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Posts Tagged ‘Reggio Calabria’

 

Ho voluto riunire due pezzi della stampa nazionale che riguardano la mia Reggio e dintorni, per fare qualche riflessione. Lungi da me entrare nel merito della tragedia che sta travolgendo tutto il mondo. Se uscirò indenne dalla carneficina, eventualmente, a bocce ferme, e dopo attenta anamnesi,farò qualche considerazione a modo mio

Adesso però mi corre l’obbligo di fermare nel mio diario, cioè qui e ora, e cercare il  significato di  due episodi sui quali mi faccio qualche domanda.

-Qualche giorno fa una testata online locale veniva accusata, anche ahimè da persone acculturate, di diffondere messaggi “fuorfianti” che invitavano a violare la legge, mentre invece cercava di illustrare proprio le norme del decreto, cioè la possibilità di recarsi presso il giornalaio, e di fare una passeggiata, magari mano nella mano con il proprio partner. Nel rispetto sempre delle misure di sicurezza con le protezioni personali e delle  distanze previste. Perchè qualcuno mi deve spiegare per quale motivo le edicole siano aperte per decreto. Forse per dare modo ai gestori di contare i moscerini che vagano per l’aere ? o non invece per dar modo a chi lo voglia di andare a comprare un giornale , una rivista ? Quale solerzia spinge poi le forze dell’ordine a vietarne l’acquisto definendo un giornale come prodotto superfluo ? Ignoranza, abuso di potere ? non so . So solamente che un episodio del genere accaduto a Taurianova, centro importante della provincia Tirrenica reggina, viene stigmatizzato nella stampa nazionale come immagine di profonda ignoranza. Come commenta egregiamente Del Vigo, nell’articolo riprodotto fedelmente a margine di questo scritto.

1 a 0 dunque : una bella figura di cacca!

-C’è un altro episodio triste che  mi preoccupa  e riguarda i fatti di Montebello Jonico, il cui territorio proprio in queste ore è stato dichiarato “zona rossa con ordinanza del Governatore Santelli, in seguito alla  morte del cittadino Mimmo Crea . Qua le notizie si inseguono senza soluzione di continuità : la versione ufficiale della cronaca locale asserisce che il Sig. Crea non sia stato al Nord in periodi a rischio, versione che collide con quanto sostiene il corriere della sera, secondo il quale il Sig. Crea sarebbe stato di recente a Desio per motivi familiari. Qual è la verità ? come cittadina vorrei e dovrei essere informata sui fatti realmente accaduti.

2 a 0     : ahimè |…..

I giornali mascherine contro l’ignoranza

Al posto di blocco “Il giornale è superfluo, vada al supermercato e poi a casa”

Taurianova, provincia di Reggio Calabria, un signore esce dalla propria abitazione e viene fermato da un posto di blocco: «Dove sta andando?», lo interrogano gli agenti.

Lui risponde: «In edicola a comprare il giornale e poi al supermercato». Gli agenti lo interrompono: «Il giornale è superfluo, vada al supermercato e poi a casa». Uno scambio normalissimo di battute, quotidiano, routinario, dietro al quale si nasconde lo spirito del tempo: il culto dell’ignoranza, l’idea che non servano gli intermediatori e gli esperti, l’idea che tutto sommato l’informazione possa essere fai da te o che ci si possa affidare a qualche link sconosciuto gettato da qualcuno nel mare dei social. Episodi simili sono accaduti un po’ in tutta Italia, a dimostrazione che non stiamo parlando di due agenti stanchi o poco informati, ma di una balla che si sta diffondendo in giro per il Paese: vietato comprare i giornali, perché sono inutili. I quotidiani – e non è una difesa di categoria – non sono superflui, ma necessari. Il decreto è chiarissimo: le edicole sono aperte e acquistare il proprio quotidiano è un diritto, perché l’informazione è un bene di prima necessità. Oggi più che mai, per non cedere alla paura, per sapere come comportarsi, per allenarsi a un pensiero critico, per scoprire cosa accade nel mondo proprio ora che i confini del mondo – per buona parte di noi -, combaciano con quelli del nostro appartamento e anche, perché no, per rompere la solitudine con qualche buona lettura. Stiamo cercando, con le unghie e con i denti, di difenderci da questo maledetto virus, ma non dimentichiamo di difendere anche la nostra democrazia. Un buon giornalismo è un cardine della nostra società e l’edicola è un presidio della libertà, non è un semplice esercizio commerciale.

