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Posts Tagged ‘Reggio Calabria’

 

 

Alessandro Speradio-Quello che i miei occhi hanno potuto vedere in questi ultimi due giorni a memoria non ricordo mai di averlo vissuto, non riesco a dare una logica spiegazione ma posso capirlo,vedere famiglie intere mescolarsi tra decine e decine e decine di migliaia di persone che festanti e deliranti festeggiavano il passaggio della squadra del Cosenza per le vie cittadine sfoggiando magliette e sventolando bandiere di ogni tipo e grandezza,  rigorosamente colorati di ROSSO E BLU “la maglia del COSENZA CALCIO” ma quello che più mi ha colpito,è vedere la mia città solitamente ordinata ,composta, più delle volte anche sonnolenta,aprirsi tutto d’un tratto alla gioia e felicità collettiva contagiando tifosi e non, ad un unico e grande abbraccio alla squadra che meritatamente ha conquistato la serie B, ma soprattutto alzare tutti insieme un grido così forte che ha raggiunto l’animo e i cuori di ognuno di noi, facendo scivolare dalle nostre guance quelle lacrime che da tempo aspettavano di essere liberate…che dire, COSENZA questi due giorni ha espresso il meglio di se stessa , la grande bellezza si è espressa in tutta la interezza che insieme al suo POPOLO ha scritto una pagina di STORIA indelebile x gli anni a venire. GRAZIE COSENZA

Ponte di Calatrava

 

Questa città, credimi, ha vissuto anni bui, ma negli ultimi otto anni è riuscita ad alzare la testa grazie ad un Sindaco anche se criticato da minoranza che poco conta,a ritornare ed essere città pilota x l’intero meridione sia dal punto di vista urbanistico che x la qualità della vita. Oggi è un piacere camminare per le vie cittadine pulite, ordinate e arredate , per non parlare del verde curato in ogni suo angolo o spazio piccolo o grande che esso sia ,il corso principale è diventato un museo all’aperto che ospita opere e sculture dei più famosi artisti con sedute comode e ombreggiate che ti permettono di ammirare con calma e stupore la bellezza di queste opere, poi le piazze rinnovate e rifatte per ospitare e aggregare giovani , anziani e famiglie senza  parlare del nostro gioiello “la Cosenza Antica” vivibile in tutte le sue epoche di Storia che detta il tempo alla Cosenza nuova che si eleva alla modernità con il ponte di Calatrava, il planetario, ed altre opere che non sto qui ad elencarti, pero’ devo dirti che a breve partiranno la costruzione della metro che collegherà il centro città con il polo universitario, la costruzione del nuovo parco viale del benessere che taglia in due la città diventando un nuovo polmone di verde che si va ad aggiungere agli altri esistenti,in più la chicca: i nostri due fiumi dalla confluenza in poi diventeranno navigabili per una decina di km dando la possibilità ai cittadini di vivere il lungo fiume e lo stesso con attività sportive e ricreative con anfiteatro e aree attrezzate a verde che diventeranno complementari all’opera di Calatrava, ah dimenticavo la costruzione dell’ovovia panoramica che collegherà la Citta’ bassa fin su al Castello Svevo…..

 

Empire State Building

Insomma sembra fantasia ma è realtà che noi viviamo giorno dopo giorno con i cantieri aperti …tre anni io dico anche quattro ma poi il volto urbanistico sarà completato in tutta la sua bellezza …..ecco perchè i Cosentini si sono risvegliati da un lungo torpore ecco perchè siamo ritornati a vivere e ad essere e sentirci partecipi ad ogni cosa di importante che avviene nella nostra città.

COSENZA TI AMO……

Mimma Suraci-Con questo articolo voglio rendere onore al merito ad una città calabrese  come Cosenza con due riflessioni dell’amico, già collega, Alessandro Speradio, cosentino purosangue, scritte in occasione della recente promozione della squadra bruzia in serie B. A margine desidero solo aggiungere che la città anticamente denominata Kossa e successivamente, intorno al 200 a.c. ,Cosenza, da consenso, ad indicare proprio la confluenza dei suoi due fiumi, Crati e Busento, è detta pure l’Atene della Calabria, per  il suo vivace fermento culturale, e la sua autonomia. Infatti è sempre la cultura il valore di riferimento di una comunità, di una città, di un popolo, con ricadute importanti in tutti i settori della vita sociale. L’entusiasmo per la promozione della squadra di calcio alla serie cadetta, va vista, secondo me, in quest’ottica:  i cosentini esultano perchè sono sereni, si sentono liberi di  condividere la loro gioia  con tutti i concittadini sparpagliati nel mondo. Io spero che anche Reggio Calabria, aldilà delle oneste rivalità di campanile,  in clima di leale competizione,  proprio facendo leva sulla cultura e sulla “calabresità” come valore aggiunto della gente calabra, possa riemergere al più presto dal periodo buio nel quale è immersa, ormai purtroppo, da qualche decennio.

