Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Area dello Stretto’ Category

 

Repetita juvant

Spesso  la ripetizione di qualcosa annoia, stanca, irrita, aldilà dei modi di dire. In questo caso  la locuzione  è  pertinente  anche  come metafora. Non si tratta qui, infatti, di ripetizione di parole, ma di situazioni. . Prendi, dunque, un gruppo di compagni di liceo che dopo 48 anni dalla maturità si riuniscono  goliardicamente e,come per magia, si  ritrovano nell’atmosfera della classe scolastica in maniera più spensierata e amabile. Ed ecco che tra la vivacità briosa di un chiaro di Luna Ribelle e l? accoglienza in certo modo  sofisticata del Circolo del Bridge  l’11 e il 26 di settembre, nel breve giro di quindici giorni ci si ritrova in due incontri ravvicinati…….del terzo tipo, come dire della terza ( ?) età.

La competizione e l’agonismo, le tensione che ti stringe lo stomaco tra una interrogazione e un compito in classe, la preoccupazione che frena, e, forse pure talora, inibisce il tuo io, per non urtare la suscettibilità di un gruppo docenti bravissimo e severo, lasciano adesso il posto ad una serena e cordiale convivialità, ritrovando uno spirito di gruppo libero da ogni forma  di  condizionamento e,  quindi, spontaneo e genuino. Il gruppo è piacevolmente aperto, nel senso che ci si rivede anche  con compagni con i quali si è fatto un percorso scolastico limitato, e questo contribuisce ad allargare la prospettiva con l’arricchimento di episodi diversi. IL gruppo, questo nostro gruppo spontaneo è pure osmotico, perchè  vivacizzato da vicendevoli scambi culturali e di esperienze di vita vissuta in dimensioni diverse. E tra pantagrueliche portate di cibo riemerge prepotente la memoria di episodi, fatti e misfatti mai in oblio, ma in certo senso accantonati in apnea in attesa di tornare a galla più vividi che mai. Fisionomie modificate dal tempo che devi sforzarti per riconoscere, nomi che rimbalzano per poi collegarli ad un fisico, alcune volte modificato dal tempo, per ricercare ancora  il quid ( ? ) e ritrovarsi, con sentimenti di amicizia rinnovati . Abbiamo salutato tutti con piacere, dunque, l’iniziativa di Sergio, che è riuscito a radunare molti di noi, in giro qui e là per il mondo, per il primo degli incontri di questo settembre 2017; sempre Sergio, successivamente, ha coordinato il secondo incontro su espressa richiesta di Totò, che è stato il mattatore della serata.Ho pensato di fissare per iscritto queste mie riflessioni raccogliendo il materiale prodotto fino ad ora, le foto, quelle degli anni del liceo e le altre successive,  insieme alla bella lettera di Roberto in occasione del primo degli ultimi due  incontri.  Sarebbe bello che ognuno di noi contribuisse con le proprie considerazioni ad arricchire questi scritti, magari con il racconto di aneddoti che hanno lasciato il segno, attualizzandone la memoria, e anche con esperienze del proprio vissuto Poi potremmo raccogliere tutto il materiale in una specie di reportage, un instant book aperto, in itinere, nel segno della continuità con il girotondo  che ogni tanto facevamo tenendoci per mano nel cortile della nostra scuola, e che in seguito è continuato come percorso di vita di ognuno di noi in giro qui e là per il mondo.

A margine ho messo le foto vecchie, mie e di Roberto, e recenti e chiedo scusa se c’è una certa confusione, ma questo spazio è solo un blog dove non posso muovermi con professionalità. Eventualmente, volendo, potremmo ordinare tutto il materiale e riprodurlo su cartaceo .

E’ d’obbligo, a questo punto, ricordare come nasce la storia dell ‘ormai famoso Quid

Insegnante di scienze ( gesticola con la mano, apre e chiude le dita)  : “ Voi dovete cercare il -Quid- di ogni cosa”

Totò si alza e, chino a terra, va in giro per l’aula guardando e riguardando sul pavimento

Insegnate di scienze : Vai fuori, che fai ?

