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DICEMBRE

 

É dicembre un mese strano,
ricco solo di sorprese,
neve ai monti e gelo al piano…

Manda l’anno ad un paese
che nessuno ha mai veduto,
ad un paese sconosciuto.

Di una lunga processione
egli viene sempre in fondo;
si diverte mezzo mondo
a vestirsi da vecchione,
e poi quante ne combina
con quell’aria birichina!

Sembra a volte cattivello,
sempre burbero e scontroso,
ma ha un cuor d’oro, un cuore bello,
verso i poveri pietoso
e col gelo e lo squallore
porta al mondo il più bel fiore!

 

Presentazione del libro Apocalisse illustrato-martedì 29 ore 17,30-Università della terza età-Via Willemin,12-Reggio Calabria

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Questa donna, Eugenia Musolino, artista eclettica dal multiforme ingegno, non finisce mai di stupire. Ed eccola qui  a  raccontare la sua ultima opera : dopo tre anni di minuzioso lavoro di cesello ci narra il suo capolavoro. Questa volta Eugenia si misura nientepopodimeno che con l’Apocalisse, libro di Giovanni ritenuto ostico, nebuloso, tetro, minaccioso. La nostra autrice, rifacendosi all’analisi critica di Corsini, ribalta l’opinione che si ha dell’Apocalisse nell’immaginario collettivo, e con coraggio e convincimento descrive e trasmette invece lo scritto evangelico, nel suo significato autentico della rivelazione compiuta, per cui tutto ciò che Giovanni scrive si era già verificato con la venuta sulla terra e il sacrificio di Cristo, figlio di Dio, che insieme allo Spirito Santo illumina e cerca di porre rimedio alla follia  di quelle che l’autrice definisce due “bestie” e cioè i  poteri temporali corrotti , uno, laico, dell’Impero e l’altro confessionale, quello religioso. Ruolo fondamentale in questa situazione difficile è svolto  dagli angeli, con il loro  contributo importante,  e dalla forza  della fede. Gli angeli come mediatori e guide e la fede, dunque, quella fede  che trasuda dalle tavole pittoriche di Eugenia, ricche di colori e di speranza. Per questa donna nulla è impossibile, anzi pare voglia misurarsi con le ricerche più difficili, come a voler sfidare  se stessa : legge i testi originali, li metabolizza, li elabora secondo la sua cultura e le sue sensibilità, per poi trasferire sui dipinti, con minuziose pennellature, anche i minimi particolari, che illustra con passione, coinvolgendo i presenti, anche i più scettici, che partecipano dell’anima dell’artista con profonda emozione. Dopo aver gustato le raffinatezze culturali di Eugenia, ti senti quasi più leggero e ottimista perchè pensi che la vera Apocalisse è un processo intimo e personale che riguarda l’anima di ognuno di noi. e andrai magari a rileggere il libro di Giovanni senza preconcetti, in una dimensione di speranza e carità, che Eugenia celebra da  artista dal talento immenso non codificabile in categorie predefinite, libera nelle sue convinzioni, coraggiosa , determinata. Grazie ancora Eugenia, capace di  far vibrare le corde della mia anima.

 

“Il mare è tutto: non per nulla copre i sette decimi del globo. Ha un’aria pura e sana, è il deserto immenso dove l’uomo non è mai solo, perché sente la vita fremergli accanto. Il mare è il veicolo di un’esistenza soprannaturale e prodigiosa, è movimento ed amore, è l’infinito vivente “ jules Verne

 

“Era proprio nello Stromboli che Eolo teneva incatenati “luctantes ventos tempestatesque sonoras”. Senza dubbio, ai tempi del cantore di Enea, e quando Stromboli si chiamava Strongyle, l’isola non era ancora nota per quello che è, e stava preparando nelle sue cavità quelle periodiche e infuocate eruzioni che ne fanno il vulcano più gentile della terra.” Alexandre Dumas

 

