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Cadono le foglie

Cadono giù le foglie. Sono stanche
hanno visto tant’acqua e tanto sole!
Sbocciate con le tenui viole,
cadono prima delle nevi bianche.

La loro vita dura una stagione,
cadono a sciami, frusciando;
i bimbi le sparpagliano passando
o le colgono per farsene corone.

Il vento fa con esse mulinello,
ed a qualcuno dà melanconia;
esse fan tutti gli anni questa via:
parton col brutto, tornano col bello.

Là, nella macchia, il vecchio boscaiolo
con un rastrello lieto le raduna:
saranno il letto per la mucca bruna,
saranno fiamma sotto il suo paiolo.

 

Nel mio immaginario identifico  il mese di Novembre con due poesie, una è San Martino , del cui autore, Carducci sappiamo tutto, vita- morte e miracoli, come si usa dire, l’altra poesia è Cadono le foglie, della quale fino a qualche tempo fa non conoscevo l’autore, anzi l’autrice. Adesso sono riuscita a reperire alcune notizie e mi piace ricordarla in questo spazio . Vediamo dunque chi è. Rosalia Calleri, nasce nel 1874  primogenita di otto figli, sette sorelle e un fratello.Il papà Celestino  scrive poesie per le sue due  bimbette Rosalia e Giovanna, che poi diventerà pittrice. A poco a poco nascono gli altri  , la famiglia cresce ma purtroppo la mamma manca molto presto, ad appena 35 anni, e Celestino si fa carico della crescita e dell’educazione della numerosa figliolanza. Rosalia e la sorella Giovanna, fanno da guida agli altri fratelli. Nel  paese d’origine Carrù, Celestino insegna alle scuole elementari, ben presto la famiglia si trasferisce nella vicina  Mondovì, sempre in provincia di Cuneo, dove il papà insegnerà lettere in un Istituto superiore. Uomo di lettere, celestino, infatti, scrive diversi saggi sull’educazione, sulla formazione scolastica spaziando in altri territori culturali, e spesso  è chiamato a  relazionare in convegni importanti di storia e attualità. Rosalia evidentemente eredita sia l’interesse verso le lettere che la vena poetica del papà come dimostra la sua fervida attività in questo campo. Impegnata come maestra elementare partecipa attivamente alla intensa  vita culturale di Mondovì con elaborati  sulla formazione scolastica dei fanciulli e sul ruolo dei maestri, con interventi, relazioni  e conferenze in occasioni pubbliche  di commemorazioni storiche, come in memoria di Pascoli e della vittoria del  4 novembre 1918. Rosalia accompagna con la sua vivace vena poetica passo passo gli avvenimenti del quotidiano spaziando dagli eventi storici a quelli educativi ; ella stessa definisce la sua poetica come “semplici fiori sbocciati lungo le siepi”  che costellano la sua poliedrica attività fino alla sua morte nel 1960.  Per saperne di più si può leggere, nel sito http://www.margutte.com , il bellissimo articolo La siepe del male, scritto da  Lorenzo Barberis, il quale prendendo spunto  da una mostra allestita a Mondovì per ricordare come pittrice  Giovanna Calleri , anch’ella insegnante elementare, offre  un affresco di questa famiglia dall’attività eclettica.

Di seguito riporto alcune poesie di Rosalia Calleri

 

 

La castagna

È bella la castagna,
è liscia e ben vestita,
è un frutto di montagna,
è dolce e saporita.

Se vien dalla padella
col nome di bruciata,
la castagnetta bella
è subito sbucciata.

Se vien dalla pignatta
col nome di ballotta,
per tutti i denti è fatta,
perché nell’acqua è cotta.

Se viene dal paiolo
col nome di mondina,
va giù come di volo,
ché tutta si sfarina.

Se vien dal seccatoio,
si serba per l’annata:
e con piacer l’ingoio
che sembra zuccherata.

Insomma in cento modi
si mangia lo castagna,
cantiamo pur le lodi
del frutto di montagna.

