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Eh sì sono proprio razzista, senza se e senza ma. E sono pure orgogliosa di esserlo. Sono abituata per dna e per formazione a dare il giusto peso alle parole e ad usarle nel loro significato autentico lontano da luoghi comuni e frasi fatte, che spesso vengono proferite in automatico senza pensare e senza  capire manco ciò che si dice. Sono di carattere libero e ribelle alle imposizioni e alle manipolazioni e non appartengo a nessuna parrocchia, laica o religiosa che  sia. Mi è capitato di nascere  e vivere in un territorio splendido come è il mio Aspromonte Calabrese, che ha subito crimini pesantissimi dalla cosiddetta unificazione della penisola, che ha soppresso nel sangue il Regno Borbonico delle Due Sicilie , indiscussa potenza mondiale, depredato dai barbari ignoranti invidiosi che popolavano il settentrione del paese, che si sono arricchiti sulle spalle di noi terroni, i veri Italiani, perchè Italia si chiamò originariamente proprio la Calabria, in onore del Re Italo che ivi sbarcò proveniente dalla Grecia, come racconta anche Aristotele :”Divenne re dell’Enotria un certo Italo, dal quale si sarebbero chiamati, cambiando nome, Itali invece che Enotri. Dicono anche che questo Italo abbia trascinato gli enotri, da nomadi che erano, in agricoltori e che abbia anche dato ad essi altre leggi, e per primo istituito i sissizi. Per questa ragione ancora oggi alcune delle popolazioni che discendono da lui praticano i sissizi e osservano alcune sue leggi .” (     Politica ).

Per quanto mi riguarda considero l’appartenenza al mio territorio, la cui storia è stata ed è  continuamente stravolta, un valore aggiunto fondamentale,  e,  dunque, anche per questo sono razzista, ovvio.

Sono razzista anche nei confronti di un Paese, il mio, nel quale purtroppo non mi riconosco, perchè il mio Stato, quella Istituzione, massima espressione della Democrazia, lo Stato che dovrebbe tutelarmi, difendermi, fornirmi, in cambio delle tasse salatissime  che pago regolarmente, i servizi essenziali relativi alla Difesa, alla Salute e all’Istruzione, questo Stato, dunque è diventato oramai da troppo tempo la mia controparte dalla quale devo, o dovrei, difendermi. A questo proposito viene prepotentemente in mente Kafka, perchè io sono costretta a vivere il paradosso che il “mio” Stato è per me un vero e proprio campo di concentramento. E dunque io sono razzista nei confronti del mio Stato, i cui tentacoli mi ghermiscono ogni giorno come quelli di una piovra famelica.  Che ho scritto, campo di concentramento ? Ahimè quanto pesa il mio fardello! Tutti i giorni a destra e a manca  i colpi di un  martello pneumatico insistente e senza soluzione di continuità scandiscono calendari infiniti per celebrare il ricordo delle atrocità dell’olocausto, dei campi di concentramento, delle lotte cosiddette partigiane, e chi più ne ha più ne metta, naturalmente a senso unico.  Contemporaneamente,sotto gli occhi di tutti si sta svolgendo, orami da più di un decennio, un olocausto indegno, infame, peggiore dell’olocausto, perchè nei campi di concentramento il boia è il nemico, qui e mi riferisco all’ignobile tratta di persone mai raccontata dalla storia dell’umanità, qui, intorno al fenomeno dei cosiddetti migranti, il boia è l’amico, è l’amico che ti fa pagare a caro prezzo per andare verso il paradiso terrestre, che poi spesso è rappresentato dai fondali del Mediterraneo, quella parte del Mare Nostrum già nei secoli veicolo di comunicazione di risorse, merci  e cultura e oggi diventato Mare Mortuum.Io voglio bene all’essere umano di qualsiasi colore e a qualsiasi etnia appartenga, e proprio per questo ci si dovrebbe adoperare a dare alle popolazioni dei paesi di origine le giuste informazioni. perchè di fatto succede che le persone vengono illuse che nel famoso Occidente ci sia l’eldorado, per raggiungere il quale servono soldi; allora ci si procura il necessario a costo di vendere i propri beni, si pagano gli scafisti e si parte, chi ha la fortuna di arrivare in Libia, viene messo in carcere perchè il paese contempla il reato di clandestinità, ma se si paga si esce dal carcere. e allora spesso ci si deve rivolgere ancora ai parenti dalla madre patria per recuperare le somme necessarie, grazie alle quali,attraverso le imbarcazioni delle cosiddette ONG solidali, finanziate dal pubblico e dal privato, se non perisci annegato arrivi Italia. Qui vieni smistato nei vari centri di accoglienza, che, in cambio di laute sovvenzioni di denaro pubblico umiliano l’individuo con trattamenti indecorosi , per cui ci ritroviamo con esseri umani, privilegiati legalmente, che fanno la pipì e la cacca dove capita, laddove ai superstiti italiani (?) viene comminata una bella multa se il nostro cane fa la pipì per strada. E i cosiddetti italiani ? possono crepare, e  devono, per legge, essere solidali  Sono in molti a speculare su questa situazione con la complicità  dei Governi di turno e della Santa Chiesa Cattolica :la politica attraverso i canali istituzionali e la Chiesa Universale con i suoi missionari sparpagliati in tutto il mondo, dovrebbero operare nei paesi d’origine dei popoli dei migranti per informare sulla realtà e dissuaderli dal partire verso la sofferenza e spesso la morte. Se c’è bisogno, poi, l’aiuto va fatto in casa loro, spendendo molto meno, creando meno frustrazioni, evitando una tratta ignobile e criminosa, valorizzando quel che resta degli indigeni italiani. Per questo io sono razzista e cattiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ingredienti

