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Archive for settembre 2012

Euro spezzato

Polverini e le polveri di euro: poverini tutti i politici.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nato da un aborto non riuscito, l’euro si è tramutato in polveri e si è volatilizzato. Con  naturalezza e senza che nessuno se ne accorgesse, ha semplicemente scelto di cambiare stato  fisico  e da cartaceo si è trasformato in polvere, mandando in fumo i sogni del popolo italiano. Il tutto nell’indifferenza generale degli addetti ai lavori, cioè di tutti coloro che avrebbero dovuto tutelare la moneta di scambio, che è  anche di scandalo.  Moneta di scambio  che viene utilizzata da molti politici per corrompere e, quindi, dare scandalo. Anche se ormai non si scandalizza più nessuno, di niente. E l’opinione pubblica ? e il popolo? dove stanno? cosa fanno?

” Popolo era il demos ateniese, che si contrapponeva agli eupatridi, era la plebs romana in lotta col patriziato, era il popolo minuto dei comuni medievali. Il popolo, nella società moderna, invece, ha subito un’articolazione che lo ha differenziato in una infinità di gruppi organizzati, che hanno trovato motivo di interloquire nelle faccende politiche in maniera assai più diretta, efficace e sentita, che non il popolo”.

E ancora: “Ci sono delle epoche nella storia in cui si può andare avanti soltanto tornando indietro. Sono le epoche di decadenza, nelle quali una civiltà che si credeva acquisita si viene disfacendo sotto i nostri occhi costernati. Quando un organismo va in putrefazione, non si può costruire niente tra i miasmi. Il progresso scientifico non è stato accompagnato da un miglioramento dell’uomo, che è poi colui che decide dell’uso degli strumenti messi a sua disposizione dal progresso scientifico. La scienza è moralmente, socialmente, politicamente neutrale: offre all’uomo gli strumenti per sottomettere la natura ma non per governare se stesso. Orbene, volgendosi a guardare le creazioni umane, l’arte, la filosofia, la morale, il costume, gli ordinamenti giuridici, le ideologie politiche, basta non aver perduto il senno per vedere l’abisso nel quale l’Occidente sta precipitando.

“Ogni avvenimento segna un progresso sotto un aspetto e un regresso sotto un altro e spesso addirittura il regresso è il prezzo necessaro che si paga per un progresso. L’acquisto di un bene o di un meglio impone la perdita di un altro bene. Così si spegano i giudizi contrari e le dispute che sempre inesauribilmente appassionano gli storiografi. Ciò vale per gli avvenimenti singoli e ancora di più vale per i periodi, le epoche, che ora appaiono  come un grande passo in avanti ed ora vengono rimpiante rispetto al peggio, che è venuto dopo e tutti hanno egualmente ragione.

Spengler ha dimostrato che le civiltà nascono, prosperano, decadono e si estinguono, come qualsiasi altra cosa terrena. Muoiono per senilità e per morte violenta. Certe volte spariscono senza lasciare nessuna traccia.

Questo e molto altro ancora Panfilo Gentile scriveva nel 1962 in “Democrazie Mafiose”, le quali democrazie ” sono rappresentate da quei regimi che, nel quadro delle istituzioni democratiche tradizionali ( volontà popolare, governo rappresentativo, accettazione delle decisioni di maggioranza e rispetto delle minoranze), riescono ad esercitare il potere ed a conservarlo attraverso il sistematico favoritismo di partito. In altri termini le democrazie mafiose sono regimi di tessera, nè più nè meno dei veri e propri regimi totalitari. La differenza tra i due sistemi è che nei regimi totalitari vi è una tessera unica mentre nelle democrazie mafiose sono consentite più tessere; ma siccome si tratta di tessere confederate al vertice si tratta pur sempre in definitiva di un’unica e stessa tessera: quella o quelle privilegiate di coloro che stanno al potere. Infine: la tessera del potere”.

Questo scritto non dimostra affatto i suoi cinquant’anni e aderisce  bene al nostro tempo.