 

La padella delle castagne

Io sono la padella
profonda e sforacchiata,
che balza, che saltella
sulla vivida fiammata.
Più nera è la mia vesta,
più i bimbi fanno festa.

E danzo allegramente
con musica gioconda,
e una siepe ridente
di bimbi mi circonda.
Paf! Paf! zitti, ascoltate
Scoppiano le bruciate.

 

Brinata

La terra era squallida e grigia
e grigio e monotono il cielo;
l’inverno riaprì la valigia
e poi disse al gelo:
“Ricama con mano gentile
quest’umida nebbia sottile!”
Il gelo si mise al lavoro:
sui penduli rami tremanti
profuse, con arte, un tesoro
di perle, e diamanti,
e, all’alba del nuovo mattino,
la terra fu tutta un giardino.

Le ciliegie

“Su su, bambini, su, fatevi avanti!”,
noi vi diciamo dal colmo paniere;
siamo coralli gustosi e brillanti,
le prime frutta mature per voi.

Gli occhi e la bocca nel vivo piacere
ridono insieme. Oh, bianchi dentini!
Su, su, mordeteci, allegri, bambini,
la vostra gioia è una festa per noi.

 

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Novembre

 

Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

 

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate
fredda, dei morti.

Giovanni Pascoli

Poco dopo le nove di stamani 3 novembre 2018 mi trovo a passare per Via Firenze e all’incrocio appena sopra la Via Paolo Pellicano, cioè centro città, vedo questo segnale

Sopra una profonda  buca qualche cittadino benpensante avrà pensato di avvisare i passanti ad evitare tragedie come quelle delle quali la cronaca ci dà conto quotidianamente. L’iniziativa trova apprezzamento da coloro che occasionalmente o dimoranti frequentano la zona. Dopo pochi minuti, sono di ritorno e, guarda guarda, la Polizia Municipale è sul posto. Sono favorevolmente sorpresa, così la buca sarà rimediata e il pericolo scongiurato. Ahimè no, le forze preposte al decoro cittadino rimuovono la croce e la buca rimane lì.

Pesto di barbabietola

Ogni tanto devo scrivere pure di cucina anche perchè senza il pane quotidiano, è difficile sopravvivere. Devo premettere che io non ho la preoccupazione del cibo o di cosa cucinare, in famiglia usiamo dire che si mangia “quello che c’è”. Sono stata abituata così sin da piccola, e questo modus vivendi mi è tornato utile durante gli impegni professionali. E pure adesso che non ho vincoli obbligatori  extra, questa dimensione mi fa affrontare il cibo con una certa nonchalance. Però, però io amo cercare e sperimentare anche in cucina e spesso mi sbizzarrisco a provare pietanze le più diverse per soddisfare la mia curiosità, che deve essere  evidentemente  un vizio di famiglia se, come spesso accade, Rita, mia figlia, ogni tanto mi segnala delle pietanze nuove, giusto per allargare il mio repertorio. Poi ci metto del mio, lavorando di fantasia, anche perchè non sono molto legata alla cosiddetta tradizione, che, secondo me, è un processo dinamico, evolutivo, che si forma e varia strada facendo con contaminazioni e modifiche continue. A onor del vero, non solo Rita,  anche Gianni, il mio secondogenito, mi stuzzica con prodotti e cibi dell’altro mondo, alla lettera, perchè lui è sempre in giro in paesi diversi e  spesso mi trasmette ricette insolite , che mi piace sperimentare. Fatte queste doverose premesse, vengo al nocciolo della questione.

Qualche giorno fa, dunque, Rita mi segnala la ricetta, pescata casualmente in rete, di una pasta al pesto di barbabietola. Mi potevo esimermi dal cimentarmi in questa esperienza? Giammai. Prima di tutto mi devo procurare l’ingrediente principale, la barbabietola appunto. ragion per cui domenica di buon mattino vado a Piazza Carmine, al mercatino di Campagna Amica ( una iniziativa lodevole), organizzato dalla  Coldiretti. Non ci sono barbabietole : lì per lì rimango male, ma poi vado nel rifugio, il negozietto aderente alla stessa iniziativa e sempre aperto e lì trovo gli ultimi tre tuberi. Tornata a casa preparo la pasta al pesto di barbabietola, che abbiamo gustato e degustato con piacere domenica a pranzo. Esperimento riuscito, posso inserire, così, la pietanza nel mio ricettario. Di seguito descrivo la ricetta, tra l’altro, semplicissima, casomai qualcuno fosse interessato.

