia di chi dice che per il Ponte si sono spesi tanti soldi inutili: nonostante la Grande Opera ancora non ci sia, soltanto l’idea di realizzarlo ha già portato grandi benefici al territorio calabrese e siciliano. Benefici evidenti sotto gli occhi di tutti, ogni giorno (e non stiamo parlando delle mulattiere grilline).

berlusconi-ponteChe poi la cosa più assurda è che sia un 81enne milanese, in un’intervista a Tele Lombardia (!) a rilanciare il progetto del Ponte sullo Stretto: Berlusconi è, è stato e probabilmente sarà il politico che più di tutti si è battuto e si sta battendo per realizzare il Ponte sullo Stretto, strategico per lo sviluppo di Calabria, Sicilia e di tutto il Meridione (quindi anche dell’Italia). E’ una cosa assurda non certo per l’indiscutibile spessore umano e politico del Cavaliere, quanto per il fatto che non ci siano altri politici, magari più giovani, magari più meridionali, ad interessarsi così tanto al Ponte. Non l’ha fatto Renzi (almeno non con convinzione); non l’ha fatto la Meloni; non l’ha fatto Salvini. E tutti gli altri continuano a portare avanti un’inutile battaglia di retroguardia.

berlusconi a palermo regionali sicilia

LaPresse/Guglielmo Mangiapane

Così l’annuncio di Berlusconi, che l’intenzione di realizzare il Ponte l’ha dimostrata con i fatti e non solo a parole, ha ricompattato il fronte del No: GrilliniComunisti Accorinti. Ed è proprio per la sinistra al Governo che il progetto s’è arenato. Era, infatti, il 27 marzo 2006 quando il Governo Berlusconi, dopo appena quattro anni di lavoro in cui erano stati superati tutti gli step burocratici e amministrativi (approvazione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, OK dagli advisor del Cipe, bando di gara internazionale per la selezione del General Contractor ecc. ecc.) firmava ufficialmente il contratto di assegnazione alla cordata che aveva vinto il bando pubblico. Ma dopo pochi mesi il centro/sinistra di Romano Prodi vinceva le elezioni con uno scarto di appena 25.000 voti (19 milioni contro 18 milioni e 975 mila) e la prima cosa che faceva era proprio quella di affossare il progetto con il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi che addirittura nel giorno del giuramento annunciava “Il Ponte non lo faremo mai“. Il 25 ottobre 2007 il Governo veniva però sconfitto in aula sull’emendamento che doveva sciogliere la Società Stretto di Messina S.p.A.. Nel 2008 Berlusconi torna a vincere le elezioni e la macchina per il Ponte si mette nuovamente in moto: a Cannitello iniziano i lavori e viene completata in pochissimo tempo la variante ferroviaria propedeutica ai collegamenti con il Ponte, poi sale lo spread e le note manovre di palazzo consegnano l’Italia ai burocrati guidati da Mario Monti che accantona tutto. Il Ponte sullo Stretto? Neanche a pensarci! Piuttosto commissariamo il Comune di Reggio Calabria, al Sud non servono strade e ferrovie, è il posto in cui far fare carriera ai nostri colleghi.

domenica del corriere ponte strettoOggi siamo qui, dopo 4 governi non eletti dal popolo, e finalmente la gente ha una nuova occasione per ribadire ciò che dal territorio ha sempre provato a testimoniare dentro le urne. Il Ponte lo vogliono la stragrande maggioranza di messinesi, reggini, siciliani, calabresi, meridionali e italiani. Il problema è che nel 2018 ancora questo Ponte non ci sia, quando in tutto il Mondo, anche in Paesi che consideriamo “in via di sviluppo”, sono collegate terre ben più distanti.

Oggi il quadro politico è molto chiaro: il centro/destra (ma soltanto se è a trazione Berlusconi e Forza Italia) il Ponte lo vuole fortemente e l’ha già dimostrato con i fatti quando è stato al governo. Al Centro/Sinistra c’è Renzi con il Pd che, seppur in modo ancora non troppo convinto, al Ponte strizza l’occhio. L’ex premier l’ha sostenuto più volte, ma ha incontrato le resistenze di Delrio e di una classe dirigente che ha preferito dirottare fondi e investimenti sempre sulle Regioni del Nord. Dove l’alta velocità ferroviaria (realizzata, anche questa, guarda caso, da Berlusconi!) ha dato grande vigore ai territori ed è stata il vero e proprio traino per uscire fuori dalla crisi.

