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Archive for the ‘Attualità’ Category

Accadde oggi.

 

Le grandi testate spesso aprono così il giornale ricordando un avvenimento importante. Nel mio piccolo blog, anch’io voglio ricordare qualcosa di imporatnte : perchè proprio il 18 giugno 1990 nasceva Rita, il mio terzo figlio. Dopo una lunga storia di tira e molla, quando il mio uomo e io abbiamo deciso di mettere su famiglia sono arrivati, a due anni di distanza tra loro, due bimbi a movimentare la nostra vita. A quel punto si è fatto prepotente il desiderio della bimba e quando abbiamo saputo che sarebbe arrivata è stato subito festa . “Arriva la sorellina, Arriva la sorellina”  . cantando questo ritornello gioioso mi hanno accolto i tre uomini di casa al mio rientro dalla giornata lavorativa in banca, avuto il risultato dell’amniocentesi che avevo fatto qualche tempo prima al Gemelli di Roma. Durante la gravidanza mi mancava ferro, che  ho dovuto integrare con forti dosi anche per via endovenosa, e la sera di lunedi 18 giugno, poco prima della mezzanotte sei arrivata tra noi : lunga lunga e magra magra, sembravi proprio una scimmietta Rita mia .Nel tuo diario dei primi giorni, ho scritto che, secondo me, avevi un carattere “deciso e dolce”, e credo di avere visto giusto. Sei dolce perchè sei affettuosa, dotata di una infinita bontà d’animo, e forse anche talvolta un po’ troppo accomodante, secondo i miei canoni naturalmente. E sei decisa perchè sei determinata e pure testarda, coniugando bene durante la crescita interessi di studio e di sport e correndo lo slaloom della vita tra paletti non sempre evitabili. La passione per lo sport per gli strani casi della vita, ti ha portato, con gli stimoli e la complicità di tuo fratello maggiore alla professione di redattore di eventi sportivi, lavoro che ti impegna notte e giorno e ti piace. E adesso festeggi i tuoi primi trenta anni con Azzurra, il capolavoro che tu con il tuo amore avete generato e che allieta le nostre vite dal  21 aprile scorso, in piena emergenza per il maledetto morbo che qust’anno ha infestato la nostra esistenza. Noi siamo  forti e abituati a superare gli ostacoli e tu rappresenti bene la forza e il coraggio che servono per affrontare gli inevitabili imprevisti. Brava,figlia mia, goditi l’attuale stato soave, stagion lieta è questa, come dice il poeta; ti auguro di vivere  la felicità di questo giorno  sempre insieme  ai tuoi affetti. Ti voglio bene.

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Oggi  si celebra la Pentecoste., secondo la Chiesa cattolica il ricordo della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e, dalla fine del IV secolo, viene celebrata, come narra Luca negli Atti degli Apostoli cinquanta giorni dopo Pasqua.

E’ il caso di fare un po’ di storia.

Gli Apostoli non erano cristiani, ma ebrei che credevano che Gesù fosse il Messia portatore di pace universale. Per gli ebrei Shavu’ot o Pentecoste cade sette settimane dopo Pessach cioè Pasqua e si celabra il 6 e il 7 del mese di siwann, tra il 14 maggio e il 15  giugno, nella diaspora e il 6 in Israele. Viene chiamata con termine dal greco pentecoste, cinquantesimo,  perchè ha luogo 50 giorni dopo Pessach e , per questo è  chiamata pure  Festa delle Settimane, 7 appunto. E’ chiamata pure Festa delle Primizie a richiamare i due pani impastati con il raccolto del grano novello, portato in dono al Tempio, rispettando il peso di un omer, circa un chilo e trecento grammi; ed è chiamata pure Festa del Raccolto, per celebrare il nuovo raccolto di grano e frutti. E ancora questo giorno è detto Atzereth, che significa cessazione , perchè è un giorno in cui non si lavora; ed è soprattutto la festa del dono della Torah, ragion per cui alcuni fedeli seguono tuttora il rito della purificazione facendo alla vigilia un bagno rituale e si usa pure decorare le case con fiori, foglie e frutti. La notte si veglia studiando il libro sacro e al mattino , dopo le benediozioni, ci si lava le mani. Il giorno di Shavu’ot si leggono gli inni di gloria, ricordando la storia di Rut, donna moabita, convertita all’ebraismo, sposa di Booz, insieme progenitori di Davide.

In questo giorno si mangiano cibi a base di miele e latte per purificarsi e quindi  prima di mangiare carne bisogna masticare pane e bere. Questa festa, dunque, significativamente ebraica, è sininimo di gioia, per aver ricevuto la Torah, cibo dell’anima, come descrive bene Pascale Marson

.Quindi la Pentecoste è un evento squisitamente ebraico che la Chiesa ha successivamente “cristianizzato”.

“Accadde quindi che mentre gli Apostoli stavano festeggiando lo Shavu’ot, venne un forte vento ed apparvero lingue di fuoco con la contestuale discesa dello Spirito Santo (quello stesso che discese su Gesù sul fiume Giordano).