 

Ingredienti

Barbabietole

Basilico tritato, preferibilmente a mano con il coltello e dal marito, o dall’uomo di casa

Noci o pinoli o mandorle tritate

Pistacchi, ridotti in granella

Parmigiano

Succo di limone

Panna  ( opzionale)

Aglio   ( io ne ho fatto a  meno )

Sale

Olio

Pepe  (opzionale)

Erbe aromatiche a piacere

Pasta, formato a piacere, corta o lunga, normale, di farro, integrale va bene uguale

Preparazione

Prima di tutto bisogna preparare le barbabietole, che ho lessato  per circa mezz’ora; poi le ho sbucciate e ridotte in poltiglia, quindi ho aggiunto  tutti gli altri ingredienti

Cotta la pasta ho aggiunto il pesto, e guarnito con la granella di pistacchi

Il pranzo è servito.

Facile no ?

Fata Morgana pensaci tu

Intorno alle 10 di stamani, 18 settembre sono uscita per andare all’INPS ed è stato un vero squallore ;  inizialmente ho incontrato queste cose

Questo lungo le scale che dai Villini Svizzeri scendono sulla Via Reggio Campi e sono adiacenti le Scuole Elementari Giovanni Pascoli. Sulla ringhiera di ferro ci sono fiori e a terra lo scempio.

All’Inps, la signora  impiegata addetta allo scopo pertinente la mia richiesta, gentilissima, ha fatto di tutto a cercarmi un interlocutore, per concludere poi che avevo sbagliato giorno, perchè oggi “c’era riunione”; posso  tornare domani nella speranza che vada  meglio.

Riprendo, dunque, la via di casa; giunta ai Villini Norvegesi non c’era dove mettere piede, perchè la traversa era invasa da liquido e, quindi, continuo lungo la Via Villini Svizzeri.

Per trovare queste cose

Questo sulla strada sottostante l’Asilo Svizzero.

Continuando a camminare, giunta in cima alle scalette che attraversano i Villini Norvegesi, sento uno  scroscio come  d’acqua ( ? ),  come fosse un ruscello, guardo e vedo queste altre cose

 

Un canalone di acqua scorre con impeto da un tubo che esce dal sentiero, la strada è transennata alla bella e meglio e il liquido invade tutta la traversa, che risulta, per questo, impraticabile.

Ah una considerazione :  se l’INPS, carrozzone dannoso,  non ci fosse proprio e il mercato del lavoro e della previdenza fosse completamente libero, secondo me, staremmo molto meglio.

 

 

 

 

Tra un volo e uno scalo

Vederti è ormai un regalo

Solcare cieli e mari

Con spirito d’avventura

È nella tua natura.

Ricerca e fantasia

Non sono utopia

Ma spontanea empatia.

Con chitarra e pallone

La compagnia per te è pura attrazione,

Una vera grande passione.

Appari  e poi scompari

Per non annoiarti e non stancare.

Come l’artista che sbalza a tutto tondo

trovi sempre  ganci in tutto il mondo

Giri e rigiri con maestria e attenzione

Trovi sempre la via per  affrontare la situazione

Gioca,  la partita della vita

Con orgoglio e fatica

All’ attacco e pure in difesa

La salita ardita

Riserva In cima la sorpresa

Vivi la gioia

Del vincente persistente

Suona la carica

Con sinfonia pervasa di armonia

Fascino di magica malia

Ama senza riserve

Le tue parole come perle,

accarezzano, con brusca dolcezza,

anima e pelle

Un anno, un attimo,

baleno d’infinito

il sogno si realizza.

 Incantesimo scolpito nel tuo cuore

sigillato e libero nel mio.