Per ora il palcoscenico è tutto cosentino. Applausi, complimenti e ad majora semper.

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Si presenta puntualissimo, alle 21 come da programma, sera di giovedi 15 marzo, inizia infilando un motivo dopo l’altro e il Palazzetto trema sin da subito, la febbre sale ; sentimenti ed emozioni si susseguono senza soluzione di continuità. Ci si sente rapiti, ipnotizzati da una forza irresistibile che l’eterno ragazzo della canzone italiana trasmette con energia e passione. Gianni Morandi incanta, rapisce, seduce il numeroso pubblico attento e partecipe che canta all’unisono con lui, e con la sua band, un gruppo di artisti tutti bravissimi: Mattia Bigi al basso, Lele Leonardi e Elia Garutti alla chitarra, Alessandro Magri alle tastiere, Simone D’Eusanio al violino, Francesco Montisano al sax, Lisa Manara, Augusta Trebeschi e Moris Pradella ai cori,  e l’impressionante batterista Alberto Paderni che ha diffuso percussioni fantastiche; un insieme armonioso in una  cornice scenografica suggestiva grazie all’impegno pregevole  dei tecnici di suono e luci.

Corre da maratoneta,  quale d’altronde è non solo in senso figurato, anche sul palcoscenico, senza risparmiarsi , con grande rispetto del variegato  pubblico, trasversale testimone di diverse generazioni, che apprezza e ricambia, e il cuore e l’anima che mette nel suo cantare arrivano al cuore e all’anima senza se e senza ma, in un susseguirsi di motivi che hanno segnato molti momenti della tua vita e canzoni nuove altrettanto belle e dense di significato.

Canta  Gianni, senza una pausa, senza un attimo di respiro, decine e decine di pezzi, oltre quaranta;  xcanta l’amore e  canta anche la guerra  sulle note dell’ormai celeberrima  C’era un ragazzo che come me…, canta il quotidiano con le note di Uno su mille, canta il sociale con Si può dare di più.  Canta l’amore, dunque, argomento per antonomasia : da La Fisarmonica, a Ritornerò in ginocchio da te, da Scende la pioggia a Un grande prato verde, da Occhi di ragazza a Innamorato, da Grazie perchè a Dobbiamo fare luce e tanto tanto altro. Rende onore e merito, Gianni, agli autori che si sono spesi per lui : da Elisa a Fossati, da Ligabue a Sangiorgi passando per Meta, che insieme ad altri artisti importanti hanno collaborato al suo ultimo recente album ” D’amore e d’autore”. Non si ferma un istante, e,  in barba a chi a 70 anni si sente vecchio, il Morandi da Monghidoro grida a pieni polmoni il suo amore per la vita

 

innamorato 
come forse tu ancora non lo sai 
innamorato della vita 
di questa avventura 
così vorrei che non finisse mai 
che non finisse mai…

e poi, ancora, questo bolognese che canta Napoli con  Caruso di  Dalla, rende omaggio alla città che lo ospita attaccando  Calabrisella mia, naturalmente in dialetto originale

e l’incantesimo che coinvolge artista e  pubblico è magico e vorresti non uscirne mai.

Grazie Gianni, Reggio Calabria ti saluta con affetto, continua così, alla prossima.

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Peppe Caridi-Reggio Calabria, le terribili immagini foto e video dell’incendio di stamattina a San Ferdinando: una giovane nigeriana è morta carbonizzata, altri feriti gravi

incendio tendopoli san ferdinando (4)

E c’è chi ancora ci parla di “integrazione”, nel “Giorno della Memoria” in cui dovremmo ricordare le vittime dell’Olocausto affinchè qualcosa del genere non si verifichi mai più. Almeno Hitler, nella sua follia assassina e criminale, era coerente e non mascherava le sue intenzioni dietro ipocriti annunci sul multiculturalismo, sull’integrazione e sulla solidarietà.