Poi c’è l’inutile fronte del No che combatte una battaglia di retroguardia: Accorintigrillini comunisti. A Messina si sono risvegliati. Accorinti non è mai stato tanto attivo nell’amministrare la città quanto non lo sia in questi giorni per dire “No” al Ponte.

ponte-sullo-stretto-di-messinaIeri la candidata del Movimento 5 Stelle all’uninominale di Messina Grazia D’Angelo s’è lasciata andare ad una delle castronerie più clamorose del la storia del Movimento (e dalle scie chimiche ai vaccini, dal wi-fi all’uscita dall’euro ce ne voleva per scalare questa classifica tragi-comica!), dicendo che “realizzare il Ponte sullo Stretto è anti-economico considerando che il tempo di ritorno del denaro sarebbe stimato in 600 anni“. L’avrà letto su Wikipedia?

A seguirla a ruota oggi i comunisti di “Liberi e Uguali“: hanno abbandonato il Pd perchè “la sinistra è un’altra cosa“, perchè “Renzi ci ha tradito“. Eh già, abbiamo i novelli nostalgici di Stalin combattere ancora per far tornare l’uomo nelle Caverne. Epifani a Messina stamattina ha ribadito “se continuiamo a parlare di ponte prendiamo in giro i cittadini“, ignorando che proprio il Ponte prevede l’arrivo dell’alta velocità fin in Sicilia (assolutamente necessaria, e propedeutica al Ponte, ma che senza Ponte difficilmente si potrà mai realizzare), e che proprio il Ponte (probabilmente SOLO il Ponte) potrà innescare un boom economico che, a catena, garantirebbe il funzionamento, e anzi il rilancio, di tutte le altre infrastrutture del territorio.

ponte-stretto-14Il candidato del Pd Pietro Navarra, già rettore dell’Università, è stato chiarissimo con il suo Sì al Ponte. Quindi non è una questione di ideologie politiche o di coalizioni. Abbiamo due partiti (Forza Italia nel centro/destra, il Partito Democratico nel centro/sinistra) che il Ponte lo vogliono fare. Certo, Forza Italia con più convinzione. Ma finalmente anche il Pd sembra essersi aperto allo sviluppo. Tutti gli altri, invece, o hanno altre priorità o sono barricati su un ideologico “No” di retroguardia.

Ai cittadini la parola, il risultato del 4 marzo sarà fondamentale per scrivere una nuova pagina positiva nella travagliata storia di questo benedettissimo Ponte, o per affossarlo definitivamente.

BALLOTTAGGI: ACCORINTI (NO PONTE) VINCE A MESSINAE’ importante che tutti gli elettori, nel momento in cui entreranno nell’urna e decideranno dove mettere la loro preferenza, riflettano bene sul fatto che negli ultimi cinque anni a tutti i livelli il territorio è stato governato dai No Ponte, sia a livello nazionale che a livello locale. Cinque anni di politica No Ponte cos’ha portato a questo territorio? Ci avevano raccontato che avevano le alternative, la flotta dello Stretto, le opere propedeutiche, le piccole cose, le strade, le ferrovie. Invece il Ponte non c’è e tutto il resto funziona sempre peggio, persino le strade del centro città sono impraticabili con buche diventate voragini. Se invece ci fosse il Ponte, sarebbe naturale che le ripercussioni su tutto il territorio sarebbero straordinarie sotto tutti i profili. Vogliamo darci una scossa e cambiare, o ci sta bene questo sottosviluppo e accettiamo la mediocrità a cui i vari AccorintiFalcomatàCrocettaOliverioBianchi e Delrio ci hanno fatto precipitare?

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Un abbraccio mortale.

