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Posts Tagged ‘Vincenzo De Benedetto’

La mia terra

Ti sento nel sussurro delle onde marine

ti vedo ma mi sei lontana

mi accogli ma ti sento fredda

la lontananza mi ha fatto perdere

il calore e la sensisività dei tuoi colori

mi allontano, e vedo che m’insegui ancora

ma il mio cuore ormai è lontano da Te

forse un giorno mi accoglierai e sarò tuo.

 Vincenzo De Benedetto

 

 

Stamani, a Palazzo Alvaro, Vincenzo De Benedetto ha presentato il suo bel volume sui Fatti di Reggio del 1970 e dintorni. Ho letto il libro, so quanta fatica e impegno ha profuso l’autore in un Paese come l’Italia nel quale è difficile fare qualsiasi ricerca.Io c’ero durante i Fatti dei quali si è discusso,  e c’ero pure  stamattina e devo dire che la cornice di oggi non è stata adeguata all’evento, dal momento che l’impianto audio funzionava malissimo facendo disperdere nell’etere molto di quanto veniva detto dagli oratori di turno. Devo esprimere le mie più sentite felicitazioni al professore  De Benedetto, reggino d’origine, romano di adozione, perchè con pazienza certosina e indomabile fervore, è riuscito a scavare in una “miniera” istituzionale documenti originali che fanno fede, quasi ce ne fosse bisogno, delle storture e dei soprusi subiti da una città come Reggio Di Calabria, che ha osato ribellarsi, rivoltarsi contro le ingiustizie  dell’apparato statale cosiddetto democratico, che, invece di cercare di capire e di ascoltare, ha preferito soffocare con i carri armati e nel sangue le istanze di un intero popolo. Onore e merito, dunque, all’autore; il quale cercando di attualizzare le memoria storica, come d’altra parte, è giusto fare, insiste nel dire, confortato dall’orizzonte del suo Osservatorio Romano,  che nella nostra città mancano i manager della cosa pubblica, necessari per far emergere  Reggio dalla palude in cui si trova ormai da troppo tempo, e per frenare l’emigrazione degli indigeni. Su questo aspetto io dissento dall’opinione dell’autore, con il quale mi sono confrontata più volte : questo problema, se vogliamo considerarlo tale, non è una esclusiva della nostra città e a questo proposito mi verrebbe da dire “nemo propheta in patria”, nel senso che il fenomeno, e qui mi riferisco all’emigrazione culturale, è antico come ci racconta la storia, ed è diffuso a tutte le latitudini perchè riguarda l’uomo, in quanto essere umano; senza trascurare un altro aspetto che è pure abbastanza diffuso di una osmosi residenziale, per cui si va e si viene, oggi magari più facilmente che in passato. Sono pure convinta che a Reggio e provincia ci sono delle persone preparate, colte, serie, che lavorano con amore e passione nel quotidiano, lontano dalla luce dei riflettori pseudosociali, e dai palcoscenici illusori.  Non posso fare a meno, poi, di spendere due parole sul Signor Arillotta, che ha presentato il lavoro stamani nel salone della Provincia : non solo storico, adesso  Arillotta è pure linguista perchè ci ha tenuto a precisare la differenza tra il termine”rivolta” e quello ” ribellione”, facendo una distinzione assolutamente gratuita, perchè si erge aldisopra addirittura della Treccani: non sa il Professore-Storico che rivolta e ribellione sono sinonimi?, come si fa, con pompa cattedratica, tanto invisa a tutti e soprattutto ai giovani, a prendere queste topiche? Come si fa, ancora, a demonizzare la lettura sugli strumenti digitali in favore di quella cartacea ? Certo che è bello avere tra le mani un buon libro e sentirne l’odore e degustarne il sapore, ma, accanto, la validità della lettura digitale è fuori discussione ed altrettanto importante sia per l’immediatezza, che per comodità. i mezzi informatici sono, infatti, secondo me, una risorsa non un impedimento.