Mimma Suraci-Nata in uno dei luoghi più belli  del mondo, Santo Stefano in Aspromonte, nel cuore dell’Appennino omonimo. Piccola di statura , graziosa come una bambolina di biscuit, con  un visetto rotondo sempre sorridente , dotata di ironia sottile e mai volgare, aggiornata di attualità, che segue con saggezza e un certo disincanto grazie all’esperienza del suo vissuto. Una donna dai modi raffinati e gentili. Abilissima maestra nei complicati e difficili lavori  femminili, dopo aver girato in lungo e largo  Calabria e Sicilia collaborando con la sorella insegnante, si ritrova per amore in quel di Stromboli, l’isola vulcanica per eccellenza : e qui  scoppia la grande empatia e ben presto Rosetta si sente isolana tra gli isolani, uniti da quella complicità indescrivibile, caratteristica propria dell’isola, che fa sentire tutti come un unico corpo tra cielo e mare, inattaccabili e superiori con umiltà a tutto il resto del mondo, con “iddu”, il gigante brontolone, come guardiano , che protegge e rassicura. Soggiorna per lavoro nell’asilo dell’ isola per circa 10 anni intorno ai mitici anni sessanta ; si conoscono tutti le poche centinaia di abitanti indigeni e le due sorelle sono stimate e apprezzate per l’impegno e la cura con cui svolgono il loro lavoro.

 

Tra i loro amici c’è una coppia con la quale si instaura una relazione più stretta e ci si scambiano visite e soggiorni nei periodi di vacanza facendo così nascere una specie di gemellaggio tra le due famiglie e tra i due luoghi: l’Aspromonte e lo Stromboli, quest’isola magica che svetta in mezzo al mare, la cui visione si ammira anche dalle colline e dai monti calabresi : un vero spettacolo naturale unico al mondo, che dall’alba al tramonto incanta e affascina in tutte le stagioni  con suggestioni di colori e profumi inebrianti che mandano in estasi. Passano gli anni e purtroppo l’amica di Stromboli si ammala e viene a mancare prematuramente.

 

Per quegli strani casi della vita inspiegabili dopo qualche decennio, l’amicizia si suggella con il matrimonio tra Bartolo e Rosetta : un amore pulito, maturo, sincero, fedele. Un incanto incastonato in un luogo fatato, dove cielo e mare si confondono in un’unica sinfonia, per certi versi anch’ esso luogo aspro e nel contempo dolce, accogliente, mai nemico. Un incanto, dunque, l’isola di Stromboli, celebrata e cantata in diverse lingue : da Jules Verne a Nietzsche, da Dumas a Jon Bilbao, solo per fare qualche nome; e poi Rossellini, Moretti e tanti tanti altri. L’apparenza fragile e minuta di Rosetta nasconde una grande forza e determinazione come testimonia il fatto che, quando il marito viene a mancare, lei decide di restare, da sola, a Stromboli, il luogo del quale aveva compreso l’anima, in un rapporto di empatia profondo e indistruttibile. Nonostante i numerosi nipoti la sollecitino spesso a spostarsi presso di loro sulla terra ferma, lei no, ormai si sente parte integrante del luogo che ha parlato alla sua anima con il linguaggio che James Hillman chiama “anima mundi”, che narra la bellezza e il bene della natura.

Io non so, e nessun medico potrà mai dirlo, se le violente e gigantesche esplosioni dell’agosto scorso abbiano minato in qualche modo il  fisico minuto e sofferente di Rosetta; certo è che lei non ha mai avuto paura, iddu invece le dà sempre un senso di protezione, come fosse il suo angelo custode. Sarà stato solo per caso, dunque, che dopo alcuni giorni dall’esplosione più forte, Rosetta si sente male e si accascia a terra in casa. Saranno i vicini a soccorrerla e dopo aver ricevuto le cure necessarie nel continente, circondata dagli affetti a lei più cari, è voluta tornare a riposare per sempre ai piedi di “iddu”, accanto al suo amore. Una bella persona e una bella vita da raccontare come fosse un bel  film d’amicizia e d’amore tra i luoghi della bellezza.

Canto degli Italiani

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.

 

 

Fratelli d’Italia,
L’Italia s’è desta;
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma;
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme;
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci;
L’unione e l’amore
Rivelano ai popoli
Le vie del Signore.
Giuriamo far libero
Il suolo natio:
Uniti, per Dio,
Chi vincer ci può?

