Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Attualità’ Category

 

Seuls les enfants savent aimer

 

 

 

Bruno Caliciuri, chi è costui?

la vita ti riserva sempre delle sorprese, alcune belle, come questa. La storia di Bruno Caliciuri è infatti una piacevole e gradita risonanza che richiama sentimenti ed emozioni spesso trascurati dal frastuono  frenetico del quotidiano. Fermiamoci, dunque, per assaporare una delicata  pagina  di poesia.

Oggi, 8 gennaio 2018. L’Independant dedica un titolo in prima e una intera pagina al famoso  cantante  francese Calì, nome d’arte proprio di Bruno Caliciuri, il cui nonno, Giuseppe, fratello di Teresa, la mamma di mio marito, dal paese d’origine, S. Stefano in Aspromonte, dopo diverse peripezie in giro per il mondo, approda in Francia e si stabilisce con l’amata sposa spagnola, a Vernet les Bains in Occitania. In questi giorni ricorre il triste anniversario della morte della giovane mamma, che aveva appena compiuto 33 anni il 3 di gennaio, quando il piccolo Bruno aveva appena sei anni. Il bimbo porterà sempre nel cuore la ferita incisa dalla   perdita della mamma e adesso, affermato cantautore con ben 7 album pubblicati, ha voluto raccontare nel romanzo Seuls les enfants savent aimer , la sofferenza di lui bambino nei  terribili 8 mesi succedutisi alla morte della mamma.  Un racconto intenso e delicato che inizia, dunque, il 7 di gennaio, la data in cui la mamma viene sepolta. Quante cose avrebbe voluto dire alla mamma, quante volte avrebbe voluto rifugiarsi tra le sue braccia, quanti se, quanti ma, quante domande senza risposte!

Un cantautore genuino e profondo, idilliaco e spregiudicato, impegnato e sentimentale; nelle sue canzoni Bruno, con tratto leggero  e deciso, lontano da pietismi e vittimismi, tocca, canta, grida, urla, con sensibilità infinita e straordinaria  passione, inquietudini e turbamenti,malinconie e tenerezza,  gioie e felicità in una esplosione emotiva sofisticata  che va direttamente al cuore di chi ascolta che si sente coinvolto e protagonista.

Il libro è un inno alla mamma, sotteso dalla  colonna sonora della stessa delicata sensibilità di una intelligenza emotiva vivace e appassionata che accompagna tutte le sue canzoni.

Solo i bambini sanno amare: il romanzo di Bruno Caliciuri, in arte Calì,  dato alle stampe uscirà a giorni per i tipi di Cherche Midi e si annuncia già un successo

 

“L’enfance et ses blessures, sous la plume de Cali.

Seuls les enfants savent aimer.
Seuls les enfants aperçoivent l’amour au loin, qui arrive de toute sa lenteur, de toute sa douceur, pour venir nous consumer.
Seuls les enfants embrassent le désespoir vertigineux de la solitude quand l’amour s’en va.
Seuls les enfants meurent d’amour.
Seuls les enfants jouent leur coeur à chaque instant, à chaque souffle.
À chaque seconde le coeur d’un enfant explose.
Tu me manques à crever, maman.
Jusqu’à quand vas-tu mourir ?”

Avevo da pochi giorni festeggiato i miei 5 anni, quando quel maledetto mattino del 27 agosto in due ore si portò via il mio papà, sulle cui ginocchia la sera prima avevo giocato a cavalluccio. Rabbia e ribellione sono in me esplose contro il mondo intero, e la ferita sanguina tuttora. La mente razionale di un bambino non può capire l’evento misterioso della morte che va contro ogni logica umana e molte mie espressioni e comportamenti  nell’immediatezza successiva sono stati  un pericolo per me e  per le persone che mi stavano accanto. A poco a poco, crescendo ho dovuto accettare anch’io, gioco forza, la legge incomprensibile  della vita cercando e ricercando con coraggio, forza e saggezza  una certa serenità per elaborare il mio dolore. Condivido, dunque, con intensa partecipazione i sentimenti dell’autore. Bravo Bruno Caliciuri, narratore, poeta, cantore di sentimenti ed emozioni universali.