Il messaggio che, secondo me, aldilà della validità della ricerca della verità storica, emerge in maniera prepotente dalle pagine  della fatica di Vincenzo De Benedetto per le nuove generazioni è che bisogna essere sempre determinati e decisi a raggiungere gli obiettivi, i desideri, i propri sogni, che camminano sulle nostre gambe. L’autore ci ha creduto, aldilà di ogni ragionevole dubbio : aveva in mente questo libro, che per lui è come un figlio,che dopo una lunga e travagliata gestazione, è venuto, finalmente, alla luce.

I versi, densi di sentimento e passione, messi ad apertura di questo pezzo, dicono il legame affettivo dell’autore con la sua città d’origine; proprio da questo sentire nasce il bisogno irrefrenabile di cercare e raccontare la verità. Complimenti , in bocca al lupo e sempre ad maiora.

 

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Oggi  a ricordo del loro padre, i figli pubblicano il testo con amore

libro

Quest’anno si ricorda il centenario della prima Guerra Mondiale e quale modo migliore di farlo che diffondere il diario che  un combattente ha scritto di proprio pugno ?  Mi piace infatti onorare da queste mie pagine il reggino Cav. Antonino De Benedetto, che, sebbene non acculturato, è riuscito ad esprimere in modo efficace i mesi trascorsi al fronte. Antonino , nato a Cataforio di Reggio Calabria, dove lavora come muratore e fa parte della Banda musicale , appena ventenne, il primo gennaio  del 1917  parte per ila guerra , dove sarà impegnato con alterne vicende fino al 31 dicembre 1918. Da Reggio Calabria a Statte, nelle Puglie, a Monfalcone, in Friuli, con alcuni ritorni a casa a causa di alcuni infortuni sul campo, è una vera a propria odissea quella che emerge dagli appunti sintetici e puntuali del giovane Antonino. Sono molte le vicissitudini che deve affrontare anche nel fisico sopportando sofferenze serie come per esempio quelle causate dalla scabbia, una patologia causata dalla scarsità di igiene  che la guerra porta con sè.

La Notte non si poteva stare non si poteva rimanere ne all’impiedi ne seduti, eravamo uno sull’altro, con l’acqua che penetrava dal tetto e con cattivo odore del fiato non si poteva resistere, ne vivere.”

” La notte non ho dormito pensando la mia cara madre lontana e la mia sorellina e mi trovavo li, al buio solo, più orfano di come lo ero stato fino a quel momento, già orfano per aver perduto il padre a 13 anni, cosa potevano sapere gli uomini che governavano ??? Così è passata quella lunga notte.”

“La mattina del 27 luglio, abbiamo avuto ordine dal comandante di Battaglione di consegnare le coperte per farli disinfettare, alle ore 9 ci hanno portato a fare il bagno e avendo la biancheria addosso da un mese, dopo il bagno ci hanno consegnato la biancheria pulita.”

“La sera in libera uscita con alcuni amici calabresi di Cosenza, con un sergente maggiore e un caporale, ci siamo recati al paese e siamo entrati in una bottega per cenare –a San Martino di Trezzo sull’Adda-, ma non essendoci niente da mangiare ci abbiamo fatto fare uova bolliti e una insalata di pomodoro e cipolla, da me molto desiderata perchè era da un anno che non la mangiavo. L’Insalata, le uova, il pane ed un fiasco di vino ci venne a costare L. 7,55, tutti ci siamo meravigliati, ma non c’importava nulla, perchè eravamo in zona di guerra, siamo usciti per fare rientro e ci siamo messi a cantare.”

il 28 ottobre “….. leggevo il giornale il Resto del Carlino  che diceva che i tedeschi avevano riconquistato il loro territorio e stavano per calpestare il suolo italiano ( io non gli ho creduto ).”

” …….siamo arrivati in un paese di nome Nonantola e ci hanno fatto entrare dentro un teatro, chiusi dentro non potevamo uscire ne vedere la luce, tanto che per dormire ci siamo messo a terra. In quel momento ho fatto una riflessione, cosa ho fatto per essere trattato così ? mi sono subito ripreso- ho detto….tutto l’amor di Patria”.

Naturalmente il libro va letto tutto perchè ogni frase sottende sentimenti profondi della vita di Antonino giovanissimo che va incontro al peggiore degli ignoti, qual è la guerra, nel migliore dei modi.