Altro che eterna nemica! Questa volta il Cavaliere ha superato se stesso.la notizia è di quelle che tolgono il respiro. Che l’Italia sia ormai lottizzata dallo straniero in tutti i suoi settori è un dato di fatto innegabile, che le società di calcio purtroppo ormai siano diventate multietniche non solo nella composizione della squadra, ma proprio nell’assetto societario, è un altro dato di fatto che fa piangere non solo i tifosi , ma tutti quelli che ancora sentono, nonostante tutto,l’appartenenza al suolo italico. Che però il Milan possa trasferirsi nella fortezza teutonica  ha proprio dell’incredibile. perchè è di questo che stiamo parlando. L’abbraccio di Malta tra Berlusconi e la Merkel, come riportano organi di stampa accreditati, va infatti, aldilà dei motivi politici : pare proprio che alla presenza di un manager della casa automobilistica più importante della Germania e un campione di calcio  blasonato, del quale circola il nome da diversi giorni, si sia sottoscritto un compromesso per il passaggio del “Diavolo”  rossonero in mani  germaniche. Essì che sui rapporti tra il Silvio nazionale e la Angela d’oltralpe si sia lavorato molto di fantasia  nell’immaginario collettivo, però arrivare al  punto di cedere proprio ai rivali di calcio di sempre, una società come il Milan !….Ahimè, “serva italia, di dolore ostello”……con tutto quel che segue.

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Questa frase è falsa

La Cosa paradossale

la Cosa è così paradossale, secondo me, che avevo deciso di non darle alcuna importanza, ma, dal momento che è montato un vero e proprio casus belli, non posso ignorarla.

Dunque, dicevo la Cosa. Oggetto e soggetto : l’accostamento fatto  da un politico, di nome Calderoli, tra un animale, nella fattispecie l’Orango, e un Ministro, tale Kienge.

Sono d’uopo delle premesse, che nel caso della Cosa, sono fondamentali.

Calderoli e tutto il popolo politico della Lega Nord non perdono occasione per lanciare gratuitamente insulti, vilipendi densi di falsità e menzogne nei confronti del Meridione  italiano e dei meridionali italiani, in ciò supportati da qualche nota penna, come quella di Vittorio Feltri  che infilza a raffica notizie errate e ingannevoli nei riguardi del Sud e dei suoi cittadini. Il tutto nell’indifferenza generale, tranne qualche voce sporadica come quella autorevole di Piero Sansonetti, anzi nel tacito plauso, spesso anche degli stessi meridionali.Quando, invece, per dovere di cronaca e per rispetto della verità storica, si dovrebbero chiedere a gran voce le dimissioni di tutto l’apparato leghista.

Preciso  anche che a me le nomine di alcuni ministri mi hanno lasciato perplessa, non per questioni di razza o di etnia ma perchè personalmente ritengo che persone come, ad esempio, la Idem, la Kienge, la Lorenzin, non abbiano le competenze necessarie per svolgere il ruolo richiesto dagli incarichi loro assegnati dal Presidente del Consiglio Letta.

Ma questa è un’altra storia, che non influisce sull’argomento che qui e ora voglio evidenziare.

Detto questo, accade, dunque, che la scintilla scoppi quando viene toccata un ministro solo perchè si tratta di persona straniera e di colore. Eppure gli accostamenti tra persone ed animali sono all’ordine del giorno : tra familiari, tra amici e nel mondo politico. Solo qualche esempio : Bossi-cane, Calderoli-maiale, Berlusconi-caimano.

Secondo me si è montato un caso sull’ipocrisia buonista, sull’atteggiamento servile dell’Italia nei confronti dello straniero, su un malinteso senso dell’accoglienza e dell’educazione. E si finisce per danneggiare lo stesso ministro in questione facendolo sentire diverso e viziandolo. Come si fa con Balotelli, un campioncino calcistico che non può essere fischiato neppure quando gioca male perchè si grida al razzismo, e anzi  si esalta oltremisura  perdonadogli gli eccessi che ai giocatori di pelle chiara vengono contestati. Che non ci sia in Italia un razzismo all’incontrario?

Il rispetto della dignità della persona umana non conosce confini delle dimensioni spazio-tempo, non conosce latitudini nè longitudini, e dovrebbe sottendere ogni considerazione che riguardi l’essere umano in quanto individuo unico e irripetibile, in quanto persona.

Per questo personalmente dissento anche dell’iniziativa del Comune di Roccella Jonica che addirittura dà la cittadinanza onoraria al Minitro Kienge e mi chiedo perchè non abbia fatto una cosa simile quando in ballo c’erano politici italiani; e certamente non condivido le considerazioni che in proposito esprime l’Onorevole Gianni Nucera : cone cittadina italiana io mi sono sentita offesa innumerevoli volte dagli esponenti della Lega, dov’era lei Onorevole?   ” Ne uccide più la lingua che la spada” : contro gli italiani si possono pepretare i peggiori crimini, guai a fare un commento ad uno straniero. E’ questa la regola da osservare?