 

 

In conclusione mi piace richiamare la canzone che porta lo stesso titolo del libro. grazie Calì e ad majora semper

Seuls les enfants savent aimer
La neige est tombée cette nuit
La neige c’est l’or des tout petits
Et l’école sera fermée
Seuls les enfants savent aimer
À la fenêtre j’ai chaud au ventre
La neige n’a pas été touchée
Dehors la rue qui se tait
Seuls les enfants savent aimer
Je passerai te prendre
Nous irons emmitouflés
Marcher sur la neige les premiers
Seuls les enfants savent aimer
Nous marcherons main dans la main
Nous marcherons vers la forêt
Et mon gant sur ton gant de laine
Nous soufflerons de la fumée
Nous ne parlerons pas
La neige craquera sous nos pas
Tes joues roses tes lèvres gelées
Seuls les enfants savent aimer
Mon ventre brûlera de te serrer trop fort
De là-haut le village
Est une vieille dame qui dort
La neige est tombée cette nuit
La neige c’est l’or des tout petits
Et l’école sera fermée
Seuls les enfants savent aimer
Compositori: Bruno CALICIURI
Annunci

Read Full Post »

NATALE

di Giuseppe Ungaretti

 

Risultati immagini per natale ungaretti

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Napoli, il 26 dicembre 1916

Read Full Post »

Mantieni i tuoi pensieri positivi,
perché i tuoi pensieri diventano parole.
Mantieni le tue parole positive,
perché le tue parole diventano i tuoi comportamenti.
Mantieni i tuoi comportamenti positivi,
perché i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini.
Mantieni le tue abitudini positive,
perché le tue abitudini diventano i tuoi valori.
Mantieni i tuoi valori positivi,
perché i tuoi valori diventano il tuo destino.
(Mahatma Gandhi)

I principi morali esaltati da Gandhi, secondo me, raccontano bene lo stile di vita di Sonia Romeo, che proprio in questi giorni ha aggiunto un’altra stella al merito del suo percorso professionale, con il ruolo di Primario medico dell’INAIL, degno riconoscimento dei frutti della virtù e dell’ingegno che questa donna mette in tutto quello che fa. Figlia, con dedizione assoluta verso i genitori, sorella amorevole  e attenta sempre, moglie soave  senza riserve, madre tenera e premurosa con lieve tocco dolce; sempre affettuosa con chi le sta accanto. Medico competente in privato e sul campo di battaglia, appunto la sede Inail di Reggio Calabria, dove adesso ricopre il posto di primario. Impegnata nel sociale e nella politica del territorio, per il quale non ha esitato a mettersi in gioco, a buttarsi nella mischia: un altro aspetto che la caratterizza, infatti, è l’amore viscerale verso il suo luogo d’origine,  quel “nostro” paese unico che risponde al nome di S. Stefano in Aspromonte, fonte di gioie e dolori, come d’altra parte il rapporto con un amante sottende. La peculiarità fondamentale di Sonia sta nel fatto che a tutto quello che fa, alla sua eccezionalità, dà l’impronta della leggerezza, come se tutto fosse “naturale” : non si vanta, non si gonfia; bensì con coraggio e umiltà, camminando sulle proprie gambe, agguanta i suoi sogni, con raffinata intelligenza e sottile perspicacia. Eccellenza reggina, perla della nostra terra, che  tu, circondata dall’affetto dei tuoi cari, possa realizzarli tutti, carissima, perchè sono sicura che, lungi dal sentirti appagata, continuerai ad avanzare nella scalata al tuo Ventoux.

Read Full Post »

Scrivevo cuore con la q quaderno con la g quand’ero piccolino così

 

 

 

 

Cantava Celentano qualche decennio fa; adesso, anzi ormai da qualche tempo,  quel “piccolino” è cresciuto, si è laureato e insegna. Insegna? Beh , vediamo un pò cosa.