Non ho voluto contaminare lo scritto con la mia interpretazione e ho lasciato parlare l’autore. Secondo  me scritti come questo dovrebbero essere testi monografici di insegnamento obbligatorio perchè dicono molto di più dei lavori degli accademici titolati di turno.

targa (2)

Ringrazio il Pof. Vincenzo De Benedetto, reggino di nascita, romano d’adozione, per avermi reso partecipe di una bella pagina di storia scritta dal papà, che tutti i figli hanno voluto ricordare anche con una bella targa apposta accanto al portone della propria abitazione di Reggio Calabria sulla Via Reggio Campi.

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…….nella competizione elettorale del 26 Ottobre  2014 in REGGIO CALABRIA

Reggio_calabriaFa piacere leggere su strettoweb.com il nome di chi dedica le proprie energie per la città natale.
Reggio fino ad oggi è vissuta con un mondo culturale modesto, in modo parassitario rispetto ad una produzione di idee che si è avuta altrove.
Da anni scrivo quale studioso delle problematiche che riguardano i processi d’industrializzazione di Reggio Calabria, quale centro superiore ai 10.000 abitanti, avanzando critiche e proposte, indicazioni e progetti per fare della mia città “una grande Reggio”.
I Reggini, dalle indagini in mio possesso, gradirebbero candidature politiche in grado di proporre strade, aeroporti, navigli, 20-30.000 stanze per ospitare convegni e turisti in visita ai Bronzi o per trovar posto nell’intero spazio del “Tempio dello Stretto”.
Lo Stretto di Messina è infatti un Tempio, come mi suggerì un’ispirazione sul Rio delle Amazzoni, attorno ai fantastici giochi di acqua e rosoni inghirlandate di alghe, quasi alla stregua di una ricamatrice che mette foglia e fuscello assieme con la rondine mentre costruisce il suo nido. Quanti hanno avuto nel mondo nuove conoscenze, naturali e costruttive, economiche e finanziarie, di ricerca e di sviluppo, di produzione agricola e industriale, cinematografiche e artistiche: questi sono coloro che possono formulare proposte necessarie a Reggio Calabria.
Si può dire che Reggio rimane una città “morta” contrariamente ad altre realtà urbanistiche che un tempo erano villaggi o paesi e che oggi sono centri turistici ed industriali di tutto rispetto (Latina, città industriale, San Giovanni Rotondo, città religiosa, Albinia città agricolo-turistica-industriale, ecc.).
Proprio in questi giorni mi sono imbattuto in un vecchio mio scritto : “Posizioni – SANSONETTI, ALVARO, SURACI”.
Solo la dott. Mimma Suraci, secondo me, ha mostrato nel tempo “una piacevole fede reggina”.
Nei riferimenti alla politica del Sud e reggina tralascia volutamente il momento ideologico del voto (centro, destra o sinistra): la Suraci con le sue pubblicazioni fornisce un ampio spettro culturale a Reggio. La sua preparazione e la conoscenza delle problematiche sociali che la città vive le consentono di immaginare soluzioni, anche sulla scorta dell’aiuto di collaboratori esterni e lontani della cultura locale, il che potrebbe creare una osmosi culturale e politica.
I candidati non possono presentarsi ai cittadini solamente ed esclusivamente nello stretto periodo elettorale per chiedere il voto e poi eclissarsi tralasciando il senso civico verso la città.
Allora, povera città come accaduto nella tornate politiche negli anni precedenti ritenute fallimentari.
In un mio scritto invitavo i giovanì a vigilare, la qual cosa è stata non sufficientemente considerata a causa della mancanza di un scuola politica o di un centro di preparazione preposto a tal fine.
Nei miei riferimenti scritti mi sono, poi, permesso d’inviare i vecchi politici tutti “all’inferno” a correre sempre…. per aver tradito la loro Reggio, città bellissima adorna di giardini in fiore, di gelsomini, e di profumata zagara
Un riconoscimento particolare deve essere invece riservato all’On. Giuseppe Reale in quanto nel verbale della donazione del Capoluogo (verbale del 21 febbraio 1971) ha salvato la mia onorabilità, e penso anche della città perchè in quanto reggino si è rifiutato di sottoscrivere il verbale, atto indecoroso per la politica italiana ed in particolare per la Calabria e Reggio, condannata ancora a patire quel danno L’on. Giuseppe Reale, prosegue onorevolmente il viaggio nell’oltretomba assieme a Dante e Virgilio.
I reggini giovani non possono fare errori come nel passato! E’finita la politica del compare, sperando che i giovani abbiano capito la fine di un’era.

