Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘rosa e blu’

Solo una camicia rosa. Volevo comprare solo una camicia rosa e, mamma mia, mi sono sentita come un E.T., come fossi un extraterrestre. Ora, che io mi senta aliena nella società nella quale mi è capitato di vivere la mia esperienza in  questo mondo, è un dato di fatto incontrovertibile; come è altrettanto vero  che io sia sempre fuori dal coro e che mi piaccia  andare controvento come è scritto nel mio genoma. Questa è però un’altra storia, perchè io volevo solo comprare una camicia rosa. Sì da uomo; mio marito ha sempre in dotazione almeno due camicie rosa, una a manica corta e una a manica lunga, che stanno benissimo con qualsiasi colore di giacca, nera, blu o marrone, insomma è un colore portabile.

img_7603-2

Negli anni scorsi non abbiamo avuto alcun problema per l’acquisto di questo capo, anzi ne siamo stati accompagnati  proprio dai  negozianti di turno, che ne erano comunque forniti normalmente.Giusto per rinfrescare il guardaroba, poco tempo fa, avevo pensato di comprarne una nuova e ho cominciato a guardare  tra il mio gironzolare in città, tenuto conto del fatto che la nuova  camicia rosa non rientrava in un bisogno più o meno circoscritto nel tempo. Guardando qui e là però la camicia rosa non si vedeva più ; e allora ho cominciato a cercare con curiosità e a poco a poco, credo di avere chiesto in tutti i negozi di Reggio Calabria : ” Non si usa, non la chiede nessuno, lei è la prima persona a chiedere la camicia rosa ”   senza dire che alcuni negozianti alla mia richiesta mi guardavano storto, come fossi un’ aliena, e via di questo passo fino a che l’acquisto di questa camicia è diventato per me  di fatto una vera necessità. E’ diventato, infatti, un bisogno indotto dalla difficoltà a reperire l’oggetto.Non riuscivo e non riesco a capire  quale sia il motivo da non prevedere tra gli articoli da proporre per la vendita anche la Camicia Rosa, per uomo, normalmente, in modo naturale come qualsiasi altro capo. L’ostacolo pare sia il colore, che risulterebbe poco maschio !!???  A questo punto, se vogliamo approfondire il discorso dei colori dobbiamo raccontarci la loro storia.

pink-and-blue

Proprio sul colore rosa la narrazione è quantomai interessante e sulla sua declinazione attuale al femminile contrapposta al celeste/blu mascolino  è stato scritto pure qualche libro come “Pink and blue” di Jo.B. Paoletti,  e nel 2014 a Boston, presso il Museum of Fine Arts è stata allestita addirittura una mostra per illustrarne la storia.   Per concludere, alla fine della fiera, che la distinzione attuale tra rosa/donna e azzurro/uomo, rientra in un’ennesima operazione di marketing che ha capovolto gli usi precedenti e si è affermata intorno alla metà del secolo scorso. Infatti precedentemente  proprio il rosa era considerato un colore maschio, perchè espressione di forza e virilità, mentre il blu, ritenuto un colore calmo, sarebbe  più indicato per le bimbe.Ahimè.Io, però, volevo comprare solo una camicia rosa. Da uomo. In un negozio qualsiasi.

Rosa, la storia del colore che fino agli anni ’40 rappresentava forza e mascolinità

Il “pink” possiede un significato sociale e una forte associazione di genere più di ogni altro colore

di SDWWG 


Dall’ottobre 2013 al maggio 2014, al Museum of Fine Arts di Boston si è tenuta la mostra Think Pink, un’esposizione per esplorare la storia e l’impatto sociale del colore rosa. La curatrice, Michelle Finamore, ha raccontato di come in passato il colore non fosse associato ad alcun genere, portando ad esempio uno dei quadri esposti. Si tratta di un dipinto nel XVIII secolo che ritrae due bambini che indossano vestitini femminili, uno rosa e uno giallo: “Sopra portano un grembiule — spiega Finamore — e non è possibile dire se siano maschi o femmine”.