Il mio primo figlio si era assentato qualche giorno da scuola, terza elementare, per l’intervento di appendicite, e al rientro, mi aveva sollecitato ad aiutarlo a prendere i compiti assegnati durante la sua assenza e io, diligentemente, appoggiata al davanzale della finestra del corridoio adiacente l’aula,  stavo copiando gli esercizi dal quaderno di un suo compagno, quindi sentivo la lezione della maestra di italiano  : ” ragazzi adesso io scrivo alla lavagna alcune parole, delle quali voi dovete fare l’accrescitivo, facendo attenzione che una di queste parole fa l’accrescitivo in forma irregolare”. la classe si mette al lavoro e, concluso l’esercizio, si procede alla sua correzione. Tra le parole indicate dall’insegnante c’era pure “stella”, sulla quale la maestra si sofferma, spiegando che l’accrescitivo fa “stellone” e non stellona, come era stato scritto dagli alunni. Pomeriggio, a casa, guardo il quaderno di mio figlio , dove c’è la correzione da stellona a stellone e cerco di fargli capire che pure gli insegnanti possono sbagliare e che quella sua maestra doveva pure avere un grande “stellone” per essere considerata una tra i migliori insegnati dell’Istituto: e figuriamoci gli altri allora!….

 

Qualche anno dopo l’insegnante di quinta elementare della mia terzogenita corregge il libro dove era stato scritto che l’auto della polizia procedeva a sirene “spiegate”  in “spietate”: Proprio spietata questa insegnate, pur bravissima anch’ella, naturalmente.

Per arrivare in terza liceo classico, dove la titolatissima insegnate di greco invita la classe a fare un riepilogo dei pronomi di greco e  sollecita i suoi studenti a dire a quale pronome corrisponde il vocabolo “es” che era semplicemente l’indicazione di “esempio” per la frase successiva.

 

Sono solo alcune delle, purtroppo, tantissime perle,  esperienze dirette mie, sulle quali potrei scrivere un libro; i miei figli adesso viaggiano intorno ai trenta o giù di lì, quindi questi episodi risalgono all’incirca ad alcuni decenni fa.

“Una zebra a pois
me l’ha data tempo fa
uno strano marajah
vecchio amico di papà
una zebra a pois”

la  zebra del maragià, resa famosa  da Mina era a pois,

adesso ne  arriva agli onori della cronaca un’altra, la  zeb(b)ra, solo perchè qualcuno ha reso noto l’errore di una insegnate che corregge l’alunno, il quale aveva scritto bene, zebra appunto,  errore che, tra l’altro, il dirigente ha cercato di giustificare come peccato veniale.  Per dire che purtroppo l’ignoranza a scuola dilaga  straripando; spesso poi la classe docente è supponente e arrogante, chiusa al dialogo con la famiglia, quando poi a promuovere e a bocciare sono proprio, spesso, i genitori come risulta da molte ricerche effettuate negli anni da Confindustria. Quella degli insegnanti è una vera e propria casta che si ritiene depositaria della verità esercitando un potere abusivo; naturalmente con le debite eccezioni.

Quello dell’insegnante che dovrebbe essere una vera e propria missione, un mestiere nobile, efficace, per trasmettere  saperi alle generazioni future, insieme a modelli di vita e di virtù,  è diventato spesso un’accozzaglia di gente ignorante in parcheggi abusivi, senza alcun controllo.

Lode, onore  e gloria ai miei insegnanti di liceo,a cavallo degli anni sessanta del secolo scorso, severi, competenti  e bravissimi.

Read Full Post »

 

Prendi tre giovani donne laureate in farmacia e con un impegno lavorativo importante in terra calabra che decidono di esportare la loro esperienza. La decisione non è semplice, ma le nostre vogliono tentare un’avventura sui generis e il rischio per loro rappresenta una sfida, un valore aggiunto sul quale fare riferimento per realizzare l’affascinante sogno. Avviati i motori, dunque, si mettono in movimento e, dopo attente analisi territoriali e sociali decidono di realizzare una farmacia in una zona particolarmente degradata che risponde alle coordinate geografiche di Zingonia di Verdellino, territorio in provincia di Bergamo, cioè nel profondo nord. Una zona particolarmente difficile, definita da qualcuno “terra di nessuno” da qualche altro “landa di desertificazione umana” , e pure ” la vera Scampia”, nonostante il luogo fosse nato dall’idea dell’indigeno Zingone che avrebbe voluto realizzare “la città ideale”. E della scenografia suggestiva, rappresentata da Ermanno Olmi nel suo famoso film “l’albero degli zoccoli” , ambientato proprio in quei luoghi, oggi, purtroppo,  non sopravvive neppure uno sbiadito ricordo.La Farmacia Europa si colloca in un territorio che comprende i Comuni  principali di Ciserano e Verdellino, e molti altri Comuni  più piccoli . Ci sono, poi, diversi elementi qualificanti che rendono la  scelta del luogo piuttosto interessante: da quelle parti, infatti, insiste  l’importante area industriale ciseranese, le scuole, il centro sportivo SportPiù, le strutture relative alll’Atalanta, squadra di calcio  che milita con onore nella Serie A, e altre realtà di servizi. Inoltre l’area sulla quale è caduta la scelta di questa struttura sanitaria,  la Farmacia Europea appunto, si trova tra due importanti poli sanitari: Habilita di Ciserano, il primo centro iperbarico d’Europa, e il policlinico San Marco di Osio Sotto, realtà d’eccellenza del territorio bergamasco.