Quello che è successo stamattina nella tendopoli di San Ferdinando è grave, gravissimo. Perchè era già successo tra 2016 e 2017, due volte, che il fuoco divampasse tra le baracche della Piana provocando diversi feriti. E stavolta c’è scappato anche il morto, una donna nigeriana di appena 30 anni. Si chiamava Amine, il cadavere è stato ritrovato carbonizzato in una delle baracche ridotte in cenere dal fuoco. Amine si trovava lì per raccogliere agrumi e guadagnarsi qualche euro necessario alla sopravvivenza. Era venuta in Italia sognando un futuro migliore, attratta con l’inganno. Certamente non sapeva di andare incontro ad un destino così crudele. Non sapeva di trovare ghetti e campi di concentramento in un Paese come l’Italia. Altre due donne sono gravemente ferite con pesantissime ustioni, ricoverate all’Ospedale di Polistena. In questi momenti staranno sognando la loro casa, rimpiangendo la scelta di aver mollato tutto inseguendo false speranze.

E molte ore dopo il rogo nella baraccopoli si può ancora sentire l’odore acre della plastica bruciata, osserviamo pali di legno carbonizzati, pezzi di lamiera ancora fumanti. L’incendio ha cancellato oltre 200 baracche, e senza l’immediato intervento di Vigili del Fuoco e Carabinieri sarebbe andata molto molto peggio. Ma a San Ferdinando passano gli anni, passano gli incendi e nulla cambia. A San Ferdinando oggi, per l’ennesima volta, è fallita la politica dell’accoglienza che in Calabria ha trovato il pieno supporto dei governi locali, dal Presidente Regionale Mario Oliverio al Sindaco di Reggio Calabria, che è anche Sindaco della Città Metropolitana (di cui San Ferdinando fa parte), Giuseppe Falcomatà. Miopi. Silenti. Assenti. Che almeno per oggi non ci prendano in giro parlando di Auschwitz, della “Memoria”, dell’Olocausto. Perchè San Ferdinando è la nuova Auschwitz e in Calabria si sta consumando la Shoah del terzo millennio, frutto di un’altra aberrazione ideologica di governanti certamente più democratici rispetto alle dittature nazi-fasciste, ma evidentemente altrettanto miopi rispetto a ciò che stavano provocando a livello sociale e umanitario. Con l’aggravante di ergersi a paladini della solidarietà, dell’integrazione e del multiculturalismo. In realtà è il fallimento più totale di una politica aberrante e cieca. Le immagini di stamattina a San Ferdinando sono terribili, sembra un film dell’orrore che purtroppo è realtà. Oggi a Reggio Calabria nel “Giorno della Memoria”.

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Peppino Sindaco Bambino

Racconto Breve di Carmela Suraci 

Peppino è un bambino sempre pulito e ordinato, la sua mamma lo fa vestire come un piccolo Lord, ha capelli neri, lisci e un po’ lunghetti, sempre lucidi e ordinati. La sua famiglia, sempre attenta, lo incoraggia, anzi lo sprona, affinché si prepari perché crescendo dovrà fare grandi cose.
Ma Peppino ha un grande sogno, vorrebbe poter trascorrere un intero anno a giocare in quei giardinetti dove ci sono delle giostrine e si vedono sempre tanti bambini, ma a lui quei divertimenti sono proibiti perché la sua mamma pensa che si sporcherebbe e non sarebbe più tanto bello ed elegante.
Una notte Peppino sogna una bimba bellissima che gli dice di essere una fata-bambina e può esaudire ogni suo desiderio. Peppino non sa se è sveglio o se sogna ancora, ma esprime il suo desiderio: “Voglio essere il capo della città più bella del mondo per poterla riempire di tante giostrine”. Detto fatto, al suo risveglio si ritrova a capo di una città bellissima, anche se un po’ malridotta, ma questo a lui non importa. Comincia subito a darsi da fare e cerca spazi liberi dove pote mettere piccole giostre e giardini dove i bambini possano andare a passeggiare e a giocare con lui. I giorni però passano e bambini con i quali giocare non se ne vedono e Peppino comincia a chiedersi perché. Una notte però nei suoi sogni ritorna quella piccola fata, che non appare più così splendente, ha i capelli arruffati e sporchi, le mani e il vestitino sporchi e il viso triste. Peppino le chiede perché non si sta realizzando a pieno il suo sogno e la fata gli spiega che i bambini di quella città non possono uscire di casa perché se si sporcano quando rientrano non si possono lavare perché dai rubinetti non scorre più acqua, non possono uscire perché le strade della città sono piene di buche e di pozzanghere fangose. poi ci sono gli alberi che sono divenuti pericolosi perché cadono e rischiano di far male a chi ci sta sotto e la città è piena di sconosciuti che potrebbero far loro del male.Inoltre, gli altri bambini non sono fortunati come lui, si sentono deboli e stanchi perché è da molto tempo che fanno un’alimentazione strana, mangiano sempre pasta bollita e insalata di quella già lavata nelle buste dei supermercati; niente frutta, niente carne e niente pesce perché, dicono le mamme, è difficile pulire la cucina.
Peppino diventa molto, molto triste e non sa come fare a riparare a tutto ciò, purtroppo però lui è solo un bambino, forse un po’ viziato,ma sempre un bambino.