Per gli Apostoli, che erano ebrei osservanti, la discesa dello Spirito Santo era proprio il segno che il loro Maestro, Yehoshua ben Yosef (Gesù) non solo era il Messiah, bensì che era tornato, come era stato preannunciato dai profeti ebraici: “Io effonderò il Mio Spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave (quindi i pagani), in quei giorni, effonderò il Mio Spirito. Verrà un giorno in cui tutti gli esseri umani saranno posseduti dallo spirito e questo giorno coinciderà con il Giorno Messianico

 

Ecco che l’Era Messianica portata da Yehoshua (Gesù)  avrebbe avuto un significato fondamentale , per tutti, compreso i non ebrei, quindi i pagani. Importante evidenziare che il concetto di Spirito Santo o Spirito di Dio (Ruah Elohim) è uno dei cardini dell’ebraismo. Ne parla all’inizio la Bibbia: La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque”.  E poi: il Signore Dio plasmò l’essere umano con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici uno spirito di vita e l’essere umano divenne uno spirito vivente” ( così ci racconta Riccardo Petroni)

Dopo la storia è d’obbligo la poesia, e chi  meglio di Manzoni ?

 

LA PENTECOSTE

Madre de’ Santi, immagine
Della città superna;
Del Sangue incorruttibile
Conservatrice eterna;
Tu che, da tanti secoli,
Soffri, combatti e preghi,
Che le tue tende spieghi
Dall’uno all’altro mar;
Campo di quei che sperano;
Chiesa del Dio vivente;
Dov’eri mai? qual angolo
Ti raccogliea nascente,
Quando il tuo Re, dai perfidi
Tratto a morir sul colle
Imporporò le zolle
Del suo sublime altar?
E allor che dalle tenebre
La diva spoglia uscita,
Mise il potente anelito
Della seconda vita;
E quando, in man recandosi
Il prezzo del perdono,
Da questa polve al trono
Del Genitor salì;
Compagna del suo gemito,
Conscia de’ suoi misteri,
Tu, della sua vittoria
Figlia immortal, dov’eri?
In tuo terror sol vigile.
Sol nell’obblio secura,
Stavi in riposte mura
Fino a quel sacro dì,
Quando su te lo Spirito
Rinnovator discese,
E l’inconsunta fiaccola
Nella tua destra accese
Quando, segnal de’ popoli,
Ti collocò sul monte,
E ne’ tuoi labbri il fonte
Della parola aprì.
Come la luce rapida
Piove di cosa in cosa,
E i color vari suscita
Dovunque si riposa;
Tal risonò moltiplice
La voce dello Spiro:
L’Arabo, il Parto, il Siro
In suo sermon l’udì.
Adorator degl’idoli,
Sparso per ogni lido,
Volgi lo sguardo a Solima,
Odi quel santo grido:
Stanca del vile ossequio,
La terra a lui ritorni:
E voi che aprite i giorni
Di più felice età,
Spose che desta il subito
Balzar del pondo ascoso;
Voi già vicine a sciogliere
Il grembo doloroso;
Alla bugiarda pronuba
Non sollevate il canto:
Cresce serbato al Santo
Quel che nel sen vi sta.
Perché, baciando i pargoli,
La schiava ancor sospira?
E il sen che nutre i liberi
Invidiando mira?
Non sa che al regno i miseri
Seco il Signor solleva?
Che a tutti i figli d’Eva
Nel suo dolor pensò?
Nova franchigia annunziano
I cieli, e genti nove;
Nove conquiste, e gloria
Vinta in più belle prove;
Nova, ai terrori immobile
E alle lusinghe infide.
Pace, che il mondo irride,
Ma che rapir non può.
O Spirto! supplichevoli
A’ tuoi solenni altari;
Soli per selve inospite;
Vaghi in deserti mari;
Dall’Ande algenti al Libano,
D’Erina all’irta Haiti,
Sparsi per tutti i liti,
Uni per Te di cor,
Noi T’imploriam! Placabile
Spirto discendi ancora,
A’ tuoi cultor propizio,
Propizio a chi T’ignora;
Scendi e ricrea; rianima
I cor nel dubbio estinti;
E sia divina ai vinti
Mercede il vincitor.
Discendi Amor; negli animi
L’ire superbe attuta:
Dona i pensier che il memore
Ultimo dì non muta:
I doni tuoi benefica
Nutra la tua virtude;
Siccome il sol che schiude
Dal pigro germe il fior;
Che lento poi sull’umili
Erbe morrà non colto,
Né sorgerà coi fulgidi
Color del lembo sciolto
Se fuso a lui nell’etere
Non tornerà quel mite
Lume, dator di vite,
E infaticato altor.
Noi T’imploriam! Ne’ languidi
Pensier dell’infelice
Scendi piacevol alito,
Aura consolatrice:
Scendi bufera ai tumidi
Pensier del violento;
Vi spira uno sgomento
Che insegni la pietà.
Per Te sollevi il povero
Al ciel, ch’è suo, le ciglia,
Volga i lamenti in giubilo,
Pensando a cui somiglia:
Cui fu donato in copia,
Doni con volto amico,
Con quel tacer pudico,
Che accetto il don ti fa.
Spira de’ nostri bamboli
Nell’ineffabil riso,
Spargi la casta porpora
Alle donzelle in viso;
Manda alle ascose vergini
Le pure gioie ascose;
Consacra delle spose
Il verecondo amor.
Tempra de’ baldi giovani
Il confidente ingegno;
Reggi il viril proposito
Ad infallibil segno;
Adorna la canizie
Di liete voglie sante;
Brilla nel guardo errante
Di chi sperando muor.