Più che terra di approdo a me l’Italia appare come terra di conquista e vorrei che i politici italiani, che dovrebbero rappresentare anche me, si prodigassero per arginare la tratta di schiavi, perchè di questo si tratta : gente, tanta gente, che viene illusa con il miraggio dell’eldorado-Italia, spogliata dei propri beni  e anche data letteralmente in pasto ai pesci dai trafficanti internazionali.

Aveva proprio ragione  il Sommo Poeta:

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!”

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“Che cos’è il tempo? Se non me lo chiedi lo so; ma se invece mi chiedi che cosa sia il tempo, non so rispondere.”

Questo pensiero di Sant’Agostino mi torna spesso in mente quando rifletto sul mio essere qui e ora. Aldilà della sua accezione climatica più diffusa, la dimensione tempo, insieme allo spazio, sottende l’esistenza dell’essere umano facendone la  scansione nel quotidiano. Sono, dunque, consapevole di vivere un tempo strano e straordinario caratterizzato da eventi storici importanti per l’intera umanità. Facendo riferimento al tempo attuale è certamente strano e straordinario il tempo che vede le dimissioni di un Pontefice, caso rarissimo nella storia della Chiesa e l’elezione immediata del Nuovo Papa. Che non sia un segno di un rinnovamento importante? Senza lasciarmi affascinare dai pur significativi gesti di Papa Francesco, e rifuggendo dai facili entusiasmi, io spero che questo Papa, forte di una profonda preparazione culturale e teologica ignaziana, per la maggior gloria di Dio, operi una rivoluzione radicale nei misteri occulti del Vaticano : cominciando dal caso di Emanuela Orlandi, passando per lo IOR, la banca d’affari  sporchi, la pedofilia di molti religiosi e quant’altro oscura e tradisce il messaggio evangelico. Che dopo una lunga e tormentata Quaresima siano maturi i tempi per una autentica Pasqua di Resurrezione nel segno dell’autenticità cristologica?

Papa Francesco

Papa Francesco

Tempo strano e straordinario anche per la organizzazione politica dello Stato italiano, i cui rappresentanti annaspano in un pantano dal quale non riescono a tirarsi fuori. E qui emerge “l’uomo senza qualità “ di Musil  avviluppato in una rete intricata della quale non trova il bandolo. I politici del nostro bel Paese non conoscono la storia e per effimero  tornaconto personale si prostuiscono allo straniero. Il fatto che la penisola italiana occupi uno spazio strategicamente importante al centro del Mar Mediterraneo stuzzica gli appetiti di potenze straniere che ne vogliono fare  proprio uso e consumo sfruttando la cecità dei politici di casa nostra per destabilizzarne il sistema.

Due virus

Due virus

Se mala cupidigia vi guida, uomini siate, e non pecore matte, sì che il Giudeo di voi tra voi non rida”! ( Dante, paradiso,V 73-81 ) In Italia da più di un anno si susseguono veri e propri colpi  di Stato sulla pelle del popolo che vede traditi i risultati elettorali mentre gli interessi di caste e sette finanziarie di oscure  e subdole appartenenze okkupano tutti gli spazi.

L'Italia commissariata

L’Italia commissariata

Che dire ? Non resterebbe che dimettersi da cittadini per non subire le violenze di un sistema politico mafioso che vessa la gente per la goduria di pochi. Io però devo vivere il mio tempo e il mio spazio qui e ora. Quindi, forse non è un caso che questo tempo strano e straordinario sia segnato dall’impronta di due artisti, due uomini diversississimi ma entrambi colti, spregiudicati e raffinati , scanzonati, che  hanno accompagnato nel vissuto diverse generazioni   con le loro canzoni.

Enzo Jannacci e Franco Califano

Enzo Jannacci e Franco Califano

Dire con leggerezza cose profonde non è facile ed è una dote che hanno avuto sia Jannacci che Califano. Di Enzo Jannacci mi piace ricordare questo passo di una sua intervista dove emerge la sensibilità di un animo nobile, che ha cercato di rianimare la gente sia con il suo mestiere di medico che con quello di cantautore fuori dal coro.

