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Sofia ( Goggia )

A lezione da Sofia : tutti in piedi 

 

Ho trascorso questa  notte in bianco, di proposito, per vedere la discesa libera delle Olimpiadi in Corea. Sono, almeno mentalmente oramai, sportiva e mi piacciono le competizioni sane, ragion per cui, quando posso guardo e partecipo. Mi poteva sfuggire, dunque, un’occasione ghiotta come quella della notte scorsa ?   anche perchè ero in buona compagnia, tenuto conto che mia figlia doveva seguire la gara per lavoro .

Le gare di Sofia, Goggia naturalmente, sono sempre imprevedibili e, perciò, al cardiopalma, perchè quando è in pista dà tutta se stessa seguendo il suo istinto. Nella discesa di stanotte ha lavorato di cesello con tecnica indiscutibile, cuore e  passione, da vero fenomeno, aldilà di ogni ragionevole dubbio, costruendo un’impresa colossale, mai prima riuscita ad una sciatrice italiana.  Ho vissuto la competizione con brividi , con una tensione emotiva enorme che mi trascinava nell’altrove, fuori dal tempo e dallo spazio. Sofia Goggia è una ragazza giovane, bella, spontanea, che esprime senza remore e con estrema lucidità i propri sentimenti, le proprie sensazioni,  che partecipa ai suoi intelocutori e ai suoi fans con analisi puntuali della sua corsa e dei suoi stati d’animo. Stupisce molti, poi, il rapporto amicale tra Sofia e la brava sciatrice statunitense, altro comportamento esemplare perchè essere sportivi significa proprio questo : essere rivali non significa essere nemici. A farlo, in maniera disarmante una giovane ragazza di 25 anni, altrochè! Da brividi. Grazie Sofia, sei fantastica.

Stamattina, il secondo appuntamento con Sofia, per la premiazione: che gioia, che emozione : guardava e riguardava la medaglia d’oro pesante, pesantissimo, che le avvevano messo al collo, come a voler imprimerla bene nella memoria in ogni suo angolino mentre lacrime di emozione le bagnavano il viso pulito. Quelle lacrime, che ai primi accordi, diventano parole, per cantare a squarciagola, l’inno, senza mancare una sillaba. Da brivido. Grazie Sofia, sei fantastica.

Lungi da me l’idea di contaminare Sofia e la sua impresa, con un accostamento improprio, ma il mio tuffo nella quotidianità , mio malgrado, mi ha sollecitato delle considerazioni. Mentre Sofia nella lontana Corea corre, rischiando di rompersi l’osso del collo, per raggiungere la gloria personale e per regalare all’Italia un oro mai visto, in quella stessa Italia , in contemporanea quindi, i teatranti della politica fanno a gara nel  blaterare parole senza senso . I parlamentari cosiddetti italiani, conoscono l’inno del proprio Paese, ne conoscono le parole, che Sofia  canta  con orgoglio davanti al mondo intero? Quei politici, nominati in qualche modo, spesso abusivo, rappresentanti del popolo, cosiddetto sovrano, sentono anche una  pur minima percentuale dell’orgoglio di Sofia di essere italiani? non dovrebbero dimostrare questo orgoglio lavorando con fierezza e impegno nel proprio ruolo? non dovrebbero aprire ogni incontro cantando a squarciagola, come Sofia, l’Inno Nazionale, del quale, sono sicura, la maggior parte di loro, non conosce le parole ? Da brividi, di rabbia questa volta, e di scoramento. Dalle stelle di Sofia alle stalle di una politica-mangiatoia petulante, ciarlona, menzognera, spesso delinquenziale e criminale. Eh sì che me lo avevano detto e scritto e cantato in tutte le salse, da Dante a Machiavelli, da Manzoni a Panfilo Gentile, giusto per fare solo qualche nome tra tanti e tanti che nel tempo hanno fotografato i malesseri endemici di questo bel paese, ma vivere i gravi disagi e constatare le porcherie di una classe dirigente ( ? ) inadeguata e incompetente sulla propria pelle è diverso, anche perchè ti fa prendere consapevolezza che la storia è un mero esercizio mnemonico -didattico e non va attualizzata, non sia mai signori, vuoi per ignoranza, vuoi per scelta suicida.