Totò :Professoressa !….. sto cercando il Quid

 

 

Reggio Calabria: compagni del Liceo Da Vinci si ritrovano 48 anni dopo la maturità [LE FOTO DEL PRIMA E DEL DOPO]

Dopo tanti e tanti anni si ritrovano i compagni del Liceo Da Vinci di Reggio Calabria: il racconto della serata

 

classe A del Liceo Scientifico di RC (2)

Si sono ritrovati ieri sera in riva allo Stretto, ben 48 anni dopo la maturità, i ragazzi della sezione A del Liceo Da Vinci di Reggio Calabria. Ecco la lettera di un “ex alunno”:

Un salto nel passato.

La telefonata di Sergio che preannuncia un raduno di vecchi compagni di scuola: tanti anni sono passati esattamente 48 dal nostro diploma. E subito ci vengono in mente tutti i compagni: quelli studiosi e quelli meno, quelli belli, quelli simpatici, e la serietà delle nostre compagne. E come poi non ricordarsi dei professori terribili, di quelli geniali, di quelli dall’aspetto di lord, di quelli un po’ nevrotici, di quelli ambigui. E le interrogazioni da far paura che ancora oggi ricordiamo.

E poi, dopo il diploma, ciascuno per la sua strada.

 

classe A del Liceo Scientifico di RC (1)Alla fine i vecchi compagni di scuola, anche quelli più vicini, finiscono per perdersi di vista.La telefonata appena arrivata, quindi, si apre con il cuore in gola: sono passati tanti anni dalla mitica sezione classe A del Liceo Scientifico di RC.

Cominciano i dubbi ed i timori:

saro’ troppo invecchiato perché mi riconoscano?

Mi diranno ma come ti sei trasformato, hai messo anche pancia.

Riusciro’ a  ricordare i nomi di tutti i compagni e come eravamo disposti nei banchi?

Il mio aspetto reale e attuale non assomiglia piu’ a quello di tanti anni fa.

Forse mi potrà consolare l’aver realizzato gli obiettivi professionali. Ma questo basterà per conservare la mia vecchia simpatia?

Ed allora mi assale un dilemma: affrontare i miei compagni di scuola con tutti i potenziali rischi dei confronti e dei commenti forse poco piacevoli o inventarsi, invece, un impegno per non essere presenti? 

Ma in questo caso la bella idea di ritrovarsi e la mia curiosità prevale sul timore: poi non posso non riconoscere l’impegno di Sergio che come un cane da caccia non ha mollato la preda riuscendo a stanare anche i più riottosi. Ed allora sono presente.

Chissà che fine ha fatto il tale, così bravo a scuola, oppure il tal’ altro, che invece era per tutti un asino patentato?

Chissà se verrà anche la compagna vicina di banco che mi passava il compito e che per anni mi ha accompagnato nei miei  pensieri più segreti?

Insomma  ho gettato il cuore oltre l’ostacolo, ho spostato i miei impegni e ho fatto di tutto per parteciparvi con tanto entusiamo.

Peccato per coloro che hanno detto all’inizio “ci sarò senza dubbio…” pero’ poi  all’ultimo minuto hanno deciso  di non partecipare, torturati dalla paura dell’impatto con il passato e del confronto tra chi erano e chi sono: si sono fatti prendere dal panico e hanno finto di essere malati.

Salutati con rammarico da tutto il gruppo che digita partecipe: “Poverino, rimettiti, sarà per la prossima volta”. E in realtà tutti pensano: “mio caro, hai avuto una fifa matta…”.

Alla fine arriva il momento atteso: difficile riconoscere tutti questi signori di mezza età. A volte è solo lo sguardo che aiuta, altre volte è la voce che è rimasta la stessa.