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Vulgus vult decipi, ergo decipiatur

 

 

 

 

Sono geneticamente una persona libera, o almeno cerco di esserlo in una società, come quella attuale, che ha fatto della manipolazione di massa la sua caratteristica, anzi la sua arma principale. Libera, curiosa e ribelle, cerco di oppormi ad ogni tipo di condizionamento e a ricercare sempre e comunque la verità, ad ogni costo,e la ricerca del vero, del giusto e del bello è stata sempre il filo conduttore della mia vita e mi ha accompagnato nelle scelte del quotidiano, secondo canoni personalissimi, cercando di sfuggire all’omologazione e alla massificazione sociale che vuole gli individui allineati e coperti, esseri amorfi da plasmare dai burattinai di turno a proprio uso e consumo.

Quindi per quanto mi riguarda, dal momento che rifuggo da qualsiasi forma di ipocrisia e compromessi, non  frequento le persone che non mi piacciono.

Oggi al tempo dei network questa affermazione vale pure per le frequentazioni on line.

Proprio per questo motivo io non “frequento” il sindaco della mia città,

Non l’ho votato perchè lo ritengo da sempre inadeguato ad amministrare Reggio Di Calabria;devo, nonostante tutto, riconoscerlo come sindaco perchè è stato eletto, più o meno democraticamente, ma non mi sognerei mai di scrivere o di commentare nelle sue pagine sul web, perchè, ai miei occhi rappresenta la supponenza, la maleducazione, l’arroganza, la falsità, la menzogna e la mancanza di rispetto che il primo cittadino ha nei confronti della gente reggina, anche dei suoi elettori naturalmente.

Non mi era mai, e dico mai, capitato di dover contare ben 12, diconsi dodici, giorni nel mese di agosto, con i ruibinetti di casa asciutti completamente, e per tutti i  restanti giorni di agosto e luglio con  l’acqua ” a scomparsa”, che appare e poi scompare magicamente che è una meraviglia. Una meraviglia!. E’ una meraviglia non solo il fatto che l’acqua, un bene, anzi un bisogno, fondamentale, manchi , è una meraviglia il fatto che l’amministrazione non si ponga manco alla lontana la domanda  se sia doveroso informare la cittadinanza sui perchè e il per come il servizio sia deficitario e sui tempi eventuali di risoluzione del problema e magari sui tempi dell’erogazione. Meraviglia delle meraviglie?  no, è un diritto del Sindaco di Reggio Calabria e dei suoi collaboratori trattare la gente come “volgo” , da utilizzare alla bisogna manipolando l’opinione pubblica secondo i manuali di psicologia sociale, secondo la filosofia delle scuole settarie sinistrorse per le quali ” il popolo vuole essere ingannato, allora sia ingannato“. In questa situazione tristissima che vede la mia città in coma, e non solo per l’acqua, altra considerazione tristissima è l’omertà del popolo di sinistra, proprio quel “volgo” di cardinalizia memoria cinquecentesca, che ancora e sempre non riesce ad essere obiettivo e con partigianeria sfacciata e insolente giustifica e inonda di silenzi assordanti il mal governo del proprio beniamino.

