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Posts Tagged ‘William Bryant Logan’

 

 

La pelle del pianeta

 

La nostra ricchezza brulica di vermi, vive di decomposizione, puzza di escrementi, ha colori cupi degli strati di marciume. Non è la metafora di un predicatore millenarista, bensì la letterale dichiarazione d’amore di un arboricoltore al terriccio, o meglio alla sua parte organica – humus, compost – senza la quale non potremmo sopravvivere. Quell’umile ammasso di materia pulsante, troppo giovane per interessare i geologi, emoziona William Bryant Logan. In tono brioso e competente egli ci invita a seguirlo nella sua avventurosa esplorazione di sedimenti, buche, praterie, coltivi e discariche. Lo scopo è familiarizzarci con qualcosa che abbiamo da sempre sotto i piedi e di cui ignoriamo il fragile equilibrio e le infinite virtù, avendo perso perfino il ricordo di pratiche ancestrali come l’assaggio della terra da parte dei contadini, noto dai tempi di Virgilio, o la misurazione di una dote in base al peso del letame prodotto dalla fattoria paterna, per non dire del culto egizio dello scarabeo stercorario. Impariamo a conoscere il grande ciclo vitale della terra presente in superficie e apprenderemo anche l’arte di guarirla.
l’autore
William Bryant Logan, arboricultore, è autore di The Gardener’s Book of Sources (1988) e The Tool Book. A Compendium of Over 500 Tools and How to Use Them (2001). Ha tenuto la rubrica mensile Cuttings sul «New York Times» e collabora con numerose riviste di giardinaggio. Vive e lavora a Brooklyn, New York. Con La pelle del pianeta si è aggiudicato il Quill & Trowel Award. Presso Bollati Boringhieri è uscito: La quercia. Storia sociale di un albero (2008).

Dal Catalogo Bollati-Boringhieri

il rifiuto. l’uomo e l’immondizia……

 

Sabato scorso la lettura di un quotidiano mi ha riservato una piacevole sorpresa. Nella pagina dedicata alla Cultura e allo Spettacolo c’era un titolo a dir poco accattivante e capace di attirare la mia attenzione ” Il rifiuto. L’uomo e l’immondizia un conflitto culturale”. Una lettura particolareggiata, ha evidenziato che il “pezzo” firmato da Giuseppe Montesano, non era altro che la recensione del libro “La pelle del pianeta” di William Bryant Logan. Il libro ci parla di humus, letame, compost, riciclaggio…Lo scopo sembra quello di familiarizzarci “con qualcosa che abbiamo da sempre sotto i piedi e di cui ignoriamo il fragile equilibrio e le infinite virtù”. La nostra ricchezza, afferma Logan, brulica di vermi, vive di decomposizione, puzza di escrementi, ha il colore cupo degli strati di marciume. E’ l’invito a recuperare il rapporto con tutto ciò che è naturale. L’autore, inoltre, viaggiando nel tempo ci mette a conoscenza di pratiche ancestrali che sono finite nel dimenticatoio, come l’assaggio della terra da parte dei contadini, noto dai tempi di Virgilio, o la misurazione di una dote in base al peso del letame prodotto della fattoria paterna, per non dire del culto egizio dello scarabeo stercorario. E non è sorprendente, scrive Montesano, “che John Adams, il secondo Presidente degli Stati Uniti d’America fosse fissato con il letame al punto da spingere il nipote a censurare i suoi diari?”…Dolce melodia per le mie orecchie, fragrante “puzzo” di casa mia. L’arboricoltore, William Bryant Logan, mi rassicura e mi conferma nelle scelte fatte. Da ortolano “per caso” e inesperto ho deciso di coltivare il mio orto con lo stallatico, vera meraviglia della natura, forza sublime, acceleratore di crescita, capace di rendere fertile qualunque terreno.  La cacca, finalmente, torna ad essere protagonista, ritorna a svolgere il ruolo che per millenni aveva ricoperto prima di essere un po’ dimenticata con l’avvento dei concimi di sintesi. Tanto tempo fa, a onor del vero, un poeta come Fabrizio de Andrè nella canzone Via del campo, aveva immortalato, con una frase lapidaria ma incisiva, questa grande verità: ” Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori”.

5 ottobre 2011

dal blog lucatosoni60

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