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Stabat mater dolorosa

 

 

” I più coraggiosi sono coloro che hanno la visione chiara di ciò che li aspetta così della gloria come del pericolo e tuttavia l’affrontano” -Tucidide

Questa volta è diverso.

Questo è un canto d’amore e di dolore, di rabbia e di orgoglio, come direbbe Oriana Fallaci, di pietas nel suo significato originale e pregnante di sentimento di amore e condivisione dei doveri verso la società, le istituzioni e gli affetti.

Non amo le celebrazioni post mortem e non avevo mai citato, prima d’ora, Borsellino e Falcone, per non profanarli. Lo stesso ho fatto sempre nei confronti di tutti gli altri rappresentanti delle istituzioni morti ammazzati, la cui memoria, secondo me, troppo spesso, viene oltraggiata da ipocrisia e bigottismo. Preferisco onorare le persone da vive.

Questa volta è diverso.

Mi è capitato, per caso, di sentire Ruggero Cappuccio dire qualcosa di questo suo lavoro, sono corsa subito in libreria, e per un giorno ho tradito Evola. Ed eccomi qua.

Il motivo principale che mi ha sollecitato a questa lettura è stato il fatto che nel testo sono riportate fedelmente le deposizioni rilasciate dai due magistrati palermitani nell’audizione presso il CSM il 31 luglio 1988, delle quali è stata autorizzata la divulgazione il 12 settembre 2012.

Non conoscevo l’autore, Ruggero Cappuccio, scrittore e regista televisivo, di teatro e di cinema, napoletano di Torre del Greco,

Prima di tutto qualcosa sul titolo : in quel gerundio passato c’è tutto il significato dello scritto, secondo me.  Il magistrato racconta il suo passato  e il rapporto suo, di Falcone e di tanti altri per i quali lo Stato, l’Istituzione, non è certo è stato “amico”, anzi.

 

Il libro si legge d’un fiato, la lettura è scorrevole, il contenuto pesante, che mi ha fatto piangere.

Ogni capitolo, che l’autore chiama “movimento” porta come titolo un verso dello Stabat mater dolorosa, una preghiera medievale  in latino che racconta il dolore di Maria per il figlio morto ammazzato; e come riferimento un pensiero di Tucidide.

Un lavoro raffinato e sofisticato, portato in teatro in diverse città e trasmesso come docu-film dalla Rai, che adesso diventa libro.

E’ Borsellino stesso, dunque, a dire di se stesso,  dell’amico Falcone e di tutti gli altri morti ammazzati, giudici, poliziotti, agenti delle scorte, un lungo elenco, e della sua famiglia e dei suoi interessi e svaghi, il pallone, la musica…………

Denuncia, Borsellino, l’assenza dello Stato, quello Stato che dovrebbe proteggere e tutelare i propri cittadini e che invece si pone di traverso come una controparte dalla quale ci si deve difendere.

Questa  è una condizione che personalmente subisco, da sempre mi sento tradita dallo Stato, che mi dovrebbe rappresentare, che dovrebbe essere la mia massima espressione, e che invece pare si avventi su di me con i tentacoli di una piovra. Come mi trovassi deportata in un campo di concentramento di kafkiana memoria, ahimè !

Per Cappuccio mi verrebbe da dire, un napoletano che a Borsellino e a Palermo dedica un’ode intrisa di profonda  sensibilità partenopea e dell’essenza della sicilianità di Palermo come valore aggiunto.

Proprio Borsellino dice : ” Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perchè il vero amore consiste nell’amare quello che non ci piace, per poterlo cambiare”.

Questo testo, come la pièce,  andrebbero inseriti nei percorsi didattici di tutte le scuole.