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L’Italia chiamò.

 

Dall’Alpe a Sicilia,
Dovunque è Legnano;
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core e la mano;
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla;
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute;
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia
E il sangue Polacco
Bevé col Cosacco,
Ma il cor le bruciò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L’Italia chiamò. 

 

 Goffredo Mameli

Da Ottaviano Augusto a Mussolini passando per la Chiesa Cattolica

C’è chi partirà per mete esotiche e chi, invece, resterà in Italia, scegliendo di trascorrere il Ferragosto al fresco, in montagna, oppure sdraiato al sole su una delle nostre splendide spiagge. Quella di Ferragosto è una festività che ha origini storiche molto antiche. Il termine Ferragosto, derivante dalla locuzione latina Feriae Augusti (riposo di Augusto), com’è il caso di molte altre feste divenute in seguito cristiane, ha origini pagane. Nel 18 a.C. l’imperatore romano Ottaviano, proclamato Augusto, ossia “venerabile e sacro”, dal Senato romano, dichiarò che tutto il mese di agosto sarebbe stato festivo e dedicato alle Feriae Augusti, una serie di celebrazioni solenni, la più importante delle quali cadeva il 13 ed era dedicata a Diana, dea patrona del legno, delle fasi della luna e della maternità.

La festa si celebrava nel tempio in onore della dea sull’Aventino ed era una delle poche occasioni in cui i romani di ogni classe e censo, padroni e schiavi, si mescolavano liberamente.Oltre che a Diana, le Feriae erano un’occasione per celebrare Vertumno, dio delle stagioni e della maturazione dei raccolti; Conso, dio dei campi, e Opi dea della fertilità, la cui festa, Opiconsiva, cadeva il 25 del mese. In breve, le Feriae erano una celebrazione della fertilità e della maternità; come molte altre feste romane erano di derivazione orientale e in particolare riecheggiavano quelle in onore di Atagartis, dea madre sira, patrona della fertilità e del lavoro dei campi.

Durante gli Augustali, che si aggiungevano ad una serie di celebrazioni che cadevano sempre in agosto come i Vinalia rustica, i Nemoralia o i Consualia, si dava inizio ad un periodo di riposo con banchetti e corse di cavalli cui partecipavano tutti, anche schiavi e serve.Inizialmente la festa ricadeva il 1° agosto ma come spesso accade, quando il Ferragosto assunse un significato anche religioso, la Chiesa Cattolica decise di spostarla il giorno 15 del mese. Il motivo era quello di voler far coincidere questa ricorrenza laica e pagana con la giornata liturgica dell’Assunzione di Maria, mentre occorrerà attendere il 1950 per la dichiarazione formale del dogma ad opera di papa Pio XII.

Il Ferragosto come lo celebriamo oggi, vale a dire gita fuori città e pranzo al sacco, è dovuto al ventennio fascista. In quegli anni, infatti, erano in vigore, in questo periodo dell’anno, i Treni popolari di Ferragosto, con biglietti molto scontati. Le famiglie italiane potevano usufruire di questi treni dal 13 al 15 agosto e andare a visitare le città italiane. Le gite non prevedevano il vitto, motivo per cui nacque la tradizione del pranzo al sacco ferragostano. Le persone che decidevano di partecipare potevano scegliere tra due tipologie di promozioni: quella della “Gita di un sol giorno”, spostandosi solo di 50-100 km, e quella della “Gita dei tre giorni”. viaggiando in un massimo di 100–200 km.L’aspetto pagano della festività è rimasto, ad esempio, nel Palio di Siena, la cui denominazione deriva dal “pallium”, il drappo di stoffa pregiata che era il tradizionale premio per i vincitori delle corse di cavalli nell’Antica Roma. In questa occasione all’epoca i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia. L’usanza si radicò fortemente, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria per decreto pontificio. Non mancano i proverbi legati al Ferragosto e all’Assunzione di Maria: “Per ferragosto piccioni e anitre arrosto”; “Se vuoi buona rapa che per Santa Maria sia nata”; “Alla Madonna di agosto si rinfresca il bosco”; “Per l’Assunta l’oliva è unta”.