 

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Apparizione di una divina Luce azzurra

A  –   ura suggestiva di

Z  –  efiro soave che soffia leggero da

Z  .  affiro “sappherios” per irradiare l’

U  –  niverso come diamante puro

R  –  iserva infinita di

A  –  mmaliante sappir

A primavera la natura si ridesta dal riposo invernale

“Ma poi, non è adesso che finalmente si ritira l’inverno, con la sua coltre ghiacciata, e si squagliano le nevi, disciolte dal tiepido Sole? Tornano sugli alberi le foglie che il freddo ha fatto cadere, e crescono le roride gemme sui tralci novelli; rimaste a lungo nascoste, per vie misteriose le messi levano ora le cime verso l’alto; ora il campo è fecondo,  ora gli uccelli preparano nido e casa sui rami. È giusto che le madri romane festeggino la stagione feconda: per loro, il parto è insieme dovere e speranza. Portate dei fiori alla dea, ama le erbe in fiore questa dea, cingete le teste con corone di fiori freschi. Dite: “Lucina, tu ci hai dato la luce.”; dite: “Tu esaudisci il voto delle partorienti.”; e se qualcuna è ancora incinta, sciolga i capelli e preghi la dea di darle un parto dolce, senza dolore”.

Questa bellissima pagina del III libro dei Fasti di Ovidio descrive bene il mio sentire di questo momento.

Eh sì, proprio così, perchè oggi una luce Azzurra è giunta tra di noi a rischiararci dal torpore di un inverno particolare

Non a caso ho ripreso un brano di Ovidio, poeta elegiaco romano per eccellenza che canta la primavera, la stagione nella quale la natura si risveglia, rinasce, quindi “partorisce”, metafora della vita di tutti gli esseri che popolano la terra. Oggi, nel nostro calendario,  si celebrano i natali di Roma : la mia prima nipotina in linea diretta è voluta nascere proprio oggi, lo stesso giorno  del suo papà.  Mica sono coincidenze ? Chiamala emozione pura; è, infatti, esplosione di gioia, è il canto della vita e dell’universo tutto che  sorride, sì, Azzurra ci guarda e sorride: hai visto mai che porta il  messaggio di un futuro sereno ? Benvenuta Azzurra, che  la luce azzurra densa di amore  illumini sempre i tuoi passi  e che  cielo ti sorrida sempre.

 

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La Settimana di Passione ai tempi del coronavirus
Un amico mi ha trasmesso questa riflessione. Non so chi sia l’autore, so soltanto che si tratta di traduzione dal catalano. Pubblico il testo integrale, perchè ritengo sia molto attuale, e non ha bisogno di ulteriori commenti. Aldilà dei riti ecclesiastici e religiosi che si esauriscono in celebrazioni spesso sfarzose che spesso tradiscono il messaggio evangelico, le testimonianze sul campo parlano in silenzio, senza pompa e senza vanagloria. E’ un urlo strozzato in gola che squarcia le tenebre del bigottismo e lascia stupiti, interdetti  e senza parole. Questo scritto essenziale  e  sofferto prende spunto  dalla cosiddetta Settimana Santa, istituita dalla Chiesa Cattolica per ricordare la Passione di Cristo e ne attualizza il messaggio, perchè il Vangelo bisogna viverlo, non predicarlo. Secondo me questa pagina ha un significato universale, aldià del credo personale e dovrebbe far riflettere soprattutto coloro che si dicono cattolici apostolici e sbandierano la propria fede quasi fosse un vessillo sociale da esibire con presupponenza e ipocrisia.
L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e scarpe
“Chi dice che non ci sarà Settimana Santa quest’anno?… Non avete visto l’immensa Processione di persone
risultate positive al Coronavirus? Non vedete la Via Crucis del personale sanitario che risale il Calvario della
pandemia, sopraffatto e con l’angoscia nel cuore per la paura di non riuscire a resistere? Non avete visto i
medici con il camice bianco portare
la croce dolorosa delle persone contaminate? Non vedete tanti
scienziati sudare acqua e sangue, come al Getsemani, per trovare un trattamento o un vaccino? Per favore,
non dite che Gesù non passa nelle strade quest’anno…mentre tanta gente deve lavorare per portare cibo e
medicine a tutti noi. Non avete visto il numero di Cirenei offrirsi in un modo o nell’altro per portare le pesanti
croci? Non vedete quante
Veroniche, sono esposte all’infezione per asciugare il volto di persone
contaminate? Chi può non vedere
Gesù cadere a
terra, ogni volta che sentiamo il freddo conteggio delle
vittime? Non vivono forse, la Passione , le case di riposo piene di persone anziane e
il
personale … con il
fattore di rischio più elevato? Non è come una corona di spine per i bambini obbligati a vivere questa crisi
rinchiusi, senza capire troppo bene… senza poter correre nei parchi e nelle strade? Non si sentono
ingiustamente condannate, le scuole, le università, e tanti negozi
obbligati a chiudere? Tutti i paesi del
mondo non sono colpiti, frustati, dal flagello di questo viru? E non manca in
questa via di dolore
Ponzio
Pilato che si lava le mani…i dirigenti che cercano semplicemente a trarre un vantaggio politico o economico
dalla situazione, senza tenere conto delle persone? Non soffrono, impotenti come i discepoli senza il
Maestro, altrettante famiglie e persone sole confinate in casa, molte con problemi, non sapendo come e
quando tutto finirà? Il volto doloroso di Maria non si rispecchia forse, in quello di tante madri che soffrono per
la
morte, silenziosa e a distanza , di una persona cara? Non è come strappare le vesti… l’angoscia di tante
famiglie e di piccole imprese che vedono le loro economie svanire? L’agonia di Gesù in croce non ci fa
pensare alla mancanza
di respiratori nelle unità di terapia intensiva ?
Per Favore… non dite : Niente
Settimana Santa…niente Pasqua quest’anno non ditelo! perché il DRAMMA DELLA PASSIONE non è certo
quasi mai stato così reale e autentico e la nostra stessa vita non è mai stata così in attesa e piena di
speranza nella Risurrezione !”