Grazie ancora Sofia, per la lezione di impegno, pulizia, coraggio e orgoglio italiano che hai dato a chi si erge a tutore della res publica, anche, se come dice il proverbio, “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”

 

 

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Io sono Pamela

Io sono Pamela.

 

Sono Pamela, ho diciotto anni e amo la vita, forse anche troppo. Sono una ragazza normale con una famiglia normale. Non so come e perchè ho seguito il consiglio di un amico e ho provato quella cosa la prima volta;mi dicevano che avrei potuto volare, sentirmi veramente  libera, evanescente e onnipotente, e sono entrata in quel vortice pensando di provare sempre l’ebbrezza di quando vado a cavallo. Perchè amo la vita e desidero cavalcarla, volando aldilà dell’altrove infinito. Ahimè però, il tempo passa e mi accorgo che i voli che posso e devo fare sono altri e quindi decido di intraprendere un percorso per liberarmi mentalmente e fisicamente da quella cosa che mi sta rubando l’anima. Voglio studiare, voglio fare la criminologa per aiutare tutti e soprattutto le donne e le  ragazze, perchè più indifese, a lottare contro ogni tipo di violenza. Quando i miei amici mi dicono che loro conoscono un metodo che accelera la mia uscita dal tunnel, io ci credo perchè mi assicurano che dalle loro parti funziona benissimo;  mi fido perchè in Italia forse si parla troppo contro l’invasione selvaggia da parte dei nostri fratelli di colore, e questi amici nigeriani sembrano proprio sinceri; li seguo e obbedisco ciecamente ai loro comandi, anche quando li vedo tagliarmi il corpo a pezzi, vivisezionarmi dalla testa ai piedi, anche quando vedo il mio cuore pulsare nelle loro mani. Rientra tutto nella mia purificazione; è così, loro mi hanno garantito che poi il mio corpo tornerà a ricomporsi come prima, senza il tarlo di quella cosa, così potrò finalmente volare lassù, lassù, sempre più su. I miei amici mi hanno detto così e io ci ho creduto  perchè volevo, voglio con tutto il mio “cuore” riappropriarmi della mia vita. Ciao.

Bruno Calì (ciuri)

 

Seuls les enfants savent aimer

 

 

Bruno Caliciuri, chi è costui?

Mimma Suraci-La vita ti riserva sempre delle sorprese, alcune belle, come questa. La storia di Bruno Caliciuri è infatti una piacevole e gradita risonanza che richiama sentimenti ed emozioni spesso trascurati dal frastuono  frenetico del quotidiano. Fermiamoci, dunque, per assaporare una delicata  pagina  di poesia.

Oggi, 8 gennaio 2018. L’Independant dedica un titolo in prima e una intera pagina al famoso  cantante  francese Calì, nome d’arte proprio di Bruno Caliciuri, il cui nonno, Giuseppe, fratello di Teresa, la mamma di mio marito, dal paese d’origine, S. Stefano in Aspromonte, dopo diverse peripezie in giro per il mondo, approda in Francia e si stabilisce con l’amata sposa spagnola, a Vernet les Bains in Occitania. In questi giorni ricorre il triste anniversario della morte della giovane mamma, che aveva appena compiuto 33 anni il 3 di gennaio, quando il piccolo Bruno aveva appena sei anni. Il bimbo porterà sempre nel cuore la ferita incisa dalla   perdita della mamma e adesso, affermato cantautore con ben 7 album pubblicati, ha voluto raccontare nel romanzo Seuls les enfants savent aimer , la sofferenza di lui bambino nei  terribili 8 mesi succedutisi alla morte della mamma.  Un racconto intenso e delicato che inizia, dunque, il 7 di gennaio, la data in cui la mamma viene sepolta. Quante cose avrebbe voluto dire alla mamma, quante volte avrebbe voluto rifugiarsi tra le sue braccia, quanti se, quanti ma, quante domande senza risposte!

Un cantautore genuino e profondo, idilliaco e spregiudicato, impegnato e sentimentale; nelle sue canzoni Bruno, con tratto leggero  e deciso, lontano da pietismi e vittimismi, tocca, canta, grida, urla, con sensibilità infinita e straordinaria  passione, inquietudini e turbamenti,malinconie e tenerezza,  gioie e felicità in una esplosione emotiva sofisticata  che va direttamente al cuore di chi ascolta che si sente coinvolto e protagonista.

