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Archive for agosto 2018

 

 

 

Tra un volo e uno scalo

Vederti è ormai un regalo

Solcare cieli e mari

Con spirito d’avventura

È nella tua natura.

Ricerca e fantasia

Non sono utopia

Ma spontanea empatia.

Con chitarra e pallone

La compagnia per te è pura attrazione,

Una vera grande passione.

Appari  e poi scompari

Per non annoiarti e non stancare.

Come l’artista che sbalza a tutto tondo

trovi sempre  ganci in tutto il mondo

Giri e rigiri con maestria e attenzione

Trovi sempre la via per  affrontare la situazione

Gioca,  la partita della vita

Con orgoglio e fatica

All’ attacco e pure in difesa

La salita ardita

Riserva In cima la sorpresa

Vivi la gioia

Del vincente persistente

Suona la carica

Con sinfonia pervasa di armonia

Fascino di magica malia

Ama senza riserve

Le tue parole come perle,

accarezzano, con brusca dolcezza,

anima e pelle

Un anno, un attimo,

baleno d’infinito

il sogno si realizza.

 Incantesimo scolpito nel tuo cuore

sigillato e libero nel mio.

Tanti auguri, Giovanni, figlio mio.

 

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Occhi bassi e bocca chiusa

Piccolo è il numero di persone che vedono con i loro occhi e pensano con le loro menti.
(Albert Einstein)

 

L’altra sera su canale 5 è andata in onda la replica di Solo, la fiction ambientata a Gioia Tauro che tratta dei traffici internazionali di droga gestiti dalla mafia, e ancora una volta è andata in onda la menzogna : mai, infatti, il termine fiction, finzione appunto, è stato più appropriato. Ancora una volta si racconta un Sud falso e mendace : si fa dire ad una giovane ragazza che deve sottostare alle regole dei familiari secondo le quali la femmina calabrese deve tenere gli occhi bassi e la bocca chiusa. Finiamola una buona volta di dire scempiaggini. Da sempre considero la televisione una scatola tonta, come ho sempre detto e predicato ai miei figli sin dalla loro nascita. Il fatto è però che questa maledetta scatola tonta fa opinione e diffonde notizie false in tutte le salse condite da ignoranza e turpiloquio.I cosiddetti mass media sono ormai da alcuni decenni conformati, omogeneizzati , allineati e coperti; quelli che dovevano essere i mezzi di informazione rispondono alla legge del “comunicatore unico” . come  felicemente li ha definiti Maria Giovanna Maglie, giornalista per fortuna indipendente, purtroppo come pochi. Quando si dice di Calabria, si antepone il termine ‘ndrangheta, quando si dice di donna calabrese, si antepone il termine sottomissione e omertà. Quando invece la cronaca di tutti i giorni racconta di efferati fatti delittuosi senza delimitazioni geografiche in tutta la penisola e spesso, molto spesso, l’omertà regna sovrana in ogni dove: qualcuno mi spieghi, per favore, perchè quando un delitto accade in Calabria si collega ipso facto alla ‘ndrangheta e perchè quando si racconta di donne, in qualche modo coinvolte, le calabresi vengono discriminate come persone subalterne al maschio di turno. E’ ora di finirla con stereotipi e pregiudizi, alimentati purtroppo anche e soprattutto dagli stessi calabresi, che ci siamo autoconvinti di quanto ci hanno raccontato e continuano a raccontarci. Per usare un termine di tendenza qui si tratta di razzismo, di genere, contro le donne calabresi, e di coordinate geografiche, contro il Sud in generale.

 

 

Corruzione, mafia, delinquenza, collusioni e connivenze spopolano in ogni settore; cinema, televisione, cultura, moda, economia, per non dire della politica e dell’omertà della Chiesa e dello Stato. Ancora aspettiamo la verità sui fatti di Emanuela Orlandi e di tutte le altre persone coinvolte; a tal proposito la lettura del libro “La mafioneria è uno stato perfetto” di Massimo  Festa e Claudio Eminenti mi ha fatto star male anche fisicamente. Quanti fatti delittuosi, quante stragi rimangono avvolti nel mistero con la complice omertà degli organi della politica, della cosiddetta giustizia, dello stato, di quello stato che dovrebbe tutelarmi e proteggermi e invece mi aggredisce come i tentacoli di una piovra delittuosa e omertosa! Per noi calabresi reggini basterebbe ricordare i fatti del 1970 e dintorni, quando una protesta civile e democratica viene soffocata nel sangue proprio dallo stato -canaglia, come documenta aldilà di ogni ragionevole dubbio il film  “Liberarsi, figli di un Dio minore” capolavoro del regista Reggino di Taurianova Salvatore Romano. Lo studio, non quello distorto dalle narrazioni accademiche, ma della  storia dei fatti realmente accaduti nel passato più o meno vicino e/o lontano non dovrebbe limitarsi ad un esercizio mnemonico-didattico, ma dovrebbe essere da noi  utilizzato per capire meglio i tempi attuali e non ripetere gli errori già commessi. E con buona pace di tutti i detrattori i calabresi tutti uomini e donne possono far leva su un valore aggiunto ineguagliabile, qual è, appunto, proprio la calabresità.

 

 

 

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