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Posts Tagged ‘chiesa cattolica’

 

 

 

Eh sì sono proprio razzista, senza se e senza ma. E sono pure orgogliosa di esserlo. Sono abituata per dna e per formazione a dare il giusto peso alle parole e ad usarle nel loro significato autentico lontano da luoghi comuni e frasi fatte, che spesso vengono proferite in automatico senza pensare e senza  capire manco ciò che si dice. Sono di carattere libero e ribelle alle imposizioni e alle manipolazioni e non appartengo a nessuna parrocchia, laica o religiosa che  sia. Mi è capitato di nascere  e vivere in un territorio splendido come è il mio Aspromonte Calabrese, che ha subito crimini pesantissimi dalla cosiddetta unificazione della penisola, che ha soppresso nel sangue il Regno Borbonico delle Due Sicilie , indiscussa potenza mondiale, depredato dai barbari ignoranti invidiosi che popolavano il settentrione del paese, che si sono arricchiti sulle spalle di noi terroni, i veri Italiani, perchè Italia si chiamò originariamente proprio la Calabria, in onore del Re Italo che ivi sbarcò proveniente dalla Grecia, come racconta anche Aristotele :”Divenne re dell’Enotria un certo Italo, dal quale si sarebbero chiamati, cambiando nome, Itali invece che Enotri. Dicono anche che questo Italo abbia trascinato gli enotri, da nomadi che erano, in agricoltori e che abbia anche dato ad essi altre leggi, e per primo istituito i sissizi. Per questa ragione ancora oggi alcune delle popolazioni che discendono da lui praticano i sissizi e osservano alcune sue leggi .” (     Politica ).

Per quanto mi riguarda considero l’appartenenza al mio territorio, la cui storia è stata ed è  continuamente stravolta, un valore aggiunto fondamentale,  e,  dunque, anche per questo sono razzista, ovvio.

Sono razzista anche nei confronti di un Paese, il mio, nel quale purtroppo non mi riconosco, perchè il mio Stato, quella Istituzione, massima espressione della Democrazia, lo Stato che dovrebbe tutelarmi, difendermi, fornirmi, in cambio delle tasse salatissime  che pago regolarmente, i servizi essenziali relativi alla Difesa, alla Salute e all’Istruzione, questo Stato, dunque è diventato oramai da troppo tempo la mia controparte dalla quale devo, o dovrei, difendermi. A questo proposito viene prepotentemente in mente Kafka, perchè io sono costretta a vivere il paradosso che il “mio” Stato è per me un vero e proprio campo di concentramento. E dunque io sono razzista nei confronti del mio Stato, i cui tentacoli mi ghermiscono ogni giorno come quelli di una piovra famelica.  Che ho scritto, campo di concentramento ? Ahimè quanto pesa il mio fardello! Tutti i giorni a destra e a manca  i colpi di un  martello pneumatico insistente e senza soluzione di continuità scandiscono calendari infiniti per celebrare il ricordo delle atrocità dell’olocausto, dei campi di concentramento, delle lotte cosiddette partigiane, e chi più ne ha più ne metta, naturalmente a senso unico.  Contemporaneamente,sotto gli occhi di tutti si sta svolgendo, orami da più di un decennio, un olocausto indegno, infame, peggiore dell’olocausto, perchè nei campi di concentramento il boia è il nemico, qui e mi riferisco all’ignobile tratta di persone mai raccontata dalla storia dell’umanità, qui, intorno al fenomeno dei cosiddetti migranti, il boia è l’amico, è l’amico che ti fa pagare a caro prezzo per andare verso il paradiso terrestre, che poi spesso è rappresentato dai fondali del Mediterraneo, quella parte del Mare Nostrum già nei secoli veicolo di comunicazione di risorse, merci  e cultura e oggi diventato Mare Mortuum.Io voglio bene all’essere umano di qualsiasi colore e a qualsiasi etnia appartenga, e proprio per questo ci si dovrebbe adoperare a dare alle popolazioni dei paesi di origine le giuste informazioni. perchè di fatto succede che le persone vengono illuse che nel famoso Occidente ci sia l’eldorado, per raggiungere il quale servono soldi; allora ci si procura il necessario a costo di vendere i propri beni, si pagano gli scafisti e si parte, chi ha la fortuna di arrivare in Libia, viene messo in carcere perchè il paese contempla il reato di clandestinità, ma se si paga si esce dal carcere. e allora spesso ci si deve rivolgere ancora ai parenti dalla madre patria per recuperare le somme necessarie, grazie alle quali,attraverso le imbarcazioni delle cosiddette ONG solidali, finanziate dal pubblico e dal privato, se non perisci annegato arrivi Italia. Qui vieni smistato nei vari centri di accoglienza, che, in cambio di laute sovvenzioni di denaro pubblico umiliano l’individuo con trattamenti indecorosi , per cui ci ritroviamo con esseri umani, privilegiati legalmente, che fanno la pipì e la cacca dove capita, laddove ai superstiti italiani (?) viene comminata una bella multa se il nostro cane fa la pipì per strada. E i cosiddetti italiani ? possono crepare, e  devono, per legge, essere solidali  Sono in molti a speculare su questa situazione con la complicità  dei Governi di turno e della Santa Chiesa Cattolica :la politica attraverso i canali istituzionali e la Chiesa Universale con i suoi missionari sparpagliati in tutto il mondo, dovrebbero operare nei paesi d’origine dei popoli dei migranti per informare sulla realtà e dissuaderli dal partire verso la sofferenza e spesso la morte. Se c’è bisogno, poi, l’aiuto va fatto in casa loro, spendendo molto meno, creando meno frustrazioni, evitando una tratta ignobile e criminosa, valorizzando quel che resta degli indigeni italiani. Per questo io sono razzista e cattiva.