Non a caso si è scelto, giustamente, di non far chiudere le serrande a farmacie, supermercati ed edicole. Medicine, cibo e informazione. Perché una buona informazione è il miglior vaccino contro l’ignoranza che genera atti pericolosi per se stessi e per gli altri. Probabilmente i cretini che la scorsa settimana hanno invaso bar e locali, se avessero letto un quotidiano, sarebbero rimasti a casa. I quotidiani, tutti, nessuno escluso, sono mascherine che proteggono il nostro cervello dalla stupidità e dalle menzogne. Specialmente nell’era della pandemia da Coronavirus e di quella da fake news.

https://www.ilgiornale.it/news/politica/i-giornali-mascherine-contro-lignoranza-1840963.html

Muore in Calabria per coronavirus: per la laurea della figlia era stato a Desio

La tragedia di Domenico Crea, 57 anni, impiegato del Comune di Montebello Jonico e impegnato in parrocchia: era stato al Nord per partecipare alla festa e vedere per la prima volta il nipotino appena nato. Pochi giorni dopo la crisi respiratoria

Mimmo Crea durante una celebrazione in parrocchia: era ministro straordinario dell’Eucaristia Mimmo Crea durante una celebrazione in parrocchia: era ministro straordinario dell’Eucaristia

Negli ultimi giorni di febbraio era arrivato a Desio dalla provincia di Reggio Calabria, per assistere alla laurea della figlia Michela. Una festa che si è trasformata in tragedia. Domenico Crea, 57 anni, impiegato del Comune di Montebello Jonico e ministro straordinario dell’Eucaristia nella parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, è morto venerdì dopo una crisi respiratoria provocata dal coronavirus, mentre i parenti lo stavano trasportando in ospedale. Indagini epidemiologiche sono in corso per accertare se l’uomo sia stato contagiato dal virus in Brianza. Momenti lieti, in cui ha potuto vedere per la prima volta il nipotino Antonio, abbracciare i parenti, assistere alla discussione di laurea della figlia.

Ma appena è tornato a casa ha iniziato a sentirsi poco bene. Febbre alta, tosse. Da giorni faceva fatica a respirare. Un malessere che lo aveva spinto a rivolgersi al 118. Ma i medici non hanno fatto il tampone né disposto il ricovero. Fino a quando le sue condizioni sono diventate drammatiche. Moglie e figlia l’hanno trasportato all’ospedale di Melito Porto Salvo, dove però è giunto morto, dopo un arresto cardiaco per problemi respiratori. Il giorno dopo il decesso è arrivato l’esito del tampone: positivo al coronavirus. Ora anche i familiari, i medici e gli infermieri sono in quarantena.

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Reggio Calabria, focolaio di Coronavirus a Montebello Jonico: positivo anche il Sindaco, “Mimmo Crea non aveva avuto alcun contatto con il Nord”

Coronavirus a Reggio Calabria: il sindaco ha annunciato la sua positività sul profilo facebook

Dopo la morte di Mimmo Crea, dipendente del Comune di Montebello Jonico, arriva la positività al Coronavirus anche per il sindaco del centro jonico reggino, Ugo Suraci, che sul proprio profilo facebook ha lanciato l’appello a tutta la popolazione di permanere in quarantena. Nel paese c’è un focolaio dell’epidemia, perchè la vittima non aveva avuto diretti collegamenti con persone provenienti dal Nord Italia, quindi ha per forza di cose contratto l’infezione nel paese o più probabilmente addirittura dentro il palazzo Comunale, dove lavorava. A proposito di Montebello Jonico: l’11 marzo un camionista 39enne era rientrato a Montebello dal Nord, dove si trovava per lavoro, è risultato positivo al tampone. Il focolaio di Montebello potrebbe esser partito da lì. Fatto sta che non si conosce al momento il numero complessivo delle persone infette nel paese.

Ecco le parole del Sindaco:

“In questo momento di particolare difficoltà per tutti noi, COMUNICO ALLA COMUNITÀ MONTEBELLESE CHE SONO RISULTATO POSITIVO AL PRIMO TAMPONE PER IL COVID-19 cui sono stato sottoposto nella serata di ieri, 14 marzo, ed il cui esito ho conosciuto nel tardo pomeriggio odierno. In questo momento mi trovo in attesa presso il GOM “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria. ESORTO TUTTE LE PERSONE CHE HANNO AVUTO CONTATTI CON ME NEGLI ULTIMI 14 GIORNI A PERMANERE IN QUARANTENA OBBLIGATORIA presso le proprie abitazione e, soltanto nel caso dovessero insorgere sintomi quali febbre alta, tosse ed affanno, di allertare il 118, il numero verde regionale 800 767676 o il numero del Ministero della Salute 1500. Approfitto anche di questa occasione per ESORTARE ancora una volta i CITTADINI MONTEBELLESI a RIMANERE A CASA e di allontanarsi soltanto nei casi di necessità previsti dal DPCM 9 marzo 2020 (comprovate esigenze lavorative, questioni sanitarie, acquisto di farmaci, acquisto di generi alimentari, ecc.) muniti del MODELLO DI AUTOCERTIFICAZIONE o pronti a compilarlo ad eventuale richiesta delle Forze di Polizia (il modello è anche nella loro disponibilità). In caso di uscita dall’abitazione le Autorità Sanitarie consigliano l’utilizzo di mascherina e guanti. Nel caso in cui l’accesso alle farmacie o ai supermercati sia consentito soltanto in forma contingentata (poche persone per volta) Vi invito a rispettare l’ordine d’ingresso ed a mantenere la DISTANZA DI SICUREZZA DI ALMENO 1 METRO sia fuori che dentro l’esercizio commerciale. Non è necessario acquistare quantità eccessive di BENI DI PRIMA NECESSITÀ in quanto ne è garantito il regolare rifornimento ai rivenditori.

