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Archive for luglio 2011

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Nel

Notte luminescente a Shanghai

                    fiume di Shanghai

Medaglia d'oro per l'Italia della pallanuoto, il Settebello spunta la lotta ai supplementari con la Serbia

il Settebello

 

va a tutta

 

su vele d’oro

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  Se resto sul lido,

   Se sciolgo le vele,

Infido, crudele

  mi sento chiamar:

E intanto confuso

Nel dubbio funesto,

Non parto, non resto,

Ma provo il martire

Che avrei nel partire,

che avrei nel restar.

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Giovanni Guareschi

Pier Francesco Borgia- ilgiornale.it -Giovannino Guareschi è lo scrittore italiano in assoluto più ap­prezzato e più letto nel mondo: ol­tre 20 milioni di copie dei suoi libri sono stati venduti e si continuano a vendere, tradotti in decine di lin­gue, mentre i film su Don Camillo e Peppone, ispirati ai suoi roman­zi, continuano a spopolare ovun­que. Umorismo, ilarità, buon gu­sto, allegria sono le caratteristiche delle opere del grande scrittore emiliano. Ma la serenità non fu la cifra della sua vita. Prima vittima di una giustizia ingiusta, Guare­schi morì al suo secondo infarto, nel 1968, all’età di 60 anni, dopo avere superato il primo nel ’61.

Possiamo dire, oggi, che quel­la ingiusta condanna subita, quell’anno e passa di detenzio­ne trascorso nel carcere di San Francesco del Prato, a Parma, influì in maniera determinan­te sulla sua salute?
«Le rispondo con una mia frase: “Ho dovuto fare di tutto per soprav­vivere, tuttavia tutto è accaduto perché mi sono dedicato ad un pre­ciso programma che si può sinte­tizzare con uno slogan. Non muo­io neanche se mi ammazzano”».

Lei ebbe una giovinezza molto movimentata, non è così?
«Beh,sì,nel ’36,a 28 anni non an­­cora compiuti, ero già redattore ca­po, oltre che vignettista e illustrato­re, del Bertoldo , la rivista satirica di Rizzoli diretta prima da Cesare Za­vattini, poi da Giovanni Mosca. Ma i guai mi arrivarono addosso nel ’42, quando mi comunicarono la noti­zia- poiperfortunarivelatasinonve­ra- che mio fratello,militare nell’Ar­mir, era morto in Russia. Non ci vidi più ed esplosi in una serie di insulti nei confronti di Mussolini».

E cosa accadde?
«Che qualcuno tra i presenti corse a riferire alla polizia. Fui arrestato e condannato a tornare sotto le armi: artiglieria.Dopol’8settembre,all’or­dine di passare al servizio della Re­pubblica Sociale Italiana, risposi no. Nonmisognavoneppuredirinnega­re il giuramento di fedeltà al Re ».

Già, è vero, un monarchico co­me lei…
«È la verità. Quel mio no ai fascisti di Salò lo pagai con due anni di de­portazione nei Lager nazisti, prima in Polonia, poi in Germania. Ne rica­vai Diario clandestino , il mio primo libro di successo».

Al ritorno in Italia, fondò «Can­dido », sempre con Rizzoli, e diede inizio ad una durissima campagna per impedire che i comunisti conquistassero il potere. Indimenticabili e insu­perabili le sue vignette contro i «trinariciuti». A proposito, qual era la funzione del­la terza narice?
«Far defluire la materia cerebrale e fare entrare di­rettamente nel cervello le direttive del partito. Devo dire che non fu una battaglia persa. Molti storici hanno attribuito a Candido e alla sua campagna gran parte del meri­to della vittoria democristiana alle elezioni del ’48».

Ricordo il favoloso appello lan­ciato dalla copertina di «Candi­do »: «Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no».
«Non fu il solo. Lanciai un manife­sto, da me disegnato, con lo schele­tro di un soldato italiano ucciso in uncampodiprigioniasovieticodal­lacuiboccauscivanoquesteparole: “Mamma, cento­mila prigionieri italiani non sono tornati dalla Russia.

Votagli contro anche per me”».

Gli anni dal ’48 al ’54, quando scoppiò il «caso De Gasperi», furono quelli di maggior suc­cesso, per «Candido».
«Se continuavo a cercarmi dei guai, non era perché fossi ambizio­so o pazzo. Non perché avessi mire “politiche”. Ma perché, rinuncian­do io a parlare, avrei tolto la possibili­tàdiparlareatutti. Iniziaiapreoccu­parmi dopo la condanna per il “ca­so De Gasperi”. E non per me, ma per la libertà e la verità. Motivi di pre­occupazione che, a quanto vedo, non sono ancora venuti meno in Ita­lia ».