 

 

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Caino e Abele

 

 

 

Il bollettino di guerra è inarrestabile, giorno dopo giorno si sgrana dolorosamente il rosario dei morti ammazzati : il Nostro Mare, quel Mediterraneo che ha visto nascere le antiche e migliori civiltà, è diventato il mare degli orrori, della morte, fossa comune di esseri umani senza volto e senza identità. Uomini , donne, bambini  in balia di persone senza scrupoli che in nome del dio Mammona lucrano spietatamente sulla vita di intere popolazioni con la complicità di Governi, politici e politicanti di mestiere dell’evoluto e avanzato Occidente e della Chiesa Cattolica  cosiddetta Universale. Signori, costoro, che si riempiono la bocca di chiacchiere in un giro vorticoso di soldi, sporchi- sporchissimi- sudici,cercando di giustificare la propria coscienza mentre dalle onde si elevano grida di disperazione. I Caini di turno, coloro che illudono le genti a lasciare i propri luoghi di appartenenza imponendo un prezzo notevole come pizzo, coloro che trasportano, che incarcerano, che torturano, che uccidono centinaia di migliaia di esseri umani che sono tanti, troppi, però non si toccano : NESSUNO TOCCHI CAINO.

La Chiesa Universale, quella Chiesa che si sporca con atti e misfatti di reati ignobili, come la pedofilia, e sfoggia lussi e lustri scandalosi e misteri dolorosi, che tradiscono il messaggio evangelico stia zitta almeno e non cerchi di dare lezione ad altri , di nessun tipo e in nessun campo : la Chiesa, questa Chiesa lussuriosa e lasciva, ha rubato il mio Dio.

Sara

 

E il rosario si sgrana con immenso dolore in Italia, con morti ammazzati con inaudita ferocia. Li chiamano femminicidi, ma a me questo termine orribile puzza di ipocrisia. Si tratta di delitti di una ferocia crudele, terribile, insana, efferata, sanguinaria, angosciosa, mostruosa. Giorno dopo giorno. Senza tregua. NESSUNO TOCCHI CAINO. Si impone quindi l’interrogatorio di garanzia : quando il reo confesso fornisce dettagli inequivocabili sul crimine commesso, che senso ha l’interrogatorio di garanzia ? Andrebbe CONDANNATO A MORTE per direttissima, senza se e senza ma. Certo si richiede la massima professionalità da parte degli inquirenti e dei giudici, ma se l’assassino confessa fornendo elementi certi e indubitabili, che significato ha istruire processi infiniti che spesso si risolvono generosamente nei confronti del colpevole, il quale poi avrà modo di reiterare il reato?  Eppure avevo pensato di vivere in uno Stato di diritto, che tutela la vita dei suoi cittadini !.. Io però non mi sento sicura manco dentro casa : lo Stato, il mio Stato, cioè la Istituzione che dovrebbe essere la mia massima espressione, mi ha tradito, abbandonato, violentato. Sapevo che la mia libertà finisce dove comincia quella dell’altro, degli altri. Io invece mi sento in gabbia, con i tentacoli di una piovra che mi ghermiscono senza pietà.NESSUNO TOCCHI CAINO.E mentre si assiste inermi a questi eccidi vengo martellata 24 ore su 24 da fiumi di parole per  una cosiddetta riforma costituzionale; e a me le Costituzioni non piacciono a prescindere: ritengo che un Paese civile non abbia bisogno di leggi e di così tante leggi per il vivere civile. Già Platone, in tempi sicuramente non sospetti nel De Republica sostiene che il paese che ha bisogno di tante leggi, è come se non ne avesse alcuna. E l’italia di oggi ha fin troppe leggi, codici, codicilli, impedimenti dirimenti e quant’altro che rendono quantomai inutile la Carta Costituzionale, che è un totem, un vero e proprio feticcio usato ora da questo ora da quello a convenienza.

In questo contesto socialmente malato capita spesso che nell’immaginario collettivo vengano capovolti i termini reali, per cui la vittima diventa colpevole e il colpevole vittima, con buona pace degli pseudomoralisti di turno che biascicano a vuoto parole senza senso, e senza rispetto per la dignità della persona umana.