Ci ritroviamo, infatti, con politici ignoranti, ciechi e sordi, incapaci di vedere  ciò che succede sotto i loro occhi in maniera evidente, secondo un vizietto molto diffuso nel nostro bel paese, nel quale la gente normale viene defraudata continuamente per consentire gli abusi  della casta oligarchica, che continua imperterrita nel processo di implosione che porterà all’annientamento di una antica civiltà come quella italica, sepolta dalle Polveri di euro.

E non basta certamente per trovare conforto riandare con il pensiero a Dante, o a Machiavelli, o a Manzoni, giusto per fare qualche nome illustre e alle denunzie che questi insigni letterati hanno fatto dei politici del loro tempo, perchè la convinzione che corruzione, malaffare e strapotere sia una malattia infettiva endemica dell’italica stirpe politica si vive nel quotidiano e la vivono sulla propria pelle i cittadini normali che devono fare i salti mortali per sopravvivere mentre i signori delle caste sguazzano tra i soldi pubblici e i responsabili naturalmente non sanno nulla, nulla vedono e nulla sentono secondo la più vergognosa omertà che comunemente viene addebitata alla mafia. Che non sia proprio mafiosa la politica italiana?

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Alessandro Sallusti

Il codice italiano, che suona come una bella fiaba e agisce come una furia, è il peggiore che l’ingegno umano possa partorire………ho parlato della buffoneria della giustizia italiana; avrei potuto chiamarla farsa….e se non è una farsa….bè, bisogna coniare una parola nuova per quello che è.”

Questo scriveva Norman Douglas nel 1915 : dopo cento anni siamo ancora lì, e per commentare il caso Sallusti non ci sono parole. L’etere è saturo delle chiacchiere dei politici che oggi pomeriggio non si sono risparmiati per esprimersi sul caso che in effetti è il risultato della LATITANZA DELLA POLITICA, che non ha voluto depenalizzare i reati di opinione e che ora piange lacrime di coccodrillo. E tutti i mestieranti della politica si affrettano ora a salire sul palcoscenico dell’ ipocrisia a continuare una recita oscena che non interessa più.

Il caso Sallusti richiama alla memoria l’altro strano caso illustre di Giovannino Guareschi, condannato a 13 mesi di carcere nel 1954 per il reato di lesa maestà nei confronti di Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio, e di Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica.

La storia si ripete.

Sentenze politiche dunque?

Non lo so. So soltanto che mi sento condannata anch’io; come cittadina italiana non mi sento libera di esprimere il mio pensiero in un Paese che annaspa in un pantano malsano.

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Procesione Mdonna della Consolazione
( foto di Peppe Caridi )

O Madonna della Consolazione
Spenti i riflettori sulla tua festa
O Madonna aiutami.
Aiutami a pregarti
Evitando i palloncini e i pallonari
Che invadono il tuo percorso e la Tua piazza
Aiutami Madonna
Ad evitare le moto della Polizia Municipale
Che devono passare tra la folla che viene ad ononarti
Aiutami
Madonna della Consolazione
A salvarmi dagli spintoni di chi dovrebbe
Organizzare
Gli spazi e che
Invece di mettere le transenne
Preferisce spingere e strattonare le persone

Inutilmente
Come fossero
Sardine da salare
Aiutami, O Madonna,
A cercare di capire
Gli anatemi
Che L’Arcivescovo
Lancia contro La città di Reggio Calabria
Che lo ha sempre rispettato e omaggiato
Aiutami a sperare che il prossimo metropolita
Sia migliore.
Aiutami a continuare
A sperare che l’anno prossimo non sarà così.

Madonna della Consolazione, consolami.

