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Archive for febbraio 2009

Non posso fare a meno di dire la mia sui Bronzi e il loro eventuale viaggio in Sardegna, la cui discussione si sta decantando  e finiremo , come nella favola, ad esserne addirittura tutti felici e contenti. Io no. A prescindere. I Bronzi fanno parte integrante di Reggio Calabria e non possono staccarsene. Entrando nel merito sarebbe interessante discutere sul perchè  le due meraviglie siano state collocate a Reggio piuttosto che a Riace, il loro luogo naturale; sarebbe interessante discutere sul perchè i guerrieri siano stati sepolti vivi nel pur prestigioso Museo, privandoli dell’ aria, della luce e di tutti gli elementi naturali senza tenere in conto che hanno resistito per millenni nei fondali marini e che precedentemente nella loro prima vita sulla terra sono stati sicuramente alla luce del sole; sarebbe interessante, ancora, discutere sul perchè Reggio abbia trascurato la promozione dell’ immagine dei  Nostri nel mondo. E ora ? Ora, dovremmo essere fieri e orgogliosi di mandarli alla Maddalena. Preg.mo signor Sindaco,il fatto che io l’ abbia votato, e per ben due volte, non significa che io approvi tutto il suo operato a scatola chiusa, a prescindere appunto, e lei dovrebbe gradire la critica dei suoi elettori, che è , senza alcun dubbio, cotruttiva, senza oscurare i commenti diversi dal suo sentire, come avviene nel suo blog. Da politico preparato lei saprà sicuramente che esiste l’ arte di manipolare , che, in questa occasione, quella del viaggio dei Bronzi, lei sta, non tanto elegantemente tra l’ altro, usando nei confronti dei suoi concittadini. A parte le condizioni di emergenza quotidiana che rende la vita dei reggini irta di difficoltà, con moto e motorini che impazzano sui marciapiedi, con auto in sosta in triplice fila, con le strade piene di buche, con mancanza di coordinamento nei lavori  urbani, a parte tutto ciò e quant’ altro, dunque, lei dovrebbe accettare democraticamente il confronto anche con chi esprime pareri diversi dal suo. La percezione che ho, personalmente, e non solo, sulla questione dei Bronzi, è che lei si sia già messo d’ accordo con i governanti barattando il viaggio delle due statue con altre  “misericordie” per il nostro territorio.  Secondo me noi non abbiamo bisogno di elemosine, non siamo in vendita e mandando i due testimoni alla Maddalena Reggio potrà chiamarsi  ” la città dei miserabili o dei mendicanti”. I diritti di un popolo e di un territorio non sono discutibili. Sono e basta. A prescindere. Lei, signor Sindaco dovrebbe essere la nostra bandiera e invitare LORSIGNORI a fare un g8 a Reggio Calabria. D’ altra parte forse lei ha ragione : se Reggio Calabria non è in grado di ospitare un g8  non può neppure prendersi cura dovutamente dei Bronzi. A prescindere, naturalmente.

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Eppur si muove!

Pare si cominci veramente questa volta. Spero non si tratti solo di annunzi.

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La cicala su una pianta

tutt’estate canta canta

e deride la formica

che lavora e s’ affatica.

Ma l’ inverno presto viene

muor di fame chi cantò,

lieto vive e vive bene

chi  d’estate lavorò.

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Sempre di diminutivo si tratta, ma il plurale forse sta a significare che l’ attuale vale per tanti secondo la famosa teoria economica del moltiplicatore. Franceschiello re borbonico era famoso per il carattere debole, caratteristica che credo appartenga anche a Franceschini, perchè, secondo me, soltanto una persona debole poteva accettare di succedere a Veltroni in una situazione delicata e fare un discorso di insediamento assolutamente vomitevole. Sulle orme del re ottocentesco che non convenga anche all’ italiano Dario, re del piddì, andare a svernare a Parigi su  una ” misera scopa”, per dirla con Marco Masini ?