Caterina Lenti per Meteoweb.eu

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2018/08/15-agosto-2018-ferragosto-origini-storiche-proverbi/1135628/#GHUvrCPh7tCdtFh4.99

Figli della Luna

MISSIONE SPAZIALE APOLLO 11, QUELLA NOTTE

MIO PADRE SI È SALVATO: COSÌ SIAMO NATI

“FIGLI DELLA LUNA”

Missione spaziale Apollo 11, una storia da brividi nella notte del

50° anniversario dello Sbarco sulla Luna

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2019/07/apollo-11-television.png

Peppe Caridi-Era una calda notte d’estate e in paese tutti erano incollati davanti alla televisione per la prima maratona TV della storia che avrebbe raccontato lo sbarco sulla Luna. Non si parlava d’altro da giorni, l’attesa era diventata eccitante, neanche l’esplosione di Eddy Merckx al Tour de France riusciva a distogliere l’attenzione dalla conquista spaziale. I ragazzi erano impegnati in una partita del torneo di calcio, sentitissimo in tutta la vallata, ma l’orario era stato anticipato per avere il tempo di tornare a casa prima dell’inizio delle operazioni “clou” della Missione spaziale Apollo 11. E quei ragazzi hanno vinto, come quasi sempre succedeva, a suon di gol. Sono andati a festeggiare e sono tornati a casa giusto in tempo per sentire le urla di Tito Stagno e ammirare il volto entusiasta di genitori, amici e parenti radunati tutti insieme nelle poche case che avevano già la televisione.

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Mio padre, però, si attardò: era uno dei pochi a guidare e, con la preziosa e rara auto di Lello, il medico del paese e della squadra, scese in città per accompagnare un compagno che saliva dal mare, il portiere. Aveva 25 anni mio padre quella notte, e faceva il compleanno proprio il 20 luglio. Dopo aver lasciato a casa il portiere, si convinse a lasciare il volante all’amico Vincenzo, 23enne e neopatentato. Non aveva mai guidato prima, ma erano molto amici e aveva insistito tanto. Dopotutto avevano vinto la partita, lui faceva il compleanno e c’era lo sbarco sulla Luna: sarebbe mai potuto andare storto qualcosa?image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2019/07/strada-notte-300×169.jpg

Superate le titubanze iniziali, anche perchè a furia di prediche e suppliche stavano per perdersi l’allunaggio, ha ceduto. Guida Vincenzo e prendono la strada per tornare a casa. E’ notte, buio pesto. Le strade dei borghi di montagna del Sud Italia nel 1969 erano sprovviste di ogni tipo di illuminazione. E il percorso è tortuoso, con curve e tornanti a strapiombo sulle vallate. Ed è qui che succede il peggio. Vincenzo sbaglia una curva, Gaetano se ne accorge troppo tardi, sterza il volante ma l’auto precipita giù. Per fortuna di fianco, grazie alla sterzata in extremis, altrimenti sarebbe andata proprio frontale. Fatto sta che si capitombola più volte, precipita a valle per quasi 100 metri e si schianta con violenza su un grosso castagno. Gaetano e Vincenzo non sono più lì dentro: erano già stati sbalzati fuori dall’abitacolo, e per questo si sono salvati. Hanno fatto un volo spaventoso, perso le scarpe e strappato i vestiti, finendo su ricci di castagne e rovi di siepi. E’ calato il silenzio e hanno iniziato a chiamarsi. “Vincenzo“, “Gaetano“. Riuscivano a sentirsi l’un l’altro. Pensavano di essere in paradiso. Invece erano ancora vivi. Si ricongiungono. Vincenzo è quello messo peggio, Gaetano decide di arrampicarsi sulla strada per chiamare i soccorsi. C’è un piccolo borgo vicino, ma deve arrivarci e non è semplice. Intanto dal borgo hanno visto tutto: c’era molto caldo, erano tutti all’aperto e due fari di auto che precipita in un burrone non passano inosservati. Si stanno già organizzati per i soccorsi. Quando Gaetano riesce ad arrampicarsi fino alla strada, chiama la loro attenzione. Si incontrano, riesce a dirgli che c’è l’amico Vincenzo mal ridotto a valle e sviene. Si risveglierà sul marciapiede della borgata con le anziane del posto che gli fanno sentire i sali e gli odori. Intanto Vincenzo tenta l’arrampicata a sua volta, “chissà se arriverà mai qualcuno” deve aver pensato. Quando i soccorritori arrivano sul posto, iniziano a chiamarlo ma lui non riesce a rispondere. E’ disidratato, impaurito, affaticato. Non ha la forza di far uscire la voce. Arriva in strada, si corica mentre lo cercano a valle tra i rovi. Passa molto tempo, ormai smettono di chiamarlo e mentre stanno cercando il suo corpo convinti di ritrovarlo senza vita, lui trova la forza di urlargli “sono quassù“. E sviene.Arriveranno in paese a notte fonda, da mamma e papà. Lo sbarco sulla Luna passa in secondo piano. Gaetano e Vincenzo si sono salvati, Lello apre l’ambulatorio per curarli con amore. Pazienza per l’auto. Vincenzo aveva bisogno di punti per una profonda ferita in un braccio, Gaetano aiuta Lello nell’operazione finchè non si sente mancare di nuovo. Sua sorella Maria dopo 50 anni gli sta ancora togliendo qualche spina di riccio e di rovi: ne aveva migliaia, ovunque.

