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Archive for the ‘Attualità’ Category

“Va’ dove ti porta ….Evola

Mantua me genuit

Calabri rapuere

tenent nunc Parthenope

cecini pasqua

rura

duces”

 

 

Un Virgilio diverso da quello più conosciuto nell’immaginario collettivo: la Guida di Dante, l’autore delle Bucoliche e delle Georgiche è stato onorato e celebrato a Napoli nella Grotta simbolo di Piedigrotta, tunnel di circa settecento metri realizzato, secondo la leggenda, proprio da Virgilio in una sola notte, con i suoi poteri magici, luogo in cui sussistono suggestivi giochi di fasci di luce particolarmente visibili nei giorni  dei solstizi. A ricordo imperituro di Virgilio all’ingresso la pianta del sempreverde Lauro, onore e vanto e simbolo di cultura. In proposito l’autore descrive la composizione chimica della pianta le cui foglie contengono cianuro di potassio, veleno mortale, che in piccole dosi viene tuttora usato nel quotidiano sia come erba aromatica sia come rimedio naturale per lenire lievi disturbi. Nella Cripta di Posillipo veniva praticato il culto di  Mytra, il Dio intermediario tra il divino e l’umano , una divinità antica la cui storia è simile a quella di Cristo, con cui il Cristianesimo lo ha sostituito, come ha sostituito il culto di  San Gennaro a  quello di Virgilio  Nella famosa grotta che in alcuni aspetti richiama la forma del piede si celebravano riti, danze, giochi, vere e proprie orge, che nei tempi antichi erano considerati naturali espressioni di emozioni e sentimenti, liberi da censure peccaminose.

Neapolis, dunque, la città nuova da distinguere da Partenope, la città precedente nata dalla Sirena che insieme alle “sorelle” Ligeia e Leucosia diventano scogli con la complicità di  Orfeo e Ulisse; a ricordare Partenope l’imponente Castel dell’Ovo, costruito sulle sue ceneri e che oggi custodisce i resti di Santa Patrizia, perchè il Cristianesimo mutua riti e dei.

E poi l’etimologia delle parole, per capirne il vero significato, come, ad esempio ” Teatro” : thea ha lo stesso significato di deus, giorno, splendore. Infatti nel Teatro di Neapolis si svolgono importanti rappresentazioni celebrative nelle Feste di Piedigrotta, dove si esibiva pure Nerone accompagnato da strumenti particolari come putipù, scetavaiasse, siscariello, triccaballacche.

La credenza che l’uomo nasca dalla pietra, le leggende sulle donne che partoriscono sulla terra nuda, e tanto, tanto, tanto altro, in un susseguirsi di emozioni che ti trascinano in dimensioni completamente nuove e dove senti l’eco di richiami ancestrali e intuizioni che qui e là cercano di riemergere nel tuo inconscio.

Insomma sto cercando di dire qualcosa del bellissimo libro “Napoli la città velata”– luoghi e simboli dei Misteri- degli dei-dei miti-dei riti- delle feste di Maurizio Ponticello.

Un bel leggere. un libro pieno di fascino : misteri arcaici, riti esoterici, culti mitraici, storia e leggenda che si incontrano in una realtà ricca di significati nascosti da lunghi secoli di oscurantismo. L’autore toglie il velo, solleva i veli che celano la vera Napoli, e lo fa con delicatezza e forza, accompagnando il lettore in un mondo avvincente, ammaliante, seducente.

Sono arrivata a questo scritto mentre leggevo Evola, il titolo ha stuzzicato la mia curiosità, ho acquistato il libro e l’ho  letto tutto d’un fiato.

Scriverne mi riesce difficile, perchè dovrei copiarlo tutto. Sono curiosa e mi interessa la storia, soprattutto quella del mio territorio. Ho frequentato Napoli sia per motivi affettivi  sia per  esigenze  professionali, ma mi sono fermata alla bellissima facciata, per mia ignoranza.

Farò di tutto per recuperare i tesori che ho lasciato per strada  e poter guardare con occhi diversi i  luoghi dell’anima di Napoli, per cercare di carpirne la vera anima.

 

Sempre grazie ad Evola ho comprato pure I Misteri del Sole di Stefano Arcella, del quale mi riprometto di scrivere, dopo aver approfondito alcune curiosità storiche  nella mia zona.