Parliamo adesso delle sue vi­cende giudiziarie.
«Non mi querelò solo il presiden­te del Consiglio, ma anche il presi­dentedellaRepubblica, LuigiEinau­di. Per una vignetta disegnata da Carletto Manzoni che riportava un’etichetta del vino Nebbiolo pro­dotto nelle terre della famiglia Ei­naudi, con la scritta “presidente”. Un “conflitto d’interessi”, si di­rebbe oggi. Al processo mi presentaiio, inquantodi­rettore responsabile di Candido , e mi af­fibbiarono 8 mesi di reclusione con la condizionale. Era il 1950».

Quattro anni dopo, la «bom­ba » De Gasperi…
«Tutto ebbe inizio quando Enri­co De Toma, un ex ufficiale della Rsi cheavevaricevutodaMussolinil’in­carico di mettere al s­icuro in Svizze­ra una copia del suo carteggio riser­vato, vendette quei documenti al­l’editoreRizzoli. Unoscoopcolossa­le. Ilsettimanale Oggi , direttodaEdi­lio Rusconi, iniziò a pubblicare le carte, ma, dopo solo tre settimane, la pubblicazione fu interrotta senza dare spiegazione. Volli ficcare il na­so in quegli incartamenti. Scoprii due lettere che De Gasperi aveva in­viato da Roma al colonnello inglese Bonham Carter, a Salerno, solleci­tandoilbo­mbardamentodellaperi­feria di Roma per spingere la popola­zione a ribellarsi ai tedeschi ».

E lei decise di pubblicarle. Per­ché?
«Perché De Gasperi, venendo me­no all’impegno preso nel ’48, stava aprendo ai socialisti di Nenni. Non potevo certo essere d’accordo. Da qui la mia decisione di pubblicare le due lettere».

Si disse (e la sentenza confer­mò questa opinione) che i do­cumenti di quel carteggio era­no dei falsi fabbricati durante la Rsi.
«Fui in grado di rendermi facil­mente conto che i documenti del carteggio erano autentici».

Il Tribunale di Milano rifiutò la perizia grafica. E lei fu condan­nato ad un anno di reclusione.
«In tutta quella faccenda tennero contodell’“alibi morale”di De Ga­speri e non ammisero neppure che iopotessipossedereilmio“alibimo­rale”. Me lo negarono. Negarono tutta la mia vita, tutto quello che io avevo fatto nella mia vita. Scriverò: “Mi avete condannato alla prigio­ne? Vado inprigione”».

Nel quale restò non un anno soltanto, ma ben 409 giorni, perché alla condanna del pro­cesso De Gasperi si aggiunse quella del processo Einaudi.
«Esatto.Piùaltriseimesidi“liber­tà vigilata”, ottenuta per “buona condotta”. Primo e unico giornali­sta italiano a scontare interamente in carcere una condanna per diffa­mazione a mezzo stampa.

Lo scopo era di tappare la bocca a Candido . E il potere giudiziario,ovvero il “terzo potere”,si prestò.Nel ’61, dopo che ebbi il mio primo infarto, Candido
cessò le pubblicazioni».

E il «quarto potere»?
«Ai miei funerali c’erano soltan­to due giornalisti: Nino Nutrizio, direttore de La Notte e mio grande amico, ed Enzo Biagi, emiliano co­me me ».

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Massa e potere

C’è una mirabile pagina di Elias Canetti in Massa e potere che tutti i conduttori televisivi dovrebbero imparare a memoria perché riguarda il potere di chi pone domande: «Porre una domanda significa sempre agire per penetrare. Quando la domanda viene usata quale mezzo di potere, essa affonda come un coltello nel corpo dell’interrogato».

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L’acqua di mare è la prima cura, poi si tolgono i tentacoli

Le meduse: se «pungono», possono dare dei fastidi
Le meduse: se «pungono», possono dare dei fastidi

MILANO – Incontrare una medusa in mare è facile. Ma non è raro imbattersi anche nel pesce ragno, o tracina, soprattutto nei litorali a fondo sabbioso. In genere questi incontri ravvicinati non creano grossi danni, ma possono comunque essere fastidiosi, soprattutto per i bambini. Ecco perché è utile sapere come comportarsi per alleviare le sofferenze e prevenire spiacevoli inconvenienti. «Le meduse non pungono e non mordono, ma provocano un’irritazione della pelle in seguito al contatto con i loro tentacoli — premette Paolo Cremonesi, responsabile del Pronto Soccorso dell’Ospedale Galliera di Genova —. Queste protuberanze sono rivestite da cellule capaci di iniettare nella preda un liquido urticante, di solito costituito da una miscela di alcune proteine con effetti paralizzanti, infiammatori e neurotossici».Quali sintomi provoca il contatto con le meduse?