La morte dell’amico e dipendente comunale Geom. Mimmo Crea, nel colpirmi profondamente per come è arrivata, ha lasciato sgomenta l’intera comunità ed ha fatto piombare ancor di più il nostro Comune nel baratro delle preoccupazioni causate da questo maledetto Covid-19. La morte di Mimmo, lavoratore instancabile e professionale, persona dedita al prossimo e la cui sensibilità era nota a tutti, ha privato la sua famiglia e gli amici che lo hanno conosciuto della sua sincera solarità e del suo immancabile sostegno. In questi giorni davvero difficili ritengo necessario destinare alla famiglia di Mimmo il cordoglio mio e dell’Amministrazione Comunale. Il Comune di Montebello Jonico, le Forze dell’Ordine e le Autorità Sanitarie, coordinate dalla Prefettura di Reggio Calabria, sono al lavoro per ricostruire attraverso quale percorso il virus abbia potuto giungere nel nostro territorio e contagiare Mimmo. Sulla questione, proprio per fare chiarezza e mettere definitivamente a tacere le molteplici, fantasiose ed ingiuste ipotesi veicolate tra la popolazione, l’unica VERA CERTEZZA è che il contagio di Mimmo non è avvenuto a causa di viaggi o spostamenti suoi o di componenti del suo nucleo familiare da e per le Zone Rosse.

 

Reggio Calabria, è UFFICIALE: il 57enne di Montebello Jonico morto ieri aveva il Coronavirus. “Stava benissimo, nessuna patologia”

Reggio Calabria, arrivato il risultato del tampone sul 57enne morto ieri a Melito di Porto Salvo: aveva il Coronavirus

Foto di Andrew Theodorakis / Getty Images

La notizia che non avremmo mai voluto dare: c’è il primo morto per Coronavirus a Reggio Calabria. E’ un uomo di 57 anni, che stava bene e non aveva alcuna patologia. Si chiamava Mimmo Crea e viveva a Masella, frazione di Montebello Jonico. Da giorni aveva la febbre e faceva fatica a respirare. Aveva già allertato il 118, ma nessuno gli ha fatto il tampone o ne ha disposto il ricovero. Ieri le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate. Moglie e figlia l’hanno messo in macchina portandolo di corsa all’Ospedale Tiberio Evoli di Melito di Porto Salvo, dove però è giunto già morto dopo “arresto cardio-circolatorio dovuto a gravi problemi respiratori” mentre era in auto. I soccorritori del pronto soccorso avevano tentato (invano) di rianimarlo. Pochi minuti fa è arrivato l’esito del tampone, effettuato su materiale biologico del cadavere: è positivo al Coronavirus. Adesso anche i familiari e medici e infermieri entrati in contatto con l’uomo dovranno sottoporsi ai controlli.

Tutta la comunità di Montebello è piombata nello sconforto, anche perchè Mimmo era un uomo molto amato da tutti: stimato dipendente comunale, aveva funzione di “ministro straordinario” nella parrocchia di S.S. Cosma e Damiano. Al momento si stanno conducendo indagini epidemiologiche per valutare un possibile collegamento con il focolaio del Nord Italia.