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la paura andò al mercato

e tra la cicoria  il virus s’infiltrò,

tornò a casa, in una pentola mise l’acqua,

accese il fuoco

lavò la verdura

e nell’acqua bollente la tuffò

Nuotò il virus con audacia

e naufragò

stroncato dal calore.

La paura mise la minestra nel piatto,

mangiò e bevve

con grande core

per aver distrutto

il virus traditore

 

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Ho voluto riunire due pezzi della stampa nazionale che riguardano la mia Reggio e dintorni, per fare qualche riflessione. Lungi da me entrare nel merito della tragedia che sta travolgendo tutto il mondo. Se uscirò indenne dalla carneficina, eventualmente, a bocce ferme, e dopo attenta anamnesi,farò qualche considerazione a modo mio

Adesso però mi corre l’obbligo di fermare nel mio diario, cioè qui e ora, e cercare il  significato di  due episodi sui quali mi faccio qualche domanda.

-Qualche giorno fa una testata online locale veniva accusata, anche ahimè da persone acculturate, di diffondere messaggi “fuorfianti” che invitavano a violare la legge, mentre invece cercava di illustrare proprio le norme del decreto, cioè la possibilità di recarsi presso il giornalaio, e di fare una passeggiata, magari mano nella mano con il proprio partner. Nel rispetto sempre delle misure di sicurezza con le protezioni personali e delle  distanze previste. Perchè qualcuno mi deve spiegare per quale motivo le edicole siano aperte per decreto. Forse per dare modo ai gestori di contare i moscerini che vagano per l’aere ? o non invece per dar modo a chi lo voglia di andare a comprare un giornale , una rivista ? Quale solerzia spinge poi le forze dell’ordine a vietarne l’acquisto definendo un giornale come prodotto superfluo ? Ignoranza, abuso di potere ? non so . So solamente che un episodio del genere accaduto a Taurianova, centro importante della provincia Tirrenica reggina, viene stigmatizzato nella stampa nazionale come immagine di profonda ignoranza. Come commenta egregiamente Del Vigo, nell’articolo riprodotto fedelmente a margine di questo scritto.

1 a 0 dunque : una bella figura di cacca!

-C’è un altro episodio triste che  mi preoccupa  e riguarda i fatti di Montebello Jonico, il cui territorio proprio in queste ore è stato dichiarato “zona rossa con ordinanza del Governatore Santelli, in seguito alla  morte del cittadino Mimmo Crea . Qua le notizie si inseguono senza soluzione di continuità : la versione ufficiale della cronaca locale asserisce che il Sig. Crea non sia stato al Nord in periodi a rischio, versione che collide con quanto sostiene il corriere della sera, secondo il quale il Sig. Crea sarebbe stato di recente a Desio per motivi familiari. Qual è la verità ? come cittadina vorrei e dovrei essere informata sui fatti realmente accaduti.

2 a 0     : ahimè |…..

I giornali mascherine contro l’ignoranza

Al posto di blocco “Il giornale è superfluo, vada al supermercato e poi a casa”

Taurianova, provincia di Reggio Calabria, un signore esce dalla propria abitazione e viene fermato da un posto di blocco: «Dove sta andando?», lo interrogano gli agenti.