Abbiamo sacrificato l’identità di popolo sull’altare  del Villaggio Globale e  abbiamo massificato l’istruzione per meglio manipolare genti a tutte le latitudini e tuttora però nel nostro Bel Paese continuiamo a litigare su quisquilie di parti e di partiti, strumenti,noi, ormai inermi, di trappole insidiose guidate da demoplutocrazie massonico- giudaiche e giudaico-massoniche. NESSUNO TOCCHI CAINO

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Mala tempora currunt per una Chiesa Cattolica Apostolica Romana che ha tradito e tradisce il messaggio evangelico di Cristo e rischia di affondare tra le sue sabbie mobili

i 3 papi

Dopo il fascino del grande comunicatore, Papa Wojtyla, e l’anomalia del gelido patriarca tedesco, Papa Benedetto XVI, non era  facile per alcuno raccogliere un testimone certamente scottante.

Per sgombrare subito il campo da qualsiasi equivoco, dico subito che a me questo Papa non è mai piaciuto.

Non sono riuscita a capire, e nemmeno tuttora ci riesco, innanzitutto, i motivi delle dimissioni di Papa Benedetto XVI; eppure la Chiesa che si dice universale e predica che la Chiesa sono i fedeli, dovrebbe essere un modello di trasparenza, e invece quanti misteri nasconde nelle sue pieghe e nelle sue piaghe! Tornando al Pontefice attuale, chi mi conosce sa che sin dall’inizio io ho avuto l’impressione che  Papa Francesco rientri in una grande operazione più o meno mediatica per cercare di dare nuovo lustro all’immagine, e sottolineo all’immagine, di una chiesa troppo coinvolta in fatti poco edificanti sia dal punto di vista etico- morale, tralasciando quello religioso naturalmente, sia dal punto di vista economico finanziario. Anche  lo sguardo furbetto, anzi furbastro, come  di chi la sa lunga mi accompagna nei miei pensieri, che trovano sempre più conferma nel fatto che questo Papa afferma ora tutto e subito dopo il contrario di tutto argomentando in modo più o meno chiaro che entrambe le asserzioni siano giuste e tra di loro compatibili. Alcuni esponenti  teologi e vaticanisti muovono al Papa molte contestazioni in ambito dottrinale e strettamente religioso, io, anche se mi sono abbastanza documentata in materia, qui voglio dire qualcosa solo sull’aspetto sociale del ruolo del Pontefice.  Durante gli anni di liceo ho avuto la ventura di incontrare come insegnante di religione un gesuita, certo Padre Guido Reghellin, che da vero e proprio antropologo e teologo teneva lezioni di metafisica, che erano cibo prelibato per le mie inquietudini. Da lì è disceso l’incontro squisitamente culturale con vari gesuiti, anche se molti di loro, dietro la facciata cordiale e benevola, celano di fatto comportamenti subdoli, approssimativi, ingannevoli, ben lontani  dalla grazia di Dio e dalla predicazione di Sant’Ignazio, del quale eppure  si dicono figli. In quella che a me pare un’operazione mediatica rientra pure l’appellativo di riferimento del Papa : semplicemente e solo Francesco, senza l’apposizione “Papa” . Quasi avessimo chiamato Benedetto o Giovanni Paolo i due predecessori più prossimi; mai nessun papa è stato chiamato pubblicamente con solo il nome proprio adottato con la elezione al soglio pontificio.  Mi ha sfavorevolmente impressionato il fatto che il papa si sia recato a Lampedusa per dimostrare la propria benevolenza verso il popolo dei migranti;  preferirei che il pontefice si adoperasse personalmente e attraverso i suoi discepoli nei paesi d’origine, da dove parte quella che io sostengo sia una ignobile tratta di schiavi paganti, moltitudini di persone che vengono sedotte e abbandonate. Ha destato l’indignazione e la rabbia e la pietas internazionale, o forse ha fatto solo rumore,  la foto del corpicino di un bimbo su una spiaggia turca che sarebbe perito tra le onde durante l’attraversamento, senza tener conto che ogni giorni sono tanti i bimbi che muoiono mentre cercano di raggiungere l’eldorado inesistente nell’altrove  sconosciuto.

E tutto ciò si svolge con la benedizione della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana e con la complicità dei Governi. Perchè  altra cosa che non mi piace affatto è l’ingerenza della Chiesa nella politica italiana: sostengo da sempre il principio sintetizzato nel detto ” libera Chiesa in libero stato” e credo che uno dei mali del nostro paese sia proprio la forte influenza del Vaticano, che sottende a tappeto la vita cosiddetta politica e sociale del nostro quotidiano.