 

Le tre eroine rispondono al nome di Francesca Poeta, Antonella Cartisano e Cristiana Spinzia;  conosco personalmente solo Francesca  e, anche se non ci frequentiamo assiduamente, la stimo per la serietà che mette in tutto quello che fa, per l’amore incondizionato nei confronti della famiglia d’origine, del marito e delle tre splendide ragazze, e l’apprezzo per la discrezione e la competenza che sottendono il suo stile di vita.

L’idea delle tre Dottoresse, dunque, si è concretizzata con l’apertura nei giorni scorsi, proprio il 29 ottobre 2017, di una farmacia attrezzatissima per soddisfare l’esigenza di un territorio molto vasto, un locale, la Farmacia Europea, che tiene conto delle esigenze dei cittadini di tutte le  età : io sono certa che la professionalità indiscussa, la determinazione e la vitalità, accompagnate dal valore aggiunto della regginità calabrese contribuiranno in maniera sostanziale a far rifiorire un luogo bello e in parte degradato. In bocca al lupo, ragazze, che il vostro sogno cammini sulle vostre belle gambe a passo spedito. Ad maiora semper. A te Francesca un abbraccio particolare con tanto  affetto. I miei auguri vanno estesi anche alle  famiglie,  a tuo marito Basilio Lucisano, con la sua mamma Maria, a tuo fratello Stefano Poeta, agronomo, fiore all’occhiello dell’eccellenza reggina nel mondo, e alla cara mamma Rosa, con la quale abbiamo condiviso, da ragazze, piacevoli momenti paesani di svago.

Read Full Post »

 

Repetita juvant

Spesso  la ripetizione di qualcosa annoia, stanca, irrita, aldilà dei modi di dire. In questo caso  la locuzione  è  pertinente  anche  come metafora. Non si tratta qui, infatti, di ripetizione di parole, ma di situazioni. . Prendi, dunque, un gruppo di compagni di liceo che dopo 48 anni dalla maturità si riuniscono  goliardicamente e,come per magia, si  ritrovano nell’atmosfera della classe scolastica in maniera più spensierata e amabile. Ed ecco che tra la vivacità briosa di un chiaro di Luna Ribelle e l? accoglienza in certo modo  sofisticata del Circolo del Bridge  l’11 e il 26 di settembre, nel breve giro di quindici giorni ci si ritrova in due incontri ravvicinati…….del terzo tipo, come dire della terza ( ?) età.

