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Archive for novembre 2009

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Mi ero proposta di non scrivere nulla di questo genere ma la trans..tentazione è più forte dei miei saggi propositi. Di fatto anch’io, comune mortale, non posso sfuggire all’argomento del giorno e, dal momento che ne parlo, posso scriverne, senza pretese naturalmente. Fino a qualche tempo fa il termine trans mi faceva venire in mente la transiberiana, la linea ferroviaria più lunga del mondo, che transita da una parte all’altra della nostra terra; o anche  un cartone animato  e anche  l’ abbreviazione di transitivo, riferito ai verbi che possiedono la proprietà transitiva, appunto, cioè quei verbi che reggono il complemento oggetto, come insegna l’analisi logica. Presumo, dunque, che facendo riferimento alla sfera sessuale il termine stia ad indicare la capacità di alcuni individui di transitare  da una  parte all’altra, quindi all’altro sesso. Per quante conquiste  importanti  abbia raggiunto, la scienza però ancora non è riuscita in questo : anche quelle persone che si sottopongono ad interventi chirurgici mirati non possono ottenere le caratteristiche genitali morfologiche dell’altro sesso se non solo in apparenza, cioè esteticamente.

C’è da dire ancora che a quanto si sa con il termine trans si possono individuare solo coloro che non si sono operati; ragion per cui queste persone conservano di fatto completamente le proprie caratteristiche e con persone dello stesso sesso  possono avere, dunque, un rapporto omosessuale.

A questo punto si impongono alcune considerazioni : se queste persone sono uomini e hanno rapporti omosessuali che motivo c’è di mimetizzarsi da donna? per i clienti, poi, che differenza fa andare con uomo-donna, non ben definito, piuttosto che con  uomo-uomo? Perchè in Italia vengono tanti trans stranieri, soprattutto brasiliani a prostituirsi ? Pare che ci sia un grosso giro di droga e prostituzione e di denaro e che molti individui venuti alla ribalta in questo periodo avessero già dei precedenti giudiziari e fossero noti alle forze dell’ordine. E’ evidente, quindi, che si potevano conoscere questi traffici e perchè le persone coinvolte  si sono lasciate agire indisturbate ? Ma se le cose stanno come  ci raccontano i giornali non si tratta di una associazione a delinquere ? Si fa presto a dire che ognuno può fare della propria vita ciò che vuole, ma quando si tratta di gruppi che commettono illeciti, come spaccio, prostituzione, ricatti e compagnia cantando, allora si tratta di atti criminosi, infatti ci sono già alcuni cadaveri su questa strada impervia lastricati di affari oscuri.

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Eccezionale scoperta nelle acque di Palmi:

trovato un rarissimo corallo bianco

http://www.meteoweb.itPochi mesi fa nelle acque di Scilla era stata individuata la foresta di corallo nero più grande del mondo: il basso Tirreno è un tesoro di biodiversità – Sensazionale scoperta nelle acque appena a nord dello Stretto di Messina: è stata rinvenuta a Palmi, da tre subacquei calabresi, una colonia della rarissima variante bianca del Corallium Rubrum.

Fino ad oggi erano giunte solo frammentarie notizie circa la sua esistenza nel Mediterraneo, acque dove normalmente prolifera la più conosciuta varietà rossa di questo affascinante organismo marino, appartenente al phylum degli Cnidari, alla classe degli Antozoi, alla famiglia dei Corallidi (Ottocoralli) e all’ordine dei Gorgonacei.

Ora, di questo corallo “albino”, che potrebbe essere identificato come Corallo Bianco, una specie rarissima la cui presenza pare essere legata alla profondità (non inferiore ai 100 metri) e alla bassa temperatura delle acque, v’è finalmente traccia documentata anche nel Mediterraneo.

Sparuti esemplari di Corallium Rubrum dalla colorazione candida come neve, sono stati rinvenuti e fotografati nei pressi di Capo Barbi, proprio sotto quel maestoso sperone di roccia che è il Sant’Elia, il promontorio che cade vertiginosamente in mare nel tratto della Costa Viola che intercorre tra Palmi e Bagnara.