Adesso desta scalpore la notizia che il papa sarebbe stato affetto da un tumore cerebrale e il vaticano si affretta a smentire nonostante il giornale che l’ha pubblicato pare sia in possesso di documenti inconfutabili. Perchè nascondere ?  Ho conosciuto, anche da molto vicino purtroppo, persone colpite dal  mostro crudele al cervello, che sono stati lucide mentalmente fino all’ultimo respiro e mi riesce difficile capire per quale motivo proprio il Papa dovrebbe nascondere una eventuale qualsiasi sua patologia.

Certo che in questi anni la Chiesa e il Vaticano non ci fanno mancare il “pane” quotidiano, di fatto le notizie rimbalzano senza tregua, come quella di Monsignore outhing, al secolo  Charamsa, che, alla vigilia del sinodo, annuncia ufficialmente di essere omosessuale e di convivere da molto tempo con il suo compagno sotto le mura del Vaticano. Naturalmente si ventila debolmente un suo eventuale allontanamento mentre la notizia si decanta tra la schizofrenia di una vita sempre più caotica dove non c’è posto per la memoria. Il fatto che l’alto prelato sia omosessuale sono fatti suoi che certamente non mi riguardano, l’anomalia sta invece nel fatto che pare che l’essere omo gli dia il lasciapassare per condurre il suo rapporto nonostante abbia fatto voto di astinenza, come comanda  Santa Romana Chiesa. Come se ai gay tutto sia lecito e consentito. E il Vaticano in tutto questo tempo ha fatto lo gnorri, e lo continua a fare.

Mentre butto giù, in ordine sparso, questi miei pensieri, un’altra notizia bomba scuote le mura vaticane con l’arresto di un altro Monsignore, Lucio Angel Vallejo Balda,  e della lobbista Francesca Immacolata Chaouqui, entrambi chiamati dal Papa nel luglio del 2013 a far parte della  Commissione di studio sulle attività economiche e amministrative della Santa Sede (Cosea), colpevoli entrambi, di avere passato documenti riservati del vaticano a due giornalisti italiani, Fittipaldi e Nuzzi per la stesura di due libri  in uscita in questi giorni rispettivamente Avarizia e via Crucis. Un vero e proprio ginepraio dunque, e sui media imperversa la dietrologia sul prelato spagnolo socio dell’Opus Dei e la donna italiana Chaouqui, una vecchia conoscenza di questo blog come si può leggere in questo articolo

https://mimmasuraci.wordpress.com/2013/07/26/il-papa-assume-una-migrante-di-lusso/.

Qual è il problema allora ? Possibile che il Papa non conoscesse la storia di queste due persone ? se ha voluto entrambi come  collaboratori, adesso quale sarebbe il peccato ? la Chiesa e il Vaticano non dovrebbero essere un modello di trasparenza e sincerità e onestà per il mondo intero ? quanti intrighi di Palazzo tra affari e collusioni, intercettati dalla banca Vaticana, quello IOR famoso  da Calvi a Sindona all’attuale scambio finanziario tra l’importante  presidio sanitario del Bambin Gesù e il super appartamento del Cardinale, il tutto irrorato di buon vino come capita il 27 aprile 2014 , in occasione della beatificazione di due Pontefici, nel party in terrazza all’ombra del Cupolone sulla balconata del Palazzo della Prefettura degli Affari economici del Vaticano. Stuzzichini, aperitivi e eucarestia offerta a 150 invitati dal padrone di casa, monsignor Lucio Angel Vallejo Balda insieme a  Francesca Chaouqui, che ospitano il Dago -spia, Bruno Vespa, Maria Latella, solo per fare qualche nome naturalmente.

Che Chiesa è quella che nasconde, che occulta la verità, che censura la storia, come è successo anche di recente con la messa al bando dei libri di Sorti e Monaldi ?

So bene di non scoprire nulla di nuovo, anche perchè già Dante ci aveva detto tanto sulla corruzione della Chiesa e dei suoi Papi,e Manlio Simonetti, di recente ci ha documentato dettagliatamente  sulla corruzione del cristianesimo dei primi secoli, ma io mi ero illusa che in una società come quella attuale che si dice evoluta, la chiesa dovrebbe ormai fare un esame di coscienza serio e profondo e chiedere scusa dei troppi peccati mortali commessi se vuole ancora avere credibilità.

Se le notizie sono queste non capisco quale sia il reato nel rendere pubbliche fatti e atti che poi bene o male si sapevano più o meno. Perchè anche l’ultima potrebbe essere  un’operazione mediatica. Tenuto conto che io aspetto sempre che mi si dipani il mistero che avvolge la scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, di cosa vogliamo parlare?