La competizione e l’agonismo, le tensione che ti stringe lo stomaco tra una interrogazione e un compito in classe, la preoccupazione che frena, e, forse pure talora, inibisce il tuo io, per non urtare la suscettibilità di un gruppo docenti bravissimo e severo, lasciano adesso il posto ad una serena e cordiale convivialità, ritrovando uno spirito di gruppo libero da ogni forma  di  condizionamento e,  quindi, spontaneo e genuino. Il gruppo è piacevolmente aperto, nel senso che ci si rivede anche  con compagni con i quali si è fatto un percorso scolastico limitato, e questo contribuisce ad allargare la prospettiva con l’arricchimento di episodi diversi. IL gruppo, questo nostro gruppo spontaneo è pure osmotico, perchè  vivacizzato da vicendevoli scambi culturali e di esperienze di vita vissuta in dimensioni diverse. E tra pantagrueliche portate di cibo riemerge prepotente la memoria di episodi, fatti e misfatti mai in oblio, ma in certo senso accantonati in apnea in attesa di tornare a galla più vividi che mai. Fisionomie modificate dal tempo che devi sforzarti per riconoscere, nomi che rimbalzano per poi collegarli ad un fisico, alcune volte modificato dal tempo, per ricercare ancora  il quid ( ? ) e ritrovarsi, con sentimenti di amicizia rinnovati . Abbiamo salutato tutti con piacere, dunque, l’iniziativa di Sergio, che è riuscito a radunare molti di noi, in giro qui e là per il mondo, per il primo degli incontri di questo settembre 2017; sempre Sergio, successivamente, ha coordinato il secondo incontro su espressa richiesta di Totò, che è stato il mattatore della serata.Ho pensato di fissare per iscritto queste mie riflessioni raccogliendo il materiale prodotto fino ad ora, le foto, quelle degli anni del liceo e le altre successive,  insieme alla bella lettera di Roberto in occasione del primo degli ultimi due  incontri.  Sarebbe bello che ognuno di noi contribuisse con le proprie considerazioni ad arricchire questi scritti, magari con il racconto di aneddoti che hanno lasciato il segno, attualizzandone la memoria, e anche con esperienze del proprio vissuto Poi potremmo raccogliere tutto il materiale in una specie di reportage, un instant book aperto, in itinere, nel segno della continuità con il girotondo  che ogni tanto facevamo tenendoci per mano nel cortile della nostra scuola, e che in seguito è continuato come percorso di vita di ognuno di noi in giro qui e là per il mondo.

A margine ho messo le foto vecchie, mie e di Roberto, e recenti e chiedo scusa se c’è una certa confusione, ma questo spazio è solo un blog dove non posso muovermi con professionalità. Eventualmente, volendo, potremmo ordinare tutto il materiale e riprodurlo su cartaceo .

E’ d’obbligo, a questo punto, ricordare come nasce la storia dell ‘ormai famoso Quid

Insegnante di scienze ( gesticola con la mano, apre e chiude le dita)  : “ Voi dovete cercare il -Quid- di ogni cosa”

Totò si alza e, chino a terra, va in giro per l’aula guardando e riguardando sul pavimento

Insegnate di scienze : Vai fuori, che fai ?

Totò :Professoressa !….. sto cercando il Quid

 

Enza Meduri. Proprio ora mi è venuto in mente un episodio della prof di scienze: “ricordatevi che l’esame di maturità rappresenta la resa dei conti. Per voi però la resa si tradurrà in una arresa”

Reggio Calabria: compagni del Liceo Da Vinci si ritrovano 48 anni dopo la maturità [LE FOTO DEL PRIMA E DEL DOPO]

Dopo tanti e tanti anni si ritrovano i compagni del Liceo Da Vinci di Reggio Calabria: il racconto della serata

 

classe A del Liceo Scientifico di RC (2)

Si sono ritrovati ieri sera in riva allo Stretto, ben 48 anni dopo la maturità, i ragazzi della sezione A del Liceo Da Vinci di Reggio Calabria. Ecco la lettera di un “ex alunno”:

Un salto nel passato.

La telefonata di Sergio che preannuncia un raduno di vecchi compagni di scuola: tanti anni sono passati esattamente 48 dal nostro diploma. E subito ci vengono in mente tutti i compagni: quelli studiosi e quelli meno, quelli belli, quelli simpatici, e la serietà delle nostre compagne. E come poi non ricordarsi dei professori terribili, di quelli geniali, di quelli dall’aspetto di lord, di quelli un po’ nevrotici, di quelli ambigui. E le interrogazioni da far paura che ancora oggi ricordiamo.

E poi, dopo il diploma, ciascuno per la sua strada.

 

classe A del Liceo Scientifico di RC (1)Alla fine i vecchi compagni di scuola, anche quelli più vicini, finiscono per perdersi di vista.La telefonata appena arrivata, quindi, si apre con il cuore in gola: sono passati tanti anni dalla mitica sezione classe A del Liceo Scientifico di RC.

Cominciano i dubbi ed i timori:

saro’ troppo invecchiato perché mi riconoscano?

Mi diranno ma come ti sei trasformato, hai messo anche pancia.