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Un brutto scherzo

 

Proprio così, come un brutto scherzo il primo aprile di quest’anno ha portato via un amico, un uomo speciale. Non conoscevo personalmente Giacomo Battaglia, ma l’ho sempre sentito come uno di famiglia, mi arrivava con empatia qualsiasi cosa dicesse, qualsiasi ruolo impersonasse. questa la vera dote di un artista completo, fare identificare lo spettatore con il protagonista, nel nostro caso , lui. Reggino purosangue, sempre fiero di questo valore aggiunto che ha portato in giro sui palcoscenici teatrali, dalle tribune dei campi di calcio a narrare della sua Reggina, davanti alla macchina da presa, sempre col sorriso contagioso con il quale rendeva leggero anche un pensiero, un problema importante. Artista eclettico, professionista colto, serio, mai compiaciuto, passava con sofisticata naturalezza dai ruoli comici a quelli drammatici, senza mai risparmiarsi. Non amo i funerali, una funzione che evito il più possibile, non mi piacciono gli elogi funebri, preferisco cantare la vita. Non posso però ignorare il fatto che Giacomo Battaglia sia partito per un lungo viaggio senza ritorno e mi sento in dovere di rendergli omaggio a modo mio, così, con queste poche righe. Bravissimo in tutto quello che ha fatto, ma quando penso a Giacomo Battaglia il mio pensiero corre alla superba interpretazione nel film Liberarsi-Figli di un Dio minore, un lavoro scomodo e molto coraggioso del regista reggino Salvatore Romano,  che racconta i famosi Fatti della Rivolta di Reggio Calabria del 1970. Un film che dovrebbe essere proiettato nelle scuole e studiato in profondità. Grazie di cuore amico mio. Arrivederci in qualche modo.

 

E poi, Giacomo, per cortesia,

dici al Padreterno

che pure con te ha sbagliato,

ha spezzato un albero affollato

di ricchi frutti di ingegno raffinato,

mai appagato.

Che dice la pioggerellina di marzo ?

di marzo, che picchia argentina
sui tegoli vecchi
del tetto, sui bruscoli secchi
dell’orto, sul fico e sul moro
ornati di gèmmule d’oro?
Passata è l’uggiosa invernata,
passata, passata!
Di fuor dalla nuvola nera,
di fuor dalla nuvola bigia
che in cielo si pigia
domani uscirà Primavera
guernita di gemme e di gale,
di lucido sole,
di fresche viole,
di primule rosse, di battiti d’aie,
di nidi,
di gridi
di rondini, ed anche
di stelle di mandorlo, bianche… –
Ciò dice la pioggerellina
di marzo che picchia argentina
sui tegoli vecchi
del tetto, sui bruscoli secchi
dell’orto, sul fico e sul moro
ornati di gèmmule d’oro.
Ciò canta, ciò dice;
e il cuor che l’ascolta è felice.

Angelo Silvio Novaro

Vento di marzo

C’è un signore che va a spasso
con la mazza e l’occhialino,
lo accompagna passo passo
Marzo allegro e birichino;
e ad un tratto (oh, che monello!)
manda in aria il suo cappello.
Sciorinato li sull’aia
vede un candido bucato;
lo contempla la massaia
con lo sguardo pia beato,
ma di Marzo il venticello
le fa un tiro da monello.
l ragazzi, sulla piazza
stan giocando in lieti crocchi,
ad un tratto, infuria; impazza;
han la polvere negli occhi:
cos’è stato? È sempre quello,
è di Marzo il venticello.
Poveretta quella donna!
non sa dove riparare:
poveretta! La sua gonna
è una vela in alto mare
e, di Marzo, il venticello
pia che mai fa il pazzerello.
Raggi d’oro e nuvolette
cielo azzurro a pecorine,
pruni in fiore, nuove erbette,
bucanevi e pratoline;
sole, pioggia e venticello:
ecco Marzo pazzerello.

Rosalia Calleri

Marzo

Marzo: nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua
torna a chiovere, schiove,
ride ‘o sole cu ll’acqua.Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera,
mo d’’o vierno ‘e tempesta,
mo n’aria ‘e Primmavera.N’ auciello freddigliuso
aspetta ch’esce ‘o sole,
ncopp’’o tturreno nfuso
suspireno ‘e vviole.Catarì!…Che buo’ cchiù?
Ntiénneme, core mio!
Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu,
e st’ auciello songo
Salvatore Di Giacomo
Primavera
Un sentore di viole…
ecco marzo pazzerello

piedi nudi e giubberello
ricci al vento e viso al sole.

È una gioia rivederlo;
e se a tratti si fa mesto,
pur si rasserena presto
e fischietta come un merlo.