Autore : Mimma Suraci

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Pino Buongiorno

Quello che segue è il racconto in prima persona, scritto da un grande inviato del giornalismo italiano, Pino Buongiorno, firma storica di Panorama, che a seguito di un’infezione mal curata si è trovato improvvisamente catapultato nel mondo degli Invisibili. Gli abbiamo chiesto l’autorizzazione a pubblicare anche in questo blog il suo splendido articolo, uscito nell’ultimo numero del settimanale OGGI. Lo ringraziamo per averci subito detto sì. Mai come in questo caso la qualità del giornalismo aiuta a raccontare, come sul fronte di una guerra dimenticata, le battaglie che le persone con disabilità sono chiamate ogni giorno a combattere per vedere tutelati i propri diritti essenziali. Grazie, Pino. Questo spazio è a tua disposizione (f.b.) Quando si diventa disabili, come mi è successo un paio di mesi fa dopo l’amputazione del piede sinistro a causa di un’infezione mal curata da un primario romano del Policlinico Tor Vergata, la prima reazione istintiva è la rabbia. Ma presto ti accorgi, anche grazie ai consigli del nuovo medico curante, il professor Luca Dalla Paola dell’ospedale Maria Cecilia di Cotignola, in provincia di Ravenna, che c’è un antidoto ben più efficace: la forza della volontà. OSTACOLI MAI VISTI PRIMA – Solo così puoi sopravvivere ai mille ostacoli che si frappongono ogni giorno alla vita in carrozzella, specie in una città come Roma: dai passi carrabili ostruiti ai parcheggi per disabili occupati da abusivi, dai marciapiedi invasi da tavolini e sedie fino ai patiti dei cellulari che ti travolgono mentre scrivono sms. I paradossi che ti capitano sembrano assurdi e inverosimili finché non li vivi in prima persona. Come quando l’Inps mi convoca per la prima visita di controllo sull’invalidità civile, in pieno agosto, con un caldo torrido da deserto del Sahara. All’ingresso dell’edificio, in via San Martino della Battaglia, mi accorgo che l’ascensore per il secondo piano, dove sono atteso dalla commissione medica, è guasto da mesi e non ci sono i soldi per ripararlo. Ti verrebbe solo da imprecare. E invece devi morderti la lingua e aspettare oltre due ore, in un androne sporco e puzzolente, che le tre dottoresse decidano di scendere e di constatare l’amputazione mentre nella tua mente scorrono le immagini di una vita vissuta intensamente, fra guerre, terremoti, stragi. L’UMILIANTE VISITA D’INVALIDITA’ – Pensi allo stipendio faraonico e ai mille incarichi del presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua e ti viene da sorridere quando una delle dottoresse, dopo avermi chiesto che lavoro svolgessi prima della malattia, mi dice non so con quanto sarcasmo: «Ah, ma per voi giornalisti non ci sono problemi per questo tipo di invalidità: potete sempre continuare a scrivere al computer». Come se fosse inutile e banale andare in giro a testimoniare gli avvenimenti. L’INCONTRO CON ANGELO RIZZOLI – «Benvenuto nel club dei disabili», mi aveva salutato amaramente Angelo Rizzoli, uno dei primi amici che ho incontrato quando ho deciso di uscire dall’isolamento. «Adesso ti accorgerai di quanto sia incivile questo Paese rispetto agli altri dove hai vissuto, come gli Stati Uniti». Non sbagliava. Pure, per andare in un ristorante, non devi scegliere la qualità del cibo, ma la possibilità reale di potervi accedere. C’è anche chi ti imbroglia al telefono, come mi è successo in un piccolo paese toscano del X secolo, San Sepolcro, al confine fra Toscana, Umbria e Marche. Ti dicono che l’ingresso è al piano terra e invece trovi una scalinata ripidissima e senza pedana. Se poi hai bisogno di un albergo devi armarti di pazienza e fare dieci, venti telefonate per trovare quello che ha una camera per disabili. LODEVOLI ECCEZIONI – A fronte di tante frustrazioni ci sono le eccezioni lodevoli. Come lo stabilimento balneare dell’Ultima Spiaggia, a Capalbio, dove tutto è predisposto per l’accesso con la sedia a rotelle e il personale si prodiga per farti sentire a tuo agio. Scorrono davanti a me tanti flash. Un bambino mi guarda stupito: «Sei come quell’uccello con una sola zampa» pensando forse alla gru dei simboli araldici. Mi viene a far visita un giorno un caro amico e compagno di avventure, Staffan de Mistura, già inviato dell’Onu nelle zone più calde del mondo e oggi sottosegretario al ministero degli Esteri. Mi ricorda il centro protesi di Kabul, diretto dall’eroico Alberto Cairo, che anch’io conosco bene. «Lo sai che un mese fa sono ritornato lì e Cairo mi ha sottoposto a una specie di quiz per indovinare quale gamba di uno dei suoi 250 impiegati – tutti disabili- avesse la protesi. Ho tirato a indovinare e ho sbagliato». Mi prende la mano, me la mette sul cuore e mi dice: «Devi avere solo pazienza. Con la protesi ritornerai a viaggiare e a raccontare quello che succede nel mondo. Potrai andare anche alle Olimpiadi». IL LIBRO DI CANNAVO’ – C’è un libro molto bello che ho letto in queste settimane. L’ha scritto il rimpianto direttore della Gazzetta dello Sport Candido Cannavò. S’intitola: “E li chiamano disabili”. Storie di vite difficili coraggiose stupende. La vera domanda da porsi è questa, scrive Cannavò: «Che cosa può fare un disabile per la collettività in cui vive?». Non viceversa. Da questo rivoluzionario cambio di cultura è nato il mio primo impegno. L’iniziativa me l’ha segnalata in un messaggio di solidarietà un altro giornalista, Salvatore Giannella. Sul suo sito, GiannellaChannel, fa campeggiare un orologio digitale con i giorni, le ore e i minuti, che mancano alla scadenza del 31 dicembre 2013 quando l’Italia rischierà di perdere 45 miliardi di euro di fondi europei destinati al nostro Paese. In quel mare di soldi c’è una bella cifra di contributi a favore dei disabili. Ho promesso che attiverò tutte le mie amicizie a Bruxelles, a cominciare dal Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, Ferdinando Nelli Feroci, per capire quali istituzioni pubbliche e private possano utilizzarli e soprattutto con quali progetti.

