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Posts Tagged ‘Grecia’

 

 

 

Se, nello scrivere questo libro, scopo dell’autore sia stato  anche quello di suscitare curiosità e interesse, ebbene nel mio caso  ci è riuscito alla perfezione. Guardi la copertina, leggi il titolo e ti chiedi subito chi era costui, certo Archestrato Calcentero, pensi sia l’autore, un pò megalomane  forse, ma ci sta; poi guardi meglio è leggi in alto il nome dell’autore, Marco Blanco; a questo punto ti è chiaro che l’autore ha voluto riprendere i quaderni di un personaggio del passato. Invece no perchè, procedendo nella lettura,  scopri che in effetti si tratta di due personaggi  che con la loro vita legano, in qualche modo dal punto di vista culturale, gli argomenti principi dello scritto, o forse meglio lo spirito che anima la penna di Marco Blanco, perchè, di fatto,  nessuno dei due è collegato con i “quaderni” : Archestrato, siciliano di Gela, dunque, è stato colui che per primo, intorno al IV sec a.c. ha messo in versi l’arte del cibo; Calcentero, che in greco significa viscere di bronzo, è il soprannome di Didimo di Alessandria, filologo commentatore  dalla produzione immensa vissuto in Grecia nel I sec dc. Il titolo è, dunque, quantomai azzeccato e le sue pagine  ti trasportano in atmosfere surreali, intrise di storia dal respiro ampio, perchè la Sicilia, dove Marco Blanco vive e lavora,nel settore dei libri, è terra dalle molteplici contaminazioni culturali, grazie alle quali c’è una grande  ricchezza di prodotti culinari che si diversificano da luogo a luogo. Blanco svolge la sua certosina ricerca nei monasteri, luoghi deputati da sempre sia alla buona cucina, sia al benessere psicofisico degli ospiti, fissi e occasionali, come raccontano i rendiconti minuziosi quotidiani delle spese attraverso i registri, i cosiddetti quaderni, che completano il titolo. E si susseguono dissertazioni intriganti su arancini, o arancine, su panelle, su caponata, sul pomodoro e tanto tanto altro senza soluzione di continuità in un vortice che ti fa respirare aria d’altri tempi e ti pare di gustarne il sapore e gli aromi, e di sentire gli odori diffusi nell’ambiente. E ti vien voglia di sperimentare quei piatti e molti ingredienti ora caduti in disuso, come ad esempio le scorze degli agrumi elaborate o la carne usata come ingrediente di piatti dolci., che oggi fanno storcere  il naso a molti cosiddetti buongustai. E che dire dei molti fiori utilizzati in moltissime ricette ? Devi fare esercizio linguistico  e cercare etimi e significati di vocaboli sconosciuti che stuzzicano il tuo desiderio, anzi la tua fame, è proprio il caso di dirlo, di sapere,  di conoscere. Importante la dissertazione sulla tradizione, che, come ho sempre pensato io stessa, è un processo in itinere, perchè declinata, la tradizione, dalla fantasia e dall’estro dell’autore, dal cuoco dell’occasione. E poi vedi lo scorrere della vita nei monasteri, luoghi di culto, di cultura, e centri di benessere, dove i piaceri della gola occupano un posto di rilievo per cui i conventi sono centri  deputati ad incontri conviviali di politica e diplomazia.Storia e leggenda in un intreccio intrigante  che ti rapisce e diverte; geografia, gusti e usi, costumi e folclore, insomma questo libro è da leggere sicuramente e magari da utilizzare per elaborare qualche ricetta, innaffiandola con un buon rosso rigorosamente siciliano.

 

A margine di queste mie impressioni sullo scritto, una chiosa grammaticale. A proposito del pomodoro, declinando il vocabolo al plurale l’autore usa sia pomidoro, forse quando riporta citazioni del passato, sia pomodori. Ho affrontato più volte questo argomento, perchè, secondo me, il plurale esatto è “pomidoro” perchè sono i pomi che variano, mentre l’attributo sempre oro è. Se questo è vero la dizione più diffusa nella lingua parlata attuale, pomodori, non dovrebbe essere corretta. La discussione è aperta, e gradirei conoscere in merito anche il parere dell’autore, che saluto e ringrazio per questo bel libro, una vera chicca.