Il libro è un inno alla mamma, sotteso dalla  colonna sonora della stessa delicata sensibilità di una intelligenza emotiva vivace e appassionata che accompagna tutte le sue canzoni.

Solo i bambini sanno amare: il romanzo di Bruno Caliciuri, in arte Calì,  dato alle stampe uscirà a giorni per i tipi di Cherche Midi e si annuncia già un successo

 

“L’enfance et ses blessures, sous la plume de Cali.

Seuls les enfants savent aimer.
Seuls les enfants aperçoivent l’amour au loin, qui arrive de toute sa lenteur, de toute sa douceur, pour venir nous consumer.
Seuls les enfants embrassent le désespoir vertigineux de la solitude quand l’amour s’en va.
Seuls les enfants meurent d’amour.
Seuls les enfants jouent leur coeur à chaque instant, à chaque souffle.
À chaque seconde le coeur d’un enfant explose.
Tu me manques à crever, maman.
Jusqu’à quand vas-tu mourir ?”

Avevo da pochi giorni festeggiato i miei 5 anni, quando quel maledetto mattino del 27 agosto in due ore si portò via il mio papà, sulle cui ginocchia la sera prima avevo giocato a cavalluccio. Rabbia e ribellione sono in me esplose contro il mondo intero, e la ferita sanguina tuttora. La mente razionale di un bambino non può capire l’evento misterioso della morte che va contro ogni logica umana e molte mie espressioni e comportamenti  nell’immediatezza successiva sono stati  un pericolo per me e  per le persone che mi stavano accanto. A poco a poco, crescendo ho dovuto accettare anch’io, gioco forza, la legge incomprensibile  della vita cercando e ricercando con coraggio, forza e saggezza  una certa serenità per elaborare il mio dolore. Condivido, dunque, con intensa partecipazione i sentimenti dell’autore. Bravo Bruno Caliciuri, narratore, poeta, cantore di sentimenti ed emozioni universali.

 

 

In conclusione mi piace richiamare la canzone che porta lo stesso titolo del libro. grazie Calì e ad majora semper

Seuls les enfants savent aimer
La neige est tombée cette nuit
La neige c’est l’or des tout petits
Et l’école sera fermée
Seuls les enfants savent aimer
À la fenêtre j’ai chaud au ventre
La neige n’a pas été touchée
Dehors la rue qui se tait
Seuls les enfants savent aimer
Je passerai te prendre
Nous irons emmitouflés
Marcher sur la neige les premiers
Seuls les enfants savent aimer
Nous marcherons main dans la main
Nous marcherons vers la forêt
Et mon gant sur ton gant de laine
Nous soufflerons de la fumée
Nous ne parlerons pas
La neige craquera sous nos pas
Tes joues roses tes lèvres gelées
Seuls les enfants savent aimer
Mon ventre brûlera de te serrer trop fort
De là-haut le village
Est une vieille dame qui dort
La neige est tombée cette nuit
La neige c’est l’or des tout petits
Et l’école sera fermée
Seuls les enfants savent aimer
Compositori: Bruno CALICIURI

Natale

NATALE

di Giuseppe Ungaretti

 

Risultati immagini per natale ungaretti

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Napoli, il 26 dicembre 1916

Naturalmente Sonia

Mantieni i tuoi pensieri positivi,
perché i tuoi pensieri diventano parole.
Mantieni le tue parole positive,
perché le tue parole diventano i tuoi comportamenti.
Mantieni i tuoi comportamenti positivi,
perché i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini.
Mantieni le tue abitudini positive,
perché le tue abitudini diventano i tuoi valori.
Mantieni i tuoi valori positivi,
perché i tuoi valori diventano il tuo destino.
(Mahatma Gandhi)