Lui risponde: «In edicola a comprare il giornale e poi al supermercato». Gli agenti lo interrompono: «Il giornale è superfluo, vada al supermercato e poi a casa». Uno scambio normalissimo di battute, quotidiano, routinario, dietro al quale si nasconde lo spirito del tempo: il culto dell’ignoranza, l’idea che non servano gli intermediatori e gli esperti, l’idea che tutto sommato l’informazione possa essere fai da te o che ci si possa affidare a qualche link sconosciuto gettato da qualcuno nel mare dei social. Episodi simili sono accaduti un po’ in tutta Italia, a dimostrazione che non stiamo parlando di due agenti stanchi o poco informati, ma di una balla che si sta diffondendo in giro per il Paese: vietato comprare i giornali, perché sono inutili. I quotidiani – e non è una difesa di categoria – non sono superflui, ma necessari. Il decreto è chiarissimo: le edicole sono aperte e acquistare il proprio quotidiano è un diritto, perché l’informazione è un bene di prima necessità. Oggi più che mai, per non cedere alla paura, per sapere come comportarsi, per allenarsi a un pensiero critico, per scoprire cosa accade nel mondo proprio ora che i confini del mondo – per buona parte di noi -, combaciano con quelli del nostro appartamento e anche, perché no, per rompere la solitudine con qualche buona lettura. Stiamo cercando, con le unghie e con i denti, di difenderci da questo maledetto virus, ma non dimentichiamo di difendere anche la nostra democrazia. Un buon giornalismo è un cardine della nostra società e l’edicola è un presidio della libertà, non è un semplice esercizio commerciale.

Non a caso si è scelto, giustamente, di non far chiudere le serrande a farmacie, supermercati ed edicole. Medicine, cibo e informazione. Perché una buona informazione è il miglior vaccino contro l’ignoranza che genera atti pericolosi per se stessi e per gli altri. Probabilmente i cretini che la scorsa settimana hanno invaso bar e locali, se avessero letto un quotidiano, sarebbero rimasti a casa. I quotidiani, tutti, nessuno escluso, sono mascherine che proteggono il nostro cervello dalla stupidità e dalle menzogne. Specialmente nell’era della pandemia da Coronavirus e di quella da fake news.

https://www.ilgiornale.it/news/politica/i-giornali-mascherine-contro-lignoranza-1840963.html

Muore in Calabria per coronavirus: per la laurea della figlia era stato a Desio

La tragedia di Domenico Crea, 57 anni, impiegato del Comune di Montebello Jonico e impegnato in parrocchia: era stato al Nord per partecipare alla festa e vedere per la prima volta il nipotino appena nato. Pochi giorni dopo la crisi respiratoria

Mimmo Crea durante una celebrazione in parrocchia: era ministro straordinario dell’Eucaristia Mimmo Crea durante una celebrazione in parrocchia: era ministro straordinario dell’Eucaristia

Negli ultimi giorni di febbraio era arrivato a Desio dalla provincia di Reggio Calabria, per assistere alla laurea della figlia Michela. Una festa che si è trasformata in tragedia. Domenico Crea, 57 anni, impiegato del Comune di Montebello Jonico e ministro straordinario dell’Eucaristia nella parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, è morto venerdì dopo una crisi respiratoria provocata dal coronavirus, mentre i parenti lo stavano trasportando in ospedale. Indagini epidemiologiche sono in corso per accertare se l’uomo sia stato contagiato dal virus in Brianza. Momenti lieti, in cui ha potuto vedere per la prima volta il nipotino Antonio, abbracciare i parenti, assistere alla discussione di laurea della figlia.

Ma appena è tornato a casa ha iniziato a sentirsi poco bene. Febbre alta, tosse. Da giorni faceva fatica a respirare. Un malessere che lo aveva spinto a rivolgersi al 118. Ma i medici non hanno fatto il tampone né disposto il ricovero. Fino a quando le sue condizioni sono diventate drammatiche. Moglie e figlia l’hanno trasportato all’ospedale di Melito Porto Salvo, dove però è giunto morto, dopo un arresto cardiaco per problemi respiratori. Il giorno dopo il decesso è arrivato l’esito del tampone: positivo al coronavirus. Ora anche i familiari, i medici e gli infermieri sono in quarantena.

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Reggio Calabria, focolaio di Coronavirus a Montebello Jonico: positivo anche il Sindaco, “Mimmo Crea non aveva avuto alcun contatto con il Nord”

Coronavirus a Reggio Calabria: il sindaco ha annunciato la sua positività sul profilo facebook

Dopo la morte di Mimmo Crea, dipendente del Comune di Montebello Jonico, arriva la positività al Coronavirus anche per il sindaco del centro jonico reggino, Ugo Suraci, che sul proprio profilo facebook ha lanciato l’appello a tutta la popolazione di permanere in quarantena. Nel paese c’è un focolaio dell’epidemia, perchè la vittima non aveva avuto diretti collegamenti con persone provenienti dal Nord Italia, quindi ha per forza di cose contratto l’infezione nel paese o più probabilmente addirittura dentro il palazzo Comunale, dove lavorava. A proposito di Montebello Jonico: l’11 marzo un camionista 39enne era rientrato a Montebello dal Nord, dove si trovava per lavoro, è risultato positivo al tampone. Il focolaio di Montebello potrebbe esser partito da lì. Fatto sta che non si conosce al momento il numero complessivo delle persone infette nel paese.