Le compagne di classe, in genere, se la cavano meglio. Anche merito delle maggiori cure che le donne, di norma, dedicano al proprio aspetto. Per alcune il tempo sembra proprio non essere passato: solo le rughette intorno agli occhi, quando sorridono, denunciano che tanti anni se ne sono già andati dall’ultima volta che le avete incontrate. Alcune, anzi, sono più sicure di sé, più consapevoli di piacere al prossimo e persino più magre. La serata passa via veloce tra gli aneddoti del passato raccontati a più voci, i ricordi condivisi, la gita di classe, il professore più amato, e forse le storie d’amore tra compagni.  

Forse sarebbe meglio conservare i ricordi della giovinezza e non sottoporsi allo stress di venire giudicati, soppesati per l’aspetto, per la riuscita professionale e personale, quando sarebbe così facile lasciare le cose come stanno.

Ma qualcosa che resta, al di là delle chiacchiere e dei ricordi tra vecchi compagni di scuola, c’è: l’emozione di guardarsi indietro e, con un senso di vertigine, scoprire quanta strada abbiamo fatto e la direzione che abbiamo preso.

È la certezza di venire proprio da lì, di avere delle radici e delle motivazioni in comune con quelli che, a prima vista, sono solo un gruppo di signori di mezza età un po’ sciupati. E invece sono proprio loro: i tuoi amati compagni di scuola.

Un abbraccio 
Roberto Trunfio

( Pubblicata su  http://www.strettoweb.com/2017/09/reggio-calabria-compagni-del-liceo-da-vinci-si-ritrovano-48-anni-dopo-la-maturita-le-foto-del-prima-e-del-dopo/601382/#Dr9HQKX1p7q1eVFQ.99 )

 

 

 

Annunci

Read Full Post »

La mia terra

Ti sento nel sussurro delle onde marine

ti vedo ma mi sei lontana

mi accogli ma ti sento fredda

la lontananza mi ha fatto perdere

il calore e la sensisività dei tuoi colori

mi allontano, e vedo che m’insegui ancora

ma il mio cuore ormai è lontano da Te

forse un giorno mi accoglierai e sarò tuo.

 Vincenzo De Benedetto

 

 

Stamani, a Palazzo Alvaro, Vincenzo De Benedetto ha presentato il suo bel volume sui Fatti di Reggio del 1970 e dintorni. Ho letto il libro, so quanta fatica e impegno ha profuso l’autore in un Paese come l’Italia nel quale è difficile fare qualsiasi ricerca.Io c’ero durante i Fatti dei quali si è discusso,  e c’ero pure  stamattina e devo dire che la cornice di oggi non è stata adeguata all’evento, dal momento che l’impianto audio funzionava malissimo facendo disperdere nell’etere molto di quanto veniva detto dagli oratori di turno. Devo esprimere le mie più sentite felicitazioni al professore  De Benedetto, reggino d’origine, romano di adozione, perchè con pazienza certosina e indomabile fervore, è riuscito a scavare in una “miniera” istituzionale documenti originali che fanno fede, quasi ce ne fosse bisogno, delle storture e dei soprusi subiti da una città come Reggio Di Calabria, che ha osato ribellarsi, rivoltarsi contro le ingiustizie  dell’apparato statale cosiddetto democratico, che, invece di cercare di capire e di ascoltare, ha preferito soffocare con i carri armati e nel sangue le istanze di un intero popolo. Onore e merito, dunque, all’autore; il quale cercando di attualizzare le memoria storica, come d’altra parte, è giusto fare, insiste nel dire, confortato dall’orizzonte del suo Osservatorio Romano,  che nella nostra città mancano i manager della cosa pubblica, necessari per far emergere  Reggio dalla palude in cui si trova ormai da troppo tempo, e per frenare l’emigrazione degli indigeni. Su questo aspetto io dissento dall’opinione dell’autore, con il quale mi sono confrontata più volte : questo problema, se vogliamo considerarlo tale, non è una esclusiva della nostra città e a questo proposito mi verrebbe da dire “nemo propheta in patria”, nel senso che il fenomeno, e qui mi riferisco all’emigrazione culturale, è antico come ci racconta la storia, ed è diffuso a tutte le latitudini perchè riguarda l’uomo, in quanto essere umano; senza trascurare un altro aspetto che è pure abbastanza diffuso di una osmosi residenziale, per cui si va e si viene, oggi magari più facilmente che in passato. Sono pure convinta che a Reggio e provincia ci sono delle persone preparate, colte, serie, che lavorano con amore e passione nel quotidiano, lontano dalla luce dei riflettori pseudosociali, e dai palcoscenici illusori.  Non posso fare a meno, poi, di spendere due parole sul Signor Arillotta, che ha presentato il lavoro stamani nel salone della Provincia : non solo storico, adesso  Arillotta è pure linguista perchè ci ha tenuto a precisare la differenza tra il termine”rivolta” e quello ” ribellione”, facendo una distinzione assolutamente gratuita, perchè si erge aldisopra addirittura della Treccani: non sa il Professore-Storico che rivolta e ribellione sono sinonimi?, come si fa, con pompa cattedratica, tanto invisa a tutti e soprattutto ai giovani, a prendere queste topiche? Come si fa, ancora, a demonizzare la lettura sugli strumenti digitali in favore di quella cartacea ? Certo che è bello avere tra le mani un buon libro e sentirne l’odore e degustarne il sapore, ma, accanto, la validità della lettura digitale è fuori discussione ed altrettanto importante sia per l’immediatezza, che per comodità. i mezzi informatici sono, infatti, secondo me, una risorsa non un impedimento.