Dott. Vincenzo De Benedetto Roma : OSSERVATORIOROMANO. ALTERVISTA.ORG

Ho ricevuto questo scritto dal Prof. De Benedetto e lo pubblico integralmente anche se non condivido tutto relativamente alla città di Reggio. Lo ringrazio per gli elogi  sulla mia persona e apprezzo infinitamente quanto scrive su Giuseppe Reale, uomo al di sopra di ogni sospetto e dalla fede reggina indiscutibile, che si è speso per la nostra città senza mai risparmiarsi con coraggio, lealtà e onestà. Sulle prossime elezioni comunali rimando ad un mio articolo, dove esprimo senza peli sulla lingua, come è mio costume, ciò che penso.

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Ho ricevuto e pubblico volentieri l’articolo del Prof. Vincenzo De Benedetto reggino naturalizzato cittadino romano.Personalmente non condivido tutto ciò che sostiene l’amico Professore, ma ospito con piacere nel mio blog il suo scritto perchè so con certezza che a sollecitarlo è l’amore sconfinato che nutre verso la sua città d’origine, Reggio Calabria, appunto

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2019: Città Europea e Area dello Stretto

Il 13 Dicembre  2013, in Roma si terrà presso l’Università ROMA TRE  un incontro sul tema EUROPA in CITTA’  per approfondire i diritti e doveri del costruendo cittadino europeo .La peculiarità del tema è di grande interesse pertanto i fedeli della costruenda unità europea non possono mancare a tale evento. Fa piacere presentare le 21 città, tra le quali Reggio Calabria, prescelte per partecipare al  concorso di selezione  della città europea del 2019.

 

                REGGIO C. MESSINA

 Le 21 città italiane candidate a capitale europea della cultura per il 2019″       

Con queste parole affidate ad un twitter il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Massimo Bray, comunica l’elenco ufficiale delle 21 città candidate, pubblicato sul sito del Mibac, che sono:


Aosta, Bergamo, Cagliari, Caserta, Città-diffusa Vallo di Diano e Cilento con la Regione Campania e il Mezzogiorno d’Italia, Erice (non inviata candidatura cartacea), Grosseto e la Maremma, L’Aquila, Lecce, Mantova, Matera, Palermo, Perugia con i luoghi di Francesco d’Assisi e dell’Umbria, Pisa, Ravenna, Reggio di Calabria, Siena, Siracusa ed il Sud Est, Taranto, Urbino, Venezia con il Nordest

Dopo aver letto con attenzione il bando per la partecipazione a tal evento, mi permetto di presentare, benchè in ritardo, la mia città di origine: Reggio Calabria-Messina area metropolitana. in via di trasformazione e di cambiamento antropologico. Vi è da anni una proposta avanzata per una  scuola politico-manageriale di cui, non solo la città è mancante, ma è  l’intero Sud d’Italia che ne avrebbe urgente necessità!

Il mondo culturale reggino operante nella nuova realtà territoriale dell’area dello Stretto, attraverso i suoi migliori figli e illustri eminenze del mondo accademico internazionale, dovrebbe presentare questa nuova entità socio-politico –amministrativa con un aspetto più attento, conferito  nel caso specifico da: Docenti di Storia e Filosofia, psicologia, lettere; Ing/ri, Architetti, Urbanisti, Biologi e naturalisti; Diplomazia,Politica, Musica, Arte e canti, giornalismo, poeti e scrittori ecc…lasciando quegli aspetti culturali di remota conoscenza a volte deleteri alla nuova realtà urbana in via di formazione e di trasformazione

Le proposte riferite sono finalizzate a presentare l’area dello Stretto  in maniera più sobria mettendo in evidenza luci e ombre: naturalmente se ci fosse una classe dirigente più avveduta, le ombre sparirebbero e una luce luminosa illuminerebbe tutta la città, lo stretto, la costa siciliana, Taormina e il fumante dirimpettaio Etna.  