Riusciro’ a  ricordare i nomi di tutti i compagni e come eravamo disposti nei banchi?

Il mio aspetto reale e attuale non assomiglia piu’ a quello di tanti anni fa.

Forse mi potrà consolare l’aver realizzato gli obiettivi professionali. Ma questo basterà per conservare la mia vecchia simpatia?

Ed allora mi assale un dilemma: affrontare i miei compagni di scuola con tutti i potenziali rischi dei confronti e dei commenti forse poco piacevoli o inventarsi, invece, un impegno per non essere presenti? 

Ma in questo caso la bella idea di ritrovarsi e la mia curiosità prevale sul timore: poi non posso non riconoscere l’impegno di Sergio che come un cane da caccia non ha mollato la preda riuscendo a stanare anche i più riottosi. Ed allora sono presente.

Chissà che fine ha fatto il tale, così bravo a scuola, oppure il tal’ altro, che invece era per tutti un asino patentato?

Chissà se verrà anche la compagna vicina di banco che mi passava il compito e che per anni mi ha accompagnato nei miei  pensieri più segreti?

Insomma  ho gettato il cuore oltre l’ostacolo, ho spostato i miei impegni e ho fatto di tutto per parteciparvi con tanto entusiamo.

Peccato per coloro che hanno detto all’inizio “ci sarò senza dubbio…” pero’ poi  all’ultimo minuto hanno deciso  di non partecipare, torturati dalla paura dell’impatto con il passato e del confronto tra chi erano e chi sono: si sono fatti prendere dal panico e hanno finto di essere malati.

Salutati con rammarico da tutto il gruppo che digita partecipe: “Poverino, rimettiti, sarà per la prossima volta”. E in realtà tutti pensano: “mio caro, hai avuto una fifa matta…”.

Alla fine arriva il momento atteso: difficile riconoscere tutti questi signori di mezza età. A volte è solo lo sguardo che aiuta, altre volte è la voce che è rimasta la stessa.

Le compagne di classe, in genere, se la cavano meglio. Anche merito delle maggiori cure che le donne, di norma, dedicano al proprio aspetto. Per alcune il tempo sembra proprio non essere passato: solo le rughette intorno agli occhi, quando sorridono, denunciano che tanti anni se ne sono già andati dall’ultima volta che le avete incontrate. Alcune, anzi, sono più sicure di sé, più consapevoli di piacere al prossimo e persino più magre. La serata passa via veloce tra gli aneddoti del passato raccontati a più voci, i ricordi condivisi, la gita di classe, il professore più amato, e forse le storie d’amore tra compagni.  

Forse sarebbe meglio conservare i ricordi della giovinezza e non sottoporsi allo stress di venire giudicati, soppesati per l’aspetto, per la riuscita professionale e personale, quando sarebbe così facile lasciare le cose come stanno.

Ma qualcosa che resta, al di là delle chiacchiere e dei ricordi tra vecchi compagni di scuola, c’è: l’emozione di guardarsi indietro e, con un senso di vertigine, scoprire quanta strada abbiamo fatto e la direzione che abbiamo preso.

È la certezza di venire proprio da lì, di avere delle radici e delle motivazioni in comune con quelli che, a prima vista, sono solo un gruppo di signori di mezza età un po’ sciupati. E invece sono proprio loro: i tuoi amati compagni di scuola.

Un abbraccio 
Roberto Trunfio

( Pubblicata su  http://www.strettoweb.com/2017/09/reggio-calabria-compagni-del-liceo-da-vinci-si-ritrovano-48-anni-dopo-la-maturita-le-foto-del-prima-e-del-dopo/601382/#Dr9HQKX1p7q1eVFQ.99 )

 

 

da roberto

 

gambarie (1).docx roberto

Read Full Post »

La mia terra

Ti sento nel sussurro delle onde marine

ti vedo ma mi sei lontana

mi accogli ma ti sento fredda

la lontananza mi ha fatto perdere

il calore e la sensisività dei tuoi colori

mi allontano, e vedo che m’insegui ancora

ma il mio cuore ormai è lontano da Te

forse un giorno mi accoglierai e sarò tuo.

