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Archive for settembre 2017

La mia terra

Ti sento nel sussurro delle onde marine

ti vedo ma mi sei lontana

mi accogli ma ti sento fredda

la lontananza mi ha fatto perdere

il calore e la sensisività dei tuoi colori

mi allontano, e vedo che m’insegui ancora

ma il mio cuore ormai è lontano da Te

forse un giorno mi accoglierai e sarò tuo.

 Vincenzo De Benedetto

 

 

Stamani, a Palazzo Alvaro, Vincenzo De Benedetto ha presentato il suo bel volume sui Fatti di Reggio del 1970 e dintorni. Ho letto il libro, so quanta fatica e impegno ha profuso l’autore in un Paese come l’Italia nel quale è difficile fare qualsiasi ricerca.Io c’ero durante i Fatti dei quali si è discusso,  e c’ero pure  stamattina e devo dire che la cornice di oggi non è stata adeguata all’evento, dal momento che l’impianto audio funzionava malissimo facendo disperdere nell’etere molto di quanto veniva detto dagli oratori di turno. Devo esprimere le mie più sentite felicitazioni al professore  De Benedetto, reggino d’origine, romano di adozione, perchè con pazienza certosina e indomabile fervore, è riuscito a scavare in una “miniera” istituzionale documenti originali che fanno fede, quasi ce ne fosse bisogno, delle storture e dei soprusi subiti da una città come Reggio Di Calabria, che ha osato ribellarsi, rivoltarsi contro le ingiustizie  dell’apparato statale cosiddetto democratico, che, invece di cercare di capire e di ascoltare, ha preferito soffocare con i carri armati e nel sangue le istanze di un intero popolo. Onore e merito, dunque, all’autore; il quale cercando di attualizzare le memoria storica, come d’altra parte, è giusto fare, insiste nel dire, confortato dall’orizzonte del suo Osservatorio Romano,  che nella nostra città mancano i manager della cosa pubblica, necessari per far emergere  Reggio dalla palude in cui si trova ormai da troppo tempo, e per frenare l’emigrazione degli indigeni. Su questo aspetto io dissento dall’opinione dell’autore, con il quale mi sono confrontata più volte : questo problema, se vogliamo considerarlo tale, non è una esclusiva della nostra città e a questo proposito mi verrebbe da dire “nemo propheta in patria”, nel senso che il fenomeno, e qui mi riferisco all’emigrazione culturale, è antico come ci racconta la storia, ed è diffuso a tutte le latitudini perchè riguarda l’uomo, in quanto essere umano; senza trascurare un altro aspetto che è pure abbastanza diffuso di una osmosi residenziale, per cui si va e si viene, oggi magari più facilmente che in passato. Sono pure convinta che a Reggio e provincia ci sono delle persone preparate, colte, serie, che lavorano con amore e passione nel quotidiano, lontano dalla luce dei riflettori pseudosociali, e dai palcoscenici illusori.  Non posso fare a meno, poi, di spendere due parole sul Signor Arillotta, che ha presentato il lavoro stamani nel salone della Provincia : non solo storico, adesso  Arillotta è pure linguista perchè ci ha tenuto a precisare la differenza tra il termine”rivolta” e quello ” ribellione”, facendo una distinzione assolutamente gratuita, perchè si erge aldisopra addirittura della Treccani: non sa il Professore-Storico che rivolta e ribellione sono sinonimi?, come si fa, con pompa cattedratica, tanto invisa a tutti e soprattutto ai giovani, a prendere queste topiche? Come si fa, ancora, a demonizzare la lettura sugli strumenti digitali in favore di quella cartacea ? Certo che è bello avere tra le mani un buon libro e sentirne l’odore e degustarne il sapore, ma, accanto, la validità della lettura digitale è fuori discussione ed altrettanto importante sia per l’immediatezza, che per comodità. i mezzi informatici sono, infatti, secondo me, una risorsa non un impedimento.

Il messaggio che, secondo me, aldilà della validità della ricerca della verità storica, emerge in maniera prepotente dalle pagine  della fatica di Vincenzo De Benedetto per le nuove generazioni è che bisogna essere sempre determinati e decisi a raggiungere gli obiettivi, i desideri, i propri sogni, che camminano sulle nostre gambe. L’autore ci ha creduto, aldilà di ogni ragionevole dubbio : aveva in mente questo libro, che per lui è come un figlio,che dopo una lunga e travagliata gestazione, è venuto, finalmente, alla luce.