600 gr di ceci

90 ml di succo di limone

semi di cumino tritati

2 cucchiai di olio di oliva

90 ml di tahina*

Preparazione

mettere a bagno i ceci in acqua per una notte, la mattina successiva cuocerli

pesarne 600 grammi e frullarli insieme agli altri ingredienti

Versare la crema ottenuta in un piatto fondo di portata e completare a piacere con ciuffetti prezzemolo, una manciata di ceci e fave. A piacere si possono accompagnare verdure varie. Nei paesi arabi l’hummus si accompagna con  la focaccia e con il pane azzimo e  degustato in mille modi. Ci si può sbizzarrire con la fantasia.

  • La tahina è una crema molto usata in Medio Oriente che si trova nei negozi specializzati, e si può fare in casa così

prendere 100 gr si semi di sesamo e tostarli a fuoco lento  oppure in forno a 150° per 10 minuti facendo attenzione a non esagerare altrimenti diventano amari, quindi frullarli insieme ad un pò di sale  e olio di semi di sesamo q.b fino ad ottenere una crema fluida, che si spalma anche direttamente sul pane

Sogno

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra le brume

evanescenti

di un mattino

rorido di rugiada iridescente,

zampilla allegro

e ruggente svanisce

accarezzando 

l’aria sfacciata

con frizzanti fragranze screziate

Un abbraccio mortale.

Altro che eterna nemica! Questa volta il Cavaliere ha superato se stesso.la notizia è di quelle che tolgono il respiro. Che l’Italia sia ormai lottizzata dallo straniero in tutti i suoi settori è un dato di fatto innegabile, che le società di calcio purtroppo ormai siano diventate multietniche non solo nella composizione della squadra, ma proprio nell’assetto societario, è un altro dato di fatto che fa piangere non solo i tifosi , ma tutti quelli che ancora sentono, nonostante tutto,l’appartenenza al suolo italico. Che però il Milan possa trasferirsi nella fortezza teutonica  ha proprio dell’incredibile. perchè è di questo che stiamo parlando. L’abbraccio di Malta tra Berlusconi e la Merkel, come riportano organi di stampa accreditati, va infatti, aldilà dei motivi politici : pare proprio che alla presenza di un manager della casa automobilistica più importante della Germania e un campione di calcio  blasonato, del quale circola il nome da diversi giorni, si sia sottoscritto un compromesso per il passaggio del “Diavolo”  rossonero in mani  germaniche. Essì che sui rapporti tra il Silvio nazionale e la Angela d’oltralpe si sia lavorato molto di fantasia  nell’immaginario collettivo, però arrivare al  punto di cedere proprio ai rivali di calcio di sempre, una società come il Milan !….Ahimè, “serva italia, di dolore ostello”……con tutto quel che segue.