 

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Risultati immagini per reggio calabria

 

 

Sulle strade rifiuti e buche pericolose

Come infiorate marce e fetose

Prodotti tipici del primo cittadino

Che indossa la fascia come fosse Arlecchino.

Cercano attenti gli incola affranti

Ma nulla appare da tempi inquietanti

Nulla si vede

La ciurma è stanca

Nulla si vede

La lena manca.

Sotto la tolda sta il sindaco-burattino

Che taglia nastri

Per camuffare il suo declino.

“A C Q U A ” ! si grida

Eccola, appare.

No. Solo un miraggio raro che presto scompare.

Quel dì che il liquido chiaro

Dai rubinetti sgorgherà

Una stella cometa l’annunzierà

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Caro Gesù Bambino,

tu che sei tanto buono,

lascia una volta il cielo, e vieni a giocare,

a giocare con me.

 

 

Così alcuni versi di una suggestiva canzone. In effetti, nel mese in cui la Chiesa ricorda la tua nascita, io vorrei che venissi a trovarmi veramente, vorrei fare con te il gioco dei perchè; perchè vorrei farti delle domande de visu e vorrei delle risposte dirette, senza fronzoli.

Sono cresciuta in un Paese come l’Italia, dove la religione di Stato è quella cattolica apostolica romana, che fonda le sue basi, o almeno dovrebbe, sul  messaggio cristiano, cioè di Cristo, e, dunque, anche mio malgrado, sono intrisa di cultura cristiana, o pseudo-tale.

 

Avevo appena compiuto cinque anni quella sera del 26 agosto e giocavo con il mio papà, bello, sano e forte, a cavalluccio sulle sue ginocchia, nell’ingresso della casetta in campagna. La mattina dopo, in un batter d’occhio il mio papà, bello-sano e forte, ha accusato mal di testa  ed è morto senza saper manco  come. Il mio carattere, ribelle di natura, non poteva accettare questa ingiustizia, e ho dato libero sfogo alle mie intemperanze, complicando la vita di mia madre, rimasta sola con due bimbe e impegnata a fare  salti mortali per sbarcare il lunario e consentirci di vivere dignitosamente.
Crescendo, sono stata sempre assillata dalle domande esistenziali e per cercare qualche risposta ho letto fiumi di libri, senza naturalmente trovare risposte; mi sono spesso confrontata con uomini di cultura, alcuni con la tonaca, che ho incontrato lungo il mio cammino di vita,nei quali molto spesso ho trovato il conforto di condividere la mia stessa inquietudine.

Tra mille domande  e centomila dubbi, sono andata  avanti nello slalom della vita facendomi, gioco forza, una qualche ragione del perchè si nasca e del perchè si muoia : un mistero per ora imprescrutabile, purtroppo. Accantonati questi perchè, ne irrompono con prepotenza altri :  se venissi a trovarmi, caro Gesù ti vorrei chiedere qualcosa sulla sofferenza fisica. Ho visto soffrire troppe persone : dal marito di mia sorella, qualche anno fa, a Loredana, a Nino, a  Cecè : hanno lottato tutti come leoni a sconfiggere il male che li ha falciati nel fiore dell’esistenza, insieme a tanti e tanti altri, bambini , giovani, adulti, che soffrono pene indicibili. Perchè? Perchè tanta sofferenza ? dimmi Gesù.

E poi quanta crudeltà, quanta cattiveria, quanto odio gratuito, quanti crimini contro l’umanità; quante vite innocenti ammazzate con ferocia, quanta ipocrisia, quanta corruzione, stragi e quanti disastri naturali! Cosa mi dici, caro Gesù ?

E della tua cosiddetta  Chiesa, poi, in balia di predatori di corpi, di anime e di denari, cosa mi dici ?

Il catechismo della tua Chiesa mi ha insegnato che tu sei figlio di Dio e che Dio, tuo padre appunto, è un essere buono e misericordioso : mi dici allora come può permettere tante storture ? Mi hanno detto che è pure onnisciente, cioè che  sa e vede tutto: come può consentire tanti sfaceli ? Mi hanno detto e predicato che Dio, sempre di Tuo padre sto dicendo, sia pure tanto misericordioso : e allora che mi dici della sofferenza fisica, delle malattie lunghe e incurabili, dei calvari di dolore che gli uomini devono sopportare ? A proposito di calvario, mi è stato pure detto e predicato dalla tua Chiesa che tuo padre ha mandato te sulla terra per riscattare i peccati dell’umanità e per questo hai portato la croce lungo il calvario e ti sei immolato e fatto crocifiggere : è stato tutto un imbroglio forse ? da che cosa ci hai riscattato ? Ti vorrei chiedere anche questo. Qual è, insomma il senso della vita, me lo dici caro Gesù ?