Ecco le parole del Sindaco:

“In questo momento di particolare difficoltà per tutti noi, COMUNICO ALLA COMUNITÀ MONTEBELLESE CHE SONO RISULTATO POSITIVO AL PRIMO TAMPONE PER IL COVID-19 cui sono stato sottoposto nella serata di ieri, 14 marzo, ed il cui esito ho conosciuto nel tardo pomeriggio odierno. In questo momento mi trovo in attesa presso il GOM “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria. ESORTO TUTTE LE PERSONE CHE HANNO AVUTO CONTATTI CON ME NEGLI ULTIMI 14 GIORNI A PERMANERE IN QUARANTENA OBBLIGATORIA presso le proprie abitazione e, soltanto nel caso dovessero insorgere sintomi quali febbre alta, tosse ed affanno, di allertare il 118, il numero verde regionale 800 767676 o il numero del Ministero della Salute 1500. Approfitto anche di questa occasione per ESORTARE ancora una volta i CITTADINI MONTEBELLESI a RIMANERE A CASA e di allontanarsi soltanto nei casi di necessità previsti dal DPCM 9 marzo 2020 (comprovate esigenze lavorative, questioni sanitarie, acquisto di farmaci, acquisto di generi alimentari, ecc.) muniti del MODELLO DI AUTOCERTIFICAZIONE o pronti a compilarlo ad eventuale richiesta delle Forze di Polizia (il modello è anche nella loro disponibilità). In caso di uscita dall’abitazione le Autorità Sanitarie consigliano l’utilizzo di mascherina e guanti. Nel caso in cui l’accesso alle farmacie o ai supermercati sia consentito soltanto in forma contingentata (poche persone per volta) Vi invito a rispettare l’ordine d’ingresso ed a mantenere la DISTANZA DI SICUREZZA DI ALMENO 1 METRO sia fuori che dentro l’esercizio commerciale. Non è necessario acquistare quantità eccessive di BENI DI PRIMA NECESSITÀ in quanto ne è garantito il regolare rifornimento ai rivenditori.

La morte dell’amico e dipendente comunale Geom. Mimmo Crea, nel colpirmi profondamente per come è arrivata, ha lasciato sgomenta l’intera comunità ed ha fatto piombare ancor di più il nostro Comune nel baratro delle preoccupazioni causate da questo maledetto Covid-19. La morte di Mimmo, lavoratore instancabile e professionale, persona dedita al prossimo e la cui sensibilità era nota a tutti, ha privato la sua famiglia e gli amici che lo hanno conosciuto della sua sincera solarità e del suo immancabile sostegno. In questi giorni davvero difficili ritengo necessario destinare alla famiglia di Mimmo il cordoglio mio e dell’Amministrazione Comunale. Il Comune di Montebello Jonico, le Forze dell’Ordine e le Autorità Sanitarie, coordinate dalla Prefettura di Reggio Calabria, sono al lavoro per ricostruire attraverso quale percorso il virus abbia potuto giungere nel nostro territorio e contagiare Mimmo. Sulla questione, proprio per fare chiarezza e mettere definitivamente a tacere le molteplici, fantasiose ed ingiuste ipotesi veicolate tra la popolazione, l’unica VERA CERTEZZA è che il contagio di Mimmo non è avvenuto a causa di viaggi o spostamenti suoi o di componenti del suo nucleo familiare da e per le Zone Rosse.

 

Reggio Calabria, è UFFICIALE: il 57enne di Montebello Jonico morto ieri aveva il Coronavirus. “Stava benissimo, nessuna patologia”

Reggio Calabria, arrivato il risultato del tampone sul 57enne morto ieri a Melito di Porto Salvo: aveva il Coronavirus

Foto di Andrew Theodorakis / Getty Images

La notizia che non avremmo mai voluto dare: c’è il primo morto per Coronavirus a Reggio Calabria. E’ un uomo di 57 anni, che stava bene e non aveva alcuna patologia. Si chiamava Mimmo Crea e viveva a Masella, frazione di Montebello Jonico. Da giorni aveva la febbre e faceva fatica a respirare. Aveva già allertato il 118, ma nessuno gli ha fatto il tampone o ne ha disposto il ricovero. Ieri le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate. Moglie e figlia l’hanno messo in macchina portandolo di corsa all’Ospedale Tiberio Evoli di Melito di Porto Salvo, dove però è giunto già morto dopo “arresto cardio-circolatorio dovuto a gravi problemi respiratori” mentre era in auto. I soccorritori del pronto soccorso avevano tentato (invano) di rianimarlo. Pochi minuti fa è arrivato l’esito del tampone, effettuato su materiale biologico del cadavere: è positivo al Coronavirus. Adesso anche i familiari e medici e infermieri entrati in contatto con l’uomo dovranno sottoporsi ai controlli.

Tutta la comunità di Montebello è piombata nello sconforto, anche perchè Mimmo era un uomo molto amato da tutti: stimato dipendente comunale, aveva funzione di “ministro straordinario” nella parrocchia di S.S. Cosma e Damiano. Al momento si stanno conducendo indagini epidemiologiche per valutare un possibile collegamento con il focolaio del Nord Italia.