La conformazione geografica di Reggio Calabria è l’aspetto più mirabile, è una particolarità davvero unica, un incantevole, mutevole scenario naturale, il TEMPIO DELLO STRETTO.

Si ricorda che il godimento spirituale di questo aspetto paesaggistico, seppur esaltante, oggi, in una società che va alla velocità della luce, non viene minimamente considerato.

La città di Reggio, come ho avuto modo di segnalare in altre mie corrispondenze, è carente sotto vari aspetti. Eppure, in questo specifico riscontro di un concorso con un  discreto reclutamento attento e oculato potrebbero giungere a frutti insperati.

Dopo il terremoto del 1908, lo sviluppo tecnico e architettonico della città vecchia, è mutato, grazie allo studio e all’applicazione del cemento armato nell’edilizia, e questa innovazione ha aperto la strada verso nuovi  studi  nei territori  sismici di tutto il mondo.  Si diffonde così  la cultura del (c a) cemento armato, applicazione che corre velocemente nelle costruzioni civili  e infrastrutturali dimostrando  eccellenti risultati di resistenza, sia in caso di  scosse telluriche, che per qualsiasi  azione penetrante.Nelle città di Reggio e Messina, si è avuta una verifica della solidità degli edifici proprio durante la II Guerra mondiale, quando le due erano  punti di riferimento e  di appoggio aereo e navale e furono bombardate senza esiti catastrofici. o meglio limitati.

Nel contesto culturale della città  dello Stretto merita un posto di riferimento Mons. Antonio De Lorenzo, storico, archeologo, conoscitore dei classici antichi in particolar modo della città di Reggio.

Egli fu  proponente e fondatore del Museo Civico di Reggio, istituito nel 1882 nominato alla conduzione con la qualifica di V. Direttore antecedentemente    “AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE”  arricchito con la raccolta di reperti archeologici locali della civiltà della Magna Grecia.

Così il museo di Reggio Calabria è oggetto di attenzione da parte del mondo della cultura Europea Esso è visitato da eminenze culturali francesi e romane.”Cosi riporta internet sul De Lorenzo:”Nel clima di valorizzazione delle tradizioni patrie dopo l’unità d’Italia,Il Museo Civico reggino assurse all’epoca all’attenzione della dotta Europa”(Thedor Mommseuro 1817 storico numismatico giurista, epigrafista organizzatore)

Il giovane De Lorenzo, reggino storico, assurge ad esempio, a modello del ricercatore, dello studiosoche con la sua intelligenza conquista e occupa posti di merito in ambienti dello Stato Pontificio in Roma.

Il soggiorno negli ambienti romani gli permise di frequentare  e incontrare elevati  studiosi e ricercatori  culturali che contribuirono ad arricchire le sue conoscenze a beneficio della sua attività d’insegnante . Nella  Diocesi di Reggio C. e di Mileto

Fu incompreso, abbandonato, è riabilitato solo dopo parecchi anni dalla sua morte1903 esattamente quando furono riportate le sue spoglie in quel luogo da cui si era allontanato.

 E’ evidente che il Museo Nazionale reggino  è testimonianza di ospitalità  d’importanti reperti   archeologici, frutto di un passato glorioso,  dovuto alle varie culture che hanno interessato il lembo dello Ionio.

Di somma importanza per detto Museo sono le statue bronzee, di provenienza greca, del V secolo a. C. .

Un’attenzione particolare va rivolta alle  bellezze naturali scoperte dall’Ing. Francesco Marra dell’associazione torrentistica ASPROMONTE WILD. La provincia è più affascinante e viva che mai, grazie al Parco d’Aspromonte che valica la dorsale appenninica dallo Ionio al Tirreno, ricca.

Di vegetazione e di un ambiente naturalistico incontaminato. 

