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Posts Tagged ‘lucio dalla’

 

Si presenta puntualissimo, alle 21 come da programma, sera di giovedi 15 marzo, inizia infilando un motivo dopo l’altro e il Palazzetto trema sin da subito, la febbre sale ; sentimenti ed emozioni si susseguono senza soluzione di continuità. Ci si sente rapiti, ipnotizzati da una forza irresistibile che l’eterno ragazzo della canzone italiana trasmette con energia e passione. Gianni Morandi incanta, rapisce, seduce il numeroso pubblico attento e partecipe che canta all’unisono con lui, e con la sua band, un gruppo di artisti tutti bravissimi: Mattia Bigi al basso, Lele Leonardi e Elia Garutti alla chitarra, Alessandro Magri alle tastiere, Simone D’Eusanio al violino, Francesco Montisano al sax, Lisa Manara, Augusta Trebeschi e Moris Pradella ai cori,  e l’impressionante batterista Alberto Paderni che ha diffuso percussioni fantastiche; un insieme armonioso in una  cornice scenografica suggestiva grazie all’impegno pregevole  dei tecnici di suono e luci.

Corre da maratoneta,  quale d’altronde è non solo in senso figurato, anche sul palcoscenico, senza risparmiarsi , con grande rispetto del variegato  pubblico, trasversale testimone di diverse generazioni, che apprezza e ricambia, e il cuore e l’anima che mette nel suo cantare arrivano al cuore e all’anima senza se e senza ma, in un susseguirsi di motivi che hanno segnato molti momenti della tua vita e canzoni nuove altrettanto belle e dense di significato.

Canta  Gianni, senza una pausa, senza un attimo di respiro, decine e decine di pezzi, oltre quaranta;  xcanta l’amore e  canta anche la guerra  sulle note dell’ormai celeberrima  C’era un ragazzo che come me…, canta il quotidiano con le note di Uno su mille, canta il sociale con Si può dare di più.  Canta l’amore, dunque, argomento per antonomasia : da La Fisarmonica, a Ritornerò in ginocchio da te, da Scende la pioggia a Un grande prato verde, da Occhi di ragazza a Innamorato, da Grazie perchè a Dobbiamo fare luce e tanto tanto altro. Rende onore e merito, Gianni, agli autori che si sono spesi per lui : da Elisa a Fossati, da Ligabue a Sangiorgi passando per Meta, che insieme ad altri artisti importanti hanno collaborato al suo ultimo recente album ” D’amore e d’autore”. Non si ferma un istante, e,  in barba a chi a 70 anni si sente vecchio, il Morandi da Monghidoro grida a pieni polmoni il suo amore per la vita

 

innamorato 
come forse tu ancora non lo sai 
innamorato della vita 
di questa avventura 
così vorrei che non finisse mai 
che non finisse mai…

e poi, ancora, questo bolognese che canta Napoli con  Caruso di  Dalla, rende omaggio alla città che lo ospita attaccando  Calabrisella mia, naturalmente in dialetto originale

e l’incantesimo che coinvolge artista e  pubblico è magico e vorresti non uscirne mai.

Grazie Gianni, Reggio Calabria ti saluta con affetto, continua così, alla prossima.

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a futura memoria”

Nicola Calipari

Nicola Calipari

Quella sera intorno alle 20. 30, più o meno, ero uscita contrariata e irritata, da una riunione dell’Associazione Culturale 18 settembre 2003. Nata appunto nel 2003, l’Associazione aveva come obiettivo una vera propria rivoluzione culturale pacifica nel solco  della migliore tradizione storica per rendere più vivibile il mio Paese, Santo Stefano in Aspromonte, nel rispetto delle identità territoriali, ambientali e sociali. Mi ci ero buttata anima e corpo, come è mio costume quando credo in un’idea , anche se sin da subito avevo avvertito delle asperità. Si sa che quando ci si impegna come gruppo, bisogna rispettare le idee che non coincidono con le proprie. Qui però c’era dell’altro: c’era che il Presidente utilizzava l’associazione per fini personali con inganno, mancanza assoluta di rispetto, bugie e mendacità di ogni genere. Io, che ho fatto scopo prioritario della mia vita la ricerca della verità, con rispetto, educazione e lealtà, non potevo tollerare che sotto la maschera dell’impegno per il proprio borgo, qualche altro utilizzasse, come di fatto avveniva, la buona fede mia e di tanti altri in maniera fraudolenta. Quella sera, dunque, nella riunione erano emersi questi importanti problemi e io, ancora una volta, prima ho  ribattuto secondo i principi che logica elementare, buonsenso, rispetto  e onestà richiedevano, cercando di fare ragionare  ; dopodichè ho abbandonato il gruppo consapevole che mi ero messa dietro quel capitolo della mia vita dedicato all’ associazione. Salita in auto, accendo la radio e sento la notizia dell’uccisione in Iraq di Nisola Calipari. Ci sono delle date che segnano la vita di una persona. Era, infatti, il 4 di marzo del 2005 . Il fuoco amico americano aveva ucciso un eccellente agente segreto italiano, una vera e propria esecuzione criminale eliminava il Generale Reggino Nicola Calipari, impegnato sempre in prima linea in contesti internazionali e in territori di guerra, con discrezione e serietà, lontano dai riflettori. In confronto i problemi associativi erano quisquilie, anche se questo delitto soffocato in seguito nei segreti tra stati e soprattutto sacrificato sull’altare della sudditanza del nostro Paese, servo e di dolore ostello, come diceva il Poeta, nei confronti dello straniero di turno, anche se questo delitto, dicevo, mi ha reso, se ancora fosse possibile, ancora più forte e determinata nella mia scelta di vita  in un certo senso radicale di cercare sempre e comunque la verità a qualsiasi prezzo senza se e senza ma. E’ passata molta acqua sotto i ponti, ma alcuni giorni, come il 4 di  marzo,  rimangono impressi nella mente  a futura memoria. Come colonna sonora di questa storia è d’obbligo “4 marzo 1943”  di Lucio Dalla.