“Ho visto la sua carezza e, per quanto mi riguarda, ho visto Gesù. Ero piccolo, mi trovavo su un tram, c’era un signore che era talmente stanco che il braccio gli cadeva, una, due, tre volte. Portava gli occhiali, di quelli da vista, ma da povero, di quelli che non sono stati valutati da un oculista e neanche un ottico. Un povero operaio stanco. Gli caddero quegli occhiali e non sapevo se raccoglierglieli o meno, così nell’esitazione sono andato oltre, attratto dal tranviere che era alla guida. Quando mi sono girato quell’uomo aveva di nuovo gli occhiali ed era sveglio. Insomma, aveva un’altra faccia, come se avesse ricevuto una carezza, rincuorato. Amo credere che sia stato Lui. Altri penseranno diversamente, ma io ci credo molto. Lo cerco, parlo con Dio e non ho bisogno di dirgli nulla perché sa già cosa faccio e cosa farò, dove finirò… sa già tutto.”

«In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».

E di Califano basta la frase “ non escludo il ritorno” per coglierne l’ironia irriverente

Due uomini autentici, loro sì.

E che il futuro sia migliore.

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Virus

La malattia è seria e consiste nella carenza di tiamina, cioè la vitamina B1, indispensabile per la sintesi del glucosio.

Le cause di questa patologia sono da ricercare principalmente in una alimentazione limitata all’assunzione di riso brillato, privato cioè della fibra che contiene appunto la vitamina incriminata. Diffusa particolarmente nelle popolazioni povere dell’ estremo Oriente, prende il nome da uno dei suoi sintomi più evidenti : “Beri-Beri” , termine  cingalese,  la lingua ufficiale dello Sri Lanka traduce, infatti, il nostro  ” non posso-non posso” ad evidenziare le difficoltà dei soggetti colpiti dal morbo  a livello neurologico e neurovegetativo; tra i vari disturbi importante è, infatti, lo stato di spossatezza che annebbia il pensiero e inibisce la corretta deambulazione.

Nel più avanzato mondo occidentale causa principale del beri-beri è l’abuso di alcool, che tra i suoi effetti dannosi registra anche il manifestarsi di questa grave malattia.

Può instaurarsi nell’organismo in maniera cronica con manifestazioni cicliche.

Facendo un’anamnesi scrupolosa al capezzale del grande malato Italia, anche un medico distratto non può ignorare che all’origine  della grave disfunzione che attualmente affligge il Bel Paese  vi è proprio una forma cristallizzata di Beri-Beri, ma forse proprio l’evidenza della patologia può offuscarne la diagnosi.

Eppure non ci  possono essere dubbi: il virus letale proviene da due microbi umani; “Ber” è la radice comune dei nomi dei due politici Leader delle due formazioni contrapposte nel triste  panorama politico della nostra  penisola e la vocale “i”,  desinenza finale, è anch’essa comune ai due litiganti, con la diffefferenziazione di alcune molecole precipue che sono :

s      = scadente

a      = atteggiamento

n      = noioso

per uno di loro e

l      = logorio

u      = uggioso

s       = scenario di

c      = completa

o      =  ostinazione

n      = noiosa

per l’altro.

Il medico, dunque, cercherà di approfondire la ricerca. Di seguito, in  sintesi,  i risultati emersi :

Vien così  fuori che  Berlusconi, inizialmente considerato da gran parte dei medici come un  microbo positivo, di fatto non ha saputo cogliere le opportunità dell’humus  favorevole, degenerando nella forma peggiore, ragion per cui, aldilà di alcuni aspetti, che costituiscono occasioni fertili per satiri e comici, dovrebbe essere trattato con massicce dosi di farmaci antivirali.

Per Bersani la ricerca ha evidenziato un microbo in piena attività che impedisce al personaggio la lucidità mentale, per cui anche in questo caso necessitano farmaci antivirali.

I due virus  sono allogeni in quanto appartengono ad una famiglia  di etnie diverse da quelle del popolo italiano e hanno trovato linfa nell’ubriacatura da potere politico privilegiato.

Alla luce di questi esiti il medico deve, quindi,  stabilire la terapia, che non può che essere unica e radicale, per evitare cancrene ed interventi devastanti.