Ὦ Ξεῖν’, εἰ τύ γε πλεῖς ποτὶ καλλίχορον Μιτυλάναν
τᾶν Σαπφοῦς χαρίτων ἄνθος ἐωαυσόμενος,
εἰπειν, ὡς Μούσαισι φίλαν τήνα τε Λοκρὶς γᾶ
τίκτε μ’ ἴσαν χὤς μοι τοὔνομα Νοσσίς, ἴθι.

Straniero, se navigando ti recherai a Mitilene dai bei cori,
per cogliervi il fior fiore delle grazie di Saffo,
dì che fui cara alle Muse, e la terra Locrese mi generò.
Il mio nome, ricordalo, è Nosside. Ora va’!

Da “I 12 Epigrammi di Nosside

 

Locri Epizefiri è una ridente  località in provincia di Reggio Calabria, nucleo importante della cultura magnogreca, della quale custodisce importanti vestigia, testimoni di quella cultura classica e umanistica, nel significato più profondo di questo termine, che abbraccia  tutte le scienze che concorrono alla formazione e ai saperi dell’uomo, dalla letteratura all’astronomia, dalle scienze matematiche e fisiche alla filosofia,  che sono tuttora  orgoglio della cittadina e dei suoi indigeni. Nonostante il sito sia trascurato dai circuiti del settore turistico, intenditori e appassionati di nicchia amano respirare l’aura magica di questo luogo, che emana il respiro universale di un’anima  senza tempo.

Ora avviene che Locri assurge alla prima pagina della  cronaca di tutti i media per una scritta,  apparsa su alcuni muri perimetrali di fabbricati  significativi in quanto sedi di organismi istituzionali, che descrive Don Ciotti come SBIRRO. Parola offensiva ? pare di sì se  subito si invoca la ‘ndrangheta in un coro unanime che implora inchieste, indagini, processi per identificare i mafiosi di turno ai quali comminare punizioni esemplari. E naturalmente non si perde l’occasione per  allestire l’ennesima manifestazione.  Mentre invece sarebbe imperativo categorico cogliere il grido, l’urlo disperato di un popolo civile, quel popolo veramente “per bene” che chiede giustizia e legalità aldilà dei luoghi comuni e dei preconcetti e degli stereotipi. È proprio la società civile, quella 2 per bene ” che grida e che urla a chi invece è sordo e cieco. A chi è sordo per esempio come il Presidente Mattarella, che invece di fare, chiacchiera con discorsi retorici che ormai non incantano più; a chi è sordo e cieco come Don Ciotti, il quale, a parte i suoi scheletri nell’armadio  come si può leggere qui di seguito,      http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1379573/-Non-lavoro-piu-in-nero-per-te—Don-Ciotti-lo-prende-a-ceffoni.html             http://www.liberoquotidiano.it/gallery/1379572/La-lettera-di-scuse-di-Don-Ciotti-al-ragazzo-che-ha-picchiato.html,

non dovrebbe mettere piede dalle nostre parti , lui che ha definito Reggio Calabria e Messina due cloache; un prete, che, eretto a paladino antimafia, rappresenta, invece, quanto di peggio la società possa offrire al giorno d’oggi. Cosa fa l’antimafia ? magari forse persegue le persone oneste e indifese e tutela con complicità e collusione  i grossi delinquenti. E a delinquere ormai da tempo sono proprio le Istituzioni, è proprio lo Stato, l’organismo che dovrebbe tutelare, proteggere, curare il proprio popolo, del quale è, o meglio, dovrebbe essere la massima espressione, che invece aggredisce come i tentacoli di una piovra inferocita con vessazioni di ogni tipo; e, per questo, viene percepito, esso Stato,  come la controparte dalla quale bisogna difendersi. La mafia per eccellenza, oggi, dunque, è proprio lo Stato, il Caino dal quale non ci si può salvare. È proprio triste che a dire queste cose con la sua solita enfasi e vivacità sia un personaggio come Vittorio Sgarbi, che, più calabrese di tanti locresi, a Linea Notte di lunedi 20 marzo ha fatto sentire la sua voce fuori dal coro omogeneizzato degli accademici di turno che cercavano di surclassarlo con malcelata stizza e atteggiamenti ironici, che nascondono l’incapacità di discutere nel merito.