Il messaggio che, secondo me, aldilà della validità della ricerca della verità storica, emerge in maniera prepotente dalle pagine  della fatica di Vincenzo De Benedetto per le nuove generazioni è che bisogna essere sempre determinati e decisi a raggiungere gli obiettivi, i desideri, i propri sogni, che camminano sulle nostre gambe. L’autore ci ha creduto, aldilà di ogni ragionevole dubbio : aveva in mente questo libro, che per lui è come un figlio,che dopo una lunga e travagliata gestazione, è venuto, finalmente, alla luce.

I versi, densi di sentimento e passione, messi ad apertura di questo pezzo, dicono il legame affettivo dell’autore con la sua città d’origine; proprio da questo sentire nasce il bisogno irrefrenabile di cercare e raccontare la verità. Complimenti , in bocca al lupo e sempre ad maiora.

 

Read Full Post »

Peppino Sindaco Bambino

Racconto Breve di Carmela Suraci 

Peppino è un bambino sempre pulito e ordinato, la sua mamma lo fa vestire come un piccolo Lord, ha capelli neri, lisci e un po’ lunghetti, sempre lucidi e ordinati. La sua famiglia, sempre attenta, lo incoraggia, anzi lo sprona, affinché si prepari perché crescendo dovrà fare grandi cose.
Ma Peppino ha un grande sogno, vorrebbe poter trascorrere un intero anno a giocare in quei giardinetti dove ci sono delle giostrine e si vedono sempre tanti bambini, ma a lui quei divertimenti sono proibiti perché la sua mamma pensa che si sporcherebbe e non sarebbe più tanto bello ed elegante.
Una notte Peppino sogna una bimba bellissima che gli dice di essere una fata-bambina e può esaudire ogni suo desiderio. Peppino non sa se è sveglio o se sogna ancora, ma esprime il suo desiderio: “Voglio essere il capo della città più bella del mondo per poterla riempire di tante giostrine”. Detto fatto, al suo risveglio si ritrova a capo di una città bellissima, anche se un po’ malridotta, ma questo a lui non importa. Comincia subito a darsi da fare e cerca spazi liberi dove pote mettere piccole giostre e giardini dove i bambini possano andare a passeggiare e a giocare con lui. I giorni però passano e bambini con i quali giocare non se ne vedono e Peppino comincia a chiedersi perché. Una notte però nei suoi sogni ritorna quella piccola fata, che non appare più così splendente, ha i capelli arruffati e sporchi, le mani e il vestitino sporchi e il viso triste. Peppino le chiede perché non si sta realizzando a pieno il suo sogno e la fata gli spiega che i bambini di quella città non possono uscire di casa perché se si sporcano quando rientrano non si possono lavare perché dai rubinetti non scorre più acqua, non possono uscire perché le strade della città sono piene di buche e di pozzanghere fangose. poi ci sono gli alberi che sono divenuti pericolosi perché cadono e rischiano di far male a chi ci sta sotto e la città è piena di sconosciuti che potrebbero far loro del male.Inoltre, gli altri bambini non sono fortunati come lui, si sentono deboli e stanchi perché è da molto tempo che fanno un’alimentazione strana, mangiano sempre pasta bollita e insalata di quella già lavata nelle buste dei supermercati; niente frutta, niente carne e niente pesce perché, dicono le mamme, è difficile pulire la cucina.
Peppino diventa molto, molto triste e non sa come fare a riparare a tutto ciò, purtroppo però lui è solo un bambino, forse un po’ viziato,ma sempre un bambino.