In altra occasione ho invocato una strada che potesse facilitare il godimento di queste bellezze, una strada presa in considerazione per poter vivere in una solitudine bucolica.

Inoltre, c’è Stilo, quartiere culturale della città di Tommaso Campanella, il cui monumento lo rappresenta con i libri sotto i piedi. Campanella ha conferito a tutta la fascia ionica, il fascino delle teorie filosofiche del tempo, dando impulso culturale al mondo grecanico, popolo proveniente dalla Grecia nel periodo tra l’VIII secolo  e il IV a.C.

La città di Reggio ha primeggiato in epoca greca come padrona dello “Stretto di Messina” e della Calabria Meridionale.

Ne troviamo conferma grazie alla migrazione di alcune città della Grecia verso le coste italiche del Conio, ROGHUDIROCCAFORTE DEL GRECO, BOVA SUPERIORE, AMENDOLEA, GALLICIANO’ e altre ancora, come insediamenti lungo la fascia del Conio.

Tornando a Reggio, la Basilica di San Paolo alla Rotonda e il Piccolo Museo annesso risultano elementi ed entità culturali di rilievo per la città, coniugati a una struttura urbana di arte moderna con tocchi urbanistici nuovi. Queste realtà sono merito del mecenate Mons. Francesco Gangemi, derivante da frutto di studio e di fede e ricordano al visitatore che questo lembo di terra  alla punta della penisola per suo destino non potrà mai conservare a lungo o possedere bellezze artistiche del passato perché è una terra “ballerina”, in cui i sismi giungono con ineluttabile puntualità, distruggendo ogni cosa.

Importante è la lettura ambientale dello stato attuale, in cui le luci dovrebbero sopravanzare le ombre, per rendere  la città vivibile.

Per questo servirebbe un mondo culturale attento, che respinga la tentazione dell’apatia.

I giovani dovrebbero prendere il sopravvento, in un mondo che loro stessi a volte sottovalutano e che, con il passar degli anni, diventerà  sempre più problematico, non solamente per la città di  Reggio ma per tutto il  Sud d’Italia

Di seguito alcune delle principali criticità della città in vista della candidatura: 

– carenza di una pur piccola città religiosa

– carenza di ricettività (5000-10.000 posti per attività anche congressuali)

– mancanza di piazze

– mancanza di tapis roulant.

– spiagge deludenti e insufficienti rispetto alle bellezze  del sito

– mancanza di operatori economici e industriali, in poche parole carenze delle attività e di mezzi necessari per lo sviluppo e l’attuazione della nuova realtà di Città Europea

Ovviamente la scelta delle città candidate dovrebbe esprimere una omogeneità di caratteristiche ambientali e culturali. E’ mio parere di escludere dal concorso Venezia, Palermo e Perugia, perché già sede turistiche intasate e che arrecherebbero disturbo alla finalità di promozione dei flussi turistici e culturali verso centri minori. 

REGGIO CALABRIA-MESSINA .Avendo considerato la consorella Messina in tale contesto, partecipe alla nuova entità di città “nuova” vale la pena ricordare che segue tutti i torti e i pregi  di Reggio facendo presente del suo patrimonio cantieristico, delle importanti festività religiose  della funzione logistica del suo porto ed anche della sua peculiare bellezza espositiva non di meno nel suo retaggio culturale delle università. “ha” i crismi di una città  nuova da proiettare nel mondo quale sede di cultura, peccato che i  giovani  fuggano da questo paradiso per inoltrarsi nei freddi inverni del Nord d’Italia!!!!.  

Istruire, progettare, creare dovrebbe essere il motto dei giovani reggini e messinesi che pur se popoli separati diverranno figli di una stessa madre. 

Anche questo concorso potrebbe influire alla formazione di questa nuova ipotesi e identità di fusione di lingua, cultura, usi e costumi  riuniti in una osmosi creativa che rimarrà d’ esempio per altre realtà urbane. 

Non sono povere le città selezionate per il concorso, ognuna appartiene a un mondo del passato. Ognuna di esse porta con sé la sua storia che non potrà essere modificata da tale incontro di città europea, ma  la prescelta ha l’onere e la responsabilità di dare all’Europa anche una nuova identità culturale senza distruggere il passato. 