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In questo momento delicato voglio essere vicina alla Grecia con due poesie

di Kostantinos Kavafis

Kostantinos Kavafis

Kostantinos Kavafis

Che fece… il gran rifiuto

Per alcuni uomini giunge il giorno

in cui devono pronunciare il grande o il grande No.

È chiaro sin da subito chi lo ha pronto dentro di sé il ,

e pronunciandolo si sente più rispettabile e risoluto.

Chi rifiuta non si pente.

Se glielo richiedessero, “no” pronuncerebbe di nuovo.

Eppure quel no – quel no giusto – lo annienta per tutta la vita.

[1901]

OXI

Rinvigorimento

Chi desidera rinvigorire lo spirito

deve liberarsi del rispetto e della sottomissione.

Delle regole, alcune le conserverà

ma per lo più trasgredirà

sia le regole che le consuetudini

e uscirà dalla via usuale e carente.

Imparerà molte cose dai piaceri.

Non avrà paura dell’azione distruttiva:

metà della casa deve essere demolita.

In questo modo farà virtuosi passi avanti

nella sapienza. 

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Worms, città dei Nibelunghi

Worms, detta anche Vormatia, la cosiddetta città dei Nibelunghi, è una cittadina storica della regione Renania, sede, in passato, di molte diete, quelle assemblee giustizialiste con le quali i principi del tempo decidevano le sorti su fatti, avvenimenti, persone delle genti germaniche. Angela Merkel, l’austera cancelliera teutonica avrà certamente studiato a fondo le vicende storiche del suo Paese, ammenocchè non sia addirittura ella stessa la reicarnazione al femminile di Carlo V d’Asburgo.

Nelle su accezioni linguistiche, la parola dieta significa anche stile di vita e la signora Merkel dovrebbe anche capire che la conoscenza della storia è necessaria come esperienza per vivere meglio il presente e non semplicemente per fare copia-incolla.

Quella che si è svolta la notte scorsa a Bruxelles può essere indicata come la dieta del 28 giugno 2012, nella quale si sono confrontati i principi dell’Europa dei nostri giorni su argomentazioni e misure e contromisure di carattere economico e finanziario, che nell’immaginario collettivo del presente vengono identificate con il famoso spread. Particolarmente interessati i rappresentanti della Spagna e dell’Italia, che alla fine sono riusciti a spuntarla sulle resistenze della Germania.

Sempre il 28 giugno 2012 a Varsavia,  si è giocata, guarda caso, un’altra partita : questa, su un campo di calcio, vedeva contrapporsi proprio Germania, accreditata da fama di essere la più forte, e Italia. La squadra azzurra ha dato a quella tedesca una vera e propria lezione di calcio, che va aldilà del risultato comunque favorevole all’Italia.In campo si è vista  una sola squadra, che, con tecnica, vivacità, fantasia, arte e soprattutto entusiasmo e tanto cuore ha frantumato la fredda perizia di maniera dei fragili calciatori nordici. Non c’è da meravigliarsi, strano sarebbe stato un risultato capovolto, perchè nei confronti diretti con la Germania, l’Italia è uscita sempre vittoriosa: perchè sottovalutarci ? Certo è importante stare sempre in tensione e non abbassare mai la guardia, ma essere consapevoli delle proprie capacità può essere una marcia in più per affrontare qualsiasi evento. Ristabilite le debite distanze con la Germania, con la quale abbiamo regolato anche i conti della “piccola” Grecia, Paese al quale ci sentiamo molto vicini e sodali, ora, nella finale degli Europei 2012 di domenica prossima 1 luglio 2012, a Kiev, si troveranno di fronte Spagna e Italia, due Paesi Mediterranei che  accusano qualche sofferenza  nel campo economico-finanziario-speculativo. Il calcio ancora, dunque,  come metafora della partita della vita, per una qualità più a misura d’uomo. Come dire che il vento caldo del mare nostrum scalda i cuori e muove gli animi spingendo anche le regioni e i principi più freddi e, comunque, per tradizione, barbari, ad adottare una dieta che imponga uno stile di vita più umano. Che le Diete del 28 giugno 2012, quella di Varsavia e quella di Bruxelles, possano servire, dunque,  alla Signora Cancelliera, da segnale significativo per un agire più accorto e intelligente. L’Italia, come la Spagna e la Grecia, non ha alcun timore reverenziale nei confronti di alcuno, nè tantomeno della Germania in ogni campo, sia in quello economico-sociale che in quello sportivo:  noi non siamo il cuscinetto di nessuno. Invero, come Paesi del Mediterraneo, dobbiamo essre fieri delle nostre identità, delle nostre culture, dei nostri valori di libertà e rispetto, senza paure e tentennamenti, ma con la convinzione che i nostri sogni camminano sulle nostre gambe e possono diventare realtà : basta volerlo veramente.