I microbi devono essere isolati, trattati, combattutti e  sostituiti da virus di ultima generazione, quelli che la medicina ufficiale sta sperimentando con protocolli coraggiosi. Germi nuovi e freschi, dunque, capaci di debellare l’intossicazione da ” Beri-Beri”, nel più breve tempo possibile e ridare forza ed energia all’organismo, a tutto il Paese del Sole.

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Dimettersi da cittadini?

Mi è capitato per caso di rileggere questa lettera che avevo inviato all’allora Presidente del Consiglio Berlusconi il 26 maggio 2010 e ritenendola più che mai attuale la pubblico : basta solo sostituire qualche nome.

Questa volta la indirizzo alla politica, ormai un fantasma fantomatico perchè io non ho interlocutori

Sa Presidente , come tantissimi altri italiani, avevo salutato favorevolmente la sua discesa in campo politico perché avevo sperato che la sua estraneità a quel mondo avrebbe rotto gli equilibri dell’immobilismo del malaffare e dell’inciucio e corruttela vigente in Italia. Ahimè, però, neppure lei con i suoi collaboratori è riuscito a cambiare le cose che si possono cambiare. E che sono tante. Non è possibile che lei non si accorga che nel nostro Paese ci sono troppe leggi : come già sosteneva un certo Platone è come se non ce fosse alcuna ; si avalla di fatto il libertinaggio più assoluto. Si susseguono a ritmo sostenuto sentenze contraddittorie e il cittadino è costretto per qualsiasi cosa ad adire ( ? ) le vie legali per cercare di tutelare un proprio diritto. Io, di fatto, vengo insultata quotidianamente da cattiva amministrazione che mi aggredisce come i tentacoli di una piovra e che mi fa percepire lo Stato, il mio Stato, come una controparte dalla quale mi devo difendere, quando piuttosto esso Stato dovrebbe essere la mia massima espressione, preposto alla mia tutela e alla mia sicurezza. Uno Stato nemico, dunque, insieme al Parlamento, che fa parte del mio Stato e che mi deruba giornalmente. Nel Parlamento risiede il potere legislativo : se leggi ce ne sono fin troppe e il Parlamento non ha cosa fare, come lo dimostra il fatto dell’irrisorietà delle ore lavorative degli addetti, pagati profumatamente con i soldi dei cittadini, perché non eliminiamo il Parlamento ? O, in alternativa, siccome i parlamentari si sacrificano per il bene del Paese e considerano il loro impegno ( si fa per dire naturalmente) una missione, perché non svolgono ”a gratis” tale compito ? Altro che 5% oppure 10% : sarebbe l’ennesima presa in giro perché qualora passasse una norma del genere, in camera caritatis, poi, con il consenso di tutte le forze, ne passano altre nascoste che aumentano i privilegi e gli appannaggi, sotto altre voci, per aumenti reali. Essi sono i maggiori evasori, parassiti che vivono sulla nostra pelle e del nostro sangue. Se si riducessero le spese e gli abusi dei politici si risolverebbero la maggior parte dei problemi economici dell’Italia. Sa, Presidente, io ero convinta che lei avesse più coraggio per affrontare insieme ai suoi aiutanti le inefficienze del nostro Paese : cominciando dalla scuola che andrebbe chiusa perché è un ghetto di ignoranza e una casta di intoccabili che sulla pelle dei nostri figli rubano i loro stipendi in nome di un diritto allo studio che non esiste perché lo studio nel nostro paese è un bene di lusso insostenibile per famiglie già oberate da orpelli e tasse. Edifici scolastici fatiscenti, sedi universitarie sparpagliate e irraggiungibili sommate alla noncuranza di molti docenti allevano generazioni di ignoranti che poi portano al fallimento del paese. Con la collaborazione fattiva dei vari sindacati, altri parassiti, che piuttosto che tutelare il lavoratore si sono posti alla tutela ad oltranza del posto. Una giustizia che non funziona. Uno straniero, certo Norman Douglas, circa un secolo fa scriveva in Vecchia Calabria che la giustizia , in Calabria e in tutto il nostro Paese è una burla, una vera e propria farsa. Verrebbe da ridere se non ci fosse ,invece,da piangere ! Quanti misteri si celano negli archivi della giustizia che ci vengono raccontati magari attraverso romanzi o film, ma mai accertati giudizialmente? ! Stragi di Stato ? comunque possono essere così definiti molti crimini per il solo fatto di non essere stati risolti.