Read Full Post »

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Read Full Post »

Vulgus vult decipi, ergo decipiatur

 

 

 

 

Sono geneticamente una persona libera, o almeno cerco di esserlo in una società, come quella attuale, che ha fatto della manipolazione di massa la sua caratteristica, anzi la sua arma principale. Libera, curiosa e ribelle, cerco di oppormi ad ogni tipo di condizionamento e a ricercare sempre e comunque la verità, ad ogni costo,e la ricerca del vero, del giusto e del bello è stata sempre il filo conduttore della mia vita e mi ha accompagnato nelle scelte del quotidiano, secondo canoni personalissimi, cercando di sfuggire all’omologazione e alla massificazione sociale che vuole gli individui allineati e coperti, esseri amorfi da plasmare dai burattinai di turno a proprio uso e consumo.

Quindi per quanto mi riguarda, dal momento che rifuggo da qualsiasi forma di ipocrisia e compromessi, non  frequento le persone che non mi piacciono.

Oggi al tempo dei network questa affermazione vale pure per le frequentazioni on line.

Proprio per questo motivo io non “frequento” il sindaco della mia città,

Non l’ho votato perchè lo ritengo da sempre inadeguato ad amministrare Reggio Di Calabria;devo, nonostante tutto, riconoscerlo come sindaco perchè è stato eletto, più o meno democraticamente, ma non mi sognerei mai di scrivere o di commentare nelle sue pagine sul web, perchè, ai miei occhi rappresenta la supponenza, la maleducazione, l’arroganza, la falsità, la menzogna e la mancanza di rispetto che il primo cittadino ha nei confronti della gente reggina, anche dei suoi elettori naturalmente.

Non mi era mai, e dico mai, capitato di dover contare ben 12, diconsi dodici, giorni nel mese di agosto, con i ruibinetti di casa asciutti completamente, e per tutti i  restanti giorni di agosto e luglio con  l’acqua ” a scomparsa”, che appare e poi scompare magicamente che è una meraviglia. Una meraviglia!. E’ una meraviglia non solo il fatto che l’acqua, un bene, anzi un bisogno, fondamentale, manchi , è una meraviglia il fatto che l’amministrazione non si ponga manco alla lontana la domanda  se sia doveroso informare la cittadinanza sui perchè e il per come il servizio sia deficitario e sui tempi eventuali di risoluzione del problema e magari sui tempi dell’erogazione. Meraviglia delle meraviglie?  no, è un diritto del Sindaco di Reggio Calabria e dei suoi collaboratori trattare la gente come “volgo” , da utilizzare alla bisogna manipolando l’opinione pubblica secondo i manuali di psicologia sociale, secondo la filosofia delle scuole settarie sinistrorse per le quali ” il popolo vuole essere ingannato, allora sia ingannato“. In questa situazione tristissima che vede la mia città in coma, e non solo per l’acqua, altra considerazione tristissima è l’omertà del popolo di sinistra, proprio quel “volgo” di cardinalizia memoria cinquecentesca, che ancora e sempre non riesce ad essere obiettivo e con partigianeria sfacciata e insolente giustifica e inonda di silenzi assordanti il mal governo del proprio beniamino.