 

Da segnalare nella stessa trasmissione l’esperto di turno che facendo riferimento all’Inghilterra afferma che questo paese   con la Brexit ha abbandonato l’euro: il poveraccio non sa neppure che l’Inghilterra l’euro non l’ha mai adottato. L’ignoranza impera in lungo e in largo soprattutto nella scatola tonta televisiva che con buona pace di tutti i benpensanti, continua a manipolare l’opinione pubblica, con presunzione, aggressività e tracotanza inaudite.

 

 

“Il tamburo nel cuore, la puzza delle pecore sulla giacca”

Il Cavaliere di Gran Croce Avvocato Aldo Porceli ringrazia il Prof. Giuseppe Bombino

Il Cavaliere di Gran Croce Avvocato Aldo Porceli ringrazia il Prof. Giuseppe Bombino

Sin da piccolo con il rosario in mano calca i sentieri di quel sistema montuoso misterioso e fantastico, ammaliante, duro e delicato, deciso e incerto, brusco e quantomai accogliente, che risponde al nome di Aspromonte. Sistema, perché di fatto non c’è un monte che svetta al di sopra in maniera decisa, ma è costituito da un insieme di monti che si svolgono come le pagine di un libro, che racchiudono una storia eccezionale. Perché l’Aspromonte è eccezionale sin dalle origini ,quando emerge, orizzontalmente e verticalmente, propaggine del sistema alpino, dal mare oceanico, che lo custodiva . Eccezionale perché conserva, tutela e rigenera in un ambiente abitativo naturalmente prezioso, elementi di flora e fauna risalenti ad epoche ormai scomparse come la felce contemporanea dei dinosauri e lo scoiattolo nero. E il legno, il famoso faggio che vegeta nei suoi boschi aldilà di ogni spiegazione scientifica attuale. Una montagna, l’Aspromonte , al culto mariano per vocazione originaria che porta scolpita nella roccia la M, perché la montagna, e in particolare “questa” montagna  è donna nel cui utero i monaci bizantini hanno allocato il santuario ad ella dedicato, Polsi, grembo tra le acque del torrente legate alle fasi della luna, le cui immagini sono richiamate nella famosa croce di ferro custodita nel santuario , la cui storia mista a leggenda affascina generazioni e generazioni sempre nel culto della Madonna mutuata dalla pagana dea Demetra.

Madonna Di Polsi

L’ acqua, altro elemento caratteristico, che, limpida e cristallina sgorga e zampilla tra valli e rocce, da Pietra Cappa a Pentedattilo, il borgo divenuto centro artistico culturale di risonanza internazionale. L’acqua, che, spontaneamente, seguendo i movimenti naturali delle montagne si raccoglie e si disperde come il lago Costantino, che ora appare nella sua eloquente bellezza per poi scomparire, lasciando i suoi fondali asciutti e rigogliosi in cicli ripetitivi, quasi a voler sfuggire alla monotonia di un paesaggio sempre uguale. Montagna da raccontare, da vivere, da rispettare; e nello snodo del racconto è sempre testimone ineguagliabile Corrado Alvaro, vate   dell’unicità di questi luoghi che, figlio della cultura greca di cui era intriso, è sempre più che mai attuale, in un eterno presente che non conosce tempo, ma solo spazio, lo spazio dell’infinita immensità in cui il sistema montuoso si erge maestoso e vigile a protezione delle sue valli e dei suoi abitanti. Cresciuto abbeverandosi alle fonti di acqua  chiara e alla cultura contadina  selvaggiamente pura e ancestrale dei pastori , il tamburo dei quali batte sempre nel suo cuore mentre la puzza delle capre irrora la giacca dell’abito ora formale per i riti istituzionali, il  Prof. Giuseppe Bombino, Docente e Ricercatore, Presidente del Parco Nazionale d’Aspromonte e  Coordinatore di Federparchi Calabria e anche Membro dell’Osservatorio Unesco, incanta i Cavalieri del Santo Sepolcro, in una riunione per l’occasione aperta anche ai non affiliati nella sede storica di Via Aschenez, Sabato  4 marzo con una dissertazione su “L’Aspromonte : natura e spiritualità di una montagna al centro del Mediterraneo “.