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Foto Strettoweb

Non so se andrò a votare per le Regionali della mia Calabria. Sono cittadina italiana e pago le tasse regolarmente (sic!) aldilà di ogni ragionevole dubbio.Il mio unico modo di partecipare alla vita politica del “mio” Paese è di esprimere il mio voto Anni fa, su un terreno di mia proprietà nel comune di San Roberto in Provincia di Reggio Calabria ho effettuato un progetto di forestazione produttiva finanziato con contributi UE, previsto per incentivare la produzione del legno  considerato il fatto che l’Italia è costretta ad importarne notevoli quantità. il progetto, il famoso 2080, prevede un contributo annuo in sostituzione del mancato reddito dovuto alla conversione colturale.e stimato naturalmente al ribasso rispetto al reddito precedente.Per usufruire di questo contributo, che nel mio caso si tratta di importi irrisori, bisogna fare la domanda attraverso studi convenzionati con la regione, domande annuali, dunque, che pago, laddove invece dovrebbero essere gli addetti agli uffici regionali a verificare e perfezionare l’iter in autonomia. Comunque se fino al 2014, pur  tra ritardi e riduzioni incomprensibili, il pagamento annuale arrivava, dal 2014 è tutto fermo e tutto tace. Gli uffici regionali preposti a questo servizio e cioè il dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari, non risponde nè al telefono e neppure alle mie PEC, con le quali chiedevo un appuntamento con il Dirigente di settore.Ho scritto pure in merito al Procuratore-Scrittore di Catanzaro, ma nessuna risposta.Non ho interlocutori. E’ una vera indecenza.Adesso, però, fiumi di parole per le elezioni, tra manifestazioni e passerelle. Mi vorrei dimettere da cittadina, così non pagherei le tasse e, come i clandestini, che spopolano in italia, usufruirei di innumerevoli privilegi.

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La sindrome del foglio bianco ha colpito anche me.
Proprio così. E’ da qualche tempo che un turbinio di emozioni gonfiano il mio cuore e bloccano la mia penna.

Il disincanto del vissuto, le esperienze di vita anche forti, non bastano a proteggerti dalle emozioni  di eventi imprevisti.

Ma come fai a scrivere che da un po’ di tempo non senti più il gufo  la sera ?

Siamo venuti ad abitare, io e la mia famiglia, più di trenta anni fa , in questa casa nella zona alta della città, centro storico di Reggio Calabria. Spesso, la sera , dai locali della cucina il cui balcone guarda verso la zona sud della città, mi giungeva il verso di un animale notturno, sembrava proprio il verso del gufo, ma ritenevo impossibile che un gufo potesse soggiornare in un centro al alta intensità abitativa. Chiedevo, dunque a mio marito, che, con molta naturalezza confermava si trattasse del gufo, anche se non poteva spiegarne l’esistenza da queste parti. Anche se non ho mai pensato di annotare le date in cui sentivo questa specie di canto, mi sono chiesta  quanto sia la durata di vita dei gufi e, appreso che sia intorno ai 30 anni, mi chiedevo come mai il bubolare provenisse sempre dallo stesso posto, e con la stessa cadenza.

Come fai a scrivere il seguito ?

Strani intrecci succedono nella vita; come quello che qualche anno fa, nel 2016,  porta alla Direzione del Parco d’Aspromomte il Dottore Tralongo, che accetta volentieri perchè potrà tornare nei luoghi della fanciullezza per approfondirne gli aspetti naturalistici e faunistici. Conoscevo Sergio ragazzino, figlio del mio carissimo collega Silvio, che intorno alla metà degli anni settanta si trasferisce con la famiglia a Bologna anche per dare ai figli maggiori opportunità negli studi. Si divertiva Sergio a cercare e ricercare in ogni luogo possibile, animali di ogni tipo, soprattutto  volatili, verso i quali nutriva una vera passione. e, pochi mesi addietro, in proposito, ho partecipato ad un incontro molto interessante,  sui rondoni nel dintorni di Reggio Calabria, dove Sergio Tralongo ha narrato, con rara cura dei particolari e quantomai gradevole comunicazione, l’insolita stanzialità di questi volatili, che, da qualche tempo, amano nidificare dalle nostre parti.

Sergio Tralongo scopre, inoltre, non senza grande meraviglia, che nel centro storico collinare di Reggio Calabria, in direzione di casa mia e a poca distanza dalla mia abitazione, c’è proprio un nido di gufi. Sergio però non fa in tempo ad illustrare questa affascinante scoperta perchè un maledetto malore  stronca la sua vita in maniera improvvisa e repentina nello spazio di pochissime ore. Ad appena 58 anni.

Soddisfatta in parte la mia curiosità sul bubolare vespertino del “mio” gufo, avrei voluto saperne di più: come sia arrivato il gufo in pieno centro abitato, quanti sono i gufi adulti e quanti gufetti sono nati in tutto l’arco di tempo nel quale il “mio ” gufo mi salutava spesso sul calar della notte.

Chissà quante e quante cose  ci avrebbe raccontato Sergio sul nostro territorio, che custodisce gelosamente tesori inestimabili !

Chissà !

Chissà però perchè da quel maledetto 20 novembre 2019, il mio gufo non canta più.