Pino Buongiorno

corriere.it

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Sta entrando sempre più nel vivo la campagna elettorale e ormai in vista delle  presidenziali è boom di quotazioni nei siti dov’è possibile scommettere sulle elezioni americane in cui il presidente uscente democratico Barack Obama e lo sfidante repubblicano Mitt Romney si sfideranno per la Casa Bianca. I due sono sempre più “testa a testa” secondo i più recenti sondaggi che vedono Romney in vantaggio sul presidente Obama, almeno secondo il sondaggio giornaliero di Rasmussen, in cui Romney ha il 48% delle preferenze contro il 44% di Obama. Per Gallup, invece, Obama ha il 47% e Romney il 46%. Secondo Ipsos-Reuters,, infine, i due candidati sono pari con il 45%. Invece secondo paddypower.it, Obama è in netto vantaggio (1.44) mentre Romney rimane indietro, a 2.65.
Intanto negli Usa i dati sul mercato del lavoro saranno resi noti venerdì: gli analisti stimano che saranno creati in agosto 125.000 posti di lavoro, meno dei 163.000 di luglio, con un tasso di disoccupazione fermo all’8,3%. Dalla Seconda Guerra mondiale nessun presidente è stato rieletto con una disoccupazione oltre il 6%. Unica eccezione Ronald Reagan con un tasso al 7,2%. Insomma, scommettere sul candidato repubblicano, alla luce degli ultimi sondaggi Usa, probabilmente potrebbe convenire e si può fare sui siti internet di scommesse in Italia.
Ed è di oggi la notizia che Romney supera il milione di ‘follower’ su Twitter, un importante traguardo che non gli consente, però, di raggiungere il presidente Barack Obama, che può contare su 19,2 milioni di ‘follower’.