Demetra

Centro, il Mare Nostrum, dal quale molte risorse, uniche e specifiche, si diffondono nell’altrove italiano ed europeo, delle quali altri Paesi e soprattutto la Germania della Signora Merkel dovrebbe tenere conto. Centro del Mediterraneo, dunque, l’Aspromonte, che dovrebbe costituire il fulcro, il nucleo, il volano della neonata Città Metropolitana, nei cui programmi e nelle cui progettualità, purtroppo, la nostra montagna entra solo in maniera marginale. I cavalieri e tutti i presenti ascoltano e partecipano con grande interesse rimanendo comunque desiderosi di altri racconti sulla storia di questi luoghi dell’anima per conoscere meglio la profondità dei suoi anfratti e dei suoi sconfinati siti. Grazie Prof. Bombino, alla prossima.

 

La camicia rosa

Solo una camicia rosa. Volevo comprare solo una camicia rosa e, mamma mia, mi sono sentita come un E.T., come fossi un extraterrestre. Ora, che io mi senta aliena nella società nella quale mi è capitato di vivere la mia esperienza in  questo mondo, è un dato di fatto incontrovertibile; come è altrettanto vero  che io sia sempre fuori dal coro e che mi piaccia  andare controvento come è scritto nel mio genoma. Questa è però un’altra storia, perchè io volevo solo comprare una camicia rosa. Sì da uomo; mio marito ha sempre in dotazione almeno due camicie rosa, una a manica corta e una a manica lunga, che stanno benissimo con qualsiasi colore di giacca, nera, blu o marrone, insomma è un colore portabile.

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Negli anni scorsi non abbiamo avuto alcun problema per l’acquisto di questo capo, anzi ne siamo stati accompagnati  proprio dai  negozianti di turno, che ne erano comunque forniti normalmente.Giusto per rinfrescare il guardaroba, poco tempo fa, avevo pensato di comprarne una nuova e ho cominciato a guardare  tra il mio gironzolare in città, tenuto conto del fatto che la nuova  camicia rosa non rientrava in un bisogno più o meno circoscritto nel tempo. Guardando qui e là però la camicia rosa non si vedeva più ; e allora ho cominciato a cercare con curiosità e a poco a poco, credo di avere chiesto in tutti i negozi di Reggio Calabria : ” Non si usa, non la chiede nessuno, lei è la prima persona a chiedere la camicia rosa ”   senza dire che alcuni negozianti alla mia richiesta mi guardavano storto, come fossi un’ aliena, e via di questo passo fino a che l’acquisto di questa camicia è diventato per me  di fatto una vera necessità. E’ diventato, infatti, un bisogno indotto dalla difficoltà a reperire l’oggetto.Non riuscivo e non riesco a capire  quale sia il motivo da non prevedere tra gli articoli da proporre per la vendita anche la Camicia Rosa, per uomo, normalmente, in modo naturale come qualsiasi altro capo. L’ostacolo pare sia il colore, che risulterebbe poco maschio !!???  A questo punto, se vogliamo approfondire il discorso dei colori dobbiamo raccontarci la loro storia.

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Proprio sul colore rosa la narrazione è quantomai interessante e sulla sua declinazione attuale al femminile contrapposta al celeste/blu mascolino  è stato scritto pure qualche libro come “Pink and blue” di Jo.B. Paoletti,  e nel 2014 a Boston, presso il Museum of Fine Arts è stata allestita addirittura una mostra per illustrarne la storia.   Per concludere, alla fine della fiera, che la distinzione attuale tra rosa/donna e azzurro/uomo, rientra in un’ennesima operazione di marketing che ha capovolto gli usi precedenti e si è affermata intorno alla metà del secolo scorso. Infatti precedentemente  proprio il rosa era considerato un colore maschio, perchè espressione di forza e virilità, mentre il blu, ritenuto un colore calmo, sarebbe  più indicato per le bimbe.Ahimè.Io, però, volevo comprare solo una camicia rosa. Da uomo. In un negozio qualsiasi.