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Mi piace vedere  il passerotto beccare le briciole sul balcone e pure vederlo librarsi in volo con i suoi amici, ma vederlo e sentirlo svolazzare accanto a me no, no posso: mi travolge  il peggiore panico che si possa immaginare. I volatili, tutti, dalla farfalla in su, da vicino,mi fanno un effetto devastante. Stamattina, intorno alle ore 8 del giorno 11 marzo dell’anno 2020, secondo il calendario gregoriano, è successo il patatrac; sì sì. proprio così; mi spostavo dalla cucina al soggiorno a cercare fazzoletti quando ho visto e sentito l’uccellino che sbatteva furiosamente  contro i vetri del balcone. Ho pensato fosse dal lato esterno, ma quando  in un nanosecondo ho realizzato che era dentro, ho avuto la mia solita reazione inconsulta, irrefrenabile e inevitabile e ho girato i tacchi per uscire dalla stanza “contaminata”. E però che succede ? inciampo nello spigolo del divano e rovino a terra, ahimè con un bilancio doloroso : la rottura di alcuni denti, un braccio compromesso da dolori fortissimi, contusioni diffuse, soprattutto ad una costola che mi causa difficoltà a parlare e a respirare. E di questi tempi si innestano pure  altri pensieri. Sono sicura che il passerotto mi voleva solo salutare, se avesse pensato che la sua visita avrebbe prodotto conseguenze disastrose, non sarebbe entrato in casa. Era solo un passerotto, mannaggia.

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Foto Strettoweb

Non so se andrò a votare per le Regionali della mia Calabria. Sono cittadina italiana e pago le tasse regolarmente (sic!) aldilà di ogni ragionevole dubbio.Il mio unico modo di partecipare alla vita politica del “mio” Paese è di esprimere il mio voto Anni fa, su un terreno di mia proprietà nel comune di San Roberto in Provincia di Reggio Calabria ho effettuato un progetto di forestazione produttiva finanziato con contributi UE, previsto per incentivare la produzione del legno  considerato il fatto che l’Italia è costretta ad importarne notevoli quantità. il progetto, il famoso 2080, prevede un contributo annuo in sostituzione del mancato reddito dovuto alla conversione colturale.e stimato naturalmente al ribasso rispetto al reddito precedente.Per usufruire di questo contributo, che nel mio caso si tratta di importi irrisori, bisogna fare la domanda attraverso studi convenzionati con la regione, domande annuali, dunque, che pago, laddove invece dovrebbero essere gli addetti agli uffici regionali a verificare e perfezionare l’iter in autonomia. Comunque se fino al 2014, pur  tra ritardi e riduzioni incomprensibili, il pagamento annuale arrivava, dal 2014 è tutto fermo e tutto tace. Gli uffici regionali preposti a questo servizio e cioè il dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari, non risponde nè al telefono e neppure alle mie PEC, con le quali chiedevo un appuntamento con il Dirigente di settore.Ho scritto pure in merito al Procuratore-Scrittore di Catanzaro, ma nessuna risposta.Non ho interlocutori. E’ una vera indecenza.Adesso, però, fiumi di parole per le elezioni, tra manifestazioni e passerelle. Mi vorrei dimettere da cittadina, così non pagherei le tasse e, come i clandestini, che spopolano in italia, usufruirei di innumerevoli privilegi.

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La sindrome del foglio bianco ha colpito anche me.
Proprio così. E’ da qualche tempo che un turbinio di emozioni gonfiano il mio cuore e bloccano la mia penna.

Il disincanto del vissuto, le esperienze di vita anche forti, non bastano a proteggerti dalle emozioni  di eventi imprevisti.

Ma come fai a scrivere che da un po’ di tempo non senti più il gufo  la sera ?

Siamo venuti ad abitare, io e la mia famiglia, più di trenta anni fa , in questa casa nella zona alta della città, centro storico di Reggio Calabria. Spesso, la sera , dai locali della cucina il cui balcone guarda verso la zona sud della città, mi giungeva il verso di un animale notturno, sembrava proprio il verso del gufo, ma ritenevo impossibile che un gufo potesse soggiornare in un centro al alta intensità abitativa. Chiedevo, dunque a mio marito, che, con molta naturalezza confermava si trattasse del gufo, anche se non poteva spiegarne l’esistenza da queste parti. Anche se non ho mai pensato di annotare le date in cui sentivo questa specie di canto, mi sono chiesta  quanto sia la durata di vita dei gufi e, appreso che sia intorno ai 30 anni, mi chiedevo come mai il bubolare provenisse sempre dallo stesso posto, e con la stessa cadenza.

Come fai a scrivere il seguito ?

Strani intrecci succedono nella vita; come quello che qualche anno fa, nel 2016,  porta alla Direzione del Parco d’Aspromomte il Dottore Tralongo, che accetta volentieri perchè potrà tornare nei luoghi della fanciullezza per approfondirne gli aspetti naturalistici e faunistici. Conoscevo Sergio ragazzino, figlio del mio carissimo collega Silvio, che intorno alla metà degli anni settanta si trasferisce con la famiglia a Bologna anche per dare ai figli maggiori opportunità negli studi. Si divertiva Sergio a cercare e ricercare in ogni luogo possibile, animali di ogni tipo, soprattutto  volatili, verso i quali nutriva una vera passione. e, pochi mesi addietro, in proposito, ho partecipato ad un incontro molto interessante,  sui rondoni nel dintorni di Reggio Calabria, dove Sergio Tralongo ha narrato, con rara cura dei particolari e quantomai gradevole comunicazione, l’insolita stanzialità di questi volatili, che, da qualche tempo, amano nidificare dalle nostre parti.