Diego Valeri

Gioia di marzo
Fresca gioia, l’erba nasce
così lustra e cosi breve
dove il sol ruppe la neve
e l’agnello se ne pasce.
Anche l’acqua ch’era ghiaccio
s’incammina dentro il fosso
con un po’ di cielo in dosso,
mormorando: -Se ti piaccio,
vieni a bermi cosi pura
pria che tocchi la pianura.
L’alberello di cotogno
apre gli occhi e guarda il mondo
e nel rivo vispo e fondo
getta l’ultimo suo sogno;
poi, toccato dal Signore,
sui rametti più lontani,
come dentro esili mani,
posa un candido suo fiore
cosi allegro che la gente
dentro l’anima lo sente.
Renzo Pezzani

La siepe s’è desta

Nei boschi, da sera a mattina,
si schiudono fresche sorprese:
leggero sui prati cammina
Marzo, incantevole mese.
È già non più sonnolento
il rio, né risuona si dura
la terra: nel tiepido vento
già verzica la verzura.
Ancora non c’è l’usignolo
ricolmo di note e di trilli,
ma lungo le prode e nel brolo
già fremono e ciarlano i grilli.
E, guarda, la siepe s’è desta
coperta di fiori, odorosa:
il pesco s’ammanta di festa
schiudendo i suoi petali rosa.
C’è pioggia, c’è vento, c’è sole:
è marzo, ogni cosa ha un incanto;
è marzo, che piange e non vuole,
che mostra il sorriso tra il pianto.

Alfred De Musset

Marzo

Ecco Marzo, il terzo mese,
che, scrollando i folli ricci,
un pò matto e un pò cortese
fa le smorfie ed i capricci.
Tutto nervi e argento vivo,
muta umore ogni momento
ed annunzia il proprio arrivo
con la grandine e col vento.
Fischia e morde, piange e ride,
ed ingemma il colle e il prato
mentre,ancora, il vento stride..
Ma l’inverno è terminato,
Quanta luce nel creato,
dopo i tuoni e la bufera!
marzo è il paggio scapigliato
della dolce primavera

Pasquale Ruocco

Madre Natura

O natura, o natura,

perché non rendi poi

quel che prometti allor? perché di tanto

inganni i figli tuoi?

 

Un proverbio che viene ripetuto all’infinito recita che “historia est magistra vitae”;  ma, secondo me, si tratta di un vero e proprio paradosso, un luogo comune, un mantra che viene ripetuto in automatico, se è vero, come lo è, che studiare la storia non serve proprio a nulla. Questa mia considerazione scaturisce dall’osservazione e riflessione su diversi fenomeni socio-culturali che ormai da tempo caratterizzano i comportamenti umani, in particolare la mia attenzione è rivolta, nella fattispecie, all’ambiente e alle sue sfaccettature. Orbene, per dire di ambiente prendo come punto di riferimento il cosiddetto diluvio universale, evento descritto e celebrato in vario modo e in vari tempi da moltissime narrazioni : dalla Genesi di Eridu , testo sumerico databile tra il quarto/quinto secolo a.C. , all’epopea di Gilgamesh, dagli Anunnaki alla Bibbia, tutte le religioni raccontano con dettagli particolareggiati di un evento alluvionale disastroso,  di estinzioni di specie animali, di fenomeni ambientali e climatici estremi con ecatombe di intere popolazioni. La storia narra di glaciazioni e di esseri umani che si spostano periodicamente secondo la variabilità del clima e delle condizioni di vita, di terremoti e maremoti e di eruzioni vulcaniche e di scomparse di antiche ed avanzate civiltà.

Natura, dunque, madre e matrigna.

Nell’antichità molti di questi fenomeni disastrosi venivano ricondotti ora all’ira degli Dei, ora a vendetta  di un Dio offeso nei suoi Comandamenti.