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” …..prendere per il cielo il suo cervello”

non è francescoFare una recensione dell’ultima fatica di Antonio Socci, “Non è Francesco” (Mondadori settembre 2014) non è facile, e secondo me sarebbe riduttivo cercare una sintesi  in poche righe. Socci, scrittore cattolico per eccellenza sostiene la tesi, per dirla in parole povere, che il conclave e l’elezione di Papa Bergoglio sono  illegittimi perchè non si sono svolti secondo  le regole che la Chiesa si è data, che  le dimissioni di Papa Ratzinger  di fatto sono anomale perchè riguardano solo il ministero e non il ruolo, cioè lo status di Pontefice, e dunque l’unico Pontefice, allo stato attuale, è Papa Benedetto, le cui dimissioni, peraltro, restano avvolte nel mistero-in uno dei tanti misteri dolorosi, e Bergoglio farebbe meglio a tornare umilmente alla sua Argentina. In estrema sintesi questo il succo delle quasi 300 pagine del saggio  che documenta, cita, riporta scritti e situazioni densi di particolari. Socci accoglie inizialmente con  entusiasmo  l’elezione di Papa Francesco, con la speranza che il nuovo  Pontefice avrebbe colto il “bisogno di far accendere una luce per una generazione che è stata gettata nel nichilismo, che non sa più nemmeno distinguere il Bene dal Male perchè le hanno insegnato che non esistono e che ognuno può fare quello che gli pare”. Poi però osservando e riflettendo su  detti e fatti del Papa, si rende conto che non è tutto oro quello che luccica e, passando in rassegna passato e presente della Chiesa e di Bergoglio Papa Vescovo e Cardinale, deve suo malgrado constatare che molte affermazioni di  Papa Francesco contrastano con la dottrina  cristiana nelle sue fondamenta  e si dimostrano compiacenti con mode, tendenze e ideologie dominanti superficiali  che esaltano il relativismo come valore assoluto.

Papa Francesco

Papa Francesco

Papa Benedetto, dunque, non si è dimesso da Pontefice ma solo dall’esercizio del ministero papale, e la figura di un Papa “emerito” è assolutamente senza senso per cui Ratzinger è l’unico ad essere legittimato, qui e ora, al ruolo di Papa,laddove  Francesco  cercherebbe l’encomio facile dei media e delle lobby laiciste strizzando l’occhio all’Islam, mentre nulla fa di concreto per la tanto annunciata pulizia negli organismi ecclesiastici, valga per tutti la situazione della Banca vaticana, lo IOR, al centro di molti “affari”, diciamo, discutibili. Socci rimprovera a Bergoglio la mancanza di rigore dottrinale, per cui raccogliendo il suggerimento  del cardinale brasiliano  Joao Braz de Aviz ha disposto il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, colpevoli di celebrare liturgie secondo riti antichi nel rispetto  di una grande fedeltà alla Chiesa,  e, contemporaneamente, Papa Bergoglio,  accetta dialoghi secondo l’assioma ” come se Dio non esistesse” assecondando la teoria del pensiero incompleto o aperto. Bergoglio come  donna Prassede, di  manzoniana memoria, fa un errore gravissimo perchè “prende per cielo il suo cervello”  senza alcuna remora, ma  con l’ignoranza della verità e, dunque,  disconoscendo il vero. Spazia Socci in lungo e in largo e fa riferimenti a fatti, situazioni, avvenimenti importanti, come il Terzo Segreto di Fatima, mai reso di dominio pubblico e che direbbe molto sullo stato attuale della Chiesa Cattolica. Il libro è da leggere e magari da rileggere per assimilare meglio il contenuto  anche se ci sono parecchie ripetizioni, che, secondo me, sono relative alla sofferenza dell’autore.

Antonio Socci

Antonio Socci

Ci vuole certamente, grande forza d’animo e determinazione, infatti, per uno scrittore di profonda fede cattolica come Socci, ad essere così critico nei confronti di fatti  a lui , e a noi, contemporanei; una cosa è ricercare e scrivere su un periodo già passato alla storia come fa, per esempio, e sempre per restare in ambito cattolico, Manlio Simonetti nel volume “Il vangelo e la storia” del 2010, nel quale narra la corruzione e le beghe interne alla Chiesa tra i secoli I-IV , perchè si può fare con lo sguardo distaccato di chi cerca la verità con un certo disincanto; altra cosa, invece è scrivere di fatti, comportamenti, vicende contemporanei nei quali si è coinvolti direttamente , sia per convinzioni profonde personali sia per professione. Socci è, infatti, profondamente cattolico e di mestiere fa il  giornalista  scrittore ed è coinvolto in prima persona in quello che qui scrive; e ci vuole coraggio, grande coraggio. Dalle pagine emerge da parte dell’autore un’ammirazione sconfinata per Papa Benedetto XVI, sia per la cultura immensa che per il rigore morale, grande rispetto comunque  per Papa Bergoglio e la sofferenza di chi, secondo me, non avrebbe mai voluto scrivere cose che la ricerca della verità gli ha in qualche modo imposto. Leale e onesto Socci, fino alle estreme conseguenze senza se e senza ma.