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Carmine Abate

 

 

 

 

 

 

 

 

“La collina del vento” ( Mondadori editore) è la saga di una famiglia arbëreshë, la comunità greco-albanese che ha dato le origini a Carmine Abate, vincitore con ampio margine del Campiello 2012. Già nel 2004 Abate ara giunto terzo tra i cinque finalisti del famoso Premio con “La festa del ritorno”, uno scritto per molti versi autobiografico, che ricalca il vissuto di molti calabresi, che, come Abate, devono emigrare per trovare opportunità di vita e, forse, di sopravvivenza. Carmine Abate, infatti pur trovando in Germania il suo habitat sociale e non solo, in quanto ha una bella moglie tedesca con la quale ha avuto due figli, porta sempre con sè la condizione di migrante, che volentieri ritorna ai luoghi natii per rivivere in maniera festosa, riti e rituali sempre presenti nel ricordo ancestrale.

L’importante riconoscimento testimonia il ruolo fondamentale della cultura calabrese anche fuori dai confini geografici, in Italia e all’estero

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Carlo Maria Martini

A me non piacciono le celebrazioni post mortem, ma non posso fare a meno di  ricordare il Cardinale per eccellenza, appunto Martini. Ho avuto il privilegio di conoscere personalmente Carlo Maria Martini, quando, nei primissimi anni ottanta, invitato dal suo amico, gesuita anch’egli e all’epoca Padre Superiore a Reggio Calabria, s.j. Vincenzo Insolera, ha tenuto  nella bella  Chiesa degli Ottimati una conversazione che custodisco registrata e di tanto in tanto riascolto. Con raffinata eleganza e con tanta umiltà rendeva semplici anche gli argomenti più complicati, questo religioso che comunicava anche senza parlare. Il suo solo aspetto esprimeva serenità e forza e faceva percepire  un sapere vastissimo, mai ostentato, ma sempre disponibile. Teologo e pastore, riusciva spontaneamente a parlare al cuore di tutti rispettando la libertà dell’altro senza mai assumere atteggiamenti cattedratici. Innamorato di Gerusalemme, la Città Santa, riviveva in quei luoghi il messaggio evangelico più originale e autentico; e senza pose e senza infingimenti ipocriti ha sempre espresso il prorpio pensiero , anche se in antitesi con le posizioni della Chiesa ufficiale,  aspetto, questo, che  ai miei occhi lo ha reso ancora più autentico e vero. Mai appagato era sempre impegnato nella ricerca antropologica  dell’uomo e dell’umanità intera, in un percorso di conversione permanente;  e forse è proprio il messaggio della necessità di rivedere, di riconsiderare continuamente il proprio essere cristiani che più mi ha interessato e tuttora mi intriga. Perchè il cristiano spesso assume un atteggiamento presupponente di certezza statica e passiva  rifiutando confronti e possibilità di cambiamenti delle cosiddette “regole” esslesiastiche, quando invece, secondo me, il cristianesimo è soprattutto ricerca interiore nel percorso dinamico del singolo inserito nei mutamenti sociali di civiltà in cammino.

Io spero vivamente che il pensiero di Martini non venga strumentalizzato politicamente, come ormai spesso si usa malamente fare in Italia, perchè la sua figura e il suo pensiero non possono e non devono essere travisati.

Per quanto riguarda il cosiddetto accanimento terapeutico, come ho altre volte affermato, credo che sia un aspetto della vita umana troppo intimo e familiare e che, quindi, non possa essere regolato per legge. Bisogna accettare il fatto che l’essere umano sulla terra svolge un ciclo del quale fa parte la morte; scegliere di praticare a se stessi o ad altri cure impossibili per mantenere in vita o non farlo è un fatto squisitamente privato, che comprende una serie di valutazioni relative a situazioni diverse, che, a mio parere, non possono essere schematizzate e costrette in ambiti legislativi.

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