Per lo sbarco sulla Luna e la missione Spaziale Apollo 11 si sono emozionati lo stesso. Il giorno dopo, con i brividi di quell’incidente e di una salvezza fatale voluta magari anche dal nostro satellite spaziale. Erano due ragazzi giovanissimi, calciatori appassionati, poi si sono entrambi specializzati in materie scientifiche e hanno dedicato la loro vita alla fisica, ai trasporti, alla chimica. Si sono sposati, hanno fatto noi figli, anche un po’ “figli dello sbarco sulla Luna“.

Già, perchè mentre Neil Armstron diceva “That’s one small step for a man, one giant leap for mankind“, chissà quanti normali avvenimenti d’umanità accadevano sulla Terra. Chissà quanti parti, chissà quante morti. Chissà quante gioie, chissà quanti dolori. E noi siamo nati proprio lì, perchè siamo una generazione di figli della Luna. Ecco perchè vogliamo spingerci oltre. Beyond, come la msisione di Parmitano che parte proprio oggi per la Stazione Spaziale Internazionale: è il primo comandante italiano della Storia. E poi ci sarà MarteTitanoEncelado. Il grande viaggio per l’esplorazione dello Spazio è soltanto iniziato in quella notte di 50 anni fa in cui si è salvato papà.

Buon compleanno Gaetano.

E io, Mimma Suraci, sono la mamma dei “Figli della Luna “

Terronia indipendente

 

 

 

 