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Risultati immagini per reggio calabria

 

 

Sulle strade rifiuti e buche pericolose

Come infiorate marce e fetose

Prodotti tipici del primo cittadino

Che indossa la fascia come fosse Arlecchino.

Cercano attenti gli incola affranti

Ma nulla appare da tempi inquietanti

Nulla si vede

La ciurma è stanca

Nulla si vede

La lena manca.

Sotto la tolda sta il sindaco-burattino

Che taglia nastri

Per camuffare il suo declino.

“A C Q U A ” ! si grida

Eccola, appare.

No. Solo un miraggio raro che presto scompare.

Quel dì che il liquido chiaro

Dai rubinetti sgorgherà

Una stella cometa l’annunzierà

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Poco dopo le nove di stamani 3 novembre 2018 mi trovo a passare per Via Firenze e all’incrocio appena sopra la Via Paolo Pellicano, cioè centro città, vedo questo segnale

Sopra una profonda  buca qualche cittadino benpensante avrà pensato di avvisare i passanti ad evitare tragedie come quelle delle quali la cronaca ci dà conto quotidianamente. L’iniziativa trova apprezzamento da coloro che occasionalmente o dimoranti frequentano la zona. Dopo pochi minuti, sono di ritorno e, guarda guarda, la Polizia Municipale è sul posto. Sono favorevolmente sorpresa, così la buca sarà rimediata e il pericolo scongiurato. Ahimè no, le forze preposte al decoro cittadino rimuovono la croce e la buca rimane lì.

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Alessandro Speradio-Quello che i miei occhi hanno potuto vedere in questi ultimi due giorni a memoria non ricordo mai di averlo vissuto, non riesco a dare una logica spiegazione ma posso capirlo,vedere famiglie intere mescolarsi tra decine e decine e decine di migliaia di persone che festanti e deliranti festeggiavano il passaggio della squadra del Cosenza per le vie cittadine sfoggiando magliette e sventolando bandiere di ogni tipo e grandezza,  rigorosamente colorati di ROSSO E BLU “la maglia del COSENZA CALCIO” ma quello che più mi ha colpito,è vedere la mia città solitamente ordinata ,composta, più delle volte anche sonnolenta,aprirsi tutto d’un tratto alla gioia e felicità collettiva contagiando tifosi e non, ad un unico e grande abbraccio alla squadra che meritatamente ha conquistato la serie B, ma soprattutto alzare tutti insieme un grido così forte che ha raggiunto l’animo e i cuori di ognuno di noi, facendo scivolare dalle nostre guance quelle lacrime che da tempo aspettavano di essere liberate…che dire, COSENZA questi due giorni ha espresso il meglio di se stessa , la grande bellezza si è espressa in tutta la interezza che insieme al suo POPOLO ha scritto una pagina di STORIA indelebile x gli anni a venire. GRAZIE COSENZA

Ponte di Calatrava

 

Questa città, credimi, ha vissuto anni bui, ma negli ultimi otto anni è riuscita ad alzare la testa grazie ad un Sindaco anche se criticato da minoranza che poco conta,a ritornare ed essere città pilota x l’intero meridione sia dal punto di vista urbanistico che x la qualità della vita. Oggi è un piacere camminare per le vie cittadine pulite, ordinate e arredate , per non parlare del verde curato in ogni suo angolo o spazio piccolo o grande che esso sia ,il corso principale è diventato un museo all’aperto che ospita opere e sculture dei più famosi artisti con sedute comode e ombreggiate che ti permettono di ammirare con calma e stupore la bellezza di queste opere, poi le piazze rinnovate e rifatte per ospitare e aggregare giovani , anziani e famiglie senza  parlare del nostro gioiello “la Cosenza Antica” vivibile in tutte le sue epoche di Storia che detta il tempo alla Cosenza nuova che si eleva alla modernità con il ponte di Calatrava, il planetario, ed altre opere che non sto qui ad elencarti, pero’ devo dirti che a breve partiranno la costruzione della metro che collegherà il centro città con il polo universitario, la costruzione del nuovo parco viale del benessere che taglia in due la città diventando un nuovo polmone di verde che si va ad aggiungere agli altri esistenti,in più la chicca: i nostri due fiumi dalla confluenza in poi diventeranno navigabili per una decina di km dando la possibilità ai cittadini di vivere il lungo fiume e lo stesso con attività sportive e ricreative con anfiteatro e aree attrezzate a verde che diventeranno complementari all’opera di Calatrava, ah dimenticavo la costruzione dell’ovovia panoramica che collegherà la Citta’ bassa fin su al Castello Svevo…..