Rosa, la storia del colore che fino agli anni ’40 rappresentava forza e mascolinità

Il “pink” possiede un significato sociale e una forte associazione di genere più di ogni altro colore

di SDWWG 


Dall’ottobre 2013 al maggio 2014, al Museum of Fine Arts di Boston si è tenuta la mostra Think Pink, un’esposizione per esplorare la storia e l’impatto sociale del colore rosa. La curatrice, Michelle Finamore, ha raccontato di come in passato il colore non fosse associato ad alcun genere, portando ad esempio uno dei quadri esposti. Si tratta di un dipinto nel XVIII secolo che ritrae due bambini che indossano vestitini femminili, uno rosa e uno giallo: “Sopra portano un grembiule — spiega Finamore — e non è possibile dire se siano maschi o femmine”.

La parola “pink” comparve per la prima volta verso la fine del 1700. Come dicevamo, allora il termine non era legato a un genere come lo è oggi, che lo vede fortemente associato alla femminilità. Erano tempi, quelli, in cui anche gli uomini indossavano il rosa e lo utilizzavano addirittura, in combinazione al bianco, per gli interni delle proprie abitazioni.

Basti pensare al celebre “pink suit”, l’abito rosa indossato da Jay Gatsby nel Il grande Gatsby, il capolavoro di F. Scott Fitzgerald del 1925. Il colore era infatti considerato simbolo di passione e mascolinità, una versione del rosso più adatta alla vita sociale, che si allontanava dall’accezione “bellicosa” a cui quest’ultimo era legato.

Leonardo Di Caprio nel ruolo di Jay Gatsby (“The Great Gatsby” di Baz Luhrmann, 2013) indossa il celebre abito rosa.

Si pensi che il rosa non solo veniva indossato dagli uomini, ma alle bambine era perfino consigliato il colore blu. In un’edizione del 1918 di Earnshaw’s Infants’ Department si legge:

La regola generalmente accettata è rosa per i maschi e blu per le femmine. La ragione sta nel fatto che il rosa, essendo un colore più deciso e forte, risulta più adatto al maschio, mentre il blu, che è più delicato e grazioso, risulta migliore per le femmine.

Bambino in rosa, American school of painting (circa 1840)

Ma come si è arrivati a trasformare il rosa nel colore che più di ogni altro possiede un significato sociale e una forte associazione di genere? A partire dagli anni ’40, le aziende di abbigliamento iniziarono a produrre indumenti femminili in rosa e indumenti maschili in blu, senza ragione alcuna. O meglio, sembrerebbe che l’unico motivo fosse la certezza che i due sessi preferissero il nuovo colore che gli era stato assegnato.

In realtà, alcuni studi condotti sull’argomento hanno rivelato che non è affatto realistica la credenza secondo cui le persone di sesso maschile preferiscano il blu e quelle di sesso femminile amino il rosa. Piuttosto, le ricerche hanno mostrato come il rosa, tra gli adulti, sia uno dei colori tra i meno amati.

Nonostante gli sforzi del Movimento di Liberazione delle Donne, che durante gli anni ’60 e ’70 (e tra le innumerevoli altri azioni) ha tentato di abolire questa assurda differenziazione, spingendo per l’uso di colori neutri che non venissero associati ad alcun genere, le aziende di abbigliamento hanno trovato il modo di calcare la mano sulla distinzione, facendo leva sui bisogni dei futuri genitori.

Da allora, il costume si è radicato nella società occidentale e solo in tempi recenti si sta assistendo a un embrione di rivolta per sorpassare questa associazione colore-genere una volta per tutte.

Proprio nella storia particolare del rosa risiede il significato di scegliere il “pink” come colore distintivo della nostra agenzia. Una storia che lo ha visto come unico protagonista di una diatriba durata decenni: uomo o donna? maschio o femmina? A chi appartiene il rosa? Perché come diceva Virginia Woolf:

In ognuno di noi presiedono due poteri, uno maschile, uno femminile. La mente androgina è risonante e porosa, naturalmente creativa, incandescente e completa.

Ecco perché abbiamo scelto il rosa, perché la più creativa delle menti è quella che sa essere sia maschile che femminile, e quale colore meglio del rosa, con la sua storia, può rappresentare la creatività?


SDWWG è un’agenzia specializzata nello sviluppo di strategie di comunicazione complesse. Nasce a Milano nel 1983 ed è caratterizzata da un approccio multidisciplinare, crossmediale e strategico. Le competenze dell’agenzia variano dal web design all’advertising, dal digital marketing alla marketing automation, dal content marketing allo sviluppo di piattaforme di e-commerce