Oggi, nel mondo progredito del terzo millennio, pare abbiamo dimenticato che la natura sia un organismo in continua evoluzione, in perenne trasformazione, un corpo dinamico, con dei cicli spesso imprevedibili, del quale l’essere umano è una creatura. E preferiamo pensare il mondo naturale statico, piatto ubbidiente ai comandi dell’uomo, che si tira fuori dal contesto ambientale, quasi fosse un essere soprannaturale. Ogni variazione pur minima richiede una spiegazione plausibile e capro espiatorio è proprio l’uomo con il suo agire sconsiderato. Secondo me stiamo esagerando; fermo restando il fatto che l’essere umano è parte integrante dell’ambiente che lo ospita, fermo restando il fatto che l’essere umano deve rispettare il proprio habitat e utilizzare per questo tutti gli strumenti a sua disposizione. Mi riferisco all’uso di materiali ecologici , alla messa al bando di tutti i prodotti inquinanti sia nel settore biologico che nel campo botanico e a tutte le misure che possano rendere la vita sul pianeta più umana.

Per non dire, poi, degli alberi : se mi permetto, eludendo il troppo lungo iter per avere le autorizzazioni istituzionali, se mi permetto, dicevo, di abbattere un albero vecchio e  pericolante su un terreno di mia proprietà, rischio la prigione, mentre se un albero vecchio e pericolante cade causando la morte, qualcuno va al creatore, come ci raccontano le cronache del quotidiano.  Gli alberi andrebbero allocati con cura tenendo conto della natura del terreno e della specie arborea, e poi, a maturazione, la pianta andrebbe sostituita con nuovi virgulti e il legno utilizzato per i diversi usi. Però adesso sull’ambiente si specula lucrando. Est modus in rebus, certi sunt fines quos ultra citraque nequit consistere rectum“. Ci vuole equilibrio e raziocinio :se si arriva a dire che la tosatura delle pecore è un atto di violenza sulla bestiola, allora non mi taglio più manco un capello perchè mi violento, e mentre da un lato pretendiamo di proteggere i bambini da ogni atto di maltrattamento, spesso togliendoli ai legittimi e giusti genitori, poi li mandiamo allo sbaraglio, abusando di loro, come succede in questi giorni con la giovane “ecologista” svedese, usata per lucrare in un  gioco di interessi politici- sociali vergognoso, tra un coro unanime omogeneizzato di ipocrisia e bigottismo. Ridurre i cambiamenti climatici a manifestazioni inquinanti è quanto di peggio potesse generare una società ignorante, anestetizzata, che ha rinunziato a pensare abbandonandosi alle manipolazioni speculative di massa di turno.

Storia universale

In principio la Terra era tutta sbagliata,
renderla più abitabile fu una bella faticata.
Per passare i fiumi non c’erano ponti.
Non c’erano sentieri per salire sui monti.

Ti volevi sedere?
Neanche l’ombra di un panchetto.
Cascavi dal sonno?
Non esisteva il letto.

Per non pungersi i piedi, né scarpe né stivali.
Se ci vedevi poco non trovavi gli occhiali.
Per fare una partita non c’erano palloni:
mancava la pentola e il fuoco per cuocere i maccheroni.

Anzi a guardare bene mancava anche la pasta.
Non c’era nulla di niente.
Zero via zero, e basta.

C’erano solo gli uomini, con due braccia per lavorare
e agli errori più grossi si poté rimediare.
Da correggere, però, ne restano ancora tanti:
rimboccatevi le maniche, c’è lavoro per tutti quanti.

Gianni Rodari

Napoli la città velata

“Va’ dove ti porta ….Evola

Mantua me genuit

Calabri rapuere

tenent nunc Parthenope

cecini pasqua

rura

duces”

 

 

Un Virgilio diverso da quello più conosciuto nell’immaginario collettivo: la Guida di Dante, l’autore delle Bucoliche e delle Georgiche è stato onorato e celebrato a Napoli nella Grotta simbolo di Piedigrotta, tunnel di circa settecento metri realizzato, secondo la leggenda, proprio da Virgilio in una sola notte, con i suoi poteri magici, luogo in cui sussistono suggestivi giochi di fasci di luce particolarmente visibili nei giorni  dei solstizi. A ricordo imperituro di Virgilio all’ingresso la pianta del sempreverde Lauro, onore e vanto e simbolo di cultura. In proposito l’autore descrive la composizione chimica della pianta le cui foglie contengono cianuro di potassio, veleno mortale, che in piccole dosi viene tuttora usato nel quotidiano sia come erba aromatica sia come rimedio naturale per lenire lievi disturbi. Nella Cripta di Posillipo veniva praticato il culto di  Mytra, il Dio intermediario tra il divino e l’umano , una divinità antica la cui storia è simile a quella di Cristo, con cui il Cristianesimo lo ha sostituito, come ha sostituito il culto di  San Gennaro a  quello di Virgilio  Nella famosa grotta che in alcuni aspetti richiama la forma del piede si celebravano riti, danze, giochi, vere e proprie orge, che nei tempi antichi erano considerati naturali espressioni di emozioni e sentimenti, liberi da censure peccaminose.