A margine di queste considerazioni sul  libro devo dire che io, come sa bene chi mi conosce da vicino, non mi sono entusiasmata all’elezione alla soglia pontificia di Bergoglio. Premesso che il mio atteggiamento è sempre e comunque di attesa, considerando fattore fondamentale delle mie riflessioni il beneficio del dubbio, a pelle la figura di Papa Francesco mi ha lasciata perplessa : ho avuto la sensazione che fosse un’operazione di facciata per ripulire l’immagine della chiesa tormentata da mille problemi. Ho sospeso, però, il giudizio  aspettando i fatti: perchè sto aspettando, ormai da troppo tempo, la verità su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori; perchè  non riesco a capire a cosa serva alla Chiesa una banca, chiamata IOR, perchè , perchè, perchè non accetto il forte potere che il Vaticano esercita nella politica italiana, senza alcun rispetto per la dignità della persona umana,  ignorando il principio  “libera Chiesa in libero stato”, quel vaticano che ha ” il migliore e più efficace servizio segreto del mondo” come sostiene Simon Wisenthal ; e l’elenco delle aspettative potrebbe continuare a lungo. I fatti che sono scaturiti da Papa Bergoglio, dal furbetto sguardo gesuitico, hanno, però,  confermato la mia prima impressione : valga per tutti la visita papale a Lampedusa; noi stiamo vivendo, secondo me, la più grande tratta di schiavi della storia umana con la complicità dei governicchi italiani e della Chiesa. Molte delle persone che partono da paesi terzi per altri lidi in cerca di miglior fortuna, vengono illuse, e adescate, e pagano fior di quattrini per essere spesso buttate letteralmente a mare. Compito della politica italiana e soprattutto della Chiesa, che è universale ( ? )  dovrebbe essere quello di informare nei paesi di origine sulla verità dei fatti e ove necessario, portare aiuti in quei luoghi, mentre invece si  continua colpevolmente  ad ignorare che gli indigeni italiani sono massacrati e il popolo allogeno privilegiato in una situazione di esasperazione sociale al limite della sopravvivenza. Una Chiesa ipocrita, bigotta che tradisce il Vangelo cristiano quotidianamente. ” Per la maggior gloria di Dio”, secondo i principi di Sant’Ignazio di Loyola fondatore dell’Ordine dei Gesuiti, al quale appartiene Papa Francesco.

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Il maso chiuso dei cattolici

C’è nella parabola di Comunione e Liberazione, nella crisi d’immagine e di senso in cui è precipitata, qualcosa in cui si rispecchia un nodo storico cruciale dell’intero cattolicesimo italiano. Germogliata dal tronco inesausto della fede cristiana, alimentata e cresciuta per la speranza che questa ancora e sempre continua a recare con sé, Cl si è trovata a un tratto a dover fare i conti con la politica. Checché se ne dica e se ne pensi da parte delle anime belle che immaginano il mondo secondo quanto è prescritto dai principi, il destino della politica, la sua vocazione, sono iscritte nel Dna stesso del cristianesimo. Non si combatte impunemente per due, tre secoli l’impero romano; non si decide di uscire dalla dimensione della setta e dell’etnicità per diventare un’istituzione universale; non si decide di stare nella storia e di cimentarsi con il secolo ad ogni istante, sotto ogni cielo e in ogni ambito, senza fare i conti con la politica. Senza essere obbligati a entrare nella sua dimensione. La scommessa cristiana, in modo specialissimo quella cattolica, è stata però quella di entrarvi senza perdervisi. Fare politica sì, ma salvando l’anima. Una scommessa quanto mai rischiosa, come si capisce. Alla quale, poi, qui da noi se n’è aggiunta un’altra, non meno impegnativa: divenire parte politica, e addirittura governare lo Stato, l’Italia appunto, alla cui nascita si era stati tuttavia avversi, e alla cui stessa vita e modi d’essere si era sempre guardato senza troppa simpatia. È così che nella formazione del cattolicesimo politico italiano più che in quello di altri Paesi si sono iscritti due tratti tipici: l’orgoglio di un’identità diversa, e un intimo desiderio di rivalsa. Due tratti tipici che la vicinanza della Santa Sede non poteva che rafforzare, e che erano destinati a divenire due tentazioni permanenti: la tentazione della separatezza e quella dell’egemonismo. Apparentemente contrastanti. In realtà l’una la faccia dell’altra: come ha mostrato a suo tempo, in modo paradigmatico la parabola, per esempio, di certa sinistra cattolica, ma non solo. E trattandosi tra l’altro di tentazioni inevitabili per qualunque movimento a sfondo religioso costretto a muoversi in una società ultra secolarizzata, sentita perciò come totalmente ostile. Comunione e Liberazione ha comunque incarnato entrambe le tentazioni in modo esemplare: la separatezza e l’egemonismo. Animatrice di mille iniziative e proposte lodevoli ma sempre più autoreferenziale, essa ha finito per rappresentare una sorta di «maso chiuso» cattolico piantato nel bel mezzo della società italiana (oltre che forse della stessa Chiesa). Con la quale società italiana essa ha avuto rapporti, naturalmente: rapporti assai vari e anche intensi, ma sempre più percependosi e mirando ad essere una potenza autosufficiente, mossa da una continua volontà di espansione. Ha un bel dire oggi don Carrón, il suo capo spirituale, che a peccare – cioè a commettere i gravi reati a sfondo finanziario per cui alcuni noti esponenti ciellini sono attualmente indagati in Lombardia – sono stati sempre e solo i singoli. È vero, ovviamente. Ma è solo una parte della verità. L’altra parte è che quei peccati in tanto sono stati resi possibili in quanto i loro sospetti autori appartenevano a Cl, e come tali erano universalmente noti; che come appartenenti a Cl essi erano inseriti nell’ampia rete di relazioni facenti capo ad essa; e che da venti anni, infine – fattore assolutamente decisivo per chiunque non voglia mentire a se stesso – Comunione e Liberazione è parte di fatto ma a pieno titolo della maggioranza di governo della Regione Lombardia, e come tale notoriamente padrona assoluta del settore della sanità. Nella sanità lombarda da vent’anni non si muove foglia che Cl non voglia. Tutto questo (sempre che non riguardi il codice penale) si chiama per l’appunto egemonismo e bisogno spasmodico di far valere la propria identità. È, come l’ho chiamata, la sindrome del «maso chiuso», che ben lungi dal riguardare solo Cl riguarda però, più o meno, l’intero cattolicesimo politico italiano. Ed è tale sindrome che a mio avviso costituisce oggi il principale ostacolo a che il cattolicesimo politico stesso riacquisti nella Penisola un ruolo effettivo di primo piano. Il voto propriamente cattolico, infatti, riguarda attualmente non più di un dieci per cento circa dell’elettorato. Il che vuol dire che qualunque iniziativa di quel campo che voglia mirare in alto ha la vitale necessità di coinvolgere forze diverse. Deve superare ogni egemonismo, spogliarsi di ogni abito di autosufficienza culturale, bensì avviare un dialogo alla pari con identità differenti dalla propria, insieme alle quali cercare significativi punti di convergenza. Ha bisogno in sostanza di riconoscersi in una autentica prospettiva federativa offerta in modo non strumentale a forze politiche d’ispirazione non cattolica (che siano di destra o di sinistra non cambia la natura del problema). Ha bisogno, sia pure in condizioni oggi diversissime, del realismo e del coraggio di cui seppe dare prova De Gasperi nel 1947-48, allorché mise insieme una coalizione di forze diverse, e la mantenne pure dopo la vittoria del 18 aprile, a dispetto dei fremiti egemonici e delle rivendicazioni identitarie di molti dei suoi. L’alternativa è il ghetto di un’autosufficienza magniloquente, ma in realtà sempre più insignificante e sempre più esposta a ogni degenerazione.