Protagonisti della scoperta, dopo un lungo periodo di ricerche subacquee e di successivi riscontri scientifici, i subacquei del “Centro Immersioni Costa Viola” Peppe Dato e Rocco Tedesco, coadiuvati nell’occasione dal noto fotografo subacqueo cosentino Francesco Sesso, che ha avuto il privilegio di documentare, probabilmente per primo, questo stupendo e raro organismo.
Gli scatti, effettuati alla profondità di circa 100 metri, documentano quella che si può a pieno titolo considerare una scoperta scientifica di assoluto valore.
Si tratta, inoltre, di scoperta che testimonia la buona salute in cui versano i fondali dei mari calabresi e la fantastica biodiversità delle acque dello Stretto.

Appena pochi mesi fa, a metà marzo 2009, nelle vicinissime acque di Scilla altri sub avevano scoperto una grandissima e rara foresta di corallo nero, composta da circa tentamila colonie presenti sui fondali rocciosi tra i 50 e i 110 metri di profondità.
Si trattava di una meraviglia mai vista prima in nessuna parte del mondo, scoperta grazie ad un robot che riesce a immergersi nel mare fino a 400 metri di profondità.

Solo una delle tante eccezionali meraviglie naturalistiche di questo territorio, in cui da oggi accogliamo con ammirazione anche il rarissimo e prezioso Corallium Rubrum.

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Pubblico con piacere un ricordo molto sentito, corredato da tre splendide foto datate, di un  cuore  reggino che vive a Roma

Vincenzo De Benedetto

Dal Nadir di Reggio.
La Rotonda
… dove lo scenario dello stretto appare ogni giorno un nuovo palcoscenico vivente, in esso, s’intrecciano luci
ed ombre- il sole che tramonta, l’Etna che fuma con la bianca parrucca le navi che “maneggiano” in una
azzura distesa di acqqua, chi va -chi viene…. nel mentre – appare la FATA MORGANA Reggio ad incanto
diventa una favola! MA! …
In questo teatro nel 1800-1900 viveva una fontana con acqua limpida e viva. Essa era di pietra dura. Sul
bianco grigio, scalpellinata artisticamente soddisfacendo le esigenze di quella realtà sociale. Era punto
d’incontro e d’amori, di giochi, di lavoro.
FONTANA ALLA ROTONDA
Non c’è più la monumentale fontana che fluente
Portava da lontano le pulite chiare e dissetanti
Acque arrivando dalle sorgente -“mulinello”
Dissetavi buoi e l’asinello stanchi assieme
Alla compagna capra.
La caduca lavandaia del bucato, compagni erano
la cenere e la cesta.
Poi…dopo, facevi un alto salto arrivavi in un impervio
e inaccessibile scosceso con spine ficodindia e riposavi
nella gebbia ove noi giocavamo con le serpi
Giù ancora, percorrevi solchi ed arrivavi ad inebriare le piante
Di finocchi e di lattughe.
Ti hanno, persino disputato in Tribunale o acqua sporca-
Un padrone lurido e un signore “bisognoso”
anche se sembrava ricco.
In questo contesto di vita che non c’è più
rimani nel ricordo come una bella Signora con
le tue forme che chiedevano carezze.
CI hai ospitato facendoci gioire l’ infanzia
Ci educavi, ci eri compagna, ci rinfrescavi
Dopo le battaglie tra caseggiati
Perdonaci, se degli uomini ti hanno abbattuta
Non avevano studiato Sette erano ignoranti
della tua storia e dell’arte di quel scalpellino
che ti rese cosi bella.ma non celebre……..
Di Te non si ricorderà nessuno, solo io canterò
ai.Figli di Reggio – qua c’era un monumento
Vincenzo De Benedetto

11.11.2009 Roma
Demolita nel 1961

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L’influenza A e il business delle uova

Il virus che serve per preparare il vaccino viene
coltivato sulle uova embrionate di pollo

(Ansa)
(Ansa)

MILANO – Dietro l’influenza A non c’è solo il business dei vaccini e dei farmaci, ma anche quello delle galline e delle uova. Sì, perché il virus che serve per fabbricare il vaccino cresce sulle uova di pollo. Non semplici uova da supermercato, ma uova «embrionate», cioè fecondate e già sulla strada per dare origine a un pulcino. Per ottenere una dose di vaccino ci vuole un uovo: 24 milioni di dosi per la prima tranche di vaccinazione degli italiani, 24 milioni di uova. I conti li ha fatti un gruppo di giornalisti che ha firmato con il nome «Progetto Wachdog» il libro «Nuova influenza, quello che non ci dicono», in uscita per Terre di Mezzo Editore. Proprio come «cani da guardia» gli autori hanno analizzato che cosa sta dietro il vaccino antinfluenzale, hanno fatto i conti in tasca alle industrie, hanno analizzato le prove dell’efficacia e i rischi della vaccinazione e degli antivirali, hanno monitorato le cronache di giornali e Tv che hanno parlato di pandemia in questi ultimi mesi, hanno registrato gli allarmi delle autorità sanitarie. E hanno scoperto l’affare delle uova.