Quella di Vittorio Feltri è una vera ossessione se continua a spararle grosse nei confronti del Sud. I casi sono due, anzi tutti e due : da un lato cerca di alimentare il razzismo di alcuni suoi amici nordisti-razzisti, e dall’altro, attaccando i meridionali con argomentazioni fantasiose e mendaci, scarica le frustrazioni dei barbari ignoranti che soffrono del complesso di inferiorità nei confronti della razza terrone, dotata di un valore aggiunto importante, valore-sud appunto, che rende la gente meridionale intelligente, capace, coraggiosa aldi là di ogni ragionevole dubbio. E generosa. La generosità, caratteristica che è costata cara al popolo meridionale, perchè proprio questa virtù lo ha sospinto a sposare la causa unitaria per la quale molti, tanti, troppi hanno combattuto da eroi, come anche alcuni miei avi. Ci credevano, ci hanno creduto, ahimè, ma una volta raggiunta l’unità nazionale sono cominciati i guai. Gli sciacalli nordisti hanno compiuto la spoliazione criminale del mezzogiorno rubandone risorse umane e materiali e riducendo il meridione a colonia del cosiddetto nuovo stato. E noi, quelli del Sud, l’unica, vera, prima Italia, ci siamo accontentati delle briciole. Ne siamo consapevoli, si può sbagliare e si può fare tesoro degli errori  per cercare di rimediare. Perchè il motivo al quale si appella l’ultima, del 22 giugno 2019, reprimenda abbastanza logorroica del direttore Feltri sul suo giornale, è costituita dal fatto che l’Italia sarebbe divisa in due per quanto riguarda le autonomie regionali. Secondo Feltri il Sud sarebbe contrario alle autonomie. E ci definisce “affamati”: certo che lo siamo, siamo affamati di giustizia e verità. Io, esimio Direttore, non solo sono d’accordo per l’autonomia del mio territorio, ma sostengo che il Meridione tutto dovrebbe SECEDERE, abbandonare un’organizzazione statale unitaria che ci ha solo causato danni ingenti, molti irreparabili ahimè ! Abbiamo detto tante e tante volte a Vittorio Feltri come stanno le cose, ma forse dovrebbe leggere qualche libro di storia che gli manca e sarebbe ora la smettesse di sputare sentenze gratuite sulla base del nulla. La presunzione di conoscere il Meridione è una sua costante : facesse un giro nel Sud Italia a toccare con mano il polso della gente e si renderebbe conto personalmente di cosa pensano i Terroni., gli indigeni di Terronia, ma forse lo sa e sa pure di affermare il falso, di costruire castelli di carta velina per compiacere se stesso e i razzisti- nordisti come lui. Lasci stare i terroni , appartengono a una razza superiore, non può capirli.

 

Solo per rinfrescare la memoria qualche chiosa del 2011 e del 2013

Le favole inverosimili di un giornalista in-Feltri-to

02

 

 

 

 

 

 

 

foto di Peppe Caridi

 

L’altra sera a Puntonotte, la trasmissione di approfondimento di Canale 5 si è assistito ad uno spettacolo indecente e osceno. Il tandem Salvini-Feltri blaterava con le ormai  solite  e stantie balle sul fatto che il Sud in Italia pesi sulle finanze del Nord. A tenere testa ai due un Sansonetti fermo, deciso e risoluto a fare chiarezza. Salvini porta avanti i suoi soliti discorsi sostenendo che se ogni regione potesse usufruire delle tasse che i suoi cittadini pagano le tre  “super” regioni del Nord starebbero benissimo : e si parla naturalmente della famosissima Salerno-Reggio Calabria. In proposito Sansonetti fa notare che i lavori dell’autostrada meridionale li fa l’Impregilo che paga le tasse su quei lavori in Lombardia, fa notare che Riva ,l’imprenditore dell’Ilva, è lombardo e in Lombardia ha il domicilio fiscale.E’ , di fatto il Nord, dunque, che vive sulla groppa del Sud e non viceversa.  Feltri continua dicendo che in Lombardia è da ben 35 anni che non si costruiscono autostrade e Sansonetti ribadisce che se si fossero fatte, quelle arterie, allora, oggi il sud si troverebbe nella stessa situazione lombarda. Sansonetti fa notare ancora che in Germania, dopo la caduta del Muro, avvenuta nel 1989-24 anni orsono, per portare l’Est ai parametri del Nord, si è sostenuta una spesa superiore di ben 180 volte  all’impegno dello Stato italiano verso il meridione e   che in Italia in 150 anni di cosiddetta unificazione è mancato il coraggio di fare una cosa del genere. La chicca del vittorioso giunge  naturalmente alla fine, quando, ormai a corto di argomenti, Feltri si rifugia in una  topica colossale affermando che sono i calabresi a non volere l’autostrada per problemi sociali, perchè, come gli avrebbero detto i suoi informatori, da quelle parti c’è la ‘ndrangheta.

Queste sono lezioni di”come ti trasformo la storia a mio uso e consumo”

Vigliacco, il Feltri,  perchè afferma il falso con la consapevolezza che di falsità si tratta. Il fatto è che quando si predicano a ripetizione, queste mendacità e corbellerie finiscono per diventare verità anche, purtroppo, per alcuni meridionali stessi con i paraocchi che sparano a zero  sul proprio territorio e sul proprio ambiente socio-economico-antropologico.