Sergio Tralongo scopre, inoltre, non senza grande meraviglia, che nel centro storico collinare di Reggio Calabria, in direzione di casa mia e a poca distanza dalla mia abitazione, c’è proprio un nido di gufi. Sergio però non fa in tempo ad illustrare questa affascinante scoperta perchè un maledetto malore  stronca la sua vita in maniera improvvisa e repentina nello spazio di pochissime ore. Ad appena 58 anni.

Soddisfatta in parte la mia curiosità sul bubolare vespertino del “mio” gufo, avrei voluto saperne di più: come sia arrivato il gufo in pieno centro abitato, quanti sono i gufi adulti e quanti gufetti sono nati in tutto l’arco di tempo nel quale il “mio ” gufo mi salutava spesso sul calar della notte.

Chissà quante e quante cose  ci avrebbe raccontato Sergio sul nostro territorio, che custodisce gelosamente tesori inestimabili !

Chissà !

Chissà però perchè da quel maledetto 20 novembre 2019, il mio gufo non canta più.

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Solo un pizzico della mia energia.

Quando l’istinto ti spinge a fare qualcosa in maniera irrefrenabile, non ci puoi fare nulla, devi assecondarlo.

Io abito vicino la scuola che ho frequentato per cinque anni, quel Liceo storico intitolato al genio indiscusso di Leonardo Da Vinci, ragion per cui considero l’istituto come parte della mia persona, quindi in un certo senso scontato. e sì che l’ho visto trasformarsi via via nel tempo, ma senza grandi emozioni. quando però ti rendi conto che sono passati appena 50 anni dalla maturità, allora ti fermi un momento e rifletti e ti assale la memoria in maniera prorompente, e rivivi quegli anni. Da qualche tempo abbiamo preso l’abitudine di incontrarci ogni tanto tra i compagni ed è sempre piacevole ritrovarsi sempre uguali nel cameratismo, eppure diversi nel vissuto individuale che caratterizza ognuno di noi e ci fa divertire, adesso, fuori dai canoni scolastici, con il disincanto proprio di una diversa  età della vita e con sentimenti  di amicizia pulita dalle scorie di qualsiasi senso di  competizione, condizione necessaria e sufficiente, comunque,  nella vita normale di classe.

Stamani, dunque, passando davanti scuola, come spesso mi capita, è successo qualcosa di strano, perchè una forza istintiva mi ha spinta, letteralmente, sospinta a varcare quella soglia; nessuno mi ha chiesto chi fossi e cosa cercassi, come se quelle mura mi avessero riconosciuta, e d’un tratto mi sono ritrovata nei corridoi, respirando un’aria familiare, forse un briciolo della mia energia  vi sarà pure  rimasto,  e mi sono rivista catapultata  a più di mezzo secolo addietro, quando sono arrivata da queste parti.

Era stata una scelta consapevole, quella che mi ha fatto scegliere il liceo scientifico. Ho frequentato le medie a S. Stefano in Aspromonte, il mio bel paese e mi affascinava l’idea di poter risolvere i problemi, ragion per cui la matematica doveva essere il mio campo, nonostante consigli diversi di familiari e insegnanti, che suggerivano gli studi classici  e/o quelli artistici. la matematica, secondo me, con le sue “certezze”, avrebbe dato le risposte ai miei infiniti perchè, mi avrebbe aiutato a dissipare i miei dubbi e le mie inquietudini anche esistenziali. E volevo la sezione A, che però era “esclusiva”, riservata, secondo l’opinione pubblica, ai cosiddetti figli di papà. io,povera ragazza di provincia, cosa andavo cercando ? sicuramente fuori dai giochi, volevo soltanto misurarmi con me stessa ; mi avevano sconsigliato la A alcuni ben pensanti perchè, dicevano, ci fossero alcuni insegnanti considerati “il terrore” dell’intero liceo, e io, che amo le sfide, volevo verificare di persona, ma mi avevano destinato ad altra sezione. Stamani mi sono rivista vagare sperduta, muta per il largo corridoio in cerca di un aiuto impossibile, che però arriva sotto le vesti di Mimì Violi, storico Segretario del Liceo, a me completamente sconosciuto, che mi chiede il motivo del mio vagare e farà di tutto per soddisfare il mio bisogno costringendo una ragazza ad uno scambio di sezione. Comincio così i miei cinque anni di frequentazione tra i disagi del viaggio con l’autobus che faceva molte soste perchè effettuava pure il servizio postale e gli imprevisti causati dalle intemperie.

Con la memoria dell’eterno presente rivedo il Preside, prof Mariano Scardina, sempre chiuso nel laboratorio di Fisica a fare esperimenti, e  gli insegnanti, la tensione che ti assale per l’interrogazione, per il compito in classe e per il problema la cui soluzione ti dà filo da torcere. E ancora lo sport, il gioco, pallacanestro e pallavolo con la Prof Curcio : il passato diventa presente e con esso si confonde. E poi la classe , i compagni e la prof di scienze che ci spronava a cercare sempre il ” quid ” di ogni cosa. E io che ne sono sempre in cerca tuttora. Ringrazio, dunque, dall’alto dei primi 50 dalla maturità, tutto l’ambiente scolastico di quegli anni per quello che mi ha trasmesso, aiuto prezioso nel mio vissuto.

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