La parola “pink” comparve per la prima volta verso la fine del 1700. Come dicevamo, allora il termine non era legato a un genere come lo è oggi, che lo vede fortemente associato alla femminilità. Erano tempi, quelli, in cui anche gli uomini indossavano il rosa e lo utilizzavano addirittura, in combinazione al bianco, per gli interni delle proprie abitazioni.

Basti pensare al celebre “pink suit”, l’abito rosa indossato da Jay Gatsby nel Il grande Gatsby, il capolavoro di F. Scott Fitzgerald del 1925. Il colore era infatti considerato simbolo di passione e mascolinità, una versione del rosso più adatta alla vita sociale, che si allontanava dall’accezione “bellicosa” a cui quest’ultimo era legato.

Leonardo Di Caprio nel ruolo di Jay Gatsby (“The Great Gatsby” di Baz Luhrmann, 2013) indossa il celebre abito rosa.

Si pensi che il rosa non solo veniva indossato dagli uomini, ma alle bambine era perfino consigliato il colore blu. In un’edizione del 1918 di Earnshaw’s Infants’ Department si legge:

La regola generalmente accettata è rosa per i maschi e blu per le femmine. La ragione sta nel fatto che il rosa, essendo un colore più deciso e forte, risulta più adatto al maschio, mentre il blu, che è più delicato e grazioso, risulta migliore per le femmine.

Bambino in rosa, American school of painting (circa 1840)

Ma come si è arrivati a trasformare il rosa nel colore che più di ogni altro possiede un significato sociale e una forte associazione di genere? A partire dagli anni ’40, le aziende di abbigliamento iniziarono a produrre indumenti femminili in rosa e indumenti maschili in blu, senza ragione alcuna. O meglio, sembrerebbe che l’unico motivo fosse la certezza che i due sessi preferissero il nuovo colore che gli era stato assegnato.

In realtà, alcuni studi condotti sull’argomento hanno rivelato che non è affatto realistica la credenza secondo cui le persone di sesso maschile preferiscano il blu e quelle di sesso femminile amino il rosa. Piuttosto, le ricerche hanno mostrato come il rosa, tra gli adulti, sia uno dei colori tra i meno amati.

Nonostante gli sforzi del Movimento di Liberazione delle Donne, che durante gli anni ’60 e ’70 (e tra le innumerevoli altri azioni) ha tentato di abolire questa assurda differenziazione, spingendo per l’uso di colori neutri che non venissero associati ad alcun genere, le aziende di abbigliamento hanno trovato il modo di calcare la mano sulla distinzione, facendo leva sui bisogni dei futuri genitori.

Da allora, il costume si è radicato nella società occidentale e solo in tempi recenti si sta assistendo a un embrione di rivolta per sorpassare questa associazione colore-genere una volta per tutte.

Proprio nella storia particolare del rosa risiede il significato di scegliere il “pink” come colore distintivo della nostra agenzia. Una storia che lo ha visto come unico protagonista di una diatriba durata decenni: uomo o donna? maschio o femmina? A chi appartiene il rosa? Perché come diceva Virginia Woolf:

In ognuno di noi presiedono due poteri, uno maschile, uno femminile. La mente androgina è risonante e porosa, naturalmente creativa, incandescente e completa.

Ecco perché abbiamo scelto il rosa, perché la più creativa delle menti è quella che sa essere sia maschile che femminile, e quale colore meglio del rosa, con la sua storia, può rappresentare la creatività?


SDWWG è un’agenzia specializzata nello sviluppo di strategie di comunicazione complesse. Nasce a Milano nel 1983 ed è caratterizzata da un approccio multidisciplinare, crossmediale e strategico. Le competenze dell’agenzia variano dal web design all’advertising, dal digital marketing alla marketing automation, dal content marketing allo sviluppo di piattaforme di e-commerce

Read Full Post »