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A me piace ricordarlo così.

Un pò istrione, spregiudicato, forse un pò troppo riservato. Sotto una corazza che lo faceva apparire  in certo qual modo e di primo acchito lontano da te,  cercando più a fondo scoprivi, poco a poco, il Lucio che non t’aspetti : cordiale, persino affabulatore, molto preparato culturalmente e professionalmente e nel contempo umile, dalla battuta facile e con una sottile ironia con la quale soleva dissacrare prima di tutto se stesso. Poi lo scoprivi ancora amico generoso di colleghi, amici e sconosciuti e deboli e naturalmente mecenate soprattutto quando intuiva un talento. Lo scoprivi, se cercavi ancora, senza barriere : pronto, anzi bisognoso sempre di nuovi stimoli, nuove sfide, incurante dell’eventuale insuccesso e affrontate sempre con molta preparazione e cura. Sportivamente amava mettersi di continuo in gioco con sano agonismo, che  portava sui palcoscenici di tutto il mondo. L’amore per lo sport : basket, calcio, il Bologna, Valentino Rossi, l’automobile, e quel sorriso di bambino entusiasta, quasi incantato che te lo faceva  sentire vicino, uno di famiglia.   Il percorso vario e non certo facile, lo conduce dal Jazz, al canto, dalla composizione alla recitazione alla regia; non può porsi dei limiti, il suo pensiero e il suo fare sono proiettati sempre nell’altrove incognito senza mai invadere ma  con quella apparente noncuranza elegante che te lo faceva percepire quasi capitato lì per caso, ma che era invece ricerca attenta e minuziosa di ogni particolare e grande rispetto per l’altro e per tutti gli altri.

Questo carattere aperto  all’infinito non è ancorato a barriere territoriali . bolognese, attaccatissimo alla sua città, sente forte il richiamo della natura, dell’universo e soprattutto del mare, elemento che sente a lui connaturato e il cui richiamo è presente in quasi tutte le sue canzoni, in alcune in modo dirompente. Bolognese del Sud : il Tirreno di Sorrento, l’Adriatico delle Tremiti,  lo Jonio di Milo. Da Caruso ad Anema e core, da Siciliano a Kamikaze : il suo ampio respiro trasforma l’inquietudine profonda in serena tensione verso nuovi obiettivi. Come stesse sempre preparandosi a scoccare la freccia di un arco teso al massimo; senza trascurare il sociale con  impegno schivo e generoso.Profondo, come il mare che amava cantare.

A me piace ricordarlo così.

“STRONZETTO DELL’ETNA”

«Non per lucro, ma per gioco e per amore» produce vino Lucio Dalla, dalle vigne intorno alla sua casa di Milo, nel Catanese, «qualche migliaio di litri, sia bianco sia rosso, destinati alla mia tavola, al consumo sulla barca e soprattutto agli amici. Vedo che piace molto ai miei ospiti, risponde ai miei gusti e questo già mi basta». Perfettamente in linea con tale “filosofia” la scelta del nome, tutt’altro che commerciale: “Stronzetto dell’Etna”. «Mi dicono che quello bianco sia di qualità veramente eccellente e perciò ho deciso di spiantare gradualmente il rosso ed uniformare la produzione su quella che gli esperti definiscono qualità superiore» sostiene l’artista bolognese che sull’etichetta, disegnata dal suo amico Mondino, compare vestito da derviscio. ( supereva.it)

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