 

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” Io ho davanti a me un sogno”  

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro”. ( Martin Luter King)

 

Posso affermare senza tema di essere smentita che questa frase storica di Martin Luter King rappresenti la colonna sonora della tua vita. Determinazione, grinta, sensibilità,entusiasmo, rabbia, quella che produce adrenalina, con una buona dose di intelligenza emotiva, sono valori sempre  fondamentali in un carattere deciso, sgombro da retropensieri di qualsiasi natura, a volte esasperato ed esasperante nel convincere l’interlocutore di turno, e forse pure te stesso, che la notte sia giorno e viceversa. Da buono sportivo, amante e praticante, e tifoso, non disdegni mica la fatica, e la passione per la bicicletta può ben rappresentare, in questo senso, già dalla gimcana che correvi da piccolo,  la metafora del tuo percorso di vita. Tant’è che con questi presupposti, tappa dopo tappa, metti i tuoi sogni sulle gambe e cammini cammini instancabile, tenace, perseverante, persistente, senza mai voltarti indietro. La tua arma la penna, quella penna che esalta, stronca, racconta, distrugge senza pietà secondo i canoni del giornalista spregiudicato e irriverente, critico a volte cattivo a volte bonario, che non ha paura di andare contro vento e controcorrente. Non ancora diciottenne hai scelto la tua compagna di vita, alla quale ti sei consacrato con amore imperituro e dedizione assoluta. Sei riuscito  a scoprire  e riconoscere perone serie e professionisti competenti con i quali avete costituito una realtà straordinaria che vede un nutrito gruppo di lavoro impegnato giorno e notte per fornire tempestivamente comunicazioni in tempo reale, spaziando dalla cronaca locale a quella nazionale ed estera, dalla scienza allo sport, passando per le pagine di cultura e di moda. Il tutto aldilà di ogni ragionevole dubbio e senza guardare in faccia i tanti detrattori maldicenti. Una realtà straordinaria, dunque, costituita da un gruppo di lavoro eccezionale : eccellenze che da Reggio Calabria abbracciano con sguardo critico e penetrante il mondo intero con entusiasmo, discutendo quotidianamente con estrema cura e agilità di problemi spesso ostici. Mai appagato, naturalmente, ma sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuovi obiettivi, il 20 luglio scorso hai segnato una tappa importante della tua vita suggellando l’amore con la tua donna con il matrimonio in una  cornice  da favola con la materna assistenza affettuosa di un angelo volato  in cielo troppo presto che tutti abbiamo sentito tra noi.

Goditi questo momento, figlio mio, insieme al tuo amore;  sai bene che per arrivare in cima al tuo Ventoux ci sono diverse salite : tu ne hai scalate alcune, le altre ti aspettano perchè sanno bene che ami le sfide. Grazie di esserci, grazie per la gioia che mi dai guardandoti, grazie per tutto, e ad maiora semper. Vi voglio bene Peppe Caridi Ilaria Calabrò

Sogna, ragazzo sogna
E ti diranno parole rosse come il sangue
Nere come la notte
Ma non è vero, ragazzo
Che la ragione sta sempre col più forte
Io conosco poeti
Che spostano i fiumi con il pensiero
E naviganti infiniti
Che sanno parlare con il cielo
Chiudi gli occhi, ragazzo
E credi solo a quel che vedi dentro
Stringi i pugni, ragazzo
Non lasciargliela vinta neanche un momento
Copri l’amore, ragazzo
Ma non nasconderlo sotto il mantello
A volte passa qualcuno
A volte c’è qualcuno che deve vederlo
Sogna, ragazzo sogna
Quando sale il vento
Nelle vie del cuore
Quando un uomo vive
Per le sue parole
O non vive più
Sogna, ragazzo sogna
Non lasciarlo solo contro questo mondo
Non lasciarlo andare sogna fino in fondo
Fallo pure tu
Sogna, ragazzo sogna
Quando cade

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Ὦ Ξεῖν’, εἰ τύ γε πλεῖς ποτὶ καλλίχορον Μιτυλάναν
τᾶν Σαπφοῦς χαρίτων ἄνθος ἐωαυσόμενος,
εἰπειν, ὡς Μούσαισι φίλαν τήνα τε Λοκρὶς γᾶ
τίκτε μ’ ἴσαν χὤς μοι τοὔνομα Νοσσίς, ἴθι.