NON UOVA QUALSIASI – A Rosia, vicino a Siena, dove si trova lo stabilimento della multinazionale svizzera Novartis che produce il vaccino, arrivano, da quest’estate, 150 mila uova al giorno. Un uovo da vaccino vale più del doppio di quello che finisce sulle nostre tavole: almeno venti centesimi. Proprio perché deve essere fecondato, non bastano le galline: ci vuole anche il gallo. Per questo il procedimento è più complesso. Un tempo le galline predilette dall’industria farmaceutica, si legge nel libro, erano le livornesi: piumaggio bianco e uova bianche, perché così è più facile vedere attraverso il guscio se si è formato l’embrione. Adesso però si usano anche quelle dal guscio rosso dal momento che le macchine più moderne riescono lo stesso a vedere all’interno. A fornire le uova alla Novartis è un allevamento di Faenza della famiglia Morini che fa quattro consegne alla settimana. Una volta arrivate a destinazione, le uova vengono inoculate con il virus fra il nono e l’undicesimo giorno di vita, poi vengono incubate per tre giorni e infine vengono aperte: si estrae il liquido e i virus vengono isolati, purificati e frammentati per ottenere quelle proteine che servono per fabbricare il vaccino. Ecco perché chi è allergico alle proteine dell’uovo va vaccinato in ambienti protetti che possano cioè far fronte a eventuali, anche se rare, reazioni avverse. Il Morini Group è nel business delle uova da vaccino dal 1996 e fin dal 2005 aveva messo a punto con le industrie e con il governo un piano pandemico. Ma anche per quanto riguarda il contratto per le uova, come per quello dei vaccini, l’entità rimane sconosciuta. Si può invece immaginare che quest’anno gli allevatori delle uova da vaccino prolungheranno la stagione di produzione. E c’è anche chi è certo che si troveranno meno uova e polli sul mercato e che i loro prezzi saliranno.

Adriana Bazzi
abazzi@corriere.it
15 novembre 2009(ultima modifica: 17 novembre 2009)

corriere.it

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Stefano Cucchi
Ma ci sono ancora tanti, troppi, “casi Cucchi” nelle nostre carceri

 

La morte di Stefano,
oltre il velo del silenzio

Soddisfazione. Per la famiglia di Stefano Cucchi, per la sua sete di verità. Semplicemente questo. Il caso del ragazzo morto a trentun anni, il 22 ottobre scorso, mentre era detenuto nella Città Giudiziaria di Roma, non è finito nell’oblio, non è stato fagocitato dal silenzio. Gli inquirenti hanno emesso oggi sei avvisi di garanzia, nei confronti di tre agenti di polizia penitenziaria, accusati di omicidio preterintenzionale, e di tre medici, accusati invece di omicidio colposo. Si tratta di «un eccesso di garanzia per consentire agli interessati di nominare un consulente in vista della riesumazione della salma», spiegano da Piazzale Clodio.La mattina del 16 ottobre, nei sotterranei del palazzo B del tribunale, in una cella di sicurezza, Stefano sarebbe stato scaraventato a terra e preso a calci, lasciato morire con le ossa fratturate, il volto tumefatto e la schiena rotta, tra omissioni e negligenze (niente alimentazione, niente idratazione). Le accuse saranno adesso messe alla prova durante incidenti probatori (il supertestimone è un detenuto africano). Continuano anche le indagini della Commissione parlamentare sulla sanità, i cui atti sono stati secretati di fronte a «versioni in patente contrasto le une dalle altre» da parte dei medici ascoltati, come ha spiegato il senatore Marino.Soddisfazione non per le accuse, non perché ci sono gli indagati, non perché tintinnano le manette. Soddisfazione perché sull’indifferenza di comodo ha vinto il coraggio della verità. Questo è un bene per Stefano Cucchi, per la sua famiglia, per questo paese. Ed è un bene anche per i tanti, troppi, “casi Cucchi” dimenticati nelle carceri d’Italia.
Barbara Mennitti
13 novembre 2009
Ff web magazine.it

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Pomeriggio di ieri, 12 novembre 2009, nei locali della Facoltà di Lettere e Filosofia e Scienze Politiche dell’ Annunziata di Messina si è laureato  con 110/110 e la lode accademica Peppe Caridi.