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E’ difficile, anzi impossibile, entrare nella questione dei Bronzi di Riace senza ripetere osservazioni già fatte. Il dibattito “Bronzi sì” “Bronzi no” si trascina da oltre due mesi e vede come ultimo capitolo la costituzione di un ennesimo prevedibile Comitato del No . Tante osservazioni di opposto segno sono state fatte a titolo personale e tante associazioni e istituzioni si sono espresse ufficialmente. Pur essendo ovvio che le decisioni istituzionali sarebbero vanificate da un parere tecnico che non garantisse la fattibilità dell’operazione di trasferimento temporaneo delle due statue, si può, tuttavia, tentare di esprimere qualche ulteriore riflessione. Sono riflessioni di cittadini che maturano abitualmente delle opinioni personali poco influenzate dalle sollecitazioni, talvolta anche subliminali, dei politici che non riescono a sottrarsi alla tentazione di pensare e decidere nella logica del “dispetto o favore” da fare ad altri politici. Non sono pochi coloro che pensano, in città, che è godimento dell’anima quello che si realizza attraverso la visione diretta di un’opera d’arte ed è per questo che tante volte si visitano in giro per il mondo mostre tematiche o di autore frutto di scambi e cessioni temporanee di Musei e Fondazioni. L’opera d’arte, a meno che non vi sia un’esplicita dichiarata volontà di destinazione di chi la realizza, è patrimonio dell’umanità, e la storia dei Bronzi ne è un esempio : nati molto probabilmente in Grecia ed espressione di quella civiltà , partiti con una nave per una destinazione a noi ignota, sono finiti sui fondali del mare antistante una bellissima località della provincia di Reggio,al confine con quella di Catanzaro e lì sono rimasti per oltre duemila anni ; riportati in superficie, dopo la trasferta per motivi di salute a Firenze, finanziata da fondi statali, e quella di piacere a Roma, sono stati collocati e ,per alcuni versi, confinati nel Museo Nazionale più importante della Magna Grecia. Non penso che sarebbe stato impossibile collocarli in una struttura espositiva en plein air nelle località in cui furono ripescati, solo che fossero nati all’epoca dei comitati del No a Riace o Soverato. Appare,poi, ingenuo attribuire alla presenza delle due statue nel Museo un notevole potenziale turistico attrattivo : sono altre e più complesse le strategie che possono richiamare turisti nella nostra Città. Decidere di visitare Reggio nasce principalmente da altri motivi come, ad esempio, il tipo e i costi dei collegamenti e le strategie di marketing degli operatori turistici. Poco danno, dunque,verrebbe alla Città dal trasferimento temporaneo alla Maddalena ,ma piuttosto il vantaggio di una prestigiosa vetrina mondiale che consentirebbe di associare i due stupendi guerrieri al nome di Reggio. Riduttivo pensare che si voglia non fare scomodare i Grandi della Terra per evitar loro il disagio di un viaggio fino alla punta dello Stivale, più logico pensare all’orgoglio nazionale di esporre sulla scena mondiale, garantita dall’impatto mediatico dell’evento, due gioielli di famiglia assieme ad altri provenienti da altri Musei. Certo ben vengano le contropartite del Governo : esse faranno del bene alla Città ,anche se l’operazione ricorda la logica del “do ut des”,diffusa nella politica ma che ,nella vita quotidiana, sul piano etico, presenta qualche limite. Nel futuro ci si augura che Reggio si emancipi da visioni localistiche che vengono da lontano e che fecero dire No a Los Angeles, ad Atene e ,di recente, a Mantova. Comunque ,mentre continueremo a disputare su tutto (è anche questa la forza della democrazia) la bellissima testa del Filosofo che fa compagnia,nella stessa Sala, ai due più celebri guerrieri, continuerà ad esprimere il suo austero distacco dalle misere polemiche di questa Città.

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