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_public_Catalogo_TC-Tubi_e_canalette_C-Cunetta_stradale_001-43x43_cunettaUna volta, tanto tempo fa, un giorno lontano lontano, agli inizi di questa terra, i miei genitori, madre  Natura e padre Ambiente, mi hanno generato con amore e passione, ritenendo la mia presenza di grande opportunità e aiuto per l’ uomo. Vengo alla luce , dunque, all’ alba del pianeta, apprendo con avidità e interesse le istruzioni dei miei genitori che mi allevano con affetto sconfinato. La mia infanzia è ricca , felice e partecipata . L’ acqua è elemento fondamentale  e io gioisco ad accoglierla nella mia cuna; il suo scorrere mi rende viva e vitale, mi sento utile, necessaria e riconosciuta, ho due genitori che mi adorano e che adoro e tantissimi fratelli, parenti e amici  con i quali ci facciamo compagnia. Passano così secoli e secoli secondo il calendario degli umani che  contano sempre  tutto  con i numeri. Molto tempo dopo, alcuni operai  impegnati a tracciare un percorso  sterrato  che doveva servire per i trasporti viari che all’ epoca si effettuavano con gli animali da soma e con i carri trainati da bestiame adeguato,  mi  notano e   pensano che sarebbe stato quantomai utile e necessario fare in modo di evitare che le acque piovane invadessero la via causando notevoli disagi ai viandanti e quindi  hanno ampliato la mia cuna rendendola più profonda e  ai lati di ogni strada completandone i tratti mancanti . Io mi sono sentita ancora amata e benvoluta e sono cresciuta in armonia con l’ ambiente che mi aveva tanto desiderata, mi sono preparata aggiornandomi e  impegnandomi sempre con serietà e orgoglio cercando di essere in sintonia con lo sviluppo  socio-economico per svolgere il mio ruolo nel migliore dei modi. Nel tempo sono diventata adulta e ho visto molta acqua passare dentro di me: il suo scorrere  era musica melodiosa che da me trovava la sua  accoglienza  naturale  che la trasportava dolcemente. Accompagnavo tutti con allegria e amore: quante storie ho ascoltato, a quanti giochi ho partecipato,  quanti segreti ho condiviso con discrezione e rispetto, quanti litigi ho sopportato, di quanti innamorati   sono stata cpmplice; di quanti fatti e misfatti sono stata testimone silenzioso ; persone solitarie tristi e felici , bambini, ragazzi, giovani e adulti, vecchi uomini e donne, comitive e allegre brigate. Sono stata sempre presente con educazione e  facendomi aiutare dall’ acqua ho trasportato detriti e rifiuti di ogni genere per facilitare il transito, che , via via, si è fatto sempre più intenso e meccanizzato. Con la diffusione del motore a scoppio, infatti, il traffico veicolare ha assunto proporzioni sempre più  macroscopiche  e invasive. Un giorno dell’ era cosiddetta moderna mi si avvicina una coppia di sconosciuti, che si presentano come Progresso e Civiltà, accompagnati da esperti umani  con lauree specialistiche,e  in un batter d’ occhio mi hanno murata sottoterra con orrende colate di cemento, dicendo che ero inutile e che sarebbe stato molto meglio fare occupare il mio spazio per ampliare le strade. Ho cercato di far notare con la mia solita educazione ed umiltà quale importante funzione svolgevo ma non mi  ha ascoltato nessuno, forse non mi hanno proprio sentito assordati come erano dai rumori dei motori a scoppio, dai martelli pneumatici, dagli altoparlanti , dalle radio  e dalle loro stridule voci. Mi sono sentita rifiutata, violentata, distrutta, maltrattata,tradita, rinnegata e sepolta viva; mentre quando piove l’ acqua scorre tutta sul manto stradale rendendolo spesso impraticabile con grave disagi per persone e veicoli. Un vero disastro . Quando vedo e sento i predicatori ambientalisti e i tanti politici di turno  che fanno importanti progetti faraonici per la salvaguardia del territorio, quando sento i loro paroloni che sono solo chiacchiere vuote e senza senso, la mia anima piange lacrime di sangue per la crudeltà e l’ incompetenza e la mancanza di logica, con le quali  sono stata e sono trattata.I disastri ambientali si susseguono senza sosta ma non riesco a capire come mai nessuno cominci a fare qualcosa, iniziando proprio dalle cose più semplici che riguardano la vita di tutti i gioni di noi tutti . Io però ci sono, sono qui, grido  implorando un pò di buon senso e sono pronta a riprendere il mio posto.

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Lunedì alle 18 al Cilea di Reggio l’inaugurazione della mostra fotografica “Lo Stretto indispensabile – Racconto per immagini” Pubblicato da peppecaridi su 7, Febbraio, 2009 Lunedì 9 febbraio, alle ore 18, prenderà il via, al foyer del teatro Francesco Cilea, la mostra fotografica “Lo Stretto indispensabile – Racconto per immagini”, patrocinata dal comune di Reggio Calabria. L’esposizione, realizzata dall’associazione “Viaggioinverso”, in collaborazione con le associazioni “Torre del Faro”, “Arknoah” e “MeteoWeb” si compone di 65 scatti ed è, appunto, interamente dedicata ai paesaggi, ai colori ed alle caratteristiche dello Stretto: il progetto, infatti, nasce dall’esigenza di dare un’originale interpretazione dello specchio d’acqua che appartiene alle città di Reggio e Messina. Il percorso culturale, alla cui inaugurazione, tra gli altri, prenderà parte il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, arricchirà l’elegante foyer del teatro Cilea sino al 20 febbraio. N.B. E’ gradita la vostra presenza http://www.meteoweb.it/images/w3.jpg

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l’ Occidentale 3 Febbraio 2009

eluana.jpg

Questa notte Eluana Englaro è stata trasferita dalla clinica di Lecco in cui era ricoverata a Udine. Sarà lì, alla casa di cura “La Quiete”, che verrà data esecuzione alla sentenza della Cassazione che ha consentito di staccare il sondino che alimenta e idrata la giovane donna di Lecco in stato vegetativo da 16 anni. I prossimi sono i suoi ultimi giorni di vita. Ma un liberale non può certo leggere nell’esecuzione della sentenza il rispetto della libertà dell’individuo.