I versi, densi di sentimento e passione, messi ad apertura di questo pezzo, dicono il legame affettivo dell’autore con la sua città d’origine; proprio da questo sentire nasce il bisogno irrefrenabile di cercare e raccontare la verità. Complimenti , in bocca al lupo e sempre ad maiora.

 

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Peppino Sindaco Bambino

Racconto Breve di Carmela Suraci 

Peppino è un bambino sempre pulito e ordinato, la sua mamma lo fa vestire come un piccolo Lord, ha capelli neri, lisci e un po’ lunghetti, sempre lucidi e ordinati. La sua famiglia, sempre attenta, lo incoraggia, anzi lo sprona, affinché si prepari perché crescendo dovrà fare grandi cose.
Ma Peppino ha un grande sogno, vorrebbe poter trascorrere un intero anno a giocare in quei giardinetti dove ci sono delle giostrine e si vedono sempre tanti bambini, ma a lui quei divertimenti sono proibiti perché la sua mamma pensa che si sporcherebbe e non sarebbe più tanto bello ed elegante.
Una notte Peppino sogna una bimba bellissima che gli dice di essere una fata-bambina e può esaudire ogni suo desiderio. Peppino non sa se è sveglio o se sogna ancora, ma esprime il suo desiderio: “Voglio essere il capo della città più bella del mondo per poterla riempire di tante giostrine”. Detto fatto, al suo risveglio si ritrova a capo di una città bellissima, anche se un po’ malridotta, ma questo a lui non importa. Comincia subito a darsi da fare e cerca spazi liberi dove pote mettere piccole giostre e giardini dove i bambini possano andare a passeggiare e a giocare con lui. I giorni però passano e bambini con i quali giocare non se ne vedono e Peppino comincia a chiedersi perché. Una notte però nei suoi sogni ritorna quella piccola fata, che non appare più così splendente, ha i capelli arruffati e sporchi, le mani e il vestitino sporchi e il viso triste. Peppino le chiede perché non si sta realizzando a pieno il suo sogno e la fata gli spiega che i bambini di quella città non possono uscire di casa perché se si sporcano quando rientrano non si possono lavare perché dai rubinetti non scorre più acqua, non possono uscire perché le strade della città sono piene di buche e di pozzanghere fangose. poi ci sono gli alberi che sono divenuti pericolosi perché cadono e rischiano di far male a chi ci sta sotto e la città è piena di sconosciuti che potrebbero far loro del male.Inoltre, gli altri bambini non sono fortunati come lui, si sentono deboli e stanchi perché è da molto tempo che fanno un’alimentazione strana, mangiano sempre pasta bollita e insalata di quella già lavata nelle buste dei supermercati; niente frutta, niente carne e niente pesce perché, dicono le mamme, è difficile pulire la cucina.
Peppino diventa molto, molto triste e non sa come fare a riparare a tutto ciò, purtroppo però lui è solo un bambino, forse un po’ viziato,ma sempre un bambino.

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“La nave è ormai in preda al cuoco di bordo e ciò che trasmette al microfono del comandante non è più la rotta, ma ciò che mangeremo domani”   

                                                                                         Kierkegaard

 

 

 