Tanti auguri, Giovanni, figlio mio.

 

Femmina Calabrese

Occhi bassi e bocca chiusa

Piccolo è il numero di persone che vedono con i loro occhi e pensano con le loro menti.
(Albert Einstein)

 

L’altra sera su canale 5 è andata in onda la replica di Solo, la fiction ambientata a Gioia Tauro che tratta dei traffici internazionali di droga gestiti dalla mafia, e ancora una volta è andata in onda la menzogna : mai, infatti, il termine fiction, finzione appunto, è stato più appropriato. Ancora una volta si racconta un Sud falso e mendace : si fa dire ad una giovane ragazza che deve sottostare alle regole dei familiari secondo le quali la femmina calabrese deve tenere gli occhi bassi e la bocca chiusa. Finiamola una buona volta di dire scempiaggini. Da sempre considero la televisione una scatola tonta, come ho sempre detto e predicato ai miei figli sin dalla loro nascita. Il fatto è però che questa maledetta scatola tonta fa opinione e diffonde notizie false in tutte le salse condite da ignoranza e turpiloquio.I cosiddetti mass media sono ormai da alcuni decenni conformati, omogeneizzati , allineati e coperti; quelli che dovevano essere i mezzi di informazione rispondono alla legge del “comunicatore unico” . come  felicemente li ha definiti Maria Giovanna Maglie, giornalista per fortuna indipendente, purtroppo come pochi. Quando si dice di Calabria, si antepone il termine ‘ndrangheta, quando si dice di donna calabrese, si antepone il termine sottomissione e omertà. Quando invece la cronaca di tutti i giorni racconta di efferati fatti delittuosi senza delimitazioni geografiche in tutta la penisola e spesso, molto spesso, l’omertà regna sovrana in ogni dove: qualcuno mi spieghi, per favore, perchè quando un delitto accade in Calabria si collega ipso facto alla ‘ndrangheta e perchè quando si racconta di donne, in qualche modo coinvolte, le calabresi vengono discriminate come persone subalterne al maschio di turno. E’ ora di finirla con stereotipi e pregiudizi, alimentati purtroppo anche e soprattutto dagli stessi calabresi, che ci siamo autoconvinti di quanto ci hanno raccontato e continuano a raccontarci. Per usare un termine di tendenza qui si tratta di razzismo, di genere, contro le donne calabresi, e di coordinate geografiche, contro il Sud in generale.

 

 

Corruzione, mafia, delinquenza, collusioni e connivenze spopolano in ogni settore; cinema, televisione, cultura, moda, economia, per non dire della politica e dell’omertà della Chiesa e dello Stato. Ancora aspettiamo la verità sui fatti di Emanuela Orlandi e di tutte le altre persone coinvolte; a tal proposito la lettura del libro “La mafioneria è uno stato perfetto” di Massimo  Festa e Claudio Eminenti mi ha fatto star male anche fisicamente. Quanti fatti delittuosi, quante stragi rimangono avvolti nel mistero con la complice omertà degli organi della politica, della cosiddetta giustizia, dello stato, di quello stato che dovrebbe tutelarmi e proteggermi e invece mi aggredisce come i tentacoli di una piovra delittuosa e omertosa! Per noi calabresi reggini basterebbe ricordare i fatti del 1970 e dintorni, quando una protesta civile e democratica viene soffocata nel sangue proprio dallo stato -canaglia, come documenta aldilà di ogni ragionevole dubbio il film  “Liberarsi, figli di un Dio minore” capolavoro del regista Reggino di Taurianova Salvatore Romano. Lo studio, non quello distorto dalle narrazioni accademiche, ma della  storia dei fatti realmente accaduti nel passato più o meno vicino e/o lontano non dovrebbe limitarsi ad un esercizio mnemonico-didattico, ma dovrebbe essere da noi  utilizzato per capire meglio i tempi attuali e non ripetere gli errori già commessi. E con buona pace di tutti i detrattori i calabresi tutti uomini e donne possono far leva su un valore aggiunto ineguagliabile, qual è, appunto, proprio la calabresità.