Al di là delle farneticazioni di Saviano, (autore di un libro noioso da cui è stato tratto un film ancora più noioso), nel suo ultimo editoriale su Repubblica ,in merito alle quali chiarissima è la posizione espressa sulle colonne de “l’Occidentale” da Dino Cofrancesco, sulla vicenda di Eluana credo aleggi un grave equivoco diffuso soprattutto fra quanti, laici, liberali, o comunque non credenti, sostengono che nel caso di specie si ponga un problema di rispetto del diritto di autodeterminazione dell’individuo. Mi spiego.

La pretesa del padre di Eluana Englaro di interrompere l’alimentazione e l’idratazione forzata della figlia non ha nulla a che vedere con il sacrosanto diritto di ciascuno di noi di rifiutare le cure non volute. Quel diritto riguarda la possibilità di rifiutare trattamenti sanitari che riguardano noi stessi e non anche i nostri figli o i nostri congiunti. Il diritto liberale a disporre del nostro corpo e della nostra vita riguarda appunto noi stessi e non può essere esteso per via interpretativa ai nostri cari, neanche ai nostri figli poiché in una prospettiva pienamente liberale i figli non sono proprietà dei genitori!

Certo, il problema si complica quando non siamo in condizioni di poter esprimere la nostra volontà, come è appunto nel caso di Eluana. In tali casi l’unica soluzione è un intervento legislativo che qualifichi in modo chiaro e circostanziato una dichiarazione di volontà espressa nel passato. Ma, è evidente, si tratta di un’ipotesi delicata se non altro perché in questi casi non sarebbe possibile la revoca o la modifica della dichiarazione resa in passato. E in una prospettiva liberale le dichiarazioni unilaterali di volontà da cui non derivino obbligazioni in favore di altri sono sempre e comunque revocabili. In ogni caso occorrerebbe una legge che precisi le condizioni di validità di una tale dichiarazione di volontà. Ed in Italia per l’appunto una simile legge manca. E non può bastare certo una fantasiosa sentenza della Cassazione per riempire il vuoto normativo, attribuendo una efficacia giuridica ben precisa ad un’opinione generica espressa in passato senza che chi l’ha espressa avesse la benché minima idea delle conseguenze della propria dichiarazione. In un moderno stato di diritto, il primo requisito perché una dichiarazione unilaterale di volontà possa determinare effetti giuridici è che chi la compie sia consapevole della natura impegnativa della propria dichiarazione.

Eluana ha semplicemente espresso in gioventù ed in condizioni dolorose (la morte di un giovane amico) il desiderio di non essere tenuta in vita qualora avesse subito un incidente simile. La vera domanda è allora questa: è sufficiente tale dichiarazione estemporanea per determinante effetti definitivi sul proprio futuro? Quanti sono i giovani che in circostanze simili avrebbero fatto una dichiarazione simile? E se nel frattempo avesse cambiato idea come manifestare il proprio nuovo convincimento?
La verità è che l’attivismo del padre di Eluana, comprensibile sul piano umano, non ha nulla a che vedere con il tema della tutela dei diritti individuali. Si tratta piuttosto di un tentativo di realizzare una forma di giustizia “sostanziale” in conto terzi, laddove manca un qualunque riconoscimento formale della sua pretesa. E la concezione “sostanzialistica” è esattamente la negazione della giustizia. Non basta valutare come ormai inutile un’esistenza (anche quando lo sia oggettivamente) per poter porre legittimamente fine ad essa. Non è forse il caso di dare una ripassata a “Delitto e castigo”?

Come precedentemente scrivo in altro post, credo che difronte a  casi tragici  come quello di Eluana sia  da scegliere il silenzio. Condivido in proposito completamente le idee di Mambrino e ribadisco, comunque, che, secondo me, la legge non possa essere chiamata a stabilire delle regole in quest’ ambito privato, personale, intimo, relativo alla dignità della persona umana nella sua totalità e a quel valore assoluto che si chiama libertà e che Dostojevskij racconta in maniera sublime entrando nelle pieghe  più nascoste delle inquietudini e dei tormenti dell’ animo umano.

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