I principi morali esaltati da Gandhi, secondo me, raccontano bene lo stile di vita di Sonia Romeo, che proprio in questi giorni ha aggiunto un’altra stella al merito del suo percorso professionale, con il ruolo di Primario medico dell’INAIL, degno riconoscimento dei frutti della virtù e dell’ingegno che questa donna mette in tutto quello che fa. Figlia, con dedizione assoluta verso i genitori, sorella amorevole  e attenta sempre, moglie soave  senza riserve, madre tenera e premurosa con lieve tocco dolce; sempre affettuosa con chi le sta accanto. Medico competente in privato e sul campo di battaglia, appunto la sede Inail di Reggio Calabria, dove adesso ricopre il posto di primario. Impegnata nel sociale e nella politica del territorio, per il quale non ha esitato a mettersi in gioco, a buttarsi nella mischia: un altro aspetto che la caratterizza, infatti, è l’amore viscerale verso il suo luogo d’origine,  quel “nostro” paese unico che risponde al nome di S. Stefano in Aspromonte, fonte di gioie e dolori, come d’altra parte il rapporto con un amante sottende. La peculiarità fondamentale di Sonia sta nel fatto che a tutto quello che fa, alla sua eccezionalità, dà l’impronta della leggerezza, come se tutto fosse “naturale” : non si vanta, non si gonfia; bensì con coraggio e umiltà, camminando sulle proprie gambe, agguanta i suoi sogni, con raffinata intelligenza e sottile perspicacia. Eccellenza reggina, perla della nostra terra, che  tu, circondata dall’affetto dei tuoi cari, possa realizzarli tutti, carissima, perchè sono sicura che, lungi dal sentirti appagata, continuerai ad avanzare nella scalata al tuo Ventoux.

La zeb(b)ra a pois

Scrivevo cuore con la q quaderno con la g quand’ero piccolino così

 

 

 

 

Cantava Celentano qualche decennio fa; adesso, anzi ormai da qualche tempo,  quel “piccolino” è cresciuto, si è laureato e insegna. Insegna? Beh , vediamo un pò cosa.

Il mio primo figlio si era assentato qualche giorno da scuola, terza elementare, per l’intervento di appendicite, e al rientro, mi aveva sollecitato ad aiutarlo a prendere i compiti assegnati durante la sua assenza e io, diligentemente, appoggiata al davanzale della finestra del corridoio adiacente l’aula,  stavo copiando gli esercizi dal quaderno di un suo compagno, quindi sentivo la lezione della maestra di italiano  : ” ragazzi adesso io scrivo alla lavagna alcune parole, delle quali voi dovete fare l’accrescitivo, facendo attenzione che una di queste parole fa l’accrescitivo in forma irregolare”. la classe si mette al lavoro e, concluso l’esercizio, si procede alla sua correzione. Tra le parole indicate dall’insegnante c’era pure “stella”, sulla quale la maestra si sofferma, spiegando che l’accrescitivo fa “stellone” e non stellona, come era stato scritto dagli alunni. Pomeriggio, a casa, guardo il quaderno di mio figlio , dove c’è la correzione da stellona a stellone e cerco di fargli capire che pure gli insegnanti possono sbagliare e che quella sua maestra doveva pure avere un grande “stellone” per essere considerata una tra i migliori insegnati dell’Istituto: e figuriamoci gli altri allora!….

 

Qualche anno dopo l’insegnante di quinta elementare della mia terzogenita corregge il libro dove era stato scritto che l’auto della polizia procedeva a sirene “spiegate”  in “spietate”: Proprio spietata questa insegnate, pur bravissima anch’ella, naturalmente.

Per arrivare in terza liceo classico, dove la titolatissima insegnate di greco invita la classe a fare un riepilogo dei pronomi di greco e  sollecita i suoi studenti a dire a quale pronome corrisponde il vocabolo “es” che era semplicemente l’indicazione di “esempio” per la frase successiva.

 

Sono solo alcune delle, purtroppo, tantissime perle,  esperienze dirette mie, sulle quali potrei scrivere un libro; i miei figli adesso viaggiano intorno ai trenta o giù di lì, quindi questi episodi risalgono all’incirca ad alcuni decenni fa.