Qualcuno dice che Dio è morto. Sarà vero ?  Il tuo sacrificio però non aveva un limite temporale, mi hanno detto e predicato che sarebbe stato  valido al di là di tempo e spazio, due dimensioni terrene, mentre tu sei eterno.

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Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

 

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate
fredda, dei morti.

Giovanni Pascoli

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Poco dopo le nove di stamani 3 novembre 2018 mi trovo a passare per Via Firenze e all’incrocio appena sopra la Via Paolo Pellicano, cioè centro città, vedo questo segnale

Sopra una profonda  buca qualche cittadino benpensante avrà pensato di avvisare i passanti ad evitare tragedie come quelle delle quali la cronaca ci dà conto quotidianamente. L’iniziativa trova apprezzamento da coloro che occasionalmente o dimoranti frequentano la zona. Dopo pochi minuti, sono di ritorno e, guarda guarda, la Polizia Municipale è sul posto. Sono favorevolmente sorpresa, così la buca sarà rimediata e il pericolo scongiurato. Ahimè no, le forze preposte al decoro cittadino rimuovono la croce e la buca rimane lì.

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Ogni tanto devo scrivere pure di cucina anche perchè senza il pane quotidiano, è difficile sopravvivere. Devo premettere che io non ho la preoccupazione del cibo o di cosa cucinare, in famiglia usiamo dire che si mangia “quello che c’è”. Sono stata abituata così sin da piccola, e questo modus vivendi mi è tornato utile durante gli impegni professionali. E pure adesso che non ho vincoli obbligatori  extra, questa dimensione mi fa affrontare il cibo con una certa nonchalance. Però, però io amo cercare e sperimentare anche in cucina e spesso mi sbizzarrisco a provare pietanze le più diverse per soddisfare la mia curiosità, che deve essere  evidentemente  un vizio di famiglia se, come spesso accade, Rita, mia figlia, ogni tanto mi segnala delle pietanze nuove, giusto per allargare il mio repertorio. Poi ci metto del mio, lavorando di fantasia, anche perchè non sono molto legata alla cosiddetta tradizione, che, secondo me, è un processo dinamico, evolutivo, che si forma e varia strada facendo con contaminazioni e modifiche continue. A onor del vero, non solo Rita,  anche Gianni, il mio secondogenito, mi stuzzica con prodotti e cibi dell’altro mondo, alla lettera, perchè lui è sempre in giro in paesi diversi e  spesso mi trasmette ricette insolite , che mi piace sperimentare. Fatte queste doverose premesse, vengo al nocciolo della questione.

Qualche giorno fa, dunque, Rita mi segnala la ricetta, pescata casualmente in rete, di una pasta al pesto di barbabietola. Mi potevo esimermi dal cimentarmi in questa esperienza? Giammai. Prima di tutto mi devo procurare l’ingrediente principale, la barbabietola appunto. ragion per cui domenica di buon mattino vado a Piazza Carmine, al mercatino di Campagna Amica ( una iniziativa lodevole), organizzato dalla  Coldiretti. Non ci sono barbabietole : lì per lì rimango male, ma poi vado nel rifugio, il negozietto aderente alla stessa iniziativa e sempre aperto e lì trovo gli ultimi tre tuberi. Tornata a casa preparo la pasta al pesto di barbabietola, che abbiamo gustato e degustato con piacere domenica a pranzo. Esperimento riuscito, posso inserire, così, la pietanza nel mio ricettario. Di seguito descrivo la ricetta, tra l’altro, semplicissima, casomai qualcuno fosse interessato.

 

Ingredienti

Barbabietole

Basilico tritato, preferibilmente a mano con il coltello e dal marito, o dall’uomo di casa

Noci o pinoli o mandorle tritate

Pistacchi, ridotti in granella

Parmigiano

Succo di limone

Panna  ( opzionale)

Aglio   ( io ne ho fatto a  meno )

Sale

Olio

Pepe  (opzionale)

Erbe aromatiche a piacere

Pasta, formato a piacere, corta o lunga, normale, di farro, integrale va bene uguale

Preparazione

Prima di tutto bisogna preparare le barbabietole, che ho lessato  per circa mezz’ora; poi le ho sbucciate e ridotte in poltiglia, quindi ho aggiunto  tutti gli altri ingredienti

Cotta la pasta ho aggiunto il pesto, e guarnito con la granella di pistacchi

Il pranzo è servito.