 

Empire State Building

Insomma sembra fantasia ma è realtà che noi viviamo giorno dopo giorno con i cantieri aperti …tre anni io dico anche quattro ma poi il volto urbanistico sarà completato in tutta la sua bellezza …..ecco perchè i Cosentini si sono risvegliati da un lungo torpore ecco perchè siamo ritornati a vivere e ad essere e sentirci partecipi ad ogni cosa di importante che avviene nella nostra città.

COSENZA TI AMO……

Mimma Suraci-Con questo articolo voglio rendere onore al merito ad una città calabrese  come Cosenza con due riflessioni dell’amico, già collega, Alessandro Speradio, cosentino purosangue, scritte in occasione della recente promozione della squadra bruzia in serie B. A margine desidero solo aggiungere che la città anticamente denominata Kossa e successivamente, intorno al 200 a.c. ,Cosenza, da consenso, ad indicare proprio la confluenza dei suoi due fiumi, Crati e Busento, è detta pure l’Atene della Calabria, per  il suo vivace fermento culturale, e la sua autonomia. Infatti è sempre la cultura il valore di riferimento di una comunità, di una città, di un popolo, con ricadute importanti in tutti i settori della vita sociale. L’entusiasmo per la promozione della squadra di calcio alla serie cadetta, va vista, secondo me, in quest’ottica:  i cosentini esultano perchè sono sereni, si sentono liberi di  condividere la loro gioia  con tutti i concittadini sparpagliati nel mondo. Io spero che anche Reggio Calabria, aldilà delle oneste rivalità di campanile,  in clima di leale competizione,  proprio facendo leva sulla cultura e sulla “calabresità” come valore aggiunto della gente calabra, possa riemergere al più presto dal periodo buio nel quale è immersa, ormai purtroppo, da qualche decennio.

Per ora il palcoscenico è tutto cosentino. Applausi, complimenti e ad majora semper.

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Si presenta puntualissimo, alle 21 come da programma, sera di giovedi 15 marzo, inizia infilando un motivo dopo l’altro e il Palazzetto trema sin da subito, la febbre sale ; sentimenti ed emozioni si susseguono senza soluzione di continuità. Ci si sente rapiti, ipnotizzati da una forza irresistibile che l’eterno ragazzo della canzone italiana trasmette con energia e passione. Gianni Morandi incanta, rapisce, seduce il numeroso pubblico attento e partecipe che canta all’unisono con lui, e con la sua band, un gruppo di artisti tutti bravissimi: Mattia Bigi al basso, Lele Leonardi e Elia Garutti alla chitarra, Alessandro Magri alle tastiere, Simone D’Eusanio al violino, Francesco Montisano al sax, Lisa Manara, Augusta Trebeschi e Moris Pradella ai cori,  e l’impressionante batterista Alberto Paderni che ha diffuso percussioni fantastiche; un insieme armonioso in una  cornice scenografica suggestiva grazie all’impegno pregevole  dei tecnici di suono e luci.

Corre da maratoneta,  quale d’altronde è non solo in senso figurato, anche sul palcoscenico, senza risparmiarsi , con grande rispetto del variegato  pubblico, trasversale testimone di diverse generazioni, che apprezza e ricambia, e il cuore e l’anima che mette nel suo cantare arrivano al cuore e all’anima senza se e senza ma, in un susseguirsi di motivi che hanno segnato molti momenti della tua vita e canzoni nuove altrettanto belle e dense di significato.

Canta  Gianni, senza una pausa, senza un attimo di respiro, decine e decine di pezzi, oltre quaranta;  xcanta l’amore e  canta anche la guerra  sulle note dell’ormai celeberrima  C’era un ragazzo che come me…, canta il quotidiano con le note di Uno su mille, canta il sociale con Si può dare di più.  Canta l’amore, dunque, argomento per antonomasia : da La Fisarmonica, a Ritornerò in ginocchio da te, da Scende la pioggia a Un grande prato verde, da Occhi di ragazza a Innamorato, da Grazie perchè a Dobbiamo fare luce e tanto tanto altro. Rende onore e merito, Gianni, agli autori che si sono spesi per lui : da Elisa a Fossati, da Ligabue a Sangiorgi passando per Meta, che insieme ad altri artisti importanti hanno collaborato al suo ultimo recente album ” D’amore e d’autore”. Non si ferma un istante, e,  in barba a chi a 70 anni si sente vecchio, il Morandi da Monghidoro grida a pieni polmoni il suo amore per la vita

 

innamorato 
come forse tu ancora non lo sai 
innamorato della vita 
di questa avventura 
così vorrei che non finisse mai 
che non finisse mai…

e poi, ancora, questo bolognese che canta Napoli con  Caruso di  Dalla, rende omaggio alla città che lo ospita attaccando  Calabrisella mia, naturalmente in dialetto originale

e l’incantesimo che coinvolge artista e  pubblico è magico e vorresti non uscirne mai.