Straniero, se navigando ti recherai a Mitilene dai bei cori,
per cogliervi il fior fiore delle grazie di Saffo,
dì che fui cara alle Muse, e la terra Locrese mi generò.
Il mio nome, ricordalo, è Nosside. Ora va’!

Da “I 12 Epigrammi di Nosside

 

Locri Epizefiri è una ridente  località in provincia di Reggio Calabria, nucleo importante della cultura magnogreca, della quale custodisce importanti vestigia, testimoni di quella cultura classica e umanistica, nel significato più profondo di questo termine, che abbraccia  tutte le scienze che concorrono alla formazione e ai saperi dell’uomo, dalla letteratura all’astronomia, dalle scienze matematiche e fisiche alla filosofia,  che sono tuttora  orgoglio della cittadina e dei suoi indigeni. Nonostante il sito sia trascurato dai circuiti del settore turistico, intenditori e appassionati di nicchia amano respirare l’aura magica di questo luogo, che emana il respiro universale di un’anima  senza tempo.

Ora avviene che Locri assurge alla prima pagina della  cronaca di tutti i media per una scritta,  apparsa su alcuni muri perimetrali di fabbricati  significativi in quanto sedi di organismi istituzionali, che descrive Don Ciotti come SBIRRO. Parola offensiva ? pare di sì se  subito si invoca la ‘ndrangheta in un coro unanime che implora inchieste, indagini, processi per identificare i mafiosi di turno ai quali comminare punizioni esemplari. E naturalmente non si perde l’occasione per  allestire l’ennesima manifestazione.  Mentre invece sarebbe imperativo categorico cogliere il grido, l’urlo disperato di un popolo civile, quel popolo veramente “per bene” che chiede giustizia e legalità aldilà dei luoghi comuni e dei preconcetti e degli stereotipi. È proprio la società civile, quella ” per bene ” che grida e che urla a chi invece è sordo e cieco. A chi è sordo per esempio come il Presidente Mattarella, che invece di fare, chiacchiera con discorsi retorici che ormai non incantano più; a chi è sordo e cieco come Don Ciotti, il quale, a parte i suoi scheletri nell’armadio  come si può leggere qui di seguito,      http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1379573/-Non-lavoro-piu-in-nero-per-te—Don-Ciotti-lo-prende-a-ceffoni.html             http://www.liberoquotidiano.it/gallery/1379572/La-lettera-di-scuse-di-Don-Ciotti-al-ragazzo-che-ha-picchiato.html,

non dovrebbe mettere piede dalle nostre parti , lui che ha definito Reggio Calabria e Messina due cloache; un prete, che, eretto a paladino antimafia, rappresenta, invece, quanto di peggio la società possa offrire al giorno d’oggi. Cosa fa l’antimafia ? magari forse persegue le persone oneste e indifese e tutela con complicità e collusione  i grossi delinquenti. E a delinquere ormai da tempo sono proprio le Istituzioni, è proprio lo Stato, l’organismo che dovrebbe tutelare, proteggere, curare il proprio popolo, del quale è, o meglio, dovrebbe essere la massima espressione, che invece aggredisce come i tentacoli di una piovra inferocita con vessazioni di ogni tipo; e, per questo, viene percepito, esso Stato,  come la controparte dalla quale bisogna difendersi. La mafia per eccellenza, oggi, dunque, è proprio lo Stato, il Caino dal quale non ci si può salvare. È proprio triste che a dire queste cose con la sua solita enfasi e vivacità sia un personaggio come Vittorio Sgarbi, che, più calabrese di tanti locresi, a Linea Notte di lunedi 20 marzo ha fatto sentire la sua voce fuori dal coro omogeneizzato degli accademici di turno che cercavano di surclassarlo con malcelata stizza e atteggiamenti ironici, che nascondono l’incapacità di discutere nel merito.

 

Da segnalare nella stessa trasmissione l’esperto di turno che facendo riferimento all’Inghilterra afferma che questo paese   con la Brexit ha abbandonato l’euro: il poveraccio non sa neppure che l’Inghilterra l’euro non l’ha mai adottato. L’ignoranza impera in lungo e in largo soprattutto nella scatola tonta televisiva che con buona pace di tutti i benpensanti, continua a manipolare l’opinione pubblica, con presunzione, aggressività e tracotanza inaudite.

 

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