«Inizialmente un dolore “bruciante” per i frammenti di tentacolo lasciati sulla pelle. Subito dopo si sviluppa un’orticaria dolorosa simile a un’ustione, accompagnata da gonfiore, rossore, vescicole e bolle. Raramente, in soggetti particolarmente sensibili, il può verificarsi una reazione allergica grave con shock anafilattico. Il contatto a livello oculare può dare congiuntiviti, ulcerazioni della cornea e gonfiore delle palpebre».

Che cosa succede invece se punge una tracina?

«Sulla sua pinna dorsale ci sono aculei (spine) che rilasciano un veleno che determina un dolore molto forte, acuto che insorge quasi subito dopo la puntura e, senza cure, dura alcune ore. Inoltre dopo la puntura la parte interessata (in genere i piedi camminando in acqua e le mani in caso di pesca) comincia a gonfiarsi. A dolore e gonfiore, possono aggiungersi formicolio e riduzione della motilità dell’arto interessato e disturbi della sensibilità cutanea della zona prossima alla puntura».

Che cosa si deve fare?

«Nel caso della medusa lavare subito e ripetutamente con acqua di mare l’area interessata e asportare con delicatezza i residui di tentacolo. Il trattamento dipende dall’estensione e dalla sede della lesione. In generale, dopo un accurato lavaggio, se l’estensione è significativa e riguarda zone esposte alla luce è bene rivolgersi al medico. Potrebbe essere prescritto un anestetico locale ed eventualmente cortisonici e/o antistaminici (in pomata con copertura della lesione con garza sterile e non esposizione al sole), il trattamento antitetanico (il rischio tetano c’è per ogni tipo di contatto con animali) e un antibiotico per ridurre il rischio d’infezione. È però importante che la decisione sia sempre di un medico. Nel caso della tracina, se la puntura interessa la mano bisogna togliere subito gli anelli (la mano si gonfia) e asportare eventuali parti delle spine dorsali. Poiché il veleno di questo pesce è inattivato dal calore giova mettere subito la parte in un contenitore d’acqua calda al limite della tollerabilità per circa 30-60 minuti. Poi consultare il medico per valutare l’opportunità di una profilassi antitetanica o di un trattamento con cortisone e/o con antibiotici orali».

Antonella Sparvoli
19 luglio 2011 10:03

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Tema

Lo storico Eric J. Hobsbawm definisce “Secolo Breve” gli anni che vanno dall’esplosione della prima guerra mondiale fino al collasso dell’URSS. A suo giudizio, “la struttura del Secolo breve appare come quella di un trittico o di un ‘sandwich’ storico. A un’Età della catastrofe, che va dal 1914 sino ai postumi della seconda guerra mondiale, hanno fatto seguito una trentina d’anni di straordinariacrescita economica e di trasformazione sociale, che probabilmente hanno modificato la società umana più profondamente di qualunque altro periodo di analoga brevità. Guardando indietro, quegli anni possono essere considerati come una specie di Età dell’oro, e così furono visti non appena giunsero al termine all’inizio degli anni ’70. L’ultima parte del secolo è stata una nuova epoca di decomposizione, di incertezza e di crisi  –  e addirittura, per larghe parti del mondo come l’Africa, l’ex URSS e le ex nazioni socialiste dell’Europa orientale, un’Età di catastrofe”Il candidato valuti criticamente la periodizzazione proposta da Hobsbawm e si soffermi sugli eventi che a suo parere caratterizzano gli anni ’70 del Novecento .

Svolgimento

Lo storico  Eric J. Hobsbawm è famoso nel mondo per il titolo del suo libro più conosciuto “ Il secolo breve” , come il critico definisce il Novecento e che ormai è assunto ad assioma inconfutabile   nell’immaginario collettivo.