 Vincenzo De Benedetto

 

 

Stamani, a Palazzo Alvaro, Vincenzo De Benedetto ha presentato il suo bel volume sui Fatti di Reggio del 1970 e dintorni. Ho letto il libro, so quanta fatica e impegno ha profuso l’autore in un Paese come l’Italia nel quale è difficile fare qualsiasi ricerca.Io c’ero durante i Fatti dei quali si è discusso,  e c’ero pure  stamattina e devo dire che la cornice di oggi non è stata adeguata all’evento, dal momento che l’impianto audio funzionava malissimo facendo disperdere nell’etere molto di quanto veniva detto dagli oratori di turno. Devo esprimere le mie più sentite felicitazioni al professore  De Benedetto, reggino d’origine, romano di adozione, perchè con pazienza certosina e indomabile fervore, è riuscito a scavare in una “miniera” istituzionale documenti originali che fanno fede, quasi ce ne fosse bisogno, delle storture e dei soprusi subiti da una città come Reggio Di Calabria, che ha osato ribellarsi, rivoltarsi contro le ingiustizie  dell’apparato statale cosiddetto democratico, che, invece di cercare di capire e di ascoltare, ha preferito soffocare con i carri armati e nel sangue le istanze di un intero popolo. Onore e merito, dunque, all’autore; il quale cercando di attualizzare le memoria storica, come d’altra parte, è giusto fare, insiste nel dire, confortato dall’orizzonte del suo Osservatorio Romano,  che nella nostra città mancano i manager della cosa pubblica, necessari per far emergere  Reggio dalla palude in cui si trova ormai da troppo tempo, e per frenare l’emigrazione degli indigeni. Su questo aspetto io dissento dall’opinione dell’autore, con il quale mi sono confrontata più volte : questo problema, se vogliamo considerarlo tale, non è una esclusiva della nostra città e a questo proposito mi verrebbe da dire “nemo propheta in patria”, nel senso che il fenomeno, e qui mi riferisco all’emigrazione culturale, è antico come ci racconta la storia, ed è diffuso a tutte le latitudini perchè riguarda l’uomo, in quanto essere umano; senza trascurare un altro aspetto che è pure abbastanza diffuso di una osmosi residenziale, per cui si va e si viene, oggi magari più facilmente che in passato. Sono pure convinta che a Reggio e provincia ci sono delle persone preparate, colte, serie, che lavorano con amore e passione nel quotidiano, lontano dalla luce dei riflettori pseudosociali, e dai palcoscenici illusori.  Non posso fare a meno, poi, di spendere due parole sul Signor Arillotta, che ha presentato il lavoro stamani nel salone della Provincia : non solo storico, adesso  Arillotta è pure linguista perchè ci ha tenuto a precisare la differenza tra il termine”rivolta” e quello ” ribellione”, facendo una distinzione assolutamente gratuita, perchè si erge aldisopra addirittura della Treccani: non sa il Professore-Storico che rivolta e ribellione sono sinonimi?, come si fa, con pompa cattedratica, tanto invisa a tutti e soprattutto ai giovani, a prendere queste topiche? Come si fa, ancora, a demonizzare la lettura sugli strumenti digitali in favore di quella cartacea ? Certo che è bello avere tra le mani un buon libro e sentirne l’odore e degustarne il sapore, ma, accanto, la validità della lettura digitale è fuori discussione ed altrettanto importante sia per l’immediatezza, che per comodità. i mezzi informatici sono, infatti, secondo me, una risorsa non un impedimento.

Il messaggio che, secondo me, aldilà della validità della ricerca della verità storica, emerge in maniera prepotente dalle pagine  della fatica di Vincenzo De Benedetto per le nuove generazioni è che bisogna essere sempre determinati e decisi a raggiungere gli obiettivi, i desideri, i propri sogni, che camminano sulle nostre gambe. L’autore ci ha creduto, aldilà di ogni ragionevole dubbio : aveva in mente questo libro, che per lui è come un figlio,che dopo una lunga e travagliata gestazione, è venuto, finalmente, alla luce.

I versi, densi di sentimento e passione, messi ad apertura di questo pezzo, dicono il legame affettivo dell’autore con la sua città d’origine; proprio da questo sentire nasce il bisogno irrefrenabile di cercare e raccontare la verità. Complimenti , in bocca al lupo e sempre ad maiora.

 

Read Full Post »

Older Posts »