C’è nella parabola di Comunione e Liberazione, nella crisi d’immagine e di senso in cui è precipitata, qualcosa in cui si rispecchia un nodo storico cruciale dell’intero cattolicesimo italiano.
Germogliata dal tronco inesausto della fede cristiana, alimentata e cresciuta per la speranza che questa ancora e sempre continua a recare con sé, Cl si è trovata a un tratto a dover fare i conti con la politica. Checché se ne dica e se ne pensi da parte delle anime belle che immaginano il mondo secondo quanto è prescritto dai principi, il destino della politica, la sua vocazione, sono iscritte nel Dna stesso del cristianesimo. Non si combatte impunemente per due, tre secoli l’impero romano; non si decide di uscire dalla dimensione della setta e dell’etnicità per diventare un’istituzione universale; non si decide di stare nella storia e di cimentarsi con il secolo ad ogni istante, sotto ogni cielo e in ogni ambito, senza fare i conti con la politica. Senza essere obbligati a entrare nella sua dimensione.

La scommessa cristiana, in modo specialissimo quella cattolica, è stata però quella di entrarvi senza perdervisi. Fare politica sì, ma salvando l’anima. Una scommessa quanto mai rischiosa, come si capisce.
Alla quale, poi, qui da noi se n’è aggiunta un’altra, non meno impegnativa: divenire parte politica, e addirittura governare lo Stato, l’Italia appunto, alla cui nascita si era stati tuttavia avversi, e alla cui stessa vita e modi d’essere si era sempre guardato senza troppa simpatia. È così che nella formazione del cattolicesimo politico italiano più che in quello di altri Paesi si sono iscritti due tratti tipici: l’orgoglio di un’identità diversa, e un intimo desiderio di rivalsa. Due tratti tipici che la vicinanza della Santa Sede non poteva che rafforzare, e che erano destinati a divenire due tentazioni permanenti: la tentazione della separatezza e quella dell’egemonismo. Apparentemente contrastanti. In realtà l’una la faccia dell’altra: come ha mostrato a suo tempo, in modo paradigmatico la parabola, per esempio, di certa sinistra cattolica, ma non solo. E trattandosi tra l’altro di tentazioni inevitabili per qualunque movimento a sfondo religioso costretto a muoversi in una società ultra secolarizzata, sentita perciò come totalmente ostile.