Grazie Gianni, Reggio Calabria ti saluta con affetto, continua così, alla prossima.

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Peppe Caridi-Reggio Calabria, le terribili immagini foto e video dell’incendio di stamattina a San Ferdinando: una giovane nigeriana è morta carbonizzata, altri feriti gravi

incendio tendopoli san ferdinando (4)

E c’è chi ancora ci parla di “integrazione”, nel “Giorno della Memoria” in cui dovremmo ricordare le vittime dell’Olocausto affinchè qualcosa del genere non si verifichi mai più. Almeno Hitler, nella sua follia assassina e criminale, era coerente e non mascherava le sue intenzioni dietro ipocriti annunci sul multiculturalismo, sull’integrazione e sulla solidarietà.

Quello che è successo stamattina nella tendopoli di San Ferdinando è grave, gravissimo. Perchè era già successo tra 2016 e 2017, due volte, che il fuoco divampasse tra le baracche della Piana provocando diversi feriti. E stavolta c’è scappato anche il morto, una donna nigeriana di appena 30 anni. Si chiamava Amine, il cadavere è stato ritrovato carbonizzato in una delle baracche ridotte in cenere dal fuoco. Amine si trovava lì per raccogliere agrumi e guadagnarsi qualche euro necessario alla sopravvivenza. Era venuta in Italia sognando un futuro migliore, attratta con l’inganno. Certamente non sapeva di andare incontro ad un destino così crudele. Non sapeva di trovare ghetti e campi di concentramento in un Paese come l’Italia. Altre due donne sono gravemente ferite con pesantissime ustioni, ricoverate all’Ospedale di Polistena. In questi momenti staranno sognando la loro casa, rimpiangendo la scelta di aver mollato tutto inseguendo false speranze.

E molte ore dopo il rogo nella baraccopoli si può ancora sentire l’odore acre della plastica bruciata, osserviamo pali di legno carbonizzati, pezzi di lamiera ancora fumanti. L’incendio ha cancellato oltre 200 baracche, e senza l’immediato intervento di Vigili del Fuoco e Carabinieri sarebbe andata molto molto peggio. Ma a San Ferdinando passano gli anni, passano gli incendi e nulla cambia. A San Ferdinando oggi, per l’ennesima volta, è fallita la politica dell’accoglienza che in Calabria ha trovato il pieno supporto dei governi locali, dal Presidente Regionale Mario Oliverio al Sindaco di Reggio Calabria, che è anche Sindaco della Città Metropolitana (di cui San Ferdinando fa parte), Giuseppe Falcomatà. Miopi. Silenti. Assenti. Che almeno per oggi non ci prendano in giro parlando di Auschwitz, della “Memoria”, dell’Olocausto. Perchè San Ferdinando è la nuova Auschwitz e in Calabria si sta consumando la Shoah del terzo millennio, frutto di un’altra aberrazione ideologica di governanti certamente più democratici rispetto alle dittature nazi-fasciste, ma evidentemente altrettanto miopi rispetto a ciò che stavano provocando a livello sociale e umanitario. Con l’aggravante di ergersi a paladini della solidarietà, dell’integrazione e del multiculturalismo. In realtà è il fallimento più totale di una politica aberrante e cieca. Le immagini di stamattina a San Ferdinando sono terribili, sembra un film dell’orrore che purtroppo è realtà. Oggi a Reggio Calabria nel “Giorno della Memoria”.