Cosa dire poi del Mezzogiorno ? lei che è uomo di cultura conosce sicuramente la vasta saggistica documentata sui crimini commessi nei confronti del meridione dai “fratelli” del Nord, dalle lotte per il risorgimento in avanti. C’è tanta letteratura sull’argomento e avrà certamente letto l’ultima fatica di Pino Aprile “ Terroni” , che dovrebbe imporre come libro di testo a tutti, ma proprio tutti, i politici. Perché con un atto di coraggio, a lei congeniale, mettendoci la faccia, come spesso fa, non chiede scusa a tutti i meridionali e non costringe i politici semplicemente “a ragionare” ? Sa, Presidente, io non ne posso più e ogni giorno che passa mi convinco sempre più che a noi , quelli del Sud, conviene separarci, conviene secedere ed amministrarci in autonomia con le nostre risorse, con i nostri soldi che vengono raccolti giù ed investiti al Nord da un sistema bancario distorto e punitivo. Noi non abbiamo bisogno di banche calate dall’alto, noi abbiamo bisogno di poter amministrare i nostri beni. Sono stati fatti scomparire le prime e gloriose banche, di Napoli e di Sicilia, in un processo di colonizzazione barbaro, mistificatorio, criminale e mentre il Nord vive sulla groppa del Sud viene rappresentata una realtà capovolta, su disposizioni di alcuni politici ignoranti o mendaci ipocriti e di molti media omologati alle peggiori falsificazioni. I media, poi ! E’ assurdo che in un paese che si dice democratico il ruolo dell’informazione debba essere demandato a realtà come Striscia la notizia e Le Jene, mentre tutte le altre testate sono allineate e coperte nella peggiore ipocrisia.

E comunque la pazienza ha un limite e il bubbone prima o poi scoppia

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C’è Mediterraneo e Mediterraneo