Neapolis, dunque, la città nuova da distinguere da Partenope, la città precedente nata dalla Sirena che insieme alle “sorelle” Ligeia e Leucosia diventano scogli con la complicità di  Orfeo e Ulisse; a ricordare Partenope l’imponente Castel dell’Ovo, costruito sulle sue ceneri e che oggi custodisce i resti di Santa Patrizia, perchè il Cristianesimo mutua riti e dei.

E poi l’etimologia delle parole, per capirne il vero significato, come, ad esempio ” Teatro” : thea ha lo stesso significato di deus, giorno, splendore. Infatti nel Teatro di Neapolis si svolgono importanti rappresentazioni celebrative nelle Feste di Piedigrotta, dove si esibiva pure Nerone accompagnato da strumenti particolari come putipù, scetavaiasse, siscariello, triccaballacche.

La credenza che l’uomo nasca dalla pietra, le leggende sulle donne che partoriscono sulla terra nuda, e tanto, tanto, tanto altro, in un susseguirsi di emozioni che ti trascinano in dimensioni completamente nuove e dove senti l’eco di richiami ancestrali e intuizioni che qui e là cercano di riemergere nel tuo inconscio.

Insomma sto cercando di dire qualcosa del bellissimo libro “Napoli la città velata”– luoghi e simboli dei Misteri- degli dei-dei miti-dei riti- delle feste di Maurizio Ponticello.

Un bel leggere. un libro pieno di fascino : misteri arcaici, riti esoterici, culti mitraici, storia e leggenda che si incontrano in una realtà ricca di significati nascosti da lunghi secoli di oscurantismo. L’autore toglie il velo, solleva i veli che celano la vera Napoli, e lo fa con delicatezza e forza, accompagnando il lettore in un mondo avvincente, ammaliante, seducente.

Sono arrivata a questo scritto mentre leggevo Evola, il titolo ha stuzzicato la mia curiosità, ho acquistato il libro e l’ho  letto tutto d’un fiato.

Scriverne mi riesce difficile, perchè dovrei copiarlo tutto. Sono curiosa e mi interessa la storia, soprattutto quella del mio territorio. Ho frequentato Napoli sia per motivi affettivi  sia per  esigenze  professionali, ma mi sono fermata alla bellissima facciata, per mia ignoranza.

Farò di tutto per recuperare i tesori che ho lasciato per strada  e poter guardare con occhi diversi i  luoghi dell’anima di Napoli, per cercare di carpirne la vera anima.

 

Sempre grazie ad Evola ho comprato pure I Misteri del Sole di Stefano Arcella, del quale mi riprometto di scrivere, dopo aver approfondito alcune curiosità storiche  nella mia zona.

 

 

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Sulle strade rifiuti e buche pericolose

Come infiorate marce e fetose

Prodotti tipici del primo cittadino

Che indossa la fascia come fosse Arlecchino.

Cercano attenti gli incola affranti

Ma nulla appare da tempi inquietanti

Nulla si vede

La ciurma è stanca

Nulla si vede

La lena manca.

Sotto la tolda sta il sindaco-burattino

Che taglia nastri

Per camuffare il suo declino.

“A C Q U A ” ! si grida

Eccola, appare.

No. Solo un miraggio raro che presto scompare.

Quel dì che il liquido chiaro

Dai rubinetti sgorgherà

Una stella cometa l’annunzierà

Caro Gesù

Caro Gesù Bambino,

tu che sei tanto buono,

lascia una volta il cielo, e vieni a giocare,

a giocare con me.