 

Read Full Post »

 

 

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

 

Giovanni Pascoli

Read Full Post »

” Io ho davanti a me un sogno”  

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro”. ( Martin Luter King)

 

Posso affermare senza tema di essere smentita che questa frase storica di Martin Luter King rappresenti la colonna sonora della tua vita. Determinazione, grinta, sensibilità,entusiasmo, rabbia, quella che produce adrenalina, con una buona dose di intelligenza emotiva, sono valori sempre  fondamentali in un carattere deciso, sgombro da retropensieri di qualsiasi natura, a volte esasperato ed esasperante nel convincere l’interlocutore di turno, e forse pure te stesso, che la notte sia giorno e viceversa. Da buono sportivo, amante e praticante, e tifoso, non disdegni mica la fatica, e la passione per la bicicletta può ben rappresentare, in questo senso, già dalla gimcana che correvi da piccolo,  la metafora del tuo percorso di vita. Tant’è che con questi presupposti, tappa dopo tappa, metti i tuoi sogni sulle gambe e cammini cammini instancabile, tenace, perseverante, persistente, senza mai voltarti indietro. La tua arma la penna, quella penna che esalta, stronca, racconta, distrugge senza pietà secondo i canoni del giornalista spregiudicato e irriverente, critico a volte cattivo a volte bonario, che non ha paura di andare contro vento e controcorrente. Non ancora diciottenne hai scelto la tua compagna di vita, alla quale ti sei consacrato con amore imperituro e dedizione assoluta. Sei riuscito  a scoprire  e riconoscere perone serie e professionisti competenti con i quali avete costituito una realtà straordinaria che vede un nutrito gruppo di lavoro impegnato giorno e notte per fornire tempestivamente comunicazioni in tempo reale, spaziando dalla cronaca locale a quella nazionale ed estera, dalla scienza allo sport, passando per le pagine di cultura e di moda. Il tutto aldilà di ogni ragionevole dubbio e senza guardare in faccia i tanti detrattori maldicenti. Una realtà straordinaria, dunque, costituita da un gruppo di lavoro eccezionale : eccellenze che da Reggio Calabria abbracciano con sguardo critico e penetrante il mondo intero con entusiasmo, discutendo quotidianamente con estrema cura e agilità di problemi spesso ostici. Mai appagato, naturalmente, ma sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuovi obiettivi, il 20 luglio scorso hai segnato una tappa importante della tua vita suggellando l’amore con la tua donna con il matrimonio in una  cornice  da favola con la materna assistenza affettuosa di un angelo volato  in cielo troppo presto che tutti abbiamo sentito tra noi.

Goditi questo momento, figlio mio, insieme al tuo amore;  sai bene che per arrivare in cima al tuo Ventoux ci sono diverse salite : tu ne hai scalate alcune, le altre ti aspettano perchè sanno bene che ami le sfide. Grazie di esserci, grazie per la gioia che mi dai guardandoti, grazie per tutto, e ad maiora semper. Vi voglio bene Peppe Caridi Ilaria Calabrò

Sogna, ragazzo sogna
E ti diranno parole rosse come il sangue
Nere come la notte
Ma non è vero, ragazzo
Che la ragione sta sempre col più forte
Io conosco poeti
Che spostano i fiumi con il pensiero
E naviganti infiniti
Che sanno parlare con il cielo
Chiudi gli occhi, ragazzo
E credi solo a quel che vedi dentro
Stringi i pugni, ragazzo
Non lasciargliela vinta neanche un momento
Copri l’amore, ragazzo
Ma non nasconderlo sotto il mantello
A volte passa qualcuno
A volte c’è qualcuno che deve vederlo
Sogna, ragazzo sogna
Quando sale il vento
Nelle vie del cuore
Quando un uomo vive
Per le sue parole
O non vive più
Sogna, ragazzo sogna
Non lasciarlo solo contro questo mondo
Non lasciarlo andare sogna fino in fondo
Fallo pure tu
Sogna, ragazzo sogna
Quando cade

Read Full Post »

Older Posts »