HOBSBAWM ERIC J. - IL SECOLO BREVE

Per la verità Hobsbawm dà questa definizione al novecento in contrapposizione al secolo precedente, l’Ottocento, da lui chiamato  “il secolo lungo”. E’  indubbio, dunque, che i due conflitti mondiali segnano la prima metà del secolo e la crisi dell’Unione Sovietica con il fallimento del sistema comunista e la conseguente caduta del Muro di Berlino ne segnano gli ultimi decenni. Molti, tanti sono gli avvenimenti forti  che si succedono in maniera burrascosa coinvolgendo tutto il mondo e che ancora risentono dell’emotività del presente per poter essere letti e interpretati con analisi critica pura, scevra da sentimenti personali e di parte. I conflitti armati dei primi decenni del Novecento, aldilà dei perversi giochi delle  alleanze e dei vincoli internazionali hanno  procurato  danni  catastrofici per tutti, vincitori e vinti. Come anche non sono stati  indolori i cambiamenti dei sistemi di Stato e di Governo dei Paesi del blocco sovietico che hanno generato   traumi sia  per le popolazioni interessate che per gli equilibri internazionali,  relativamente ai quali non si devono trascurare i problemi dei popoli dell’Africa e dell’Oriente, tuttora in fermento. C’ è poi un’età di mezzo, che Hobsbawm considera in certo modo compressa tra i due periodi estremi ,  e che è contraddistinta da fenomeni di crescita economica , di progresso sociale e di sviluppi importanti in campo scientifico.  Come se  leccarsi le profonde ferite delle guerre abbia stimolato buona parte delle popolazioni coinvolte  a cercare la felicità in diversi settori importanti della vita umana. E sembra, in questi anni, si voglia attualizzare lo stimolo dell’Ulisse dantesco con l’esortazione “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” . Si cercano nuovi  orizzonti, dunque; con le avventure spaziali si esplorano nuovi mondi; e si effettuano scoperte astronomiche di grande rilievo; si studia l’attività del sole, che tanto incide sulla vita della terra. Si costruiscono vie di comunicazione rapida come le autostrade e veicoli, come gli aerei a tecnologia avanzata,  che consentono di accorciare le distanze in maniera sostanziale. Si fanno progressi nella lotta contro il cancro, e altre patologie gravi, nel campo della medicina genetica e autoimmunitaria. L’Italia partecipa da protagonista in queste avventure con un’industria che tira tanto da far parlare di boom economico  e perfeziona, proprio in questi anni, molte iniziative come l’ elaborazione  dello Statuto dei lavoratori che viene riconosciuto e adottato ufficialmente insieme alla legge sulle lavoratrici madri; si giunge alla legalizzazione del divorzio e dell’aborto, pur con i distinguo necessari. Insomma si attraversa, anche nel nostro Paese un periodo di benessere, che alcuni amano indicare come la nuova età dell’oro.

Trattando di questa ricca  età di mezzo come posso ignorare, io reggina di Reggio Calabria, i FATTI che hanno segnato la storia della mia città e che si sono succeduti proprio nel famoso 1970 ? Quando una piccola città di provincia ha osato ribellarsi contro i poteri forti, lo Stato di un Paese che si dice democratico per eccellenza non trova di meglio da fare che mandare i carri armati, sedare con la forza i dimostranti causando morti e feriti.  Lo Stato, che dovrebbe essere la massima espressione dei cittadini, viene così percepito, paradossalmente, come una controparte dalla quale bisogna difendersi, mentre il servizio pubblico di informazione mistifica la realtà. Piuttosto che ascoltare si preferisce soffocare implorando come alibi complotti inesistenti e mandando in carcere, con la prognosi  di  annosi processi, persone onestissime ree di aver protestato per chiedere rispetto e libertà. E soprattutto la ricerca della verità.

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Trattare dei fatti di Reggio Calabria non significa andare fuori tema, perchè io sono convinta che la storia di un Paese è fatta anche e soprattutto dalla storia dei territori cosiddetti o considerati marginali. E sono convinta che quei fatti costituiscano una pietra miliare nel cammino della nostra civiltà. Pur considerando il fatto che le popolazioni del sud d’Italia siano state cloroformizzate, e quindi ci sia bisogno di tempo per svegliarci da un’anestesia che sopisce anime e cervelli, io sono, nonostante tutto, convinta che gli avvenimenti del 1970 costituiscano i prodromi per una crescita, della Calabria e di tutto il Meridione , consapevole e autoctona. Il percorso, iniziato con il processo risorgimentale, criminale per il sud , del quale i fatti del 1970 sono stati soltanto una tragica tappa, è lungo ed è tuttora in itinere; ma la fiaccola è sempre accesa. Un film bello e duro considerato scomodo perchè ricerca la verità senza omertà e senza ipocrisie ,  e che per questi motivi  non trova naturale diffusione nelle sale come Liberarsi del regista Salvatore Romano dimostra che l’attenzione del mondo culturale verso i Nostri Fatti è vigile e attenta.Diversi poi sono gli scritti di giovani autori interessati alla nostra storia che hanno cercato di approfondire i molteplici aspetti di quella rivolta. E ancora i movimenti attuali in campo politico che rivendicano rispetto, dignità e onestà per il popolo allogeno, il vero Italiano, come è di fatto quello meridionale, in quanto appartenente ad etnia diversa da quelle di altre parti della penisola hanno una matrice storica importante anche nella rivolta di Reggio Calabria.

fonte-eterna-giovinezza

Non è un sogno pensare che saremo capaci di renderci autonomi con le nostre forze e con le nostre molteplici risorse e se è vero, come lo è, che i nostri sogni camminano sulle nostre gambe, ebbene noi faremo ancora tanta strada..e, per essere in linea con l’analisi di Eric J. Hobsbawm vivremo il periodo dei Fatti di Reggio, nonostante la loro maledetta tragicità, come una fonte inesauribile  di ricchezza alla quale  attingere, mai sazi,  per alimentare le nostre energie, che siano la forza di tutti noi, il popolo del Sud.

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