A pelle questo Papa, Bergoglio, non mi è piaciuto sin da subito, gli ho visto uno sguardo furbastro.Ho letto molto di quanto viene scritto su questo papato, sicuramente anomalo mentre i misteri vaticanensi si infittiscono sempre più. Le cosiddette dimissioni di Ratzinger e l’elezione di Bergoglio nascondono, secondo me, molte verità non dette.Qui e ora non intendo fare una ricerca anamnestica su fatti e misfatti relativi all’impero papale, dentro e fuori le mura del Vaticano perchè non ne ho i mezzi ; faccio solo delle considerazioni da popolana sic et simpliciter, che vede la Chiesa come una enorme impalcatura  costruita sulla figura di Gesù Cristo, mutuando da altri miti e credenze precedenti storie e personaggi spesso deificati, che la Chiesa ha usurpato adattandoli ad un calendario cosiddetto ecclesiastico per fare proseliti e nutrire il popolo dei fedeli, impressionandolo spesso con la minaccia delle punizioni di un Dio giudice severo su parametri umani. Nasce così e via via si ingrandisce un popolo spesso bigotto che si deve barcamenare tra pentimenti e confessioni per guadagnare la beatitudine eterna. Lungi da me fare un processo alle intenzioni di chi crede in Dio e ne onora il figlio Gesù, non è, questo, un mio pensiero, anzi! Mi pongo con molto rispetto nei confronti di chi si nutre di una fede cieca e illimitata e la mia inquieta ricerca del soprannaturale metafisico  si rammarica di non poter avere assiomatiche certezze. Ritengo semplicemente che una cosa è la fede, altra cosa è seguire i dettami, le regole imposte dalla Chiesa temporale. La fede, infatti, è un convincimento intimo e profondo, che riguarda l’animo umano; laddove le leggi ecclesiastiche riguardano comportamenti esteriori stabiliti dagli umani di turno. Umani,nel senso di persone capaci di intendere e di volere, perchè in quanto ad umanità come valore, gli addetti  alle sacre cose lasciano molto a desiderare, e molto spesso non hanno dato e non danno un buon esempio. Senza andare lontano basta e avanza leggere  di Manlio Simonetti  “Il Vangelo e la Storia” , uno scritto, libero da qualsiasi condizionamento confessionale, risultato di ben cinquanta anni di studio e ricerche certosine,che documenta i travagli religiosi, politici e sociali del cristianesimo dei primi secoli. Per non dire delle gerarchie ecclesiastiche, luoghi, da sempre e tuttora, di lotte intestine spietate. E sì che Geù Cristo ha mandato in giro per il mondo gli apostoli, che sarebbero i vescovi dell’ordinamento ecclesiale, ai quali si sono aggiunti in ausilio i sacerdoti. Se così è, come raccontano i fatti, che senso hanno le alte gerarchie, se non quello di acquisizione di poteri sempre più forti nei diversi settori delle società? Perchè la Chiesa, istituzione “squisitamente” spirituale,  deve avere uno Stato laico, il Vaticano?Perchè deve possedere beni immobili e finanziari? Perchè il Papa deve essere Capo di Stato e non solo e solamente pastore di anime ? Perchè i prelati, dai semplici preti agli uomini delle alte sfere godono di impunità incredibili? Misteri, fatti e misfatti, reati gravissimi, compiuti da uomini di chiesa, pur se raggiungono talora un clamore mediatico, poi vengono edulcorati e nel tempo affievoliti fino alla loro scomparsa come non fossero mai stati commessi, laddove il  credente-praticante, come un misero tapin, viene costretto a colpevolizzarsi e  confessare un innocente pensierino per guadagnarsi la vita eterna. E questo Papa Bergoglio?  Perchè lo chiamano Francesco e basta? mi sa tanto di una operazione mediatica, ahimè! Perchè prima di entrare a piè pari, nella vita politica italiana, non fa pulizia nelle sue stanze? Perchè  non caccia via dal tempio i Farisei ? perchè non dice la verità su Emanuela Orlandi  e le altre ragazze scomparse nel nulla evangelico? Perchè se una persona contrae più matrimoni civili e nessuno come sacramento, di fronte alla Chiesa è immacolato ? che legge morale è questa ? per non dire degli scandali della Sacra Rota! Perchè in Italia il Papato come una longa manus  gestisce beni e servizi e condiziona politica ed economia  entrando in ogni dove? E il famoso principio “libera Chiesa in libero Stato” che fine ha fatto nel nostro Paese? Forse un ripassino tra il pensiero di Kierkegaard e quello di Kant sarebbe opportuno di tanto in tanto. Alzare gli occhi ad accorgersi che c’è il cielo, anche quello stellato , e sentire nell’anima  l’imperativo categorico della cosiddetta legge morale, possono tornare utili a tutti e anche e soprattutto a  quel clero che si è consacrato a Mammona.  Ahimè, la Chiesa mi ha rubato il mio Dio!

 

 

“Tutte le chiese, tutte le comunità religiose mancano del contrassegno più importante della Verità. Essendo fondate su una fede rivelata ed essendo perciò legate ad una serie di specifici eventi storici, sono prive di validità universale. E’ sostanzialmente inutile ricercare tra le varie tradizioni religiose quale sia la religione vera: quel che importa è agire bene. Compiere il Bene, la Virtù, per amore del Bene stesso relativizza non tanto la verità bensì l’esistenza delle singole comunità religiose, le quali si presentano ormai più come un ostacolo che come una via al conseguimento dell’unica religione morale,la sola davvero uguale per tutti.”  Kant

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