Io da razzista-terrona non voglio i barbari in casa mia e insisto nel dire che noi, quelli del Sud, i veri Italiani, ci dovremmo staccare dai virus lego-nordisti e annientarli senza pietà, rendendoci autonomi con la secessione.

Caro Feltri non mi incanti.

 Il Vittorioso

Qualche anno fa su Libero, il quotidiano diretto allora da Vittorio Feltri, campeggiava in prima pagina un titolone a  diverse  colonne “Il Ponte sulla groppa del Nord”, nel quale il giornalista esprimeva il suo parere contrario alla realizzazione dell’opera sullo Stretto a motivo della notevole spesa finanziaria che avrebbe dovuto sopportare il Nord del nostro Paese.

Io  scrivevo subito al Direttore Feltri sostenendo le ragioni di un meridione che dall’unificazione in avanti ha costruito e mantenuto l’opulenza del famigerato Nord, chiedevo a Feltri maggiore obiettività e lo informavo che non avrei mai più comprato il suo giornale. Naturalmente non mi aspettavo alcuna risposta,  ( figuriamoci ! ) mi premeva  sicuramente  che Feltri mi leggesse.

A me piace rendermi conto in qualche modo del mondo che mi circonda per cui, alcuni mesi orsono, ho comprato Il Vittorioso, il libro con il quale Feltri si racconta e, allora, a pagina 71, scopro che Feltri, da buon giornalista e da ottimo direttore di giornale che tiene moltissimo alle tirature, afferma che considera un dovere, testuali parole sue, rispondere  soprattutto ai lettori che oppongono divergenze di opinioni. Da queste considerazioni devo desumere che la mia lettera gli sia sfuggita…….! perchè io non ho avuto alcuna risposta.

Feltri, però, dimostra di non conoscere la realtà del mezzogiorno  d’Italia, perchè a pagina 228, sempre dello stesso testo, leggo : “…C’è una coalizione trasversale, da destra a sinistra, costituita prevalentemente da meridionali, che non hanno nessun interesse a votare un federalismo serio, sarebbero dei cretini a volerlo. Lo vogliono solamente i leghisti. Gli altri fingono di volerlo, ma lo saboteranno.” E il collega intervistatore Lorenzetto gli fa eco :” Infatti la secessione viene chiesta soltanto dal Nord, mai dal Sud.Con l’eccezione di Raffaele Lombardo, presidente della Regione Siciliana, che mi ha dichiarato d’essere promto ad andarsene domattina”.

Ebbene io sono una cretina  dell’ Italia Terrona, quella originale, perchè il Nord ci ha rubato  anche il nome proprio, sono una cretina  meridionale della provincia di  Reggio Calabria, che sostiene insieme a tanti altri cretini terroni meridionali che sarebbe quanto mai necessaria la nostra separazione dal resto della penisola, dalla quale separazione avremmo tutto da guadagnare. Se questa dimensione non emerge in maniera perentoria dipende in parte dalla incapacità di molti osservatori, tra i quali ci sta sicuramente Feltri, in parte dalla sonnolenza indotta ai terroni da informazioni, veri e propri martellamenti, ingannevoli, falsi e mendaci. Stia tranquillo il Direttore : c’è un intero popolo in cammino….

Ho citato due considerazioni espresse da Feltri nel suo libro biografico che io non condivido perchè so per certo che i fatti descritti non rispondono a verità. Sugli altri contenuti del libro, dunque,  non mi posso esprimere, perchè il dubbio che ci possano essere altre incongruenze mi rimane.

Come dire che nonostante Feltri con la sua aria da antipatico, stimolasse in qualche modo il mio interesse verso la sua credibilità, alla luce delle esperienze maturate devo riconoscere che anch’egli è attirato dai fuochi fatui di Mammona e da considerazioni  superficiali di facciata, di parte e poco obiettive, con buona pace del giornalismo serio e critico, che cerca la verità.