Nel cuore della cultura umanistica, in una Aula Magna dove si respira aria densa di sapori greco-latini attualizzati nella migliore didattica, partecipiamo ad un evento completamente originale, la discussione della tesi di Peppe Caridi, che si laurea nella specialistica biennale  in Scienze dell’informazione giornalistica con un lavoro dal titolo “La meteorologia tra storia, storiografia e informazione”. La presentazione particolarmente sentita e favorevolmente estimativa  da parte della relatrice, Prof. Michela D’Angelo e della correlatrice, Prof. Caminiti, introducono un argomento quanto mai interessante al quale il candidato si è dedicato con passione ricercando con metodologia rigorosamente scientifica in quelli che sono gli ambiti culturali che lo interessano prioritariamente : la meteorologia e la storia, appunto. Con il supporto informatico di diversi slide particolarmente significativi, Peppe Caridi  ci ha portato in giro nel tempo e nello spazio; da Aristotele a Teofrasto, a Bernacca, a Giuliacci, a Morico, a Guidi. Dagli Annales con Le Roy Ladurie a Braudel dal Mediterraneo all’ Atlantico con una attenta valutazione critica verso i cambiamenti climatici e la cura dell’ ambiente passando  da un’ampia osservazione di diversi proverbi popolari che la dicono lunga sugli argomenti trattati.

Una tesi bella, originale, fuori dalle righe, che, a mio avviso, andrebbe pubblicata per divulgare finalmente uno studio critico soprattutto nei confronti di quei luoghi comuni che oggi si affermano come verità indiscutibili  e che sono attacchi di vero e proprio terrorismo psicologico. Riprendendo in maniera approfondita teorie già avanzate da esperti del settore, Caridi sostiene con documentazione copiosa, e con esperienze  personali, che i cambiamenti climatici rientrano nell’ordine naturale delle cose cme ci narra la storia dell’umanità e del nostro pieneta e che nulla c’entrano con l’ambiente. Che l’essere umano debba  rivolgere attenzioni e cure particolari all’ ambiente in cui vive è, dunque, un dato di fatto incontrovertibile, come lo è altresì il fatto che il clima non può essere influenzato dalle attività umane.

La discussione è stata vivace e tutti i docenti della Commissione di laurea  hanno partecipato con vero interesse e  apprezzato.

Peppe Caridi già laureato in Sciene Politiche per il Giornalismo, nonostante  la giovane età, ha infatti appena 23 anni, ha già accumulato esperienze importanti; tra le altre cose  ha fatto uno stage presso la redazione reggina della Gazzetta del Sud, ha frequentato uno stage presso l’Ufficio Stampa dell’Ambasciata USA a Roma, è responsabile del sito http://www.meteoweb.it e dell’omonima associazione; scrive su diverse testate cartacee e on-line e mantiene un blog, La Pagina di Peppe Caridi, molto curato e molto frequentato.

Legato in maniera viscerale e cerebrale al suo territorio e in particolare alle città di Reggio, sua città natale,e Messina ha pubblicato, nel 2008, per i tipi della casa editrice La città del sole il libro “Area Metropolitana dello Stretto”, una opportunità nella quale crede fermamente e per la quale si adopera con tutte le sue forze. Ha partecipato come fotografo, altra sua grande passione è infatti la fotografia, alla mostra Lo Stretto Indispensabile, ideata e diretta da Diego Buda, che si è tenuta prima a Messina, nel settembre 2008, e successivamente a Reggio tra febbraio e marzo 2009 al Cilea e  i cui lavori sono raccolti in una pubblicazione che porta lo stesso titolo della mostra e che è stata curata dalla Fondazione Mediterranea di Enzo Vitale.

Il suo amore per il territorio l’ha spinto ad andare a Scaletta Zanclea in piena emergenza camminando per ore ed ore in mezzo al fango e  poi a  raccogliere questa forte esperienza in un reportage toccante e significativo.

Alcune  pecularietà del suo carettere come la bontà e la vivacità lo sollecitano a buttarsi a capofitto in quello che fa impregnando i suoi lavori  di questi valori e proprio per questo il suo entusiasmo emerge  dalle sue pagine in maniera coinvolgente.

Un grazie di cuore a Peppe, con l’augurio che questa ulteriore importante tappa gli sia da stimolo per altri successi e affermazioni  importanti.

Ad majora!

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