Pubblicato da peppecaridi su 10, marzo, 2011

di Lois Vàzquez Barciela – http://www.strill.it/ Ci sono due “Mediterranei”. Uno, rappresentato da spiagge e mari azzurri, da barche a vela e yacht di lusso, da bicchieri di champagne, anelli e diamanti. L’altro è fatto di povertà, ingiustizia, disuguaglianza e fame, dominato da tensioni politiche e recentemente da una nuova lotta per la democrazia.
Mediterraneo. Due sponde, due realtà molto vicine, forse troppo per alcuni che non vogliono che un Mediterraneo contamini l’altro. Tuttavia, i due “Mediterrenei” sono legati fino al punto più profondo del mare, e le sue implicazioni vanno molto oltre l’esistenza stessa di questo specchio d’acqua circondato da terra. Oggi più che mai, a tutti coloro che non vogliono che i due mari si incontrino, è inevitabile sottolineare che non c’è linea di confine, e non è possibile costruire un muro che li divida.
Fino ad ora i politici europei, consapevoli più di chiunque altro di questa dualità del Mediterraneo, avevano sempre cercato il modo di tenerli separati, per quanto possibile, attraverso un’ingegnosa e malvagia strategia. Non c’è niente che piace di più a un dittatore che essere venerato dagli altri capi di stato. In questo caso i dittatori dei paesi nordafricani (e ce ne sarebbero da scegliere da un intero catalogo di tutti i colori e forme), sono stati per decenni sostenuti dei governi europei. L’Europa ha sempre mantenuto un rapporto stretto con questi dittatori, cercando di consolidare il potere, perché è sempre stata consapevoli del fatto che mentre i paesi nord africani sono stati governati da dittatori egocentrici ed egemoniaci, la divisione tra i due mondi sarebbe stata al sicuro.
E’chiaro che per i paesi europei è molto più facile usufruire di un governo dittatoriale (perché in questo caso basta solo guadagnarsi la simpatia del dittatore) che negoziare con un governo democratico. Ecco perché alcuni politici come Berlusconi hanno rilasciato dichiarazioni come: “Sono onorato di essere stato invitato il prossimo anno in Libia il 30 agosto, la Giornata di amicizia tra il popolo italiano e libico, e sarò felice con voi per celebrare il 40 ° anniversario della vostra grande rivoluzione”, parole rivolte a Gheddafi il 3 Marzo 2009. Così come gli altri politici, lo spagnolo Aznar, che nei giorni in cui era Presidente del Governo ha ricevuto in dono un cavallo da parte del dittatore libico. Aznar ha prestato poca attenzione al cavallo, al contrario si è preso molta cura dei suoi rapporti con Gheddafi. L’ex presidente spagnolo è stato il primo leader occidentale a far visita a Tripoli ed incontrare Gheddafi dopo l’abolizione delle sanzioni delle Nazioni Unite sulla Libia. Nel 2007 il presidente Zapatero si è anche intrattenuto a cena con il dittatore libico. Ed all’appuntamento sono stati invitati anche i rappresentanti delle maggiori compagnie petrolifere spagnole e qualche altra del Nord Africa. Evidentemente questa cena ha dato esiti positivi perché pochi mesi dopo, la Spagna è riuscita a vendere armi al governo di Tripoli per 3,8 milioni di euro. Situazioni simili a questa riflettono chiaramente una determinata strategia: basta rendere il dittatore felice e i rapporti si gestiranno senza troppe difficoltà. Un Mediterraneo continuerà a soffrire la fame, mentre l’altro godrà nella sua beata opulenza.
Ma i tempi stanno cambiando, nuovi strumenti di comunicazione sono nati, Internet ad esempio, e adesso sono giunti nelle disponibilità di quelli che vivono nell’ “altro Mediterraneo ”. E’ vero che hanno ancora fame, che ancora non hanno un lavoro, che sono ancora oppressi, ma ora hanno un computer, e possono collegarsi col mondo. Adesso possono comunicare con persone con le quali prima non era possibile, con una velocità prima neanche immaginabile. Adesso possono condividere le loro preoccupazioni, le paure e la rabbia contro tutti coloro che sono responsabili della loro situazione. Improvvisamente arriva un’arma che nessun leader può controllare. Almeno per ora. E’, forse, l’arma più potente vista fino ad ora.
Come nel gioco del domino, i dittatori cadono l’uno dopo l’altro, spinti dall’ira implacabile dei popoli che hanno passato decenni sotto il loro giogo. Intanto, i governi europei rimangono in attesa di capire quale sarà la nuova realtà che potrebbe minacciare la “frontiera virtuale” tra i due “Mediterranei”. La Calabria, come la Sicilia, come Malta, come le altre realtà che si trovano nel cuore del Mediterraneo e che quindi per prima hanno i contatti e le influenze tra i due “Mediterranei”, vive questa situazione con sentimenti contrastanti. Da una parte la paura e la preoccupazione per quello che può essere provocato dalle attuali rivoluzioni democratiche, innanzitutto dal punto di vista umano perché la fine del controllo del territorio nord Africano da parte dei governi che fin qui l’hanno gestito, potrebbe determinare la “fuga” di centinaia di migliaia di disperati proprio verso il sud dell’Italia, ma anche dal punto di vista economico perché – specie con riferimento alla Libia – l’attuale rivolta potrebbe determinare (e in parte lo sta già facendo) una crescita dei prezzi di gas, corrente elettrica e benzina. Dall’altro lato, però, c’è anche chi guarda al fut uro con prospettiva, e considera quella del Mediterraneo una grande sfida. Proprio lo Stretto di Messina, e nello specifico la Città di Reggio Calabra, è l’esatto centro geografico del Mediterraneo. E proprio intorno allo Stretto, tra Calabria e Sicilia, potrebbero essere valorizzate quelle grandi risorse strutturali come il porto di Gioia Tauro, per iniziare a considerare l’ottica di baricentricità Mediterranea qualcosa di funzionale alla produttività economica, anche e soprattutto nei confronti di questi Paesi nord Africani in cui tutti speriamo possano nascere vere democrazie, che avranno senza dubbio bisogno di investimenti per la crescita e lo sviluppo un po’ come avvenne in Europa con il piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale.
Il sud dell’Italia non può e non deve lasciarsi sfuggire questa grande occasione, e deve trasformare lo scetticismo in entusiasmo, la paura in sfida, il distacco in vicinanza, aiutando il popolo nord Africano e aiutando se stessi, per scrollarsi di dosso l’attuale situazione di disagio e marginalità rispetto all’Italia centro/settentrionale e all’Europa tutta, per poter diventare il polo-guida dello sviluppo e della crescita dell’ “altro Mediterraneo”.

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