“Una zebra a pois
me l’ha data tempo fa
uno strano marajah
vecchio amico di papà
una zebra a pois”

la  zebra del maragià, resa famosa  da Mina era a pois,

adesso ne  arriva agli onori della cronaca un’altra, la  zeb(b)ra, solo perchè qualcuno ha reso noto l’errore di una insegnate che corregge l’alunno, il quale aveva scritto bene, zebra appunto,  errore che, tra l’altro, il dirigente ha cercato di giustificare come peccato veniale.  Per dire che purtroppo l’ignoranza a scuola dilaga  straripando; spesso poi la classe docente è supponente e arrogante, chiusa al dialogo con la famiglia, quando poi a promuovere e a bocciare sono proprio, spesso, i genitori come risulta da molte ricerche effettuate negli anni da Confindustria. Quella degli insegnanti è una vera e propria casta che si ritiene depositaria della verità esercitando un potere abusivo; naturalmente con le debite eccezioni.

Quello dell’insegnante che dovrebbe essere una vera e propria missione, un mestiere nobile, efficace, per trasmettere  saperi alle generazioni future, insieme a modelli di vita e di virtù,  è diventato spesso un’accozzaglia di gente ignorante in parcheggi abusivi, senza alcun controllo.

Lode, onore  e gloria ai miei insegnanti di liceo,a cavallo degli anni sessanta del secolo scorso, severi, competenti  e bravissimi.

Il tutto è il falso  ( Minima Moralia di Thodor Adorno)

 

 

 

E’ iniziata, dunque, la stagione delle “finzioni” di Canale 5, precedute, come si conviene in questi casi,  da anticipazioni e pubblicità martellanti. Mi riferisco qui a Le tre rose di Eva (4 ) e a Rosy Abate, ( la Serie- 9 stagione ) che riunisco nel commentare perchè entrambe le serie hanno in comune alcuni aspetti fondamentali nelle rispettive storie. Le protagoniste, Eva e Rosy sono immortali , anche dopo morte, anche dopo i funerali riappaiono e tornano in scena più forti e decise  che mai, spinte, sollecitate, armate, questa volta, dall’amore materno. Filo conduttore delle due storie è, infatti, il recupero del rapporto con i propri figli, per il quale le due eroine sono disposte a tutto. Aurora, resuscitata a furor di popolo, combatte sia per la bimba, la piccola Eva, e sia  per difendere i vigneti di famiglia, tra mille intrighi passionali ed economici in una storia tutta italiana. Rosy, che aveva cercato l’anonimato per rifarsi una vita normale sotto il nome di Claudia, ritorna sulla scena per amore del suo piccolo Leonardo, per la cui morte era uscita di senno, che invece è vivo; e per ritrovare il figlio non esita a rituffarsi in traffici internazionali di droga cedendo al ricatto di mafiosi e sacrificando con estrema spregiudicatezza  nel sangue l’ amore genuino e pulito di Francesco, l’uomo che l’aveva conosciuta come Claudia e con lei avrebbe voluto metter su famiglia.

 

 

Personalmente non amo i “seguiti”, le continuazioni. Nell’immaginario collettivo attuale però queste storie, come tante altre che si svolgono sul piccolo, e anche sul grande, schermo, rappresentano un fatto di costume e spesso lo spettatore è portato ad interagire , quasi potesse interferire con i comportamenti dei personaggi della finzione. D’altra parte, è pure vero che spesso queste storie raccontano spaccati di realtà, che emergono a stento e con estrema difficoltà dalle cronache del quotidiano e forse è proprio questo che spiega il successo di Eva e Rosy apprezzate e richieste  in molti paesi esteri.

Quand’ero ragazza, negli anni del collegio,  molte mie coetanee leggevano di nascosto le storie fumettose di Grand Hotel e Bolero, due riviste specializzate nel genere dei fotoromanzi, che poi diventavano, le vicende appunto,argomento di conversazione e pettegolezzo nella vita reale. Non partecipavo mai a questa giostra perchè quel genere di narrazione non ha mai attirato la mia pur infinita curiosità, e i miei interessi erano altrove. Oggi alla carta stampata si è sostituito il video, che ha amplificato la risonanza della narrazione coinvolgendo intere generazioni. Capita, così, sovente, che i personaggi diventino eroi, modelli da imitare, da emulare nel bene e nel male, ragion per cui per raggiungere il proprio scopo si è pronti a sacrificare e a rinnegare molti valori di riferimento nei quali ci si era formati e che si consideravano punti saldi di comportamento del proprio vissuto.