E’ difficile trovare punti in comune perché le lingue rappresentano una Torre di Babele. Gli Stati Uniti D’America sono riusciti a essere grandi perché uniti dalla lingua inglese. In ciò, l’Italia troverà difficoltà ad apprendere il nuovo “linguaggio”.

Essa ha un linguaggio diverso, la creatività del popolo, napoletano, genovese, lombardo. Dal Piemonte alla Calabria e alla Sicilia, popoli ancora disuniti e che non riescono a comprendere le teorie e le filosofie americane, russe o francesi, o di fede islamiche.

Nella diversità ci unisce la Chiesa di Roma o meglio il Vangelo di Cristo, base per tutti i popoli della terra e il credo Dantesco.

Osservatorio Romano, Vincenzo De Benedetto

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UNA SERATA DIVERSA IN UN NUOVO MONDO COLTURALE CHE CAMBIA nel  50 compleanno del  Dottor Marco Ferrazzoli

Marco Ferrazzoli

 

 

 

 

DVB Vincenzo De Benedetto. In una cornice tanto insolita quanto particolarmente interessante e suggestiva Marco Ferrazzoli ha riunito gli  amici per ricordare il giorno del suo cinquantesimo compleanno, il 18 marzo 2012.

Ad ospitarci il  MUSEO “VENANZO CROCETTI” sulla Via Cassia 492 Roma

Questa struttura, forse  non conosciuta come meriterebbe,  ma  di notevole rilievo nel mondo dell’arte moderna, offre una accoglienza diversa da altre entità museali come ad esempio l’intrattenimento tra amici uniti da comuni interessi. In una architettura semplice e lineare, raccoglie una produzione artistica di Vincenzo Crocetti scultore ( 1913-2003 ) ospitando un numero rilevante di opere in bronzo.

Queste sono disposte su due piani, in locali adatti, oltre che a spazi espositivi anche  a conferenze, contenenti anche la sua bottega di artista, fucina delle sue opere, con relative attrezzature da cui si legge come lavorava l’artista. In questo suggestivo interno di un mondo plastico sono evidenti le visioni dei bozzetti e delle opere rimaste incompiute su grandi e piccole “anime” .

Alla visione di tale produzione la mente del visitatore si apre, sogna, vaga nella fantasia della creatività per tuffarsi nella realtà produttiva di Crocetti.

· La Fondazione  detiene una elevata produzione risultante nell’arco temporale della vita dell’artista . Si tratta di una raccolta di 90 sculture in bronzo una di marmo- disegni e dipinti su tela (1930 al 1998). Si riportano anche alcuni capolavori ospiti lungo il percorso di varia natura essi vengono indicati nella guida del museo.

Fra le opere spiccano i capolavori come Gazzella ferita e Fanciulla al Fiume entrambe del ’34 Ragazza seduta del ’46, Bozzetto per la porta di san Pietro in Vaticano del ’58, Modella in riposo ’64, La Maddalena del 1973/76,  Modella che riordina i capelli dell’85,  Maternità del 98. Il Museo si articola su due piani con cinque sale di esposizione permanente e una sala conferenze che ospita anche mostre temporanee . Nell’interrato il Maestro aveva allestito una Cappella corredata da statue e bassorilievi marmorei tra i quali  spiccano  i candelabri e un Crocifisso, naturalmente opera dell’artista, la cui produzione è di una bellezza lineare, leggibile, piacevole e attenta con rifinute di pregio nei minimi particolari.

Il numerosissimo pubblico ha ammirato queste raffinate bellezze estetiche offerte dallaraffinata  sensibilità culturale di Marco.

Di fatto Marco e la sua gentile consorte con questa iniziativa ludico-culturale ci hanno sbalordito per la novità del saluto augurale.

La sorpresa continua con uno spettacolo ricco d ricordi, di ideali, di storia e fantasia con l’animazione da parte del Trio  “NAPOLINCANTO” di  Gianni Aversano, Domenico De Luca e Ferdinando Piscopo, che hanno coinvolto nella loro esibizione anche il pubblico presente con divertimento generale.