 

 

Così alcuni versi di una suggestiva canzone. In effetti, nel mese in cui la Chiesa ricorda la tua nascita, io vorrei che venissi a trovarmi veramente, vorrei fare con te il gioco dei perchè; perchè vorrei farti delle domande de visu e vorrei delle risposte dirette, senza fronzoli.

Sono cresciuta in un Paese come l’Italia, dove la religione di Stato è quella cattolica apostolica romana, che fonda le sue basi, o almeno dovrebbe, sul  messaggio cristiano, cioè di Cristo, e, dunque, anche mio malgrado, sono intrisa di cultura cristiana, o pseudo-tale.

 

Avevo appena compiuto cinque anni quella sera del 26 agosto e giocavo con il mio papà, bello, sano e forte, a cavalluccio sulle sue ginocchia, nell’ingresso della casetta in campagna. La mattina dopo, in un batter d’occhio il mio papà, bello-sano e forte, ha accusato mal di testa  ed è morto senza saper manco  come. Il mio carattere, ribelle di natura, non poteva accettare questa ingiustizia, e ho dato libero sfogo alle mie intemperanze, complicando la vita di mia madre, rimasta sola con due bimbe e impegnata a fare  salti mortali per sbarcare il lunario e consentirci di vivere dignitosamente.
Crescendo, sono stata sempre assillata dalle domande esistenziali e per cercare qualche risposta ho letto fiumi di libri, senza naturalmente trovare risposte; mi sono spesso confrontata con uomini di cultura, alcuni con la tonaca, che ho incontrato lungo il mio cammino di vita,nei quali molto spesso ho trovato il conforto di condividere la mia stessa inquietudine.

Tra mille domande  e centomila dubbi, sono andata  avanti nello slalom della vita facendomi, gioco forza, una qualche ragione del perchè si nasca e del perchè si muoia : un mistero per ora imprescrutabile, purtroppo. Accantonati questi perchè, ne irrompono con prepotenza altri :  se venissi a trovarmi, caro Gesù ti vorrei chiedere qualcosa sulla sofferenza fisica. Ho visto soffrire troppe persone : dal marito di mia sorella, qualche anno fa, a Loredana, a Nino, a  Cecè : hanno lottato tutti come leoni a sconfiggere il male che li ha falciati nel fiore dell’esistenza, insieme a tanti e tanti altri, bambini , giovani, adulti, che soffrono pene indicibili. Perchè? Perchè tanta sofferenza ? dimmi Gesù.

E poi quanta crudeltà, quanta cattiveria, quanto odio gratuito, quanti crimini contro l’umanità; quante vite innocenti ammazzate con ferocia, quanta ipocrisia, quanta corruzione, stragi e quanti disastri naturali! Cosa mi dici, caro Gesù ?

E della tua cosiddetta  Chiesa, poi, in balia di predatori di corpi, di anime e di denari, cosa mi dici ?

Il catechismo della tua Chiesa mi ha insegnato che tu sei figlio di Dio e che Dio, tuo padre appunto, è un essere buono e misericordioso : mi dici allora come può permettere tante storture ? Mi hanno detto che è pure onnisciente, cioè che  sa e vede tutto: come può consentire tanti sfaceli ? Mi hanno detto e predicato che Dio, sempre di Tuo padre sto dicendo, sia pure tanto misericordioso : e allora che mi dici della sofferenza fisica, delle malattie lunghe e incurabili, dei calvari di dolore che gli uomini devono sopportare ? A proposito di calvario, mi è stato pure detto e predicato dalla tua Chiesa che tuo padre ha mandato te sulla terra per riscattare i peccati dell’umanità e per questo hai portato la croce lungo il calvario e ti sei immolato e fatto crocifiggere : è stato tutto un imbroglio forse ? da che cosa ci hai riscattato ? Ti vorrei chiedere anche questo. Qual è, insomma il senso della vita, me lo dici caro Gesù ?

Qualcuno dice che Dio è morto. Sarà vero ?  Il tuo sacrificio però non aveva un limite temporale, mi hanno detto e predicato che sarebbe stato  valido al di là di tempo e spazio, due dimensioni terrene, mentre tu sei eterno.