Comunione e Liberazione ha comunque incarnato entrambe le tentazioni in modo esemplare: la separatezza e l’egemonismo. Animatrice di mille iniziative e proposte lodevoli ma sempre più autoreferenziale, essa ha finito per rappresentare una sorta di «maso chiuso» cattolico piantato nel bel mezzo della società italiana (oltre che forse della stessa Chiesa). Con la quale società italiana essa ha avuto rapporti, naturalmente: rapporti assai vari e anche intensi, ma sempre più percependosi e mirando ad essere una potenza autosufficiente, mossa da una continua volontà di espansione. Ha un bel dire oggi don Carrón, il suo capo spirituale, che a peccare – cioè a commettere i gravi reati a sfondo finanziario per cui alcuni noti esponenti ciellini sono attualmente indagati in Lombardia – sono stati sempre e solo i singoli. È vero, ovviamente. Ma è solo una parte della verità.
L’altra parte è che quei peccati in tanto sono stati resi possibili in quanto i loro sospetti autori appartenevano a Cl, e come tali erano universalmente noti; che come appartenenti a Cl essi erano inseriti nell’ampia rete di relazioni facenti capo ad essa; e che da venti anni, infine – fattore assolutamente decisivo per chiunque non voglia mentire a se stesso – Comunione e Liberazione è parte di fatto ma a pieno titolo della maggioranza di governo della Regione Lombardia, e come tale notoriamente padrona assoluta del settore della sanità. Nella sanità lombarda da vent’anni non si muove foglia che Cl non voglia.

Tutto questo (sempre che non riguardi il codice penale) si chiama per l’appunto egemonismo e bisogno spasmodico di far valere la propria identità. È, come l’ho chiamata, la sindrome del «maso chiuso», che ben lungi dal riguardare solo Cl riguarda però, più o meno, l’intero cattolicesimo politico italiano. Ed è tale sindrome che a mio avviso costituisce oggi il principale ostacolo a che il cattolicesimo politico stesso riacquisti nella Penisola un ruolo effettivo di primo piano. Il voto propriamente cattolico, infatti, riguarda attualmente non più di un dieci per cento circa dell’elettorato. Il che vuol dire che qualunque iniziativa di quel campo che voglia mirare in alto ha la vitale necessità di coinvolgere forze diverse. Deve superare ogni egemonismo, spogliarsi di ogni abito di autosufficienza culturale, bensì avviare un dialogo alla pari con identità differenti dalla propria, insieme alle quali cercare significativi punti di convergenza. Ha bisogno in sostanza di riconoscersi in una autentica prospettiva federativa offerta in modo non strumentale a forze politiche d’ispirazione non cattolica (che siano di destra o di sinistra non cambia la natura del problema). Ha bisogno, sia pure in condizioni oggi diversissime, del realismo e del coraggio di cui seppe dare prova De Gasperi nel 1947-48, allorché mise insieme una coalizione di forze diverse, e la mantenne pure dopo la vittoria del 18 aprile, a dispetto dei fremiti egemonici e delle rivendicazioni identitarie di molti dei suoi. L’alternativa è il ghetto di un’autosufficienza magniloquente, ma in realtà sempre più insignificante e sempre più esposta a ogni degenerazione.Ernesto Galli della Loggia

Condivido in buona parte l’analisi di Ernesto Galli della Loggia.  Da sottolineare la giustificazione del responsabile del movimento il quale sostiene   che a peccare sarebbero le persone e non la struttura che le supporta. Questo è un atteggiamento molto diffuso in ambito cattolico: quando emerge qualsiasi fatto negativo in ambito ecclesiale, i l cattolico si rifugia nella peggiore ipocrisia e  in un meschino  moralismo affermando che il “peccato” riguarda il singolo e non la Chiesa, che è comunque e  deve essere  al di sopra di ogni sospetto, quasi fosse un’entità astratta formata da puri angeli.

Mi permetto di dissentire quando Della Loggia suggerisce le possibilità strategiche perchè CL e il cattolicesimo italiano in generale  possano uscire dal ghetto.

Intanto nasce spontanea la riflessione che quando la corruzione e il malaffare emergono al Meridione si tratta, secondo gli illustri specialisti, come di Della Loggia, di delinquenza, criminalità organizzata e quant’altro; nella fattispecie di cui all’articolo, cioè  i presunti reati  finanziari in Lombardia, si implora l’ egemonismo e il bisogno spasmodico di far valere la propria identità, sempre con riferimento all’organizzazione ciellina e al cattolicesimo italiano.

Considerando poi la storia della Chiesa cattolica e il suo enorme potere temporale, secondo me essa ha tradito il messaggio evangelico  e ha lasciato per strade lastricate di guai l’essenza autentica del Cristianesimo. L’unico suggerimento che, a mio avviso, si potrebbe dare, qui e ora, è di recitare un sincero mea culpa e convertirsi.

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