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Peppino Sindaco Bambino

Racconto Breve di Carmela Suraci 

Peppino è un bambino sempre pulito e ordinato, la sua mamma lo fa vestire come un piccolo Lord, ha capelli neri, lisci e un po’ lunghetti, sempre lucidi e ordinati. La sua famiglia, sempre attenta, lo incoraggia, anzi lo sprona, affinché si prepari perché crescendo dovrà fare grandi cose.
Ma Peppino ha un grande sogno, vorrebbe poter trascorrere un intero anno a giocare in quei giardinetti dove ci sono delle giostrine e si vedono sempre tanti bambini, ma a lui quei divertimenti sono proibiti perché la sua mamma pensa che si sporcherebbe e non sarebbe più tanto bello ed elegante.
Una notte Peppino sogna una bimba bellissima che gli dice di essere una fata-bambina e può esaudire ogni suo desiderio. Peppino non sa se è sveglio o se sogna ancora, ma esprime il suo desiderio: “Voglio essere il capo della città più bella del mondo per poterla riempire di tante giostrine”. Detto fatto, al suo risveglio si ritrova a capo di una città bellissima, anche se un po’ malridotta, ma questo a lui non importa. Comincia subito a darsi da fare e cerca spazi liberi dove pote mettere piccole giostre e giardini dove i bambini possano andare a passeggiare e a giocare con lui. I giorni però passano e bambini con i quali giocare non se ne vedono e Peppino comincia a chiedersi perché. Una notte però nei suoi sogni ritorna quella piccola fata, che non appare più così splendente, ha i capelli arruffati e sporchi, le mani e il vestitino sporchi e il viso triste. Peppino le chiede perché non si sta realizzando a pieno il suo sogno e la fata gli spiega che i bambini di quella città non possono uscire di casa perché se si sporcano quando rientrano non si possono lavare perché dai rubinetti non scorre più acqua, non possono uscire perché le strade della città sono piene di buche e di pozzanghere fangose. poi ci sono gli alberi che sono divenuti pericolosi perché cadono e rischiano di far male a chi ci sta sotto e la città è piena di sconosciuti che potrebbero far loro del male.Inoltre, gli altri bambini non sono fortunati come lui, si sentono deboli e stanchi perché è da molto tempo che fanno un’alimentazione strana, mangiano sempre pasta bollita e insalata di quella già lavata nelle buste dei supermercati; niente frutta, niente carne e niente pesce perché, dicono le mamme, è difficile pulire la cucina.
Peppino diventa molto, molto triste e non sa come fare a riparare a tutto ciò, purtroppo però lui è solo un bambino, forse un po’ viziato,ma sempre un bambino.

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Vulgus vult decipi, ergo decipiatur

 

 

 

 

Sono geneticamente una persona libera, o almeno cerco di esserlo in una società, come quella attuale, che ha fatto della manipolazione di massa la sua caratteristica, anzi la sua arma principale. Libera, curiosa e ribelle, cerco di oppormi ad ogni tipo di condizionamento e a ricercare sempre e comunque la verità, ad ogni costo,e la ricerca del vero, del giusto e del bello è stata sempre il filo conduttore della mia vita e mi ha accompagnato nelle scelte del quotidiano, secondo canoni personalissimi, cercando di sfuggire all’omologazione e alla massificazione sociale che vuole gli individui allineati e coperti, esseri amorfi da plasmare dai burattinai di turno a proprio uso e consumo.

Quindi per quanto mi riguarda, dal momento che rifuggo da qualsiasi forma di ipocrisia e compromessi, non  frequento le persone che non mi piacciono.

Oggi al tempo dei network questa affermazione vale pure per le frequentazioni on line.

Proprio per questo motivo io non “frequento” il sindaco della mia città,

Non l’ho votato perchè lo ritengo da sempre inadeguato ad amministrare Reggio Di Calabria;devo, nonostante tutto, riconoscerlo come sindaco perchè è stato eletto, più o meno democraticamente, ma non mi sognerei mai di scrivere o di commentare nelle sue pagine sul web, perchè, ai miei occhi rappresenta la supponenza, la maleducazione, l’arroganza, la falsità, la menzogna e la mancanza di rispetto che il primo cittadino ha nei confronti della gente reggina, anche dei suoi elettori naturalmente.

Non mi era mai, e dico mai, capitato di dover contare ben 12, diconsi dodici, giorni nel mese di agosto, con i ruibinetti di casa asciutti completamente, e per tutti i  restanti giorni di agosto e luglio con  l’acqua ” a scomparsa”, che appare e poi scompare magicamente che è una meraviglia. Una meraviglia!. E’ una meraviglia non solo il fatto che l’acqua, un bene, anzi un bisogno, fondamentale, manchi , è una meraviglia il fatto che l’amministrazione non si ponga manco alla lontana la domanda  se sia doveroso informare la cittadinanza sui perchè e il per come il servizio sia deficitario e sui tempi eventuali di risoluzione del problema e magari sui tempi dell’erogazione. Meraviglia delle meraviglie?  no, è un diritto del Sindaco di Reggio Calabria e dei suoi collaboratori trattare la gente come “volgo” , da utilizzare alla bisogna manipolando l’opinione pubblica secondo i manuali di psicologia sociale, secondo la filosofia delle scuole settarie sinistrorse per le quali ” il popolo vuole essere ingannato, allora sia ingannato“. In questa situazione tristissima che vede la mia città in coma, e non solo per l’acqua, altra considerazione tristissima è l’omertà del popolo di sinistra, proprio quel “volgo” di cardinalizia memoria cinquecentesca, che ancora e sempre non riesce ad essere obiettivo e con partigianeria sfacciata e insolente giustifica e inonda di silenzi assordanti il mal governo del proprio beniamino.

 

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