Tutti i presenti, infatti, hanno partecipato sentendosi coinvolti dalla musicalità della intramontabile canzone napoletana ricca di nostalgia, dialetto e passionalità di una terra unica e affascinante.

A completare l’Agape un brindisi nel giardino museale in onore del festeggiato. Tutti gli invitati hanno rinnovato i voti augurali al Dott. Marco Ferrazzoli, ringraziandolo insieme alla moglie per aver fatto assaporare agli amici una nuova forma d’incontro conviviale.

Il mio auspicio è che questo modo di festeggiare possa diventare una  delle forme  alternative ( soprattutto alle grandi abbuffate pesanti e indigeste ) privilegiando il benessere psicofisico e che il bel Museo Crocetti possa essere inserito nei percorsi didattici e non solo della Capitale.

Intanto rinnovo i miei migliori auguri al Dottor Ferrazzoli, responsabile dell’Ufficio stampa del CNR e autore, tra l’altro, del bel volume su Guareschi Non solo Don Camillo.

Ospito volentieri il post del professore De Benedetto e  anch’io, da questo blog, formulo i migliori e più sentiti auguri  al Dott. Ferrazzoli

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IL TEMPIO DELLO STRETTO

Oltre il ponte

Non esisti o Tempio

ma ti vedo e ti ammiro,

nella tua bellezza

ascoltando il fruscio

delle onde del tuo

azzurro mare.

Il sole dà luce vera

che mostra il tuo creato,

e la sceneggiatura.

Le ombre si rispecchiano

fra la distesa marina delle due

 sponde ove navigò il famoso Ulisse.

Acque infide- lo sai che sotto, dentro,

nelle tue viscere, o Tempio senzaterra,

      scorre un fiume di fuoco.

Da questa e dal sol spunta

una fata frutto del tuo creatore

ed io nel nostro umano immaginario strillo:

 O Fata Morgana,

Fata di tutte Fate,

 che sembri toccare le due

 lontane sponde 

mentre noi siamo vicini

ammirando in una maestosa

 bellezza di trasparenza le tue

ricche rive,

 offri,  scena a questo Tempio

nell’unicità del creato.

Non un miraggio;ma,

 nella realtà della tua opulenza.

Uomo godi il creato di queste sue bellezze

somiglianti a chi non abbiam mai veduto,

ma è dentro di noi

 (12 maggio 2011)

NOTA: Dal Nadir  si ammira lo scenario dello stretto e la distesa marina con il fumante Etna ammantato di bianco e con  ricche fontane rotean giocando fuoco, giochi che girano zampillando ancora nella fornace ardente ove poi trovano riposo per continuare dentro il loco; ancora, rivoli di incandescente lava sembrante a serpenti che si lanciano  striscianti verso la bassa marina per arrivare nel vaporoso mare. Visioni stupende in special modo nel dicembre mese ove il bianco mantello di giorno trova contrasto con la incandescente luce di fuoco della notte. E poi il tramonto, le stelle , la luna con il sorgere di nuova alba………

E’ uno scenario che muta tutti i giorni,  con andar  e venir di barche, e navi che portan l ’oro,sembra un passeggio simile ad un maneggio.

Scende la sera stellata, la luna lascia una striscia illuminata sul Tempio; arriva  l’alba, il giorno, la luce, la scena cambia in una nuova veduta……..

Cosi la fata è presente in ogni momento a custodia   del suo Tempio che gelosamente  è là, a custodia della sua bellezza.

VINCENZO DE BENEDETTO

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di Vincenzo De Benedetto – A Ricordo del carissimo Domenico ALIQUO’, ti ho incontrato leggendoti dopo tanto tempo su “Le scuole di Reggio e della Provincia”, testo da te pubblicato assieme ad altri scritti. Nel mio archivio sono custodite alcune copie e articoli riportati su “Intervallo”, quindicinale studentesco fondato da Luigi Aliquò, giovane laureato in legge la cui età ed esperienza superava di poco le nostre vivace intraprendenze giovanili. (altro…)

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