Facile no ?

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Occhi bassi e bocca chiusa

Piccolo è il numero di persone che vedono con i loro occhi e pensano con le loro menti.
(Albert Einstein)

 

L’altra sera su canale 5 è andata in onda la replica di Solo, la fiction ambientata a Gioia Tauro che tratta dei traffici internazionali di droga gestiti dalla mafia, e ancora una volta è andata in onda la menzogna : mai, infatti, il termine fiction, finzione appunto, è stato più appropriato. Ancora una volta si racconta un Sud falso e mendace : si fa dire ad una giovane ragazza che deve sottostare alle regole dei familiari secondo le quali la femmina calabrese deve tenere gli occhi bassi e la bocca chiusa. Finiamola una buona volta di dire scempiaggini. Da sempre considero la televisione una scatola tonta, come ho sempre detto e predicato ai miei figli sin dalla loro nascita. Il fatto è però che questa maledetta scatola tonta fa opinione e diffonde notizie false in tutte le salse condite da ignoranza e turpiloquio.I cosiddetti mass media sono ormai da alcuni decenni conformati, omogeneizzati , allineati e coperti; quelli che dovevano essere i mezzi di informazione rispondono alla legge del “comunicatore unico” . come  felicemente li ha definiti Maria Giovanna Maglie, giornalista per fortuna indipendente, purtroppo come pochi. Quando si dice di Calabria, si antepone il termine ‘ndrangheta, quando si dice di donna calabrese, si antepone il termine sottomissione e omertà. Quando invece la cronaca di tutti i giorni racconta di efferati fatti delittuosi senza delimitazioni geografiche in tutta la penisola e spesso, molto spesso, l’omertà regna sovrana in ogni dove: qualcuno mi spieghi, per favore, perchè quando un delitto accade in Calabria si collega ipso facto alla ‘ndrangheta e perchè quando si racconta di donne, in qualche modo coinvolte, le calabresi vengono discriminate come persone subalterne al maschio di turno. E’ ora di finirla con stereotipi e pregiudizi, alimentati purtroppo anche e soprattutto dagli stessi calabresi, che ci siamo autoconvinti di quanto ci hanno raccontato e continuano a raccontarci. Per usare un termine di tendenza qui si tratta di razzismo, di genere, contro le donne calabresi, e di coordinate geografiche, contro il Sud in generale.

 

 

Corruzione, mafia, delinquenza, collusioni e connivenze spopolano in ogni settore; cinema, televisione, cultura, moda, economia, per non dire della politica e dell’omertà della Chiesa e dello Stato. Ancora aspettiamo la verità sui fatti di Emanuela Orlandi e di tutte le altre persone coinvolte; a tal proposito la lettura del libro “La mafioneria è uno stato perfetto” di Massimo  Festa e Claudio Eminenti mi ha fatto star male anche fisicamente. Quanti fatti delittuosi, quante stragi rimangono avvolti nel mistero con la complice omertà degli organi della politica, della cosiddetta giustizia, dello stato, di quello stato che dovrebbe tutelarmi e proteggermi e invece mi aggredisce come i tentacoli di una piovra delittuosa e omertosa! Per noi calabresi reggini basterebbe ricordare i fatti del 1970 e dintorni, quando una protesta civile e democratica viene soffocata nel sangue proprio dallo stato -canaglia, come documenta aldilà di ogni ragionevole dubbio il film  “Liberarsi, figli di un Dio minore” capolavoro del regista Reggino di Taurianova Salvatore Romano. Lo studio, non quello distorto dalle narrazioni accademiche, ma della  storia dei fatti realmente accaduti nel passato più o meno vicino e/o lontano non dovrebbe limitarsi ad un esercizio mnemonico-didattico, ma dovrebbe essere da noi  utilizzato per capire meglio i tempi attuali e non ripetere gli errori già commessi. E con buona pace di tutti i detrattori i calabresi tutti uomini e donne possono far leva su un valore aggiunto ineguagliabile, qual è, appunto, proprio la calabresità.

 

 

 

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